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Come scrivere per il web

Come scrivere per il web

Ho già parlato, nel mio corso sulla scrittura online, delle tecniche da adottare quando si scrive per il web. Se da una parte la scrittura online è un’attività per tutti e chiunque ha diritto a scrivere ciò che vuole, tuttavia il linguaggio adottato, lo stile, determinati accorgimenti fanno sì che i nostri post siano più facilmente leggibili sia dai lettori sia dai motori di ricerca.

Come scrivere per il web? Quale linguaggio adottare? In questo articolo, che mi è stato richiesto da Cristiana Tumedei di QuiCopy, faccio chiarezza sulla scrittura online, su come deve comportarsi chi scrive.

Una questione di obiettivi

Prima di chiedersi come scrivere per il web, bisogna porsi un’altra domanda: quali sono i nostri obiettivi?

  1. Se vogliamo semplicemente scrivere per sfogo, non abbiamo bisogno di imparare nulla. Possiamo aprire un blog in 5 minuti e iniziare a scrivere e pubblicare.
  2. Se siamo dei professionisti, se abbiamo un’azienda, se siamo anche degli appassionati che hanno intenzione a farsi notare, allora il discorso cambia. Allora abbiamo necessità di farci leggere e trovare dai lettori.

Non esiste un linguaggio per il web

In realtà non esiste alcun linguaggio adatto al web, perché la parola web è riduttiva. È come dire che esiste un linguaggio adatto alla realtà. Non esiste. Il linguaggio da adottare dipende dalla microrealtà in cui operiamo.

Il web è una macrorealtà: comprende tantissime piccole realtà al suo interno. Con un cliente appena conosciuto non parleremo mai come con l’amico più intimo. Perché? Perché stiamo adattando il linguaggio alla realtà che abbiamo di fronte.

Adattare la scrittura all’obiettivo

Si tratta dunque di questo: di un adattamento del nostro linguaggio all’ambiente in cui viviamo, lavoriamo, in un preciso momento. Se ci pensate bene, non parlate sempre allo stesso modo durante la vostra giornata. Perché farlo nel web?

Considerate quindi i vostri obiettivi prima di decidere quale linguaggio avere. Se il vostro blog vi serve solo per sfogarvi e non vuole avere nessun altro fine, tanto meno commerciale/professionale, scrivete allora come volete, anche con un linguaggio spinto, non ha importanza. Non è questo il vostro scopo: non vi interessa se saranno pochi a leggervi. A voi sta bene così.

Ma se avete un blog professionale, se avete un blog aziendale, allora dovete scrivere per farvi capire, trovare, leggere, apprezzare. Dovete emergere. E non si emerge senza competenze nella scrittura e nelle dinamiche del web.

Semplificazione della scrittura

Scrivere con un tono colloquiale? Ma che cosa si intende di preciso per tono colloquiale? Stiamo parlando di tono, fate attenzione, non di scrittura colloquiale. Abbiamo visto come la scrittura colloquiale sia adatta a un certo obiettivo, che vive al di fuori del campo lavorativo. Ma il tono è differente.

Scrivere come si parla? È giusto, fa emergere nel blog la vostra personalità. Avvicina di più voi ai lettori. Non crea quel distacco burocratico, accademico che troppo spesso si riscontra nella realtà. Ma scrivere con un tono colloquiale non significa scrivere senza seguire le regole di scrittura per il web.

Conclusione

Quando scrivo cerco di rivolgermi a tutti: almeno a tutti quelli che credo siano interessati ai miei temi. Qualcuno mi ha fatto notare che scrivo in modo accademico e la cosa mi sembra strana, anche perché io ho appena la maturità classica e presa col minimo dei voti. Dunque, non posso essere un accademico.

Scrivo mettendo in pratica le mie conoscenze sulle regole di scrittura per il web e sul web in generale, ma cerco di scrivere in modo semplice e secondo me è così, ma non posso esserne sicuro.

A questo punto ho delle domande per voi, lettori del mio blog ma anche lettori di blog in genere:

  1. vi risultano semplici da leggere i miei post?
  2. Quale linguaggio apprezzate di più in un blog?
  3. Avete mai letto un blog scritto in modo pesante?
  4. Come vi comportate quando leggete un post che vi risulta troppo accademico?

13 Commenti

  1. Barbara
    19 giugno 2013 alle 07:30 Rispondi

    Buongiorno Daniele,
    Visto che leggo – davanti ad un caffè – questo tuo post, leggendo le domande alla fine, mi hai fatto soffermare su alcuni dettagli, facendomi focalizzare sulla questione linguaggio e contenuti dei blog che leggo.
    Se dovessi rispondere alle domande, direi:
    1) trovo i tuoi post semplici e lineari, quindi chiari,
    2) apprezzo linguaggi semplici (non semplicistici), in grado di suscitare anche emozioni (se e dove è necessario)
    3) sì, mi è capitato di leggere post pesanti; post dove – arrivata a metà – mi sono domandata di che cosa si stesse parlando; strutturati con parole forbite in avvitamento libero… un incubo…
    4) dipende; dipende dall’argomento trattato; se l’argomento è di mio interesse, arrivo in fondo all’articolo, ma se l’argomento intercettato non suscita grandi entusiasmi… beh, perdo interesse e mollo l’articolo.
    Buona giornata!

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2013 alle 07:39 Rispondi

      Buongiorno Barbara,
      grazie intanto.

      Anche a me capita spesso di arrivare a metà post e non capire di cosa si stia parlando. Purtroppo sono in molti a non capire ancora come si scrive per il web.

      Grazie per aver risposto alle domande.

  2. KINGO
    19 giugno 2013 alle 14:33 Rispondi

    In effetti, Daniele, sei un po’ accademico. Ma non è una cosa per cui dovresti offenderti.
    La tua scrittura è chiara, esposta in paragrafi e sottoparagrafi, contiene citazioni e spiega agli altri cose che prima non sapevano.
    Questo, per alcuni, significa essere accademici.

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2013 alle 14:35 Rispondi

      Non mi offendo mica :)

      Parlavo più che altro del tono usato, o credo che si riferissero a quello.

  3. Cristiana Tumedei
    23 giugno 2013 alle 08:50 Rispondi

    Intanto grazie per aver risposto alla mia domanda :)
    Tu sai che io sono ben più rigida di te per quanto riguarda l’argomento. A prescindere dagli obiettivi, infatti, sono convinta che se si sceglie la rete per comunicare si devono conoscere almeno le basi della scrittura per il web.

    Sugli altri tre punti che hai toccato, invece, sono d’accordo. Ora, provo a rispondere alle tue domande.

    1. Sì, i tuoi post sono semplici da leggere. Sia per quanto riguarda il linguaggio usato, sia per la struttura e l’impaginazione.

    2. Dipende. Detesto il linguaggio colloquiale, a dire il vero. Invece, apprezzo molto chi si esprime utilizzando un italiano corretto e rispettando le regole di scrittura per il web.

    3. Certamente! Ci sono numerosi contenuti scritti in modo pesante. Io credo che dietro a periodi complessi, concetti incomprensibili e regole grammaticali create ad hoc dall’autore si nasconda una forte insicurezza. Pare quasi un tentativo per fregiarsi di un abito sontuoso che, però, è cucito male. Una delle prime regole da seguire per diventare comunicatori digitali efficaci è essere autentici.

    4. Non è detto che un post accademico risulti poco piacevole alla lettura. Personalmente scelgo in base all’autore. Se questo è un vero esperto del settore e sceglie per un contenuto di adottare un approccio più accademico, leggo comunque. Diverso è se ciò accade per mano di qualcuno poco competente. Perché la seconda regola per diventare comunicatori digitali efficaci è essere credibili.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2013 alle 18:33 Rispondi

      Prego, piano piano rispondo a tutte le richieste ricevute :D

      Non fraintendere: anche per me, se scegli la rete per comunicare, devi conoscere le basi della scrittura online. Mi riferivo a quanti aprono un blog per puro sfogo, senza che nulla importi loro di esser letti. A questo punto, ovvio, viene da domandarsi: allora perché usare la rete e non un comune diario cartaceo? Forse, però, sotto sotto voglio essere letti…

      1. Bene, grazie :)
      2. Concordo, neanche a me piace usare un linguaggio colloquiale. Quando parlo di usarlo, intendo sempre rivolgersi in modo semplice, non come si parla nella realtà.
      3. Concordo anche qui.
      4. In che senso scegli in base all’autore? Se capiti in un blog che non conosci?

      • Cristiana Tumedei
        23 giugno 2013 alle 19:00 Rispondi

        Rispondo alla tua ultima domanda. Secondo me bisognerebbe chiarire cosa si intende per accademico. Anche a me hanno attribuito questo aggettivo, benché non credo di rientrarvi assolutamente.

        Ti dico cos’è, secondo me, un post accademico: un contenuto che ha un approccio didattico e divulgativo rispetto a un tema. Il suo autore non mira a fornire la sua opinione, ma presenta una questione in maniera oggettiva. Per farlo, adotta uno stile chiaro, semplice ed esplicativo.

        Dunque, se devo essere sincera, almeno nel mio settore non sono molti i post accademici. Quando mi ci imbatto, però, se non conosco l’argomento leggo. Se, invece, si tratta di un argomento che non mi interessa approfondire, perché rientra già tra le mie conoscenze, allora evito.

        La questione sull’autore, a questo punto, dovrebbe essere più chiara: un taglio accademico può essere tenuto, secondo me, solo da esperti davvero competenti della materia di cui trattano. Dunque, leggo solo se sono certa che le informazioni a cui sto accedendo sono affidabili e veritiere.

        Forse adesso mi sono espressa meglio. Perdonami, ma l’introduzione al concetto l’avevo solo pensata :|

        • Daniele Imperi
          23 giugno 2013 alle 19:08 Rispondi

          Anche a me qualcuno ha dato dell’accademico. E anche io lo intendo come te: se scrivo un post su come installare WordPress, sarà accademico per forza, perchè appunto è didattico e la questione è oggettiva.

          Sulla scrittura in genere, secondo me, non sono molti i post accademici. Ma anche sul web marketing.

          Ora ho capito la questione dell’autore, grazie :)

        • Daniele Imperi
          23 giugno 2013 alle 19:09 Rispondi

          Ah, comunque grazie per la solita storia: scriverò un post… sui post accademici e non ;)

          • Cristiana Tumedei
            23 giugno 2013 alle 19:11

            Bene! Quando lo scriverai, ti prego, offri qualche consiglio per rendere chiara la scrittura. Se si vuole essere accademici è necessario esporre i contenuti in una maniera molto precisa.

            Grazie ancora :)

  4. Daniele Imperi
    23 giugno 2013 alle 19:40 Rispondi

    Cristiana Tumedei

    Bene! Quando lo scriverai, ti prego, offri qualche consiglio per rendere chiara la scrittura. Se si vuole essere accademici è necessario esporre i contenuti in una maniera molto precisa.

    Grazie ancora :)

    Certo, sarà fatto. Grazie a te :)

  5. Kinsy
    25 giugno 2013 alle 20:14 Rispondi

    Non ho mai inteso la tua scrittura come accademica. La trovo invece molto chiara ma precisa, essenziale ma esaustiva.
    Mi piace molto il tuo suddividere gli argomenti per paragrafi: dona leggerezza, attirando l’attenzione su tutte le diverse argomentazioni.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2013 alle 20:17 Rispondi

      Grazie, Kinsy :)
      La suddivisione in paragrafi con sottotitoli aiuta molto la lettura e rende il testo più veloce e chiaro da leggere.

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