Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Il mercato della letteratura

Il mercato della letteratura
Quanta qualità c’è nelle opere proposte oggi dalle case editrici?

Intendo che gli scrittori, ora, scrivono a comando, in base a quello che chiede il mercato. In più si crea anche una schiera di editor e gente dell’ambiente che lavorano allo stesso modo. Ferruccio Gianola su Le qualità negative dello scrittore

La prospettiva non è esaltante, eppure non mi meraviglia, perché avevo già sentore di questo andazzo. Ne parlai tempo fa, accennando a una casa editrice che avrebbe effettuato un “pesante editing” ai manoscritti validi per adeguarsi a un certo mercato. Ma lo vediamo da soli andando in libreria. Esce Twilight e fioccano romanzi sui vampiri, come prima c’è stato il boom delle copie dell’opera di Tolkien. E infine arrivano gli zombi, mai morti perché nascono già stecchiti.

Obbedire al mercato editoriale

L’editoria non è più imprenditoria, dunque? Perché un imprenditore è uno che punta anche all’innovazione, che sperimenta, che tenta, che rischia. Certo, parlare di rischio durante la crisi è da pazzi, ma se non si rischia quando c’è crisi, quando si può fare? Si obbedisce, allora, al flusso deciso dal mercato. Ma chi è il mercato? Siamo noi lettori, non scordiamocelo. Non possiamo sempre incolpare il mercato editoriale, perché è come incolpare la società se qualcosa non funziona. La società che è fatta da individui, da noi.

È lo scrittore a creare il mercato editoriale

Sarebbe bello se fosse possibile. Però in un certo senso lo è, perché noi che amiamo scrivere possiamo dire no all’andazzo del copia-incolla e scegliere di essere scrittori indipendenti. Il self-publishing non sarà per tutti, ma è una realtà. Noi possiamo offrire al pubblico di lettori l’innovazione che manca, la spinta al rischio, l’esperimento che funziona. Noi, se davvero ci crediamo, andiamo avanti e se qualcosa non va, ne proviamo un’altra.

Stravolgere una storia per seguire il mercato

Le parole di Ferruccio e anche l’esempio dell’editing pesante sono operazioni pericolose per la qualità delle opere, del prodotto-libro da mettere in vendita. Denotano una mancanza di rispetto per il lettore e per l’autore. Ma soprattutto, mi chiedo, quanto potranno funzionare opere del genere? Entro in libreria e trovo uno scaffale con almeno 20 romanzi sui vampiri: quale scelgo? Ogni editore vuole guadagnare una fetta del mercato dei succhiasangue, ma in quel caso non c’è nessuna fetta, al massimo un morso.

Verso un’omologazione della letteratura

Tutti uguali, come tanti collegiali in fila per uno. Gli editori del XXI secolo sembrano una massa di pecore, paurosi del nuovo, attaccati alla gonnella del successo del momento, non loro ma altrui. Leggete i classici, dico io, e trovatemi due opere identiche fra loro. Conoscete Conan Doyle, Gogol, Stevenson, Poe, Pirandello, Dostoevskij, Leopardi, Goethe, Fenimore Cooper, Manzoni, Tolstoj, Dumas, Hawthorne, Hesse, Melville, Dickens, Hugo, Mann, De Maupassant, Fawlkner, Twain, Steinbeck, Fitzgerald… devo continuare? Li ho letti e quanta diversità ho trovato! Ok, non sono nati tutti lo stesso giorno, ma fra il 1749 e il 1902, poco più di un secolo e mezzo di storie uniche e ancora viventi. Dove saranno le fotocopie di Twilight fra 20 anni?

L’utopia dell’opera-pioniere

Ci vogliono romanzi che traccino un solco sul piattume narrativo di oggi, che creino la strada per l’editoria del domani. I pionieri ci sono sempre stati e io sono sicuro che prima o poi qualcuno arriverà. Uno scrittore diverso, un editore che se ne frega. E insieme faranno la storia. Passeranno ai classici post mortem.

La letteratura non è una moda

La moda è del lettore, ma non può chiamarsi moda, bensì gusto letterario. Un’opera letteraria non può essere accomunata a una maglia, un pantalone, un paio di occhiali da sole.

Non pensate che sia un libro a trascinare i lettori: se tutti pubblicano copie di questo e quello, non sono loro a trascinare il pubblico, ma a esser trascinati da quel pubblico. Tutte queste riflessioni sono solo chiacchiere e le chiacchiere stanno a zero, come diceva mio padre. Utopia, pura utopia che si scontra contro l’invincibile dio denaro.

Come pensate si potrà vincere questo mercato delle fotocopie?

27 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    27 gennaio 2014 alle 08:47 Rispondi

    Ciao Daniele e grazie per il bell’articolo.
    Mi piacerebbe poter rispondere sì alla tua domanda ma, malgrado non penso che questa sia un’ utopia, non è certo un’operazione semplice.
    Credo che questo fenomeno non sia limitato alla letteratura, ma riguardi ormai il mondo dell’arte in generale.
    L’unica soluzione che mi viene in mente consiste nell’innalzare il livello culturale delle masse ma, visto che il buon esempio dovrebbe essere dato dai mass media, la vedo difficile.
    Però non smetto di sperare…

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 10:37 Rispondi

      Innalzare il livello culturale delle masse: questa è utopia pura. Sono convinto che il livello culturale di questo paese si sia abbassato e parecchio, anche.

      • Fabrizio Urdis
        27 gennaio 2014 alle 23:50 Rispondi

        Tecnicamente non dovrebbe essere troppo difficile, d’altronde sono d’accordo con te, il livello in Italia si è abbassato e questo implica che possa anche essere innalzato.
        Non conosco dei paesi in cui ci sia della buona televisione ma di sicuro il livello medio di quella italiana è più basso di quello della tv francese, per non parlare di quella tedesca.
        Credo anche che ci sia una relazione tra livello di cultura e corruzione.
        Non penso che ci siano altre soluzioni possibili perchè le case editrici (giustamente) vogliono vendere.
        Fino a che la gente compra telenovelas loro le vendono, quando la maggior parte delle persone vorranno gustare non dico caviale ma almeno qualcosa di più saporito loro la produrranno.
        Non credo che possa partire da mercato ma che al contrario seguendo il mercato si andrà sempre peggio.

  2. Salvatore
    27 gennaio 2014 alle 09:19 Rispondi

    Non avendo mai pubblicato e non avendo un contratto con una casa editrice non conosco le dinamiche che stanno dietro le scelte editoriali. Non saprei rispondere alla domanda: “Modificheresti la tua storia per andare incontro al mercato?” Forse si, forse no. Ora come ora direi no, ma chi può saperlo?

    Tuttavia credo che nel mercato dei libri ci sia di tutto, tanto da poter accontentare i gusti di lettori diversissimi. Alla fine siamo noi a scegliere cosa leggere e cosa acquistare.

    “[...] se non si rischia quando c’è crisi, quando si può fare?”. La penso allo stesso modo!

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 10:38 Rispondi

      Non sono d’accordo nel modificare la storia per il mercato. La storia può subire modifiche se non funziona, se ha lacune, ma non per andare incontro alla moda del momento.

  3. Salomon Xeno
    27 gennaio 2014 alle 09:51 Rispondi

    Alan Moore scriveva nel 1985 che l’idea stessa di “lettore medio” è una cretinata, perché costringe a ragionare in negativo (non allontanare potenziali lettori dal target) anziché in positivo, smorza l’entusiasmo e uccide le idee più coraggiose. L’effetto complessivo è di un generale appiattimento – sigh! Certo che se sei un signor nessuno è facile che sia l’editore a prevalere, modificando l’opera. Il self publishing, purtroppo o per fortuna, non è per tutti.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 10:39 Rispondi

      Moore aveva ragione. L’editore prevale anche se lo scrittore lo lascia prevalere, secondo me.

  4. Michele Scarparo
    27 gennaio 2014 alle 10:32 Rispondi

    Ne stavo ragionando anche io giusto questo weekend. Anche se io, da novellino quale sono, mi aspetto dalle CE un approccio diverso. Mi aspetto che siano un po’ “maestri”: uno scrittore (magari esordiente) non può avere la consapevolezza e l’esperienza necessari per decidere come scrivere. Forse, a volte, anche un po’ cosa scrivere.
    Però la cosa deve funzionare nei due sensi: è lo scrittore il cane da tartufo, non l’editor. Ed il legame tra scrittore ed editor dovrebbe essere quello di due soci, che remano nella stessa direzione.
    O sono così utopico e naif nelle mie aspettative?

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 10:40 Rispondi

      Hai ragione su scrittore e editor. No, per me, sul fatto che lo scrittore non sappia come scrivere e cosa scrivere.

  5. Michele Scarparo
    27 gennaio 2014 alle 10:45 Rispondi

    Probabilmente sono traviato dal fatto di essere un “performer”. Ho un maestro, o coach che dir si voglia, che mi guida. Lui non sa fare le cose meglio di me, ma vede l’effetto che fanno da fuori. E lo sa giudicare molto bene: sa dirmi cosa fare e cosa no anche se io ho sensazioni diverse. Dati i risultati, ha sempre ragione lui. :)
    A me piacerebbe molto trovare un editor con il quale instaurare lo stesso rapporto…

  6. Luciano Dal Pont
    27 gennaio 2014 alle 11:09 Rispondi

    Ciao Daniele. Io parto dal presupposto che non riesco a scrivere a comando. Cioè, mi spiego: se qualcuno mi dovesse chiedere di scrivere, che so, una lettera commerciale rivolta a un particolare target di clienti, o un articolo giornalistico su un ben preciso fatto o argomento, o un commento su un determinato libro che ho letto o film che ho visto, è chiaro che mi adeguerei e ci riuscirei senza problemi. Ma se devo scrivere narrativa, se devo inventare e raccontare una storia, posso solo seguire il mio istinto, la mia creatività, e il mio istinto e la mia creatività mi portano a scrivere solo ciò che sento, ciò che mi appassiona, ciò che mi attrae, ciò che mi ispira. Non riuscirei a scendere a compromessi, e nemmeno lo vorrei, neanche in virtù di ben precisi quanto elevati vantaggi commerciali ed economici. L’operazione di editing va bene, è indispensabile a volte, ma deve appunto essere editing, non totale stravolgimento della storia. Se un editore dovesse stravolgere così profondamente un mio lavoro da renderlo una cosa totalmente diversa da quello che avevo scritto, inizerebbe in me una rapida trasformazione in una sorta di incredibile Hulk e demolirei a pugni e calci la sede della casa editrice… Sono d’accordo sul fatto che il vero scrittore talvolta deve essere un innovatore, deve rischiare anche, deve provarci senza stare a fare troppi calcoli nè lasciarsi condizionare dalle mode. Le storie di vampiri ad esempio non mi attraggono per nulla, non ne ho mai letto una e non ne scriverò mai, anche se commercialmente sembra che abbiano un certo successo. E’ proprio una questione di approccio mentale all’attività di scrittore, secondo me. E attenzione, non è che io sia una specie di ingenuo sognatore che vive su una soffice nuvoletta azzurra, io voglio e sto cercando di affermarmi come scrittore, lo voglio perchè mi piace scrivere ma anche – ebbene si, lo ammetto – per una sorta di narcisismo che mi spinge a volermi affermare presso il grande pubblico, per la soddisfazione di vedere i miei libri, un giorno, in cima alle classifiche di vendita e per le soddisfazioni economiche, oltre che artistiche, che ne deriverebbero. Non so se ci riuscirò, forse si e forse no anche se sono sempre stato convinto che i sogni si avverano, prima o poi, se ci si crede veramente, e tuttavia per arrivare a questi risultati non sarei disposto a scendere a compromessi con me stesso nè con le case editrici che mi pubblicano. Tutto qui. :-)

  7. ferruccio
    27 gennaio 2014 alle 11:17 Rispondi

    Lo scrittore deve sapere cosa scrivere e solo in questo modo può scrivere qualcosa di valido. Ma purtroppo dai quasi dieci anni che leggo lavori nell’underground ho ricavato l’impressione che la maggior parte degli scrittori scrivono seguendo le mode oppure sono “guastati” dalle miriadi di concorsi letterari che mettono paletti a ogni virgola. Allo stesso modo i forum e i siti on line come le case editrici cercano solo di portare acqua al loro mulino e questo fa sì che la fame di farsi notare stia sterilizzando molti promettenti autori che si adattano a un semplice Mi piace, spesse volte taroccato, sui social

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 11:53 Rispondi

      Io ho frequentato alcuni concorsi letterari, sia di case editrici sia di forum (gare, in quel caso, più che concorsi). Mettono paletti, ovvio, però per fortuna non ne sono uscito guastato :)

      • ferruccio
        27 gennaio 2014 alle 12:32 Rispondi

        Per imparare vanno benissimo, in alcuni forum – e tu lo sai – sono stato presente anche io, ma sono una percentuale minima di fronte a quelli che promettono pubblicazione se scrivi la storia che vogliono loro

  8. ferruccio
    27 gennaio 2014 alle 11:17 Rispondi

    dimenticavo, grazie Daniele

  9. paolo
    27 gennaio 2014 alle 12:27 Rispondi

    Davvero un articolo interessante. Ci penso da diverso tempo a questo problema. Ma posso farti una domanda? Come si fa a partire a farsi conoscere Dal pubblico? Quali sono i requisiti richiesti per scrivere? Quali le tappe fondamentali? Per capire…perché é un mondo molto affascinante, ma mi piacerebbe capire come arrivare a dove sei tu, Daniele e dove sono gli altri scrittori di questi post

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 12:30 Rispondi

      Grazie, Paolo.

      Per farti conoscere come scrittore, intendi? Devi pubblicare storie, nei vari forum, ma soprattutto, secondo, aprire un tuo blog.

      I requisiti richiesti per scrivere sono un’ottima conoscenza della grammatica, uno stile che acquisisci scrivendo, lettua quotidiana e diversificata.

  10. Ivano Landi
    27 gennaio 2014 alle 12:53 Rispondi

    Io ho fatto per un breve periodo l’editing dei testi per una piccola casa editrici. Non mi è mai stato richiesto nessun editing che stravolgesse il contenuto del libro, ma ho dovuto fare ugualmente interventi molto pesanti perché la qualità dei testi che dovevo affrontare era al di sotto dell’immaginabile. Solo in un caso ho rispedito un libro all’editore, e per suo tramite al mittente, perché lo consideravo irrecuperabile.
    La lezione che ho tratto da tutto questo è che molti pseudoscrittori (si trattava di gente che pagava per essere pubblicata) non si preoccupino affatto del problema di sapere o non sapere scrivere perché sanno che nella casa editrice c’è comunque un addetto che pone rimedio alle magagne.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 13:05 Rispondi

      Pone rimedio in che modo? E che intendi per interventi pesanti?

      • Ivano Landi
        27 gennaio 2014 alle 13:39 Rispondi

        Intendo riscrivere interi periodi perché completamente sgrammaticati… questo è porre rimedio alle magagne.

  11. MikiMoz
    27 gennaio 2014 alle 13:38 Rispondi

    Ciao Sandokan della Sq. Scrittori, io direi che il discorso si può ampliare tantissimo, fino a comprendere film e telefilm (che comunque necessitano di una scrittura, sia del soggetto che della sceneggiatura).
    Anche lì, esce un telefilm su qualcosa, e via col liscio… tutti uguali.

    Secondo me si sa già cosa rimane: il capostipite, la rilettura originale, lo stravolgimento. Le copie sono fatte per spremere soldi e consensi, e si sa che durano il tempo che devono.
    E’ proprio il modo in cui ragiona oggi il mercato, vedi anche per la musica.
    Resta solo da capire: vuoi essere un Amico di Maria della scrittura, ossia che dura un paio di stagioni sulla base del vincitore dello scorso anno, o vuoi essere qualcosa d’altro, che magari non avrà consensi e fama immediata, ma a lungo raggio resterà? :)

    Moz-

  12. Tenar
    27 gennaio 2014 alle 18:41 Rispondi

    I libri fotocopia nel giro di pochi anni saranno dimenticati ed è il motivo per cui non ci ricordiamo che sono sempre esistiti. Fin almeno dall’ottocento quando un libro vendeva, gli editori cercavano di replicarne il successo sfornando cloni su cloni fino a che il filone non si esauriva. Non mi sento quindi di demonizzare il fenomeno, sta a noi scegliere cosa scrivere e credo che un editore dotato di un minimo di buon senso non veda l’ora di pubblicare un gran libro, se se ne trova uno tra le mani. Il problema è che è molto più difficile scrivere libri innovativi che cloni di opere che già esistono.
    Per quanto riguarda l’editing, la mia esperienza concorda con quella di Ivano. È più probabile che un libro “clone” sia scritto su commissione, con un preciso accordo a monte tra autore e editore piuttosto che un testo originale sia corretto e modificato fino a diventare un clone.

  13. Kinsy
    30 gennaio 2014 alle 13:50 Rispondi

    Forse una parte della responsabilità ce l’ha lo scrittore “copia-incolla”, ma una buona parte della colpa è del lettore che una volta letta una cosa che gli è piaciuta si accontenta di leggerne mille tutte uguali, senza sforzarsi di cercare qualcosa di nuovo. Troppo faticoso!
    Io da lettrice non ci sto! Se leggo qualcosa che mi entusiasma, poi cambio proprio genere per cercare emozioni in qualcos’altro; non voglio annoiarmi a leggere qualcosa di cui so già tutto!

  14. Editoria tradizionale e Self Publishing: il mer...
    31 gennaio 2014 alle 10:57 Rispondi

    […]   […]

  15. Mara
    1 febbraio 2014 alle 11:32 Rispondi

    Buongiorno, sono Mara Dall’Asén, vi seguo in silenzio da un pò di tempo e mi piacciono le vostre discussioni. Io sono una scrittrice esordiente, nonostante i miei 50 anni, ma ad un certo punto ho deciso di puntare sul mio sogno di sempre: scrivere un romanzo. In un anno l’ho scritto, corretto, impaginato, fatto la copertina e l’ho pubblicato col self-pubblishing, aprendo un conto con finanziamento tutto per questo progetto. Non l’ho fatto per presunzione (ovviamente avevo un riscontro da parte di chi lo ha letto), l’ho fatto proprio perchè ho visto altri miei amici pubblicare con editori, e ho visto svilito il loro lavoro con pubblicazioni riviste, corrette, e anche sotto il profilo estetico veramente di bassa qualità. Inoltre io ho già pubblicato un libro di termini dialettali circa 12 anni fa e ho dovuto aspettare 20 anni per vederlo su carta, questa volta ho deciso di puntare sulle nuove opportunità e di fare un lavoro che fosse veramente mio, nel bene e nel male, non mi sono preoccupata di niente, ho solo scritto quello che sentivo. Io credo nei libri, credo che un libro abbia bisogno di essere prima di tutto vero, che abbia bisogno di un vestito che lo valorizzi, quando l’ho in mano devo stare bene, devo accarezzarlo, devo riuscire a leggere con facilità. Poi sto scoprendo che è molto difficile senza nessuno alle spalle “far girare il libro”, ma sono testa dura e sto cercando tutti i modi per farlo conoscere. Per chi fosse interessato il titolo del mio romanzo è “l’odore del mare sulla montagna”. Ciao Mara

Lasciami la tua opinione