Come scrivere l’incipit di un romanzo?

Nei miei primi tentativi di scrivere il mio capolavoro fantasy l’incipit era per me una pura descrizione del paesaggio, come se lo scrittore dovesse accompagnare il lettore nel mondo da lui creato e farlo avvicinare pian piano alla scena.
A quel tempo avevo pochissime letture sulle spalle e più tardi ho potuto constatare che esistono tantissimi modi per scrivere un incipit e, soprattutto, che questi modi non possono essere legati al genere narrativo.
Non è scritto da nessuna parte che un fantasy debba iniziare con una descrizione.
Tre incipit a confronto di romanzi fantasy
Il Signore degli Anelli di John R.R. Tolkien
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbyville si mise in agitazione.
La Spada di Shannara di Terry Brooks
Il sole tramontava già fra le profondità verdi delle colline a ovest della vallata, e le sue ombre rosse e rosate sfioravano gli angoli più remoti della campagna, quando Flick Ohmsford cominciò la sua discesa.
Il Trono di Spade di George R.R. Martin
Le tenebre stavano avanzando.
«Meglio rientrare.» Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. «I bruti sono morti.»
«Da quando hai paura dei morti?» C’era l’accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce.
L’incipit proposto da Tolkien emana tranquillità e spensieratezza. Gli stessi personaggi introdotti sono una razza pacifica. Tutto fa supporre che si tratti di un mondo ideale, in cui nulla di malvagio potrà mai accadere.
Nel secondo caso Brooks ha preferito iniziare con la descrizione del paesaggio, che prosegue ancora per qualche riga. L’atmosfera è quella magica di un mondo antico e pulito, che però fa presagire qualcosa di oscuro.
Martin ha offerto al lettore le tenebre. Fin dall’inizio entriamo in un mondo minacciato da un pericolo che mette i brividi, ma non è la paura dell’horror, del soprannaturale, ma di un qualcosa di reale, che esiste al di là del nostro mondo, della barriera che è stata innalzata.
Tutti e tre gli incipit secondo me funzionano. Frank Herbert ha scritto che in realtà non esiste la fine di una storia, la fine è solo il punto in cui uno scrittore decide di concluderla, di interrompere la narrazione anzi.
Secondo me si può applicare lo stesso concetto all’inizio della storia. Non esiste un vero incipit, ma l’inizio è solo il punto in cui lo scrittore decide di cominciare a narrare la sua storia. In fondo una storia va scritta iniziando dalla fine. Dunque è solo un ragionare sul punto temporale migliore per cominciarla.
Descrizione, azione del personaggio, evento: la scelta è sull’effetto migliore che si può ottenere, in funzione anche – e soprattutto – dell’evolversi della storia. Quando abbiamo in mente – e sugli appunti – tutta la nostra storia e la sua struttura, allora l’incipit nascerà da solo. Sarà suggerito dalla storia stessa.
Che ne pensate? Come scrivete l’incipit delle vostre storie?
Daniele Imperi
Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.





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Sono d’accordo. L’incipit nasce dopo che si è già scritta buona parte della storia. Si scrive un incipit e si prosegue. Poi, quando si rilegge, nascono le modifiche e l’incipit spesso viene riscritto alla luce degli avvenimenti seguenti.
Anch’io scrivo l’inizio della storia pensando alla fine. E mi piace partire in media res, soprattutto nei racconti ma anche nei romanzi. Ho letto moltissimi scritti su come scrivere un buon incipit, ma credo che tutto dipenda dal tipo di storia e dallo stile che poi si porterà avanti nel testo. Non mi piace molto partire con descrizioni dell’ambientazione, quindi, a mio gusto, sono più interessanti il primo e il terzo incipit. Il primo in particolare mi ha ricordato una regola che avevo letto tempo fa e cioè che partendo con una subordinata e/o con una preposizione articolata si incentiva il cervello del lettore a proseguire la lettura della frase e ciò rende l’incipit accattivante. Di certo non basta a tener inchiodato il lettore fino all’ultima pagina del libro, ma si può sempre provare!
morena,
Mi è capitato di buttare un intero incipit, perché non mi piaceva. Poi, rileggendo la scaletta e ripensandoci, ne ho scritto uno che ho lasciato.
Romina Tamerici,
Tu vai sul tecnico
Fammi un esempio, che è meglio
Apprezzo gli incipit essenziali, ordinari. Non mi piace la calma dopo la tempesta, per intenderci: un incipit non può promettere quello che non manterrà.
Mi permetto di proporre quello del mio thriller scientifico, assolutamente ordinario:
“Sorvolando l’europa centrale André Lafarge immaginò una per una le città nascoste sotto la buia cortina di nuvole”.
Ah si, Europa maiuscolo…
@Franco: sì, l’incipit può essere tranquillo come il tuo e avere lo stesso un buon effetto. In fondo introduce a una storia, a un nuovo mondo.
Secondo la teoria che avevo citato è meglio cominciare un incipit con una subordinata e/o una preposizione.
In altre parole è meglio:
“Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbyville si mise in agitazione
Rispetto a:
“Il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima e tutta Hobbyville si mise in agitazione.”
Anche se le modifiche sono poche, la sonorità del brano muta.
La versione migliore dovrebbe cominciare con una preposizione:
“Nell’annunciare che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins mise tutta Hobbyville in agitazione.”
In questo modo, l’occhio è obbligato a scorrere varie parole prima di trovare il soggetto della frase.
Chiedo perdono a Tolkien per aver giocato con il suo incipit. Spero che con l’esempio ora sia chiaro ciò che intendevo.
Di solito parto con un incipit che non cambio più. Ma in realtà mi è capitato di modificarlo oppure di riscriverlo da zero. Alla fine è la storia che comanda non l’incipit, e se lei non lo gradisce, occorre obbedirle.
@Romina: chiaro, però mi piace più quello di Tolkien, il terzo per niente.
@Marco: vero, è la storia che comanda. A me è capitato di cambiare gli incipit, ma di rado.
[...] sempre pensato che il finale di una storia dovesse essere memorabile, allo stesso modo di come un incipit doveva essere sensazionale. Se l’inizio del romanzo o del racconto avevano l’obbligo di [...]