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Come scrivere il finale di una storia

L’excipit

Excipit

Ho sempre pensato che il finale di una storia dovesse essere memorabile, allo stesso modo di come un incipit doveva essere sensazionale. Se l’inizio del romanzo o del racconto avevano l’obbligo di catturare il lettore, il finale – o excipit – doveva salutarlo in modo epico, poetico, celebrativo.

Niente di più sbagliato. Leggendo ho scoperto che i finali sono di diversa natura e che, soprattutto, un finale non è strettamente legato al genere narrativo, ma solo alla storia. È la storia a suggerire il finale, è la conseguenza degli avvenimenti, una sorta di consecutio temporum della narrativa.

A un’azione corrisponde una reazione, quindi un finale.

Tre excipit a confronto di romanzi fantasy

Il Signore degli Anelli di John R.R. Tolkien

Egli trasse un profondo respiro. « Sono tornato», disse.

La Spada di Shannara di Terry Brooks

Curzad Ohmsford dovette aspettare per avere una risposta. I suoi figli già gli erano passati accanto correndo, attraverso la porta della cucina e poi giù per il corridoio verso l’atrio della locanda.

Il Trono di Spade di George R.R. Martin

E, per la prima volta da centinaia di anni, le tenebre presero vita nel canto dei draghi.

Tolkien, che ha scritto un romanzo monumentale, ha concluso la sua storia con una semplice frase, in cui però è racchiusa l’essenza della fine. Quel “sono tornato” fa pensare a un viaggio, a traversie, ad avventure e a battaglie sostenute. Adesso è il momento della calma e del riposo.

Terry Brooks ha scelto un finale che non ha nulla di poetico né sensazionale, anzi. Ho volutamente omesso i paragrafi precedenti, ma con quell’ultima frase l’autore ha fatto capire tantissime cose, ha persino anticipato i romanzi successivi.

Martin, forse non volutamente, ha parlato di tenebre sia nell’incipit sia nell’excipit, eppure non ha scritto un romanzo horror. Il finale in questo caso ha un che di poetico, di evocativo anche. Chiude una parte della storia, per permettere ad altri episodi di nascere e narrare la loro.

Secondo me ognuno di questi finali è azzeccato, stretta e logica conseguenza degli eventi narrati. Excipit suggeriti dalla storia stessa. E qui ritorna Herbert, questa volta in un post che gli compete: Non c’è nessun vero finale. Esso è solo il punto in cui fermi la storia.

E ha ragione. L’abilità, semmai, sta nel trovare l’esatto punto per concludere la storia. Il punto che dà al lettore sia la soddisfazione estrema della lettura sia quel pizzico di nostalgia che dovrebbe provare alla fine del romanzo.

Poesia o no, dunque? Dipende dagli eventi, dalla scena immediatamente precedente il finale. Lo scrittore deve sapere che interrompere la storia troppo presto crea un’insoddisfatta aspettativa nel lettore, così come un inutile prolungamento crea noia e disinteresse.

Come scrivete i finali delle vostre storie? Che sensazioni volete trasmettere al lettore alla parola fine?

17 Commenti

  1. Carlo
    24 luglio 2012 alle 07:30 Rispondi

    I finali che preferisco sono quelli cosiddetti “aperti”, che cioè lasciano diverse posibilità (ilprotagonista vive o muore? I due si sposano o no? Il progetto andrà in porto o sarà un fallimento), perché lasciano più spazio al lettore, è come se gli dessero fiducia, in un certo senso

  2. Daniele Imperi
    24 luglio 2012 alle 10:13 Rispondi

    Sì, anche io. In fondo solo per le favole o per le storie per bambini occorre scrivere un finale di un certo tipo. I finali che ho analizzato secondo me lasciano quello spazio al lettore.

  3. Lucia Donati
    24 luglio 2012 alle 10:37 Rispondi

    Mi piace il paragone con la “consecutio temporum”. Io preferisco scrivere finali a sorpesa (ma non sempre): quelli in cui il lettore possa vedere che la realtà non è solo quella che, per presunzione ( nel senso di presumere), pensiamo che sia, spesso immutabile. Mi piace dare il suggerimento che, forse, si potrebbe vedere le cose diversamente dal solito e, magari, scoprire che, pensate in quel modo nuovo, offrono possibilità inaspettate.

  4. Daniele Imperi
    24 luglio 2012 alle 11:12 Rispondi

    Lucia Donati,

    I finali a sorpresa sono buoni, anzi secondo me il lettore non deve aspettarsi un finale.

  5. Romina Tamerici
    24 luglio 2012 alle 13:22 Rispondi

    Una volta ho sentito dire (ovviamente cito a braccio, quindi le parole non saranno esatte): “Se l’incipit è ciò che ci spinge a leggere un libro, l’excipit sarà quello che ci porterà o no a leggere un altro libro dello stesso autore”. Sarà vero? Forse sì.

    Trovo anche che sia più difficile scrivere il finale di una storia piuttosto che l’inizio. L’incipit è sempre molto curato, pieno di mistero e promesse sul resto del libro, il finale invece deve sorprendere ma anche tirare le fila del discorso. In ogni caso va curato con la stessa attenzione che si dedica all’incipit perché un finale banale o troppo piatto può far dimenticare anche la bellezza delle pagine precedenti!

    I tre finali che hai citato sono bellissimi, secondo me. L’ultimo poi mi sembra proprio interessante (per curiosità: “Il trono di spade” è il libro da cui hanno tratto la serie che facevano in TV? Ho visto solo una puntata ma non mi ha convinta per niente…).

  6. Daniele Imperi
    24 luglio 2012 alle 13:27 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Sul primo punto non sono d’accordo. Il finale dipende dalla storia e non puoi giudicare un autore dal finale, ma dall’intera storia.

    L’incipit concordo che deve essere più curato, perché deve invogliare a leggere il libro. Non che il finale non abbia bisogno di cure, non deve però cadere nella banalità.

    Il trono di spade è stato trasmesso come serie TV insieme agli altri romanzo, ma non so se in Italia…

    Comunque mi hai dato l’idea per un post, grazie :)

  7. Salomon Xeno
    24 luglio 2012 alle 13:44 Rispondi

    Mi trovo completamente in accordo con Herbert. I tre finali da te riportati sono in qualche modo “giusti” per le rispettive storie, che ho avuto modo di leggere.
    In qualche modo David Gemmell, un altro autore fantasy, non mi ha mai soddisfatto. Concludeva i suoi libri con un epilogo di mezza pagina, dove riassumeva qualche fatto successivo alla storia (tipo “morirono tutti” o “vissero felici”) oppure lasciava uno scorcio su eventi successivi nella saga. Il vero excipit lo trovo nell’ultimo capitolo: “The sound of laughter echoed through the keep”.
    Molto alla Martin.

  8. Salomon Xeno
    24 luglio 2012 alle 13:48 Rispondi

    (per curiosità: “Il trono di spade” è il libro da cui hanno tratto la serie che facevano in TV? Ho visto solo una puntata ma non mi ha convinta per niente…).    


    Sì, è la serie TV tratta dai libri, ma sconsiglio di guardarla in italiano.

    Tra l’altro, Daniele, mi viene in mente un’altra cosa riguardo Martin. Dato che la Mondadori ha suddiviso i libri in 2 (o 3) parti ciascuno, e quando li ha divisi non ha mai dato titoli con indicato “parte 1” e “parte 2”, è possibile che il lettore italiano ignaro non abbia, una volta su due, la giusta percezione dell’excipit, essendo solo uno dei due quello vero.

  9. Daniele Imperi
    24 luglio 2012 alle 14:01 Rispondi

    Salomon Xeno,

    Herbert ha scritto una grande verità :)

    Sui libri di Martin: ho scelto il finale reale del primo romanzo, quindi in italiano è il finale del secondo libro uscito.

  10. Romina Tamerici
    24 luglio 2012 alle 16:44 Rispondi

    Daniele Imperi,
    Il finale ovviamente dipende dalla storia, io mi riferivo al fatto che un finale non curato (a prescindere dal suo contenuto) non invoglia a ricordare un autore!

    Sono lieta di averti dato un’idea anche se non so di preciso cosa ho detto per ispirarti. Prima o poi leggerò il post in questione e capirò, forse…

  11. Romina Tamerici
    24 luglio 2012 alle 16:46 Rispondi

    Salomon Xeno,
    Grazie per la precisazione… Io di solito amo quel genere di serie, ma mezza puntata di quella mi ha fatto capire che era meglio lasciar perdere. Forse se avessi insistito… boh, secondo te guardata in lingua originale migliora molto?
    Ops, Daniele, scusa l’ennesimo off-topic.

  12. Daniele Imperi
    24 luglio 2012 alle 17:27 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Ti avviserò io del post :D

  13. Il finale di una storia non esiste
    1 aprile 2013 alle 05:00 Rispondi

    […] fa ho pubblicato un post su come scrivere il finale di una storia, mettendo a confronto tre excipit di romanzi fantasy famosi, ognuno diverso dall'altro e ognuno […]

  14. Il finale nel Fantastico
    29 gennaio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] dell’intero lavoro di scrittura. Ricordo negli anni passati le mille domande che mi ponevo su come terminare la storia: volevo un finale sensazionalistico, perché ero convinto che così dovesse […]

  15. Rita Impellizzeri
    1 aprile 2016 alle 18:05 Rispondi

    Si può scrivere un romanzo senza prologo (iniziando dal primo capitolo), ma utilizzando un epilogo a conclusione (dopo l’ultimo capitolo)?

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2016 alle 08:29 Rispondi

      Ciao Rita, benvenuta nel blog. Il prologo non è obbligatorio, anzi la maggior parte dei romanzi non ha un prologo. L’epilogo si può mettere anche se non scrivi un prologo.

      • Rita Impellizzeri
        7 aprile 2016 alle 10:47 Rispondi

        Grazie infinite. Leggo sempre il tuo blog e lo trovo davvero interessante e fatto bene.

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