Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Perché pianificare un romanzo

Pianificare un romanzo

Quando parlo di pianificazione, cʼè sempre qualcuno – molti, a dire la verità – che sostiene di non riuscuire a pianificare la sua storia, che preferisce scrivere in libertà senza essere condizionato da scelte fatte a priori, che sa come concludere il romanzo, ma non conosce cosa accadrà nel capitolo successivo.

La fase di progettazione potrebbe rivelarsi noiosa, ma in realtà a me piace, perché è in quel momento che la storia nasce sul serio, che dalla semplice idea che abbiamo avuto viene a svilupparsi una serie di eventi che porta al romanzo finale.

Pianificare un romanzo non significa far perdere alla storia la spontaneità dellʼautore. Come non significa essere meno creativi. Pianificare significa solo costruire la storia pezzo per pezzo, definendone le linee guida.

La scrittura di getto è una tentazione

Per ben due volte ho iniziato a scrivere quel famoso Rottami di cui ogni tanto parlo, ma adesso giace insieme alle altre idee e non sarà più toccato finché tutta la storia non sarà definita, pianificata.

A me la visione dello scrittore che siede alla scrivania, inserisce il foglio nella macchina da scrivere e batte sui tasti “Chapter 1” è sempre sembrata falsa, artificiosa, che in un film sta bene, per dare alla figura del romanziere quellʼaura di romanticismo che lo eleva al di sopra dei comuni mortali.

Ma la realtà è differente.

5 validi motivi per pianificare un romanzo

Chiariamo subito un punto: questi sono i miei motivi personali e non intendo convincere nessuno. La storia è vostra e ve la scrivete come vi pare. Io intendo scrivere il mio romanzo così, perché ogni volta che ho scritto di getto non ho portato a termine nulla. Mai.

Quindi bisogna “cambiare registro”, come diceva mia madre quando andavo male a scuola. Cioè sempre. Cambiare metodo di lavoro e trovarne uno che porti frutti.

La pianificazione dei capitoli del romanzo.

#1 – Avere sotto controllo la trama

È inutile avere unʼidea, sviluppare poi una trama e mettersi a scrivere senza averne pianificato tutti i passaggi. Il rischio di andare fuori tema, di dilungarsi inutilmente, di deragliare dalla trama e modificarla è alto.

Molti sostengono che è bello vedere la trama cambiare, ma per me non è così bello, perché la trama è la storia, in fondo, e va rispettata. È naturale che qualcosa possa cambiare nel corso della stesura, ma non credo che possano e debbano esserci cambiamenti vistosi.

Pianificando il romanzo, abbiamo la nostra trama sotto controllo, sappiamo cosa succede in ogni momento, quando deve apparire un certo personaggio e quando deve accadere qualcosa.

Senza una pianificazione la trama stessa può sfuggirci di mano e così lʼintera storia.

#2 – Evitare lacune nella storia

Da tempo la barretta di progressione del mio romanzo è ferma al 46%. In realtà, però, è perfino diminuita quella percentuale, perché ho cancellato 3 capitoli. Ho anche scritto che invece, anche se ferma, la storia procede e voglio spiegare perché.

Sebbene abbia definito la struttura del romanzo – a storie interconnesse – e sebbene sappia con precisione quanti capitoli dovrà avere (39, stabiliti dalla struttura stessa), ho commesso lo sbaglio di non pianificare tutte le storie.

La frenesia di iniziare mi ha fatto trascurare questo importante aspetto della scrittura creativa. Poco male? No, per niente, perché parecchie cose non quadravano. Ecco il motivo della cancellazione di 3 capitoli. Cʼerano insomma delle lacune che a lettori attenti avrebbero fatto storcere il naso.

#3 – Accorciare i tempi di stesura

Sapete perché esiste il blocco dello scrittore? Perché lo scrittore non pianifica il suo romanzo. Resta a bocca aperta senza sapere come continuare, perché non ci ha pensato prima.

Secondo voi è più semplice sviluppare i vari punti della trama in altrettanti paragrafi o tirare fuori un intero capitolo dal nulla?

Pianificare un romanzo ci permette di scriverlo in modo più veloce, perché molto del lavoro è stato fatto a monte, a priori, quando eravamo gasati dallʼidea appena avuta.

E non ditemi che pianificare non è creatività, perché è proprio in quel momento che lo scrittore sta creando la storia.

#4 – Creare un intreccio interessante

Conoscendo in anticipo i vari capitoli della storia, possiamo mescolarli a nostro piacimento – e in modo comprensibile e logico, anche – per creare un bellʼintreccio e non offrire al lettore una storia lineare.

Non cʼè niente di male a scrivere un romanzo che proceda diritto dallʼinizio alla fine seguendo lʼordine cronologico dei fatti come vuole la fabula,ma in alcuni casi, come per esempio in un thriller o in un fantasy, un intreccio rende tutto più affascinante.

#5 – Ottenere stabilità nella storia

Se avessi continuato a scrivere il mio romanzo, la storia non sarebbe stata in piedi. Ho voluto così segnare i punti salienti e poi scrivere a fianco una serie di domande che avrebbe potuto benissimo porsi un lettore.

Quelle domande hanno portato a ulteriori domande, a cui pian piano sto rispondendo. E la storia, incredibile a dirsi, sta prendendo una sua stabilità, che prima non aveva.

Pianificando il romanzo, non avrei avuto bisogno di correre ai ripari con queste domande. La trama stessa, sviluppandosi, mi avrebbe fatto nascere una serie di domande a cui rispondere. In quelle risposte si nasconde una storia. Se riesco, vorrei approfondire un giorno la questione delle domande.

Pianificatori o scrittori dellʼimprovvisazione?

Adesso dite la vostra e vediamo quanti di voi pianificano il romanzo come me e quanti, invece, scrivono di getto senza progettare nulla.

Siete pianificatori o scrittori dellʼimprovvisazione?

54 Commenti

  1. Giada
    11 maggio 2015 alle 06:41 Rispondi

    Penso di rientrare, almeno in parte, in entrambe le categorie.
    Mi sono sempre dedicata alla scrittura per evadere dalla realtà e raccontarmi il mondo a modo mio, però si è sempre trattato di brevi racconti di poche pagine.
    In quei casi ho sempre scritto senza pensarci troppo, esattamente come si presentava nella mente riportavo poi su carta.
    Quando ho intrapreso la strada del romanzo ho iniziato allo stesso modo, tanto avevo ben chiaro come iniziare e come far terminare la storia e credevo bastasse. Sbagliato! I problemi sono arrivati durante il “percorso”. Tra luoghi, personaggi, eventi e via dicendo, mi sono accorta che scrivere e basta il più delle volte non è sufficiente. Dovevo pianificare bene cosa e come scrivere per evitare di bloccare il miei processi mentali su ogni frase.
    Ho allora iniziato a creare delle scalette, degli schemi per raccogliere ed elaborare meglio le idee e decidere anche in che ordine esporle.
    Un lavoro che all’inizio mi sembrava uno spreco di tempo (scrivere per riscrivere mi pareva inutile) ma che si è rivelato davvero molto utile, soprattutto se si hanno molte idee che si affollano e che, lì per lì, non si sa dove o come inserire.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:44 Rispondi

      Anche io nei racconti brevi ho scritto di getto. La progettazione è necessaria proprio per i problemi che nascono durante il percorso :)
      Non è uno spreco, infatti, è un altro tipo di lavoro di scrittura, che ti evita di sprecare tempo dopo.

    • Rodolfo Piangatelli
      7 settembre 2015 alle 13:47 Rispondi

      Solo i geni scrivono di getto, e visto che io sono un genio lo faccio

  2. Serena
    11 maggio 2015 alle 07:28 Rispondi

    Beh, lo sai che con me sfondi una porta aperta XD Sottoscrivo parola per parola, inclusa la parte “storia salvata perché ripresa e pianificata”. Ci credo tantissimo, se no non mi sarei presa la briga di tradurre il metodo del fiocco di neve. Penso possa variare il livello di pianificazione, dal più pignolo alla semplice scaletta, ma senza qualche riferimento il rischio di perdersi e non finire mai è altissimo.
    E sottoscrivo col sangue anche che la pianificazione sia creativa. Non sarà “liberatoria” come la scrittura sciolta, ma cosa c’è di più creativo che inventare dal nulla un mondo, degli eventi, una persona?

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Secondo me dipende dalla complessità della storia creare o meno un progetto dettagliato. In alcuni genere come i gialli e i thriller non puoi fare a meno di pianificare tutto.

  3. Piccarda
    11 maggio 2015 alle 07:54 Rispondi

    Sono d’accordo. Dorothea Brande nel suo “Diventare scrittori” sostiene che quando inizi a scrivere devi avere uno schema dettagliato. D’altra parte la tentazione è quella di “scrivere di getto” perché pianificare fa fatica e soprattutto (per quanto mi riguarda) fa spesso emergere lampante la carenza di idee. Qui sta la differenza fra chi pensa che scrivere sia un “gioco” e chi è cosciente che sia un lavoro, come Simenon che si metteva lì e passava tutto il giorno piegato a sgobbare sullo scrittoio…
    Diciamo che sono cosciente che sia indispensabile pianificare ma la tentazione di non farlo è sempre dietro l’angolo..

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:48 Rispondi

      Ciao Piccarda, benvenuta nel blog.
      Nel mio romanzo infatti è emersa propria una carenza, non di idee ma di stabilità e anche di logica degli eventi.

    • Rodolfo Piangatelli
      7 settembre 2015 alle 13:50 Rispondi

      Fatti tentare, scrivi di getto, butta giù il romanzo della tua vita, non ascoltare falsi profeti che ti dettano le regole per scrivere un libro, non esistono.

      • Daniele Imperi
        7 settembre 2015 alle 15:09 Rispondi

        Ciao Rodolfo, benvenuto nel blog.
        Non sono proprio d’accordo, qualche regola ci vuole, almeno se vuoi scrivere un romanzo che stia in piedi.

  4. SILVIA COMERIO
    11 maggio 2015 alle 08:45 Rispondi

    Anche se seguire l’ispirazione del momento via via che la storia si sviluppa è una bella sensazione che seduce, penso che avere definito in precedenza una pianificazione sia invece molto utile per non perdersi in “strade secondarie” e avere sempre ben chiaro dove si vuole arrivare e come. In fondo… è proprio nella fase iniziale di progettazione che si sprigiona la massima creatività!

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:50 Rispondi

      Il fatto è che molti non capiscono che la scrittura creativa è anche una scrittura tecnica, non solo istintiva. La progettazione della storia include però sia una parte creativa sia una tecnica, in modo che funzioni tutto.

  5. Chiara
    11 maggio 2015 alle 09:30 Rispondi

    All’inizio, improvvisavo molto, ora mi sto convertendo a una pianificazione più accurata, che però procede parallelamente alla stesura. In fase preliminare, mi ero limitata a fare solo una scaletta dei punti chiave della trama. Adesso invece sto parcellizzando un po’ di più. Ho creato un file Excel dove su ogni riga c’è il tema della scena, sulle colonne rispettivamente i personaggi coinvolti, l’obiettivo della scena, l’ambientazione e il punto di vista. Ho già pianificato tutta la prima parte e la sto scrivendo, poi passerò alla seconda. Devo ammettere che con questo modus operandi mi trovo BENISSIMO, perché rappresenta un buon compromesso fra una pianificazione preliminare maniacale a cui non riuscirei a prestar fede e l’anarchia totale, dicesi scrittura di getto, che fa perdere un sacco di tempo e buttare via tanto, tanto materiale. I vantaggi che ho riscontrato, lavorando in questo modo, sono gli stessi da te menzionati nell’articolo: più velocità, maggior controllo sull’intreccio, gestione delle incoerenze e stabilità. Il mio documento Excel, per come è strutturato, mi aiuta soprattutto su questo quarto punto. Avendo sott’occhio un elenco dettagliato di tutti i capitoli, riesco a comprendere se ci sono delle lacune e dove. Per esempio, scorrendo la colonna dell’ambientazione, posso vedere se ho messo troppe scene al chiuso (e quindi più statiche) vicine fra loro, spostandole e combinandole in maniera diversa. :)

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:54 Rispondi

      Non so se mi troverei bene con questo metodo: non c’è il rischio di perdersi? Hai controllo solo sulla prima parte della storia, ma la seconda parte dipende comunque dalla prima.
      Non sono d’accordo sulla storia delle scene al chiuso. Diciamo anche che, leggendo, non ho mai fatto caso se nei vari romanzi c’era questa stabilità. Ma non credo che sia necessaria. Magari al prossimo romanzo che inizio provo a fare un elenco delle scene, per vedere se l’autore è stato maniaco in quel senso :)

      • Chiara
        12 maggio 2015 alle 09:02 Rispondi

        No, non mi perdo, perché comunque ho fatto una scaletta generale, dall’inizio alla fine del romanzo, che rappresenta una traccia sulla base della quale faccio la programmazione dettagliata di ogni capitolo è scena, in fase di stesura.
        quello delle scene al chiuso era un esempio per farti capire le modalità di utilizzo del documento excel. Ovviamente cosa spostare è definito sulla base di criteri molteplici :)

  6. LiveALive
    11 maggio 2015 alle 10:34 Rispondi

    È complicato, anche se te ne ho già parlato molto… Da un lato, è vero che se non progetti non sai dove stai andando, e io ho dovuti rinunciare a un romanzo colossale proprio per questo. Di contro, mi è preso un blocco per diversi anni proprio perché progettavo per mesi, ma poi di effettivo sulla carta non vedevo nulla, e perdevo entusiasmo.
    Ultimamente sai che mi succede? Che mi prende una certa voglia di iniziare a buttare lì frasi a caso, finché non viene fuori qualcosa. È una stramberia, e non mi era mai capitato, ma almeno, per la prima volta, scrivo qualcosa. Per esempio, ti dico che da un po’ avevo voglia di scrivere un racconto su un tipo che pedina una ragazza perché le piace come cammina, ma che non vuole parlarle, né aiutarla quando può, perché ha paura di disilludersi. Ne avevo fatto un progetto, ma non veniva msi fuori nulla di buono. Poi in stazione, tempo fa, mi è venuta fuori una frase in testa (“la prima volta che la vidi era d’autunno”, mi pare), e ho iniziato a scrivere così quello che mi veniva. Alla fine è venuta fuori quella storia, ma con personaggi e strutture che non avevo immaginato prima. E tutto sommato sono soddisfatto, almeno ho qualcosa: mal che vada posso riscrivere.
    …ma di norma io non sostengono questo approccio. La questione infatti non è il progettare, ma il livello a cui farlo. Dove devo fermarmi? Mi accontento della trama in generale? O devo arrivare, come facevo io, a determinare il singolo paragrafo e ogni battuta di dialogo? E a che livello si deve partire? Forse si fa a strati, come certi metodi famosi che non serve ricordare? …ci sta bene un articolo XD

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 13:58 Rispondi

      Il primo passo è la trama generale. Nel mio romanzo K. ho iniziato con quella. Poi l’ho ampliata e ho individuato le 3 parti in cui sarà divisa e i punti principali di ogni parte. Infine dovrò andare ancora più a fondo. Per quella storia voglio fare così.
      Ma dipende dalla storia il livello a cui devi spingerti. Non credo però che devi arrivare ai dialoghi. Sarebbe esagerato.

  7. Renato
    11 maggio 2015 alle 11:38 Rispondi

    Per me pianificare è fondamentale. E’ il modo per dare libero spazio alla fantasia.
    Personalmente quando scrivo è solo perché sento di avere dentro di me già tutta la storia, fin nei piccoli dettagli, anche se non ho ancora la minima idea di dove andrò a parare.
    In pratica io comincio dall’ultimo capitolo, perché questo è quello che riassume in breve tutto il senso e il succo della storia, sia nei fatti, che nelle emozioni. E’ quello che deve dare al lettore la sensazione che il suo viaggio è finito, tutto torna, non ci sono cose lasciate in sospeso. Da lì parto a ritroso costruendo progressivamente un vero e proprio “calendario” degli eventi, che poco a poco si completa. Naturalmente tutto si evolve, tutto può essere modificato, anche il capitolo finale. Ma è chiaro che laddove modifico qualcosa, questo si riflette necessariamente su tutto il resto, che va adattato, equilibrato, aggiustato … .
    Mi capita sovente che mentre la scrivo la storia mi prende la mano, che i protagonisti decidano di testa loro, e allora li lascio fare e poi, con calma, ragionando con attenzione vedo come quei momenti di libertà possano essere interpretati e finalizzati all’interno della storia. E funziona. Alla fine mi trovo in mano una storia solida e coerente. E c’è anche spazio per il famoso elefante rosa.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 14:01 Rispondi

      Cominciare dalla fine è un buon metodo, ma non sempre. In un romanzo di Lansdale appena letto, Il valzer dell’orrore, non avresti potuto iniziare dal finale, ma per forza dall’inizio.
      Ehm, che sarebbe questo elefante rosa? :)

      • Renato
        11 maggio 2015 alle 17:39 Rispondi

        Quando si arriva a circa trequarti della prima stesura, e quindi si ha per le mani qualcosa di solido e coerente, allora ci si può divertire a mettere dentro anche qualcosa di insolito, di apparentemente fuori contesto; come appunto un elefante rosa. Se lo si riesce a collocare bene nella storia, questa acquista qualcosa in più, di piacevolmente sorprendente per il lettore (almeno si spera).
        Come vedi, averlo citato alla fine del mio commento ha suscitato il tuo interesse, proprio perché apparentemente era fuori contesto.
        Poi c’è anche l’elefante invisibile, cioè micro-citazioni così sottili e impalpabili che le riconosce solo l’autore. A me servono per descrivere aspetti particolari dei caratteri dei personaggi o dei luoghi, tendo a reiterarle (tanto non le riconosce nessuno) e alla fine anche questo contribuisce a dare solidità e coerenza alla storia complessiva.

        • Daniele Imperi
          11 maggio 2015 alle 17:49 Rispondi

          Su questi elefanti rosa (ma li hai presi da Dumbo?) sono un po’ scettico. Il rischio è che l’elemento fuori cintesto che inserisci crei troppa curiosità allontanando il lettore dal succo della storia o sia poco coerente con il resto.

          • Renato
            11 maggio 2015 alle 20:49 Rispondi

            Infatti la difficoltà e’ non esagerare, deve essere qualcosa assolutamente “organico” al racconto. Una frase detta e rirpresa dopo qualche pagina, un’immagine, una cosa, che poi si scopre ha un significato diverso. Dettagli sapidi. I nomi li ho inventati … ma sono sicuro che qualcuno ha espresso il concetto molto meglio. Grazie.

  8. animadicarta
    11 maggio 2015 alle 12:42 Rispondi

    Mi pongo a metà strada, ma da solo da poco tempo, perché prima procedevo alla cieca. Quindi progetto ma sono aperta a qualsiasi cambiamento dettato dall’ispirazione o dal fiuto. Sono convinta che pianificare non sia la soluzione al blocco dello scrittore e trovo che in alcuni casi troppa razionalizzazione sia pure nociva, però è utile sapere dove stai andando e perché. Diciamo che viaggio armata di mappa ma non disdegno i cambiamenti strada facendo, se capisco che c’è un percorso migliore per arrivare alla meta.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 14:03 Rispondi

      Anche per me deve esserci spazio per le modifiche. Io pianifico, ma è normale che poi possano venirmi in testa migliori idee.
      Secondo me aiuta il blocco dello scrittore perché sai già cosa devi scrivere. Poi, è ovvio, devi trovare le parole giuste per scrivere quel qualcosa.

  9. Tenar
    11 maggio 2015 alle 13:24 Rispondi

    Ho scritto da poco un post molto simile, quindi sì, sono pienamente d’accordo!

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 14:03 Rispondi

      Parli di quello sulla scaletta?

      • Tenar
        11 maggio 2015 alle 18:43 Rispondi

        Sì, per me la concretizzazione pratica della pianificazione è la scaletta.

        • Daniele Imperi
          12 maggio 2015 alle 08:04 Rispondi

          Secondo me non proprio. La scaletta mi dà un’idea sommaria della storia. Per il mio romanzo sto invece sviluppando la scaletta scrivendo la trama di ogni parte della storia.

  10. Salvatore
    11 maggio 2015 alle 14:28 Rispondi

    Scrivere di getto non è un errore, serve a prendere confidenza con la scrittura, con un proprio stile e anche con la storia, scrivendone dei pezzi a casaccio. Tuttavia un romanzo (ma arriverei a dire anche un racconto) non si può scrivere di getto; la programmazione è essenziale, rappresenta la struttura portante su cui si regge la storia. Funziona così: se la devi raccontare allora deve avere una struttura. Poi il modo in cui lo progetti può fare la differenza. Io non ci sono mai riuscito perché non sapevo come farlo…

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2015 alle 14:33 Rispondi

      Per fare esercizio di scrittura, bisogna scrivere di getto, certo, non dico che è sbagliato a priori, ma solo per romanzi e racconti lunghi. Quelli di 300 parole li ho scritti di getto.
      Cosa non sapevi come fare? Come progettare un romanzo?

  11. Ivano Landi
    11 maggio 2015 alle 18:28 Rispondi

    Io, come ho detto più volte, sono refrattario per natura a ogni forma di pianificazione. So benissimo, per esperienza diretta e ripetuta, che se immagino di scrivere una storia in un dato modo poi, arrivando al dunque, la scrivo in maniera completamente diversa.
    In ogni caso finora, con 500 pagine già alle spalle, non ho incontrato inciampi di nessun tipo sul cammino.
    Pianificatori si nasce, e io non lo nacqui :D

    • Ivano Landi
      11 maggio 2015 alle 18:43 Rispondi

      Devo però anche rivelare una cosa, per correttezza: nel quarto di secolo che ho riservato al tirocinio mi sono creato un archivio monumentale di trame e sottotrame a cui attingo.
      Ho poi scoperto, abbastanza di recente per la verità, che è lo stesso metodo usato da Henry Miller… guarda caso il mio scrittore preferito.

      • Daniele Imperi
        12 maggio 2015 alle 07:58 Rispondi

        Non ho mai letto Miller, ma non credo si possano prendere a caso trame e sottotrame. E poi in che senso attingi a queste trame? Mentre scrivi una storia a partire da un’altra trama?

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2015 alle 07:57 Rispondi

      Come tieni sotto controllo la trama? Hai scritto quelle 500 pagine tutte di getto?

  12. Marco
    11 maggio 2015 alle 20:09 Rispondi

    Adesso pianifico (quasi) tutto e non vado di fretta, anzi. Ma “pianificare” non significa affatto uccidere l’ispirazione (come credevo io una volta), bensì evitare intoppi o errori clamorosi. È anche un sistema per pensare con attenzione allo sviluppo della storia, vedere punti deboli e intervenire, oppure eliminare scene che l’ispirazione consigliava, ma che si rivelano inutili.

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2015 alle 07:59 Rispondi

      Infatti, neanche per me è perdere l’ispirazione. Anzi, l’ispirazione nasce in quel momento. D’accordo al 100%. Ecco perché sono dovuto tornare sulla mia storia e eliminare tre capitoli.

  13. Grazia Gironella
    11 maggio 2015 alle 22:07 Rispondi

    Pianificatrice forever, anche se vado più o meno in profondità a seconda del momento e della storia. Per il romanzo che sto scrivendo ora, per esempio, ho preparato una scaletta di massima, ma non definito con precisione tutti i punti di trama. Inizialmente volevo farlo, ma mi sono accorta che non andavo avanti, così ho deciso di buttarmi: quando termino un capitolo progetto il successivo. Sapendo comunque come si svolge la storia e come finisce, non dovrei perdermi. Comunque la pianificazione mi piace, mi diverte, mi gratifica. E’ come vedere nascere lo scheletro della storia, e scusa se è poco. ;)

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2015 alle 08:00 Rispondi

      Quindi non sai quanti capitoli avrà la tua storia?

      • Grazia Gironella
        12 maggio 2015 alle 10:06 Rispondi

        Esatto. Più o meno so di essere a due terzi della storia, ma non c’è un calcolo preciso. Sono un po’ dubbiosa con questa variante del mio metodo, non lo nego, ma se non sperimento adesso, quando lo farò? Non escludo di fermarmi tra poco per fare il punto sull’ultima parte, definendo i capitoli. Sono abituata a camminare sul solido, e questo esperimento un po’ mi turba… ;)

  14. Roberta Damiano Damhia
    12 maggio 2015 alle 13:45 Rispondi

    Ciao=)
    Io credo di essere una pianificatrice, ma anche improvvisatrice perché sì è vero che sviluppo una trama prima di cominciare a scrivere e inoltre cerco di definire i personaggi all’interno della storia, ma non pianifico di quanti capitoli sarà la storia di per sé o cosa conterrà un capitolo e cosa un altro, quindi in questo senso improvviso rimanendo però sul tema centrale che mi sono prefissata. A mio parere, il fatto che qualcuno improvvisi invece di pianificare non vuol dire che la storia venga scritta più lentamente o meno oppure che può essere più incline al blocco dello scrittore. Penso che si possa rimanere ore/giorni/mesi nel pianificare ogni dettaglio della storia così come ci impiega uno scrittore mentre scrive sul momento. Poi, ovviamente, ognuno di noi riesce a sviluppare il metodo giusto con l’andare del tempo.

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2015 alle 14:12 Rispondi

      Ciao,
      non so se riuscirò a scrivere un romanzo senza pianificare anche i vari capitoli. Ma è anche vero che posso pianificarli tutti e poi magari dividerne uno in due o accorparne altri due.
      Alla fine credo che la pianificazione, al di là del tempo, ti faciliti solo le cose e ti eviti di creare lacune e sviste nella storia.

  15. Lisa Agosti
    14 maggio 2015 alle 21:11 Rispondi

    Ti dò pienamente ragione, sto pagando a caro prezzo il non aver programmato per bene la trama prima di cominciare a scrivere il mio romanzo. Ora la seconda parte della prima stesura andrà buttata via, non mi piace, non ha senso. Ho salvato in una cartella tutti quei post sull’organizzazione delle scene, alcune teorie dividono la storia in tre fasi, altre specificano che contenuto deve avere ciascun capitolo… per un qualche motivo non mi decido a studiarle per bene. Le guardo, le leggucchio, ma non riesco a ricordarle. Mi domando se non sia per paura di perdere la freschezza e l’originalità di una trama che fluisce naturalmente più che essere decisa a tavolino.
    Daniele, tu segui queste teorie nella tua programmazione?

    • Daniele Imperi
      15 maggio 2015 alle 07:49 Rispondi

      A me è successo lo stesso e infatti ho interrotto la stesura per riprendere in mano la trama e pianificare tutto al dettaglio. Per questa storia, piena di collegamenti, devo per forza fare così.
      Dove hai trovato quella sul contenuto dei capitoli? Sembra interessante.
      La trama va decisa a tavolino, per forza, ma non per questo non è fresca: stai creando la storia in quel caso.
      Non ho letto queste teorie, ma mi incuriosisce quella sui capitoli.

  16. Renato Mite
    15 maggio 2015 alle 14:45 Rispondi

    Non sono ancora molto avvezzo alla pianificazione, prendo appunti un po’ sparsi. Come dici tu ognuno la storia la scrive a modo suo, forse pianifico più in testa che non sulla carta, però devo darti ragione su una cosa: anche pianificare richiede creatività, lo sto scoprendo poco per volta.

    • Daniele Imperi
      15 maggio 2015 alle 15:03 Rispondi

      Il problema è che sulla carta resta tutto, ma sulla testa può svanire da un momento all’altro :)

  17. Francesca Lia
    17 maggio 2015 alle 16:17 Rispondi

    Risponderò a breve con uno dei prossimi post :) senza una struttura il romanzo non va da nessuna parte, però preferisco costruirla dopo la prima stesura. Ho notato che così scrivo quello che desidero davvero, e per riuscirci sono disposta a fare il doppio del lavoro.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 08:01 Rispondi

      Dopo la prima stesura? Per me non ha senso, ma aspetto di leggere il tuo post.

  18. Lorenzo
    17 maggio 2015 alle 23:53 Rispondi

    Esistono moltissimi modi per scrivere un romanzo, e non penso che esista un metodo più giusto di un altro. Personalmente, al solo sentir parlare di “progettazione” o “schede dei personaggi” mi viene l’ansia. Ovviamente sono d’accordo che per scrivere qualsiasi cosa sia necessaria un’idea, niente nasce dal niente, però non lo so, la pianificazione non mi convince e mi sembra qualcosa di artificiale. Credo che invece sia assolutamente necessaria per altri generi, come per esempio i saggi, ma penso che per la narrativa serva qualcos’altro. O perlomeno penso che debba venire in un secondo momento, durante la riscrittura.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 08:03 Rispondi

      L’ansia viene anche a me, specialmente per le schede dei personaggi. La pianificazione non ha nulla di artificiale, anzi, artificiale significa proprio qualcosa ottenuto con l’arte… quindi va bene. Non puoi pianificare un romanzo dopo averlo scritto: è come progettare una casa dopo averla costruita.

  19. Poli72
    2 luglio 2015 alle 04:24 Rispondi

    Semplice e fondamentale e’ progettare e credere .Nel progetto che costruisci ci devi credere fino in fondo ,altrimenti straccialo e comicia con qualcosa di nuovo.Se non ci credi chi o che cosa ti da la forza di portarlo in fondo?

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 08:16 Rispondi

      Sì, di certo bisogna essere interessati e motivati per portare avanti il progetto del romanzo, ma non basta quello per finirlo.

  20. Giulio F.
    6 agosto 2015 alle 21:23 Rispondi

    《Quindi bisogna “cambiare registro”, come diceva mia madre quando andavo male a scuola. Cioè sempre.》

    Sei un grande.

    • Daniele Imperi
      7 agosto 2015 alle 07:22 Rispondi

      Grazie :)
      Ognuno ha i suoi nei…

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.