L’intelligenza artificiale scriverà al posto nostro

Una nuova era della scrittura

L’intelligenza artificiale scriverà al posto nostro

Il futuro della scrittura è qui! L’intelligenza artificiale sta conquistando il mondo della scrittura e sta cambiando il modo in cui creiamo i contenuti.

L’intelligenza artificiale è in grado di generare interi articoli e storie, di modificare testi esistenti e persino di proporre idee creative per i contenuti. È anche in grado di analizzare dati e testi per ottenere approfondimenti, il che la rende uno strumento prezioso per le aziende e gli operatori di marketing.

Inoltre, l’intelligenza artificiale è in grado di scrivere contenuti che rispettano linee guida e regole specifiche. Ciò significa che l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per creare contenuti più facili da usare e adatti alle esigenze dei clienti.

Con l’IA, le aziende possono creare contenuti più accurati e pertinenti in una frazione di tempo. Forse l’IA non sostituirà del tutto gli scrittori umani, ma di certo rivoluzionerà il modo in cui creiamo i contenuti.

Preparatevi quindi a una nuova era della scrittura, alimentata dall’intelligenza artificiale e dall’apprendimento automatico.

Il futuro della scrittura

Quanto avete letto fin qui – eccetto il titolo dell’articolo, ma compreso il sottotitolo – è stato scritto da un’intelligenza artificiale (adesso sono io che scrivo, ovviamente).

Si chiama Write Sonic e per scriverlo ho usato la funzione “Scrittore di paragrafi”, scegliendo due sole parole chiave (scrittura e intelligenza artificiale), il titolo dell’articolo come argomento e un tono di voce “Dramatic”.

Giorni fa ne avevo provata un’altra, ChatGPT, che si è rivelata una “sfornaparagrafi”: testi banali, che sembravano scopiazzati qui e là. Vuoti. Avevo provato 3 diversi toni di voce, ma la voce era sempre la stessa.

Un giorno le ho chiesto “Quanto è stupida l’intelligenza artificiale?” e si è bloccata.

Write Sonic ha scritto un testo migliore, anche se in 160 parole ha ripetuto 5 volte “intelligenza artificiale” (7, se consideriamo l’acronimo IA).

Quello che avete visto, quindi, rappresenta il futuro della scrittura. Oggi esistono diverse piattaforme che generano testi – io ho provato solo le due segnalate – e ne nasceranno altre in futuro, sempre migliori.

Le aziende faranno sempre più ricorso ai testi artificiali, perché i costi – se si sceglie un abbonamento – sono ridottissimi rispetto a quelli di un blogger professionista. E, soprattutto, sfornano contenuti in un tempo brevissimo, dell’ordine dei secondi.

Quel testo all’inizio dell’articolo è ripetitivo, e anche banale. L’IA ha usato una frase fatta e rifatta come “esigenze dei clienti” e non ha chiarito cosa siano i “contenuti più facili da usare”. Soprattutto finora non ho letto “contenuti più accurati e pertinenti” generati da un’IA, li ho solo visti nascere “in una frazione di tempo”.

Ma è questo il futuro della scrittura. Testi più banali e inutili di quelli che già da anni circolano in rete.

L’intelligenza artificiale sta conquistando il mondo della scrittura

Specialmente su LinkedIn in questi giorni si parla molto dell’intelligenza artificiale per creare contenuti. Alcuni sono preoccupati, altri sostengono che se sei veramente bravo non perderai clienti per colpa di una sfornaparagrafi.

Ne siamo sicuri?

Write Sonic offre a 12,67 dollari al mese (cioè meno di 12 euro) la scrittura di 47.500 parole. Significa che con 12 euro si possono creare 4 articoli di circa 1000 parole l’uno da pubblicare ogni mese per un anno.

Per scrivere un buon articolo di 1000 parole posso impiegare anche 3 ore. Quindi per scriverne 4 al mese per un anno ne impiego circa 140. Per essere concorrente di Write Sonic dovrei accontentarmi di un guadagno di 8,5 centesimi l’ora. Tolte le tasse restano 6 centesimi di euro l’ora. Cioè uno stipendio netto di circa 10 euro al mese.

Puoi essere bravo quanto ti pare, ma prevedo un uso smodato e assiduo di intelligenza artificiale per scrivere articoli di blog o altri contenuti per il web.

Il risparmio, specialmente quando è così conveniente, fa gola.

Come continuerò a scrivere

Come ho sempre fatto, documentandomi e spendendo ore a scrivere ciò che proviene dalla mia intelligenza. Non ho bisogno di quella artificiale.

Se poi perderò clienti perché con l’IA risparmieranno, se non ne guadagnerò altri perché l’intelligenza artificiale costa meno e produce testi nel giro di qualche secondo, allora me ne farò una ragione e m’inventerò qualcos’altro per vivere.

In fondo mi sono dovuto inventare anche il lavoro attuale.

21 Commenti

  1. Orsa
    giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 10:05 Rispondi

    Mi pareva strano infatti che tu avessi scritto quella roba, per un attimo ho pensato di aver sbagliato blog. Per lavoro ci ho avuto a che fare anch’io e ti assicuro che la supervisione umana è imprescindibile e necessaria perché ho letto cose davvero esilaranti! Per il momento il nostro lavoro regge ancora.
    Ma poi cosa t’inventi, non parlare così, i robot devono stare a casa loro! Prima gli umani! :P
    Dico sul serio, io sono per boicottare chi vende testi generati in questo modo. Hai pensato a quale sciagura se l’AI dovesse entrare nella scuola, nell’università, nelle testate giornalistiche, nell’editoria?
    Ci sono dei tool per smascherare un testo scritto meccanicamente, boicotterò a tappeto tutti i blogger/autori che faranno ricorso a questa sforneresti, promesso!

    • Orsa
      giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 11:00 Rispondi

      *sfornatesti

    • Daniele Imperi
      giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 14:05 Rispondi

      Prima gli umani sempre!
      Se li scoprissi, li boicotterei anche io. Tranquilla, che prima o poi la testeranno nelle scuole e nell’editoria.
      Quei siti che smascherano i testi scritti dalle IA, come ti avevo mostrato, non sono ancora in grado di capire chi scrive i testi.

  2. Pades
    giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 10:14 Rispondi

    Bellissimo articolo, Daniele. Condivido il senso di amarezza: per i testi di tipo tecnico-commerciale o divulgativo l’IA diventerà sempre più veloce, potente e competitiva, come lo sono state le macchine industriali nei secoli passati rispetto al lavoro manuale. E da informatico teorico sarei contento di lavorarci, lo ammetto. Ma secondo me non potrà essere vero per i testi di tipo emozionale. Un’IA può essere programmata somministrandole in teoria tutti i romanzi scritti dall’inizio della storia della letteratura in poco tempo, cosa che noi impiegheremmo secoli a fare, ma da questi difficilmente saprà creare una nuova emozione. Sarà utile per spiegare e rendere comprensibili al grande pubblico i risultati di uno sterminato insieme di studi scientifici su un certo argomento, ma non saprà spiegarmi perché mi piace il mare. Ancora per molto tempo, penso.

    • Orsa
      giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 11:03 Rispondi

      Condivido in pieno il tuo pensiero. E poi non riuscirà mai ad essere imprevedibile e creativa come noi… vedi il blocco sulla domanda di Daniele :D

      • Pades
        giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 11:34 Rispondi

        Vero, l’imprevedibilità non è cosa da intelligenza artificiale, per non parlare degli errori che facciamo e spesso portano a nuove intuizioni: noi umani siamo super bravi a fare errori, per una macchina è impossibile. :-) :-)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 14:07 Rispondi

      Grazie. Neanche secondo me potrà creare testi di tipo emozionale, perché non può provare emozioni, appunto. Non può fare sarcasmo, umorismo, per esempio.

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 16:39 Rispondi

    Dalla fine del XXesimo secolo ho iniziato a seguire i conati di queste tecnologie (vedi chip impiantati nella corteccia cerebrale per dialogare con le macchine/PC e altro) alle quali ricercatori dell’ambiente dove operavo, mettevano mano. Sono anche io dell’opinione che l’IA non potrà sostituire l’essere perché prodotta dall’essere (assioma fisico e filosofico) ma… ma… da chi verrà gestita? L’impatto, a esprimerlo con termini moderatissimi, sarà deleterio! I soliti burattinai sanno già come e cosa fare.
    Esaminiamo un po’ il fenomeno “comunicazione”. Lascio a voi decidere se evolutivo o involutivo. Secondo me evolutivo nella forma, involutivo nella sostanza!
    Questo effetto impregnerà l’IA apportando acqua al mulino dei nuovi baroni come oggi i vari WA, Tik-Tok-Tak-Tuk, Insta kilogramm, l’youtube (il tubo vostro/nostro o quello che c’infilano) e via dicendo.
    Saremo tutti grandi scrittori, musicisti, architetti con stampanti tridimensionali, psicologi, neurologi, chirurghi, avvocati eccetera eccetera. Chissà se sopravviveranno università e politecnici così come li conosciamo. Dalle mie parti l’odore di bruciato si sente già: Un Medioevo fantascientifico si affaccia alla finestra. La scissione nucleare fu una grande conquista, sull’uso che se ne fece e se ne fa, non necessito parole.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 17:08 Rispondi

      Viene gestita dalle aziende che hanno creato queste piattaforme per creare testi, almeno nel campo della scrittura. C’è da aspettare per vedere come si evolverà la faccenda.

  4. vonMoltke
    giovedì, 12 Gennaio 2023 alle 21:02 Rispondi

    Non ci crederai, ma stamattina, dopo aver ricevuto la newsletter ma prima di averla aperta e letta, riflettevo proprio su questo argomento. L’anno scorso, il romanzo di SF “Mindscan” di Sawyer trattava un futuro in cui le cosiddette IE divenivano indistinguibili da un essere umano, ad esempio divenendo capaci, fra le altre cose, proprio di scrivere un romanzo. Mi dicevo che se ciò dovesse accadere, per i più svariati motivi (ad esempio non solo perché le IE diverranno più intelligenti, ma anche perché il QI dell’umanità si abbassasse ulteriormente) questo non aiuterebbe l’umanità a vivere meglio, ma, al limite, a perdere il gusto per l’attività e la vita. Io, in un mondo in cui una macchina scrive un libro che poi gli esseri umani leggono a preferenza delle opere del genio, smetterei di scrivere e mi isolerei ulteriormente. In un mondo del genere, semplicemente, gli esseri umani diverrebbero ancora più superflui. E non ci vedrei alcun orizzonte che non sia distopico (come se l’attuale già non lo fosse…)

    • Daniele Imperi
      venerdì, 13 Gennaio 2023 alle 8:22 Rispondi

      Il problema principale, infatti, è che usare l’IA per scrivere, o anche solo per avere una bozza scarna o una base per scrivere un testo, equivale a impigrirsi e a lungo andare a non essere più in grado di scrivere le cose più semplici.

  5. Franco Battaglia
    sabato, 14 Gennaio 2023 alle 7:41 Rispondi

    Ho messo un mio raccontino su Write Sonic e devo dire che mi hanno stupito non poco le tre versioni generate inmeno di venti secondi.. certo come sottolinei c’è il rischio di impigrirsi affidandosi a questa inventiva ingegneristica.. ma forse, con la giusta sollecitazione, possono uscire fuori idee da studiare poi con calma, in maniera tradizionale.. ;)

    • Daniele Imperi
      sabato, 14 Gennaio 2023 alle 14:11 Rispondi

      C’è un fatto che nessuno solleva: la dignità personale. Davvero abbiamo bisogno di un’intelligenza artificiale per avere idee?
      Farò anche io un esperimento con un mio breve racconto.

  6. LiveALive (l'uomo una volta noto come Alessio Montagner)
    martedì, 17 Gennaio 2023 alle 14:56 Rispondi

    Ciao Daniele. Sto giocando da un po’ di giorni con ChatGPT3 di OpenAI e sono davvero molto impressionato.
    Lo strumento pare senza limiti. Gli chiedo di scrivermi un software in python e lo fa. Gli chiedo di modificare lo stile di un testo dato, e lo fa. Gli chiedo di inventare una storia, e lo fa. Gli faccio domande esoteriche su argomenti che conosco bene (es. le certificazioni FSC o il funzionamento dei pantografi) e mi dà risposte sì vaghe ma corrette. Gli chiedo consigli per la parrocchia o per come farmi una foto, e spesso mi è d’aiuto.
    In realtà però i limiti ci sono ovviamente. Non è in grado di scrivere poesie in rima, di imitare un linguaggio aulico, o di trovare riferimenti specifici in un libro. Non capisce l’ironia basata sulla delusione di aspettative pragmatiche: se gli chiedo “che rumore fa un uomo che cade in un caffè?” risponde “un grido di cappuccino”, che non vuol dire niente.
    In alcuni casi, poi, si inventa di sana pianta le cose. Mi ha consigliato un libro di un oscuro filosofo americano indicandomi anche data di pubblicazione, editore e indice del libro. Poi è venuto fuori che quel libro non esiste, lo ha anche ammesso.
    Ha delle minime abilità di ragionamento: per esempio, se gli descrivo una scena del crimine pensando ad un certo colpevole, riesce ad azzeccare il mio indovinello. Su certe cose, però, sbaglia di brutto: “Il papà di Mario ha tre figli: Qui, Quo, e come si chiama il terzo?” “Il terzo figlio del papà di Mario si chiama Qua”.
    Certo, il punto è che è solo un software creato per dare l’illusione di parlare ad un livello umano. Non è una enciclopedie: molte volte dà ottime risposte, ma non c’è garanzia, non essendo creata per questo.
    Credo però sia una questione di tempo prima che possa essere usata anche come enciclopedia. è ovvio che i motori di ricerca come Google si adatteranno: la prima risposta offerta sarà originale, e solo sotto appariranno possibili link da aprire.
    Forse esagero, ma penso proprio che questa cosa cambierà il mondo. C’è un prima e un dopo GPT3.
    Cartesio credeva che l’uomo sarebbe sempre stato distinto dalla macchina da due cose: dalla capacità di parlare e dalla capacità di svolgere un’infinità di compiti diversi. Ora non è più così. Le macchine sanno parlare, chiaramente. Per i compiti diversi, be’, già questa chat di OpenAI fa un sacco di cose. Ricordiamo che Midjourney, che crea immagini fantastiche dalle descrizioni, funziona di base sulla stessa tecnologia, solo leggermente adattata. E poi ci sono altre AI, come Gato, che possono svolgere 600 compiti diversi: scrivere poesie, spostare blocchi, controllare bracci meccanici e quant’altro.
    Queto ci pone anzitutto un problema antropologico, come ripete sempre il cardinale Ravasi: cos’è l’uomo? Questa è di nuovo una grande domanda per i nostri tempi.
    C’è poi, ovviamente, un problema lavorativo. Non possiamo nasconderci dietro un dito: Midjourney sta in effetti già cancellando un bel po’ di lavori. Se io non so discegnare e voglio una illustrazione potevo solo cercare un giovane illustratore dilettante che volesse collaborare, ora vado sulla chat e mi faccio fare cose fantastiche gratuitamente. Tutta la tecnologia punta per sua natura ad uno stato in cui esistono pochissimi lavori iper-specializzati. Cercare di drogare il mercato pensando di poter avanti all’infinito a creare nuovi posti di lavoro è un’illusione, bisogna trovare nel giro di qualche decennio un modo alternativo per far andare avanti il mondo che non so quale potrebbe essere.
    C’è poi il rischio che queste IA uccidano la creatività umana. Se io ho un certo problema, mi siedo, rimango concentrato, mi sforzo di trovare una soluzione analizzando i vari fattori. Presto avremo la tentazione di andare semplicemente sulla chat a fare la domanda. Certo, questo in realtà può anche renderci più creativi: posso partire dalla risposta della macchina e poi svilupparla prendendola come fonte di ispirazione per cose che altrimenti non avrei neanche immaginato. Ma il rischio di fermarsi al primo step resta.
    I rischi etici sono molti.
    C’è il rischio che le IA aumentino le disparità sociali, c’è il rischio che il loro utilizzo possa dare delle specie di superpoteri a chi ha un maggior accesso alla tecnologia dannando coloro che non possono permetterselo. Con OpenAI non sembra esserci questo rischio essendo cosa abbastanza libera, ma il fatto che Microsoft abbia un accesso privilegiato alla tecnologia è già un cattivo segno.
    C’è il rischio della guerra anche. La IA è deresponsabilizzante: sono software opachi, io non posso sapere a priori cosa faranno né posso sapere come esattamente sono arrivati a certe conclusioni, quindi se io faccio un carrarmato autonomo e questo prende a sterminare civili di chi è la responsabilità? Di nessuno, in teoria. Ma allora ricorrere alla guerra per risolvere i conflitti internazionali diventa più facile.
    Questi rischi, certo, sono lontani nel tempo, apparentemente. Ma ce n’è uno, molto grave, che non lo è. Parliamo dell’uso delle IA per creare dipendenze negli utenti: di fatto già adesso i grandi social network usano l’IA per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti, in modo tale che stiano online sempre di più e diano sempre più dati che i social possono poi vendere. Di fatto, creano nuove droghe: è per questo che stiamo quattro ore al giorno sui social senza rendercene conto e non riusciamo a farne a meno.

    • Daniele Imperi
      martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:09 Rispondi

      Ciao Alessio, i limiti di cui parli sono normali. Considera che pesca tutto da un archivio, anche se non so precisamente come poi elabora tutto.
      “un grido di cappuccino” è una risposta interessante: l’IA ha preso la prima parte della domanda e ha creato la prima parte della risposta (un grido), quindi ha collegato caffè a cappuccino.
      Perché ti ha consigliato un libro che non esiste?
      Anche “Qua” è interessante come risposta…
      Insomma ti sei divertito a ridicolarizzare un’IA.
      Il rischio principale, secondo me, è la pigrizia mentale: arrivare, cioè, a non essere più in grado di scrivere una semplice frase né a formulare un pensiero semplice.
      Io non sto 4 ore al giorno sui social. ma vedrò di calcolare quanto.

      • LiveALive (l'uomo una volta noto come Alessio Montagner)
        martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:14 Rispondi

        Perché mi ha consigliato un libro che non esiste? Credo sia dovuto al fatto che
        1) non è in grado di distinguere se la fonte da cui pesca delle informazioni sia seria o ironica/satirica (es. mi ha descritto un funzionamento plausibile per un frigo a legna, descrizione che in effetti esiste online ma solo in modo ironico)
        2) semplicemente, è programmato per offrire risposte credibili, non la verità (es. mi ha consigliato di andare a visitare un parco vicino casa, mi ha scritto anche la strada per arrivarci, solo che pressandola per avere più dettagli ha ammesso che non ha in realtà alcuna informazione su tale parco)
        3) è programmata per essere una IA particolarmente gentile, di modo che tenta di non contraddire mai ciò che una persona le scrive (es. “Il panda è una specie in via di estinzione?”, “sì, il panda gigante è classificato come vulnerabile, ecc…”, “no, ti sbagli, il panda non è più in via di estinzione”, “mi scuso per il mio errore, hai ragione, il panda non è più in via di estinzione, ora è invece classificato come vulnerabile”, “e invece sì che è in via di estinzione”, “mi scuso nuovamente per l’errore nella mia precedente risposta, il panda è in via di estinzione…”)

        • Daniele Imperi
          martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:19 Rispondi

          Oddio, a me sembra più una deficienza artificiale…
          A questo livello non ne vedo davvero l’utilità.
          Il problema infatti sono le fonti da cui attinge: sempre da un archivio preinserito o anche online? Nel secondo caso il rischio di scrivere delle scemenze è altissimo.

          • LiveALive (l'uomo una volta noto come Alessio Montagner)
            martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:32 Rispondi

            ChatGPT3 di OpenAI pesca solo da un database che arriva fino al 2021.
            Personalmente, comunque, a me pare in realtà piuttosto intelligente (non nel senso di “smart”, ma di “intelligence”, come la CIA, la pratica di trovare pattern). Di fatto funziona in modo statistico: sa che a statisticamente le parole si alternano in un certo modo, e copia tale comportamento. La chat stessa afferma di non conoscere il significato dei termini. Filosoficamente, si dice che manca di intenzionalità (la sua “mente” non è “riguardo a qualcosa”, usa le parole ma non sa qual è il loro riferimento). Di contro, però, Wittgenstein ci direbbe che se questa chat conosce le regole d’uso delle parole (ed evidentemente le conosce) ne conosce anche il significato.
            Questo per dire che in realtà non sminuirei troppo la creatività di certe IA. è in effetti impressionante, anche perchè stanno migliorando molto velocemente ed è questione di tempo prima che certi difetti siano limati. Di fatto si possono usare davvero per un mare di cose diverse, e davvero producono risultati originali che non si limitano a riportare l’esistente (certo, sempre basati sull’esistente, sì, ma questo lo faccio pure io).
            è anche una questione relativa, appunto, alla nostra fantasia nell’utilizzo. Per esempio, uno può scegliere di usare le IA per vedere se queste riescono a spiegargli un argomento in un modo semplice. “Spiegami le categorie di aristotele come le spiegheresti ad un bambino delle elementari”: generalmente lo fa bene.

            • Daniele Imperi
              martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:46 Rispondi

              Se non conosce il significato dei termini, è gravissimo. Che razza di contenuti potrà creare? Alla fine crea un puzzle di parole.
              Certo, siamo agli inizi. Sulla spiegazione di argomenti complessi vale quanto ho scritto sulla pigrizia mentale.

              • LiveALive (l'uomo una volta noto come Alessio Montagner)
                martedì, 17 Gennaio 2023 alle 15:59 Rispondi

                Be’, io non so se tu (o qualsiasi altro umano) sa il significato dei termini. Io vedo solo che usate i termini come li uso io, e tanto mi basta a dire che gli date lo stesso mio significato (così direbbe Wittgenstein, io credo). L’IA ti definisce le parole, se è per quello, ma lo fa nello stesso modo in cui forma qualsiasi altra frase. Insomma, la questione è più che altro filosofica.

                • Daniele Imperi
                  martedì, 17 Gennaio 2023 alle 16:06 Rispondi

                  Certo che conosco il significato dei termini… usiamo i termini che conosciamo, di cui conosciamo il significato.

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