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Lo spauracchio delle recensioni

Quanto ti spaventano le recensioni?
Lo spauracchio delle recensioni

Chi scrive e pubblica deve aspettarsi da un momento all’altro una pioggia di recensioni negative abbattersi sul suo capo con violenza e senza tregua. Pensare al peggio, non come il pessimista di turno, ma come un semplice realista che conosce e accetta le dinamiche del mondo editoriale moderno, del lettore 2.0 che non sta più zitto nel suo angolo di lettura, ma diviene protagonista della nuova editoria.

Il dilettante allo sbaraglio

Quello che uno scrittore alle prime armi deve evitare come la peste è presentarsi come un dilettante allo sbaraglio. Lo è, siamo sinceri. Pubblicare un libro, specialmente in self-publishing, è come andare alla Corrida di un tempo: il rischio di esser fischiati è alto.

Ricordate i vecchi film in cui gli attori di teatro venivano presi a pomodorate? A quel tempo c’era lo spauracchio dei pomodori, come adesso c’è quello delle recensioni negative. Il succo di pomodoro, però, si lava via, mentre le recensioni restano e tornano a far male ogni volta che vengono lette e divulgate.

La maturità dello scrittore

Si matura con gli anni e l’esperienza, soprattutto. Ma io parlo di un’altra maturità, quella comportamentale, quella che ti fa affrontare un insuccesso con signorilità e voglia di ricominciare. Quella che non ti abbatte, quella che ti fa capire di essere veramente uno scrittore.

Perché uno scrittore non è solo un fanatico della scrittura, uno che ha la smania di vedere il suo nome nelle librerie, ma è un imprenditore che immette nel mercato editoriale un prodotto che non serve a nessuno, che nessuno ha richiesto.

E questo va sempre tenuto a mente, ogni volta che si decide di pubblicare un libro: nessuno vi ha chiesto di farlo, almeno finché non diventerete famosi.

Se un libro è un prodotto…

… allora il cliente-lettore ha diritto a non esserne soddisfatto. E un cliente insoddisfatto parla. Adesso, coi blog e i social media, il passa parola è più immediato, veloce, perfino istantaneo. E soprattutto resta, farà parte della storia di internet – almeno finché non interverranno forme di censura qui e là.

Il prodotto-libro è un bene non richiesto dalla società, ma è comunque un bene che viene acquistato e pubblicizzato. Chi spende denaro e tempo per leggerlo ha pieno diritto a dire la sua su quel prodotto.

La recensione di un libro è la recensione di un prodotto

Contestare un prodotto non significa contestare l’autore, come criticare un cellulare non significa criticare l’intera marca che l’ha realizzato. È normale, umano anche, produrre un bene non gradito al pubblico.

Nel caso dei libri, però, bisogna considerare alcuni fattori che, in molti casi, passano inosservati. Quando acquistiamo un prodotto qualsiasi, quel prodotto deve corrispondere a precise caratteristiche: deve funzionare, innanzitutto. Deve avere una buona presentazione estetica. Deve possedere elementi in comune con i prodotti simili.

Quali sono gli elementi che un libro deve avere in comune con gli altri libri?

  • Copertina professionale
  • Storia ben strutturata
  • Testo ben scritto
  • Intervento di un editor
  • Prezzo adeguato al prodotto

È chiaro che, acquistando un ebook autopubblicato e trovando pochi o nessuno di questi elementi, questo scatenerà le ire del lettore, perché ha comprato un prodotto non funzionante e arrangiato.

Lo scrittore intelligente

Impara dalle critiche. Sa che esistono i lettori e dunque sa che quei lettori parleranno di lui e del suo prodotto-libro. Ne parleranno bene, ma anche male. Lo scrittore intelligente partirà preparato. Saprà affrontare le recensioni col dialogo.

È chiaro che sto parlando di vere recensioni. Ricevere un commento del tipo “Fa schifo” non deve preoccupare lo scrittore, non vale neanche la pena rispondere all’idiota di turno. Quella non è una recensione, ma solo un giudizio approssimativo e neanche motivato.

Parliamo di recensori

Sono visti come stroncatori di carriere letterarie, in alcuni casi, additati come incapaci, mentre sono semplicemente dei lettori che esprimono un giudizio dopo aver perso il loro tempo a leggere un prodotto-libro.

In questo post ho chiesto l’intervento di uno di questi lettori-recensori. Sentiamo che cosa ha da dire.

Un obbrobbrio nel web

Alessandro Cassano, lo spaventa-scrittori. Seguo da tempo il suo blog, ha uno stile particolare, parla in modo schietto, sarcastico. È il suo stile e basta, può piacere o meno, si può condividere o meno. È uno che legge e, dunque, parla di ciò che legge. È uno che paga, anche, ciò che legge e, dunque, ha diritto a parlarne. Diritto innegabile di tutti, poi.

Ho voluto porre ad Alessandro alcune di domande sulle sue recensioni e sulle bombe che hanno innescato, viste le lamentele e le minacce di denuncia.

Che idea ti sei fatto degli scrittori indipendenti? Sono maturi, secondo te, come scrittori? Mi riferisco al loro atteggiamento nei confronti delle critiche, non alla loro scrittura.

So che questa affermazione farà storcere il naso a qualcuno, ma devo ammettere che gli scrittori veri nell’ambito del self-publishing sono davvero pochi. Per “scrittore vero” intendo un autore che potrebbe tranquillamente entrare nelle grazie di una casa editrice e che vede nel self un’opportunità anziché un ripiego. In troppi hanno la smania di pubblicare il prima possibile, illudendosi di essere preparati. Quando qualcuno gli fa notare che il loro scritto non è proprio un capolavoro… le reazioni sono spesso patetiche, disastrose. Si tratta di atteggiamenti che dimostrano una chiusura mentale nei confronti della critica, una cubitale dichiarazione di non volersi mettere in discussione. Se un autore reagisse positivamente a una “stroncatura”, prendendola in modo meno drammatico e impegnandosi a migliorare, sarei il primo a incoraggiarlo e a prenotare una copia del suo nuovo libro. Purtroppo, non è mai accaduto.

Ora parliamo invece di scrittura. Hai trovato qualità negli ebook autoprodotti, dalla scrittura al prodotto-ebook finito?

Otto ebook su dieci sembrano bozze, piene di refusi ed orrori grammaticali. La punteggiatura è spesso lasciata al caso e la generale incuria lascia intendere che gli autori non si siano neanche degnati di utilizzare lo strumento di controllo ortografico presente ormai in tutti gli editor di testo. Ripetizioni e cliché spopolano, le trame sono spesso inconsistenti. Trovare qualcosa di positivo in questo coacervo di sbadataggini è davvero difficile.

C’è un limite, secondo te, al linguaggio da usare per scrivere la recensione di un libro? Tu stesso ti poni dei limiti?

Il limite, a mio avviso, consiste nell’onestà intellettuale. Si esprime un’opinione sull’opera, non sull’autore. L’imparzialità è merce rara, ma se non si è disposti a metter nero su bianco ciò che si pensa davvero di un prodotto letterario e a incassare reazioni spropositate e offese personali da chi si aspettava lodi e visibilità, meglio lasciar perdere. Una recensione positiva può esser scritta, per assurdo, anche senza aver letto un libro. Una critica ben motivata necessita di cognizione di causa e di un impegno ben maggiore. In molti mi hanno attaccato per il mio sarcasmo, additandomi di aver usato un tono e un registro linguistico irrispettosi. La verità è che troppo spesso è l’aspirante scrittore a mancar di rispetto ai fruitori delle sue opere, propinandogli testi dall’esasperante mediocrità.

Per voi le recensioni sono uno spauracchio?

Vi sentite preparati ad affrontare un recensore? Avete paura delle recensioni dei lettori? Qual è la vostra opinione sulle recensioni e quanta libertà dovrebbero avere, secondo voi?

63 Commenti

  1. Elisa
    11 novembre 2013 alle 08:03 Rispondi

    Beh la mia esperienza in fatto di recensioni negative me la sono fatta e tieni presente che si trattava di libri illustrati per bambini di max 32 pagine e che avevo pubbicato gratis! Devo dire però che erano quasi tutte del tipo “Fa schifo” quindi da esse non ho imparato un bel nulla. Ho paura a dirlo ma gradirei davvero che qualcuno mi muovesse delle critiche indicando quello che ha trovato debole e inadatto. Essendo un’insicura mi piace pensare di poter migliorare imparando dagli errori.
    Detto questo non oso pensare a cosa mi arriverà quando metterò il prossimo libro a pagamento!

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 08:14 Rispondi

      Quelle infatti non sono recensioni. Rientrano nella categoria “idioti”, come ho scritto :)

      Se riesco, vado a leggere uno di quei libri e ti scrivo cosa secondo me non va, ok? Ma sono scritti e disegnati da te?

      • Elisa
        11 novembre 2013 alle 09:11 Rispondi

        Ma magari! Sì, scritti (poco visto che è per piccoli), disegnati e impaginati. Ho il sospetto che il punto debole siano le copertine
        Altre riguardavano proteste sul metodo che hanno Google Play e Itunes di chiedere la carta di credito anche per i download gratuiti e l’unica cosa che ho dedotto è che mi dovevo attrezzare anche per altri Store.

  2. Salvatore
    11 novembre 2013 alle 09:25 Rispondi

    Bel post! L’argomento ci sta tutto. Inizierei con il dire che la questione delle recensioni negative è vecchia com’è vecchia l’arte di scrivere. Ricordo studi all’università su drammaturghi famosi e affermati che facevano storie della malavita per una recensione negativa.
    Detto questo, quì stiamo parlando di giovani aspiranti scrittori e di autopubblicazione. Questo dovrebbe farci immaginare persone ancora meno preparate – e forse disposte – a ricevere critiche. Personalmente non saprei come reagirei alle critiche, finora non ho ancora pubblicato nulla, quindi mi baso su mere ipotesi. Tuttavia ho sempre pensato che dove le critiche siano motivate e spinte da quell’onesta intellettuale di cui parla Alessandro, rappresentino per l’aspirante scrittore una ricchezza. Una ricchezza per di più data gratuitamente. Una delle difficoltà con cui mi confronto è l’obbiettività. Mi piacerebbe che Daniele facesse un sondaggio su questo argomento: riuscite ad essere obbiettivi verso quello che scrivete? Io no. Per il semplice fatto che le parole che ho scritto suonano nella mia testa in un certo modo, con una certa intenzionalità diciamo, che non è affatto detto corrisponda a come le legga un lettore X. Quindi ricevere una critica, a maggior ragione con il taglio di Alessandro, che ti apra ben bene gli occhi su quello che hai prodotto ha un valore infinito!
    Nelle risposte di Alessandro ci sono due cose che mi sono piaciute in particolare e che meritano di essere sottolineate: l’autopubblicazione non deve essere un ripiego all’editoria tradizionale; si critica i prodotto non l’autore. Due cose che meritano un plauso per l’acume e l’onesta intellettuale. Due cose su cui riflettere.Poi chissà, magari un giorno anch’io avrò la fortuna di ricevere una critica da Alessandro e sarà l’inizio di una lunga e corposa faida… :)

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 14:55 Rispondi

      Io risolvo evitando di scrivere recensioni di aspiranti scrittori. Ho anche smesso di scrivere quelle di scrittori famosi.

      • Salvatore
        11 novembre 2013 alle 15:03 Rispondi

        Me la gioco facile anch’io, non ne sarei in grado…

  3. Alessandro Madeddu
    11 novembre 2013 alle 09:35 Rispondi

    Come ben sapete entrambi, tu e il Cassano, io sono a favore dell’autopubblicazione. Temo di averlo anche scritto da qualche parte, cosa di cui – ne sono certo – il mondo mi farà pentire. E non posso che condividere la valutazione dello stroncatore-capo.

    A rendere più snervante la situazione c’è poi quella caratteristica tutta italiana di prendere ogni cosa sul personale. Dici che un libro non è ben scritto? ti piomba addosso l’autore, con il suo vagone di insicurezze, manie e sindrome di onnipotenza vittimistica, e prende a farneticare. Dopo appena una riga salta fuori la parola magica: invidia.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:00 Rispondi

      Il punto è quello: non va vista sul personale. Anche se tocca qualcosa di personale: la scrittura dell’autore.

  4. Tenar
    11 novembre 2013 alle 10:19 Rispondi

    Le recensioni negative fanno male, è ovvio, ma fanno parte del gioco. Nel momento in cui si pubblica bisogna mettere in conto di riceverne. Non farlo sarebbe come andare a giocare a rugby e pretendere di non farsi mai un livido.
    PS: leggo sempre con piacere Obbrobrio, se un giorno mi stroncasse, spero di avere abbastanza buon senso da iniziare a ragionare sul testo, invece che minacciar querele.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:01 Rispondi

      Fanno parte del gioco, come i rifiuti dell’editore. Sulle recensioni di Obbrobbrio a qualcuno di noi… beh, hai ragione! :D

  5. Attilio Nania
    11 novembre 2013 alle 10:22 Rispondi

    Nel commercio esiste una regola semplicissima: il cliente ha sempre ragione.
    Però ci sono tre categorie di venditori:
    1) Quelli che non sanno applicare questa regola e si arrabbiano alla prima critica.
    2) Quelli che sono bravissimi a fare i sorrisini e a fingere di dar ragione al cliente.
    3) Infine, quelli che imparano dalle critiche dei clienti.

    Ovviamente, questo è valido solo quando il cliente critica IN PRIVATO.

    Se il cliente critica IN PUBBLICO, invece, le cose stanno ben diversamente. In questo caso la distinzione non si fa tra i venditori, ma tra i clienti criticanti. Ne esistono di due tipi:
    1) Quelli onesti, che esprimono le loro opinioni.
    2) Quelli pagati dalla concorrenza, che esprimono giudizi faziosi.

    Devo dire che Alessandro Cassano rientra tra i lettori onesti; seguo il suo blog da alcuni mesi per cui posso affermarlo con relativa certezza.
    Purtroppo, però, sul web è pieno di gente che demonizza in modo fazioso non tanto gli scrittori autopubblicati, quanto proprio gli aspiranti scrittori. Si tratta di un compito molto semplice: ci vuole poco a prendere il racconto pubblicato da un ragazzino su facebook e farci una critica negativa, ci vuole poco a prendere la trama di un romanzo buttata lì su due piedi da un aspirante scrittore di quindici anni e stroncarla nettamente. In questo modo, il lettore-critico pagato dalla concorrenza riesce a far passare sottobanco l’idea che gli esordienti sono tutti penosi, e che gli unici prodotti di qualità siano quelli pubblicati dai grandi editori.

    Questa è la situazione italiana riguardo alle recensioni. In tutta la blogosfera sono riuscito finora a trovare solo due blog di critica che mi sembrano abbastanza onesti, e sono appunto Obbrobbrio e Giramenti. Tutti gli altri che ho visto sono chiaramente faziosi e disonesti.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:04 Rispondi

      Nella mia filosofia, invece, esiste la regola che il cliente ha ragione solo quando ce l’ha. :)

      Le storie scritte dai ragazzini neanche andrebbero recensite, perché è naturale che siano piene di lacune (io non credo ai piccoli geni).

  6. Suzana
    11 novembre 2013 alle 10:29 Rispondi

    Per Elisa…ciao, dall’esperienza che ho avuto con i bambini, posso dirti che loro amano scegliere da soli, anche se e purtroppo i genitori vogliono decidere per loro. Se riesci, trova il modo per mostrare le tue illustrazioni direttamente ai piccoli lettori. Un caro saluto Suzana

    • Elisa
      11 novembre 2013 alle 12:35 Rispondi

      Grazie Suzana :-) purtroppo, a causa del mio poco tempo libero, anche questo aspetto rimarrà per ora nella “Lista Delle Cose Rimandate”, ma mi sto attrezzando con un’associazione locale per fare qualcosa in merito!

      Ritornando in argomento commenti: lo scrittore non può essere obiettivo verso quello che scrive, è nella natura delle cose. Quando leggo quello che scrivevo a 25 anni mi si rizzano i capelli in testa, il raccontone finito due anni mi fa rabbrividire e scommetto che se rileggessi ora il racconto finito di scrivere a ottobre sbatterei la testa al muro. Insomma è inevitabile che ci voglia un esterno, a mente fresca, che ti dica cosa c’è che non va.
      Comunque ora che mi avete fatto scoprire obbrobrio il mio tempo libero diminuirà ancora di più!

  7. Salomon Xeno
    11 novembre 2013 alle 11:07 Rispondi

    C’è da dire che i casi presi in esame da Alessandro sono sempre stati indifendibili, anche a prendersela con lui. E le osservazioni sono sempre evidenti e circostanziate – è certamente un lettore preparato, non come i commenti sui generis che si leggono sui social network o su Amazon. L’unica cosa che gli puoi contestare è il linguaggio, ma anche lì, non è che si sfoga su questi autori, è il linguaggio che usa sempre nei suoi post. Finché si rimane nei limiti della netiquette, ci può stare. Molto spesso ho notato che il flame parte nei commenti, non nel corpo del post. Come chiosa mi chiedo: è utile una recensione di Alessandro? Per il lettore, poco, perché purtroppo su Amazon ci sono sempre amici o lettori sui generis pronti a donare 5 stelline – inciso: le stelline bisogna saperle leggere, confrontando fra loro i commenti più positivi e quelli più negativi, e capiti. Molto per gli autori, che a rigore avrebbero dovuto sottoporre il testo a severa critica prima di metterlo su Amazon – e parliamo di un negozio, ovvero di una richiesta di denaro, che dovrebbe accompagnarsi a una certa consapevolezza del prodotto che poi uno pubblica. Per cui, prima di commettere una simile idiozia cercherò di premunirmi facendo leggere il testo a lettori-mastini. Obbrobbrio è proprio un buon deterrente! :)

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:12 Rispondi

      I commenti su Amazon e sui social media vanno presi per quello che sono: commenti.

      Secondo me, invece, contano più le recensioni come quelle di Alessandro, che la maggior parte dei commenti anonimi o dubbi su Amazon.

      • Alessandro Madeddu
        11 novembre 2013 alle 20:25 Rispondi

        I commenti sui social network, d’altra parte, sono spesso commenti sparati senza alcuna conoscenza dell’oggetto. Basta vedere i commenti ai post: il commento su facebook spesso arriva da chi non ha letto un post, ma lo immagina di testa sua leggendo il titolo.

  8. animadicarta
    11 novembre 2013 alle 11:48 Rispondi

    I casi di cui parla Obbrobbrio sono casi limite, come dice Salomon, sono indifendibili. Eppure, le sue recensioni paradossalmente sono analisi accurate e motivate, e altrettanto non si può dire di altre che si trovano in rete. Voglio dire, molte recensioni negative sono parziali, alla stregua di un “fa schifo”, e non apportano nulla né al lettore né allo scrittore. Fanno male e basta, proprio perché sono poco obiettive. Se qualcuno vuole criticarmi, almeno mi dica perché me lo merito!

  9. MikiMoz
    11 novembre 2013 alle 12:26 Rispondi

    Le recensioni negative possono diventare positive se la critica è costruttiva e viene recepita.
    A me, dei giudizi, mi fa incazzare solo quando non vengono motivati.
    Dire “l’opera ormai è andata in vacca” ecc senza spiegare il perché, cosa non piace ecc… mi fa apparire il commento come inutile :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:14 Rispondi

      Una buona recensione, così come un buon commento, deve essere motivata.

  10. Gioia
    11 novembre 2013 alle 13:39 Rispondi

    Da semplice blogger, quale sono, credo che lo spauracchio non cambi.
    Quando ho iniziato a scrivere per alcuni siti, avevo il timore di essere criticata. Poi, però, fortunatamente, col tempo si cresce e si capisce che le critiche, quelle costruttive, quelle che ti spiegano dove sbagli, sono le benvenute! Non perché facciano piacere (sarebbe bello essere perfetti), ma perché ti aiutano a capire meglio ciò che gli altri gradiscono, e ciò che aborrano a priori. Abbiamo sempre qualcos d imparare, non siamo pefetti e solo attraverso le critiche si può crescere e migliorare.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 15:15 Rispondi

      Io ho fatto un po’ di gavetta su un paio di forum letterari, dove hanno fatto a pezzi i miei racconti, quindi sarò preparato alle critiche negative :D

  11. andrea
    11 novembre 2013 alle 16:54 Rispondi

    Sai cosa vedo in questo tuo post Daniele? Una maturazione tua. Mi piace moltissimo.
    Ah, anch’io sono a favore dell’ auto-pubblicazione che spesso é un’opportunità divertente. Non per questo sono contro gli editori tradizionali. Sono sicuro che con il tempo le due cose potranno convivere in modo migliore e più produttivo di quanto facciano ora.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2013 alle 17:37 Rispondi

      Grazie, Andrea. Sì, forse in futuro potranno convivere come dici, speriamo, almeno.

  12. Fabrizio Urdis
    11 novembre 2013 alle 22:05 Rispondi

    Anche se non è sempre facile lo scrittore deve accettare che, decidendo di far leggere il suo libro, i suoi lettori abbiano tutto il diritto di commentarlo come vogliono.
    Credo che si possa imparare molto dai loro pareri, rendersi conto di come il nostro manoscritto è stato percepito.
    Questa la mia analisi a mente fredda, certo bisognerà vedere se riuscirò a ricordarmelo quando riceverò le prime critiche.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 07:51 Rispondi

      Giusto, e arriveranno appena riuscirò a leggere il tuo Orso ;)

      • Fabrizio Urdis
        14 novembre 2013 alle 19:18 Rispondi

        E il e il mio orso Bruno ti ringraziamo tantissimo di ciò

        • Fabrizio Urdis
          14 novembre 2013 alle 19:23 Rispondi

          … Avevo messo 2 mani che ringraziano ma a quanto pare WordPress non legge le icone dell’iphone (arigato)

  13. Laura Tentolini
    11 novembre 2013 alle 23:39 Rispondi

    Ben vengano le critiche costruttive, punti di partenza per riflettere sul proprio lavoro.
    Ma possiamo aspettarci che il lettore/critico sia preparato, in grado di giudicarci tecnicamente?
    Scriviamo per il lettore comune, per essere letti da tutti, immagino, non soltanto dagli amici o da editor professionisti…
    Certo, chiunque può dire di un testo “fa schifo” oppure “è bello”, esprimere una valutazione di pancia: che valenza ha per noi una critica di questo tipo, non argomentata?
    Può solo suscitare in noi una reazione emotiva, che nulla ha a che fare con la qualità del nostro testo.
    Io prima guarderei da chi proviene la critica…

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 07:54 Rispondi

      Il lettore non sarà sempre prerarato su questioni tecniche, quindi giudicherà sulla base di altri elementi. Una critica come “fa schifo” o “è bello” non è una critica né altro. Neanche devi rispondere. Ringrazi solo chi ha detto “è bello” :)

  14. Alessandro C.
    12 novembre 2013 alle 07:58 Rispondi

    Ho l’abitudine di motivare a fondo le recensioni, ma mi sono sempre chiesto come mai un “fa schifo” abbia bisogno di essere circostanziato, mentre un “davvero bello!” no.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 08:25 Rispondi

      Ahah, hai ragione lo sai?

      Dunque, per come la vedo io la questione è questa:

      – un “davvero bello” non dice nulla, è solo un complimento che non dà informazioni allo scrittore (bello cosa? Tutto? O solo lo stile, la storia, l’idea, lo sviluppo?). Ringrazio e via.
      – un “fa schifo” è un commento per me maleducato. Quindi è chiaro che possa far restare male. Se dici invece “Non m’è piaciuto”, l’effetto è diverso. Scrivere “fa schifo” lo considero infantile.

  15. Lucia Donati
    12 novembre 2013 alle 12:33 Rispondi

    Faccio un discorso generale con esempi.
    Recensioni o opinioni non sono la stessa cosa. Una recensione segue regole precise, un parere può essere carino, inutile, simpatico, sbragato ecc. Comunque questi pareri non hanno valore assoluto per nessuno. Dunque di cosa stiamo parlando? Circostanziate? Non se si basano su parametri come editing (parametri variabili; discorso complesso, ma qui non posso dilungarmi) o punteggiatura che non sono metri di giudizio di validità di precisione matematica. Spaventarsi di cosa? Sarebbe dare eccessiva importanza a un semplice parere. Siccome non ha valore assoluto, l’importanza è molto relativa. Con le premesse che non ha validità assoluta, sarebbe dare a una recensione o a un recensore un potere che non hanno. Per precisare ancora, la recensione-parere per sostenersi non si può avvalere di regole che non hanno valore assoluto: ripeto, riportando sempre l’esempio precedente, che il discorso dell’editing (che semmai è una pulizia del testo che si può fare certo, ma non c’entra col valore del testo) non regge; il discorso sulla punteggiatura non regge, perché la cosa è molto elastica (la punteggiatura ha aspetti personali di utilizzo, con preferenze); rimane il parere, che alla fine è poca cosa. Dunque come fidarsi della imparzialità di una recensione? Non è possibile, visto che i parametri considerati sopra (solo come esempio) non sono assoluti. E poi c’è da dire, sempre come esempio, che chi giudica dovrebbe conoscere le differenze tra romanzo e racconto. A tal proposito, ho scritto un post tempo fa: pensate che c’è chi considera (e valuta) questi due tipi di narrazione come se dovessero avere una stessa struttura, per esempio… (ma se volete vi rimando al mio post, in proposito che è piuttosto esauriente) e da quel punto di vista iniziale (non corretto)considerano come errore quello che errore può non essere. Punteggio totale di una recensione basato su parametri non assoluti? Vicino allo zero. Inoltre devo dire che esistono quelli che io chiamo “sofisti”(li conoscerete se avete studiato filosofia), cioè coloro che “dimostrano” una cosa mentre può essere dimostrato anche il contrario. Suggerisco di riflettere a lungo su questo. La cosa è evidente per esempio nel caso in cui un autore risponda punto per punto alle critiche mosse, motivandole: vanno considerate e lette correttamente. Valore della recensione? Sempre vicino allo zero, con motivazioni. Si tratta di logica, non di opinione. Una cosa è sicura: c’è da dire che una recensione svela di più chi l’ha scritta che l’opera di cui parla. Sto per pubblicare un post scritto qualche giorno fa proprio sulle recensioni e chi vuole può leggere come le faccio io. Ci sono anche altre considerazioni. Vi rimando al mio blog perché qui sarebbe troppo lungo scriverne.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 12:49 Rispondi

      La punteggiatura non è soggettiva, Lucia, ma segue regole precise. Mi è capitato di leggere testi online con punteggiatura sbagliata. Non è questione di elasticità.

      Se uno scrive:

      “Il commissario, entrò e salutò tutti” ha sbagliato punteggiatura, perché la virgola non ci va. E ti assicuro che è pieno di blogger e scrittori che non sanno usare le virgole.

      I parametri non si limitano solo all’editing e alla punteggiatura, ma anche alla scrittura in sé, alla padronanza della lingua, alla costruzione delle frasi, alla correttezza grammaticale, ecc.

      Non si tratta sempre di un parere. Un parere si risolve in poche righe, non trovi? Una recensione va più a fondo, analizzando una serie di parametri.

      • Lucia Donati
        12 novembre 2013 alle 13:46 Rispondi

        Questo è chiaro: quello che voglio dire ovviamente è che qualcuno può scegliere di inserire ad esempio una virgola invece del punto e virgola. O mettere punto quando qualcuno può inserire un punto e virgola. Lo devo proprio precisare? Ho scritto parecchi post sulla punteggiatura, lo so benissimo dove vanno i segni di interpunzione, carissimo.

      • Lucia Donati
        12 novembre 2013 alle 13:58 Rispondi

        In effetti è pieno di gente che non sa usare la punteggiatura e se io dovessi rimarcare tutto quello che vedo, molti blogger famosi o che tentano di farsi un nome non ne sarebbero contenti. Mi sembra chiaro che bisogna considerare vari fattori ed è certo che non li ho elencati tutti: volevi che scrivessi un libro come commento? Lo so benissimo come si usa la punteggiatura.

        • Daniele Imperi
          12 novembre 2013 alle 14:18 Rispondi

          Non volevo che scrivessi un libro come commento e immagino tu sappia come si usa la punteggiatura. Ma avendo scritto:

          “il discorso sulla punteggiatura non regge, perché la cosa è molto elastica (la punteggiatura ha aspetti personali di utilizzo, con preferenze)”

          ho interpretato in un certo modo. La scelta del punto e virgola e del punto, in genere, è soggettiva, certo. Ma comunque segue delle regole, non può essere molto elastica, perché in virtù della punteggiatura si regge la comprensione del discorso.

      • Lucia Donati
        15 novembre 2013 alle 12:53 Rispondi

        Carissimo, al fine di non lasciare dubbi sul significato della mia frase relativa alla punteggiatura, oggi ho scritto in risposta un post di cui tu mi permetterai certamente di citare il link: http://scrivereleggerepercorsi.blogspot.it/2013/11/come-analizzare-una-frase.html
        Per ogni cosa, a disposizione. :)

  16. Alessandro C.
    12 novembre 2013 alle 13:21 Rispondi

    Lucia,
    tutto è opinabile, anche il fatto che io ritenga il tuo “Racconti della percezione” – come ho più volte rimarcato nella mia recensioneochiamalacomecacchiotipare – sia una sorta di Bignami di tutti i mali della scrittura. L’editing non è una correzione di bozze (te lo specifico perché non mi sembra che tu abbia le idee molto chiare su questo punto). L’editing è spesso quello che fa la differenza tra una scritta sulla parete di un cesso dell’autogrill e un capolavoro degno del miglior Bukowski.
    Se avessi speso 14 euro per acquistare il tuo libro autopubblicato nel 2011, sentendoti dire in seguito che si tratta di scritti risalenti a vent’anni fa che non ti sei nemmeno degnata di correggere, come minimo ti avrei chiesto un rimborso dei danni materiali e morali.
    Di che si parla qui? Uno scrive una robaccia che rasenta il brutto assoluto e anziché ammetterlo si ostina a difendere l’indifendibile accusa chi lo critica di incompetenza? Ma stiamo scherzando?
    Non voglio spammare, ma ci sono due link in cui ho argomentato a fondo i motivi della mia “stroncatura” e sentirti ripetere ancora che sei immune alle critiche in quanto l’obiettività non esiste mi sta un po’ frantumando le cosiddette.

    http://obbrobbrio.blogspot.it/2013/01/lucia-donati-perche.html

    ma, soprattutto: http://obbrobbrio.blogspot.it/2013/01/post-noioso-e-probabilmente-evitabile.html

  17. Alessandro C.
    12 novembre 2013 alle 13:23 Rispondi

    *io ritenga che

  18. Lucia Donati
    12 novembre 2013 alle 14:03 Rispondi

    A te ho già risposto in altre occasioni.

  19. Cosa Bozzuta
    12 novembre 2013 alle 14:37 Rispondi

    Purtroppo molta gente investe nella scrittura troppo della propria autostima; spesso e volentieri la molla che spinge a scrivere è addirittura il bisogno di credersi individui straordinari, superiori alla presunta mediocrità circostante; è un vero e proprio shock, per queste persone, venire messe di fronte al fatto che questa straordinarietà è una mera illusione.

    Per questo criticare l’opera, per molti autori, è peggio che insultarli personalmente, perchè si squalifica un pilastro della propria autostima, ma questo è un loro problema, non certo del lettore critico.

    • Alessandro C.
      12 novembre 2013 alle 15:40 Rispondi

      parole sante.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 19:49 Rispondi

      Ciao Cosa Bozzuta, benvenuto nel blog.

      Concordo in pieno, troppa autostima, eccessiva a volte.

    • Alessandro Madeddu
      12 novembre 2013 alle 20:27 Rispondi

      Concordo con la Cosa, che saluto caramente. C’è in giro tanta gente con l’ego smisurato, ma dalle fondamenta assai sbilenche, oltre che fragili.

  20. Seagal93
    12 novembre 2013 alle 19:11 Rispondi

    Post molto interessante.
    Ricevere recensioni molto negative non fa piacere a nessuno, nemmeno a colui che, all’apparenza, le accetta.
    Ovviamente dentro di noi scatta un processo di difesa del nostro “capolavoro”. In pochi sono consapevoli di immettere sul mercato un prodotto scadente ma questo accade anche allo scrittore affermato.
    Non basta avere la passione di scrivere, occorre anche raziocinio. Spesso manca proprio quest’ultimo.
    Vorrei proporre anche una domanda: nell’intervista viene tirato in ballo l’argomento scottante dei clichè. Quali sono secondo voi i principali clichè da evitare nella stesura di un libro? Ovviamente esistono clichè differenti a seconda del genere trattato.
    Chiedo al responsabile di questo fantastico blog se, in futuro, fosse possibile leggere un post che abbia come tema appunto i clichè della letteratura moderna.
    Grazie a tutti :)

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2013 alle 19:52 Rispondi

      Grazie.

      Ho scritto un post sui cliché del Fantastico. Su tutti quelli dei vari generi letterari ci posso pensare, magari fare più post, ma solo su quei generi di cui ho letto parecchio. Grazie per l’idea ;)

      • Seagal93
        12 novembre 2013 alle 20:24 Rispondi

        Andrò a leggere il tuo articolo sul fantastico. :)

  21. kapello
    12 novembre 2013 alle 21:48 Rispondi

    Ciao, vorrei aggiungere, in favore del recensore, che saranno i lettori stessi a giudicare la sua autorevolezza.

    Lucia Donati dice:”un conto è una recensione, un conto è un parere”.
    Ma chi stabilisce se ci si trova davanti a un semplice parere o a una recensione coi contro-cosi? Di certo non lo scrittore recensito.
    Lo scrittore recensito può solo prendere nota delle osservazioni intelligenti, se ne trova, e se è in grado di farne tesoro.

    Detto questo, vorrei spezzare una lancia in favore di quegli scrittori (o aspiranti tali) che si avvicinano a questo mestiere con passione, studiando, spaccandosi la schiena col lavoro e magari lo fanno anche con una buona dose di umiltà. E nonostante tutti i loro sforzi, magari, non raggiungono risultati eccelsi.
    Ecco, nel loro caso (sì, probabilmente molto raro…) una critica spietata mi parrebbe fuori luogo.

  22. Luca Sempre
    12 novembre 2013 alle 22:41 Rispondi

    Ebbene, NO.

    Le regole della grammatica italiana NON sono opinabili.
    La corretta punteggiatura NON è opinabile.
    I verbi coniugati alla c…o di cane NON sono opinabili.
    I refusi NON sono opinabili.
    Una trama di m…a NON è opinabile.
    Una copertina che fa c…re NON è opinabile.
    E questo perchè?
    Perchè il corretto utilizzo degli strumenti del mestiere – in qualsiasi campo artistico – non ha nulla a che fare con il mero giudizio estetico che si può dare di un’opera.
    Qualsiasi essa sia.

    Tanto per uscire fuori dalla letteratura: sembrerà strano, ma negli anni ho trovato alcuni clienti che mi hanno confessato di non amare la Pietà di Michelangelo (!!), pur riconoscendone l’incredibile difficoltà realizzativa.

    Opinabile? Certo. Magari per alcuni un’opera di Warhol è preferibile a un’opera di Modigliani o viceversa. Però nessuno (nessuno) può affermare che Michelangelo non sapesse usare lo strumento del mestiere (lo scalpello) e la materia prima (il marmo). Idem per Warhol o Modigliani.

    I più grandi artisti sono anche quelli più umili. Molti autori autopubblicati, invece, sembrano sbarcati sulla Terra dopo un viaggio interstellare di tre generazioni, viaggio che si conclude con l’apparizione mistica di una Madonna travestita da Jeff Bezos e una scritta in cielo che recita: “Coraggio! Pubblica anche tu!”

    Almeno avessero sfruttato quel viaggio interstellare per leggere qualche libro in più (o magari per leggerne di meno, ma con più attenzione…)

    Le recensioni negative costituiscono un vero “spauracchio” solo per chi non si è mai guardato intorno e – soprattutto – per chi è convinto che la letteratura morirà con lui (o con lei).

    • Alessandro C.
      13 novembre 2013 alle 00:03 Rispondi

      Completamente d’accordo.

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2013 alle 07:39 Rispondi

      Ciao Luca, concordo con ciò che NON è opinabile.

      E anche con quanto hai scritto in seguito. Quegli scrittori vedono solo se stessi e si sentono padroni di una letteratura che, probabilmente, non hanno.

  23. Tenar
    14 novembre 2013 alle 15:48 Rispondi

    Mi inserisco di nuovo nella discussione.
    la recensione non è un parere personale.
    Io ho seguito un corso post universitario con lezioni di critica cinematografica. La prima cosa che ci è stato detto è che ci sono dei parametri OGGETTIVI e il corso verteva principalmente nell’individuarli e analizzarli. Quando dico e motivo che un film è fatto male non sto dicendo che a me non piace. Sto dicendo che è fatto male. Il gusto personale va lasciato da parte. Il prof del corso, il mitico Bruno Fornara, mi ha obbligata a guardate un tot di horror proprio perché a me l’horror fa, appunto, orrore, per imparare a trascendere dai gusti personali quando stilavo i miei giudizi.
    Non ho seguito un corso analogo per la critica letterario ma credo che i principi siano più o meno quelli.
    PS: un film è un buon film quando tutti gli elementi che lo costituiscono sono coerenti con l’idea di base che il film stesso vuole comunicare.

    • Daniele Imperi
      14 novembre 2013 alle 19:41 Rispondi

      Pensi che gli stessi principi che hai esposto a fine commento si possano applicare anche alla narrativa?

      • Tenar
        15 novembre 2013 alle 17:56 Rispondi

        Credo di sì, penso che al centro ci sia comunque la coerenza tra mezzi espressivi usati e l’intento comunicativo, ma non mi azzarderei a pontificare.
        Sicuramente è più facile farsi una cultura cinematografica ampia (per la lunghezza della storia del cinema e il tempo di visione, più limitato di quello di lettura di un medio romanzo) e gli elementi costitutivi di un film si individuano e analizzano con più facilità.
        Personalmente, poi, per motivi di esperienza lavorativa, passione e studi svolti, mi sento qualificata per fare una recensione cinematografica. Su un libro posso limitarmi a un parere personale ben motivato.

  24. impossiball
    16 novembre 2013 alle 09:58 Rispondi

    Toccherebbe fare un monumento al sig. ObbrObbriO, altrochè, si sorbisce certa roba (gratis, per di più) che io manco con una pistola puntata.
    Detto questo:
    – troppa gente è convinta che la passione per la scrittura sia sufficiente e, soprattutto, scambia la passione con la bravura. E gli editori che invogliano la gente “con la passione per la scrittura” a mandare i loro testi si meritano tutta la monnezza che gli arriva.
    – le critiche fanno girare i co… a chi non ha la padronanza dei propri mezzi, a chi non è in grado di capire se e quali errori fa, a chi non è in grado di vedere la differenza tra una critica negativa (quella di cui parla Tenar) e un parere negativo; a chi – appunto – ha scambiato la propria passione per bravura.

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  28. LiveALive
    5 giugno 2014 alle 22:02 Rispondi

    Prima questione. Non capisco perché, se io dico che esiste una bellezza oggettiva e scientifica, tutti mi dicono che non è vero e che il bello è soggettivo; ma poi, quando fanno recensioni, sono tutti disposti a dire che criteri oggettivi ci sono. Bisogna decidersi: o la bellezza è oggettiva, e allora va bene, oppure è soggettiva, e allora la recensione è inutile.
    …ma so che non è così semplice: tutti vogliono esprimere opinioni e nessuno riceverne. Ecco perché funziona così.

    Se una recensione che vada al di là dell’opinione è possibile, lo è solo con l’applicazione del canone. Si giudica l’opera in base al suo scopo (tipo: film horror, obiettivo spaventare), oppure in base al canone contemporaneo… Ma il giudizio davvero insindacabile e scientificamente dimostrato non lo avremo mai: necessitiamo sempre di mettere in relazione l’opera a qualcosa, sia esso il nostro gusto o un codice di regole.

    Altra questione: perché si scrivono recensioni? In verità, solo per dire la nostra… Ma troviamoci un’utilità: per dare consigli agli acquirenti e all’autore stesso. Allora è chiaro perché il giudizio negativo necessita di motivazione e il positivo no: un giudizio positivo, per l’autore, non può mai essere utile; il negativo invece lo aiuta a migliorare, se motivato. Per gli acquirenti, invece, avere un giudizio motivato o meno non cambia, quasi nessuno legge recensioni intere. …ciò non toglie che io vorrei un giudizio motivato in ogni caso, visto che anche il positivo può portare esempi utili.

    Ultima cosa, il tono. La sincerità è sempre un bene. Ma se tu mi inviti a casa tua, mi fai fare un giro, e poi mi chiedi “allora, che ne pensi?”, come potrei rispondere? Potrei dire “ambhé, che casa di m***a”, ma farei meglio a dire “sinceramente, non è una bella casa, per niente”. Toh, volendo andare più diretto “è una brutta casa”, ma insomma, non c’è alcun bisogno di adottare un tono che è di per sé offensivo.
    Classica la retorica del “l’autore non mi rispetta, e io non rispetto lui”. “l’autore mi ha fatto la linguaccia, corro a dirlo alla maestra!”, il tono è questo. Per me parlare di rispetto, in un’opera d’arte, è privo di senso, non solo per l’opera in sé (Duchamp mi manca di rispetto facendo passare un orinatoio per arte? Assolutamente sì, ma è questo il punto!), ma anche per la cura formale. Un autore che non sa scrivere bene mi manca di rispetto? È come se dicessi che mia moglie mi manca di rispetto perché non sa cucinare! Pure, se poi l’autore non fa neppure la revisione, io non la prendo come mancanza di rispetto: Kerouac non la faceva mai, e nessuno è andato a insultarlo sotto casa. Insomma, per me il concetto di rispetto è proprio insensato: ci sono solo lavori ben fatti o mal fatti, il rispetto non esiste. Non è mancanza di rispetto neppure chiedere soldi per quello che si sa essere un cattivo lavoro, visto che nessuno mi obbliga a pagare, e il libro lo posso benissimo rendere (mettere una versione gratuita però non sarebbe male). Insomma, se la bistecca del ristorante non mi piace posso non pagare. Ma comunque, anche ammettendo che il cuoco abbia intenzionalmente fatto un cattivo lavoro, l’andare lì a dirgli che è deficiente mi pare un comportamento immaturo. Legittimo dire che la bistecca era immangiabile, questo sì, e SE c’è negligenza anche che il cuoco non è professionale.

    Riguardo me… Un anno fa ho pubblicato un testo su un forum. Dopo un parere positivo, me n’è arrivato uno che diceva che il mio testo era inconsistente. Risultato, ho abbandonato il forum per un anno, e mi sono messo a studiare. Mi ero offeso certo, nonostante non credessi di aver fatto un buon lavoro. Come mai? Beh, nessuno qui è arredatore d’interni, ma se un ospite ci dice che abbiamo una casa vomitevole lo mettiamo alla porta lo stesso. La cosa mi è stata sicuramente utile (ora ricevo molti pareri positivi), ma non per il parete in sé, quello non mi diceva che dovevo fare.
    Io ho scritto qualcosa, ma non ho mai voluto pubblicare nulla sia perché so che non sono buoni lavori (però uno lo salvo), sia perché rimango suscettibile alle critiche, anzi anche solo all’idea di riceverne. pure, non mi piace l’idea: tu hai pubblicato il testo su Facebook, ergo vuoi un parere, ergo devi accettare i miei insulti… non è vero. Una cosa è uno che salta fuori dicendo “ecco qua, questo mio romanzo è il nuovo guerra e pace: elogiami”, altra quello che pubblica il racconto scritto per svago solo per i suoi quattro amici. Credere che qualsiasi testo debba essere giudicato allo stesso modo vuol dire giudicare la biografia che il mio vicino di casa ha scritto per i nipoti con gli stessi criteri della Divina Commedia: non è così, il mio vicino non ha chiesto di essere letto (se non dai nipoti), non ha chiesto soldi, e non ha alcuna velleità. Se uno cerca letteratura, guarda e passa.

  29. 7 validi motivi per smettere di scrivere
    20 novembre 2014 alle 05:20 Rispondi

    […] non parlare delle recensioni negative su Amazon. E degli stroncamenti sui vari blog letterari: il nostro nome infangato da critiche pessime sul nostro romanzo. Messi alla berlina da blogger da […]

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