Come scrivere per diventare scrittori – Parte I

Come scrivere per diventare scrittori
La #scrittura va curata a partire dalle basi

Alcune basi per la scrittura

Nel giro di due giorni un ragazzo e una ragazza mi hanno chiesto consigli su come scrivere e diventare scrittori. È curioso che lo chiedano a me, che di fatto non posso ritenermi scrittore – ho deciso di definirmi tale dopo il 10° libro pubblicato – però qui ho scritto parecchi articoli nati dall’esperienza personale e da mie riflessioni sulla scrittura.

Mi ricordo benissimo quando ho iniziato a scrivere. Frequentavo le scuole medie. E poi le superiori. A quel tempo internet non esisteva e io scrivevo su carta riciclata o fogli di quaderno. Scrivevo anziché studiare. Soprattutto, scrivevo senza risorse, senza possibilità di trovare informazioni sulla scrittura. A disposizione avevo l’enciclopedia UTET e basta, ma su scrittura e editoria non serviva a nulla.

Chi vuole scrivere, oggi, in un certo senso ha la strada facilitata, non tanto per raggiungere il successo – non è una cosa alla portata di tutti – quanto per trovare risorse e per farsi conoscere. Oggi c’è il web, l’invenzione più straordinaria del XX secolo.

Io non ho mai tenuto un laboratorio di scrittura creativa – anche se un giorno mi piacerebbe farlo, ma ne riparliamo dopo il 10° libro – però posso pensare a un percorso di scrittura che chi inizia da zero a scrivere può intraprendere, migliorandolo, per riuscire un giorno a pubblicare. Non è detto che riesca davvero a pubblicare, nessuno può dare questa certezza, però sono convinto che se avessi seguito questo percorso, adesso scriverei meglio e, forse, avrei anche qualche romanzo pubblicato.

Il problema della giovane età

Ho incontrato ragazzi giovanissimi, minorenni, con la fretta di pubblicare, di potersi definire scrittori. Io non credo ai bambini prodigio – ok, esistono, ma i prodigi, come ben sapete, sono rarissimi – e quando si è così giovani, si hanno pochissime letture all’attivo e anche pochissima esperienza di vita.

Saper attendere significa guadagnare letture e esperienza. C’è un’età per tutto e bruciare le tappe non porterà a nulla. Quando ho pensato di scrivere chissà quanti romanzi, senza poi aver quasi mai letto, l’unica cosa che ho ottenuto è stato sacrificare ore allo studio e anche alla lettura.

Il pericolo della prima idea

Sì, la prima idea che ti viene in mente secondo me è pericolosa, perché ti fa prigioniero e non ti lascia più. È una gabbia che ti rinchiude e ti isola dal resto del mondo. È una maledizione. Sei portato a ritenerla valida e hai paura che non te ne vengano altre.

La mia prima idea mi ha bloccato per anni. E, come ho raccontato parecchie volte, era solo una scopiazzata de La spada di Shannara. Così come l’idea revisionata era alla fine una scopiazzata de Il signore degli anelli. Avevo letto pochissimo, sia del genere fantasy sia in generale. E avevo scritto pochissimo, anche.

La prima idea è solo da buttare. La prima idea non vale nulla. E, sì, ne arriveranno altre, tantissime altre e più leggerete e scriverete e più idee verranno.

Leggere per evitare i cliché

Quell’idea pullulava dei classici cliché che si trovano nel fantasy. Vi siete mai chiesti perché nascono i cliché? Secondo me per due motivi:

  1. si vuole imitare il successo di un romanzo
  2. lo scrittore ha letto pochi romanzi e generi

Se un romanzo ha successo, non lo avranno i venti successivi che lo imitano. Soprattutto, non saranno nemmeno ricordati. Un cliché puzza di già letto e diminuisce le probabilità di essere accettato da un editore e apprezzato dai lettori.

Non esistono modelli da imitare né punti di riferimento

La scrittura è personale. Quando ho letto Terry Brooks, ne imitavo lo stile. Poi ho letto Tolkien e ho voluto imitare lui. Poi sono stato tentato di imitare Martin e McCarthy. I tentativi di imitazione sono scomparsi man mano che aumentavano le letture e diversificavo gli autori.

Uno scrittore famoso non è un modello da prendere come esempio: è un autore da leggere e studiare. Le sue opere sono testi da studiare, non da imitare.

Ma se davvero uno scrittore vi fa impazzire per come scrive, se il suo stile vi ha stregato, come Cormac McCarthy ha stregato me, allora imitatelo perché servirà a creare un vostro stile personale. Ma poi lasciatelo andare, perché voi siete voi e lui è lui.

Leggere per migliorare il linguaggio

Quando leggo spero sempre di trovare parole nuove. E il bello è che poi molte di quelle parole entrano per sempre nel mio vocabolario. Quando, ormai oltre 20 anni fa, ho iniziato a leggere tutti i giorni, mi sono divertito a segnare tutte queste parole, che purtroppo non ho mai controllato sul dizionario.

Ecco perché ho deciso di creare il dizionario segreto: un elenco di parole strane e mai sentite, o anche poco usate, che trovo nelle mie letture. Cormac McCarthy ha contribuito tantissimo a popolare quell’elenco.

Vi faccio un esempio: ho letto da poco Divergent di Veronica Roth: non ho trovato neanche una parola da inserire, le conoscevo tutte. La scrittrice è molto giovane e, anche se m’è piaciuta la storia, tanto che ho comprato il seguito, Insurgent, che leggerò a breve, dal punto di vista della scrittura a me non è stato utile quel libro. Ma si legge anche per puro intrattenimento.

Leggere per conoscere nuovi stili

Differenziate gli autori, non restate mai fossilizzati su uno. Secondo me uomini e donne scrivono in modo diverso e questo aiuta molto, perché possiamo prendere dagli uni e dalle altre. E ognuno scrive in modo personale e questo ci permette di scoprire altri modi di esprimersi, di trovare soluzioni narrative.

Leggere solo un autore è come parlare sempre con la stessa persona: non c’è crescita, perché la comunicazione è limitata.

Leggere per capire a cosa apparteniamo

Domenica ho pubblicato la classifica sulle mie letture secondo i generi letterari, così come giorni prima avevo pubblicato la classifica dei generi narrativi che ho scritto e in quel modo ho visto che appartengo al Fantastico.

Non leggo né scrivo solo storie fantastiche, certo, ma quel genere mi appartiene più degli altri. All’inizio ero rimasto affascinato dal Fantasy classico, poi ho conosciuto altri generi, anche se non li ho letti tutti né mi interessa farlo – aborrisco il rosa, per esempio – ma ne ho provati tanti e continuerò a leggere più generi.

L’errore che commette spesso uno scrittore alle prime armi, secondo me, è leggere e scrivere solo di un genere, quello che ama. No, sbagliato. Leggere più generi permette di avere una visione completa della letteratura e di migliorare anche il genere preferito. Non è solo la possibilità di contaminare quel genere e renderlo più vivido e interessante, ma di spaziare con la mente in più mondi e carpire da ognuno qualcosa.

Il senso di autocritica

Sento in me l’esigenza di dover imparare ancora molto, sia per il mio stile che per la mia Fantasia, ho paura di cadere nel banale. MC

Se da una parte l’autostima ci spinge a affrontare l’ignoto, l’insicurezza, la paura, la novità, dall’altra dobbiamo avere un forte senso autocritico per poter migliorare e impedirci di andare allo sbaraglio senza una base alle spalle.

Ho letto di scrittori che non accettavano critiche, che trattavano male i loro lettori per le recensioni negative o perché avevano fatto loro notare errori. Una buona autocritica vi farà affrontare i commenti negativi alle vostre opere con tranquillità, ma soprattutto non darete l’idea di essere scrittori snob.

L’autocritica serve a migliorare. Ecco perché ho detto di non attaccarsi mai alla prima idea. L’autocritica vi permette di capire cosa è valido e cosa è spazzatura.

I vostri consigli sulle basi

Al di là della conoscenza della grammatica, che non ho inserito per ovvi motivi, che consigli motivazionali potete aggiungere? Giovedì la seconda e ultima parte: si parla di scrittura vera e propria.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post29 aprile 2014 - Commenti29 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Elisa 29 aprile 2014 at 08:02

    C’è anche il pericolo della troppa autocritica che ti fa tenere il manoscritto chiuso nel cassetto a decenni per farlo uscire solo all’ennesima revisione.

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 11:21

      Vero, l’autocritica deve essere ragionata, non eccessiva.

      • Giuliana 1 maggio 2014 at 10:22

        Concordo. Io – che sono malata di perfezionismo – scrivo molto ma molto cancello, e molto poco pubblico. Per lo meno quando si tratta di scrittura creativa. Credo questo problema (parecchio diffuso) possa ricondursi proprio al timore di esporsi e di ricevere delle critiche da parte di chi legge. L’asporante scrittore dovrebbe cancellare le paure dalla propria testa e semplicemente scrivere meglio che può, a prescindere dalle reazioni dei lettori. Ci sarà sempre chi non apprezza, ma fintanto che le critiche sono meno numerose degli apprezzamenti si tratta di un fatto fisiologico e del tutto naturale.
        La paura uccide la scrittura.

        • Giuliana 1 maggio 2014 at 10:24

          Ovviamente era “aspirante” e da perfezionista malata quale sono non posso evitare di auto-correggermi ;)
          Non c’è modo di sfuggirne…

  • franco zoccheddu 29 aprile 2014 at 11:06

    La giovane età (= la poca esperienza di lettura, di scrittura, di rielaborazione personale) e la prima idea (= la troppa convinzione, l’istintività, la fretta): per me sono questi i punti sui quali sono particolarmente d’accordo con te, oltre agli altri.
    L’ho sperimentato su di me: a quasi 50 anni la mia sicurezza nello scrivere è qualcosa che non avrei mai potuto avere a venti. E guarda che ho sempre scritto (lessicalmente, grammaticamente, sintaticamente, etc) piuttosto bene.
    Articolo da rileggere, grazie Daniele!!

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 11:22

      Io a 20, invece, ero acerbo e pensavo di scrivere bene. Gli anni e le esperienze di scrittura mi hanno fatto capire che dovevo migliorare.

  • manu 29 aprile 2014 at 11:23

    La cosa più ovvia: prima di scrivere bisogna leggere. Sono d’accordo con te. E’ da poco che ho cominciato a leggere non solo per diletto, ma per cercare di carpire i segreti e lo stile degli autori. Sono loro i primi veri insegnanti e sta a ognuno poi trovare la propria strada.
    Ora sono un po’ presa con gli esami ma poi mi piacerebbe leggere qualche “mostro sacro”. Non è che puoi fare una lista anche di quelli?
    Grazie per l’articolo, aspetto con trepidazione la seconda parte.

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 12:29

      Ciao Manu, vero quanto dici sugli scrittori come insegnanti. Sul post sui mostri sacri della scrittura ci penso senz’altro, grazie dell’idea.

  • MikiMoz 29 aprile 2014 at 11:33

    Credo che innanzitutto i primi due punti siano interconnessi, in qualche modo: le prime idee sono sempre frutto di qualcosa che ci colpisce in età tenera. Ma non significa per forza che si deve essere bambini o ragazzi… immagina se oggi un quarantenne cominciasse a vedere telefilm, a scoprire quel mondo: la sua prima idea di romanzo è una scopiazzatura di quella cosa lì, vuoi o non vuoi…
    Però è normalissimo… se rivedo i miei primi fumetti (roba di scuole medie) erano pari pari a L’Uomo Ragno con una forte eco PowerRangeriana per quanto riguarda la gestione dei nemici XD

    Non mi trovi d’accordo invece sulle parole nuove… perché comunque è soggettivo, e fidati… c’è il rischio di incitare chi abusa di paroloni desueti per farsi bello, e poi magari non sa fare la o col bicchiere… :)

    Moz-

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 12:33

      Certo, la prima idea non dipende dall’età, ma solo dalla scarsa esperienza.

      Parole nuove: ho detto di migliorare il linguaggio, cioè acquisire nuovi termini che posso tornare utili, non farsi bello coi paroloni messi lì solo per fare decorazione.

      Quando scrivi, devi avere un dizionario più ampio possibile, secondo me, perché potresti trovarti ad affrontare situazioni in cui quelle parole e non altre servono.

  • Diego Ricci 29 aprile 2014 at 12:39

    Ciao Daniele. Per me leggere è sempre stata un’esperienza fantastica. L’emozione che ti regala la lettura di un libro è impareggiabile. Forse proprio perché “immagini”. Ed è questo che mi conquista di uno scrittore: la capacità di farmi immaginare cose, mondi come hai scritto tu qualche post fa.
    Ed è la cosa che vorrei imparare e carpire, leggendo: far immaginare. Ma credo che serva ben altro che leggere e basta :-)

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 13:05

      Ciao Diego. Anche per me è lo stesso. Come riuscire a far immaginare? Hai ragione, non serve solo leggere. Serve anche scrivere :)

      • Bruna Athena 30 aprile 2014 at 11:21

        Forse bisogna essere…cuochi! Il talento ci vuole (altrimenti saremmo tutti Nobel per la letteratura), ci vuole la voglia di scrivere e bisogna leggere, leggere, leggere e ancora leggere! La lettura è:
        1. un viaggio: non puoi che trarne delle esperienze, bello o brutte che siano;
        2. uno studio: dei linguaggi che esistono nel mondo;
        3. una fonte continua di ispirazione: il luogo in cui creare nuove connessioni.

  • Diego Ricci 29 aprile 2014 at 13:25

    :-D certo Daniele! Mi riferisco al talento, di cui tu, per esempio, disponi :-)

  • Luca.Sempre 29 aprile 2014 at 17:12

    Direi che hai detto tutto.

    Leggere tanto, leggere romanzi molto diversi tra loro – per stile, ambientazione, e genere – leggere raccolte di racconti, e sopratuttto buttare via subito la prima idea. Considerazione intelligente che pochi fanno. Ma tu lo sei. È per questo che ti seguo.

    Poi secondo me ti sottovaluti troppo. Magari se decidi di aprire una scuola di scrittura creativa (non fra 10 libri perchè sarò già prossimo alla dipartita anch’io) avvertimi così magari mi propongo per parlare un po’ di scrittura e contaminazioni varie ;-)

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 17:32

      Perché pensi di essere vicino alla dipartita fra i miei 10 libri? :D
      Io ti lascio ben 9 anni…

      Aprire una scuola creativa, addirittura? Difficile, però tengo conto della tua proposta per qualcos’altro che si può organizzare sulla scrittura, così parlerai di contaminazioni varie ;)

      • Luca.Sempre 29 aprile 2014 at 18:50

        9 anni?
        Overdose creativa!

        Per il progetto ti seguo. Quando vuoi call me.

        • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 19:15

          Intendevo che ho 9 anni più di te :D
          Ok, devo solo fare chiarezza nella mia testa e ti faccio sapere.

  • Lisa Agosti 29 aprile 2014 at 18:35

    A un corso di scrittura creativa lo scorso weekend l’insegnante ha esordito chiamandoci “scrittori emergenti” e invitandoci a non definirci più “aspiranti scrittori” in quanto il fatto stesso di identificarci con l’obiettivo ci porta un passo più vicini a raggiungerlo. In questo senso Daniele vorrei che ti considerassi scrittore oggi, e non dopo 10 libri pubblicati!

    • Luca.Sempre 29 aprile 2014 at 18:59

      Ciao Lisa
      Consentimi di non essere d’accordo con quel coach…

      Sarebbe come dire che sono un pilota di Formula Uno solo perchè una volta in vita mia ho guidato una monoposto, o uno scultore solo perchè ho dato una martellata al marmo, o un fotografo solo perchè ho postato qualche immagine su instagram.

      Direi che scrivere – nel senso di impugnare una penna – è quanto di più facile ci sia (e immediato), molto più di scolpire o pennellare. Proprio per questo, secondo me, non è impugnare una penna o scrivere il diario segreto che fa di te uno “scrittore”.

      Il senso del messaggio dato dal coach è chiaro, e so anche perchè lo fa – ho partecipato a molti corsi di leadership, motivazione, e vendita, ed è una tecnica utilizzata SEMPRE – solo che a mio modesto parere c’azzecca poco in un contesto dedicato agli aspiranti scrittori.
      ;-)

      • Lisa Agosti 29 aprile 2014 at 20:17

        Hai ragione Luca, eppure a volte ci vuole un “leap of faith”: se tu per primo non credi in te stesso, chi ci crederà? Se non sei uno scrittore, come farai mai ad avere lettori?

        • Luca.Sempre 29 aprile 2014 at 22:24

          Certo ;-)

          Fatti salvi tutti quegli scrittori emergenti che – solo perchè si autopubblicano – pensano di potersi definire “scrittori” dopo aver lanciato nel mondo la loro schifezza. Anche quelli ci credono, e a vedere da come reagiscono alle critiche, pure tanto. Troppo.

          Diciamo che il confine è molto sottile, e – proprio per questo – pericoloso. Almeno per i poveri disgraziati lettori ;-)

    • Daniele Imperi 29 aprile 2014 at 19:20

      In un certo senso sono d’accordo, ma dipende, credo, dal livello di scrittura a cui sei. Mi spiego: se non hai mai scritto nulla e non sai nemmeno riconoscere gli errori grammaticali più comuni, non puoi considerarti scrittore emergente.

      Grazie per ritenermi scrittore già da oggi e non fra 10 libri :D

  • GiD 29 aprile 2014 at 22:12

    Bel Post. Non si può che condividere ogni singola parola.
    Aggiungerei due punti:

    - Se vuoi scrivere narrativa devi nutrirti di storie. Film, serie tv, anime, fumetti, canzoni… non essere snob, non fermarti ai soli romanzi. Ci sono belle storie ovunque.

    - Se sei un perfezionista maniaco del controllo (come il sottoscritto) sappi che per imparare a scrivere devi innanzitutto cominciare a scrivere. Leggi manuali, leggi romanzi, documentati su internet, ma intanto scrivi.
    La scrittura, come tante altre cose, si impara facendo. Non aspettare l’idea perfetta. Non aspettare di avere lo stile perfetto. Testa china, dita sulla tastiera e scrivi. Le idee verranno. Lo stile pure.

    Detto questo, aspetto con ansia la seconda parte del post.
    Ciao!

  • […] abbiamo visto alcune basi per la scrittura e oggi mi decido a arrivare alla parte più interessante: scrivere. Prima di iniziare a progettare […]

  • Salvatore 5 maggio 2014 at 15:03

    Personalmente non mi sono mai ritenuto un perfezionista, anzi. Eppure più scrivo, più mi accorgo sorprendendomi di quanto poco sia disposto ad accettare cose che non mi convincono fino in fondo. Giusto un mese fa ho cancellato un capitolo e mezzo, scritto con molta fatica, che giudicavo banale, semplice, noioso, poco convincente. Oggi che ho riscritto tutto il primo capitolo e iniziato il secondo sono contento di averlo fatto. Oggi sono soddisfatto di quello che ho scritto finora e quindi continuo. Il mio consiglio è di non aver paura di “strappare pagine” e di ricominciare.

    • Daniele Imperi 6 maggio 2014 at 09:04

      Hai ragione, i primi tempi mi affezionavo a quello che scrivevo, ora non più, cancello senza pietà.

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