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Problemi di visibilità per un autore esordiente

Come creare un pubblico di lettori prima di pubblicare?

Problemi di visibilità per un autore esordiente

Più di una volta qualcuno mi ha chiesto, nel blog o in privato, come può farsi conoscere uno scrittore esordiente. O anche emergente o aspirante. Alla fine poco cambia: sei esordiente quando hai appena pubblicato, sei emergente quando sei nella stessa condizione (stai appunto emergendo dall’anonimato), sei aspirante quando non hai ancora pubblicato nulla, nemmeno per conto tuo, neanche in un blog.

In tutti i casi pochi conoscono questi autori, o perfino nessuno.

Quando ho parlato di quanto sia importante costruire un proprio pubblico di lettori, ho scritto che bisogna:

  • creare un blog e una piattaforma autore
  • pubblicare racconti nel blog
  • creare relazioni frequentando altri blog e i social media

Nei commenti alcuni lettori hanno detto che il blog non è strettamente necessario e che comunque non dovrebbe pubblicare articoli sulla scrittura, come fanno invece molti blogger scrittori (presente!), perché attirerebbe un pubblico di altri scrittori e non di lettori.

Il ragionamento fila. Ma allora cosa pubblicare nel proprio blog? E se il blog non è necessario, allora come farsi conoscere?

Il blog come piattaforma autore: quale strategia?

Nei commenti sono stati mostrati come esempi alcuni autori italiani scoperti da grandi editori, autori che nei propri blog parlavano dei temi di cui scrivevano, come “magagne negli studi legali, vita d’ufficio, mamma alle prese con i figli e l’amore”.

Bene. Ma questo non vi dice niente? Non vi suggerisce qualcosa?

Quegli autori hanno pubblicato romanzi mainstream, non romanzi di genere (horror, fantastico, gialli, ecc.). Per un autore mainstream va bene parlare di “nicchie di vita” nel proprio blog.

Ma un autore di genere di cosa deve parlare nel blog?

Io non posso parlare degli argomenti che mi interessano. A me interessano la natura, la campagna, gli animali, la fotografia naturalistica, la montagna, la neve e il ghiaccio, le grotte, le foreste. E la birra, anche. (E i libri, ovviamente). Devo parlare di tutto questo? Be’, non mi interessa, davvero. E cosa me ne farei di questi articoli? Sono temi che non entrano, se non marginalmente, nelle mie storie. Ma sono anche temi di cui non saprei cosa scrivere.

Con questi temi non costruirei nessun pubblico di lettori.

Autori di genere: quale blog?

Verrebbe da dire: un blog che parla di temi legati al genere narrativo di cui si scrive. Un giallista dovrebbe scrivere di temi polizieschi, un autore di fantascienza di tecnologia futuristica e temi affini, un autore fantasy di miti, leggende e creature fantastiche?

Di nuovo sono costretto a guardare la questione dal mio punto di vista: a me non interessa parlare di questi argomenti, non saprei cosa scrivere, eppure sono i generi che preferisco leggere e di cui preferisco scrivere. E sono storie che più volentieri di altre preferisco vedere al cinema.

Farsi conoscere come scrittori significa pubblicare

Anche se non abbiamo risolto il problema degli argomenti del blog per un autore – e non credo che lo risolveremo mai – passiamo al secondo punto del mio elenco di 3 su come costruire un pubblico di lettori: pubblicare storie.

Un autore per farsi apprezzare deve vincere la timidezza e mostrare ciò che scrive. Ciò che sa fare con le parole.

Ecco, secondo me, un promemoria idoneo a un aspirante autore per iniziare a farsi un pubblico di lettori:

  1. Partecipare soltanto ai concorsi letterari in cui è prevista una pubblicazione: gli altri non servono assolutamente a nulla. Non ve ne fate niente di una medaglia, di una coppa, di una targa. Neanche di 1000 euro di premio, che oggi finiscono presto. A voi serve una pubblicazione, cartacea o digitale. Il forum Writers Magazine della Delos Books pubblica diversi concorsi letterari con pubblicazione finale. È una buona palestra.
  2. Non far leggere le proprie storie ad amici, parenti e conoscenti: primo perché sono troppo coinvolti, e non sarebbero quindi oggettivi con le critiche, secondo perché spesso non sono lettori forti. Nessun mio amico, parente o conoscente ha mai letto nulla di mio.
  3. Partecipare ai forum letterari: ce ne sono molti, basta cercare. C’è il forum La tela nera che indice diverse gare letterarie, c’è il forum Nero Cafè che ne ha vari concorsi, c’è il forum letterario Pesce pirata che pubblica sfide di scrittura. E ce ne sono tanti altri. In quei forum potete farvi conoscere, pubblicare racconti e ricevere (e incassare) critiche.
  4. Pubblicare racconti nel vostro blog: per me questo conta. Non dico di aprire un blog di soli racconti, perché, specie se siete sconosciuti, non funzionerà, ma di aprire un blog e pubblicare anche racconti.
  5. Aprire almeno un profilo social: che non sia Instagram, che con le parole ha poco a che vedere. Twitter e Facebook sono al primo posto per creare relazioni. Su FB, credo, ci saranno anche gruppi dedicati alla scrittura.
  6. Frequentare la blogosfera: quindi leggere e commentare articoli in altri blog letterari. Un blog è una piccola comunità. Sembra strano, ma anche così vi farete un nome.

L’autore del XXI secolo non è anonimo

Non potete pretendere di ottenere visibilità rendendovi invisibili. Oggi bisogna metterci la faccia, che piaccia o meno. A me non piace, ma ce l’ho messa lo stesso.

Quando entro in un blog, la prima pagina che leggo, prima ancora dei post, è quella “Chi sono”. Se non c’è una foto, resto deluso, perché è come parlare con una persona che ha nascosto la testa dentro un sacchetto di carta, senza neanche i buchi per gli occhi. E voglio sapere anche nome cognome della persona, perché difficilmente comprerei un romanzo scritto da un anonimo.

Ci sono delle eccezioni, certo. Ho comprato Diario pulp di Strumm, ma chi sia questo Strumm, a parte uno che abita nella mia città, lo ignoro. Ma le eccezioni sono appunto eccezioni.

Avete problemi di visibilità come autori esordienti (o anche emergenti)?

  1. Prima domanda: avete mai messo in atto qualcuno dei consigli appena letti?
  2. Seconda domanda: cosa state facendo per ottenere visibilità?

74 Commenti

  1. Chiara
    7 giugno 2016 alle 08:44 Rispondi

    Per quel che riguarda i consigli, non ho mai partecipato a un concorso, ma prevedo di farlo (e che ci sia la pubblicazione in palio è d’obbligo); frequento la blogosfera, ho diversi profili social, l’unica beta che ho al momento è Marina, Guarneri che se ne intende di letteratura e mi aiuta a tirare le fila. Mia mamma vorrebbe leggere le mie bozze, ma io non penso sia opportuno: si limiterebbe a “bello/brutto”, e non mi sarebbe utile. Oppure inizierebbe a impicciarsi: fai così, fai cosà… eh no, diamine! Io sono una scrittrice, tu una farmacista: restane fuori! :D

    Con gli argomenti del blog, ho trovato un buon compromesso. Il mio romanzo può essere considerato un mainstream. Il blog parla di scrittura, ma ho più volte “imbucato” (passami il termine) argomenti pertinenti il mio romanzo, per esempio la sociologia, disciplina alla quale ho dedicato numerosi post. Penso che dedicarsi esclusivamente ai temi affrontati nei romanzi, se non sei un autore di genere, possa essere controproducente, perché targettizza troppo i lettori, non degli eventuali libri ma del blog stesso. Per esempio, posso leggere un romanzo su una madre single, ma che me ne frega di dieci post dedicati al tema? Ho un marito e non ho figli…

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:48 Rispondi

      La penso allo stesso modo sugli argomenti del blog. Ho letto romanzi su ragazzi adolescenti e il loro mondo della scuola e delle amicizie, ma non leggerei mai articoli su quei temi, neanche se avessi figli adolescenti.

  2. Ventoh
    7 giugno 2016 alle 10:12 Rispondi

    Credo che il nocciolo della questione non sia (solo) cosa scrivere nel proprio blog, ma anche come si pensa di entrare in sintonia il proprio target di riferimento.
    Perché se scrivo romanzi rosa e parlo come un nerd non entrerò mai in sintonia con il pubblico di riferimento del libro.
    In un mio articolo ho parlato di Andrea Scanzi, romanziere esordiente e alla sesta ristampa. Ovviamente è un caso estremo perché si tratta di un giornalista, personaggio pubblico e autore di teatro.
    Ma il punto è un altro: Scanzi coglie nel segno rispetto al suo pubblico di riferimento, cioè quarantenni della sua generazione a cui è principalmente rivolto il libro. Ha più di 300.000 fan su facebook e ogni suo post è un godimento a prescindere che parli di vini, c****** o cose serie. Secondo me è un ottimo esempio di cosa scrivere in un blog o in una pagina facebook. Il successo del libro poi è una naturale conseguenza.
    Se posso vorrei inserire due link, strettamente complementari all’argomento blog: cosa scrivere nella propria pagina faceook http://goo.gl/Wl8yno e cosa non scrivere https://goo.gl/K88A67

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:52 Rispondi

      Ho visto il blog di Andrea Scanzi, parla un po’ di tutto e non ha seguito, a parte qualche commento ogni tanto. Su FB invece vedo che ha seguito.

      • Ventoh
        13 giugno 2016 alle 10:27 Rispondi

        Si mi riferito alla pagina FB che in effetti usa come un blog.

  3. Mala Spina
    7 giugno 2016 alle 10:16 Rispondi

    Sono tutti consigli validi e mi permetto di aggiungerne un altro: frequentare le community che parlano degli interessi del tuo possibile pubblico.
    Per esempio se scrivi fantasy può essere utile bazzicare, interagire e condividere materiale interessante su Giochi di ruolo, letteratura fantasy, illustrazione, miti saghe leggende o misteri. Tra l’altro non dovrebbe essere nemmeno una fatica contribuire se sono anche i tuoi interessi. :)
    In ogni caso… per quanto possa essere difficile farsi un nome nel mercato italiano… pensa te quanto può esserlo nel mercato anglofono!

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:53 Rispondi

      Il mercato anglofono però funziona diversamente dal nostro e forse, se hai talento, non è più difficile che qui da noi.

  4. Enrico
    7 giugno 2016 alle 10:28 Rispondi

    Oltre che per la visibilità, un blog si apre per parlare di argomenti che ci appassionano. Sei uno scrittore? La scrittura di ti interessa così tanto che sei disposto a sfornare nuovi articoli ogni giorno? Apri un blog che parla di scrittura. Certo non è un obbligo, anche se tendenzialmente dovrebbe essere cosa comune.

    Ci sono anche scrittori che hanno aperto un blog per raccontare del loro viaggio o della loro vita. Grazie al blog hanno costruito una bella comunità che ha fatto da ponte per il loro successo. Questi scrittori -come hai giustamente accennato- non sono di certo scrittori di genere.

    In sintesi?
    Un blog è sicuramente un ottimo strumento per farti conoscere ma richiede tempo, strategia e passione per l’argomento trattato. Apri un blog se hai qualcosa da dire e ricavati un piccolo spazio in cui pubblicizzare i tuoi capolavori.

    E se scegli un argomento troppo distante?
    Se hai scelto di aprire un blog per parlare della tua grande passione per le marmotte alpine, il rischio è quello di proporre i tuoi romanzi ad un pubblico che non ha la ben che minima voglia di leggere i tuoi racconti. In quel caso proverei a raccontare le avventure di una povera marmotta smarrita, non si sa mai.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:55 Rispondi

      Come la penso io: nel blog devo parlare dei temi che mi appassionano. Ma devono appassionarmi tanto da poterne scrivere.
      Anche se scrivessi storie non di genere – e ne ho scritte – non parlerei mai nel blog della mia vita, sono molto, molto riservato.

  5. Silvia
    7 giugno 2016 alle 10:43 Rispondi

    Io penso che oggi, ma forse anche ieri sebbene in forma diversa, sia molto importante “fare rete”. I social ne danno una possibilità più immediata, ma non meno difficile di percorrere rispetto a quanto lo sia con il contatto personale. In fondo, come ci insegni tu nei tuoi post e nel tuo manuale, ciò che conta sono i contenuti di qualità. Ecco, forse non è tanto importante l’argomento specifico (sebbene sia necessaria una coerenza interna) quanto il fatto di risultare credibili e competenti su ciò di cui si parla.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:57 Rispondi

      Sì, fare rete è importante e con i social è forse più immediato. Io riesco però a fare rete più col blog che coi social.

      • Silvia
        7 giugno 2016 alle 14:51 Rispondi

        Nei social è più immediato perché si parte già dalla rete di amicizie (almeno su facebook) ma è una rete con un doppio limite:
        – non si basa necessariamente su interessi condivisi;
        – ti limita alla cerchia di persone che fanno parte del tuo giro di amicizie reali o virtuali.
        Il blog e twitter sono meno immediati ma, a mio avviso, più efficaci perché permettono di uscire dal proprio giro di conoscenze per rivolgersi ad un pubblico specifico.
        Inoltre FB sovente trae in inganno perché i like non si traducono facilmente in acquisti, ma spesso indicano un apprezzamento di cortesia tra amici.

        • Daniele Imperi
          7 giugno 2016 alle 15:37 Rispondi

          Sui like hai ragione, alla fine non significano nulla. Su Twitter e sul blog dovrebbe basarsi su interessi comuni la rete.

  6. Grilloz
    7 giugno 2016 alle 11:03 Rispondi

    Ehi, grazie per averci citati :)
    Penso che sia più facile per gli autori di genere trovare argomenti attinenti ai propri libri per il blog. In ogni caso bisogna anche considerare il blog un po’ come la propria casa, quindi non considerarlo solo per la promozione (altrimenti invece che la casa diventa il luogo di lavoro, no?).
    Emergere resta una cosa difficile, ma difficile difficile, anche i concorsi con pubblicazione non è che ti diano tutta questa visibilità, un paio di racconti pubblicati in antologie li ho, ma penso di essere più noto come commentatore abusivo :P
    Il buono del forum, parlo di pesce, che conosco bene ;) , è che permette di confrontarsi con altri scrittori/lettori. Pubblicare un racconto, o un capitolo del romanzo e ricevere commenti schietti e obbiettivi dagli altri può essere molto utile. Poi vabbè, ci sono altre cose interessanti che facciamo (valutazione manoscritti, concorsoni, ecc.), ma non voglio abusare dello spazio pubblicitario :P

    • Ventoh
      7 giugno 2016 alle 13:41 Rispondi

      Sottoscrivo e aggiungo che in ogni caso è necessaria la creatività , anche nel tenere un blog o una pagina facebook. Senza di essa tutto diventa di una noia mortale.

      • Grilloz
        7 giugno 2016 alle 14:17 Rispondi

        Certo, se scrivi roba noiosa può essere l’argomento più in voga del momento, ma perdi i lettori alla seconda riga.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 13:59 Rispondi

      Vero, per gli autori di genere è più facile trovare argomenti attinenti, ma io comunque non saprei di che parlare, perché ho tanti interessi che rientrano nei generi letterari, ma nessuna voglia di parlarne. Magari è solo un problema mio.
      Io infatti ti conosco più come commentatore abusivo :D
      Prima o poi metterò anche io qualcosa sul pesce pirata.

  7. Salvatore
    7 giugno 2016 alle 11:13 Rispondi

    Aprire un blog è stata la cosa più importante che abbia fatto per la mia scrittura. Non solo mi ha dato quella confidenza con la parola scritta che ha solo chi scrive costantemente tutti i giorni; mi ha anche offerto l’opportunità di conoscere altre persone con la mia stessa passione e interessi: con cui condividere punti di vista, informazioni e opinioni. Soprattutto, però, mi ha permesso di mettermi in mostra; di attirare l’attenzione degli addetti ai lavori, come quei talent-scout che nei college americani assistono alle partite per scovare futuri campioni. E non bisogna dubitare del fatto che questi personaggi esistano e leggano…

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 14:01 Rispondi

      Ho conosciuto anche io persone che amano scrivere grazie al mio blog. Qualcuna l’ho conosciuta già prima, perché avevo iniziato coi forum letterari e commentavo in un paio di blog. Ma col mio ne ho beccate parecchie.
      Quindi qualche talent scout ti ha scovato grazie al tuo blog?

    • Grilloz
      7 giugno 2016 alle 14:18 Rispondi

      Brutta gente si incontra sui blog :D

  8. Nadia
    7 giugno 2016 alle 12:42 Rispondi

    Penso di essere la più in erba di tutti. Se i numeri contano almeno. Il fatto è che non mi sono mai fermata a riflettere nè sui numeri, nè sui riscontri. Mi piace scrivere e l’ho sempre fatto per me stessa. In passato scrivevo in una rivista di tradizioni linguistiche locali, ed ero la più giovane, non sapevo quanti leggessero i miei articoli, lo ignoravo davvero, ma spesso quando mi incontravano ( una volta l’anno) i lettori, nell’unica occasione mi sentivo ricoprire di complimenti e la cosa mi inorgogliva. Poi ho iniziato a scrivere per davvero e a differenza di quelli che hanno commentato, ho chiesto alla mia cerchia vicina di affetti di essere drasticamente critica. Pure mio padre è stato clemente e positivo ( e lui non lo è mai), così mi sono lanciata, ho autopubblicato, creato la pagina su fb ed il mio blog. Di nuovo però non mi sono soffermata sui numeri. Non penso il blog riscuota grandi visualizzazioni, ma non ho mai nemmeno controllato, perché in tutto questo non sono nemmeno una brava internauta, però più scrivo, più partecipo ai concorsi più mi sento soddisfatta. Mi piace il contatto umano, mi piace conoscere le persone che mi leggono, sono dannatamente legata ai temi che tratto, non potrei scrivere dell’argomento in auge se la cosa non mi toccasse minimamente ( ad esempio gli europei di calcio) forse perché ci metto l’anima, perché di mestiere faccio solo la mamma, perché credo in tante cose, perché chi tiene la penna in mano non può non dialogare con il cuore…Però concordo, nel blog, nella pagina, in tutto io ci metto la faccia, chi nel profilo non si mostra a me già crea distacco, scusa se mi sono dilungata anche un po’ a sproposito,

    • Ventoh
      7 giugno 2016 alle 13:35 Rispondi

      Scrivere per passione e trovarne soddisfazione è molto bello, fare networking , parlare delle proprie passioni sono tutte cose che fanno bene all’anima. Però la promozione, intesa come l’azione volta a far conoscere il proprio brand, viaggia su un binario diverso. Chi fa promozione, dovrebbe mettere in atto una strategia, guardare i numeri, valutare se la strategia si stia compiendo o meno. Regolarsi di conseguenza.

      • Nadia
        7 giugno 2016 alle 18:00 Rispondi

        verissimo, ed è la parte a me mancante, quella promozionale,infatti mi sono riproposta di imparare!

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 14:04 Rispondi

      Neanche io scrivo dell’argomento di moda, se non mi attira per niente. Non sono così mercenario :)
      Inserisci un sistema di statistiche nel blog, però, così ti rendi conto anche di quali post sono più visitati.

      • Nadia
        7 giugno 2016 alle 18:02 Rispondi

        Seguirò il consiglio, non fa mai male capire anche cosa piace e cosa no per sondare il terreno e conoscere meglio chi anche solo per sbaglio passa e lascia uno sguardo.

  9. Marina
    7 giugno 2016 alle 12:58 Rispondi

    Se scrivo un racconto lo destino a un concorso che ne preveda la pubblicazione. Del resto, così è stato per il mio romanzo. Il blog è la mia voce e lo sta diventando sempre di più: la voce con cui condivido i miei interessi, ma anche quella in cui qualche volta parlo della mia vita (viene fuori sempre fra le righe). I rapporti si intessono quando vieni a contatto con la persona prima che con lo scrittore ed è il principio che giustifica anche la mia presenza nei social.
    Anch’io sono convinta che un volto e un nome siano importanti: a me piace interagire con persone di cui conosco le sembianze, mi sembra di parlare con qualcuno che conosco, perlomeno.
    Gioco a farmi conoscere tramite quello che scrivo e partecipo sempre volentieri alle prove/giochi/competizioni/esperimenti letterari che dir si voglia circolanti in rete.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 14:06 Rispondi

      Io invece riesco a partecipare poco ai concorsi, forse perché troppo vincolanti, ma vorrei tornare a partecipare.
      Non amo molto quei giochi letterari di cui parli, perché spesso vanno troppo fuori argomento.

  10. Tenar
    7 giugno 2016 alle 14:50 Rispondi

    Serve pubblicare, nel senso di rendere pubbliche, le proprie storie, cercando di raggiungere il massimo pubblico possibile. Quindi non solo concorsi con pubblicazione, ma con una pubblicazione sensata, promossa e distribuita.
    Pubblicare sul proprio blog, cercare collaborazioni sensate e autorevoli.
    Non sono invece d’accordo sul non fare leggere ad amici e parenti. Sopratutto se si ha amici con cui si condivide il piacere di leggere e/o scrivere, perché non usarli come banco di prova? Del resto se io ho un amico che scrive, voglio leggere le sue opere e, se mi piacciono, faccio di tutto per promuoverlo.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 15:03 Rispondi

      D’accordo sulla pubblicazione sensata dei concorsi.
      Riguardo agli amici, mi sa che ho parlato troppo dal mio punto di vista :)
      E mi riferivo ad amici che conosco di persona, non quelli che sono per ora solo virtuali: a questi ultimi ho fatto leggere qualcosa di mio, ma sono lettori forti e/o gente che scrive.

      • luisa
        7 giugno 2016 alle 18:14 Rispondi

        D’accordo sul non far leggere ad amici,parenti e conoscenti, scrivere è anche libertà,come conciliare il farsi conoscere con l’anonimato attraverso uno pseudonimo?
        E’ di “moda” fare presentazione dell’opera e in questo caso?

        • Daniele Imperi
          8 giugno 2016 alle 08:31 Rispondi

          A me non sono mai piaciuti gli pseudonimi. Ma puoi benissimo usarlo. Intendi usarne uno ma non rivelare mai il tuo vero nome?

          • Luisa
            8 giugno 2016 alle 09:14

            Vorrei usarne uno (ci sto riflettendo) però è in contrasto con la visibilità

          • Tenar
            8 giugno 2016 alle 15:06

            Dipende. Se è una scelta importante ci si adatta. Un mio conoscente per ragioni molto personali ha preferito usare uno pseudonimo. Le presentazioni le fa fuori regione e chiede di non essere fotografato. È chiaro che alla fine vivi una sorta di doppia vita, ma, che so, se sei una maestra elementare e scrivi porno spinto (faccio un esempio assolutamente fantasioso che non ha nulla a che fare con la persona che conosco) può essere la scelta migliore.

  11. Barbara
    7 giugno 2016 alle 14:58 Rispondi

    Pochi mesi fa, appena aperto il blog, con un set di racconti di partenza, ma pubblicando nuovi post generici o con target altri scribacchini (dovendo scrivere un post a settimana, sapete bene quant’è difficile che sia un racconto), il mio beta reader polemicamente chiese: “Ma è un blog per scrittori o per lettori?”
    Già avevo fatto questi ragionamenti prima dell’apertura, ma ovviamente ho rifatto tutta la check list, giungendo alle tue conclusioni. Aggiungo: i lettori in realtà sono interessati al processo di scrittura, non alle tecniche ma alle logiche. Spesso mi chiedono: ma da dove ti nasce l’idea? E spesso io cerco dei miei scrittori preferiti le fonti d’ispirazione, anche musicali o cinematografiche (potremmo definirli i “making of” o contenuti extra).
    Dei punti segnalati per farsi conoscere: 4, 5 e 6 ci sono.
    2: si e no. I beta reader sono una cosa, amici e parenti però mi servono come tester della storia, perchè (almeno nel mio caso) sono lettori deboli e, se un domani si vorrà puntare ad un gran pubblico, ci dovranno anche essere in mezzo i lettori deboli.
    1 e 3 con sono in contrapposizione? Prima dici di partecipare soltanto ai concorsi letterari in cui è prevista una pubblicazione e poi di partecipare ai forum letterari dove ci sono gare letterarie, vari concorsi e sfide di scrittura? Tana! :D
    Io direi che va fatto per gradi: prima i forum e le gare tra scribacchini (mal comune mezzo gaudio?) e poi concorsi veri, ma lo sforzo va commisurato al premio. Va bene se non c’è la pubblicazione, ma magari c’è una premiazione con un evento che dà comunque visibilità. Tutto da vagliare, insomma.

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 15:07 Rispondi

      Forse sono io a non avere un buon rapporto di confidenze con gli amici reali (nel senso che conosco di persona) e a non avere proprio rapporti coi parenti, ma così stanno le cose e non ho intenzione di cambiarle,
      1 e 3 non sono in contrasto: un concorso letterario propriamente detto è una cosa, una gara di scrittura è un’altra :)

  12. Rodolfo
    7 giugno 2016 alle 15:34 Rispondi

    Condivido tutto.

    Alcune aggiunte però

    a) lo scrittore è anche un lettore e attirare un pubblico (anche) di scrittori vuol dire farsi conoscere, creare autorevolezza, creare magari delle collaborazioni, e per ultimo farsi acquistare anche dagli scrittori

    b) Il lettore quando va su un blog di uno scrittore vuole conoscere chi è, come ha fatto a diventare scrittore, come si creano le sue storie, eccetera

    c) Quindi io in aggiunta a quello che hai scritto consiglierei a uno scrittore di creare anche Guide/Liste di Risorse (molto apprezzate da Google, tra le altre cose) su come scrivere un libro (di un genere specifico), quali strumenti utilizzi per scrivere i tuoi libri, un breve video in cui ti fai vedere con tutti gli strumenti con cui scrivi i tuoi libri, eccetera (va beh avete capito).

    Ciao :)

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 15:40 Rispondi

      Un breve video in cui mi faccio vedere lo escludo in modo assoluto :D
      Però dei post su come è stato scritto un certo romanzo sono senz’altro utili per chi scrive e interessanti per chi legge.

    • Ventoh
      13 giugno 2016 alle 10:33 Rispondi

      Purtroppo non concordo con il punto a :)

      • Daniele Imperi
        13 giugno 2016 alle 10:49 Rispondi

        Perché non concordi con quel punto?

  13. Rodolfo
    7 giugno 2016 alle 15:53 Rispondi

    Erano solo esempi… poi ognuno fa le cose in base alle proprie predisposizioni ;)

    Comunque quello era il senso :)

  14. luisa
    7 giugno 2016 alle 17:57 Rispondi

    Grazie Daniele dei suggerimenti, qualcosa sto già facendo, molto c’è ancora da fare…cercare un buon editing, contattare alcune case editrici (che giungla :-) ) , aprire un blog lo trovo molto impegnativo, magari mi invento qualcos’altro…e poi, preferisco andare a “casa” degli altri :

    • Daniele Imperi
      7 giugno 2016 alle 18:04 Rispondi

      Le case editrici sono tante, è vero. Inizia da quelle che potrebbero pubblicarti in base al romanzo che hai scritto. Però se vuoi pubblicare con un editore, non ti serve l’editing: a quello pensano loro.

  15. luisa
    7 giugno 2016 alle 18:25 Rispondi

    Ah… quindi anche se il manoscritto non è eseguito a “regola d’arte” ma è interessante lo prendono ugualmente in considerazione?
    Una nuova casa editrice mi ha prospettato tutta una serie di regole …che nella realtà pratica non saprei cosa realmente vado a firmare ?
    – cessione dei diritti d’autore è regole fissa verso l’editore?

    • Grilloz
      7 giugno 2016 alle 18:47 Rispondi

      Una casa editrice seria l’editing lo fa, tuttavia il manoscritto che mandi deve essere al massimo delle tue capacità. Facendo il valutatore mi sono capitati per le mani testi che avrebbero meritato una o due revisioni prima di essere spediti ;)
      La cessione dei diritti sì è standard, dove si può discutere è sui iritti accessori, tradizioni, opere derivate (vedi film, ad esempio).

      • Luisa
        8 giugno 2016 alle 08:48 Rispondi

        Ciao Grilloz film… si ci avevo pensato, idea ambiziosa :-) ne uscirebbe una bella storia.
        Quali sono gli altri diritti accessori? Non ho capito “tradizioni” cosa si intende?
        Già il massimo delle mie capacità… difficile giudicarsi, o si è troppo clementi o troppo severi.

        • Grilloz
          8 giugno 2016 alle 09:05 Rispondi

          Non hai capito perchè ho scritto sbagliato :D volevo scrivere traduzioni in altre lingue. Poi ci sono i diritti sulla publicazione in altre forme (ebook, audiobook, graphic novel ecc.) altro non saprei, non è che sia proprio un esperto in contratti editoriali eh, ne ho visto qualcuno ;)

          • Luisa
            8 giugno 2016 alle 09:31

            E io che pensavo fosse una “passeggiata” scrivere un libro ahah ,però così è più emozionante è una lunga avventura.
            Spedire il manoscritto a una casa editrice, poi si aspetta mesi e mesi, nel caso l’approvano si deve decidere il contratto, poi segue la stampa, l’uscita quindi se tutto è ok nel 2017 forse potrò vedere il romanzo pubblicato?

          • Daniele Imperi
            8 giugno 2016 alle 10:02

            È una lunga passeggiata, ma in montagna e su ghiaccio d’inverno :D
            Io ho esperienza solo con un saggio sul blogging. Ho spedito il manoscritto via email a febbraio 2015 e a settembre è uscito il libro, ma calcola che si tratta di un saggio e anche breve.
            Come dice Grilloz, le case editrici hanno già la loro programmazione, quindi dipende da quella l’uscita del libro. C’è poi l’editing, che prende del tempo.

          • Grilloz
            8 giugno 2016 alle 09:41

            fai conto anche 2018 (poi dipende molto dalla casa editrice) tieni conto che hanno i loro calendari editoriali (le piccole e buone pubblicano massimo 10 romanzi l’anno ad esempio) poi tieni conto dei tempi di revisione del manoscritto, impaginazione e grafica, revisione delle bozze, prove di stampa, ecc.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 08:32 Rispondi

      Se non capisci il contratto, chiedi spiegazione sia all’editore sia a un avvocato.

      • Valentina
        8 giugno 2016 alle 10:04 Rispondi

        Lo scorso anno cercavo informazioni in proposito e ne ho trovate di interessanti su questo sito: http://scrittorincausa.blogspot.it/
        C’è anche una sezione di consulenza legale gratuita.

  16. Gabriele Mercati Editore
    7 giugno 2016 alle 19:44 Rispondi

    Presentare a un editore un manoscritto in buone condizioni è certamente importante. Chi ti valuta si pone nei tuoi confronti in modo più benevolo. Questo Daniele l’ha scritto spesso qui sul blog.
    Mi permetto di aggiungere che, è importate anche l’impaginazione del testo e le sua formattazione. Nei dialoghi l’uso pasticciato di virgolette, caporali, trattini ecc. rende più pesante l’interpretazione di cosa si sta leggendo.
    Tanti editori gradiscono nei dialoghi diretti l’uso dei caporali « … », mentre le virgolette “….” andrebbero utilizzate per mettere in risalto il pensiero o le riflessioni di un personaggio.

    Anche la formattazione in generale va curata con attenzione, mai presentare un testo non giustificato. Utilizzare sempre gli stessi caratteri e di altezza standard 12, evidenziare e aumentare le dimensioni carattere solo nei titoli..

    Presentare il manoscritto in formato Word, presentarlo in formato .pdf serve a poco, in quanto non sarà di certo l’editore che ti plagia la tua opera. Il .pdf non da nessuna garanzia esistono i convertitori da .pdf a …. ormai per tutto…. Word a un suo convertitore interno. però è imperfetto e spesso crea problemi.
    Qualora si voglia inviare un .pdf, prima di convertire, impaginare il manoscritto in formato A5 (14,8 x 21 ormai uno standard di stampa)
    Mi arrivano in continuazione manoscritti in .pdf dimensioni A4 (29,7 x 21) e questo indispettisce di conoscere subito di quanti caratteri si compone il manoscritto e quante pagine ne usciranno, Di conseguenza devi perdere tempo per convertire.
    Per i non addetti ai lavori può sembrare superfluo, ma quando ricevi romanzi di oltre 1.000.000 di caratteri, ancor prima di leggere pensi subito che ne uscirà un libro di oltre 500-600 pagine. che diventerà poco commerciale, e poco conterà che sia bello, ben scritto.. Il lettore difficilmente vorrà spendere oltre i 18-19 euro e il libro non si venderà con danno sia per l’editore che per l’autore.

    Divagazioni a parte, per quanto attiene la promozione vi ricordo ancora una volta i gruppi su FB che gestisco “il piacere di Leggere” e il piacere di scrivere” sono lì a disposizione di tutti. Buona promozione a tutti..
    Gabriele

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 08:35 Rispondi

      L’impaginazione anche va sistemata, hai ragione, senza fronzoli e decorazioni che non servono, ma facendo attenzione a come si strutturano i dialoghi e i paragrafi.
      Perché dici di usare il formato A5 per il pdf?
      Perché inoltre è poco commerciale un libro di 5-600 pagine? Ne leggo spesso.

    • Luisa
      8 giugno 2016 alle 09:05 Rispondi

      Ciao Gabriele una curiosità perchè non hai messo la foto :-)
      L’aspetto tecnico di come spedire il manoscritto è infatti altra cosa da approfondire, noto pareri discordi, tengo in considerazione i tuoi suggerimenti di certo ne sai più di me :-) .
      Già perchè usare A5 (14,8 x 21)

  17. Ulisse Di Bartolomei
    7 giugno 2016 alle 23:20 Rispondi

    Salve Daniele

    Io purtroppo sono diventato “troppo visibile”!
    Guarda qui https://it.usenet.nl/ . Il libro di cui avevo menzionato che avrei concesso gratuitamente, questi signori se lo sono scaricato e lo vendono nel loro sito. Non ho approfondito la cosa, ma non saprei come capirla altrimenti. Sono senza parole… Qualcuno ne sa qualcosa di questo sito?

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 08:37 Rispondi

      Ciao Ulisse, non mi pare sia in vendita. Comunque contatta l’amministratore del sito.

      • Ulisse Di Bartolomei
        8 giugno 2016 alle 10:45 Rispondi

        Buongiorno Daniele

        Ho pensato che lo vendono poiché per scaricarlo bisogna registrarsi e ho tentato di farlo per contattare l’assistenza, sennonché richiedono la carta di credito e così per ora non l’ho faccio. Il secondo indirizzo è soltanto quello del download e vi rimandano anche altri siti. Da quanto ho capito questo usenet è parte di una rete di condivisione dove si caricano contenuti disponibili gratis o con modesto pagamento, quindi se risolvessi con questo, dovrei comunque contattare decine di altri. Quasi tutti i miei testi vi sono stati caricati e di fatto disponibili a chiunque. Qualcuno si è preso la briga di farmi un favore e probabilmente lo farà con tutti. A questo punto ogni di speranza di ricavare qualcosa dai libri diventa una inutile velleità. Di fatto le vendite si sono quasi arrestate e soltanto le “pagine normalizzate” (kenp) continuano, ma come soldi è poca cosa. Adesso capisco un po’ meglio il motivo per cui gli editori non pubblicano volentieri testi apparsi in rete.

        • Daniele Imperi
          8 giugno 2016 alle 10:53 Rispondi

          In siti del genere io ci ho trovato il mio libro sul blogging, disponibile gratis, basta registrarsi al sito. Quello che fanno è illegale, ovvio. Prova anche a contattare Google. O tramite whois vedi se puoi conoscere nome e email dell’admin del sito.

          • Ulisse Di Bartolomei
            8 giugno 2016 alle 16:54

            Ho scritto ad Amazon Kindle e mi hanno risposto che forse quel sito usa le espressioni particolari per indurre a registrarsi e prendere i dati delle carte di credito (non avevo menzionato le carte) e probabilmente non hanno i file dei libri. Di fatto come si cerca di registrarsi c’è la richiesta della carta di c. Spero dunque di essermi preoccupato per nulla.

  18. Kinsy
    8 giugno 2016 alle 07:33 Rispondi

    Io ho trovato un po’ di visibilità con facebook, mentre con il blog non ho ancora ottenuto molto. Sarà che FB è più veloce e immediato anche ( e soprattutto) per i lettori.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 08:40 Rispondi

      Su FB hai solo il profilo o hai creato la pagina del libro?

      • Kinsy
        8 giugno 2016 alle 18:24 Rispondi

        Su FB ho il mio profilo che cerco di tenere chiuso alle persone che davvero conosco (anche solo virtualmente) e poi mi sono creata una pagina come scrittrice accessibile a chiunque.

  19. monia74
    8 giugno 2016 alle 12:56 Rispondi

    Io sono parecchio indietro, dato che non ho neppure un blog. Ti posso dire che per il momento collaboro con chi gestisce blog destinati ai lettori (fornendo recensioni o partecipando ai contest o pubblicando racconti gratuiti). Non so se questo mi darà visibilità, in ogni caso trovo utile “fare rete”. Ci sono poi dei gruppi di “auto aiuto” e perchè no, anche “auto promozione”, volti a promuovere gli emergenti italiani e roba simile. Anche questi danno un supporto (beta reading, consigli..) e ci si rivolge al pubblico come gruppo anzichè come singolo.
    Non so se funzionerà, ma è meglio di partire dal niente.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2016 alle 13:48 Rispondi

      Da Facebook ottieni qualcosa?
      Partecipare a quei gruppi potrebbe darti visibilità, per iniziare.

  20. monia74
    8 giugno 2016 alle 13:52 Rispondi

    Non ho ancora niente da vendere, per cui non so dirti se ottengo qualcosa. Diciamo che sto seminando, ho delle amicizie, qualcuna anche più stretta con delle autrici a cui un domani potrò chiedere consiglio e che mi hanno chiesto di essere taggate quando pubblicherò. Tutta roba che dal vivo non mi sarei mai sognata di fare :) Quando saprò la risposta te la dirò >_<

  21. Federico
    13 giugno 2016 alle 13:16 Rispondi

    Ciao Daniele! Come prima cosa volevo farti i complimenti per il blog, era da tanto che ne cercavo uno simile. Per quanto riguarda i concorsi un giorno lessi di un blogger che partecipava a numerosi concorsi, spesso vincendoli. Però li vinceva, sua stessa ammissione, perché riusciva sempre a capire che tipo di racconto la giuria avrebbe gradito maggiormente. Pensi che comunque sia un ottimo esercizio di scrittura scrivere a seconda del “committente” oppure sarebbe meglio scegliere meglio i concorsi e partecipare diciamo con più personalità.
    Grazie e buona giornata Daniele!

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2016 alle 13:21 Rispondi

      Ciao Federico, grazie e benvenuto nel blog.
      Come faceva a sapere che tipo di racconto avrebbe gradito la giuria? Spesso i nomi della giuria neanche si sanno.
      Comunque anche scrivere in base al committente è un buon esercizio, ma non significa abbandonare la propria personalità.

  22. Tiziana
    29 giugno 2016 alle 22:12 Rispondi

    Non sono così pienamente d’accordo con la “teoria “di usare Facebook e Twitter per farsi conoscere e creare un proprio pubblico🤔di lettori.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2016 alle 08:02 Rispondi

      Ciao Tiziana, benvenuta nel blog. Facebook e Twitter vanno conosciuti e richiedono tempo e competenze per dare risultati. Io da FB mi sono allontanato per sempre e mi sto allontanando anche da Twitter. Ma io non faccio testo :)

  23. Tiziana
    30 giugno 2016 alle 08:30 Rispondi

    Grazie.È un piacere .Allora nemmeno io faccio testo. Ho i profili di entrambi, ma sono lì. Fb giace da solo …😀

  24. Fiamma
    19 luglio 2016 alle 16:20 Rispondi

    Ciao, bello il tuo blog, molto stimolante e anche istruttivo, in questa pagina ho trovato alcune cose davvero interessanti. Volevo chiederti una cosa, questo blog con quale host l’hai aperto?
    Oddio qui io brancolo nel buio, vorrei aprire un mio sito…(con Aruba, Register ecc….) ma ogni volta che cercavo dei commenti ne trovavo di pessimi e scoraggianti. Quindi sono punto e a capo.
    Mi daresti un consiglio?
    grazie!

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2016 alle 16:37 Rispondi

      Ciao Fiamma, grazie e benvenuta nel blog. Questo blog ha cambiato società di hosting da poche settimane, ora sta su Serverplan.

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