Si può ancora scrivere di zombi?

Si può ancora scrivere di zombi?
La voglia di leggere e vedere storie sui morti viventi… non muore mai.

Si può ancora scrivere di vampiri? E di invasioni extraterrestri? La letteratura da due soldi – detto qui non in riferimento alle Dime Novels, ma come letteratura di poco valore (il che, poi, non cambia molto), almeno per me – tende a sfornare filoni su filoni di personaggi che spaventano, terrorizzano, nonostante il lettore ne conosca ormai ogni dettaglio.

Ma la macchina del commercio editoriale è sempre in moto e ciò che dovrebbe esser morto da tempo a volte ritorna.

Il succo della letteratura zombi

Ho letto soltanto Apocalisse Z di Manuel Loureiro e m’è bastato per decidere di non comprare e leggere i romanzi successivi. Non ho visto nulla di nuovo rispetto a ciò che il cinema ci ha dato fin dal primo film.

Ero tentato di acquistare World War Z di Max Brooks ma, dopo aver visto il film – sì, sicuramente il libro è meglio del film – ho deciso di lasciar perdere: la solita solfa. Anzi, almeno il film, ma non credo che alla fine il romanzo se ne discosti molto, è un misto fra Io sono leggenda e un qualsiasi altro film sugli zombi.

Qual è il succo di una storia sui morti viventi?

  1. Per una qualsiasi ragione i morti tornano in vita
  2. Attaccano i vivi
  3. Qualcuno prepara piani di difesa
  4. Un eroe di turno riesce a salvarsi

Zombie Safari

Ho voluto scrivere anch’io, tempo fa, una storia sugli zombi (in realtà quella fu la terza) e ho immaginato un mondo apocalittico del futuro. Per allontanarmi dagli schemi ho pensato a una sorta di virus extraterrestre e infine a un gioco finito male, un safari appunto, all’interno di una zona interdetta.

Mi sono divertito a scrivere quel lungo racconto e ho voluto anche rendere un piccolo omaggio al primo film sugli zombi in una scena. Avevo previsto altre tre storie, ma finora non ho avuto voglia di scriverle.

Storie morte… viventi

Zombi

Nelle librerie i romanzi dedicati alla letteratura zombi continuano a uscire. Su Goodreads c’è una lista dei libri migliori sui morti viventi e il numero è a 527. Altri romanzi sono in pubblicazione per il 2014.

Insomma, gli zombi tirano e mi chiedo perché: la storia è sempre la stessa. Come quella dei vampiri, anche se ultimamente li fanno innamorare e li trasformano in Harmony rosso sangue. Quindi a breve vedremo una genia di zombi in versione erotica.

Dal filone cinematografico al filone letterario

Parla adesso Alessandro Cassano, già ospite di Penna blu nel post che parlava dello spauracchio delle recensioni, il terrore di tutti gli scrittori emergenti. E ancora una volta l’autore di Obbrobbrio è ospite di un post orrorifico. Coincidenza?

Lo scenario apocalittico di una Terra invasa dai “morti viventi” mi ha affascinato per un lungo periodo. I conflitti interiori dello sfortunato Neville di Io sono leggenda, l’horror tragicomico e “impegnato” di cui sono pregni i racconti del Libro dei morti viventi e la maniacale documentazione su cui si basa World War Z di Brooks costituiscono, secondo me, le vette più alte nella narrativa di questo genere. Le trasposizioni cinematografiche sono state spesso infelici e sono convinto che gli unici film degni di nota siano il celebre La notte dei morti viventi e Zombi di Romero. Nel primo, il regista sceglie come eroe un uomo di colore (coraggioso, nel ’68) che dovrà fronteggiare un’improvvisa apocalisse, il sogno americano che diviene incubo. In Zombi la critica alla società si fa ancor più evidente: ogni secondo di pellicola diventa una rappresentazione orrorifica della società di massa e dei suoi eccessi. Purtroppo, sia in ambito letterario che cinematografico i livelli di lettura più profondi sono andati via via scemando, in una deriva splatter che ha generato un’inflazione di opere mediocri. Il film Shaun of the dead del 2004, che adoro, è allo stesso tempo un omaggio a Romero e una feroce parodia dei cliché presenti in qualsivoglia storia di zombi. Con questa pellicola, Edgard Wright ha scritto la parola “fine” sulla credibilità di ogni ulteriore speculazione sul genere, proprio come fece Cervantes ridicolizzando i canoni del romanzo cavalleresco col suo Don Chisciotte.

A mio avviso, racconti e film sui “non morti” non hanno più senso. Siamo così assuefatti alla violenza, alle immagini di tragedie quotidiane che ci vengono trasmesse in tempo reale, che uno zombi non potrà mai spaventarci più di un improvviso aumento dei globuli bianchi nel sangue o di una cartella esattoriale. Questo discorso si potrebbe estendere all’intero genere horror, la cui anima inquietante è stata demolita negli anni a colpi di technicolor ed effetti speciali.

Generatore automatico di storie zombi

Vuoi provare a scrivere anche tu una storia sui morti viventi unica e originale? Alessandro Cassano ha creato per te un generatore di trame per storie sugli zombi. Per generare una nuova trama premi F5. Buona scrittura… e occhio a restare in vita!

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post8 dicembre 2013 - Commenti25 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • LaLeggivendola 8 dicembre 2013 at 10:26

    Son fino tentata di usare il generatore di trame zombie xD
    Sto leggendo ora Apocalisse Z e ci vedo un sacco di difetti. Però avevo un po’ voglia di massacro zombie, perciò per adesso mi va ancora bene.
    Vero che non vedo nessuna innovazione. Pensavo ci fosse nel fattore ‘blog’, ma mi pare più un diario, tutta l’interazione che dovrebbe esserci dietro è stata tagliata via. Peccato.
    Io credo che qualcosina sugli zombie si possa ancora dire, idem sui vampiri, licantropi e quant’altro. Però bisogna saper costruire una trama che si discosti dal ‘Oh! ma codesto è un mostro malvagio et antropofago! Orsù, che lo si inibisca!’.
    Io ho adorato sia Shaun che Welcome to Zombieland, non credo che abbiano messo la parola ‘fine’ al genere, ma a quel tipo di narrazione degli zombie. A un certo punto bisogna saper aggiungere qualcosa.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:49

      Concordo, bisogna saper aggiungere qualcosa per scrivere storie originali. Ma la vedo dura.

  • MikiMoz 8 dicembre 2013 at 12:29

    Ahahaah!
    Si può ancora scrivere di zombi e vampiri? NO, VI PREGO.

    Moz-

  • Salvatore 8 dicembre 2013 at 13:21

    Secondo me, questo tipo di storie (e non parlo solo di zombi, ma anche di vampiri, ecc) si rigenerano per approcciare le nuove generazioni. L’unico motivo credo sia questo. Ogni generazione, in età di svezzamento, ha bisogno della sua dose di vampiri, orchi, zombi, fate, extraterrestri e uomini in nero. Leggere o guardare – nel caso di film – storie vecchie non è mai da “nuove” generazioni. La storia si ripete, appunto. ;)

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:50

      Le nuove generazioni, però, potrebbero leggere ciò che già è stato scritto sugli zombi.

      • Salvatore 14 dicembre 2013 at 22:43

        Lo scritto nel commento: “Leggere storie vecchie non è da nuove generazioni”… Ci siamo passati tutti; al massimo si leggono i classici dopo un primo approccio con la narrativa contemporanea.

  • Tenar 8 dicembre 2013 at 13:30

    Gli archetipi funzionano sempre perché sono infinitamente reinterpretabili. Poi, certo, a volte l’editoria punta tutto su un filone il mercato si satura. Personalmente non sono mai stata affascinata dagli zombi (appena un po’ di più dai vampiri), però non credo sia già stato detto tutto su di loro. Adesso escono tante storie fotocopia che non aggiungono niente, ma prima o poi qualcuno tirerà fuori una nuova interpretazione di zombi (o vampiri o chissà che altro) a cui nessuno aveva pensato prima. O almeno lo spero.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:51

      Non saprei, davvero. Se qualcuno riuscirà a tirare fuori qualcosa di nuovo, ben venga, certo.

  • Moonshade 8 dicembre 2013 at 14:04

    Sono di parte: gli zombie,alieni, i vampiri e tutta la ridda di creature del genere mi piacciono molto (ho letto sia Apocalisse Z, che non mi è dispiaciuto, e di Brooks ho il manuale a fumetti, che ho trovato molto piu’ di impatto rispetto al film, sto leggendo anche Walking Dead, ma Zombiland è il migliore che ho visto fin’ora).
    Però sono piu’ fan di un libro /racconto, magari la trama easy, ma scritto bene e con un uso ragionato del materiale e delle fonti. Negli ultimi mesi /anni mi sanguinano gli occhi ogni volta che entro in libreria perché il genere ‘Romanticheria improbabile con casuale creatura’ sta zombificando tutti gli altri generi. CI sono libri la cui sinossi ho visto essere solo un riadattamento di una voce di wikipedia, o di un libro uscito 20 anni fa magari non tradotto in italiano. Ne sono infastidita perché distruggono lo scopo primario per cui quegli archetipi esistono. Gli Alieni sono una risposta alla curiosità verso cosa c’è oltre a noi nell’Universo, gli Zombie di Romero sono la visione estrema della massa (noi) che ciondola unita al terrore di essere cannibalizzati (paura atavica), il Vampiro rappresenta il tormento dell’immortalità (prima erano gli Dei Greci), e così via tutti gli altri. Che ci siano questi elementi nonostante il mercato sia saturo come non mai non è un problema: il problema è quando vengono spogliati di tutta la loro funzione a favore di un prodotto vuoto che può funzionare anche mantenendosi solo nel genere in cui è stato concepito. Walking Dead funzionerebbe lo stesso se fosse ‘guerra civile’, le Improbabili romanticherie funzionerebbero lo stesso se lui fosse umano.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:53

      Pensi quindi ci sia bisogno di un ritorno alla vera funzione di quegli archetipi?

      • Moonshade 15 dicembre 2013 at 11:27

        All’originale pura non credo sia possibile (sono archetipi comunque presi già da un’altra parte), a meno che non sia un interesse personale di un autore. Ma penso si debba reinvestire piu’ su questa funzione originale per raccontare nuove storie, e non limitarsi a usarla come ‘cornice’ perché ora è moda. Ho trovato davvero un romanzo basato solo sulla pagina di wikipedia di un personaggio mitologico: l’autore/rice non ha ritenuto necessario capire che cosa stava leggendo quando ha deciso che sarebbe stato splendido usarlo per una storia d’amore con una liceale. Allora dovrebbe essere un romantico e metterlo nel Rosa. alieni/elfi/vampiri sono diventati spunti, e non piu’ protagonisti di un mondo complesso che prima gli autori strutturavano e argomentavano. Vuoi scrivere di mitologia? Leggi mitologia, e così per tutto il resto. E’ normale, e giusto, che i generi si evolvano, ma non senza una base: così facendo non si racconta piu’ nulla di nuovo e il genere muore perché è stato svuotato per diventare una cornice (non so se mi sono spiegata bene…). Gli zombie sono proprio l’esempio perfetto. la storia è sempre simile (gruppo di disperati a cui fai il conto a chi muore per ultimo), ma se raccontata bene, creando delle particolarità (tipo: ambientiamo nel medioevo!), è sempre un successo. Ma togli la funzione primaria allo zombie, ottieni qualcosa che , si, lo zombie c’era, però…
        (Scusa scrivo sempre tanto), grazie e ancora complimenti per il blog!

        • Daniele Imperi 15 dicembre 2013 at 11:33

          Grazie a te per gli spunti, invece. Tornerò sul discorso degli archetipi, più in là. Mi interessa.

  • Giuseppe 8 dicembre 2013 at 20:40

    Quella di Wright è stata di sicuro una parodia affettuosa ed eccellente dei cliché zombeschi, ma inquadrabile secondo me come atto d’amore -appunto- verso il genere…non certo come pietra tombale (termine che qui ci sta a fagiolo) posta sopra ogni suo possibile ulteriore sviluppo.
    E oltre agli zombi romeriani credo che, pur volendo restringere al minimo indispensabile la rosa dei titoli degni di nota, vadano doverosamente ricordati almeno quelli (altrettanto validi) di Dan O’Bannon e Lucio Fulci…

  • Salomon Xeno 8 dicembre 2013 at 21:03

    Ai Delos Days, fra gli altri, è intervenuto Danilo Arona a parlare, insieme agli editori italiani di The Walking Dead, del fenomeno zombie. Molto interessante è la genesi, ovvero tutto ciò che c’è prima di Romero e che è in qualche modo legato alla religione voodoo, ma ancor più interessante è l’anno in cui uscì il film di Romero. Se già dal secondo, e da tutti quelli successivi, emerge il rapporto vita-morte, con tutti i timori e le idiosincrasie del caso, è inevitabile che guardando il film del ’68 risalti in particolar modo la critica sociale. La sequenza storica non è quella dei morti che assaltano la casa, ma quella della morte del protagonista. Arona ha raccontato di averlo visto al cinema, in un clima che non è certo possibile riprodurre oggi. Credo che uno dei film più validi usciti di recente (chiedo perdono, ma non ho mai letto libri sugli zombie) sia “The Horde”, che, di contro, è molto più incentrato sui personaggi e le loro dinamiche interne: poliziotti e malviventi nelle banlieue parigine. Caso ancora diverso TWD, già citato più sopra, che nasce dal dichiarato intento di mescolare telenovela (ok, non è la parola giusta, concedetemela) alla classica trama zombesca. Riuscito? Malriuscito? La serie TV alla lunga annoia, ma i fumetti continuano a uscire e a riscuotere successo, tanto da dare vita a riduzioni su altri media. Insomma, credo che il genere non sia affatto morto, semplicemente non si può più riproporre una storia che aveva senso nel ’68 e bisogna in qualche modo aggiornare il formato. Detto ciò, se decidessi di leggere un romanzo inizierei con World War Z, di cui non ho visto il film, che, se ho ben capito, ribalta la classica situazione dell’apocalisse zombie.
    E con questo lunghissimo commento, chiudo. Volevo dire solo 2 cose, mi sono lasciato trasportare!

    • Salomon Xeno 8 dicembre 2013 at 21:06

      A completamento, aggiungo che l’intervento di Arona si possa trovare, almeno nei tratti salienti, nel suo libro “L’alba degli zombie” edito da Gargoyle (anche questo non l’ho letto).

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:56

      Io in World War Z non ho visto alcun ribaltamento, ma solo una scopiazzata agli altri film.

  • ilchimico 9 dicembre 2013 at 14:17

    Ciao a tutti e complimenti per il blog.
    Che si possa ancora scrivere di zombie è assolutamente certo visto che – tanto per fare un esempio “nostrano” – sono attualmente in pubblicazione due collane di ebook “The tube” e “The tube exposed” (Delos Digital) con cadenza quindicinale; sono opere prodotte dai partecipanti ad un contest di scrittura su writers magazine italia e pare che vendano anche piuttosto bene.
    Mi permetto inoltre di segnalare un paio di piccole “perle” poco conosciute che sono “Diario di guerra contro gli zombie” di Nicola Furia e “Finchè zombie non ci separi” di Jesse Petersen.

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 09:59

      Grazie e benvenuto nel blog.
      Il fatto che siano in pubblicazione altre opere non significa che siano innovative e di qualità, non credi?

      • ilchimico 14 dicembre 2013 at 12:39

        Assolutamente d’accordo. Però la domanda era “si può ancora scrivere di zombie?”. E la mia risposta è “sì, perché evidentemente c’è ancora chi ha voglia di leggerne” (e questo è testimoniato – nel suo piccolo – dalle buone vendite delle serie citate). Entrare poi nel merito della qualità di quanto scritto è decisamente difficile, almeno per me. Probabilmente i più assidui di questo bel blog sono decisamente più preparati di me nel giudicare un’opera letteraria; io sono un semplice lettore “quasi compulsivo” particolarmente appassionato ai generi zombie ed apocalittico. Peraltro ho notato che diversi commentatori hanno detto espressamente di aver letto poco o nulla di “zombesco” e questo mi fa pensare che ci sia un alone di preconcetto e/o pregiudizio rispetto al genere oggetto del post. Ad esempio il tanto citato film World War Z non ha praticamente nulla a che vedere con il libro; non dico che sia meglio o peggio. E’ semplicemente tutt’altro (e – per inciso – né libro né film secondo me sono dei capolavori).
        Per farla breve: secondo me si potrà sempre scrivere di qualunque argomento finché ci saranno bravi scrittori capaci di trasmettere emozioni con le proprie parole.

  • Tutte le storie sono già state scritte 14 dicembre 2013 at 07:04

    [...] basta, non credete? Scrivere di zombi, di vampiri in tutte le salse, è diventata una mania, ci ho scherzato su qualche giorno fa. Non [...]

  • vic 16 dicembre 2013 at 20:32

    si può scrivere ancora di zombie…basta saperlo fare.
    Concordo con “ilchimico”: DIARIO DI GUERRA CONTRO GLI ZOMBIE di Nicola Furia è l’esempio lampante che si può essere originali sul tema e ambientare l’apocalisse anche in Italia

  • Resoconto di un anno di blogging 31 dicembre 2013 at 05:02

    [...] Si può ancora scrivere di zombi? con Alessandro Cassano [...]

  • Il mercato della letteratura 27 gennaio 2014 at 07:32

    […] come prima c’è stato il boom delle copie dell’opera di Tolkien. E infine arrivano gli zombi, mai morti perché nascono già […]

  • […] in Spain, albeit in some other countries he has got less enthusiastic reviews (see, for example, http://pennablu.it/scrivere-di-zombi) with talks of a possible movie adaptation (not sure it has been […]

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