Com’è strutturato un libro?

L’organizzazione dei contenuti all’interno dei libri

Struttura del libro

I n un libro, oltre ai contenuti principali, ci sono testi informativi che lo completano. Fanno parte del cosiddetto “paratesto”.

Scrivere un libro implica anche la scrittura del cosiddetto “paratesto”. Che cos’è il paratesto? È semplicemente tutto quel testo che sta attorno (para- dal greco παρά “presso”) al testo. Anche il nome stesso dell’autore e il titolo del libro e dei capitoli sono paratesto.

Ma a noi oggi interessa tutto quel testo preliminare e finale al contenuto vero e proprio del libro. Tutto ciò, insomma, che non ha nulla di creativo, ma è solo informativo. Eppure necessario.

Scrivendo un libro per farlo pubblicare da una casa editrice, ci dobbiamo preoccupare ben poco del paratesto: gran parte è scritto da redattori e collaboratori. Ma se ci autopubblichiamo, dobbiamo pensare a tutto noi. O comunque dobbiamo conoscere come sono organizzati tutti i contenuti del nostro libro, per affidare parte del paratesto ad altri.

Occhiello

È chiamato anche occhietto e in genere è soltanto una riga che riporta il titolo del libro in una pagina bianca e precede il frontespizio.

Occhiello

Frontespizio

Deriva dal latino frontispicium, cioè la parte anteriore. È quindi la prima pagina di un libro, che riporta il nome dell’autore, il titolo del libro e il nome dell’editore. Si dice che nel frontespizio siano presenti talvolta anche il luogo e la data di stampa.

Frontespizio

Colophon

Il colophon o colofone (altra derivazione dal greco κολοϕών, con il significato di estremità) contiene una serie di informazioni relative alla stampa del libro, quindi contiene la data e il luogo di stampa, il copyright, il nome del direttore responsabile, l’eventuale titolo originale se il libro è tradotto, il tipo di edizione, ecc.

Colophon

Epigrafe

Non so se sia propriamente corretto usare la parola “citazione” come sinonimo di “epigrafe”. Derivando dal greco Ἐπιγραϕή, cioè qualcosa “scritto sopra”, l’epigrafe in realtà è posta come conferma del testo che segue.

Ma è pur sempre una citazione, presa da un’opera illustre.

Esergo o citazione

Deriva dal greco ἐξ «fuori» e ἔργον «opera». Era un’iscrizione o un motto che si collocava sulle medaglie. Detto così perché, appunto, al di fuori dell’opera.

È una frase, una sentenza, un passo tratti da un’opera e attinenti, anche se decontestualizzati, al libro. Di solito il testo è scritto giustificato a destra e in caratteri più piccoli rispetto al resto.

Citazione

Dedica

È una frase usata dall’autore per offrire il libro a una persona cara. Viene scritta allo stesso modo dell’esergo.

Epigrafe

Prefazione o presentazione

Dal latino praefatio, è qualcosa detto prima. Un testo che si premette, appunto, a un libro. Può esser scritta dall’editore o da un curatore. È in genere redatta in corsivo.

La prefazione serve a presentare il libro, a spiegare ai lettori gli scopi e illustrarne i contenuti. È marketing, quindi. Giustamente posta a inizio del libro, in modo da mostrarla subito al lettore.

Prefazione

Premessa o preambolo

Dal latino praemissa, ossia praemissa sententia. In editoria è un breve testo inserito per illustrare il libro. È (o dovrebbe essere) scritta dall’autore stesso. La premessa dà indicazioni generali sull’opera.

Premessa

Introduzione

Anche l’introduzione, si dice, è sempre scritta dall’autore. È un testo che, chiaramente, precede l’opera, la introduce, appunto.

Se la prefazione ha più valore di marketing, perché deve esaltare in un certo senso l’opera, mostrarne i pregi, i valori, i benefici – oltre che parlar bene dell’autore –, l’introduzione si focalizza invece sul testo, introducendo il lettore all’argomento trattato.

Introduzione

Elenco delle abbreviazioni

Di certo non saranno usate in un romanzo, ma trovano posto in dizionari, vocabolari, saggi, libri di storia, manuali, guide, enciclopedie. Sono inserite all’inizio del libro.

Abbreviazioni

Glossario

Dal latino glossarium, a sua volta derivato dal greco γλῶσσα (glōssa), lingua. È un elenco, in ordine alfabetico, di vocaboli poco conosciuti o anche in disuso o tecnici, vocaboli che hanno bisogno di una spiegazione. Si trova in manuali, guide, saggi, libri scientifici, ecc. e è posto all’inizio del libro.

Glossario

Cronologia

La troviamo spesso nei classici, ma è presente anche nei libri di storia. Scartabellando fra i miei libri, ho trovato 3 tipi di cronologie:

  1. Cronologia della vita: l’elenco dei fatti più salienti della vita di un autore. Una biografia in sintesi, scandita anno per anno, o quasi.
  2. Cronologia delle opere: l’elenco delle opere pubblicate da un autore, in ordine di pubblicazione.
  3. Cronologia degli eventi: l’elenco degli avvenimenti più salienti di un dato periodo storico. Per esempio, in un libro sulla storia di Roma, si parte dagli anni immediatamente precedenti la sua fondazione fino alla caduta dell’Impero Romano.

Cronologia

Postfazione

È facile intuire come la postfazione sia l’esatto contrario della prefazione e venga posta, quindi, a fine libro. È un commento all’opera, scritto dall’autore o dal curatore o dall’editore.

Postfazione

Nota al testo

È un commento all’opera, che può esser posto, secondo la sua natura, a inizio o a fine libro. Può esser redatto dall’editore, dall’autore o dal curatore. Ho riscontrato 3 tipi di note al testo:

  1. Nota dell’editore: l’editore dà informazioni e notizie sull’opera. Si trova anche nella forma “Nota alla presente edizione” e in questo caso l’editore spiega al lettore le differenze rispetto all’edizione precedente. È posta all’inizio del libro.
  2. Nota del traduttore: il traduttore dà informazioni su alcune scelte di traduzione, specialmente per lingue complesse (come il cinese) o lingue antiche (come il latino e il greco). Anche questa nota è posta all’inizio del libro.
  3. Nota storica: lo scrittore Bernard Cornwell la usa sempre. Scrivendo romanzi storici, a fine libro spiega quali e quante libertà si è preso per esigenze di narrazione e quali sono invece i fatti e i personaggi reali.

Nota

Appendice

È una sezione accessoria, aggiuntiva all’opera, posta alla fine del libro. Si scrive per chiarire alcuni aspetti e passi del libro e ha un carattere enciclopedico.

Appendice

Ringraziamenti

Facile capire a cosa servano. L’autore ringrazia a fine libro tutte le persone che, in un modo o nell’altro, lo hanno aiutato nella stesura e nella preparazione della sua opera.

La trovo una parte interessante del libro, perché in molti casi si scopre il gran lavoro di ricerca che ha fatto l’autore per documentarsi, come si nota in alcuni romanzi di Stephen King, ma anche di Tana French e di altri.

Ringraziamenti

Bibliografia

È l’elenco delle opere consultate per la stesura di un libro. Si trova in saggi, libri di storia, ma anche in manuali. La trovo utile per scoprire libri per approfondire le mie letture sull’argomento che ho appena letto.

Bibliografia

Note

Sono annotazioni scritte per chiarire alcuni termini o passi del libro e sono poste di solito a piè di pagina. Sono segnalate nel testo da un numero posto in apice.

Le note sono scritte dall’autore, dall’editore, dal traduttore o dal curatore e sono stampate con un corpo più piccolo rispetto al testo e sono numerate. Si trovano anche raggruppate a fine libro, capitolo per capitolo (scelta scomoda per il lettore).

Note

Indice degli argomenti o sommario

È l’elenco degli argomenti trattati nel libro e si può trovare sia all’inizio sia alla fine dell’opera. Particolarmente utile in saggi, libri di storia e manuali, ma anche in romanzi, secondo me, soprattutto se i capitoli hanno titoli.

L’indice è comunque sempre utile, perché comunica al lettore la struttura del libro, è la mappa dei suoi contenuti.

Indice

Indice dei nomi e/o dei luoghi

L’elenco, in ordine alfabetico, dei nomi delle persone e/o dei luoghi che compaiono in un’opera. Si trova nei saggi e nei libri storici, per raggruppare tutti i personaggi e i luoghi trattati e accennati nel libro. Posto alla fine dell’opera, accanto al nome reca la pagina o le pagine in cui è citato.

Indice dei nomi

Indice analitico

È un lungo elenco, posto alla fine del libro e in ordine alfabetico, in cui si raccolgono persone, fatti, luoghi, argomenti trattati nell’opera. Per ogni voce elencata si rimanda sia alla pagina principale della sua trattazione (in grassetto) sia alle pagine in cui è citata (in tondo).

Indice analitico

Indice delle tavole

Inserito anch’esso alla fine, secondo il libro possiamo trovare:

  • un indice delle illustrazioni: che comprende sia disegni sia fotografie (frequente in libri storici e scientifici);
  • un indice delle tabelle: quindi tabelle di dati, divise in righe e colonne;
  • un indice delle cartine: carte e mappe geografiche (frequente in saggi e libri storici);
  • un indice delle schede: schede riassuntive, riepilogative, esplicative (frequente in libri scientifici, per esempio di botanica, zoologia, ecc.);
  • un indice delle tavole: termine generico per indicare l’indice delle illustrazioni, dei grafici, ecc.

Indice delle tavole

Altro paratesto?

Conoscete altri testi preliminari e finali ai contenuti principali di un libro? Segnalateli nei commenti e saranno aggiunti all’articolo.

  1. Occhiello: La caduta di Artù di J.R.R. Tolkien, Bompiani
  2. Frontespizio: Gli eretici di Dune di Frank Herbert, Sperling & Kupfer Editori
  3. Colophon: I bersaglieri di Luigi Scollo e Pietro Compagni, Edizione speciale de «Il Giornale»
  4. Epigrafe: First Man, Il primo uomo di James R. Hansen, Rizzoli
  5. Dedica: Il Signore della Guerra di Bernard Cornwell, Longanesi
  6. Prefazione: È buio sul ghiacciaio di Hermann Buhl, Corbaccio
  7. Premessa: Sinonimi e contrari della lingua italiana, Vallardi
  8. Introduzione: Norwegian Wood di Lars Mytting, UTET
  9. Elenco delle abbreviazioni: Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli
  10. Cronologia: Giro di vite/Il carteggio Aspern di Henry James, La biblioteca di Repubblica
  11. Postfazione: Into the Wild Truth di Carine McCandless, Corbaccio
  12. Nota al testo: L’ultimo treno per Memphis di Peter Guralnick, Baldini Castoldi Dalati
  13. Appendice: Beren e Lúthien di J.R.R. Tolkien, Bompiani
  14. Ringraziamenti: Risvegli di Oliver Sacks, Gli Adelphi
  15. Bibliografia: Il destino si chiama Clotilde di Giovannino Guareschi, RCS Libri
  16. Glossario: L’esegesi di Philip K. Dick, Fanucci Editore
  17. Note: La saga di Ragnar Lodbrok, Fanucci Editore
  18. Indice degli argomenti: Microcopy – The Complete Guide di Kinneret Yifrah, Nemala MicroCopy Studio
  19. Indice dei nomi: I padrini di Giuseppe Carlo Marino, Newton & Compton Editori
  20. Indice analitico: Grammatica italiana di Beatrice Panebianco, Cecilia Pisoni, Loretta Reggiani, Zanichelli
  21. Indice delle illustrazioni/tabelle/cartine/schede/tavole: Le piante medicinali di Luigi Pomini, Edizioni Mediterranee

23 Commenti

  1. Silvia
    9 maggio 2019 alle 07:50 Rispondi

    Post molto interessante. Sono parti del libro a cui chi legge è abituato, ma difficilmente ci fermiamo a riflettere sul la loro presenza e funzione.
    Tuttavia sono da conoscere, soprattutto – come dici tu – per chi si autopubblica.
    Post da conservare. Grazie. ;)

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2019 alle 12:14 Rispondi

      Grazie. Devo dire che a me queste parti del libro sono sempre piaciute. Odio le prefazioni dove si svelano parti importanti della trama, però.

  2. Emilia Chiodini
    9 maggio 2019 alle 09:00 Rispondi

    Quanto lavoro di ricerca! Complimenti. Questo post è una raccolta di informazioni utili a cui si dà poca importanza ma che è bene conoscere. Grazie.

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2019 alle 12:14 Rispondi

      Grazie, era da un po’ infatti che rimandavo l’articolo proprio per la ricerca :D

  3. Corrado S. Magro
    9 maggio 2019 alle 09:22 Rispondi

    Nella saggistica è quasi tutto d’obbligo. Nella narrativa oso dire che, escluse le informazioni prescritte e indispensabili, molto possa essere ritenuto un’opzione, anzi qualcosa come la bibliografia, se non si tratta di riferimenti ad eventi documentati, non la trovo sensata. Grazie però per il quadro esaustivo che ci metti a disposizione.

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2019 alle 12:16 Rispondi

      Sì, nella narrativa non serve tutto. Il glossario, però, in alcuni casi serve. Sto leggendo un romanzo di Amitav Ghosh, Il fiume dell’oppio, e è pieno di termini indiani di cui non si dà spiegazione. Qualcuno è intuibile, ma la maggior parte no.

      • Corrado S. Magro
        9 maggio 2019 alle 12:29 Rispondi

        Nel caso di terminologia di dominio non comune (anche dialettale) le note sono obbligatorie. Ometterle è mancanza di rispetto verso il lettore. Quando una volta ho letto “trema” in un contesto linguistico sardo non avrei capito un bel nulla senza la sua traduzione con “mangia”.😄

        • Daniele Imperi
          9 maggio 2019 alle 13:19 Rispondi

          Sì, o note a fine pagine del traduttore o in un glossario. Altrimenti non si capisce nulla. E non posso certo perdere tempo a cercarle online. In questo romanzo sono tanti i vocaboli indiani.

  4. Nuccio
    9 maggio 2019 alle 11:08 Rispondi

    Colophon non lo conoscevo. Le chiamavo note tipografiche. Non si finisce d’imparare!

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2019 alle 12:17 Rispondi

      Note tipografie è più immediato, infatti. Di solito non c’è scritto Colophon in quella pagina, ma raramente l’ho trovato.

  5. Ferruccio Gianola
    9 maggio 2019 alle 13:06 Rispondi

    Avevo usato queste informazioni, più o meno queste informazioni, una quindicina di anni fa, nella redazione della tesina per la maturità di una ragazza che allora frequentavo… ah, i ricordi come vengono riportati alla mente :-D

  6. Rebecca Eriksson
    9 maggio 2019 alle 17:52 Rispondi

    Che nostalgia… mi hai riportato alla memoria il mio vecchio Manuale del grafico delle scuole superiori.
    Ottime linee guida.

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2019 alle 06:53 Rispondi

      Aveva tutta quella roba? :D

  7. Calogero
    9 maggio 2019 alle 18:59 Rispondi

    Direi che la lista è pienamente esaustiva, comunque ti segnalo un piccolo contenuto caduto in disuso.
    Al giorno d’oggi non è d’uso comune, tuttavia nei testi più datati di norma ci si imbatte nel cosiddetto ‘ex libris’, un timbro accompagnato da un motto che in genere occupa la seconda di copertina. In questo spazio dedicato il proprietario del libro apponeva il proprio nome, magari su un apposita riga, per rivendicarne la proprietà.

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2019 alle 06:54 Rispondi

      L’ex libris era appunto un timbro, ma veniva apposto dove c’era spazio, non era una pagina a sé stante.

  8. Michela
    9 maggio 2019 alle 20:12 Rispondi

    Ciao Daniele,
    trovo questo post molto interessante. Mi ricorda le lezioni di letteratura sia alle superiori che all’università. 😄 Sono tutte informazioni utili da tenere sempre a mente, non solo per chi si autopubblica. Penso che farò leggere il post a dei ragazzi a cui do ripetizioni private. È triste ammetterlo, ma oggi come oggi non è così scontato imparare queste cose nelle scuole.

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2019 alle 06:54 Rispondi

      Neanche a me hanno insegnato queste cose a scuola. O almeno non le ricordo…

      • Michela
        13 maggio 2019 alle 17:17 Rispondi

        Allora forse sono io che ho avuto la fortuna di avere un professore particolarmente entusiasta della sua materia… Non voglio certo aprire un dibattito sulla scuola italiana, ma queste nozioni dovrebbero essere insegnate. Io sono del parere che siano utili per sapersi orientare meglio all’interno di un testo. Comunque sia,meno male che esistono blog come il tuo, molto utili per aumentare le proprie conoscenze. Ciao Daniele, buona serata!

        • Daniele Imperi
          14 maggio 2019 alle 07:10 Rispondi

          Il problema è, come ho scritto a Massimo qui in basso: dove inserisci queste informazioni? In Italiano, per forza, ma non sono parte del programma scolastico, credo, anche se dovrebbero esserlo. In fondo, quando insegni a leggere, dovresti anche insegnare com’è composto un libro.

  9. Massimo Prevete
    10 maggio 2019 alle 14:56 Rispondi

    Come già qualcuno sopra faceva notare, è molto interessante il fatto che queste nozioni “non si studino”. Se vuoi apprendere il mestiere, come dicono spesso i nonni, lo devi fare con il sudore della tua fronte. Stiamo parlando di informazioni non particolarmente complesse da reperire (e alcune di queste sono necessarie unicamente nella saggistica) ma ritengo strano come nessuno si senta in dovere di spiegarti cose simili in ambienti quali il Liceo (dove, guarda un po’, si studia per la maggior parte del tempo proprio su dei libri cartacei!).

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2019 alle 07:14 Rispondi

      Non sono nozioni che fanno parte del programma scolastico, secondo me. L’unica materia è Lingua e letteratura italiana, ma si studiano autori e opere, non come sono composti i libri.

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