
Indice degli argomenti
Non è una novità: anche all’estero da parecchi mesi si parla dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’editoria. Per esempio, si possono prevedere le preferenze dei lettori, così da avere maggiori possibilità di successo per un libro.
Il bello, se vogliamo chiamarlo così, è che l’IA viene anche usata per il controllo grammaticale, il miglioramento dello stile e l’analisi della coerenza del testo; per la progettazione della copertina dei libri – come vedremo più avanti – e anche per le strategie di promozione editoriale.
Insomma, il lavoro umano, in un settore come l’editoria che rappresenta in pratica il mezzo di diffusione del sapere umano, sarà sempre più ridotto.
L’intelligenza artificiale aiuta la creatività degli autori
È opinione comune che l’IA funga da assistente di scrittura. Come?
Può suggerire come sviluppare la trama o l’arco narrativo, aiutare gli autori a trovare idee, vincere il blocco dello scrittore.
Ma tutto questo fa parte del lavoro creativo degli scrittori: se lo affidiamo a un programma, a noi cosa resta? Intendo: cosa resta di umano, di autoriale, nel libro?
Alcuni hanno iniziato a “scrivere” racconti e romanzi usando l’intelligenza artificiale, anziché la propria. L’unica cosa che hanno scritto sono le indicazioni date al programma scelto per generare la storia.
L’editing affidato all’IA
Quello che chiamiamo editing è di fatto la revisione del testo (non quella dell’autore, si intende). Nella revisione del poema inedito di Marinetti il redattore mi aveva segnato tutto ciò su cui dovevo lavorare: integrazioni, controlli storici, miglioramento di frasi e periodi, tagli, ecc.
Per quanto potrà essere “addestrata” un’intelligenza artificiale – e sull’addestramento ci sarebbe molto da dire – non potrà conoscere a fondo il tema trattato. Prendiamo un romanzo storico ambientato nell’850 d.C.: qui ci vuole un redattore che conosca bene la storia di quel periodo per poter dare all’autore validi consigli.
Copertine di libri “generate”, non più create
Nell’intervista del sito «Libreriamo» al professor Roberto Cicala c’è una domanda – e una risposta – che deve far riflettere:
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel mondo dell’editoria. Secondo lei, può essere una risorsa o rischia di snaturare il ruolo dell’editore e dell’autore?
Anche in editoria si potrebbe dire che l’intelligenza artificiale porta via lavoro alle persone (dai traduttori ai correttori e agli illustratori) ma non è proprio così: non serve avversare la tecnologia, anche perché non la fermeremo mai. Occorre capirla, renderla a misura umana e sociale. Nei lavori standardizzati e poco creativi ChatGPT e compagni la faranno da padroni, ma occorre un’intermediazione consapevole, che è la missione dell’editoria, perché il sapere non è mai neutrale.
[…]Ma la maggioranza dei casi sono positivi: per esempio a Interlinea molte copertine, come l’ultimo libro di Anna Lavatelli, sono create con l’IA, che aiuta anche a essere più accessibili.
Ecco un esempio di lavoro poco creativo:

La copertina di un libro, di solito realizzata grazie alla creatività di un grafico, è affidata a un’intelligenza artificiale. Hanno poi aggiunto il logo della casa editrice, il nome dell’autrice e il titolo del romanzo – e sul titolo, quel rosso sul celeste, ho parecchie riserve.
Ho voluto fare una prova con uno di questi programmi che generano immagini, descrivendo nel dettaglio quella copertina, e è venuta fuori un’immagine senz’altro migliore, a cui ho aggiunto logo, nome e titolo (totale del lavoro: meno di 5 minuti), mettendo poi a confronto le due copertine:

Qui – nel caso di quella copertina – non si tratta di avversare la tecnologia, ma di togliere lavoro a grafici e illustratori.
L’intelligenza artificiale può disporre in modo automatico testo, immagini e altri elementi con un minimo intervento umano. E questo lo chiamano vantaggio: certo, per le case editrici che risparmieranno parecchi soldi, non per i grafici creativi.
Quale futuro per la creatività umana?
Sapete che ci sono aziende che rifiutano un curriculum se all’interno manca l’uso dell’intelligenza artificiale fra le competenze?
Se iniziamo ad affidare all’intelligenza artificiale ogni lavoro che richiede la nostra intelligenza – che è l’unica che esiste – non ci sarà alcun progresso, ma un regresso della mente umana, che non sarà più in grado di svolgere neanche i pensieri più elementari.
E non mi si prenda per antiquato o per uno che odia la tecnologia: ho scritto questo articolo sul mio iMac e l’ho pubblicato nel mio blog.
Scarica il post in PDF
Pades
Daniele, la tua copertina è infinitamente migliore, il che apre al tema di come, al momento, sia ancora necessario mettere mano pesantemente a quanto generato dall’IA per avere buoni risultati. Dunque sono d’accordo che per ora aiuta molto solo chi è poco creativo. Una nota: se tu ci hai messo solo cinque minuti, quanto poco ci hanno lavorato alla copertina originale?
Daniele Imperi
Considera che ho speso almeno 3 minuti per sistemare il testo, facendo diverse prove. Tra l’altro vorrei sapere in che formato l’IA ti fornisce le immagini, perché l’ideale per la stampa sono 300 dpi e il formato psd (photoshop).
Corrado S. Magro
Mi limito solo a commentare le copertine “La chimavano cinquemila”. Quella di sinistra la trovo orrenda, un uovo sodo sbucciato, quella di destra ha un’espressione viva, naturale.
Per il resto, chi scrive per vendere potrebbe trovarsi costretto a farsi l’IA amica. Chi scrive per passione non lo farà, rischiando di restare uno sconosciuto che sarà clonato! Fagocitare un ebook è roba di qualche minuto e il o i pirati godono immunità “parlamentare”.
Daniele Imperi
La copertina di sinistra è veramente brutta, anche per i colori. Si scrive sempre per vendere, se pubblichi un libro: vendere significa farti leggere dagli altri. Non so se dobbiamo davvero farci amica l’IA. Io non la voglio come amica.
Barbara Businaro
Dopo lo scandalo dei giorni scorsi, di come ChatGPT ha vandalizzato il lavoro del maestro Miyazaki e dello Studio Ghibli, trovo alquanto vergognoso l’uso dell’Intelligenze Artificiale per produrre copertine di libri. Con quale coraggio possono chiedere il pagamento di un romanzo, prodotto creativo, avendo usato uno strumento che invece sputa addosso alla creatività?!
Per chi non ha seguito la cosa: una settimana fa OpenAI ha rilasciato un nuovo modello su ChatGPT per modificare le immagini, anche quelle di famiglia, rendendole in “stile Ghibli”, simili nei disegni dei film di animazione del noto studio giapponese (ne cito alcuni: Il mio vicino Totoro, Il castello errante di Howl, Ponyo sulla scogliera, La città incantata, Nausicaa della valle del vento, Porco Rosso, Principessa Mononoke, Arietty). Tutti i social sono esplosi con queste immagini rifatte ed è scattata, giustamente, la rivolta in massa di disegnatori, illustratori, fumettisti, e artisti in genere. Perché il maestro Miyazaki già nel 2016 aveva espresso il suo schifo guardando un’animazione digitale prodotta da un primo modello di intelligenza artificiale. E soprattutto perché non risulta che Studio Ghibli avesse dato il consenso a OpenAI di istruire ChatGPT sulle suo opere coperte da copyright. Dopo altri pochi giorni, OpenAI ha tolto la nuova funzione. La scusa è che le risorse erano sature (le GPU delle Intelligenze Artificiali consumano davvero molta più energia di qualsiasi altro sistema). Probabile che Studio Ghibli si sia mosso con i propri avvocati, presentando il conto.
Solo che loro se lo possono permettere… disegnatori, illustratori, fumettisti, e artisti in genere con meno risorse finanziarie si trovano senza mercato per colpa dell’Intelligenza Artificiale.
E questa copertina – quella della casa editrice, ne è solo un esempio.
Per altro, fa proprio schifo. Io sulla mia libreria non ce la vorrei…
Vedo sempre più l’Intelligenza Artificiale come un insegnante di sostegno per studenti svogliati e imprenditori improvvisati. Per dire: stamattina ho visto un’autrice di libri illustrati per bambini scrivere ” un’altro significato ” – sì, con l’apostrofo. E una casa editrice che ti accoglie nel suo sito con un clamoroso “well come”, che a parte essere troppo anglofono per il loro catalogo, è pur sbagliato! Clamorosamente sbagliato. Ecco, questi sono quelli che hanno bisogno dell’Intelligenza Artificiale. Perché si vede che a scuola erano all’ultimo banco, a guardare fuori dalla finestra…
E pensare che l’Intelligenza Artificiale aveva l’altisonante scopo di aiutarci ad elaborare enormi quantità di dati medici e trovare una cura per le brutte malattie… Noi la usiamo per i disegnetti…
Daniele Imperi
Nel prezzo del libro c’è compresa anche una parte per coprire le spese di realizzazione della copertina: ma se la fai creare in due minuti da un programma e gratis – o anche con un abbonamento di pochi euro l’anno, che ti permette quindi di crearne centinaia – il prezzo del libro dovrebbe scendere. E invece penso di no.
Non conoscendo quello stile, anche se il nome di Miyazaki sì, ho visto infatti decine di immagini con quello stile e m’è subito parsa una scopiazzata. Magari un giorno vedremo lo “stile Jacovitti”, lo “stile Disney”, ecc. alla faccia dei diritti d’autore.
Io come autore mi rifiuterei di pubblicare un mio libro con una copertina realizzata con un’intelligenza artificiale.
L’autrice sta influenzando i bambini a scrivere male. Sugli anglicismi che spopolano c’è da calare un velo pietosissimo. E quello non è l’unico scritto in modo sbagliato.
Guglielmo
Bhe, se la prima copertina è quella stampata, personalmente, non mi spingerebbe ad arrivare alla quarta per farmi attrarre da qualche spunto dell’editore. Invecchiare mi allontana dall’avanzare della tecnologia, che sappiamo irrefrenabile e quindi prima o poi sufficientemente raffinata per raggiungere lo scopo prefissato dagli ideatori: fare guadagnare. Mi sembra ancora molto lontana dal poter produrre un elaborato all’altezza di un Buzzati o un Cortazar o un Bulgakov o altri 1000 artisti di questa caratura. La mia parte romantica, per quanto limitata, vuol credere non ci possa arrivare mai.
Daniele Imperi
Salve Guglielmo, benvenuto nel blog. Una copertina mal realizzata non attira i lettori, ecco perché andrebbe curata nei dettagli. Riguardo alla scrittura, dubito che possa eguagliare Buzzati, Bulgakov e altri.
Luciano Cupioli
L’arte è creatività, quella splendida capacità della mente di tirare fuori cose nuove ed esprimerle attraverso la nostra sensibilità e capacità: cos’ha a che fare l’intelligenza artificiale con tutto questo? Può darmi dei suggerimenti? Se voglio sapere come vive le giornate un astronauta sulla stazione spaziale, ritengo sie meglio chiedere informazioni alla Cristoforetti piuttosto che all’IA. È velocissima? Ma chi se ne frega. C’è chi vuole dimagrire facendo la liposuzione e chi stando a dieta e facendo attività fisica: chi secondo voi, non solo alla fine starà fisicamente meglio, ma si sentirà più appagato? Già, perché c’è anche da tenere conto della soddisfazione che possiamo raggiungere facendo qualcosa di veramente nostro, mentre spingere un bottone può accontentare solo chi è privo di valori e amor proprio. Io vado lento, faccio da solo, e dormo bene. Dell’IA non sento la necessità…
Daniele Imperi
Con tutto questo l’intelligenza artificiale non ha nulla a che fare. Il problema principale sono le fonti delle IA: quali sono? Non è legale riversare libri odierni in un programma, per esempio. E se cercano su internet, posso farlo da me.