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Come diventare scrittori in 10 mosse

Come diventare scrittori in 10 mosse

Si può iniziare da zero e diventare scrittori famosi? Sì, perché ogni scrittore ha iniziato da zero, nessuno è nato con un romanzo pronto in mano e l’ha consegnato all’ostetrico di turno. Chi scrive ha seguito un percorso, lungo secondo me, anzi doverosamente lungo, che lo ha portato a saper gestire la sua scrittura e ottenere successi.

Diventare scrittori professionisti significa secondo me essere in grado di gestire il lavoro dello scrittore. Quando si comprendono le proprie capacità e si sa come agire. Quando si è pronti a mettersi in gioco e ad accettare critiche e fallimenti. Quando ricevere consensi non ti cambia come persona, ma ti rafforza.

In questo articolo ho pensato a una guida sui generis per diventare scrittori: dieci passi, uno più lungo dell’altro, ma la strada per il successo non può essere breve, altrimenti non c’è gusto.

#1 – Essere scrittori o credersi tali

Sono convinto che molti non sono scrittori, ma credono di esserlo. Scrivere racconti e magari anche romanzi e pubblicarli da sé non implica essere scrittori. Implica provare a esserlo. Credersi scrittori. Ma quando fai tutto da te, non fai bene. La scrittura professionale richiede anche il lavoro di altri professionisti.

Il vero scrittore è sì colui che, prima degli altri, crede nelle proprie potenzialità, ma è anche colui che sa dare valore alle proprie opere, sa riconoscere che da solo non può produrre un’opera di valore, o meglio non può valorizzare la sua opera.

#2 – Le basi della scrittura

Sono sempre le stesse: leggere e scrivere ogni giorno. Leggere qualsiasi cosa e scrivere qualsiasi cosa. Ma questo richiede tempo, anni. È inutile voler pubblicare a 15 anni, perché non si è ancora maturi per nulla, perché si ha la testa altrove, perché non si ha abbastanza esperienza di lettura e di scrittura.

Le basi della scrittura devono essere solide, altrimenti il castello dei sogni dello scrittore crollerà al primo soffio di vento. E i venti della critica sono tornado: ti spazzeranno via e di te non resterà neanche il ricordo.

#3 – L’importanza di una forma mentis

Parlo di atteggiamento e approccio. Uno scrittore deve avere il giusto atteggiamento nei confronti della scrittura: è un’arte e quindi va conosciuta appieno, va curata, va migliorata ogni giorno. L’artista-scrittore è un lavoratore, instancabile e determinato.

L’approccio alla scrittura deve essere tiepido, calmo: lo scrittore non deve aver fretta perché la fretta è nemica dell’arte e quindi della scrittura. Non ci si avvicina a un’arte con la pretesa di bruciare le tappe, altrimenti si rischia di bruciare i propri sogni e mandarli in fumo.

#4 – Capire i propri obiettivi

Perché scrivi? Ecco, questa è la prima domanda che ti devi porre. Scegli la strada da seguire in base alla risposta che darai. Se vuoi scrivere senza giungere ad alcun traguardo, allora scrivi e basta. Non è necessario altro.

Ma se vuoi scrivere per essere letto e apprezzato, per farti pubblicare da un editore, per vendere i tuoi libri, allora devi prendere la strada opposta: quella più lunga, più dura, più sofferta. Quella in cui potrai fallire.

Devi capire una cosa: chi pubblica senza obiettivi non fallirà mai. Scrive e magari neanche mostra ciò che ha scritto. Chi si mette in gioco sbaglierà. Ma avrà avuto più coraggio.

#5 – Vincere la paura

Lo scrittore, il vero scrittore, è un avventuriero che si getta nella mischia. Tempo fa ho parlato di come la timidezza uccide la scrittura: uno scrittore deve accantonare la paura di essere letto, giudicato, criticato e scoprirsi, dire al mondo “ci sono anch’io”.

Se fugge, se si nasconde, se si barrica nel silenzio e nell’ombra, potrà soltanto continuare a sognare di diventare scrittore di successo. Ma non lo sarà mai. E i sogni si avverano se agisci, non se li fai sbiadire nella mente.

#6 – Frequentare corsi di scrittura?

No. Però la parola d’ordine è sempre frequentare.

  • Frequentare il web: perché rappresenta il futuro e offre tante possibilità di crescita per chi sa coglierle. Sfruttare le risorse online a proprio vantaggio è uno dei compiti di chi scrive.
  • Frequentare forum letterari: ne ho parlato varie volte, ci sono forum che organizzano gare di scrittura online e partecipando si migliora, perché si ricevono critiche. Ma anche apprezzamenti.
  • Frequentare blog letterari: aiutano a leggere altre opinioni sulla scrittura, a conoscere altri appassionati, a farsi anche un’idea del mondo letterario.

#7 – La formazione dello scrittore

Chi scrive la prima volta è impreparato. C’è da dire che trovo incredibile non essere preparati in grammatica, visto che si inizia a studiare alle scuole elementari e si continua alle superiori. Ma se si hanno dubbi, in libreria vendono anche grammatiche.

La tecnica si impara con l’esercizio e anche lo stile di scrittura si acquisisce a forza di scrivere e leggere tanti autori. Ma nella formazione dello scrittore c’è soprattutto la necessità di farsi leggere dai lettori.

Essere scontenti dei propri scritti è sinonimo di volontà di crescita, secondo me. Mai accontentarsi di ciò che si scrive. Mai essere soddisfatti. È uno sprone a migliorare, a sviluppare tecniche narrative più adatte, a padroneggiare il linguaggio.

#8 – Ottimizzare il proprio tempo

Il tempo a disposizione è sempre limitato per chi ama scrivere e ha un lavoro e una famiglia. Se la scrittura creativa non è la principale occupazione – e non può certo esserlo in Italia né tanto meno oggi – va relegata quasi in un angolo, ma non certo dimenticata.

Lo scrittore deve riuscire a conciliare lavoro, famiglia, scrittura, svago e non è certo semplice, ma abbiamo detto prima che scrivere è difficile. Deve esserlo perché quando la scrittura è sofferta produce opere eccelse.

La scrittura va pianificata. Lo scrittore deve creare un piano di lavoro che lo porti dall’idea alla conclusione del suo libro attraverso una serie di passi studiati e ragionati: non c’è perdita di tempo, ma solo organizzazione del lavoro. Una scrittura cadenzata, fatta di piccoli tasselli che alla fine creano il mosaico della prima opera.

#9 – Mostrarsi persone, non divinità

La scrittura non è un’arte elitaria, non ha nulla a che vedere con lo snobismo. Non esistono, anzi, arti elitarie. La scrittura è comunicazione. Lo scrittore comunica ai lettori ciò che ha dentro. Cosa c’è di divino in questo? È semplicemente umano.

Lo scrittore deve guardare il lettore negli occhi, non salire sul podio e predicare. Le sue opere, la sua scrittura quindi, non deve e non può essere motivo di separazione fra scrittore e lettore, ma un ponte che li unisce. È questa la funzione primaria della letteratura: unire, non dividere.

Vedo lo scrittore come uno qualunque che cammina per strada: puoi incontrarlo e non riconoscerlo, perché è uno come tanti. In più, ha voluto e saputo comunicare. In più, ha voluto e saputo aprirsi, svelare una parte di sé che solo attraverso la scrittura poteva emergere e adesso è là, alla portata di tutti, lasciata in eredità a un’umanità che, se anche non la merita, comunque ne ha bisogno.

#10 – Osare, osare, osare

Mai lasciarsi intimidire da ciò che vuole uscire da noi stessi. Lo scrittore deve scrivere ciò che ha dentro, non ciò che vogliono leggere gli altri. C’è sempre qualcuno pronto a leggerci, perché là fuori non sono tutti uguali.

Che significa scrivere ciò che vorremmo leggere se non scrivere ciò che sentiamo voler uscire dal nostro io, da ciò che avvertiamo, da ciò che sentiamo, da come percepiamo la realtà che ci circonda e quella che, dentro di noi, stiamo costruendo con la scusa dell’ispirazione?

Perché scrivere romanzi, diciamo la verità, scrivere storie è solo una scusa, la più grande e forse più vergognosa scusa del mondo: scriviamo ciò che vorremmo vivere, non leggere. Perché leggiamo ciò che vorremmo vivere.

Osa, dunque, scrittore: metti nero su bianco ciò che preme per uscire, perché il mondo deve conoscerlo. Sensibilizza, scuoti, sciocca, inquieta, emoziona, commuovi, spaventa, diverti: scegli tu il modo migliore per comunicare. Ma comunica.

83 Commenti

  1. KINGO
    13 maggio 2013 alle 11:01 Rispondi

    Va detto, questa volta hai superato te stesso…

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2013 alle 12:12 Rispondi

      Addirittura? :D Grazie.

      • Flavio
        11 marzo 2015 alle 21:10 Rispondi

        Bel discorso, soprattutto l’osare e capire perché una persona ancora oggi debba raccontare storie. Io credo che solo grazie alle storie si possano capire veramente i conflitti attuali, sia quelli armati sia quelli spirituali ( non metafisici, ma umani), e soprattutto la infinita e mutevole natura degli uomini. Citando emerson ” il grande scrittore ci mostra i pensieri che avevamo nascosto.” Non posso che provare ammirazione per codesta frase

        • Daniele Imperi
          12 marzo 2015 alle 08:24 Rispondi

          La frase piace anche a me. Sulle storie hai ragione, ma secondo me non devono essere una scusa per fare propagande ideologiche.

  2. Graziano Ferro
    13 maggio 2013 alle 11:15 Rispondi

    Bel post, mi è proprio piaciuto! Grazie

  3. Salomon Xeno
    13 maggio 2013 alle 12:02 Rispondi

    Bel post! Da zero non saprei, magari da tre (giusto per il piacere di una citazione) si riparte. E io dovrei ripartire, avendone il tempo, quindi ogni consiglio è bene accetto. ^^

  4. Lucia Donati
    13 maggio 2013 alle 12:09 Rispondi

    Diciamo che sono d’accordo su quasi tutto. Su un paio di cose non sono d’accordo: 1) lo scrittore che fa da sé non fa bene??? Un affermazione un po’ azzardata. Una volta, quando non c’erano tutte queste figure che aggiustavano, limavano, rendevano diciamo quasi perfetto un “prodotto” come facevano gli artisti? Sono sicura che Dante non aveva il suo amato editor al fianco. E nemmeno nomi di minor spicco lo avevano. Dunque io non lo direi questa cosa come sicura al 100 %. Lo scrittore deve fare da sé: è l’unico modo di fare bene quello che lui vuole fare. Se poi parliamo di particolari o di confezionamento del prodotto finito con relativo infiocchettamento, è un’altra cosa. 2) la letteratura (la scrittura in generale) può anche dividere, per ricostruire altro.
    La grammatica va consultata sempre, ogni volta che non si è sicuri.

    • Lucia Donati
      13 maggio 2013 alle 12:10 Rispondi

      (Un’affermazione: una svista. Forse ci vuole un editor…).

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2013 alle 12:16 Rispondi

      No, sono convinto che lo scrittore da solo non abbia le capacità per valorizzare al massimo la sua opera. Se i grandi autori avessero avuto degli editor professionisti, le loro opere sarebbero state migliori.

      Dante è unico e non ne rinascerà un altro.

      I particolari di cui parli sono il minimo, come impaginazione e copertina. Ma l’editing per me resta fondamentale. Lo scrittore che pubblica la sua opera rileggendola e revisionandola da sé non potrà mai cogliere quello che viene svelato da occhi esterni.

      • KINGO
        13 maggio 2013 alle 12:23 Rispondi

        Voglio farti un paragone che di solito uso spesso, anche se e’ la prima volta qui su Pennablu: quando un pittore finisce di dipingere un quadro ha forse bisogno che qualcuno lo ritocchi? Assolutamente no, sarebbe un sacrilegio!
        Questo dovrebbe valere anche per la letteratura; gli errori sono parte integrante dell’arte, pensa al famosissimo “il zappatore” di Leopardi…

        • Daniele Imperi
          13 maggio 2013 alle 13:22 Rispondi

          Pittura e scrittura sono arti differenti. Non possiamo paragonarle.

          • Sara
            30 maggio 2015 alle 19:11

            Credo, soggettivamente parlando, che possano essere una complementare all’altra. Scrittura e pittura, hanno il tratto in comune, la manuaità, la fantasia e il concetto. Praticando entrambi, trovo molte similitudini. Per questo non riesco ad essere completamente d’accordo con te.

          • Daniele Imperi
            1 giugno 2015 alle 08:06

            Anche io disegno, e vedo alcune similitudini, ma non sono comunque la stessa cosa scrittura e disegno. Un quadro è una sola immagine e comunica all’istante con chi la vede. Un romanzo è fatto di tanti dettagli, è una comunicazione continua, non immediata, è appunto narrazione e richiede accorgimenti diversi.

      • Lucia Donati
        13 maggio 2013 alle 13:05 Rispondi

        Certo: a ognuno le sue convinzioni e i suoi pensieri su questo e su altri temi.

  5. Kentral
    13 maggio 2013 alle 12:47 Rispondi

    Concordo con quanto detto da Daniele. L’aiuto di figure professionali non può che agevolarti soprattutto se sei agli inizi.
    Pensare di essere autosufficienti sta proprio alla presunzione di deità del punto 9 del post.

    @Kingo, Un quadro è una cosa diversa. Ogni arte è diversa. Hai mai visto un regista che fa tutto da solo?
    @Lucia, Infatti Dante è uno. Ed i migliaia di autori del passato che sono stati dimenticati? Quello che è giunto a noi, è il meglio del meglio del meglio frutto di una spietata selezione naturale.

    Che poi da soli si possa fare tanto non è impossibile. Ma l’aiuto di un editor o di chi ti ruota attorno e può leggerti, darti consigli è fondamentale.

  6. Kinsy
    13 maggio 2013 alle 13:18 Rispondi

    La grammatica la metterei nelle basi della scrittura: non conoscerla è come per un pittore avere in mano un pennello senza colori!
    Adoro l’ultimo punto: osare, osare, osare! Aggiungere, non solo quello che ti preme di scrivere, ma anche azzardando stili e punti di vista insoliti.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2013 alle 13:23 Rispondi

      La sperimentazione deve essere uno degli obiettivi dello scrittore.

  7. Irene
    13 maggio 2013 alle 14:14 Rispondi

    Sono d’accordo con te, Daniele. Tecnica e atteggiamento curioso, senza pensare di essere mai arrivati, sono i requisiti fondamentali per chi vuole esercitare la nobile arte della scrittura.

    Scrivere richiede organizzazione, preparazione, dedizione, esattamente come ogni altro lavoro, creativo o meno. Dare forma all’idea attraverso l’uso della tecnica scrittoria.

    Ottimi spunti, come sempre! :)

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2013 alle 17:10 Rispondi

      Grazie Irene :)
      Hai ragione, mai pensare di aver finito di migliorare.

  8. Tenar
    13 maggio 2013 alle 18:30 Rispondi

    D’accordo su tutto, con l’unica parziale eccezione sui corsi di scrittura. Se servono a confrontarsi e a concentrarsi meglio, perché no? Ormai ce ne sono parecchi di gratuiti.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2013 alle 18:32 Rispondi

      Non so, sono sempre stato scettico sui corsi di scrittura. Sul confronto siamo d’accordo.

  9. Giordana
    14 maggio 2013 alle 09:34 Rispondi

    Sai che sinceramente non ho mai pensato che si scriva ciò che si vuole vivere? Si tratta di una riflessione interessante, ma non riesco a farmi un’opinione in proposito così su due piedi… spero di riuscirci in qualche giorno!

    Per il resto mi pare che il sunto del pezzo sia: organizzazione, tenacia, voglia di mettersi in gioco. Ecco, proprio su “Osare, osare, osare” rimarcherei il concetto. Ho conosciuto diversi scrittori che pur professando d’aver scritto per comunicare (quindi per essere letti) hanno avuto non poche difficoltà a trovare il coraggio di cominciare a cercare un editore, per paura del giudizio. Eppure un romanzo chiuso in un cassetto non dirà mai niente a nessuno e un giudizio negativo non è poi la fine del mondo, ma un rischio calcolato sulla strada per diventare scrittori.

    PS: propongo It’s a long way to the top come sottofondo musicale dell’articolo ^-^

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2013 alle 09:39 Rispondi

      Ciao Giordana, io l’ho scoperto ultimamente, è stata una riflessione istintiva per me. Ma, a pensarci bene, se uno legge per evadere dalla sua realtà, è un po’ come se volesse vivere altre realtà.

      L’ultima parte del tuo commento mi ha ispirato un post, grazie :)
      Vado a sentirmi la canzone, ché non la conosco.

  10. Ernest
    14 maggio 2013 alle 16:12 Rispondi

    Complimenti! Davvero un ottimo post… a presto.

  11. Erica
    14 maggio 2013 alle 16:55 Rispondi

    Ho trovato questo tuo post davvero illuminante.
    Il mio grande problema, quello che più di tutti frena la mia scrittura, è quello che descrivi al punto 5. Imbottisco quaderni di parole ma le sento tutte talmente intime che il solo pensiero che qualcuno potrebbe leggerle mi imbarazza a morte.
    Mi “consolo” (tra molte virgolette, perché forse non è una gran consolazione) pensando che forse la mia è una scrittura destinata a rimanere solo mia.
    Grazie veramente per questo post!
    A presto!

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2013 alle 16:59 Rispondi

      Ciao Erica e benvenuta nel blog.
      Non sono d’accordo sul fatto che la scrittura debba essere destinata a restare solo dello scrittore.

  12. Cristiana Tumedei
    14 maggio 2013 alle 20:43 Rispondi

    Questo è davvero un ottimo post, Imperi. Sono d’accordo con te, soprattutto in riferimento ai punti 1, 3, 4, 5, 7 e 9. Anzi, ti dirò, sarei propensa a porre l’accento proprio sull’ultimo di questi.

    Il grande problema della scrittura, a differenza di altre arti, è che si tratta di una forma d’espressione più diffusa. Mi spiego: ci viene insegnato a scrivere da bambini. E questo spinge molti a credere di poter utilizzare questo mezzo per comunicare, per esprimersi. Ecco, qui sta l’errore.

    Proprio come ogni arte, anche la scrittura richiede studio, esercizio e, soprattutto, doti personali intrinseche e imprescindibili. Con questo voglio dire che bisognerebbe fare un distinguo, a mio avviso, tra lo scrittore che intende pubblicare e offrire, quindi, un prodotto editoriale al pubblico e chi, invece, trae piacere dall’esprimersi mediante la scrittura. In quest’ultima categoria, per esempio, portebbe rientrare anche quel blogger che condivide sul web i suoi scritti per puro piacere.

    Questa lunghissima introduzione per dire che se scegli di fare lo scrittore non puoi più intendere la scrittura come una semplice arte. Quello che offri al pubblico è un vero e proprio prodotto, che ha il potere di muovere gli animi. Sia nel caso dell’autoproduzione che della pubblicazione tradizionale, lo scrittore è tenuto a riconoscere la grande responsabilità di cui si fa carico.

    Per questo è necessario il supporto di professionisti che siano in grado di guidarlo nella realizzazione di un prodotto che rispetti il pubblico. Un prodotto, appunto, che viene acquistato e che, quindi, non può prescindere dal rispettare un certo grado di professionalità.

    Ora, sarei propensa a riportare qui la mia considerazione circa la differenza evidente, a parer mio, tra pittura e scrittura, ma ruberei fin troppo spazio e credo di averne già approfittato a sufficienza.

    Mi piace molto l’indirizzo che ha preso Penna blu nell’ultimo periodo. Oltre ai contenuti, che sono sempre di alto livello e ancora più strutturati, quello che apprezzo è la tua capacità di generare riflessioni e confronti. Ecco, anche questo sarebbe un tema interessante di cui discutere. D’accordo, avevo detto che mi sarei fermata. Mi fermo qui, infatti. Bravo!

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2013 alle 20:54 Rispondi

      Grazie :)

      La differenza è giusta, fra i due tipi di scrittori. E nel caso tu voglia pubblicare, è giusto come dici che stai offrendo un prodotto, quindi va confezionato per il meglio.

      Non mi sono accorto dell’indirizzo preso dal mio blog, ma ne prendo atto e mi fa piacere che lo apprezzi :D

      Però non puoi introdurre qualcosa di stuzzicante e poi fermarti… parla pure di questo tema su cui discutere :)

  13. Romina Tamerici
    16 giugno 2013 alle 23:46 Rispondi

    Io sono in un periodo un po’ di stallo. Ho dovuto accantonare la scrittura per seguire progetti che richiedevano tutto il mio tempo libero. Ora spero di riprendere, perché ho tanti testi in cantiere. E i tuoi consigli sono sempre preziosi!

  14. Enzo
    28 giugno 2013 alle 13:07 Rispondi

    Ciao,
    sai cosa mi hai fatto venir in mente con questo decalogo?
    LA PAURA.
    Sì il panico che assale ogni aspirante scrittore a chiudere il proprio racconto, non certo perché tu la elenchi. E’ proprio per sottolineare che è autentica la paura in chi “vuol passare dall’altra parte”, provar paura è una sensazione che non ti abbandona mai, fedele come l’ombra di una persona.
    Ho letto random il tuo blog e non posso soffermarmi a lungo, perché devo chiudere il web e tornare sul mio file a lavorare, insomma VOGLIO maledettamente metter la parola fine al mio racconto e quindi [:-/] . E’ interessante e puntuale, ma come ho letto da qualche parte sempre di tuo pugno, consigliare come scrivere non è scrivere. Non è una chiave che apre il tuo “cassetto emozionale” e ti fa elaborare un super racconto, o una pozione magica che bevuta ti trasforma in uno Scrittore (con la S maiuscola).
    «Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.»
    Fuori tema? Non so, volevo commentare qui i tuoi post letti, non solo questo.
    Ma tornerò a trovarti, mi sembra più aderente a noi (dilettanti-di-penna) ciò che pensi.
    Enzo

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2013 alle 13:13 Rispondi

      Ciao Enzo, benvenuto nel blog.

      La paura è normale che ci sia, ma sta solo allo scrittore toglierla di mezzo. Non capisco però la paura che assale a finire il racconto: paura di cosa?

  15. Enzo
    28 giugno 2013 alle 13:19 Rispondi

    Di non essere all’altezza.
    Ho partecipato a diversi concorsi, son stato anche nei primi 10 o solo segnalazioni.Credo di possedere un discreto bagaglio (grammaticale), tuttavia mi tremano le gambe…

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2013 alle 13:26 Rispondi

      Chi stabilisce che non sei all’altezza? Può stabilirlo solo il lettore, leggendo e giudicando che non sei uno scrittore interessante. E l’editore, ovvio. Se ti pubblica, ti giudica all’altezza.

      Ma non puoi saperlo prima di tentare. Ci scrivo un post, magari.

  16. Enzo
    28 giugno 2013 alle 13:39 Rispondi

    E’ un discorso che parte da lontano, ma non intendo tediare nessuno … e poi se fossero altre comode giustificazioni?
    No, “devo” (da sottolineare col lapis rosso) onorare un grande:
    Alfieri:
    «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli».
    E a quel paese tutto! ^__^

  17. Massi
    13 settembre 2013 alle 14:08 Rispondi

    Ciao Daniele ho trovato questo post davvero molto utile. da qualche tempo pensavo di cominciare a scrivere e questi passi sono stati ottimi, mi hanno spronato caricandomi.. volevo chiederti una sola cosa..per farsi conoscere si puo pubblicare un lavoro tramite un dominio internet e pubblicizzarlo in rete tanto per sapere se è una cosa che “rende”? ti ringrazio per il tempo concesso aspetto una tua risposta. Grazie Massi

  18. 150+ idee per scrivere post
    18 settembre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Scrivi una guida passo passo: sei ferrato su un argomento? Scrivi un post, o più di uno, su come realizzare qualcosa. Usa i formati più accattivanti: “Come diventare ___ in 10 passi”, “Come realizzare un ___” e così via.  Come diventare scrittore in 10 mosse. […]

  19. Paolo Mancini
    27 settembre 2013 alle 14:09 Rispondi

    Caro Amico mio,se questo post l’avessero letto i grandi scrittori del passato forse oggi non avremmo grandi opere letterarie da leggere.Sei una persona colta,istruita,con un buon lessico e un ottima scrittura ma se non hai il”sogno”tutto questo non serve.Meglio scrivere di getto in un travolgente momento emozionale piuttosto che usare tutti questi schemi mentali.In fondo,scrivere,comporre è arte e l’arte non conosce regole.Ad ogni modo ti prego di non prendere come offensivo il mio commento è semplicemente ciò che chiedevi la mia opinione al tuo post,ti mando i miei più sinceri auguri e miei più sinceri saluti.Paolo Mancini

  20. Sandro Farinelli
    3 ottobre 2013 alle 15:11 Rispondi

    Ciao Daniele, è la prima volta che ti leggo e, devo dire, con piacere. Avrei miliardi di domande da porti ma mi limito all’essenziale. Sento un potentissimo desiderio di scrivere dentro di me, di farmi vedere dal mondo attraverso la scrittura perchè mi sono recentemente scoperto fragile e depresso. Come tutti gli insicuri la domanda che mi tormenta è “Ma se scrivo e poi non mi pubblicano?”. Ovviamente questo è l’unico modo sicuro per stare fermi e continuare a macerarsi nell’autocommiserazione, quindi ti chiedo: per uscire da questo dolore cosmico quanto inutile, quale potrebbe essere secondo te un modo efficace? Quale il piccolo passo per incamminarsi seriamente nel mondo della scrittura?
    Seconda domanda (banalissima): come si arriva a pubblicare un libro?

    • Daniele Imperi
      3 ottobre 2013 alle 15:26 Rispondi

      Ciao Sandro, benvenuto nel blog.

      Martedì e giovedì prossimi ci sono due post che fanno per te.

      Intanto posso dirti che alla pubblicazione ci pensi dopo, non prima, proprio perché è l’ultimo passo per vedere la tua opera appunto pubblicata. Per altre domande scrivimi pure in privato.

  21. manuela
    22 febbraio 2014 alle 20:31 Rispondi

    ciao a tutti!

  22. manuela
    22 febbraio 2014 alle 20:34 Rispondi

    Ciao è la prima volta che vi leggo ed è tutto davvero interessante!

  23. Marco Gasperetti
    25 settembre 2014 alle 19:59 Rispondi

    Daniele Imperi
    No, sono convinto che lo scrittore da solo non abbia le capacità per valorizzare al massimo la sua opera. Se i grandi autori avessero avuto degli editor professionisti, le loro opere sarebbero state migliori.
    Dante è unico e non ne rinascerà un altro.
    I particolari di cui parli sono il minimo, come impaginazione e copertina. Ma l’editing per me resta fondamentale. Lo scrittore che pubblica la sua opera rileggendola e revisionandola da sé non potrà mai cogliere quello che viene svelato da occhi esterni.

    Ciao Daniele, piacere di conoscerti e di leggerti. Trovo interessante il tuo post, come interessanti le varie risposte di altre persone.
    E’ bello confrontarsi, perchè significa “crescere” e quindi, leggere e considerare anche commenti contrastanti con le tue idee!
    Sin dall’infanzia, la mia passione, è stata il disegno e la lettura di fumetti.
    Da qualche anno, ho ripreso a leggere anche libri e tra questi, c’è un Autore che mi ha colpìto in maniera particolare: Carlos Ruiz Zafon. Ho praticamente divorato le sue opere.
    Tutto questo, per dirti che ho passione anche nello scrivere. D’altronde, su un “foglio di carta”, nessuno può interromperti e non c’è motivo di vergognarsi se scappa qualche aneddoto di vita, imbarazzante… Almeno, finché qualcuno non legga ;-)
    Scrivere, è bello sia per i motivi appena citati e sia, perchè rappresenta il tuo stato d’animo in quel momento. Ma anche perchè quello che hai scritto, se non va smarrito o distrutto, rimane per sempre.
    Tanti, mi dicono, m’invogliano, m’incentivano a farlo e devo dire, che l’idea c’è e soprattutto la voglia! Non importa se poi, ci saranno critiche negative visto che non sono un professionista. Ma anche quelle servono sia per confrontarsi, sia per crescere! Ho 45 anni e malgrado l’età, ho tutta la vita davanti a me, per cominciare, per sbagliare e riprendere da dove ho lasciato…Buonasera Daniele, Buonasera a Voi tutti!

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2014 alle 07:57 Rispondi

      Ciao Marco e benvenuto nel blog.

      Zafon è piaciuto molto a mia madre e mie sorelle, che hanno detto di aver divorato i suoi libri. Magari prima o poi mi decido a leggere qualcosa anche io di lui.

      Io non riesco a mettere nella scrittura il mio stato d’animo, a dire la verità. Anzi, con la scrittura tendo proprio a creare un distacco notevole dalla la realtà che vivo.

  24. Alfons Pepaj
    30 dicembre 2014 alle 23:18 Rispondi

    ottimo articolo, mi ha motivato.

  25. Alexandra
    7 gennaio 2015 alle 19:05 Rispondi

    Mi è davvero piaciuto l’articolo delle 10 regole per diventare scrittori; è stato la cartina al tornasole per cosa sto facendo da anni; allora c’è del buono nel leggere e scrivere ogni giorno, fissandosi un tot di pagine. E anche il confronto nelle gare letterarie (io ne faccio parecchie, da quando li ho scoperti; servono a “sciogliere la mano come scrittori” e anche a “sciallarla” emotivamente; si impara più dalle strigliate che dai complimenti (anche se aiutano). Tanto, per riuscire a farlo diventare un mestiere, occorre essere molto elastici nei confronti della propria opera: è chiaro che passerà in molte mai prima di diventare libro (digitale o cartaceo che sia); quello che bisogna sperare è che passi anche nelle mani di traduttori. Perché in Italia non è facile riuscire a vendere libri se si è…italiani (ci vorrebbe una osmosi editoriale: o.k. io editore italiano compro titoli esteri, che fa fico, ma in cambio, a te editore straniero, propongo titoli italiani, dopotutto è un mondo esotico anche per voi). E poi non è male vedersi, oltre che come scrittori, anche come lettori professionali, traduttori, editor insomma, disposti ad amare il libro in parecchie fasi della sua creazione.

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 09:32 Rispondi

      Ciao Alexandra, benvenuta nel blog.
      Sicuro che leggere e scrivere ogni giorno aiuta, ma deve essere un esercizio portato al miglioramento. Le critiche costruttive aiutano perché a differenza dei complimenti ti fanno capire dove sbagli. Sono d’accordo che bisognerebbe vendere anche all’estero, ma è abbastanza difficile, credo.

  26. Antonio
    15 gennaio 2015 alle 19:15 Rispondi

    Dopo un accurata lettura di questo post, vestito della più profonda umiltà e ragion d’essere, sono felice di affermare che è davvero un affascinante decalogo pregno di utili consigli ,efficaci ed incisivi, volti a scuotere il lettore in modo tale da indirizzarlo verso un modus operandi efficace e senza timore. Hai riacceso in me una scintilla che ,come una candela romana, sarà difficile da estinguere. Una scintilla che ha fatto divampare in me un fuoco bruciante di una passione nata in giovanissima età ma lasciata alle ottenebranti intemperie del mondo “reale” e sopita ormai da diverso tempo. Per questo ti ringrazio profondamento e come credo sia ovvio ti informo che un nuovo lettore è entrato tra le schiere dei “discepoli” di questo blog.
    Complimenti per l’ottimo lavoro e in bocca al lupo per tutto :)

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2015 alle 08:07 Rispondi

      Ciao Antonio, grazie e benvenuto nel blog :)
      Auguri anche a te per i tuoi scritti, allora.

  27. Alessandra
    18 gennaio 2015 alle 11:10 Rispondi

    Piacere di fare la tua conoscenza! Il tuo post da leggere e rileggere mi aiuta ad orientarmi per iniziare ad esprimermi al meglio. Domani inizierò un corso di scrittura creativa vicino al mio paese. Tutte le informazioni a riguardo sono per me che non ho mai scritto, vitali e preziose. Ho sete e fame dei tuoi e dei vostri consigli,delle vostre esperienze. Voglio crescere,acquisire,evolvermi. Voglio imparare. Grazie e buona domenica,Alessandra

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2015 alle 11:20 Rispondi

      Ciao Alessandra, benvenuta.
      Per migliorare, oltre ai corsi – che a me personalmente lasciano un po’ perplesso – contano la lettura e la scrittura, da portare avanti ogni giorno. E poi la critica e l’autocritica. :)

  28. gigio
    10 marzo 2015 alle 11:33 Rispondi

    Io ho osato davvero tanto negli ultimi anni e la cosa “paga”!
    Dopo 15 anni di corsi di scrittura creativa, ho provato a pubblicare su Amazon i miei romanzi… guadagni? 6€ al mese :-(
    Poi ho cominciato a studiare non più scrittura creativa, ma “come vendere su Amazon” e BOOM…

  29. Poppa Silvana
    5 aprile 2015 alle 18:28 Rispondi

    Ciao Daniele, ho letto ciò che hai scritto riguardo alle 10 regole per diventare scrittore e i vari commenti aggiunti di seguito. Io non sono una scrittrice anche se sono fortemente motivata a diventarlo, Leggo molto e di tutto, in particolar modo mi appassiona il genere “fantasy”, chissà forse ha ragione chi dice che questo è un modo per evadere dalla realtà di tutti i giorni.Ho 50 anni è lavoro in ospedale, mi chiedevo se forse è già tardi per cominciare a dedicarmi alla scrittura in modo più serio non relegandola ad un semplice passatempo privato e se posso conciliarla con il mio lavoro, mi spiego meglio, in poche parole vorrei sapere se si può essere srcittori e dipendenti pubblici allo stesso tempo

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2015 alle 08:19 Rispondi

      Ciao Silvana, benvenuta nel blog.
      Non è mai tardi per iniziare a dedicarsi alla scrittura. Un americano ha pubblicato il suo primo libro a 90 anni :)
      Perché non potresti essere scrittrice e dipendente pubblica allo stesso tempo? Se parli dal punto di vista fiscale, allora a breve ne parlerò nel blog.

      • Poppa Silvana
        9 aprile 2015 alle 16:09 Rispondi

        Magnifico, mi riempi di speranza.
        Si! Mi riferivo proprio al punto di vista fiscale anche se, effettivamente, dovrebbe essere l’ultimo dei miei pensieri.
        Mi appassiona molto il genere fantasy.
        Ok, ora non mi resta che mettermi al lavoro.
        1° passo: far tesoro dei tuoi ottimi consigli.
        Ciao

  30. thomas
    11 giugno 2015 alle 13:00 Rispondi

    Buon giorno a tutti, scusate se farò una domanda già fatta altre mille volte, sono un ragazzo che ha “imparato” a leggere libri da poco più di un anno, prima di allora diciamo che non riuscivo ad appassionarmi, volevo sapere: Dal momento che non sono uno scrittore e non penso di diventare tale, vorrei scrivere una storia, ho in mente tutto: I personaggi, i luoghi, tutta la trama, solo che quando inizio a scrivere e poi rileggo non mi piace e butto via tutto, così mi tocca ricominciare da capo, dite che è meglio che lascio stare?

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 14:41 Rispondi

      Ciao Thomas, benvenuto nel blog. Intanto dicci una cosa: la storia che inizi a scrivere è un romanzo o un racconto breve? Prova a scrivere brevi racconti, prima di buttarti su storie lunghe o perfino romanzi. Forse può anche dipendere dalle poche letture, un anno è poco in effetti.

      • thomas
        11 giugno 2015 alle 17:20 Rispondi

        Un anno non è niente! Io non so gli altri lettori, ma io quando leggo un libro me lo immagino come se stessi guardando un film, per cui la storia che vorrei scrivere me la sono già vista mille volte, probabilmente il problema più grande è incominciare, solo che ripeto, ogni volta che scrivo 2/3 pagine mi fermo le rileggo e le straccio perché non mi convincono, se poi la storia sia un romanzo o meno… Non so

        • Daniele Imperi
          11 giugno 2015 alle 17:28 Rispondi

          Anche io leggo in quel modo. Credo lo facciano tutti.
          Il problema principale tuo, secondo me, è che non sai ancora se la storia sia un romanzo o un racconto. Leggi questo post: http://pennablu.it/pianificare-romanzo/
          Hai iniziato a scrivere senza avere in mente un progetto della storia. Un romanzo non può essere scritto tutto di getto, richiede molta dedizione, cura, ecc.

          • thomas
            11 giugno 2015 alle 23:30

            Ma se incomincio scrivendo la vita dei personaggi e le loro sfaccettature, può definirsi un inizio di pianificazione?

        • Daniele Imperi
          12 giugno 2015 alle 08:06 Rispondi

          Non proprio, quelle sono le schede dei personaggi, per inquadrarli e caratterizzarli. Secondo me devi capire se la storia che hai in mente può essere raccontata in alcune pagine – racconto – o può andare avanti per 200, 300 o più – romanzo.

  31. thomas
    12 giugno 2015 alle 10:54 Rispondi

    Guarda mi rendo conto che: Devo ancora “imparare” a leggere libri, figuriamoci scriverli, sicuramente sono buoni consigli e ne terrò conto, comunque la storia che intendo scrivere ha anche un seguito con un filo conduttore, ti ringrazio ancora e scusa del disturbo

  32. Sony
    12 luglio 2015 alle 22:40 Rispondi

    Il mio sogno è di diventare scrittrice, ma sono giovane, sono alle medie.
    Per ora sfogo la mia voglia di scrivere con i racconti per la scuola, il sito di Geronimo Stilton, Wattpad e i libri che creo per farli leggere ai miei compagni. A me piace scrivere, ma scrivo solo cose per le persone della mia età, il che è più difficile. Quelli della mia età non amano molto leggere, aprono un libro, leggono una pagina, e se quella pagina non è molto interessante chiudono il libro e non lo aprono più.

    • Daniele Imperi
      13 luglio 2015 alle 08:02 Rispondi

      Ciao Sony, benvenuta nel blog.
      Hai iniziato bene, secondo me, stai già facendo esercizio. E quindi migliorerai in fretta. Perché non provi a chiedere ai tuoi compagni che cosa gli fa abbandonare la lettura? Così potresti provare a scrivere qualcosa che li fa invece continuare a leggere.

  33. silvia
    26 luglio 2015 alle 23:27 Rispondi

    Salve, anch’io sogno da sempre di scrivere un romanzo. la cosa peggiore e’ che immagino anche quali attori poi interpreteranno i miei personaggi. sono indecisa sul regista. Ma mi verrà in mente qualcuno???.
    A parte gli scherzi non so se avrò il coraggio di farlo leggere a qualcuno. È possibile usare uno pseudonimo e mantenere davvero segreto il mio nome? Se poi diventa un bestseller posso sempre cambiare idea no?

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 07:39 Rispondi

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog.
      Sulla questione degli attori parlerò fra qualche settimana, ché proprio l’altro giorno mi è venuta un’idea.
      Il regista però sei tu ;)
      Puoi benissimo usare uno pseudonimo: se il libro lo pubblicherà un editore, ti metti d’accordo con lui.

  34. serena
    12 agosto 2015 alle 13:55 Rispondi

    Io avrò pure 10 anni ma questo non significa che non posso scrivere un libro e anzi l ‘ho già fatto , ma sfortunatamente non so come farlo pubblicare. mi potreste dare un aiuto??
    Grazie , Serena.

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2015 alle 06:57 Rispondi

      Ciao Serena,
      benvenuta nel blog. Per pubblicare un libro devi cercare la casa editrice giusta. Dipende da cosa hai scritto. Di che parla il tuo libro?
      A 10 anni però è troppo presto pensare a una pubblicazione.

  35. Alice Bassi
    29 agosto 2015 alle 17:48 Rispondi

    Ciao, ho letto il tuo articolo e l’ho molto apprezzato, tanto che sto ancora asciugandomi la lacrimuccia. Sul serio. Perché per me, scrittrice esordiente (sono finalista al Premio letterario nazionale Neri Pozza e ancora mi sembra incredibile, si saprà qualcosa di definitivo fra qualche settimana) ma terrorizzata dal fallimento, è stato illuminante.
    Non ho paura di fallire di fronte agli altri: sarebbe un dispiacere, sarebbe demotivante, ma solo all’inizio; poi, il bisogno di scrivere innescherebbe una nuova esplosione in me e farei di tutto per migliorare me stessa e ritentare.
    Ciò di cui ho paura è non farcela. Non riuscire a fare ciò che mi ero prefissa. Fare un disastro, specialmente col nuovo romanzo sul quale sto lavorando. Come accade alle femmine della nostra specie (e forse anche a quelle di tutte le altre) dopo il parto, nelle cui vene scorre un ormone che fa loro sbiadire e talvolta dimenticare il dolore appena provato per invogliarle a perpetrare nuovamente il loro corredo genetico attraverso una nuova gravidanza, io non ricordo se ho sofferto così tanto per scrivere il primo romanzo, se ero così disperata, così dannatamente in preda alla paura. Sono molto migliorata rispetto al primo libro in quanto a stile di scrittura, ma forse prima scrivere era un rifugio per la mia anima ferita, un luogo dove ero invulnerabile; ora quel mondo è in mano a persone estranee che possono elevarlo o distruggerlo e io mi sento troppo umana, troppo… mortale. Ho paura. Ho paura di non farcela. Lo so, l’ho già detto, ma è difficile lavorare a questo nuovo libro, specialmente perché è come mettere sulla carta la mia vita e tutto l’immenso dolore che l’ha costellata. Vorrei fare un buon lavoro, sembrare sciolta e spigliata come Stephen King che da bravo narratore onnisciente gioca spesso con i suoi Fedeli Lettori, serve loro una battuta dopo l’altra, li spaventa ma li sa anche far divertire. Vorrei non avere tanta paura.
    Leggere il tuo articolo ha restituito un po’ di vigore alla mia antica corazza di autostima e mi ha dato sollievo, perché ora so che scrivere è per tutti, o almeno per molti, un atto difficile, solitario e sofferto, non solo la fonte di relax e autocompiacimento che era prima di venire giudicata. In positivo, peraltro: eppure, ho paura lo stesso. Non capisco perché e non capisco come uscirne. Scusami per lo sfogo. Buona serata.

    • Daniele Imperi
      30 agosto 2015 alle 11:34 Rispondi

      Ciao Alice, benvenuta nel blog.
      Aver paura è normale. Ma che intendi per “non farcela”?
      Sei già finalista a un premio letterario, quindi già questo dovrebbe darti molta fiducia in te stessa.

      • Alice Bassi
        30 agosto 2015 alle 12:23 Rispondi

        Purtroppo non è così. Ho paura di non riuscire a gestire il nuovo romanzo, di non riuscire a riconfermare ciò che ho fatto con il primo… non so perché. Amo scrivere mentre scrivo, lo amo quanto e più di prima, ma sono schiacciata da tutta questa paura.

  36. Rosa
    12 dicembre 2015 alle 11:47 Rispondi

    Buongiorno! Mi sono ritrovata nel suo blog per puro caso, mentre cercavo informazioni su come pubblicare un libro e noto, con piacere, che l”arte’ dello scrivere appassiona tanta gente. Come giustamente Lei dice, ma anche altri suoi ospiti, non si è mai paghi di aver scritto qualcosa, mai sicuri che sia stata scritta bene, mai sicuri di aver reso l’idea di quello che la mente ha elaborato. Molto difficile conciliare le due cose; ciò che è l'”idea”, il “concetto”… non è mai abbastanza vicino a ciò che poi viene messo sul foglio… ecco perché il vero ‘scrittore’, al di là della probabile (o improbabile) notorietà, non smette mai di correggersi. L’arte della scrittura, come tutte le arti, è per ogni singola persona una cosa a sè stante, che sia tu un pittore, un cantante, un musicista. E se si è davvero ‘validi’, ognuno lascia la sua impronta, il suo stile. Ma devi avercelo! Dante o Stephen King? Ognuno di loro (paragonarli, comunque, è abbastanza azzardato… ) ha una sua ‘peculiarità’. Proprio come le impronte digitali: non c’è una sola persona al mondo che le abbia in comune con un’altra. Chi, con un minimo di passione per la pittura, non riconoscerebbe in un museo la tecnica di Renoir o Caravaggio? Ovvio che li riconosca: sono unici! Ogni tipo di arte è, innanzitutto, una vocazione che diventa ‘necessità’. Ecco, questo vale anche per la scrittura, ma resta il mio modestissimo parere. Alla sig.ra Bassi mi sentirei di dire che, se è riuscita a superare delle eliminatorie in un concorso letterario e arrivare ad un certo traguardo, non dovrebbe pensare alla ‘paura’ per il prossimo libro. Intanto si goda il successo ottenuto ccon quello già scritto e lo usi come stimolo per il prossimo lavoro Non si faccia abbattere dai suoi ‘successi’. Sarebbe un vero peccato! Un saluto e complimenti per tutto.

    • Daniele Imperi
      12 dicembre 2015 alle 12:07 Rispondi

      Ciao Rosa, benvenuta nel blog. E dammi del tu :)
      L’idea è qualcosa di astratto. Quando arriva, noi possiamo cercare di tradurla in una storia, ma sono d’accordo che è un po’ diversa da ciò che avremo scritto.

  37. Monique
    10 febbraio 2016 alle 00:30 Rispondi

    Mi sono ritrovata in questo blog e ho letto con piacere. Per seguire il consiglio al #6 ho deciso di lasciare anch’io il mio commento. :-)
    Grazie Daniele, hai usato parole che mi sono utili in questo momento. Sto scrivendo anch’io… che fatica credere, osare, organizzarsi, persistere e incontrare gente con cui sentirsi simili, ma concordo con te, quando si ha voglia di comunicare bisogna farlo e basta.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 08:35 Rispondi

      Ciao Monique, benvenuta nel blog. Vero, è una fatica, ma l’importante è che ti piaccia quello che stai facendo :)

  38. Monique
    10 febbraio 2016 alle 11:22 Rispondi

    Adoro scrivere. :-)

  39. alberto rameni
    26 febbraio 2016 alle 17:21 Rispondi

    Salve a tutti voi del blog. Mi chiamo Alberto e ho 45 anni. Recentemente ho terminato il mio primo libro che ora vorrei pubblicare. Premetto che mi ritrovo molto nell’articolo, soprattutto per quanto riguarda il non essere mai contenti di se stessi, il volersi continuamente migliorare. In effetti io avrei terminato il mio scritto già 8 mesi fa!!!! Poi mi sono ovviamente messo a rileggerlo per controllare grammatica, sintassi ed eventuali errori di battitura. Devo dire che l’euforia per aver portato a termine l’opera è stata presto soppiantata dall’ansia di dover riscrivere alcune parti. E così, non potendo io dedicarmi a tempo pieno alla scrittura, se ne sono volati via altri otto mesi. Adesso viene il difficile. Trovare chi lo voglia prime leggere e poi, magari, pubblicare. Ma sono ottimista, ce la farò. Intanto un saluto a tutti voi che condividete questa mia passionaccia e a presto sempre qui.

    • Daniele Imperi
      29 febbraio 2016 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Alberto, benvenuto nel blog e auguri per il tuo libro.

  40. Nicola
    23 agosto 2016 alle 01:00 Rispondi

    Complimenti per il blog! I 10 consigli sono veramente preziosi, avrei una domanda da farti. Dunque, sono Nicola e ho 17 anni, la scuola che frequento non è certo una che si addice a una scrittore infatti sono un tecnico meccanico (frese, trapani etc…). L’anno scorso ho partecipato a un concorso letterario per racconti a livello regionale indirizzato a tutti gli studenti delle superiori. Ho partecipato quasi per scherzo e quasi per scherzo ho vinto 500€ e il primo posto. Ovviamente ora sto partecipando ad un altro concorso, ma è passato quasi un anno dall’ultimo!!! Mi chiedo se questa è la strada giusta per farmi conoscere o solamente arrivare a risultati migliori, avresti un consiglio da darmi magari su vie alternative ai concorsi?
    Grazie ancora e adoro il consiglio sul fatto che quello che scrivi non deve soddisfarti, è centrato in pieno.

    • Daniele Imperi
      1 settembre 2016 alle 09:46 Rispondi

      Ciao Nicola, grazie e benvenuto nel blog.
      Complimenti per la vincita.
      Io non amo in genere i concorsi letterari, prendo in considerazione solo quelli che come premio hanno la pubblicazione: è in quel modo che ti fai conoscere.

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