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Nonostante io continui a preferire la pubblicazione con una casa editrice, tuttavia devo riconoscere che non solo non è affatto semplice, ma alcuni comportamenti – propri di molti editori – rendono i rapporti con i lettori e con gli autori più complessi di quanto dovrebbero essere.
Ben lontano dal voler offrire soluzioni semplicistiche, dal mio punto di vista si tratta di difetti correggibili, se solo ce ne fosse la volontà.
Non rispondere alle email
Qualche giorno fa ho spedito 6 email ad altrettante case editrici e altre 2 email a due riviste. Non ho inviato alcun manoscritto. Ho chiesto soltanto se ne accettassero (o accettassero articoli), poiché mancava una pagina dedicata ai manoscritti nei rispettivi siti.
Mi ha risposto soltanto una casa editrice. Una risposta su 8 email inviate.
Perché non rispondere? Qual è il problema? Se non accettano manoscritti, basta rispondere con un no.
E per evitare email come la mia – che immagino siano fastidiosissime – basta creare una pagina apposita, come ho visto fare ad alcune case editrici: nella pagina dei manoscritti hanno scritto che non ne accettano.
Non rispondere a un’email è maleducazione e mancanza di rispetto. Tanto più che gli autori che contattano le case editrici sono anche suoi lettori, cioè clienti.
Non rispondere sui profili social
Ricordate il potenziale dei lettori? Parlavo delle domande di vario tipo lasciate sui profili social delle case editrici.
Erano semplici richieste di clienti (lettori) sui loro prodotti (libri) in vendita.
A lungo andare la pazienza dei lettori si esaurisce.
L’invio di manoscritti cartacei
Ancora? Sì, ho trovato case editrici, per fortuna pochissime, che accettano soltanto manoscritti cartacei da spedire al loro indirizzo.
Ma perché ancora si richiedono manoscritti cartacei?
Fra stampa e spedizione per un manoscritto di 400 pagine, più spedizione, si spendono anche 25 euro. Che ci può stare, se fosse un solo invio con pubblicazione certa.
Ma se devo fare 10 spedizioni, 250 euro a me pesano.
Questo dal lato economico.
Poi c’è anche il lato ambientale: carta, che finirà nel secchio, consumo di elettricità per la stampa e consumabili di stampa. Uno spreco di carta e un aumento dell’inquinamento evitabilissimi.
Aggiungo anche il lato logistico, per le case editrici: figuratevi anche solo 30 invii al mese… dove stiperanno tutti quei plichi? C’è da diventare pazzi.
I tempi biblici di risposta ai manoscritti inviati
Non esageriamo: in genere leggo che gli autori, se i loro manoscritti saranno accettati, riceveranno una risposta entro 60 giorni lavorativi.
Qualche casa editrice lo assicura.
A me non è arrivata quella risposta, però. Trascorsi i 60 giorni lavorativi, ovvero quasi 3 mesi di tempo sul calendario, ho atteso un’altra decina di giorni, poi ho chiesto gentilmente via email se avessero ricevuto il mio manoscritto.
A quel punto hanno risposto. Alla mia email di 3 mesi prima, per dirmi che sono pieni e non posso accettare altri manoscritti. E allora perché non scriverlo sul sito? Mah.
Altre volte i giorni lavorativi sono 90, altre ancora sono 6 mesi. E il tempo passa.
Come rispondere a tutti gli invii: la soluzione definitiva
Eppure una soluzione esiste.
Le case editrici possono garantire una risposta certa a tutti i poveri autori che hanno l’ingenua pretesa di voler pubblicare un libro.
Come?
Ma è semplice.
Un intero manoscritto richiede tempo per essere letto. Una sinossi di 400 parole al massimo e un paio di capitoli richiedono pochi minuti.
Voi direte: ma leggere 100 sinossi e 200 capitoli al mese richiede un mucchio di tempo!
Di media la velocità di lettura è di 250 parole al minuto. In un minuto e mezzo si legge una sinossi. 100 sinossi richiedono meno di 2 ore. Si possono leggere fra un’incombenza editoriale e l’altra.
Per leggere un capitolo potrebbe occorrere molto di più. Ma sono convinto che già dalle prime pagine si possa capire se quel manoscritto è valido o meno.
Le finestre temporali: un’alternativa
Alcune case editrici creano delle finestre temporali per l’invio dei manoscritti: non li accettano sempre, ma solo in alcuni periodi dell’anno.
È un altro modo per scremare la marea incontrollata e selvaggia di manoscritti che intasano le caselle di posta elettronica.
E voi cosa non sopportate dell’editoria italiana? Vi siete scontrati con altri difetti?
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Corrado S. Magro
Con quelli elencati, tutti. Aggiungi quelli all’ombra: lasciare leggere lo scritto a persone “inadatte” (tra virgolette per non usare altri termini), o cadere dalle nuvole perché hanno perso mail e allegati o anche il cartaceo, liquidandoti nel migliore dei casi con: Non risponde alla nostra linea editoriale. Non parliamo poi dei concorsi letterari buoni per sperperare risorse e sovvenzioni e ignorando “l’obolo”. Una forse pseudo-editrice-istituzione (pubblica) m’invitava perfino a inviare ancora una volta lo stesso scritto versando l’obolo al nuovo concorso indetto.
Daniele Imperi
Alcune case editrici si avvalgono di comitati di lettura: e io mi chiedo da chi siano formati e che competenze abbiano per giudicare un testo valido per la pubblicazione.
I concorsi letterari a pagamento non li ho mai digeriti.
Orsa
Buongiorno Daniele. Le semplici domande degli utenti cadute nell’oblio le conosco bene
Io più che con i difetti direi che mi sono scontrata con una totale negligenza, mancanza di professionalità e di scrupolosità proprio nell’esercitare il mestiere di editore. Non me l’aspettavo da case editrici presenti sul mercato da diversi anni. Per esempio: come possiamo definirla un’antologia di AA VV con un tema ben preciso che non rispetta minimamente ciò che promettono titolo e descrizione? Non è un difetto, è proprio mancanza di controllo e revisione! Come ci sono finiti racconti che non c’azzeccano niente col tema?
E ancora, come definire l’assenza della figura del correttore di bozze in una casa editrice? Le finestre temporali io le userei per scaraventarli di sotto certi editori…
Daniele Imperi
Buongiorno Orsa. Certe antologie servono per fare cassa, secondo me. Pensa che Edizioni XII fece editing anche a racconti di 200 caratteri per le loro antologie dei Corti.
L’assenza della figura del correttore di bozze, e anche di quella dell’editor, in una casa editrice è dovuta alla mancanza di fondi, per forza.
Kukuviza
Tutti comportamenti fastidiosissimi quelli che hai elencato ed effettivamente anche inspiegabili. Se seguissero i tuoi consigli sarebbe molto meglio e non credo siano consigli difficili da seguire.
Comunque, da non implicata nella vicenda della spedizione di manoscritti, io penso al lato ambientale. Devo dire che apprezzo il modo moderno della stampa cartacea su richiesta delle moderne piattaforme. A me non piace tanto l’idea dei milioni di copie in giro per le librerie. Nel senso: quante di queste vengono effettivamente vendute. Capisco che una libreria debba avere libri, per carità, ma i quantitativi di carta mi impressionano, anche quelli delle edicole, per dire.
Daniele Imperi
Sì, oltre che molto fastidiosi sono anche inspiegabili, tanto più che chiedevo solo informazioni.
Non sono difficili da seguire, basterebbe poca organizzazione, oltre all’educazione ovviamente.
I milioni di copie stampate per un libro sono in funzione dell’autore: magari sono pressoché sicuri di venderle. O magari si basano sui dati di vendita della precedente opera dell’autore. Certo, potrebbero stamparne di meno e poi fare delle ristampe.
Stefano Tartaglino
Avendo ormai abbandonato l’idea di pubblicare un libro mio, perlomeno nella narrativa, ho provato a propormi come traduttore (non sono improvvisato, ho frequentato un master presso una scuola di interpretariato e ho tanto di papiro che lo comprova). Ho scritto a un Editore di buona caratura il quale, in bella vista sull’homepage del sito, dice che è alla ricerca di traduttori. Traduzione a parte, sono inoltre competente nelle tematiche trattate da questo Editore. Non ho mai ricevuto risposta.
Daniele Imperi
Mah, senza parole. Come la rivista che ho contattato e che nel sito ha mostrato un’email per informarsi su come collaborare. Nessuna risposta.
Fossi in te insisterei, prova a contattarli sul Instagram, se sei iscritto, almeno lì vedi se hanno letto il tuo messaggio. Anche su Twitter puoi vederlo.
Valentina De Luca
Ciao Daniele, grazie per l’articolo come sempre interessante. Sono pienamente con le mancanze che hai elencato, e le ho riscontrate tutte, una per una. In più questo, basandomi sulla sua esperienza aggiungo:
– la richiesta del cartaceo non solo in una copia (il che di per sé dal mio punto di vista è già assurdo), ma in più copie: me ne sono state richieste addirittura sei. Il mio romanzo è fatto di 700 pagine. Non so se ci rendiamo conto..
– la richiesta di compilare una scheda per proporre in proprio lavoro, che prevede una sinossi racchiusa in 180 caratteri: ora, io capisco che la sintesi sia importante e che le case editrici abbiano a che fare con un numero importante di “candidature” ogni giorno tali da imporre una scrematura significativa già nella fase iniziale; però, sinceramente, 180 caratteri dal mio punto di vista vanno bene per lo slogan di una pubblicità, non per una sinossi. Almeno un tre quarti di A4 bisognerebbe concederlo…
– l’impossibilità di avere un riscontro sulle vendite prima dei 14/18 mesi: capisco che esistano dei tempi, capisco che sia necessario aspettare che dopo gli ordini arrivino i resi, e capisco tutta una serie di dinamiche che non sto qui ad elencare. Ma ritengo anche che il lavoro di promozione e vendita di un libro dovrebbe essere portato avanti da autore ed editore in sinergia, come un binomio, una squadra, che si muove sulla base di quello che succede intorno al “prodotto libro”. Questo, ahimè, mi pare che non succeda.
– scarsa (o nulla) partecipazione della CE (per quanto, sottolineo, non a pagamento) alle fasi post pubblicazione.
Un abbraccio,
vale
Daniele Imperi
Ciao Valentina, anni fa ho letto da qualche parte che qualcuno voleva più copie del manoscritto, ma in genere nei concorsi letterari.
La sinossi di 180 caratteri è eccessivamente breve. Deve esserlo, certo, ma almeno 3-400 parole.
Il riscontro sulle vendite andrebbe dato anno per anno. Si devono attendere i dati delle vendite di novembre e dicembre, che ovviamente sono disponibili ad anno nuovo.
D’accordo sulla promozione.
Che intendi per fasi post pubblicazione?
Valentina De Luca
Scusa, ci sono in sacco di errori… “sono pienamente d’accordo CON te”, “in più A questo…” ho scritto velocemente e senza rileggere, come al solito.
e ho sonno
A presto!
Valentina De Luca
“basandomi sulla MIA esperienza…” Mamma mia. Inserisci il pulsante “modifica” nei commenti!!
Grazia Gironella
Ho appena finito di conversare su YouTube con una persona che, sicuramente in buona fede, sosteneva che gli editori non possono permettersi di perdere tempo a rispondere a tutti, nemmeno (mio suggerimento) usando un normale software allo scopo. Ho risposto che in questo caso l’autore smette di essere una possibile risorsa con cui collaborare per diventare un piazzista importuno. Interiorizziamo la mancanza di rispetto al punto che ci sembra giustificata? No, così non va, secondo me.
Daniele Imperi
“non possono permettersi di perdere tempo a rispondere a tutti” non ha proprio senso. L’editore esiste grazie agli autori, dovrebbe ricordarselo. Non va proprio, infatti.