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7 validi motivi per smettere di scrivere

Abbandono scritturaSe state cercando una scusa per non scrivere più, questo non è il post adatto per voi – e neanche il posto adatto, tanto per giocare con le parole. Se invece volete smettere di scrivere, ma vi serve una scusa per non farlo, perché per voi la scrittura è tutto, allora continuate pure a leggere.

1 – Lungaggini editoriali

Leggere sul sito di un editore che, se la proposta editoriale sarà accolta, avremo una risposta entro 3 o perfino 6 mesi è un’informazione che spiazza, che fa perdere le speranze, che ti fa passare la voglia di scrivere. Se da una parte lo scrittore capisce o deve capire che la mole di lavoro è enorme, dall’altra questo non è sufficiente a superare quell’impatto.

Lasciamo perdere per un momento il self-publishing, che diminuisce senz’altro i tempi di realizzazione di un’opera letteraria, ma comporta, se fatto bene, un consumo di tempo non indifferente.

Come superare le lungaggini editoriali? Bella domanda. Ho pensato a 5 passi da compiere.

  1. Intanto non spedendo un manoscritto per volta a ogni editore.
  2. Poi, selezionando con attenzione gli editori a cui proporsi.
  3. Continuando a scrivere altre storie, in modo da poter avviare con continuità le proposte editoriali.
  4. Partecipando a selezioni editoriali, per avere pubblicazioni più velocemente e iniziare a farsi notare.
  5. Non disdegnando il self-publishing e provando a vendere qualche ebook.

In questo modo l’autore ha un flusso di opere prodotte continuo, periodico anche, che non farà bene soltanto alla sua scrittura, ma anche alla sua autostima.

La risorsa: Cercare un editore: la tecnica, un articolo di Giordana Gradara.

2 – Paura di non esser pubblicato

È lo spettro che spaventa ogni scrittore che sceglie l’editoria tradizionale. È una paura umana e giustificata, che ti fa demordere prima ancora del tentativo. Pubblicare è una battaglia persa in partenza. E allora è inutile scrivere.

Ma siamo davvero sicuri che nessuno ci pubblichi? Secondo l’Istat ci sono 1600 editori in Italia. Avete letto bene? Milleseicento. Ok, dovete escludere i tipografi furbi, quelli etichettati come EAP (che non vuol dire in questo caso Edgar Allan Poe, ma purtroppo Editoria A Pagamento), escludete anche quelli che non pubblicano il genere di opera che avete scritto, ma ne resterà una bella fetta, no?

3 – Paura del fallimento

Plausibile anche questa, vero? Noi stiamo qui a scrivere, scrivere e alla fine, magari, nessuno leggerà il nostro ebook. Ci pubblica un editore e non vendiamo neanche una copia, eccetto qualcuna acquistata da qualche amico.

Per non parlare delle recensioni negative su Amazon. E degli stroncamenti sui vari blog letterari: il nostro nome infangato da critiche pessime sul nostro romanzo. Messi alla berlina da blogger da strapazzo che non capiscono nulla di letteratura, quella vera che solo noi possiamo donare.

La paura del fallimento è una falsa paura: non possiamo sapere di fallire ancor prima di aver tentato, esattamente come per la paura di non essere pubblicati. E se dovessimo fallire, be’, allora ci sarà da lavorare per trasformare il fallimento in successo.

4 – Paragone con altri scrittori

C’è uno scrittore chiamato Joe Lansdale che ha pubblicato una marea di libri. Provate anche a guardare l’opera omnia di George Simenon. C’è Wilbur Smith, che a me non piace, ma ha pubblicato parecchio. E Bernard Cornwell, Terry Brooks, Ken Follett.

I paragoni sono brutti, vero? Tutti questi autori hanno avuto successo, alcuni hanno anche ottenuto la trasposizione dei loro romanzi in film e serie televisive. E continuano a pubblicare (tranne Simenon, che non c’è più). Ah, e sono anche stati tradotti in varie lingue.

Quello che molti non considerano è che ognuno di quegli scrittori è una storia a sé stante, proprio come noi: ognuno di noi ha la sua storia e basta e deve fare i conti con quella, non può paragonarla alla storia di un altro autore, perché ci sono differenze di epoche, età, paesi, lingue, abitudini, estrazioni sociali, conoscenze, caratteri personali, coincidenze, opportunità e tantissimi altri elementi che rendono il paragone non valido.

5 – Difficoltà a concludere una storia

Quando avevo iniziato a scrivere il mio romanzo fantasy, avevo deciso che sarebbe stato lungo almeno 1200 pagine, se non di più. E infatti è ora in tutte le librerie…

A quel tempo non avevo scritto né letto quasi nulla e iniziare con un’opera colossale non era stata un’idea vincente. No, decisamente no. Così ho ridimensionato tutto e ho preso a scrivere racconti, specializzandomi in quelli di 300 parole (dico così perché ne scrissi oltre 80). Ho poi scritto anche racconti lunghi e ora sto portando avanti un romanzo.

E una cosa difficile non è una cosa impossibile: è solo una cosa non facile, che richiede un’attenzione e una dedizione speciali.

6 – Tempo a disposizione

Sappiamo tutti che Stephen King dice di terminare la prima stesura in 3 mesi, ma sappiamo anche tutti che King scrive per lavoro. Fa solo quello, ovvio che per lui il tempo abbia una connotazione diversa dalla nostra. Però c’è un fondo di verità in quello che dice, che ci torna utile.

Se lui divide la sua storia in 3 mesi, allora noi possiamo dividerla in 6 oppure in 9. Insomma, alla fine tutto sta a programmare il lavoro di scrittura. La scusa del tempo per lasciar perdere di scrivere non regge, perché, come tutte le arti, la scrittura non ha bisogno di fretta ma, appunto, di tempo.

7 – Blocco dello scrittore

Che non esiste, vero? Il blocco dello scrittore è solo una predisposizione sbagliata verso la scrittura. Non esistono veri blocchi, ma una mancanza di metodo. Smettere di scrivere perché non si hanno idee significa non aver mai voluto scrivere veramente. Lasciar perdere la scrittura perché non si riesce a continuare la storia significa che quella storia è partita male:

  • non aveva una trama valida
  • non aveva un progetto, delle linee guida da seguire
  • non era un’idea forte, originale

E tanti altri motivi. Le alternative sono due:

  1. o lasciamo perdere quella storia, scrivendone un’altra
  2. o la sistemiamo, individuandone i punti deboli e rafforzandoli.

Quali motivi vi farebbero smettere di scrivere?

A me non frega nulla di nessuno dei sette che ho elencato, ma io sono un menefreghista e non faccio testo. Quale vi spaventa di più? E come state reagendo per continuare a scrivere?

48 Commenti

  1. Seme Nero
    20 novembre 2014 alle 06:25 Rispondi

    Da fresco pennivendolo quale sono (ma poi lo sono visto che al momento mica sto vendendo niente?) l’unica mia paura è quella di non riuscire a terminare nulla di più lungo di un racconto.
    Ho sparsa tra vari appunti mentali e cartacei un’idea per un romanzo di cui fino a ieri non conoscevo il finale adatto. Ecco, adesso che non ho più scuse per scriverlo ho cominciato a chiedermi: “E se poi non ho abbastanza tempo? E se mi stanco e abbandono tutto?”
    Spero solo che la mia voglia di emergere sia più grande della mia naturale tendenza ad accontentarmi del poco che ho (in questo caso i miei racconti e un piccolo blog che li contiene).

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 13:51 Rispondi

      Anche io ho quella paura, ma alla fine sono riuscito a scrivere opere più lunghe di un racconto, basta fare un programma e procedere capitolo per capitolo.

      Il tempo non ha importanza, se non hai fretta.

  2. LiveALive
    20 novembre 2014 alle 08:11 Rispondi

    In una mia storia c’era un centro riabilitativo per disintossicare gli scrittori che volevano smettere di scrivere. E allora mi sono chiesto: perché voler smettere di scrivere? Mi sono risposto: perché la scrittura è anche sofferenza. Chi era qui che diceva che ogni storia viene originata da un qualche evento traumatico o triste? Perché anche io ho sempre voluto scrivere delle cose che mi fanno stare male. Ma la scrittura in se fa male, vuoi quando arriva la critica, vuoi quando sei sommerso dai dubbi, vuoi quando vorresti scrivere e non ti viene niente o non hai tempo o ti rendi conto che è tutto inutile…

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 13:52 Rispondi

      Certo, la scrittura è sofferenza, l’ho scritto più volte qui. Ma non avevo smesso per quel motivo. Qualsiasi arte e lavoro richiede la sua dose di sofferenza.

  3. Chiara
    20 novembre 2014 alle 08:42 Rispondi

    In passato ho smesso di scrivere diverse volte, per motivi che elencherò nel post-meme che tu hai lanciato qualche giorno fa.
    Però, fra queste ragioni, non ne compare alcune di quelle da te elencate, se non a grandi linee.
    Certo, qualcuno dei punti da te elencati possono creare delle difficoltà.
    La perplessità per le lungaggini editoriali e il timore di non essere pubblicata sono ombre che a volte annebbiano la mia mente, ma che non hanno ancora avuto la capacità, o forse il merito, di riuscire a bloccarmi.
    Il paragone con altri scrittori a volte può essere addirittura lusinghiero, se si riconosce la volontà di ispirarsi positivamente pur mantenendo il proprio stile e non si tratta di un plagio bello e buono.
    La paura del fallimento non l’ho mai avuta, ed il commento al post di ieri lo dimostra.
    Il tempo a disposizione è un gran bel problema, però sono riuscita a darmi delle scadenze, per quanto sommarie, e cercherò di rispettarle. Devo ancora capire bene quanti mesi dover dedicare alla revisione. Non avendo ancora una storia completa è un po’ difficile stabilirlo… e solo leggendo il romanzo a freddo potrò comprendere cosa va bene e cosa no.
    La difficoltà a concludere una storia per ora non si è manifestata (relativamente al romanzo che sto scrivendo). A volte mi capita di incagliarmi su alcuni punti, perché io progetto gli snodi fondamentali della trama ma non amo scalettare nel dettaglio le singole scene. Di solito è un lavoro che faccio all’inizio di ogni capitolo. Tuttavia, si tratta di dubbi legittimi, quasi sempre sciolti con un po’ di brain storming.
    Il blocco dello scrittore può essere, come dici tu, frutto di una mancanza di metodo oppure più semplicemente il risultato di paure inconsce. Le mie pratiche spirituali come la meditazione ed il reiki mi aiutano a tenerlo a bada.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Sinceramente di questi motivi solo il pensiero di non finire un libro mi potrebbe spaventare, anche se ne ho finiti, seppure non pubblicati, almeno non con editori.

      Le tecniche spirituali, invece, con me non funzionano :D

  4. Carlo Armanni
    20 novembre 2014 alle 08:43 Rispondi

    Per quanto mi riguarda,
    per nessuno di questi motivi sinceramente smetterei di scrivere (quelle pochissime pagine che scrivo), tuttavia in questo periodo sono completamente attanagliato dalla mancanza di tempo, quindi il punto 6 mi subissa . Non per questo però intendo gettare la spugna, ma senza tempo di qualità da dedicare alla scrittura, sicuramente si va poco lontano.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 13:57 Rispondi

      Ottimizza il tempo, allora. Calcola al giorno quali sono i momenti in cui puoi scrivere e usali.

  5. Banshee Miller
    20 novembre 2014 alle 08:48 Rispondi

    Credo che se uno ha voglia di scrivere è perché gli piace e allora scrive. Finchè resta in piedi questo concetto si continua a scrivere. Poi è importante anche scrivere storie che ci piacciono. Sembra una banalità, ma m’è capitato di scrivere storie che già mentre le scrivevo dicevo: ma cos’è sta roba? In quel caso, la si finisce ugualmente e la si lascia lì.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 13:58 Rispondi

      Vero, finché c’è la passione te ne freghi dei vari problemi.

      Non so se riuscirei a scrivere una storia che non mi piace.

  6. franco battaglia
    20 novembre 2014 alle 10:25 Rispondi

    Hai anche i sette motivi validi per smettere di respirare? No?! Allora continuo a scrivere.. ;)

  7. Salvatore
    20 novembre 2014 alle 10:31 Rispondi

    Ho già smesso di scrivere una volta, per orgoglio, non smetterò di scrivere mai più. Neanche se non dovessi mai essere pubblicato. Neanche se non riuscissi mai a concludere la stesura di un manoscritto. Neanche se qualcuno mi dicesse chiaramente che perdo il mio tempo. Se fai quello che ti piace fare, e a me scrivere piace, allora non importa nulla di nulla: scrivi e basta. Fanculo gli altri.

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 14:01 Rispondi

      Concordo, ma dipende anche dagli obiettivi che hai. Se uno vuol pubblicare e qualche esperto gli fa notare notevoli carenze, allora c’è poco da fare. Certo, può continuare a scrivere, ma senza altre speranze all’infuori del piacere personale.

      • Salvatore
        21 novembre 2014 alle 10:24 Rispondi

        Che non sarebbe comunque sbagliato. Forse sono le altre motivazini (la voglia di successo, ecc) a essere sbagliate. Sbagliate nel senso che ti allontanano dalla purezza. Scrivere per se stesso significa questo in fondo, no?

        • Daniele Imperi
          21 novembre 2014 alle 12:53 Rispondi

          Sì, ovviamente la scrittura originale, senza consigli esterni, possiamo chiamarla pura, ma secondo me lo è anche dopo. A me il successo non interessa, ma neanche scrivere solo per me stesso.

  8. Sylvia Baldessari
    20 novembre 2014 alle 11:50 Rispondi

    Ciao Daniele,

    Il punto che più mi coinvolge è quello relativo al blocco dello scrittore.
    Ho una storia in sospeso.
    Ho l’idea che danza in testa, personaggi che fanno capolino, situazioni che vedo emergere e che vorrei narrare.
    “Ho il blocco dello scrittore” (che poi scrittrice in realtà non sono) è una scusa sulla quale mi sono seduta. Almeno credo
    Scrivere è sempre un “vedersela con se stessi” su più piani. E anche il famigerato blocco, forse, racconta più di quel che si crede.
    Niente… Riflessioni sparse, dopo averti letto.
    :)

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 14:11 Rispondi

      Lo sai che per me il blocco dello scrittore non esiste, vero? :D

      Bisogna vedere bene cosa blocca questa storia. Io leggo “idea che danza”, “personaggi che fanno capolino”, “situazioni che vedo emergere”, però poco di definito :)

  9. Ugolone
    20 novembre 2014 alle 12:25 Rispondi

    Ho pubblicato due ebook, la mia tesi di laurea e un libro di altro genere dal titolo “I complessi di Ugolone”.
    Ho trovato questo articolo molto utile, chiaro e semplice. Io proporrei anche un “ottavo” punto, ed è la mancanza di una rete di contatti che generano una iniziale – se non anche una durevole – sensazione di disagio nel pubblicare. Faccio un esempio, “a chi propongo il mio lavoro? Solo alla rete tramite i social?” Si ok ci sono corsi, gare etc, ma secondo me uno dei muri da superare nel pubblicare è anche la visibilità che non essendoci blocca gli autori emergenti, non nel pubblicare, ma anche nel finirlo il lavoro. Grazie

    Antonio

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 14:16 Rispondi

      Non capisco bene che intendi con “a chi propongo il mio lavoro? Solo alla rete tramite i social?”

      Per me una rete di contatti serve per le relazioni, non per proporre i propri lavori.

      Corsi e gare per cosa? La visibilità va conquistata, ma ne parlerò in un prossimo articolo.

  10. Mara Dall'Asen
    20 novembre 2014 alle 13:19 Rispondi

    Intanto io non sono una scrittrice, perlomeno non ancora. Io scrivo da tre anni e potrei pormi la domanda perchè non ho mai scritto prima! Non avevo mai scritto neanche un racconto, niente e improvvisamente ho scritto il primo romanzo di 230 pagine tutto di botto nei fatidici tre mesi. Certo ho rubato il tempo un pò a tutte le mie passioni e in parte anche alla mia famiglia, che non l’ha presa bene devo dire, il secondo idem (310 pagine) e ho già il terzo che brulica da mesi nella mia testa. Ma capita solo a me? Comincio a pensare che sia una specie di malattia, giuro che faccio fatica ad addormentarmi perchè i pensieri mi girano in testa. Adesso ho deciso che non comincio il terzo almeno sino alla fine di gennaio, voglio disintossicarmi! Poi anch’io penso spesso che forse non ne vale la candela, il tempo, l’energia e la fatica che si usano per scrivere è veramente tanto. ciao

    • Daniele Imperi
      20 novembre 2014 alle 14:20 Rispondi

      A me non succede ancora di buttarmi così a capofitto, anche perché ho altri interessi oltre alla scrittura. Però non penso mai di dovermi disintossicare.

  11. Grazia Gironella
    20 novembre 2014 alle 20:30 Rispondi

    Per ora l’unica cosa che mi spaventa davvero è non riuscire ad arrivare a una buona pubblicazione prima di perdere entusiasmo. Del non essere abbastanza brava per arrivarci non ha senso preoccuparmi, perché non posso fare più di quello che faccio. Certo potrei anche arrivare alla buona pubblicazione e poi combinare poco o niente, ma almeno avrei avuto una possibilità vera. Questo non mi fa paura. Invece sarebbe terribile demoralizzarmi e smettere di scrivere con il dubbio di essere a un passo dai primi risultati importanti.

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2014 alle 07:55 Rispondi

      Demoralizzarsi prima è sbagliato, ma capisco che vuol dire perché a me succede quasi ogni giorno. Bisogna scrollarsi via i dubbi e porsi le domande solo dopo la pubblicazione.

  12. franco zoccheddu
    20 novembre 2014 alle 22:19 Rispondi

    Fra 123 anni smetterò sicuramente di scrivere.

  13. Romina Tamerici
    20 novembre 2014 alle 23:47 Rispondi

    A me ha fatto smettere il sentire che la scrittura non era più per me un bisogno e forse il credere di non aver poi così tanto da dire o il non saperlo dire così bene.

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2014 alle 08:58 Rispondi

      Se non la senti più come bisogno, ok. Gli altri due motivi possono però essere soggettivi.

  14. Ulisse Di Bartolomei
    21 novembre 2014 alle 00:56 Rispondi

    Save Daniele. Anche oggi un signora mi ha detto che dovrei scrivere un romanzo! Una delle questioni più ostiche consiste che lo scrittore di romanzi ha due fonti: la vita vissuta, la sua o di qualcuno che ben conosce, oppure la sua fantasia! Ossia deve inventare. King sicuramente è un buon inventore e, come una volta ho menzionato, a quei livelli è facile che si fruisca di una redazione che prepara la bozza quasi finita e poi lui la ispeziona e ci mette il nome. Forse non è così ma propendo a crederlo. Io ho una storia interessante da raccontare ma finisce male, un divorzio e un fallimento economico, e quindi non piacerebbe a nessuno. Potrei inserirvi un protagonista immaginario e cambiare l’esito, “e vissero felici e contenti” o giù di lì, ma non mi sento portato a parlare delle mie vicende “cambiando le scarpe”, come direbbero gli americani… Preferisco la forma saggistica. Almeno per adesso… Sono persuaso che o si dispone di una valida tecnica descrittiva oppure si deve avere esperienza, seppure indiretta, dell’ambiente del racconto. Sono diversi elementi che devono combinare e certamente la fortuna circostanziale è importante

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2014 alle 09:05 Rispondi

      Nel mio caso la fonte è solo la mia fantasia. Usare la propria vita come fonte per scrivere romanzi credo sia funzionale solo per rare persone, nel senso che devi avere un vissuto anormale o pieno di avventure, altrimenti che racconti?

      Dici che King si fa inventare i romanzi da una redazione? Una cosa che non farei mai.

      Perché non dovrebbe piacere a nessuno la tua storia. È una storia drammatica. Ho appena finito di leggere Il seggio vacante della Rowling e non è certo una storia a lieto fine, anzi. Eppure è ora uno dei romanzi più belli che ho letto.

  15. Alessandro Cassano
    21 novembre 2014 alle 13:25 Rispondi

    8- il fatto che tanto non si vende una cippa
    9- paura di una stroncatura

  16. Ulisse Di Bartolomei
    21 novembre 2014 alle 18:45 Rispondi

    Salve Daniele! Usare la propria vita non tanto per copiarne le avventure, ma disporre di una vasta collezione mnemonica di “micro e macro” situazioni, per cui anche inventando una storia non si abbisogna di inventare tutto nei minimi dettagli. Credo che questo sia uno dei problemi in cui si scontra un aspirante romanziere che vive o ha vissuto una vita “tranquilla”. Salgari mi sembra che ci sia riuscito. se è vero che in Malesia andò esclusivamente con la fantasia. Circa King non affermo che se li faccia proprio inventare, ma per nomi paganti come il suo, gli editori mettono a disposizione degli esperti che se abbisogna, “rivoltano” il testo fino a mutarne parti essenziali. Per l’autore diventa facile approntare un testo in sei mesi, ma pure quattro… In questo momento sto lavorando a un saggio autobiografico che potrei considerare come un esercizio da romanziere… si vedrà.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:26 Rispondi

      In quel caso hai ragione, prendere spunti qui e là dalla propria vita e usarli quando serve.
      Di alcuni scrittori ho saputo anche io che hanno uno staff che li aiuta. Ma sono pratiche che detesto.

  17. Kinsy
    22 novembre 2014 alle 07:56 Rispondi

    La paura di non essere originale.
    Non appena ho un’idea in testa e comincio a scrivere, mi accorgo che qualcun’altro lo ha già fatto prima di me. Per esempio, questa mattina ho abbozzato un post per il mio blog dal titolo “Come cercare una casa editrice”, poi apro internet e cerco il tuo blog… indovina? Il tuo articolo rimanda proprio al post che ho abbozzato!

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:30 Rispondi

      Io però non ho mai scritto un post con quel titolo. Ho però scritto come scegliere un editore.
      E non importa che esistano altri post con quel titolo: scrivi il tuo aricolo e di’ la tua.

  18. Fed
    22 novembre 2014 alle 12:34 Rispondi

    Complimenti per il blog e per i post: hai fatto un buon lavoro
    Tornando a me, i due problemi che ho maggiormente nella scrittura sono il finire la storia e il tempo a disposizione. Fin ora ho scritto quattro romanzi brevi (che erano partiti come racconti ma non riuscivo a concludere la vicenda in poche pagine) e ho iniziato un romanzo lungo: dei romanzi brevi ne ho finito uno, ma è una banale storia di un uomo che deve sopravvivere a dei cannibali-zombi, mentre per il romanzo non sono ancora vittima del blocco dello scrittore. Il problema è che arrivo al punto più importante della storia, in cui i personaggi devono dare il massimo, e non ho un’idea precisa in cosa consiste questo massimo.
    Poi naturalmente arriva la mancanza di tempo, ovvero la voglia di spendere tempo nella scrittura, perché tempo libero ne ho ma molto spesso preferisco fare altre cose. Quindi è sempre difficile trovare la forza di mettermi davanti al computer e scrivere.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:32 Rispondi

      Grazie, Fed, e benvenuto.
      I due problemi li risolvi solo organizzando il tempo che hai.
      Se preferisci fare altro che scrivere, significa che per te non ha molta imprtanza finire il romanzo in tempi brevi. Quindi prenditi il tempo che ti occorre.

  19. maurap
    22 novembre 2014 alle 13:10 Rispondi

    Io ho provato a smettere di scrivere, per dieci lunghi anni. Mi ripetevo la balla che la scrittura non faceva per me e che non avevo niente da raccontare etc. Poi, durante un periodo nerissimo, la scrittura, come un’entità, mi ha preso per mano e mi ha fatto risalire il tunnel. Il mio motto i oggi è: finché respiro, scrivo. Non sarà originale, ma è la pura verità.
    Non penso alla pubblicazione, anche se non nego che mi piacerebbe, eccome. Penso a star bene, esprimermi, crescere interiormente, dar forma e contenuto ai miei sogni, trovare i modi più efficaci per scrivere quello che sento, vivere migliaia di vite in una volta sola… poi chissà.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:33 Rispondi

      Beh, alla fine quello che conta è star bene scrivendo. Tutto quello che verrà in più è ben accetto.

  20. Giacomo
    11 dicembre 2014 alle 12:26 Rispondi

    Io credo che ciò che davvero può far smettere di scrivere, più che la paura dell’ insuccesso, è l’ insuccesso vero e proprio, quello della serie che scrivi il tuo libro e non lo compra nessuno o quasi. In simili casi può essere davvero difficile insistere per migliorare i risultati, serve una determinazione incrollabile che non tutti hanno.

  21. Daniele Imperi
    11 dicembre 2014 alle 13:05 Rispondi

    Nel caso di un insuccesso devi solo analizzarlo e capire perché nessuno ha comprato il tuo libro. Così al successivo lavorerai meglio.

  22. L’editing e la purezza della scrittura
    23 dicembre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] ho parlato dei 7 validi motivi per smettere di scrivere, in uno dei commenti, del buon Salvatore, si è parlato di obiettivi e purezza della scrittura. […]

  23. claudio di manao
    17 aprile 2016 alle 05:40 Rispondi

    Ciao, sono un mediocre autore di micro best seller di nicchia, nell’editoria internazionale dal 2001
    In italia non ci sono 1600 editori, ma 4600,
    tante le partite IVA richieste con IVA agevolata. Tra tipografie camuffate e IVA camuffata ci sta, che la metà sia farlocca, ma se confrontate il dato anche di sole 1600 con gli UK , dove ci sono 2650 case editrici – probabilmente vere – che pubblicano in lingua inglese e che si contendono un mercato più vasto del nostro… capite chi è il problema nell’editoria italiana.
    Ma gli editori strillano: in Italia la gente non legge!
    E’ un dato di fatto, ma a cambiarlo non c’è riuscito manco Umberto Eco… Che si adeguino le case editrici, tutte sull’orlo del fallimento.
    Poi dicono: c’è mancanza di ispirazione. Oggi un autore anche molto mediocre può guardarsi intorno e trovare miliardi di spunti. Basta saperla mettere giù bene. E un buon editor può fare miracoli su una buona idea. Peccato che i miracoli li facciano solo con gli strafalcioni dei calciatori e dei tennisti.
    Con un po’ di c*** e di bravura un editore vero può anche pubblicarti con un contratto vero, ma poi c’è il gioco delle promozioni. Nella maggior parte dei casi – lo fanno con i personaggi TV, figurati con me e con te – si aspettano che tu ti promuova da solo, o che tu vada a vendere i tuoi libri in giro e a sollecitare le recensioni. Ma a quel punto TU sei l’ufficio stampa, il distributore… insomma, un galoppino dell’editore all’ 8%. Il calciatore o il personaggio TV affermato invece prendono 25.000 euro di anticipo solo per ‘concentrarsi’ e il 20% sul prezzo di copertina prima edizione. anche se non sanno cosa significa scrivere.

    Detto questo, possiamo benissimo continuare a farci del male, d’altronde anche il masochismo ha i suoi perché.

    • Daniele Imperi
      18 aprile 2016 alle 08:34 Rispondi

      Ciao Claudio, benvenuto nel blog. Tutto vero quello che dici, ma i personaggi famosi, si sa, entrano dalla porta di servizio. Non ci possiamo fare nulla.

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