Cosa non inserire in un romanzo

Il paratesto da escludere nella narrativa

Cosa non inserire in un romanzo

Quali contenuti informativi sono utili nei romanzi? Il paratesto offre una gamma ampia di contenuti, non tutti idonei per un romanzo.

Quando ho parlato della struttura del libro, ho elencato tutti i contenuti informativi previsti, il cosiddetto paratesto. Ovviamente non tutto il paratesto disponibile dovrà inserirsi in un libro, specialmente se si tratta di un romanzo.

Quali contenuti informativi non dobbiamo inserire nei romanzi? Ci ho pensato tempo fa, correggendo le bozze di un manoscritto e trovando del paratesto che avevo ritenuto inutile, superfluo.

Prefazione

È a cura dell’editore, di solito, ma non dell’autore. Serve in un romanzo? Direi proprio di no: aspettiamo che il nostro romanzo diventi un classico e allora sì che servirà una prefazione.

Nella narrativa la prefazione è utile in 3 casi, secondo me:

  1. Classici: come spiegato tempo fa, nei romanzi classici la prefazione decanta il romanzo che si sta per leggere; il curatore ne ripercorre la storia editoriale, parla delle intenzioni dell’autore. In breve è una sorta di saggio sul romanzo.
  2. Romanzi di autori famosi: Philip K. Dick, pur essendo deceduto ormai da anni, non può ancora ritenersi un autore classico, ma i suoi romanzi sono sempre accompagnati da una prefazione e talvolta anche da una postfazione.
  3. Opere postume: in questo caso è doverosa sia perché l’autore potrebbe essere sconosciuto (e magari non aver mai pubblicato nulla) sia per spiegare ai lettori perché l’opera non è stata mai pubblicata dall’autore in vita.

Introduzione

Essendo a cura dell’autore, credo sia un peccato di presunzione scrivere un’introduzione al proprio romanzo.

Abbiamo detto che, a differenza della prefazione, l’introduzione si focalizza sul testo, è scritta, cioè, dall’autore per spiegare il testo ai lettori. E già da questa definizione deduciamo l’assoluta inutilità dell’introduzione in un romanzo moderno.

Elenco dei personaggi: quando inserirlo?

Raramente ho trovato l’elenco dei personaggi in un romanzo. Se ricordo bene, finora m’è capitato nei romanzi della saga fantasy delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, che ha una caterva di personaggi, nella saga fantasy su Avalon di Marion Zimmer Bradley e in qualche romanzo storico.

Il mio romanzo di fantascienza ne ha per ora 72 e un elenco di personaggi sarebbe logico, ma a me sembra inutile. Non credo che lo preparerò, quindi.

Note esplicative: sì o no?

Bella domanda. Ho corretto le bozze di un romanzo fantasy e ho trovato delle note a fondo pagina, che spiegavano creature, armi, caste, ecc. Non ne ho visto l’utilità, se non quella dell’autore nel dare all’opera un valore aggiunto, che di fatto non ha avuto.

Riflessione: nel romanzo di Tolkien Il Signore degli Anelli ci sono creature mostruose, come ci sono aspetti delle società delle varie razze (Hobbit, Elfi, ecc.), ma non ci sono note a fondo pagina.

Ho letto parecchi romanzi fantasy e di fantascienza e non c’è mai stato bisogno di note esplicative a piè di pagina.

Ergo: per me sono da evitare assolutamente in un romanzo.

Eccezione: sì, c’è un’eccezione e ne accennai in un commento al mio articolo sulla struttura del libro. Il romanzo di Amitav Ghosh Il fiume dell’oppio è pieno di termini indiani, per esempio bonoy, bowji, sala, sakubay, chakki, gardmanzé, chutney, bhojouri, arwi, mourungoue, songe, cambaré-beti, per citare solo quelli presenti nelle prime 2-3 pagine, se non me n’è sfuggito qualcuno.

Che significano? Non ne ho la più pallida idea e non potevo certo fare una ricerca online per ogni termine indiano che trovavo, erano troppi. In quel caso il traduttore avrebbe dovuto inserire le note a fondo pagina (non a fondo libro!), per facilitare la comprensione del testo.

Glossario: è davvero necessario?

In un romanzo? No, no e poi no!

Il glossario, ce lo dice il vocabolario Treccani online, è una

raccolta di vocaboli, per lo più antiquati o rari, o comunque bisognosi di spiegazione, registrati in genere in ordine alfabetico e seguiti dalla dichiarazione del significato o da altre osservazioni;

In un saggio o in un manuale il glossario ha una duplice utilità:

  1. Elencare tutti i termini tecnici o specifici dell’argomento trattato, che potrebbero non essere conosciuti da tutti i lettori.
  2. Offrire una panoramica dei temi trattati, da leggere a mo’ di ripasso.

Ma in un romanzo a cosa serve il glossario? D’accordo che potremmo trovare termini a noi ignoti, e allora? Per quelli esiste il vocabolario.

La differenza con la saggistica e la manualistica sta proprio nella tecnicità e specificità dei termini presenti nel glossario: fanno cioè parte della nomenclatura dell’argomento trattato.

Cosa evitate di inserire in un romanzo?

Avete mai inserito o pensato di inserire prefazione, introduzione, elenco dei personaggi, note esplicative o glossario?

10 Commenti

  1. Franco Battaglia
    giovedì, 15 Luglio 2021 alle 8:00 Rispondi

    Io ho inserito un Curriculum vitae e una Vaga introduzione. Entrambe anomale e visionarie nello spirito della narrazione. Un percorso frastagliato lungo il quale reale e irreale si danno serenamente del tu. Una prefazione era probabilmente fuori posto, anche se il vintage rifà trend… ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 15 Luglio 2021 alle 13:22 Rispondi

      Se è un romanzo visionario, allora il curriculum, che è veramente insolito in un libro in generale, ha un suo perché.

  2. Orsa
    giovedì, 15 Luglio 2021 alle 9:04 Rispondi

    Così il rischio che un romanzo diventi Wikipedia è altissimo. No io l’ho sempre considerato un insieme di elementi da “subire”, come in quelle vecchie pellicole dove i titoli di coda erano tutti all’inizio, e tu schiacciavi il tasto “avanti veloce” per gustare finalmente il film.
    Sono strumenti che hanno sempre avuto scarso impatto sul lettore: paratesto, peritesto ed epitesto sono le periferie anonime di un romanzo, il lettore vuole vedere il centro!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 15 Luglio 2021 alle 13:23 Rispondi

      In un romanzo sono elementi da subire anche per me. L’elenco dei personaggi l’ho letto, ma se non c’era non ne avrei sentito la mancanza.

  3. von Moltke
    giovedì, 15 Luglio 2021 alle 14:09 Rispondi

    Spessissimo le note. Intanto a tradurre espressioni o parole straniere, che mi piace lasciare in originale (credo che dia un po’ più di atmosfera), e poi, qualche volta, a corroborare la storicità di qualche evento che poteva sembrare troppo inverosimile o romanzesco (e poi era proprio quello realmente accaduto). Per il resto, anche se avrei amato molto parlare del mio romanzo in prefazioni o postfazioni, l’ho trovato prematuro per qualcosa di non ancora pubblicato e ho sempre rinunciato.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 15 Luglio 2021 alle 14:13 Rispondi

      Io ho almeno un’espressione straniera, cinese, ma non ho messo il significato nelle note. Certo, se ne hai parecchie, allora le note ci vogliono.

  4. Andrea Cabassi
    giovedì, 15 Luglio 2021 alle 14:47 Rispondi

    Secondo me l’importante è non fare la figura di quello che spiega la barzelletta: se la devi spiegare forse l’hai detta male, e in ogni caso una volta spiegata difficilmente farà ancora ridere.

    Per esempio Terry Pratchett inserisce note molto divertenti e… sì, rendiamo fuorilegge le note a fondo libro!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 15 Luglio 2021 alle 14:54 Rispondi

      Terry Pratchett però ha scritto fantasy umoristici, quindi in quel caso le note divertenti vanno bene.

  5. Kukuviza
    lunedì, 19 Luglio 2021 alle 12:31 Rispondi

    Nei vecchi gialli Mondadori c’era l’elenco dei personaggi.
    E che ne pensi di un glossario in quei romanzi che usano massicciamente parole del dialetto?

    • Daniele Imperi
      lunedì, 19 Luglio 2021 alle 12:54 Rispondi

      Nei gialli anche io ricordo l’elenco dei personaggi.
      Il glossario per le parole dialettali ci sta bene, ma anche le note a fondo pagina.

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