Per imparare a scrivere non serve studiare

Contro l’industria di libri, corsi e scuole di scrittura

Per imparare a scrivere non serve studiare

C’è stato un tempo in cui il sottotitolo del mio blog era “Consigli sulla scrittura”. Non ricordo perché lo scelsi, ma all’inizio ho aperto il blog perché ero stanco di trovare una scrittura sciatta, sgrammaticata, specialmente sulle piattaforme sociali, dove l’analfabetismo regna sovrano.

Ero un nessuno qualunque che stava abbandonando la realizzazione di siti – professione in cui ho guadagnato più nervosismo che altro – per dedicarmi a qualcosa di più stimolante: la scrittura (purtroppo anche in quel campo ho ottenuto, e ottengo ancora, più nervosismo che altro).

Dai libri sulla scrittura ai corsi e alle scuole di scrittura

Ho letto anche io dei libri sulla scrittura. Dodici in tutto.

I libri peggiori:

  1. Il mestiere di scrivere di Raymond Carver (minestrone di testi per sfruttare il nome dell’autore)
  2. Scrivere fantascienza di Robert Silverberg (non spiega come scrivere fantascienza)
  3. Come scrivere un racconto di Gordon Lish (sono in realtà racconti, uno peggiore dell’altro)

I libri interessanti:

  1. On Writing di Stephen King
  2. Il mestiere dello scrittore di John Gardner
  3. Come funzionano i romanzi di James Wood
  4. Come scrivere un romanzo giallo o di altro colore di Hans Tuzzi
  5. Il mestiere dello scrittore di Murakami Haruki
  6. Come diventare scrittori di grido di Frank S. Whiteman

I libri migliori:

  1. Lo zen nell’arte di scrivere di Ray Bradbury
  2. Story di Robert McKee
  3. Dialoghi di Robert McKee

Sia chiara una cosa: se non avessi letto quei dodici libri, non sarebbe cambiato nulla sulla mia scrittura. Se è migliorata, non lo devo a quei libri. Ma vale la pena davvero leggere quegli ultimi tre.

Insomma, non esiste un libro che insegni a scrivere. Né si può insegnare a scrivere. Pensate ai grandi autori del passato, quelli le cui opere sono divenute dei classici. Chi ha insegnato loro a scrivere? Nessuno. Che libri hanno letto su come scrivere? Nessuno.

Oggi proliferano i corsi sulla scrittura. Girando su Instagram ogni tanto mi imbatto sulla pubblicità di uno di questi corsi (che sia un segno?).

C’è chi sostiene che si impari qualcosa, ma alcuni corsi costano parecchie migliaia di euro: davvero è necessario spendere quella barca di soldi per un corso o una scuola di scrittura? Quanti possono permetterselo? (Alcuni costano quasi 9.000 euro l’anno per 3 anni). Non vi rifarete mai dei soldi spesi pubblicando libri. Probabilmente dovrete pubblicare 10 libri per andare in pari (considerando 18 euro a libro per il 9% lordo di diritti sulle vendite su 2.000 copie vendute per ogni libro).

Frequentare corsi e scuole di scrittura significa procrastinare

Mesi o anni a seguire corsi di scrittura o dentro un’aula – reale o virtuale – di una scuola di scrittura creativa non fanno altro che procrastinare la “discesa nel campo”: si ritarda il momento di affrontare la situazione.

E la situazione è la scrittura di una storia. Mettersi alla prova. Trasformare un’idea in un racconto. Narrare.

Un altro problema dei corsi e delle scuole di scrittura, secondo me, è il rischio di omologazione: sfornare, cioè, scrittori omogeneizzati, che seguono formule e “ideologie” (scrittorie, non politiche) dei docenti.

La scrittura è un’arte che s’impara sul campo

Una pagina bianca è il miglior corso di scrittura che possiamo frequentare.

Ricordo che la pagina di un quaderno – un tempo scrivevo sui quaderni o sul retro dei tabulati di computer che mi dava mio padre – mi stimolava a scrivere. Non vedevo l’ora di riempirla di parole.

Ho ancora quei quaderni: ci sono i miei primi pessimi racconti (polizieschi, insoliti e bizzarri, fantasy o di fantascienza), ci sono pessimi racconti lunghi fantasy mai terminati, ci sono inizi di pessimi romanzi fantasy mai continuati.

Era una scrittura molto acerba, che imitava i pochi autori letti, che sfruttava le loro idee, il tutto condito con un po’ della mia originalità. Pessima scrittura, che comunque ha avuto la sua utilità.

Il vantaggio della nostra pessima scrittura

Accettare di aver scritto male – parlo al passato perché quando si scrive male si è convinti di scrivere bene – accettare che la nostra prima scrittura era pessima ci fa capire che siamo migliorati. E che possiamo migliorare ancora.

Non rinnego i miei primi racconti né i miei tanti romanzi incompiuti: mi hanno fatto capire che il mio metodo di lavoro era sbagliato. E soprattutto che avevo letto troppo poco.

Sono migliorato dopo aver letto centinaia di libri – romanzi di ogni genere letterario (eccetto il rosa), saggistica su vari argomenti, filosofia, storia antica, dell’Ottocento e del Novecento, biografie, autori italiani e di altri Paesi – e dopo aver scritto decine di migliaia di parole.

La scrittura esperienziale vince sulla scrittura didattica

Nessun corso né nessuna scuola di scrittura creativa può superare l’esperienza personale sulla scrittura, dovuta a un individuale percorso formativo fatto di tentativi, errori, ripensamenti, modifiche, fallimenti, rinunce, insoddisfazioni.

L’esperienza di scrittura è azione, ha una funzione attiva nella nostra formazione letteraria. La didattica sulla scrittura è inerzia, ha una funzione passiva nel processo di formazione degli scrittori.

Per imparare a scrivere non serve studiare. Lo studio deve basarsi su tantissimi libri letti e su tantissimi autori letti: un formidabile imponente coro di voci tutt’altro che assordante.

16 Commenti

  1. Grazia Gironella
    giovedì, 14 Maggio 2026 alle 7:57 Rispondi

    Di libri che insegnano a scrivere ne ho letti tantissimi (troppi dal punto di vista della qualità, e anche della spesa!), ma non lo considero tempo sprecato. Sicuramente si impara a scrivere leggendo tanto, e anche scrivendo, ma procedendo per prove ed errori si impiega parecchio tempo a evolvere. Mi è sempre sembrato logico farmi raccontare dagli altri quello che avevano capito. Invece non ho mai pensato di frequentare un corso dal vivo. Mi sembra sbagliato come concetto scrivere dei pezzi per esercizio, e poi avere il “maestro” che li valuta. Preferivo trarre dai manuali di scrittura quello che mi sembrava valido e renderlo mio, parte del processo creativo, senza giudici. Poi si combina poco o niente lo stesso, ma adesso so che è normale.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Maggio 2026 alle 13:03 Rispondi

      Alla fine anche per me sono stati troppi per la spesa… Sugli esercizi di scrittura una volta la pensavo diversamente, ma da un po’ li ritengo inutili.

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 14 Maggio 2026 alle 11:49 Rispondi

    Corsi di scrittura? Anche se proficui, non potevo e non posso permettermili. Cosciente di essere un “Nulla” scrivo per il piacere di farlo, provando a comunicare nel modo più corretto e pieno di vita. L’unico testo didascalico sull’argomento, letto per curiosità, è stato “L’arte del romanzo” di Milan Kundera. Forse avrei dovuto farne tesoro ma, dopo lettura, anche lui giace negli scaffali sebbene di un autore molto apprezzato. Continuo e preferisco restare un “Nulla” che bruciare risorse.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Maggio 2026 alle 13:05 Rispondi

      Non conoscevo quello di Kundera. Se hai letto solo quel libro sulla scrittura, hai risparmiato tempo e denaro.

  3. Serena Bianca De Matteis
    giovedì, 14 Maggio 2026 alle 13:02 Rispondi

    Ho divorato manuali di scrittura uno sull’altro come sai, ma di quelli che citi ne ho solo due, On Writing e Story, che adoro e che secondo me è un testo sacro. Aggiungerei alla tua lista qualcosa di leggero e carino, tipo Save the Cat! di Blake Snider e I libri di Randy Ingermanson, il papà del metodo del fiocco di neve, e poi Screenplay di Syd Field. Perché? Perché a mio parere, dopo un po’ di anni in cui ragiono di scrittura, la cosa più importante di tutte è comprendere la struttura narrativa, e questi testi aiutano. Le storie le abbiamo scritte nel DNA, dobbiamo solo ricordarle. Se hai tempo vai a leggere sul mio povero blog abbandonato “Il Racconto della Tigre”, non è roba mia, è una traduzione di un articolo di Ingermanson, ma lo uso per ricordare a me stessa che cosa è una Storia. Se si può lascio link, sennò rimuovi senza problemi. https://serenabiancadematteis.com/il-racconto-della-tigre/

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Maggio 2026 alle 13:06 Rispondi

      Story è il migliore in assoluto. Ho letto del metodo del fiocco di neve, nel tuo blog mi pare, anni fa.
      “Il Racconto della Tigre” non l’ho letto, grazie del link.

  4. Fabio Amadei
    giovedì, 14 Maggio 2026 alle 13:35 Rispondi

    Caro Daniele, capisco e rispetto quello che dici sulle scuole di scrittura. L’impegno personale fa sempre la differenza. Ma cosa hanno di più le scuole di musica, di pittura, di danza ecc. rispetto e quelle di scrittura? Per quale motivo esiste questa sorta di accanimento o pregiudizio nei confronti dei laboratori letterari? Non sono tutte forme artistiche? Ho un amico che insegna a suonare il contrabbasso. Anche le sue lezioni di musica jazz non hanno nessuna utilità?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Maggio 2026 alle 14:03 Rispondi

      Ciao Fabio, secondo me ci sono delle differenze con quelle altre scuole. Una scuola di musica ti insegnare a suonare uno strumento. Una di pittura ti insegna le varie tecniche (olio, tempera, acrilico, acquerello). Una di danza ti insegna tecniche e movimenti. Ma una di scrittura? Lo strumento oggi è una tastiera, che tutti sappiamo usare. E la struttura di una storia si impara leggendo qualche articolo. O soltanto leggendo storie.

  5. Barbara Businaro
    giovedì, 14 Maggio 2026 alle 14:34 Rispondi

    “Per imparare a scrivere non serve studiare.” Ma vuoi solo scrivere o anche pubblicare?! :D
    Giulio Mozzi, fondatore e docente della nota Bottega di Narrazione, ha scritto questo articolo, “Dieci criteri utili a decidere se il prezzo di un corso di scrittura è congruo o no” ( https://bottegadinarrazione.com/2017/10/12/dieci-criteri-utili-a-decidere-se-il-prezzo-di-un-corso-di-scrittura-e-congruo-o-no/ ) In mezzo ai vari punti, condivisibili per qualsiasi altro corso, scuola, formazione (congruità del prezzo, tempo, competenza, obiettivo, prestigio, visibilità, desiderio), c’è questo in particolare:
    “7. Viene venduta, per quinta cosa, un’entratura. Ci sono scuole che forniscono a chi le frequenta delle occasioni di entrare nella Repubblica delle lettere, sia per il loro prestigio sia per il lavoro specificamente compiuto dai docenti o dalla scuola. Non mi riferisco soltanto a quanto un docente o una scuola possono fare perché il lavoro dell’allievo venga pubblicato da questa o quella casa editrice: mi riferisco alla possibilità, per gli allievi, di incontrare ed eventualmente frequentare – non superficialmente – persone del milieu letterario e del milieu editoriale. I mezzi sono i più varii: dall’invitare questo o quello a far lezione fino all’organizzare feste, dal mettere semplicemente Tizio in contatto con Caio fino al partecipare alle varie fiere del libro con appuntamenti e incontri, e così via. Possono essere importanti anche i momenti mondani e conviviali, per dire.”
    E’ del 2017 questo articolo e da allora nella mia testa è rimasta solo la parola “entratura”…

    Poi nel 2021 in un articolo del Corriere, “Il mestiere di scrivere. Viaggio in Italia tra le scuole che insegnano a usare le parole” ( https://www.corriere.it/sette/incontri/21_aprile_29/mestiere-scrivere-viaggio-italia-le-scuole-che-insegnano-usare-parole-68a746de-a772-11eb-b37e-07dee681b819.shtml ), Alessandro Baricco, scrittore e fondatore con altri della prestigiosissima Scuola Holden, ammette che “Oggi ci sono tante persone che investono tempo e denaro nella scrittura. Bisogna essere onesti: la difficoltà non è tanto pubblicare, quanto vivere davvero di soli libri. Esistono però tanti altri mestieri legati allo storytelling che offrono grandi opportunità. Dai social media, alle produzioni televisive, all’informazione.”
    Come dire che loro hanno creato una scuola di scrittura perché non possono “vivere davvero di soli libri”, ma è meglio se pure tu, nonostante Scuola Holden ti insegni a usare le parole giuste, ti trovi poi qualcos’altro per campare. Forse anche loro ti offrono un’entratura alle produzioni televisive e all’informazione?!

    Poi l’anno scorso a giugno è scoppiata la polemica proprio su Scuola Holden, con un post su Substack di Kants Exhibition, “La Scuola Holden e la filiera della creatività a pagamento. 20.000 euro per una firma di Baricco ( https://scrolloergodubito.substack.com/p/la-scuola-holden-e-la-filiera-della ). Ha frequentato la scuola dal 2018 al 2021 e ha descritto la sua esperienza, traumatica direi, e i suoi risultati, incerti.
    “Ma dopo la Holden si lavora? Domanda legittima. Dopo due o tre anni in una scuola che promette “mestieri del racconto” e “porte che si aprono”, viene da chiedersi: si lavora? La risposta è: sì e no. Ho conosciuto persone che hanno trovato lavoro, certo. Ma erano lavori che – detta fuori dai denti – avrebbero potuto ottenere anche laureandosi in un’università pubblica, magari in Scienze della Comunicazione o Lettere, e spendendo decisamente meno. Stage, social media management, redazioni, copywriting base.
    Eppure, c’è un altro fenomeno curioso: alcuni ex allievi, nel giro di poco tempo, si ritrovano a ricoprire ruoli di potere all’interno della stessa scuola o in aziende partner. Coordinatori di progetti, responsabili editoriali, ospiti di eventi, perfino tutor. Come ci arrivino? Con che criteri vengano selezionati? Non si sa. Forse hanno solo imparato meglio a stare al gioco. Perché la Holden, più che una scuola, è un sistema chiuso: se ci entri bene, ti protegge. Se sei fuori asse, ti lascia lì. Non è una rete, è un club.”

    Per tanto tempo mi sono chiesta se valesse la pena investire davvero in un corso di scrittura di scuole conosciute (un laboratorio online l’ho già fatto e non mi ha lasciato granché), ma ho superato l’età dello studente e l’investimento non avrebbe un tempo di ritorno congruo. Un lavoro che paga le bollette ce l’ho già e mi tengo quello, la scrittura voglio che resti un’isola felice, non che diventi un’ansia costante, come descrive quella ragazza. Perciò sono per i manuali di scrittura, ne ho letti alcuni, altri sono lì in attesa. Se anche ripetono concetti che già conosco, hanno il pregio di sbloccarmi qualche sinapsi e aiutarmi a far progredire le mie storie. Si trovano anche usati, a molto meno di 20.000 euro… ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 14 Maggio 2026 alle 14:55 Rispondi

      Voglio scrivere e pubblicare. Ma frequentare corsi e leggere libri sulla scrittura non ti permette di pubblicare.

      Il punto 7 dei dieci criteri non mi sembra affatto utile, è qualcosa che non ti garantisce nulla. Non concordo neanche sul punto 4: chi ha fornito la competenza ai grandi scrittori del passato? Nessuno.
      Comunque quell’articolo è scritto da uno che vende corsi e laboratori di scrittura, quindi è di parte.

      Riguardo alla Scuola Holden, costa moltissimo (i prezzi cui mi riferisco nell’articolo provengono da lì).

  6. Luciano Cupioli
    venerdì, 15 Maggio 2026 alle 13:52 Rispondi

    Premesso che tutto può servire per migliorare la scrittura, ciascuno di noi deve trovare come farlo nella maniera più congeniale alla propria predisposizione, volontà e tempo a disposizione. Penso a chi si iscrive a palestra per essere più motivato a fare quello che a casa non riesce. “La cyclette in casa non la uso mai, ma se pago la palestra, allora ci vado e pedalo” mi ha detto un amico di recente. La stessa cosa può essere tra l’esercitarsi a scrivere da soli o farlo perché ci si iscrive a un corso. Non entro nel merito che un corso possa essere costoso e che potrebbe non esserci un adeguato ritorno economico, ma mi soffermo solo sugli effetti positivi che può eventualmente dare. Non concordo che per migliorare la scrittura non serva studiare, semmai non si deve pensare che studiare sia solo frequentare un corso apposito. Leggere, scrivere, parlare, pensare, sono tutte cose che servono per migliorare la propria scrittura. Concordo, invece, che un corso possa essere utile ma non necessario. Io ritengo di avere imparato a scrivere un po’ meglio anche solo frequentando da alcuni anni questo “blog” (giornale in rete?), sia dagli spunti di Daniele che dai pareri, anche contradditori, dei vari partecipanti. Nessuno scrittore (o aspirante tale) dovrebbe mai sentirsi arrivato, ma avere sempre l’obiettivo di migliorarsi e, per farlo, deve continuare a studiare, che talvolta può essere anche solo leggere com’è scritta una ricetta culinaria o un bugiardino (amo questa definizione apparentemente improbabile del foglietto illustrativo di un medicinale).

    • Daniele Imperi
      venerdì, 15 Maggio 2026 alle 14:09 Rispondi

      In palestra hai attrezzi che non puoi avere in casa. Io, per esempio, vorrei seguire un corso di fotografia, perché da solo al massimo posso inquadrare e spingere un bottone.
      Migliorarsi sempre è giusto, ma credo che si migliori con la pratica e l’autocritica.

  7. Paolo Branca
    sabato, 16 Maggio 2026 alle 17:36 Rispondi

    Credo che alla base di tutto debba esserci il talento o se non altro una particolare predisposizione. Mi rendo conto di aver fatto una considerazione lapalissiana ma credo sia la realtà. Una volta imparate le basi un corso di scrittura o un manuale può di certo offrire qualche spunto utile, qualche idea innovativa, ma al di là di quello niente più. Se non hai un fuoco dentro, una spinta che riesce a tradurre in parole e frasi i sentimenti che provi, che a loro volta suscitano emozioni negli altri, non sarai mai uno scrittore. È come nel gioco degli scacchi, puoi imparare le regole basilari anche se hai otto anni ma per diventare Maestro devi avere un talento innato.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 18 Maggio 2026 alle 8:09 Rispondi

      Lo credo anch’io, anche se molti sostengono che il talento non esista. Ma la scrittura è un’arte e l’arte non è comune a tutti.

  8. Cristina
    martedì, 9 Giugno 2026 alle 10:50 Rispondi

    Secondo me il talento o la predisposizione contano, ma non bastano. Il “fuoco dentro” può accendere la spinta iniziale, però poi servono strumenti: lingua, letture, cultura, osservazione, capacità di autocritica. Altrimenti si rischia di confondere l’intensità di ciò che si prova con la qualità di ciò che si scrive. Anche negli scacchi il talento aiuta, ma senza studio delle partite, strategia ed esercizio non si diventa maestri. Forse il punto è proprio questo: non tutti devono frequentare corsi di scrittura, ma chi vuole scrivere bene deve comunque continuare a studiare, nel senso più ampio del termine.

    • Daniele Imperi
      martedì, 9 Giugno 2026 alle 10:53 Rispondi

      Ciao Cristina, benvenuta nel blog. Il talento non basta, sono d’accordo. Occorre leggere tantissimo e anche fare molta autocritica. Studiare nel senso più ampio del termine è ciò che intendo: attraverso letture e tanta scrittura.

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