Tutte le storie sono già state scritte

Tutte le storie sono già state scritte
Siete riusciti a scrivere una storia davvero unica e originale?

Riflessione sull’originalità della narrativa

Originality is a challenge in fantasy writing – making familiar themes fresh and unique in their own way. Total, complete originality does not really exist in writing, and any claim to it is somewhat suspect; Tolkien himself (you know the guy, don’t you?) drew heavily on Norse and Celtic mythology, just two examples, when he created his Middle-Earth. Originality in Fantasy – Taking The Road Less Travelled di A.R. George

L’originalità vista come una sfida nel fantasy. E la consapevolezza che un’originalità totale, completa non esista nella scrittura. La tesi del professor George non lascia dubbi. E sappiamo, come dice, che anche Tolkien si sia rifatto a storie esistenti.

Non è copiare, certo. Ma tornando indietro nel tempo, all’antichità, non viene forse da chiedersi a chi si siano rifatti gli autori dell’Odissea, dell’Eneide, dell’Epica di Gilgamesh, delle avventure di Gargantua e Pantagruel e di tante altre storie che ancora oggi funzionano e sono viste come modelli cui attingere?

Eppure la storia allora non era densa di avvenimenti come oggi. Ma noi oggi sentiamo ancora la necessità di guardare a un preciso intervallo del nostro passato. Perché?

Manca forse di originalità la nostra realtà? Non fornisce sufficienti elementi per le nostre storie? A me personalmente la cronaca non interessa, la trovo povera, noiosa, per nulla stimolante. Attingo dal passato, fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Quando una storia è originale?

Scrivere una storia originale è dunque una sfida nel Fantastico. Abbiamo visto come spesso questo genere manchi di fantasia a causa di un copia copia generale, di un voler imitare a tutti i costi, di una commercializzazione della narrativa, specialmente fantastica.

Tutte le storie sono state già scritte? Quando possiamo ritenere una storia originale? Ho continuato a leggere i romanzi di Terry Brooks e mi sembrava sempre di leggere la stessa storia con piccole modifiche.

Come sono queste storie?

  • C’è una situazione di normalità che viene alterata da un’entità malvagia
  • C’è un protagonista eroe-per-caso che viene coinvolto
  • C’è un conflitto interiore del personaggio
  • C’è un piano per salvarsi e riportare tutto alla normalità
  • C’è una lotta contro l’entità
  • C’è la vittoria del Bene

Di romanzo in romanzo questa è la traccia base. Voi direte magari che questo è il succo di ogni storia. No, non è vero, una storia non deve per forza finire bene, con tutti che vissero felici e contenti e Renzo e Lucia che si sposano.

Se davvero esiste un’eterna lotta fra Bene e Male… perché una volta tanto non si fa vincere il Male in una storia fantasy? Sarebbe senz’altro più originale la storia.

Come creare una storia originale oggi?

Non lo so. Non ho mai una risposta alle domande che faccio. Nel romanzo fantastico che sto progettando, K., sto scrivendo la trama e l’intenzione è di creare una storia che si discosti il più possibile da tutto ciò che ho letto, ma so già che non sarà così. Perché?

Perché tutte le storie sono già state scritte. Ci sarà magari qualche elemento già conosciuto. Ma credo che questo capiti sempre, basta guardare la realtà: non c’è sempre qualcosa di già visto intorno a noi, negli eventi che accadono?

Di zombi, vampiri e draghi

Direi basta, non credete? Scrivere di zombi, di vampiri in tutte le salse, è diventata una mania, ci ho scherzato su qualche giorno fa. Non sono mai storie originali quelle. Sono storie di intrattenimento. Che vanno pure bene, intendiamoci, però non chiamiamole capolavori né letteratura.

Avete scritto storie originali?

Dove vedete l’originalità di una storia? Cosa manca alle storie che avete letto finora? Potete elencare almeno una storia veramente originale che avete letto?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post13 dicembre 2013 - Commenti17 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

Ti è piaciuto questo post? Condivilo sui social media o via email!

Email
Commenti
  • Salomon Xeno 13 dicembre 2013 at 09:49

    K. fa molto Kafka! Anche quello è già scritto! ;)

  • Salvatore 13 dicembre 2013 at 11:40

    In parte non sono d’accordo.

    Le storie narrate hanno tutte una struttura simile, questo lo sappiamo, fa anche un po’ parte del mestiere. Le storie non sono originali perché prendono spunto dall’umanita e dal modo in cui l’umanità si interfaccia con il suo mondo, anche quello onirico e fantastico. Ogni dieci anni qualcuno dice le le trame sono già state tutte scritte; c’è perfino chi ne fa un elenco. Su tutto questo sono d’accordo; eppure continuiamo a scrivere e inventare. La stessa cosa potremmo dirla nella musica; dopo Bach non c’è più nient’altro da dire, ma di musica se ne compone ancora.

    Anch’io non ho risposte naturalmente, tuttavia il “quotidiano” nasconde tante storie interessanti da raccontare. A volte molto più interessanti di quanto l’immaginazione di uno scrittore possa inventare nel proprio mondo onirico. Su questo siamo in disaccordo. Lo scrittore è un uomo comune che riesce a vedere la realtà che lo circonda da un punto divista originale e fuori dal comune. Si spera che sappia anche narrarla…

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 11:57

      Sì, continuiamo a scrivere, ma cosa? Davvero storie nuove e nuove trame?

      • Salvatore 14 dicembre 2013 at 22:47

        Più che trame e storie nuove, direi punti di vista nuovi; non è poco.

  • Tenar 13 dicembre 2013 at 13:25

    Secondo alcuni esistono solo due tipi di storia: la storia Iliade (o “uno straniero in città”) in cui una situazione cristallizzata (come l’assedio a Troia che era lì da 10 anni) viene smossa da un evento inaspettato (il litigio tra Achille e Agamennone) e la storia Odissea (o “il viaggio dell’eroe”) in cui un personaggio deve andare da un punto A a un punto B, sia il viaggio fisico, psicologico o metaforico.

    Ne consegue che tutto sia già stato scritto da un sacco di tempo. L’originalità sta, credo, nel dire in modo nuovo cose già dette o metterne in luce aspetti trascurati. L’originalità in senso assoluto è pertanto una chimera.
    Liberiamoci quindi dal peso di dover inseguire a tutti i costi l’originalità e cerchiamo si raccontare bene le nostre storie. Il racconto più bello che ho scritto quest’anno (ma che non ho ancora pubblicato) è una storia di vampiri (e avevo giurato di non scrivere mai di vampiri)

  • Alessandro Paci 13 dicembre 2013 at 15:28

    Purtroppo secondo me è inevitabile che prima o poi si finisca con l’utilizzare sempre le stesse trame (o perlomeno la stessa struttura). L’originalità sta quindi, a mio parere, nelle infinite sfumature che ogni storia ha, grazie alle quali è diversa da un’altra. Infine secondo me ciò che è indice della “qualità di una storia”, non è la sua originalità, ma piuttosto la capacità di emozionare il lettore. Non credi?

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 11:59

      Creare sfumature nella storia ed emozionare il lettore: sì, condivido questo pensiero.

  • Giuliana 13 dicembre 2013 at 21:26

    Parecchi anni fa ho preso in prestito in biblioteca un bellissimo (e imponente) manuale composto da più volumi, intitolato semplicemente “Manuale di scrittura creativa”. Ogni libro era dedicato ad uno specifico argomento (es. dialogo, ambientazione, personaggi), e nell’appendice dell’ultimo c’era una parte in cui veniva spiegato che, per convenzione, tutte le possibili trame esistenti sono state catalogate in 36 schemi che si ripetono inesorabilmente e che – leggo dagli appunti presi allora – sono detti:

    1) Supplica
    2) Liberazione
    3) Vendetta
    4) Vendetta famogliare
    5) Inseguimento
    6) Vittima di crudeltà o sventura
    7) Disastro
    8) Rivolta
    9) Impresa coraggiosa
    10) Rapimento
    11) Enigma
    12) Raggiungimento di uno scopo
    13) Odio famigliare
    14) Rivalità famigliare
    15) Adulterio con omicidio
    16) Follia
    17) Imprudenza fatale
    18) Crimini d’amore involontari
    19) Uccisione accidentale di un consanguineo
    20) Sacrificio volontario per un ideale
    21) Sacrificio volontario per i familiari
    22) Sacrificare tutto per passione
    23) Sacrificio di una persona amata
    24) Rivalità tra superiore e inferiore
    25) Adulterio
    26) Crimine d’amore
    27) Scoperta del disonore/segreto di una persona amata
    28) Ostacoli d’amore
    29) Amore per un nemico
    30) Ambizione
    31) Conflitto con una divinità
    32) Gelosia ingiustificata
    33) Giudizio erroneo
    34) Rimorso
    35) Ritrovamento di una persona dispersa
    36) Uccisione di una persona amata
    Non illustro lo svolgimento di ciascuna trama perché il commento diverrebbe infinito, ma i titoli sono già di per sé abbastanza esplicativi.

    Io concordo sul fatto che si possa sempre e comunque dare originalità ad una storia, ma mi sconcerta pensare che ogni libro esistente possa essere collocato in uno degli schemi sopra riportati: mi dà l’idea che lo scrittore sia invischiato in una sorta di sistema preimpostato a cui può, sì, apportare dei cambiamenti, ma dal quale non può in alcuna maniera uscire per creare qualcosa di veramente nuovo.
    Come se si svegliasse con l’idea per una storia e a quel punto pensasse: “Oggi inizio a scrivere un libro associabile allo schema n.33″.
    Cioè, possibile che la fantasia umana riesca davvero ad essere rinchiusa in 36 miseri schemi?
    Mumble mumble…

    • Daniele Imperi 14 dicembre 2013 at 12:02

      Bruttissimi questi schemi. Credo che ogni storia ne contenga almeno uno e sia in genere un misto di più schemi.

      Penso che possiamo benissimo trovarne altri.

  • Alessia 16 dicembre 2013 at 13:33

    Hai scritto un sacco di articoli interessanti sul fantasy e il fantastico, parto con il commentare questo che sono in arretrato di letture, scusami!
    Io concordo con quanto dici.
    Non sono un’amante del fantasy perché, come hai giustamente evidenziato, è tutto UGUALE.
    Non amo Tolkien, nonostante gli riconosca il merito di essere un grande linguista. Trovo Terry Brooks banale e superficiale, per non parlare di quella mostruosità di Drangolance, addirittura ripreso da D&D. Non pretendo la denuncia sociale, ma di certo una trama che sappia coinvolgermi. Ho amato gli scritti di Moorcook perché è un fantasy fuori dagli schemi, quello della Bradley – anche se decisamente troppo femminista per certi aspetti – e quello della McKillip, perché sono riusciti a creare qualcosa di differente rispetto agli altri. La Bradley, nella saga di Darkover, ha sfruttato fantasy e fantascienza, gli elfi sono simili a elfi silvani albini e sono selvaggi, mentre la magia è ancorata alla forza di pietre matrici che incanalano le energie. La McKillip ha costruita un’intera saga sul Signore degli Enigmi, un mago fuori dall’ordinario e la Strega di Eld, che imprigiona le creature magiche richiamandole a se. Moorcook ha giocato con la teoria dei multiversi e il suo Elric è l’anti-eroe per eccellenza. Cos’hanno di diverso dagli altri fantasy? C’è la magia, c’è un protagonista con il suo viaggio/cerca e c’è la guerra.
    Eppure sono differenti da Shannara, perché hanno osato qualcosa in più.
    Purtroppo, come hai evidenziato tu, esiste una struttura di base sulla quale ogni storia viene costruita, un’arco entro il quale possiamo incastrare qualsiasi storia. Ogni volta che inizio a scrivere qualcosa, finisco con l’accantonarla perché sa di già visto.
    Sai qual’è la differenza? Il modo in cui viene raccontata la storia.
    Un cattivo che sia DAVVERO cattivo, non perché gli sia stata rubata la merenda a scuola dal protagonista. Un cattivo che non si redime. Un lieto fine mancato, o comunque dal retrogusto amaro, ma qui entra in gioco la soddisfazione del lettore nonostante io sia favorevole a finali consoni all’opera, il che non significa necessariamente un lieto fine (per me Harry Potter doveva morire, punto) e il lettore si attacca. Un universo con un perché, strutturato su più livelli, che attinga alla storia e alla mitologia per risultare credibile, non ad altri romanzi.
    Ieri sono incappata per errore in Masterpiece (apriti cielo!) e De Carlo se n’è uscito con un “Brava, si vede che sai scrivere e hai fatto una scuola di scrittura creativa”.
    Il romanzo era opinabile e osceno a mio avviso, uno di quelli a cui nemmeno mi avvicinerei. De Carlo ha dimenticato una cosa vitale secondo me: tutti sappiamo scrivere, è il modo in cui raccontiamo che rende valida o meno una storia.

    • Daniele Imperi 16 dicembre 2013 at 15:15

      E io ti rispondo ora :)

      Magia, protagonista con il suo viaggio/cerca e guerra sono presenti un po’ in tutti i fantasy, però.

      Sui finali hai ragione, non devono per forza essere lieti.

      Masterpiece neanche penso a vecerlo :D

      • Alessia 16 dicembre 2013 at 21:07

        Masterpiece ci sono finita per sbaglio e ho desiderato un reality truculento alla “Cavie”.
        Ma insomma, quindi come si fa a rendere questi fantasy unici?

    • Giuliana 16 dicembre 2013 at 17:04

      Nooo, mi volevi far morire il tenero Harry Potter? Ma come si può, dico io… :D

      • Alessia 16 dicembre 2013 at 21:08

        Certo.
        Dagli elementi che la Rowling aveva lasciato era chiaro dovesse schiattare. Poi okay, è un romanzo per ragazzini ma se per uccidere il cattivo a cui sei legato da quando sei nato devi morire pure tu, e me l’hai menata per 7 libri… perché non devi morire, alla fine?
        Questioni di marketing?

  • Attingere alle fonti 18 dicembre 2013 at 05:01

    [...] ho parlato del fatto che tutte le storie sono ormai già state scritte, mi riferivo anche alle mode letterarie che impazzano nel mercato editoriale. Come i vari romanzi [...]

  • Fammi conoscere la tua opinione sul post

© 2010 - 2014 Penna blu - Ideazione e web design di Daniele Imperi - Torna su