L’incipit nel Fantastico

L'incipit nel Fantastico
Come iniziare a #scrivere una storia fantastica?

Ogni genere letterario predilige o meno un incipit suo? Che cosa fate prima di acquistare un libro? Beh, io ne leggo le prime righe, al massimo mezza pagina.

Mi bastano quelle poche righe per capire se la storia può appassionarmi o meno. La copertina ha un suo peso, certo: attira l’occhio. Ma è poi il primo contenuto che permette al lettore di comprare e leggere un libro.

Prima di scrivere un romanzo fantastico è così importante capire come sarà l’incipit? Per me sì, e infatti una delle cose che maggiormente mi preoccupano di K. è proprio l’incipit. Mentre per P.U. no, il romanzo – ho scoperto che non posso definirlo più un semplice racconto – è già iniziato.

Significato di Fantastico

Soffermiamoci un attimo su ciò che racchiude questa parola, una parola che definisce un genere narrativo. Fantastico. Una storia che sta al di fuori della nostra realtà. È qui che sta il segreto dell’incipit nel Fantastico: far capire subito al lettore che sta per entrare in un universo differente dal suo.

Come? Non certo con le solite descrizioni.

L’importanza dell’aspettativa

Siamo in una storia che non appartiene al nostro mondo: ma soprattutto siamo in una storia in cui sta per accadere qualcosa di completamente nuovo, di grandioso, di epico, di apocalittico, di distruttivo. Un evento di enorme risonanza.

Quando vogliamo introdurre tutto questo? Nell’incipit, secondo me. Un incipit sospensivo, che crei anticipazione nel lettore con la giusta dose di suspense.

La captatio benevolentiae come arma di seduzione

Ce lo insegna la retorica. Catturare i lettori per avere il loro favore. Catturare la loro attenzione e il loro benestare. Usare questa tecnica con parsimonia, facendo leva su conoscenze pregresse del lettore in modo da stimolarne la curiosità e portarlo a continuare la lettura.

3 incipit di romanzi fantastici da Riccardo Coltri

Leggiamo ora questi tre brani presi da altrettante opere dello scrittore italiano.

Zeferina

File di denti erano tatuate e intagliate sulla pelle di entrambe le guance con minuziose scarificazioni, diventando semplici disegni quando si congiungevano sulle labbra colorate di bianco; nere le palpebre, il dorso del naso e le narici per far credere, nel buio, si trattasse di cavità.

Di loro si diceva che parlassero ai gufi, gli uccelli diventati notturni dopo la Crocefissione, e quando tornavano, battendo fra loro sassi per creare echi, moniti a non guardare, erano ombre davanti alle finestre, maschere di teschi che si avvicinavano ai vetri. Per omaggiarli si inchiodava carne sulle porte delle stalle, si lasciavano vino e pezzi di pane, biscotti.

La corsa selvatica

Continuando a reggere Celeste per i piedi, Elia indietreggiò. Diede un calcio all’indietro, aprendo la porta, ed entrò di schiena. «Cos’ha detto?» chiese a Nato, che teneva il ferito per le braccia. «Cos’ha detto?»

«Non lo so».

Celeste aveva un fazzoletto appallottolato in bocca, gli occhi sbarrati. Mentre veniva appoggiato sul pavimento emise un altro, lungo ringhio.

Nato corse verso un cassettone, vi rovistò.

Goetia

Inginocchiato, frugò per terra.

Afferrò il verme con pollice e indice e lo sollevò sopra alla testa, fissandolo con gli occhi incrociati, le labbra premute sotto la barba folta.

Si alzò, facendo rimbalzare contro le allacciature di cuoio del cappotto lercio il binocolo e la borraccia, e zoppicò verso il casermone di cemento, tenendo l’animale nel pugno.

Con la mano libera ravviò la ciocca di capelli che gli era finita davanti a un occhio, sentì un rumore e si voltò verso l’entrata orientale, nel punto dove l’asfalto digradava e il percorso diventava di terra ed erba.

Che cosa hanno in comune tutti questi incipit?

La mancanza di un’introduzione. Il lettore non viene abituato al mondo fantastico, ma catapultato senza mezzi termini. Uomini con volti simili a teschi, riti antichi e sconosciuti, un uomo che ringhia. In ogni inizio siamo già dentro la storia.

E vogliamo saperne di più.

La strategia dell’incipit in media res

Coltri ha usato questa tecnica. Una tecnica che prediligo sopra a tutte. I tempi del “C’era una volta” sono finiti, li lasciamo alle storie per i bambini. Prendiamo invece il lettore e buttiamolo nell’arena senza prima avvertirlo.

I vantaggi non sono da trascurare:

  • il lettore non si annoierà
  • avrà fame di conoscere il resto
  • noi prendiamo subito il ritmo della storia
  • un incipit in media res è più semplice e veloce da scrivere

La funzione drammatica dell’incipt

Il mio romanzo P.U. inizia in modo drammatico. È stata una scelta casuale, ma anche l’unica che credo possibile. L’incipit, se ci pensate bene, ha davvero una funzione drammatica, specialmente nel Fantastico.

Questa mia idea si ricollega a quanto detto sopra: se la storia è fantastica, allora sta per succedere qualcosa di grosso, che non è certo il matrimonio della principessa dagli occhi blu o la vittoria del torneo dello straniero senza nome.

Nel Fantastico si sta per consumare un dramma, la cui portata è quasi sempre mondiale. Provate a immaginare se Il Signore degli Anelli non fosse iniziato con la festa di compleanno di Bilbo Baggins. Avete sentito la portata di quel dramma? Io no, a dire la verità. Quel romanzo mi richiama alla mente atmosfere bucoliche e di pace.

La regola delle 7 domande

Prima di scrivere un incipit chiedetevi:

  1. chi entra in azione
  2. per conto di chi sta operando
  3. che cosa fa
  4. dove si trova
  5. perché sta compiendo quell’azione
  6. quando avviene il fatto
  7. come avviene

Informazioni da dare nell’incipit, o quanto meno da lasciar trapelare. Sono domande a cui bisogna rispondere, perché dalle risposte dipende lo svolgersi della storia. E la lettura dei nostri lettori.

Gli incipit delle vostre storie fantastiche

Quali prediligete? Sono scritti sempre con la stessa tecnica? Concordate con le mie idee?

Categoria postPublicato in Fantastico, In evidenza - Data post22 gennaio 2014 - Commenti24 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Salvatore 22 gennaio 2014 at 09:51

    L’incipit è fondamentale, lo sanno pure i sassi e come lettore anch’io leggo le prime frasi per decidere se la storia mi interessa. Naturalmente copertina e titolo devono attirarmi verso il libro, ma l’incipit è ciò che mi convince a leggerlo e quindi a comprarlo.

    Detto questo, mi piacerebbe leggere anche il contrario, cioè che nel tuo post – o in un post futuro – presentassi anche degli esempi di incipit non in media res, ma che funzionano ugualmente. Sarebbe interessante il confronto. :)

    • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 12:07

      Ciao Salvatore,

      ok, riunisco incipit di romanzi sul Fantastico o anche di altri generi che non siano in media res.

  • Alessandro Madeddu 22 gennaio 2014 at 10:25

    Come, non s’usa più iniziare i romanzi fantastici con quindici pagine di descrizione dei fenomeni atmosferici? :D Che poi, dannazione, manco stessero descrivendo l’atmosfera di Giove: al massimo il solito tramonto che fa cadere gli zebedei a terra.

    • Salvatore 22 gennaio 2014 at 11:44

      Ma vuoi mettere il vantaggio di analizzare la composizione chimico/molecolare dell’atmosfera in cui è ambientata la storia prima di decidere se proseguirne la lettura? Scusa ma secondo me è un vantaggio da non tralasciare! Quindici pagine sono pochine in effetti.

    • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 12:08

      Se vuoi, possono mettermici d’impegno :D

  • Michele Scarparo 22 gennaio 2014 at 10:37

    Come avevo messo in un commento un po’ di tempo fa, anche io sono convinto che l’incipit debba buttarti dentro la storia. Invece di ripetermi, però, ti lascio una storiella su uno scrittore alle prese con un incipit. Solo per farsi due risate :)
    http://michelescarparo.wordpress.com/2013/12/16/i-riusciti-sposi

  • Moonshade 22 gennaio 2014 at 11:39

    Una cosa da cui ho imparato a diffidare sono le fascette pubblicitarie: non c’entrano nulla con il libro che sponsorizzano, sono superflue e fastidiose. Io generalmentefaccio i passaggi titolo-copertina- riassunto- prezzo -*cerca l’autore in internet in inglese se è straniero per sincerarsi che sia il volume 1 e non il 4 come fanno spesso*- apro a caso per vedere se mi piace come scrive. Poi dipende molto dal libro per l’incipit: il media res devi essere capace a usarlo, è solo più catastrofico se cominci un libro con una situazione chiassosa per non parlare di cose che a pagina 310 saranno fondamentali. Il tempo ‘atmosferico’ dovrebbe essere usato come mezzo ‘visivo’, l’incipit alla superquark con 20 pagine di nulla ormai lo accetto solo per romanzi di una certa età perchè erano rivolti a lettori che non avrebbero mai visto la facciata di notre dame, la steppa russa e i fondali oceanici.

    • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 12:10

      Le fascette sono marketing, quindi il più delle volte scritte solo per vendere.

      Concordo sugli incipit dei romanzi di un tempo: non avevo pensato che erano rivolti a particolari lettori.

  • micaela 22 gennaio 2014 at 13:54

    Assolutamente le tre cose che guardo, quando compro un libro sono : titolo, immagine di copertina e la prefazione scritta all’interno della copertina. (non ho mai pensato di leggere l’ incipit iniziale) Diciamo che vado a “fiuto” passatemi il termine. Le prime pagine sono fondamentali, si. Io per esempio, non riesco ad affrontare i libri di Harry Potter, mi riesce più naturale leggere Dan Broun, o Gleen Cooper. Due abissi, due mondi diversi, due generi romanzeschi completamente opposti.
    Fra i tre racconti proposti, il primo lo trovo dispersivo. Ho dovuto rileggerlo più volte, per capire bene la scena descritta; mentre gli altri due ho visualizzato subito l’immagine.

    • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 16:31

      Io invece ho divorato gli Harry Potter e odiato Dan Brown :D

      • micaela 22 gennaio 2014 at 17:28

        Pensa, io non leggevo mai a parte gialli mondadori. Tutti mi dicevano prova Harry Potter; ma zero. Avrò iniziato a leggere il primo almeno otto volte. Il Codice da Vinci e Il simbolo perduto mi entusiamavano; li ho divorati in 7 e 12 giorni. Ho apprezzato il genere, più di altre storielle come “I love Shopping con mia sorella” di Sophie Kinsella. Non è il mio genere. Adoro i particolari svelati poco alla volta, e che il libro mi tenga sulle spine fino alla fine. Ti posso consigliare…? “La bibblioteca dei morti” di G. Cooper. E’ una trilogy assieme a “Il libro delle anime” e “I custodi della bibblioteca” eccezionale. Il fatto che usa particolari veri della vita di grandi personaggi storici come Michelangelo, Nostradamus, e che parli di opere d’arte (forse perchè ho la passione per l’arte) mi eletrizza. Sè cerchi un buon incipit…beh non rimarrai deluso, anzi !!! ;-)

        • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 17:43

          “La bibblioteca dei morti” e “Il libro delle anime” di G. Cooper ce l’ho, ma devo ancora leggerli.

  • Tenar 22 gennaio 2014 at 17:26

    Secondo me ogni elemento della storia determina il tutto, quindi è difficile considerare gli incipit come qualcosa di a sé stante. Ciascuno è diverso com’è diversa ciascuna storia. Un elemento determinante è, ad esempio, il narratore. Una storia narrata in prima persona inizierà in modo diverso da una narrata in terza. Il mio incipit preferito, quello citato sul mio blog è:
    “Stenderò il mio rapporto come se fosse una storia. Mi è stato insegnato, quand’ero bambino, sul mio pianeta natale, che la Verità è una questione di immaginazione.” (La mano sinistra delle Tenebre, U.K. Le Guin) Impensabile in una narrazione in terza persona.
    Mi è piaciuto molto l’incipit del romanzo che sto leggendo adesso, Elantris (B. Sanderson)
    “Il principe Raoden di Arelon si svegliò presto quella mattina, del tutto inconsapevole di essere stato dannato per l’eternità.”Impensabile per una narrazione in prima persona.

    • Daniele Imperi 22 gennaio 2014 at 17:46

      Sulla prima e terza persona sono d’accordo. In terza persona l’incipit della Le Guin potrebbe essere:

      “Decise di stendere il suo rapporto come se fosse una storia. Le era stato insegnato, quand’era bambina, sul suo pianeta natale, che la Verità è una questione di immaginazione.”

      Dici che fa schifo? :D

      L’incipit di Elantris non mi piace. Tra l’altro, trovo poco scorrevole leggere quel nome, Raoden di Arelon, con sillabe somiglianti. Sembra uno scioglilingua. In questo caso, però, è vero che in prima persona non si può rendere.

  • Tenar 22 gennaio 2014 at 18:11

    Il terza persona l’intero romanzo della Le Guin non potrebbe esistere. Il fatto di essere la relazione di una sorta di ambasciatore è un punto cardine della vicenda.
    L’incipit di Sanderson a me è piaciuto, ma sono gusti. Le sillabe sono simili per un motivo preciso, ma questo ha a che fare piuttosto con la costruzione del mondo e esula dal discorso incipit.
    Personalmente nella scelta dei miei incipit la domanda: “chi è il narratore?” ne influenza molto la forma. Se è un narratore esterno e onnisciente anche l’incipit sarà più distaccato, se il narratore è interno mi chiedo come inizierebbe lui a raccontare la storia. Un narratore interno ottocentensco, ad esempio, non disdegnerebbe il vecchio incipit atmosferico, impensabile per un racconto in terza persona scritto oggi.

  • Kentral 23 gennaio 2014 at 21:18

    In merito a questi vostri ultimi interventi, fra te Daniele e Tenar, in questo momento mi sto dibattendo per il mio romanzo proprio fra prima e terza persona.

    Ho l’incipit in prima persona e non può essere portato in terza a meno di perdere il phatos a forma di confessione del protagonista maschile.

    Ma il romanzo per me può funzionare solo in terza perché altrimenti mi andrei a perdere le sfumature di vita e fatti della co-protagonista femminile che inevitabilmente sarebbero solo desunte dall’occhio del protagonista.
    E come si sa gli uomini non è che siano così bravi, di norma, a comprendere le donne.

    Avete per caso conoscenze di romanzi con incipit in prima e narrazione in terza?

    E’ chiaro che espedienti se ne possono trovare: un bel “disse” o pensò” alla fine dell’incipit, o che quella confessione sia una lettera, un messaggio o altro. Ma sono tutte ipotesi che scarto perché troppo banali.

    Avete suggerimenti?

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 07:34

      Secondo me dovresti trovare il modo di far funzionare incipit in prima e il resto in terza.

      PS: io le donne, infatti, non le capisco e nemmeno voglio capirle, detto proprio sinceramente :D

  • Kentral 25 gennaio 2014 at 10:04

    Grazie del consiglio.
    Effettivamente quella dovrebbe essere la soluzione. Ma occorre qualcosa di originale e credibile. Vediamo cosa partorisco… ops, a proposito di parto, io le donne le conosco bene ormai. A volte è piacevole perdersi nel loro mare in burrasca. Altre volte è desiderabile l’isola deserta. :)

  • Laura Tentolini 25 gennaio 2014 at 15:08

    Leggere l’incipit è come spiare da una porta semiaperta, come un sipario che piano piano si sollevi sulla scena.
    L’incipit è un’occasione irripetibile per agganciare il lettore, è la promessa di una bella storia che va mantenuta fino alla parola fine, è quella paginetta che può portare il lettore fino alla cassa della libreria con il nostro libro in mano.

    L’incipit è fondamentale per il successo di un libro; andrebbe rivisto dopo aver scritto tutta la storia per assicurarsi che sia irresistibile e lasci intuire davvero tutto.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 15:15

      Riscrivere l’incipit dopo aver scritto la storia: ottimo consiglio, anche perché spesso quando si scrive il finale viene cambiato, così come può cambiare parte della trama.

  • Xavier 29 gennaio 2014 at 22:02

    L’incipit è essenziale, deve coinvolgere subito il lettore, fargli intravedere la magia che si compirà andando avanti nella lettura. lo dico da divoratore di libri.
    Buona serata
    Xavier

    • Daniele Imperi 30 gennaio 2014 at 08:02

      Ciao Xavier, benvenuto nel blog.

      Condivido: è dall’incipit che capiamo subito se possiamo apprezzare quel libro.

  • L’urgenza narrativa 10 febbraio 2014 at 05:03

    […] me l’incipit resta la parte più importante del libro. Ovviamente dipende anche dal lettore, perché penso che fra chi legge e chi scrive […]

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