Simultaneità cosmica – Un racconto futurista

Febbraio 1909 – Febbraio 2019: 110 anni di futurismo

Simultaneità cosmica – Un racconto futurista

Il destino ci impone di andare laggiù verso il gran mare viola della morte

Il club dei simpatici, Filippo Tommaso Marinetti

Prefazione simultanea

Questa è una storia futurista pensata-scritta nel tempo presente a oltre un secolo di distanza dalla nascita del Futurismo invenzione del genio letterario di F.T. Marinetti

È un aeroracconto di fantastoria pseudoscientifica o di fantascienza futuristica se preferite

E nel pieno della tradizione marinettiana è anche un racconto parolibero senza punteggiatura un’oltrenarrativa sregolata e impressa di vivide solide aromatiche espressioni stilistiche che tendono a portare il lettore oltre gli spazi siderali della storia e oltre i confini letterari in cui s’è trovato imprigionato finora

Non c’è futuro senza la distruzione degli ostacoli sintattici l’abbattimento dello scetticismo tradizionalista ostruzionista che mira all’annichilimento della personalità futurista dell’autore d’avanguardia

La prosa è simultanea o almeno c’è un tentativo di simultaneità nella narrazione degli eventi cosmici che pur nella loro estrema libertà d’esposizione mantengono tuttavia un ordine spaziotemporale di logica sequenza aeronautica

La struttura del racconto è in cinque simultaneità in omaggio all’aeropoema del Marinetti così sintetizzando vuoi l’arco parabolico delle strutture narrative vuoi il viaggio dell’eroe-protagonista che ancor omaggiando il Marinetti ne riprende nel nome le consonantiche iniziali

Ulteriori tributi al Futurismo sono disseminati nella storia come sementi a larga mano sparse nel campo narrativo granelli in speranzosa crescita d’una rinascita del movimento in tempi più che sospetti e forse maturi come uva da spremere e farne limpido vino letterario da sbornie d’autore

La scrittura senza freni inibizioni vuole sottolineare ribadire il carattere futuristico della narrazione storia alternativa d’eventi trascorsi mai avvenuti un sogno uno sguardo temerario sull’abisso del Tempo e del Cosmo al di là dei limiti costretti da severi codici biologici liberticidi

Scrivere è vivere oltre l’orizzonte dell’immaginazione laggiù nel gran vuoto della fantarealtà in espansione riempire buchi neri nel tempo infinito d’un soffio di creatività

1.

Simultaneità notturna d’aerobevute in nuove compagnie conquistate

Siamo il vero catalizzatore che innesca l’eliminazione del tempo lineare con tutte le sue restrizioni e limitazioni sulla mente umana e sulla psiche e la sostituisce con il flusso eterno della Simultaneità Cosmica.

“Symptoms and Prodromes of the Inter-Dimensional Split”, Georgi Stankov, 2 aprile 2012

Luna accesa in un cielo di catrame strade bagnate da umida luce riflessa voci soffuse in frenetiche parole sull’orlo del silenzio

Passi di figure ammantate attardate sul lungofiume al di là di muri che ancor racchiudono chioccianti avventori vite spese in sguaiate risa dissonanti canzoni tintinnar di boccali vuoti è tutt’un vortice di suoni gesti sguardi ammiccamenti e frivole cameriere che svolazzano elusive di tavolo in tavolo come saltellanti gazzelle di un’Africa urbana

Fuori dal caos del locale rumori suoni voci giungono attutiti chiusi in un bozzolo di sopite memorie passati rimembrati da smembrare in quest’epoca antipassatista

Le 3 figure ammantate in scuri tabarri aerodinamici si fermano a contemplare il flusso acqueo tiberino che nel suo alveo d’acciaio scorre come una salma che si decomponga in un continuum di putrefazione nel proprio sarcofago alghe pesci morti a galla spensierate vite di florifauna in viaggio verso il nulla oltretombale

Con un balzo futurista l’aeropilota Fausto Terenzio Moschetti è sull’epidermide tiburtina del parapetto del Ponte Nuovo contempla la postbellica romanità dall’alto dei 20 metri di vertigini elettriche in una voluttuosa danza chimica sono lontane le sue amate luci stellari sono lassù nell’interrrrrminabile galassia tenebrosa di nebulosi squarci biancosulfurei

In plastica posa il Moschetti è pronto a decantare fantasticamente la sua missione verso gl’oltreconfini del firmamento

Come muti spettatori a un cinematografo i Mitraglieri d’Aviazione Marzio e Curzio Buzzi veterani gemelli di 100 aerobattaglie osservano incantati il loro amico che or dà principio al suo notturno discorso

«O città sopita di perduta Nazione nel tempo lontano di questo futuro mai nato epoca confusa d’intricati pensieri d’indomite azioni d’inattesi voli nel policromo ipercosmo extragalattico preparati città sopita a immense conquiste viaggi interstellari ammassi esopianeti di noi nuovi cosmonauti dell’Era d’Acciaio

«Angoscia nel cuore che rapisce il mio animo quasi spento incarcerato in quest’italica terra ormai irriconoscibile

«Debbo forse restare? Perire qui dove più nulla m’appartiene in questo nulla cui non appartengo? In questa morente Terra? Ho la nausea di vivere sulle sue spalle simile alle scimmie fronzolute che si vedono alle fiere! La mia elastica ragione m’impone di volare lassù fra gl’ignei sguardi che svampano linee d’amore e zone di sogni nuovi»

«Se restate lassù sarò costretto ad arrestarvi nel nome della legge! Ci penseran le patrie galere a svamparvi i poetici bollori! Calatevi dal ponte ché i vostri luridi stivali ne graffiano la superficie»

A parlare fu una Guardia nel suo intransigente giro notturno della Capitale

Uomo dalla posa marziale baffi all’insù come un salvatordalì di nuova generazione impeccabile divisa scura passo cadenzato in accelerazione ultragravitazionale micidiale sguardo al nichel da piedipiatti di vecchia scuola

«Chi blatera dunque? Chi importuna il mio ultimo discorso alla Nazione?»

«Siete forse un Re che fate discorsi alla Nazione?»

«Un Re Baldoria! Ecco quel che sono»

«Allora per voi un doppio arresto per oltraggio all’arredo urbano e baldoria di notte fonda»

«Grazie buonuomo ma prendo una Simultanea m’è pesante il doppio arresto a quest’ora»

E il Moschetti salta in istrada con una piroetta futurista

«Sapete preparare una polibibita spero» E indicando i suoi nottambuli compari aggiunge «E per i miei amici Mitraglieri una Giostra d’alcool»

«Vi burlate di me allora»

«Giammai Guardia colgo anzi l’occasione per invitarvi a tenerci compagnia nel prossimo quisibeve localino futurista dallo stile rétro ma dagli aeroaperitivi fulminanti e dagli stuzzicanti placafame»

«Aeroaperitivi avete detto?»

«E placafame»

Sovente la Guardia estrae una grossa cipolla d’oro e con uno scatto meccanico ne apre il coperchio ore minuti secondi che avanzano imperterriti lungo il circopercorso temporale fuga inefficace verso l’eternità tic tac tic tac tic tac tempus fugit in attesa di tempi migliori

«È l’ora» dice la Guardia sorridendo d’un impercettibile movimento dei baffetti a manubrio «Il mio turno notturno è concluso»

«Un quartetto è or nato» esordisce il Mitragliere Marzio Buzzi

«Un poker d’assi del cielo» completa il Mitragliere Curzio suo gemello

«Avete mai cavalcato l’aere impetuoso e le candide nubi?» chiede il Moschetti

«Ero nella gloriosa 76ª Squadriglia Caccia nel ’17 al comando del Tenente Novelli»

E il Moschetti e i due Buzzi s’inchinano con plateale rispetto

2.

Simultaneità rutilante d’equipaggio in formazione

La simultaneità cosmica non esiste. “Time Travel”, Brian Vanderberg, 5 ottobre 2018

Un vento stanco piove fluido da un cielo granulato di stelle amiche lassù di fra le nebulose scie di polvere cosmica pollini stellari e zolle meteoriche

La città è silente di chiuse menti baluginanti marciapiedi di autunnale umidità calpestii frettolosi in fuga dai morsi inseguitori d’un freddo estraneo ecco laggiù le 4 figure intabarrate voltare un angolo due scendere una scalinata pietre gradini sdrucciolevoli scivoloni lungo l’asfalto e ampie risate accompagnate da risibili imprecazioni

La notte è simultanea come l’amicizia fra i 4 avventori appena sorta alle soglie di un’alba che annuncia nuove scoperte nuove ere nuovi uomini del futuro prossimo venturo

Il quisibeve è chiuso odore d’alcool e di misture di polibibite nell’aria fredda zacchere d’unto e liquami sul marciapiedi il Moschetti che si lancia in guerresche invettive contro gl’orari proletari e passatisti di quella città da rifondare o d’affondare nella massima cloaca dove spurga la sua anima lercia

“È questo il modo di trattare un manipolo d’eroi futuristi nell’atto di ritemprar gl’animi con sane polibibite e un assaggio di gustosi placafame?” si chiede l’aeropilota

«Laggiù» indica Marzio Buzzi

«Se gl’occhi non m’ingannano è la Premiata Pastacciaieria» conferma Curzio Buzzi

«Si vola!» esclama il Moschetti e le sue gambe si vestono d’ali di vento

«Si beve e si mangia vorrete dire!» lo corregge la Guardia correndogli appresso

Alla Premiata Pastacciaieria i 4 avventori ordinano altrettanti dolci Mafarka che divorano con freschi biscotti alternando morsi a sorrisi soddisfatti e sguardi di aerocomplicità

Notte dolce di sapori al caffè agl’agrumi luci spente d’attorno nel rione addormentato già qualcuno s’alza è un netturbino corpo scheletrico baffoni spioventi e un berretto calcato in testa dove spuntano come fili d’erba secca i pochi capelli che resistono al tempo

Il Moschetti premia la Premiata con un soldo d’acciaio in cui l’effige del Patriarca del Futurismo si staglia come sbalzando fuori dal conio in uno slancio spontaneo smorzato dal calco forgiato dal numismatico artista

Siedono in un poker di sedie imbottite l’aria fumosa di sigari pipe sigarette nell’atmosfera svagata d’una notte ancor giovane nell’ora che precede l’alba chiacchierii bisbigli mormorii sussurri in femminili orecchie di mercante e goffe scuse qualcuno ride c’è un uomo che russa corpo supino sul pavimento di cicche

I gemelli Mitraglieri sorseggiano silenti le loro Giostre d’alcool

Il Moschetti si gusta sorridente un bicchier di Brucioinbocca

La Guardia assapora assorta uno Snebbiatile

«Ripensavo al vostro monologo» dice schioccando la lingua e annuendo in segno d’approvazione per la polibibita «Parlavate di viaggi interstellari verso galassie ammassi esopianeti»

«È l’ora delle conquiste galattiche mio caro amico» risponde il Moschetti asciugandosi i baffi «Siam lì lì per trasvolare verso l’esospazio in fisica trasmigrazione lungo le invisibili strade della Via Lattea e oltre come una diaspora in miniatura ma pur sempre disseminando la nostra volontà futurista di conquiste e di nuovi migliori luoghi in cui trovar fermento per le nostre idee»

«E quando è previsto il decollo se non son troppo indiscreto?»

«All’alba di posdomani»

«E avete già espletato tutte le carte burocratiche?»

«Giammai! Il nostro sarà un viaggio ipercosmico simultaneo e illecito»

«Voi futuristi siete davvero folli ma mi siete simpatici»

«Potremmo fondare un Club dei Simpatici» interviene Marzio

«Infervorato di sano patriottismo insetticida» gli dà man forte Curzio

«Noi futuristi siamo i mistici dell’azione mia cara Guardia» conclude il Moschetti

Ultimi sorsi nella vaporosa nebbia di nicotina che affumica i volti le parole gl’occhi lacrimosi clienti che s’allontanano non più sobri tenui silhouette di carta velina ondeggianti come steli di fiori rinsecchiti

Fuori nel corridoio viscido della notte sempre più incarnita nell’aurora camminano i 4 moschettieri senza tempo per nulla barcollanti fiati d’alcool sputati nell’aria come da marmitte fumiganti

Il Monumento alle Armi Ruggenti si erge marmoreo statico dimentico delle ere che l’han preceduto e degli spiriti artistici che l’han creato solitario testimone nella Piazza della Nuova Esedra

Spedito vi si dirige il Moschetti in un guizzo futurista di spontanea infantilità s’arrampica atletico agile tarzanide della giungla urbana

La Guardia ha un subitaneo moto di stizza e un gesto autoritario si spegne nascente sull’arto guantato

Sorride ora vedendo l’amico farsi strada sulla pietra sbozzata un piede dopo l’altro le mani che afferrano con salda presa le sacre sporgenze della statua

È in cima novello alpinista di vette da conquistare

Ritto sul monumento scaglia una volta ancora la sua sfida alle stelle!

«Partirem dagli hangar nascosti della nostra setta di aeroletterati noi poeti futuristi d’oltretempo salperem dal cosmoporto della nostra terra verso l’esospazio buio verso una morte gloriosa o un’eterna vita d’astroviaggi

«Voi recondite profondità dell’Universo non minerete la nostra missione né vanificherete i nostri sforzi né il destino ci farà retrocedere nell’ospizio della sconfitta

«Sento la vostra voce lontana lassù nelle inorganiche interiora dello spazio e dunque navigherò come un Ulisse del Futuro in mezzo al budellame cosmico verso traguardi mai raggiunti

«In quest’epica battaglia da combattere noi futuristi non arretreremo

«Accetto la sfida o mie stelle!»

Un plauso scrosciante come di mille cascate si leva dai 3 spettatori

Poi cala il silenzio nel piccolo gruppo

Un’esile figura avanza come uno spettro d’acciaio quasi fluttuando sull’asfalto incrostato un accenno di sorriso labbra rosse sottili come fili di seta d’Oriente

«Ala!» è l’urlo del Moschetti che si getta dal Monumento impavido paracadutista doppia giravolta in aria slancio di petto e uno splat degli stivali è il deciso atterraggio braccia spalancate a mantener l’equilibrio e a un tempo accoglier la donna che s’avvicina

Abbracci baci 3-4 passi di valzer e l’aeropilota indica la dama al nuovo amico di bevute

«Ala Santacroce» la presenta «la mia fidanzata»

«Onoratissimo mia signora»

«Sapevo di trovarti qui Fausto» esordisce sorridente «o in qualche quisibeve ancora aperto» Poi continua «Ho preso infine la mia decisione» e s’interrompe astuta beandosi del senso d’aspettativa creato «Verrò»

I 3 futuristi saltano dalla gioia e un urlo sguaiato si leva nella notte luci che s’accendono inviti poco educati a moderar la voce un secchio d’acqua che vola da un balcone 100 metri più in là senz’altro danno che una doccia improvvisata a un ratto di passaggio

La Guardia in disparte ascolta e non si prova a chieder lumi ragionando sul cosa e sul dove finché una luce rischiara il suo meccanico pensare o forse è solo il mattino che s’affaccia dalla strada di fronte

«Vorrete dire mia signora che vi unirete al pazzesco viaggio di questi 3 strampalati cosmonauti?»

«Ebbene sì signore» confessa la donna

«Sarà un viaggio rischioso lungo quanto basta per invecchiare e con destinazione mondi sconosciuti che»

Ala l’interrompe alzando un dito «Io sono una donna di altri mondi. Io sono un fantasma»

«Orbene» risponde la Guardia «vi sembra forse che un’avventura futurista possa prender principio in numero pari? M’aggiungo io qual membro dell’equipaggio e facciamo un bel 5 dispari come si conviene»

«E 5 sia!» grida euforico il Moschetti «Via da questa città nazione vita verso il cuore dello spazio»

Rientrano i 5 alle proprie dimore salutandosi per rivedersi l’indomani giorno di fervidi preparativi viveri e bagagli da stivare nell’aeronave e armi e munizioni per ogni evenienza e carburante a volontà per i turbomotori biodinamici e medicinali vari e infine su proposta dei Buzzi una scatola di perline da regalare agl’indigeni dei Mondi Esterni qualora avessero trovato vita umanoide in quelle lande aliene

3.

Simultaneità nubilare aerostatica in aurora d’orgoglio futurista

Una conseguenza della simultaneità cosmica è la potenziale immanenza dell’eternità in un qualsiasi punto del tempo, e quindi i semi di ogni parte della storia possono essere presenti in ogni “evento”. Finnegans Wake, James Joyce

Il giorno arriva salutato dai 5 ognun nella propria casa scattando in piedi in preda all’entusiasmo e alla frenesia dell’ultimo minuto

L’appuntamento è fuori porta in un campo abbandonato celato da un boschetto di lecci rigogliosi e là ritto come una sentinella del tempo l’aerorazzo punta la sua testata verso il cielo che s’accende d’alba

Il Moschetti è sul posto già dalle ore piccole della notte gesticola per affrettare i compagni di viaggio Ala in tuta attillata plastica nella posa i Mitraglieri con la testa imbozzolata da un casco e la Guardia bluvestita come un moderno aviatore

Tutto è pronto per il decollo simultaneo verso esomete spaziali in uno sbuffo i turbomotori s’infiammano e in mezzo a una nube fragorosa l’aeronave parte già divenuta un puntino lassù nel celeste manto dell’atmosfera

Luna incastonata come un diafano diamante nel neroferro del cosmo lontano mille mila indietro il rosso marziano che scompare il gigantesco Giove che attrae l’aeronave schizza via lanciata da una fionda spaziale verso gli anelli famelici saturniani e ancora più lontano e oltre Urano e Nettuno e il minuscolo Plutone divengon grani di polvere ormai dimenticati

L’equipaggio dei 5 cosmonauti futuristi è ai suoi posti

I Mitraglieri Buzzi pronti agli armamenti

La Guardia intenta a consultar mappe stellari

Ala navigatrice di cieli d’oltreoceano

Fausto Comandante provetto

Dagl’oblò osserva il mare oscuro in cui immerge l’aeronave spinta sempre più nelle gelide profondità dell’Universo alla ricerca d’un cunicolo di tarlo infiltrarsi come un insetto nelle fratture dello spaziotempo laggiù oltre il confine del Nulla dove tutto è poesia

«Ci vorrebbe un brindisi» esordisce Marzio «Ormai siam fuori dal nostro Sistema via nell’oltregalassia all’arrembaggio di navi aliene!»

«Pensavo di ritagliare uno spazio nella cambusa e trasformarlo in un quisibeve» aggiunge Curzio

«E mi chiedono ancora perché abbia scelto due Mitraglieri come voi» si congratula il Moschetti

«Cosa?» chiede la Guardia nella sua trasecolante espressione «Volete creare un locale in una nave spaziale?»

«Ancora vi meravigliate buonuomo?»

«Avete ragione signora» risponde la Guardia «Ma pensavo che anche i futuristi avessero dei limiti»

«Li abbiamo infatti» conferma il Moschetti «I nostri limiti sono laggiù oltre il futuro imperativo!»

«Visto che ho avuto l’approvazione del Comandante m’azzardo a iniziar l’opera» dice Curzio

«Avrai bisogno di un aiuto» si offre il gemello Marzio

«Che il tuo aiuto non sia innaffiarti il gargarozzo di liquore»

«Quando mai»

E i due svaniscono spettri di luce grigia volando nell’assenza di gravità leggeri come tarassachi al vento che non c’è

«Rotta spaziale» chiede il Moschetti «È tempo ormai d’abbandonar l’inerzia e fuggir via verso la nostra meta strappando al Tempo decenni secoli millenni»

«Rotta spaziale impostata» conferma Ala

«Motori» chiede ancora il Comandante «Quanto carburante abbiamo?»

«Motori pronti al balzo ipercosmico spaziotemporale» conferma la Guardia «Carburante sufficiente per altri 4 iperbalzi»

«Via dunque per il Gran Salto»

E l’aeronave sfuma nel Tempo come un graffio schiumoso sulla pelle d’un dio scheggia di selvaggio pensiero nel tessuto dell’inconscio che altalena sull’orlo bianco-azzurro dell’orizzonte sanguinante

4.

Simultaneità di volo d’Alta Velocità Iperliminale e fame placata

Non possiamo scappare immaginando un cosmico impulso, un flusso costante di sottili secondi che fluiscono impercettibilmente, trasportando l’universo lungo un unico corso temporale, una simultaneità cosmica.

“Darshana Jolts – Ceaseless Progression: Time”, Varadaraja V. Raman, febbraio 2013

Limpido lo sguardo di Ala osserva lo spazio che l’unisce all’incommensurabilità del Tutto sorride sulle rosse labbra sfumature di rosa nel volto chiaro le ciglia batton colpi istantanei nel lasso di tempo in cui l’aeronave brucia 4 anni luce o più

«Era Alpha Centauri?» chiede la donna

«Cos’è la distanza se non l’attimo simultaneo a coprirla?»

Ala sorride nello sguardo grigioblu degl’occhi femminei

Crepitazione di motori appassionati fiamme di turbocarburante insistenti spinta d’alta velocità iperliminale la nave attraversa parsec di spazio ai confini dell’impossibilità

Lampi di vortici di luci violacee spruzzi di microstelle risucchiate dal nero maelström del cunicolo spaziotemporale anni luce ingoiati in un infinitesimo sorso del Tempo

Nel sordo momento che vede l’aeronave attraversare mezzo Universo tornano fluttuando i gemelli Buzzi i volti ridenti lo sguardo nebulato d’alcool cantando inni di patriottismo futurista

«Il quisibeve è apeeeertoooo» urla Marzio sfiorando pericolosamente il soffitto nel suo galleggiar a gravitazione 0

«Placafame e aeroaperitivi a ioooosaaaaa» grida di rimando Curzio afferrando il gemello a una gamba e riportandolo a un’altezza più sicura

«Son partiti ormai» fa la Guardia sconcertata

«Siam partiti e giunti» fa eco il Moschetti «Ecco laggiù oltre il gran deserto astrale e il nero della nonluce un pianeta orfano ch’attende d’esser colonizzato»

4 paia d’occhi si voltano mirando lo schermo della nave oltre il vetro colpiscono la sfericità d’una massa solitaria d’azzurro-argento rocce mari forse foreste al di sotto delle nubi rosacee d’un inesistente tramonto

«Non v’è sole a creare aurore» riflette Ala

«Né stella che formi ombre» aggiunge Marzio

«Ma un tutt’ombra è quel pianeta» conclude Curzio «Un pianeta della notte»

«E io che son Guardia notturna non avrò riposo povero me» si lamenta la Guardia

«Un sole vi sarà» si immette il Moschetti «a rischiarar l’atmosfera ad albeggiar nel mattino a tramontar la sera quando apriranno i quisibeve che costruiremo»

«E dove troviamo un sole mio caro amico?» domanda la Guardia

«Il sole siamo noi!» urla in risposta il Moschetti «Siamo il sole futurista che illuminerà quel solingo pianeta abbandonato da un sistema solare passatista e antifuturista!»

«Oh questa sì ch’è bella» approva la Guardia

«Ci vuole una bevuta» propone Marzio

«Per brindar alla nuova dimora e al sol nascente» approva Curzio

«Son curiosa di vedere come avete arredato il quisibeve» dice Ala «Come l’avete chiamato?»

«Alcova d’Acciaio!» dicon prontamente e con orgoglio i gemelli in coro

«Mi piace» si congratula Ala

Moschetti e la Guardia sorridon soddisfatti e già pregustan aerovivande e minibanchetti cosmogastronomici

«Abbiam tempo prima dell’atterraggio» fa il Moschetti stuzzicandosi i baffi «C’è da raggiunger l’orbita planetaria esser catturati dalla sua azione gravitazionale sistemar l’assetto della nave e prepararsi alle manovre d’avvicinamento»

«Vuoi dire che abbiam tempo per una bevuta al neonato quisibeve?» chiede la Guardia

«Voglio dire che ancor non abbiam pranzato»

«Ma se abbiam fatto colazione appena» e non termina la frase arrovellandosi il cervello neuroni che si muovon come ingranaggi rumoreggiando nel silenzio tombale della nave schianti d’infranti pensieri come granate in una guerra strappata al tempo zang tumb tumb note di sordi spenti fissssssssssssschi di ragionamenti e infine il vuoto di stomaco senza più cibo dentro «Quando abbiam fatto colazione?»

«Appena 10 anni luce fa» risponde il Moschetti «O 15?»

«Forse son già 7 parsec?» fa Marzio

«Sembran trascorse un paio d’ore appena» aggiunge il fratello

«Chissà quanto tempo è trascorso sulla perduta Terra?» si domanda ad alta voce Ala

«Eoni suppongo» le risponde il Moschetti

«Ho fame» dice la Guardia

«E sete no?» domandano in eco i due gemelli Buzzi

«Che domande? Naturale ch’abbia sete»

«Al quisibeve!» comanda il Moschetti

«All’Alcova d’Acciaio!» è il coro che l’accompagna

5 corpi si muovono all’unisono accodandosi pian piano primo il Moschetti a seguire i gemelli e Ala e l’ultimo in retroGuardia

La porta scorre al tocco d’un pulsante sulla parete bianca con un sibilo di gioia fsssssss si spalanca su una stanzetta che ha il colore familiare della dimora infantile

Si fanno vicini sguardi d’attesa sorrisi gemelli volti che annuiscono voci sommesse sbatacchiar di labbra fameliche gole riarse desideri che esplodono

L’insegna pullula di elettrica luminosità il nome “Alcova d’Acciaio” spicca come una vampata in un temporale notturno

«Accomodatevi» è l’invito dei gemelli Buzzi e nessuno si fa pregare

Dentro il quisibeve è ultrafuturistico 3 panche di cassette di munizioni in acciaio verdelucido e lastre di vetrosmalto poggiate sopra un tavolo preso dallo stadio ultimo della nave un bancone fatto di fusti di carburante pannelli trasparenti tutto è in armonia colori forme e sapori forchette e coltelli aboliti in favore della tattilità del nuovo cibo

I 3 siedono al tavolo mentre i gemelli novelli cuochi futuristi si danno da fare

Il menu del giorno è stampato in caratteri romani e al solo leggerlo quei primi avventori spaziali già avvertono il gusto prelabiale delle pietanze

  • Placafame per iniziare e risvegliar l’appetito
  • Risoverde e uova divorziate o Rombi d’ascesa con algaspuma tirrena come primi piatti
  • Balzo d’ascaro o Carneplastico come secondi piatti
  • Ortocubo o Aerovivanda atlantica come contorni
  • Rosabianca Piumenoperdiviso Avanvera Inventina le polibibite per dissetarsi
  • Dolcelastico Reticolati del cielo e Sciatore mangiabile come dolci finali

«Cosa porto a lor signori?» chiede spiritosamente Marzio Buzzi

«Porta tutto!» è il coro di risposta

E i gemelli si mettono al lavoro

5.

Simultaneità d’atterraggio extraterrestre esplosivo al fulmicotone

Dio non è altro che la simultaneità cosmica di tutto. Zen and The Art Of Enlightenment, Osho

Fame placata di stomaci empiti di cibarie e polibibite a iosa aerodigestione zerogravitazionale nell’extraspazio lontano lassù nella profonda sazietà degli aggettivi multilinei

«Si mangia bene in codesto quisibeve» esordisce la Guardia leccandosi i baffi «e ancor meglio si beve»

«Hai sbafato ogni pietanza caro mio» gli fa il Moschetti

«Anni luce in vostra compagnia e ancora non conosco il vostro nome» dice Ala «O debbo forse continuare a chiamarvi “Guardia”?»

«Avete ragione mia signora» risponde l’uomo «Il mio nome è Omero Severini per servirvi»

«Un nome passatista» commenta il Moschetti con un certo sussiego

«Suvvia Fausto» fa la donna «Tutta la letteratura è partita da Omero e senza l’Odissea non ci sarebbe stato il Futurismo»

«Vero mia cara» concorda il Moschetti «Tuttavia Omero è un nome passatista»

«Ma io mi sono pur infuturato in questa spedizione verso l’ignoto» si difende il Severini semioffeso

«Vero anche questo» ammette il Moschetti «Vi ribattezzo allora Severo Omerini battesimo futurista d’oltrecosmo in questo fausto giorno che ci vede vicini all’agognata meta un nome futurista per disintegrarne il passatismo»

«E Severo Omerini sia!» si compiace l’uomo «Davvero un bel nome»

«Cosa potevi aspettarti dal nostro Comandante?»

«Orsù ai vostri posti ché il tempo fugge in un tic tac frenetico che corre senza sosta»

Simultaneo l’equipaggio s’alza da tavola esce dal quisibeve galleggiando a mezz’aria fino in plancia ognuno al proprio posto pronti all’avvicinamento del pianeta avvistato

«Potenza futurista ai motori» ordina il Comandante

«Potenza data» conferma Severo

«Manovra d’agganciamento all’orbita planetaria»

«Manovra eseguita»

«Simultaneità parossistica in avvitamento rutilante d’alta quota»

«Simultaneità avvenuta»

«Non ci resta che attendere»

L’aeronave or figlia dell’orbita del pianeta orfano inizia il suo avvitamento d’altaquota in una simultanea spirale attraversa strati su strati di un’atmosfera rarefatta finché s’immerge nella troposfera dal cielo azzurro-luce

Corpi aeriformi vagano nell’aria come pseudonembi di terrestre memoria

Arcobaleni a 360° circondano bucolici paesaggi dai colori intensi e estranei

Una pioggia stinta cade da un cielo limpido e è subito stupore occhi spalancati sguardi attoniti cosa vola laggiù 35 chilometri nelle ossa dei piedi salire scendere al di sotto della cosmonave che sempre più s’avvita verso l’ombrato suolo

Terre nuove d’ocra su cui zampettan gl’insetti-roccia forme aliene d’un mondo alieno e corron veloci zebro-zebù dalla coda mozza e su quelli che paion alberi dai mille rami color cobalto saltan qui e là scimmie-topo dagl’occhi sporgenti mentre frullo-farfalle si librano come foglie cadenti

«Quale meraviglia» fa il Moschetti dall’oblò mentre l’aeronave compie l’ultima manovra d’atterraggio

Esplosione al fulmicotone polvere di stelle scorie di ferrocatrame rallentamento oscillare ondeggiare come una barca in balia di balie starnazzanti i retrorazzi spingono con più forza finché l’energia s’esaurisce esautorata di combustibile

Tunf i cuscinetti d’atterraggio toccano la superficie del pianeta vrrrrrr il portello s’apre e un’aria fresca irrompe nel chiuso di anni luce di viaggio iperspaziale sudore vapori di condensa fiati voci d’esclamazione

«Non v’è anima viva» sentenzia Marzio

«Purché l’anima nostra resti viva m’accontento» gli fa il gemello

«Si scende o si resta in contemplazione?» domanda Severo

«Al Comandante il primo passo» propone Ala

«E sia» accetta il Moschetti saltando giù e a seguire Ala i gemelli e Severo

«Il pianeta non dà segno d’esser civilizzato» constata il Moschetti

«Novelli Crusoe dello spazio edificheremo il primo quisibeve con materiali naturali» promette Marzio

«E cercherem prodotti da fermentare per creare le prime polibibite extraterrestri» gli assicura Curzio

«Volete costruire prima un quisibeve d’un rifugio per la notte?» è interdetto il povero Severo

«Cosa te ne fai d’un rifugio se al risveglio non hai di che dissetarti?»

«È pur vero anche questo» concorda Severo «C’è solo da sperare di trovar materiali adatti alla costruzione»

«Metallizzeremo questo pianeta in un’orgia di ferro e acciaio» risponde il Moschetti

«L’edilizia orgiastica sarà la nuova frontiera dell’urbanizzazione ultraterrestre» prosegue Marzio

«Daremo il via alla colonizzazione futurista in uno slancio d’espansionismo tribale» chiude Curzio

«Adoro questi folli» sorride Ala

«Non posso che concordare» fa Severo

«Zaini in spalla» ordina il Moschetti «e in marcia»

3 ore di cammino piedi stanchi su per gli irti colli grigio-viola scarpinare scendere in saliscendi su dossi sporgenze sentieri appena creati passi su passi tracce di zampe d’ignote creature e il tempo vola in un fiat e il giorno si consuma stranamente luminoso anche nell’assenza d’una stella-sole

Il Moschetti indica lassù verso la cima d’un monte pietroso sbuffi di sfinimento calpestio di scarpe mani piedi che arrancan fatica alpinistica di vertigini sull’erta umida di fra la bruma ch’avanza verso i 5 amici

L’arrivo è salutato con sospiri di beata contentezza e sorrisi una fiaschetta empita di Giostra d’alcool passa di mano in mano di bocca in bocca si svuota lappar di labbra gole riarse che alfin si risanano

E quassù i 5 osservano l’ampia valle sotto di loro deserto verde-azzurro dove flora e fauna endemiche vivono la propria evoluzione all’insaputa degl’improvvisi colonizzatori

«Sarà una bella lotta popolar questo pianeta vuoto d’umanità» riflette Severo

«Non v’è più bellezza se non nella lotta» ribatte il Moschetti

«Dunque non si torna indietro se qui non troverem di che vivere e civilizzare?»

I gemelli strabuzzan gl’occhi «Siamo giunti fin qui per far retromarcia? Arretrare è passatista non futurista»

«Siam però lontani anni luce siam soltanto»

Ma il Moschetti l’interrompe con un gesto repentino «Noi siamo sul promontorio estremo dell’Universo! Perché dovremmo guardarci alle spalle se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri

«Noi viviamo già nell’assoluto poiché abbiamo già creata l’eterna e simultanea velocità onnipresente»

«Questo è parlare» dicono in coro i gemelli Buzzi

«Ma non resteremo qui confinati in quest’orfano pianeta» dice Ala

«Sarebbe una ben magra prigione per 5 futuristi» riflette Marzio Buzzi

«Dovremmo imitar l’antico ratto delle sabine se vogliamo davvero parlar di colonizzazione» aggiunge Curzio Buzzi

«Sicuro che fra qualche anno il pianeta ci starà stretto» conclude Severo

«Alzate la testa!» urla il Moschetti sorridente per l’ultimo sfogo prima del congedo

Obbedienti i 4 compagni di ventura volgono gli sguardi al cielo

Nella volta blu-violacea le prime stelle lontane di galassie senza nome appaiono come scoppiettanti scintille sfrigolando nello spazio silenzioso lampeggianti come lucciole d’idrogeno infiammato

E nel marasma stellare ecco alcune luci non lampeggiano non son fatte d’idrogeno ma di rocce acqua cieli forse vita son luci riflesse di pianeti sconosciuti

È il Moschetti a rompere il silenzio quando scopre dagli sguardi degli amici la loro comprensione

«Ritti sulla cima del mondo noi scagliamo una volta ancora la nostra sfida alle stelle!»

FINE

Nota sincronica finale

Scrivere un racconto futurista nel XXI secolo ha senso? Lo ha se solo il lettore si prenda il disturbo di considerare la storica accezione del termine “Futurismo” movimento d’avanguardia all’inizio d’un secolo di stravolgimenti politici industriali geografici tecnologici che ha visto rivoluzionare i canoni classici di arti come la scrittura e la pittura

Tutto nel Futurismo appare in una nuova prospettiva è uno sguardo a volo d’uccello dove l’unica legge è la libertà espressiva e l’artista si sente libero d’infrangere anche quell’unica legge in virtù della legge-non-scritta “L’importante è iniziare l’opera” l’avvio all’azione non il risultato finale che lasciamo all’obsoleto classicismo e ai difensori del passatismo

Scrivere un racconto futurista nel XXI secolo è omaggiare un linguaggio azzardato di spericolata sintassi e sfrenata audace espressività rilanciare una corrente letteraria che per il proprio carattere etimologico non potrà conoscere tramonto ma vivere in perpetua eternalità

Soprattutto voglio spronare gli autori di oggi di domani e i non ancor creati a cimentarsi con ardimento letterario nella veemente stesura di storie futuriste

I Nuovi Autori Futuristi (qui di seguito denominati NAF) saranno le leve che risolleveranno l’Editoria dal fulcro arrugginito della creatività narrativa

Ai NAF va tutta la mia stima poetica e a loro dedico questo breve aeroracconto

13 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 7:54 Rispondi

    Dovrebbe essere un commento futurista e invece è passatista! Aeroracconto pervenuto in forma smagliante. Geniale!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 12:20 Rispondi

      Ma come, un commento passatista in un racconto futurista? :D
      Grazie!

  2. Ferruccio Gianola
    giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 13:48 Rispondi

    Pensavo usassi – come futurista – il dialogato alla MCcarhy…
    Mi sa che ti sei divertito a scrivere

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 14:08 Rispondi

      Sai che ci avevo pensato? Però nei romanzi futuristi che ho letto, anche di Marinetti, le caporali nei dialoghi, come anche i punti esclamativi e interrogativi, c’erano.
      Sì, a scrivere mi sono divertito un sacco, anche se è stata una faticaccia :D
      Grazie della lettura.

  3. Kukuviza
    giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 15:13 Rispondi

    Applausi. Veramente complimenti per questa giostra linguistica dalla grande inventiva. Complimenti anche per lo spirito goliardico e divertente di cui sprizza questo racconto. BRAVO’!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 15:30 Rispondi

      Oh, accetto con soddisfazione questi tuoi complimenti passatisti :D
      Grazie!

  4. Pades
    giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 17:31 Rispondi

    Assolutamente aerogeniale.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 17:49 Rispondi

      Grazie Pades :)
      Primo commento futurista!

      • Kukuviza
        giovedì, 21 Febbraio 2019 alle 23:15 Rispondi

        Ah, ma bisogna rimanere a tema! Brindo al tuo aeroracconto con una polibibita esospaziale! :)

  5. ANDREA VENTURO
    mercoledì, 27 Febbraio 2019 alle 14:52 Rispondi

    E questa
    amici miei è una storia futurista
    che parla della sincronicità
    senza una virgola per respirar!

    Prendo in prestito le note della Storia Disonesta di Stefano Rosso per far da sottofondo ai complimenti.

    Hai creato qualcosa di bello!

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 27 Febbraio 2019 alle 15:32 Rispondi

      Grazie Andrea :D

  6. Orsa
    giovedì, 27 Agosto 2020 alle 8:30 Rispondi

    Per tutti gli ortotteri, ma tu sei un aeroarchitetto dell’avventurismo del posdomani! C’hai lo swing futurista!
    Audace e bizzzzarra lettura, da far svergolare un tarzanide passatista elettrosaldato alle liane del pluriieri.
    La tua folle amministrazione dell’industria del Paroliberismo è pura stupefazione liquida, un’orchestra di zang tumb tumb nel mio petto! E al suon del caro Novelli, per me che canto la guerra “igiene del mondo”, è stata una fantasbornia al fulmiluppolo (d’autore).
    W lo squadrrrrrismo rivoluzionario dei NAF!
    A parte scherzi, ammiro tantissimo il lavoro che hai fatto, è un racconto straordinario.
    Ora vorrei qualcuno che me lo leggesse tipo fiaba della buonanotte… magari imitando la voce di Guido Notari :P

    • Daniele Imperi
      venerdì, 28 Agosto 2020 alle 16:52 Rispondi

      Un commento davvero futurista, scritto da un’Orsa nel carro simultaneo della galassia. Grazie, ma purtroppo non sono un imitatore :D

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