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3 parole per il 2019

Le parole-guida per il nuovo anno

3 parole per il 2019

Torna la rubrica annuale sulle 3 parole da scegliere come percorso da seguire quest’anno per i propri progetti di scrittura, ma anche personali.

Siamo all’inizio del nuovo anno, un 2019 che vede due importanti anniversari, che festeggerò con altrettanti brevi racconti. Come di consueto arrivano le mie 3 parole che segnano (o, meglio, che dovrebbero segnare) l’intero anno creativo, sia nell’ambito delle mie aspirazioni “letterarie” sia in un contesto più generale.

Io tendo a scegliere queste 3 parole-guida per i miei progetti narrativi, ma ognuno di voi che leggete è ovviamente libero di sceglierle per i suoi progetti personali, che siano lavorativi, sentimentali, politici, familiari, ecc.

Le mie 3 parole dal 2012 al 2018

Per quanti abbiano perso i precedenti numeri di questa “rubrica”, ecco l’elenco delle mie 3 parole nei sette anni passati:

  1. 2012: sfida, focus, austerità
  2. 2013: costanza, traguardi, esperimenti
  3. 2014: specializzazione, determinazione, innovazione
  4. 2015: cambiamento, condivisione, consapevolezza
  5. 2016: risoluzione, autorialità, indipendenza
  6. 2017: continuità, valore, impegno
  7. 2018: tempo, puzzle, autostima

Sono riuscito a seguirle tutte nel 2018?

  1. Tempo: sì, ho dato tempo al tempo, non mi sono dato scadenze ma mi sono imposto di lavorare al romanzo e agli altri miei progetti letterari e pseudoletterari.
  2. Puzzle: rispettata anche questa parola. Un pezzo per volta il romanzo si scrive tutto, un pezzo per volta, si compie.
  3. Autostima: c’è una parola di riserva? Niente da fare, io e l’autostima non andiamo proprio d’accordo.

Le mie 3 parole per il 2019

Le prime 2 parole mi sono giunte velocemente. La terza ha faticato ad arrivare. Alla fine, quando eravamo alle porte di dicembre e l’articolo sulle 3 parole già scalpitava per esser scritto, ecco che giunge anche l’ultima. Giunge a chiudere una trilogia di parole di atmosfera letteraria.

Futurismo

Il prossimo mese il futurismo tornerà nel blog con una simultaneità inaspettata. Ho iniziato lo scorso anno a leggere romanzi futuristi, scegliendo come primo autore Filippo Tommaso Marinetti che ne è l’inventore, figura che da sempre mi aveva affascinato.

Perché futurismo come prima parola? Perché è stato un movimento artistico innovativo, all’avanguardia, ha sperimentato nuovi linguaggi, ha creato un nuovo tipo di letteratura. Per me questa parola vuole avere un significato più ampio.

Deve essermi da guida per migliorare il mio stile, per ricercare una nuova voce, per sperimentare strutture narrative diverse.

Poesia

Ray Bradbury, in uno dei saggi pubblicati nella raccolta Lo Zen nell’arte di scrivere, consiglia di leggere poesie ogni giorno. E così ho iniziato anche io, scegliendo la raccolta completa delle poesie di Ungaretti.

Dalla poesia possiamo imparare molto. Io preferisco gli autori classici, non amo la poesia moderna. Mi aveva già colpito Quasimodo, e anche Ungaretti mi sta piacendo.

Perché la poesia? Perché aiuta a raffinare lo stile di scrittura, perché stimola la sintesi, sprona l’autore alla musicalità e al ritmo delle sue parole.

Classici

Ho scoperto di non poter stare senza classici. Li leggo di continuo, alternandoli a un libro moderno (romanzo, antologia di racconti o saggio). Leggo classici latini e greci, dell’Ottocento e delle epoche precedenti, italiani e non. Ho letto anche i classici cinesi, se volete saperlo, maltrattati purtroppo dall’editoria italiana.

Dai classici apprendo moltissimo. I classici mi fanno tornare indietro nelle epoche che, pur non avendole vissute, mi attirano sempre più a dispetto dell’epoca moderna in cui vivo. I classici sono un rifugio sicuro per entrare in storie antiche e farle rivivere, sempre freschi come se quelle vicende stiano accadendo proprio ora.

Perché i classici come ultima parola? Perché dalla loro lettura possiamo imparare a scrivere, a migliorare la nostra scrittura, a creare personaggi indimenticabili, a scoprire nuove parole. Perché rappresentano le basi della lettura e della scrittura.

Le vostre 3 parole per il 2019

Volete cercare 3 parole-guida per il vostro nuovo anno? Pensate, riflettete, buttate giù le vostre idee e creare un articolo sulle vostre 3 parole. Se non avete un blog, scrivetele sui vostri profili sociali o qui nei commenti.

I contributi, come sempre, saranno inseriti qui nel blog a fine articolo.

Buona ricerca, allora, e buon 2019 :)

Contributi dei lettori

55 Commenti

  1. SILVIA
    3 gennaio 2019 alle 08:59 Rispondi

    Aspettavo, come ogni inizio d’anno, questo tuo post.
    Ultimamente non faccio bilanci di fine d’anno né mi concentro troppo sui propositi del nuovo anno, però questo tuo post mi è sempre piaciuto.
    Per quanto riguarda le tue parole, del futurismo conosco molto poco, se non quattro banalità che mi sono rimaste dai tempi della scuola.
    L’idea di riscoprire la poesia mi sembra molto interessante, proprio in relazione – come dici tu – alla capacità di sintesi e di imparare a usare le parole con tutto il loro potenziale.
    Infine i classici: qualche mese fa mi sono lanciata la sfida di leggerne almeno 100 in dieci anni. Vediamo come va nel 2019.
    Nel frattempo, buon anno. :)

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 12:31 Rispondi

      A scuola io invece non ricordo di aver studiato il futurismo… o forse come al solito ero con la testa fra le nuvole :D
      100 classici in 10 anni sono solo 10 l’anno, è più che fattibile.
      Buon anno a te :)

  2. Massimo Prevete
    3 gennaio 2019 alle 10:35 Rispondi

    Futurismo all’avanguardia, dici? Non saprei. Voglio dire, il futurismo è una delle mie passioni, quindi non c’è assolutamente nulla di male nel prediligerlo a discapito di “altro”. Ma penso che il “tempo del futurismo” sia già passato. Gli ultimi dieci anni sono stati contrassegnati da un gran numero di romanzi tendenti allo stesso, e negli ultimi 2-3 le stalattiti sono diventate stalagmiti, quindi è evidente come il lettore medio cominci già a separarsene in favore di altro. Cos’è questo altro, mi chiedi? Bella domanda. Lo conoscessimo in anticipo di qualche anno, sarebbe un ottimo viatico per noi scrittori di – per l’appunto – battere sul tempo la concorrenza e ritagliarci uno spazietto nel mondo dell’editoria.

    Ciò non significa che leggere opere di futurismo sia una perdita di tempo, beninteso. Il mio discorso voleva vertere su un altro aspetto, e spero se ne sia colta l’accezione.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 12:32 Rispondi

      Il tempo del futurismo è passato, certo, ma si può sempre riscoprire, adattare, sviluppare, ecc.
      Che romanzi ci sono stati ultimamente tendenti al futurismo?

      • Massimo Prevete
        3 gennaio 2019 alle 14:50 Rispondi

        Ma il punto è proprio quello, Daniele: ultimamente se ne vedono pochi. Il che può essere anche un punto a favore, visto e considerato che la ‘concorrenza’ diventa più labile, ma così come ha pregi la cosa ha anche difetti. Significa che il prodotto è meno ‘cercato’ dal lettore (beh, non serve un genio per capirlo!) e quindi ha meno possibilità di estendersi in un determinato circuito.

        Magari, poi, sviluppare lo stesso tema con dinamiche differenti potrà palesarsi una meccanica riuscita. Chissà.

  3. Emilia Chiodini
    3 gennaio 2019 alle 10:53 Rispondi

    Ottima scelta. Però il futurismo di Marinetti è esasperato, occorre conoscerlo per rigettarlo, non vibra di lirismo. Vuole “combattere tutta la sconcia eredità delle passate generazioni italiane, la stupidissima ossessione della cultura, il culto dei musei e delle biblioteche, la ridicola industria del forestiero.” Non più l’Italia professorale di Carducci, georgica e piagnucolosa di Pascoli, bigotta del piccolissimo Fogazzaro, erotomane e rigattiera di D’annunzio. Non più passatismo, ma macchine, elettricità, motori. Si deve distruggere l’io, tutta la psicologia. Si deve distruggere la sintassi, disponendo i sostantivi a caso, si deve usare il verbo all’infinito, abolire l’aggettivo e anche la punteggiatura e impiegare i segni della matematica e della musica. Fare coraggiosamente il brutto in letteratura. Ciò è in contraddizione profonda con la classicità.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 12:35 Rispondi

      Tutta la scrittura di Marinetti è esasperata, credo, almeno da quanto letto finora :)
      Bisogna comunque giudicare il Futurismo nel contesto storico, non con la mente di oggi.

  4. Maria Teresa Steri
    3 gennaio 2019 alle 11:00 Rispondi

    Scelte davvero interessanti, soprattutto la piega verso il classico e la poesia. Di questi tempi non può fare che bene, in modo particolare per l’uso delle parole più attento e coraggioso che si va perdendo, purtroppo.
    Anche io ho scelto le mie tre parole, domani pubblicherò il post :)

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 12:35 Rispondi

      Bene, domani scopriremo le tue 3 parole :)

  5. Elisa
    3 gennaio 2019 alle 11:29 Rispondi

    Ormai il tuo trittico di parole è diventato una tradizione per molti di noi :)
    Devo dire che quelle di quest’anno sono condivisibili in maniera particolare, specie riguardo alla poesia, che da sempre è una delle mie grandi passioni. La poesia moderna è sempre un terno al lotto, secondo me per colpa della scuola che ha inculcato nella testa degli studenti che la poesia è istintiva e frutto di una quanto mai fantomatica “ispirazione”, senza insegnargli invece quello che essenzialmente è: sudore in metrica su un enorme dizionario XD
    I classici sono classici proprio perché sono dei punti di riferimento, magari misconosciuti all’epoca della loro pubblicazione o – magari – misconosciuti ora, dopo decine (centinaia) d’anni di oblio. Sarebbe interessante andare a recuperare proprio quelli.
    Sul futurismo non sono una grande esperta, ma posso dire che la poesia di Marinetti mi ha sempre divertito molto, che alla fine è il vero obiettivo di ogni cosa. L’avanguardia è affascinante… Rimanendo sempre in tema poetico, hai mai letto poesie in lingua originale? Credo migliorino infinitamente!

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 12:44 Rispondi

      Ciao Elisa, benvenuta nel blog. O hai già commentato? Il tuo blog però me lo ricordo.
      La poesia allora sta piacendo :)
      A me quella moderna non piace, ma devo dire che non ne conosco molta.
      A breve mi comprerò le poesie di Marinetti “A Benny”, ma non ne ho letta nessuna.
      In originale ho letto solo le poesie di Poe.

      • Elisa
        5 gennaio 2019 alle 02:10 Rispondi

        Ciao!
        In realtà sì, avevo già commentato altre volte (forse con il nickname eosphoros), ma il sistema non credo mi abbia riconosciuto, non so perché!
        Scusami per la domanda così diretta, era per capire se posso darti un paio di consigli di poesia moderna, essendo le loro poesie pensate e scritte in inglese, devono essere lette in quella lingua (in realtà due di loro le hanno anche tradotte in italiano, ma la traduzione, pur essendo ben fatta, non si avvicina alla potenza dell’originale). Bando alle ciance, ti consiglio di dare un’occhiata a Nikita Gill, Rupi Kaur e Tyler Knott Gregson. Tutti e tre condividono il fatto di essere diventati famosi condividendo le loro poesie su social come Tumblr, Twitter e Instagram.
        Il loro modo di intendere la poesia è molto immediato e semplice, ma secondo me di grande potenza espressiva.
        Poesia più, poesia meno, ovviamente! ;)

        • Daniele Imperi
          5 gennaio 2019 alle 14:44 Rispondi

          Ciao, ma sono italiani che hanno scritto in inglese?
          Comunque ho letto qualcosa in rete, ma non mi hanno colpito quelle poesie. Sarà anche il fatto che non essendo nella mia lingua non riesco a valorizzarle.
          Mi sono sembrate molto semplici, non so spiegarti bene, ma mi piace un altro tipo di poesia.

  6. Tiade
    3 gennaio 2019 alle 14:27 Rispondi

    Ancora non so.
    Noto che la parola Autostima sia a bassa temperatura tra i creativi, nonostante abbiano la stima altrui.
    Poesia. Adoro sia Quasimodo che Ungaretti, ma anche un poeta, oltre che scienziato, siriano, Omar Kayyam (1048), le cui quartine offrono spunto di riflessione. Più indietro ancora, Li Po (701), poeta cinese, forse il massimo del suo tempo. L’amore per il vino, e per le donne, li accomuna.
    I calssici. Da quanto li amo, in età pre medie, mi son letta “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” e tutta l’opera poetica di Foscolo. Amo il vilipeso “I promessi sposi”, la cui lirica, anche se vetusta, è affascinante, e la rilettura dell’epica omerica in versi, spesso odiata nelle scuole. Ho conservato i libri di scuola, soprattutto le antologie e quelli di matematica e mi capita di risfogliarli. Classici anche quelli. Ma leggo anche libri di emeriti sconosciuti che spesso si rivelano vere “chicche”.

    Le tre parole. Quelle dell’anno passato avrebbero potuto essere “Mamma mia aiuto!”,
    Per quest’anno cii penso, promesso. Mi piace questo rito.
    Nell’occasione, auguri a tutti.

    • Daniele Imperi
      3 gennaio 2019 alle 15:32 Rispondi

      Ho letto da poco Ungaretti, ma ho preferito le prime poesie alle ultime. In genere m’è piaciuto più Quasimodo.
      Li Po! Devo leggere le sue poesie da tempo.
      Ho letto tempo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, m’è piaciuto molto. E ho tutta l’opera poetica di Foscolo, ancora da leggere.
      Dai, pensaci e facci sapere le tue parole.

  7. Maria Pia Rollo
    3 gennaio 2019 alle 18:53 Rispondi

    Le mie 3 parole del 2019 sono: rinnovamento (spirituale e materiale); ricerca (spirituale) e cambiamento (in tutti i sensi).

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 08:17 Rispondi

      Buone parole e mica facili da attuare come progetti. Auguri per queste tue 3 parole, allora :)

  8. Caterina
    3 gennaio 2019 alle 18:58 Rispondi

    Ci devo ancora pensare a queste tre parole. Anche io adoro i classici per gli stessi motivi. Ammetto di non leggere poesia però. Le opere di Quasimodo e Ungaretti le studiai ai tempi del liceo e ricordo che mi piacquero. :)

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 09:00 Rispondi

      Forza, allora, ché l’anno è cominciato :)
      Fra letture, viaggi e… miniPoppins non sarà difficile trovarle ;)

  9. Nuccio
    3 gennaio 2019 alle 19:57 Rispondi

    3 parole non le ricorderei, quindi non le scelgo.😊 Preferisco il caos che poi accentua l’empatia e risulta avere un suo ordine. Di poesia ne ho sempre letta tantissima, ma da vent’anni a questa parte la poverina è scivolata su un asse saponata, giungendo in infima posizione. Ormai è solo un’ombra nel regno dei morti. A tratti c’è solo un’intuizione poetica ridotta in briciole e sparsa al vento come cenere. Insomma, cadaveri bruciati. Mi scuso con chi si sentisse piccato dal mio giudizio, ma è quel che sento.😊

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 08:19 Rispondi

      Dai, come fai a non ricordarti di 3 sole parole? :D
      Le hai appena dette: caos, empatia e ordine :P
      Perché questa scivolata della poesia?

      • Nuccio
        4 gennaio 2019 alle 18:57 Rispondi

        Oh! Non me n’ero accorto. Per la Poesia, continuo a pensarla nello stesso modo finché non arriva qualcuno che mi faccia cadere sulla via di Damasco. Ah, ah, ah!

  10. Nuccio
    3 gennaio 2019 alle 20:00 Rispondi

    Un’asse(maledetto correttore automatico)!

  11. von Moltke
    3 gennaio 2019 alle 21:09 Rispondi

    Beh, perché solo tre parole? Amor di sintesi? Ecco, “Sintesi” dovrebbe essere una delle mie. Sono un grafomane e tendo a lasciarmi andare. Lo scorso romanzo pensavo di concluderlo in un 400 pagine A4 e sono finito a riempirne 741. Oltre due milioni di caratteri. Quello che sto scrivendo lo pensavo più agile, sulle duecentocinquanta pagine, sono già a trecento, e mi pare di essere forse a metà. Quindi, sì, Sintesi.
    Per le altre, i Classici senz’altro. Leggo quasi solo classici e saggi storici. Mi piace il tuo impegno a leggere poesia. Non so se aiuti a scrivere meglio, ma di certo è un buon cibo per l’anima.
    Io mi riprometto di leggere con più continuità: l’anno scorso, oltre alla ventina di libri portati a termine, ne ho letti parzialmente molti altri che ho lasciato quando ne ho tratto le informazioni che mi interessavano per quello che stavo scrivendo. Oltre a quelli che ho messo via perché illeggibili. Quindi, leggere di più.
    Ancora: in tutto l’anno non ho letto nulla in alcune delle lingue straniere che mi permettono di leggere nell’originale. Niente russo, niente svedese, e persino niente francese. La cosa non mi piace, è come trascurare una parte di sè. Quindi: leggere in originale.
    E poi: meno virtuale. Sono sconcertato dalla quantità di tempo che i cosiddetti social mi hanno portato via in discussioni e cazzeggi inutili. Meno virtuale e più sano ritorno al libro, da scrivere come da leggere.
    Un’ultima cosa sarebbe la frequentazione di ambienti che potrebbero avvicinarmi alla pubblicazione, ma sono un solitario che vale zero nei rapporti sociali, e quindi non saprei neppure da dove iniziare.

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 08:22 Rispondi

      Solo 3 parole perché è stata un’idea nata da Chris Brogan, che tutti gli anni pubblica le sue 3 parole.
      È da un po’ che non leggo libri in inglese neanche io. Meno virtuale sempre :)
      E anche io sono un solitario di natura, quindi di frequentare ambienti di qualsiasi tipo non se ne parla…

      • von Moltke
        4 gennaio 2019 alle 23:15 Rispondi

        Almeno in inglese parecchio l’ho messo sotto ai denti perché molti saggi che ho usato per documentarmi erano appunto in quella lingua. Certo, tre è uno di quei numeri classici che racchiudono significati e valori esoterici. Non per niente le religioni sono piene di trinità e triadi. E non solo le religioni: Pippo, Pertica e Palla erano tre…

        • Daniele Imperi
          5 gennaio 2019 alle 14:38 Rispondi

          Ma anche i 3 porcellini e Qui, Quo, Qua :D
          Chissà, forse Brogan ne ha scelte 3 proprio per quel motivo.

  12. BEATRICE
    4 gennaio 2019 alle 08:49 Rispondi

    Mi piace questa rubrica!
    Le mie 3 parole per il 2019?
    1. Intraprendenza
    Ho intenzione di raccogliere il coraggio a piene mani e mettermi in gioco. Fare il primo passo. Divertirmi nel farlo!
    2. Dolcezza
    A volte sono troppo severa con me stessa e con gli altri. Quest’anno vorrei esprimere di più la mia dolcezza e la mia amorevolezza: è tempo di accettare la mia vulnerabilità.
    3. Riduzione
    Seguo la filosofia del minimalismo con molto interesse da un paio di anni, ormai, ma purtroppo non ho ancora avuto modo di applicarla al meglio nella mia vita. Riduzione (e minimalismo) per me significa: ridurre il tempo sprecato, ridurre le frequentazioni tossiche, ridurre i progetti in piccoli pezzetti per portarli a termine. Ridurre le parole. Ridurre le spese e… chissà, magari pure il girovita! :P

    Buon anno a tutti!

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 08:55 Rispondi

      Simpatiche anche le tue parole. Il minimalismo mi piace. A questo proposito, conosci il blog sul minimalismo di Leo Babauta? Anche il dominio del blog è minimalista: mnmlist.com :D
      Auguri per il nuovo anno e per le tue parole :)

      • BEATRICE
        4 gennaio 2019 alle 09:23 Rispondi

        Seguo molto alcuni youtuber in lingua inglese, non sapevo nemmeno ci fossero autori italiani dedicati al minimalismo!! Grandissima notizia, corro subito a dare un’occhiata! :D

        • BEATRICE
          4 gennaio 2019 alle 09:25 Rispondi

          Ahah non è in italiano! Meglio ancora, continuerò ad allenarmi con l’inglese! :D

          • Daniele Imperi
            4 gennaio 2019 alle 09:30 Rispondi

            Il nome inganna, è americano :D
            Ma comunque non è difficile, un conto è leggere un romanzo in inglese e un altro è un articolo di blog.

  13. Barbara
    4 gennaio 2019 alle 12:44 Rispondi

    Sono qui che sto lottando da un mese per capire quali siano le mie “3 parole x 1 rotta”, intese come parole che mi diano una direzione, ma anche che mi portino fortuna, del 2019.
    L’anno scorso erano Unchain (liberare), Peak (vertice) e Conquer (conquistare). E’ andata bene, benissimo, stupendamente… fino all’ultimo mese, appunto.
    Le scelgo in inglese in onore del My Peak Challenge e perché così mi impongo di cercare/imparare vocaboli nuovi che non siano informatici. Stamattina ho ripreso in mano le tre candidate, una l’ho cambiata, non suonava più bene. Ho ancora qualche giorno prima di decidermi, vedremo. :)

    • Daniele Imperi
      4 gennaio 2019 alle 12:58 Rispondi

      La cosa migliore è scegliere a dicembre, così da iniziare l’anno già con le 3 parole in tasca :)
      Mettiti sotto, allora, e sceglile prima della fine delle feste natalizie!

      • Barbara
        4 gennaio 2019 alle 13:10 Rispondi

        Le avevo scelte prima di dicembre, poi però è successo quel che è successo (vedi ultimo mio post) e quindi non andavano più bene. :(

  14. Fulvio Bellassai
    6 gennaio 2019 alle 18:41 Rispondi

    Se volevate intimidirmi ci siete riusciti. Poesia? Non me ho più letta se non occasionalmente, dopo il liceo. E ai classici ritorno a fatica, nonostante sia un mio ricorrente proposito. Che sia anche questo un effetto del liceo…classico per l’appunto? I grandi romanzi ottocenteschi, per esempio, sono un po’ come i vecchi film: mi annoiano. Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma non moltissime. Insomma, dopo avervi letto, l’anno comincia con un proposito in più: riprovarci.
    Quanto alle parole, non sono solito individuarne, ma credo che le mie siano trasloco (l’ennesimo), cambiamento (l’ennesimo), riorganizzazione (l’ennesima). È la mia vita.

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2019 alle 08:20 Rispondi

      Intimidirti addirittura? :)
      Anche io vengo dal classico, dove ho odiato i classici e i libri in genere.
      Le tue 3 parole sono tutte concentrate sull’azione e il dinamismo, vedo :)

      • Fulvio Bellassai
        7 gennaio 2019 alle 10:23 Rispondi

        Le mie 3 parole sono concentrate sul un cambiamento che mi attende, ineluttabilmente. Confermo il proposito di riprovare con i classici e sarei grato di ricevere qualche consiglio.

        • Daniele Imperi
          7 gennaio 2019 alle 10:32 Rispondi

          Classici italiani o stranieri?
          Per gli italiani a me è piaciuto molto “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro e degli stranieri, più moderni, “Furore” di John Steinbeck.

          • Fulvio Bellassai
            7 gennaio 2019 alle 14:59 Rispondi

            In effetti, dopo aver letto la tua lista, pensavo di iniziare proprio da Furore. Grazie

  15. Luz
    6 gennaio 2019 alle 20:08 Rispondi

    Futurismo? Però, particolare come cosa.
    Da insegnante “sui generis” sono molto attratta dal futurismo. Leggo ai miei alunni i manifesti, anche quello sul teatro futurista è una chicca. Cerchiamo assieme di decifrarne i passaggi più estremi, quelli misogini per dirne una. Mi piace, ti seguirò volentieri.
    Le mie tre parole…
    La cosa più difficile di quest’anno sarà spostarmi di abitazione, con tanto di ristrutturazione e trasloco, quindi ti dico: tenacia. Tenacia nel seguire i lavori, nel mantenere pazienza, nell’affrontare questo cambiamento.
    Seconda cosa da portare a termine: la pubblicazione del romanzo. Quindi direi: perseveranza. Ho intenzione di provare con tre editori, se va male, pubblico da me.
    Poi c’è il teatro, la mia creatura, e questo è l’anno del racconto in palcoscenico di Anna Magnani. Mi aspetta la scrittura del copione e la sua messa in scena, quindi dico: invenzione. Non che mi difetti, per tenerla a bada a volte rischio di stare male fisicamente, ma qui ne occorrerà una dose notevole. L’inventio di una buona storia che non scada nel retorico nel raccontare al pubblico questa immensa del cinema italiano è un’impresa.

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2019 alle 08:23 Rispondi

      Sì, Futurismo è particolare, molto. I manifesti sono bellissimi :)
      Tenacia, perseveranza e invenzione: belle parole. Anche legato fra loro.
      Raccontare un’icona come Anna Magnani non sarà facile, anzi. Auguri per le tue 3 parole, allora.

  16. Africa
    7 gennaio 2019 alle 01:17 Rispondi

    Trovo interessante questo accostamento di parole, mi stuzzica l’idea di un continuo viaggio fra i classici (l’antico) e la ricerca del nuovo (modernità). La poesia la vedrei nel mezzo in una specie di “poltrona” nell’intento di trasmettere le emozioni di cui abbiamo bisogno in un determinato momento.
    La prima delle mie tre parole si è accesa spontaneamente: arte. Voglio tornare a riprendere in mano la matita, a sentire il foglio che prende vita, così come i mondi che ho sempre immaginato; sentire i colori e quella soddisfazione che si prova nell’atto creativo.
    La seconda è collegata alla prima: ricerca. Una ricerca intesa non come meta bensì come mezzo per arrivare a quella meta e la meta sarà l’arte.
    Per la terza ho qualche difficoltà… pensandoci bene mi viene in mente la perseveranza. Seguire i miei propositi senza scoraggiarmi, dare il massimo di me stessa e lavorare sodo.

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2019 alle 08:26 Rispondi

      Ciao Africa, benvenuta nel blog.
      Non avevo mica fatto caso all’accostamento fra antico (classici) e moderno (futurismo) :D
      La matita e il foglio mi attirano sempre, ho ripreso da un paio di anni a disegnare (la mia “specialità” sono le vignette) e mi fa sentire meglio.
      La perseveranza nell’arte e nella ricerca serve eccome. Auguri per le tue parole.

  17. Loredana Gasparri
    8 gennaio 2019 alle 09:05 Rispondi

    Sono tre parole spettacolari. Futurismo: mi piace un sacco e mi dà da pensare. Poesia: ultimamente ho ricevuto tante richieste di lettura da parte di poeti. Io che sono sempre scappata dalla poesia! E puzzle, anche, molto, molto interessante. Io seguo il tuo Blog, e anch’io trovo le parole dell’anno, anche se da qualche tempo le ho ridotte a una… è una delle poche cose che ho mantenuto come “tradizione”.

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2019 alle 09:28 Rispondi

      Io scappavo dalla poesia soltanto a scuola quando bisognava approfondire le poesie studiate, ma mi piaceva impararle a memoria.
      Puzzle faceva parte delle 3 parole del 2018, però mi piace ancora.
      Anche una sola parola, se ce l’hai come tradizione, va bene. Che hai scelto quest’anno?

      • Loredana Gasparri
        8 gennaio 2019 alle 09:31 Rispondi

        Quest’anno ho scelto una parola abusata, ma che per me è arrivata completamente nuova, a ottobre: rinascita.

        • Daniele Imperi
          8 gennaio 2019 alle 09:40 Rispondi

          Non importa che sia abusata, la parola deve servire a te, quindi va più che bene.

  18. Tiade
    9 gennaio 2019 alle 04:52 Rispondi

    Le ho trovate, anzi mi hanno trovato loro.
    Resistenza, Resilienza, Perseveranza.
    Sono pesanti, ma sono importanti. Vedrò di viverle con leggerezza.

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2019 alle 08:12 Rispondi

      Bene, allora auguri anche a te per le tue 3 parole :)

  19. Murasaki Shikibu
    10 gennaio 2019 alle 18:06 Rispondi

    Considerando il nome che mi sono scelta per la rete, ti renderai conto che sui CLASSICI siamo assolutamente d’accordo. Quest’anno in particolare volevo darmi a un po’ di riletture: Euripide, Orlando Furioso, Purgatorio e Paradiso (ma col Paradiso è dura), Guerra e Pace, Anna Karenina Umiliati e offesi e Re Lear, ma soprattutto ci terrei a leggere finalmente Orlando Innamorato, Delitto e castigo, Fratelli Karamazov e il Mulino sulla Floss.
    Le altre due parole sono legate al fatto che sto (forse) uscendo da lunga e debilitante malattia:
    CUCINARE: rifinire una tecnica molto approssimativa e invitare in tutte le combinazioni possibili piccoli gruppi di amici per riscoprire il piacere dell’ospitalità e della condivisione del cibo.
    VIAGGIARE: di solito sono una cozza che vuve perennemente aggrappata al suo scoglio ma wuest’anno vorrei muovermi e fare tanti piccoli viaggi: al mare, in montagna, sui laghi, a trovare gli amici di altre città, a vedere congressi…
    Intanto ti faccio i migliori auguri oer le tue tre parole e per un anno comunque bello e felice

    • Daniele Imperi
      11 gennaio 2019 alle 08:15 Rispondi

      Non conosco la letteratura giapponese, quindi ho dovuto cercare chi fosse Murasaki Shikibu :)

      Guerra e Pace vorrei leggerlo anche io quest’anno. Il Mulino sulla Floss l’ho comprato qualche settimana fa e sembra interessante. Vediamo se riesco a leggere anche questo quest’anno.

      Hai scelto 3 parole molto distanti fra loro, anche se, volendo, possono essere collegate. Auguri anche a te per metterle in pratica e per il 2019 :)

  20. Chiara
    16 gennaio 2019 alle 12:33 Rispondi

    Le mie tre parole per il 2019 ( nonostante il ritardo ….. )?

    Prima
    SPAZIO

    Spazio dentro, spazio fuori.
    Se non hai spazio per accogliere
    Non c’è spazio per dare.
    Puoi cambiare le cose e restare identico
    O trasformarle senza mutare nulla.
    Ma senza spazio non esiste energia.

    Quindi avanti ……Spazio!

    Seconda
    PACE

    Pace come soffio, aria, respiro.
    Brezza umida del mare d’inverno,
    gelo sui piedi nudi, vibranti, bagnati.
    Pace dei pensieri accavallati e lasciati .

    Assenza di pensiero.

    Terza
    VITA
    Vita che nasce, che crea, si distrugge .
    Vita della penna che sceglie di scrivere.
    Vita dell’idea generata e stampata

    Vita che sceglie di vivere ora
    Prima che il caos sia riuscito a rimuoverla .

    Buon 2019 a tutti di cuore (è la prima volta che scrivo !)

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2019 alle 12:47 Rispondi

      Ciao Chiara, benvenuta nel blog.
      Sei ancora in tempo per le tue 3 parole, l’anno è appena iniziato :)
      Auguri per metterle in pratica, allora.

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