Chi è il lettore ideale del nostro romanzo?

Come identificare il nostro pubblico di lettori

Chi è il lettore ideale del nostro romanzo?

Non possiamo scrivere per tutti. Ogni scrittore ha un pubblico di lettori a cui fa riferimento. È per quei lettori che dobbiamo scrivere.

Ci siamo mai preoccupati, scrivendo un racconto o iniziando un romanzo, di quali siano i nostri lettori ideali? In realtà non mi sono mai posto questa domanda. Se ho un’idea per un racconto, lo scrivo e basta. Se ho un’idea per un romanzo, me l’appunto da qualche parte, ché uno in stesura è fin troppo.

Qualcuno mi dirà che la prima cosa da fare è capire il nostro pubblico di lettori. Io in realtà l’ho capito benissimo da tempo, fin da quando ho iniziato a trastullarmi con la narrativa, scrivendo racconti improponibili, che comunque ebbero la loro utilità.

So chi è il mio pubblico di lettori di riferimento, l’ho identificato quando è nata la voglia di scrivere storie.

Identificare il proprio genere narrativo

Come ho detto varie volte, quando ho l’idea per una storia, nasce già all’interno di un preciso genere letterario. Non è mai accaduto finora che abbia dovuto ripensare al genere. Idea e genere nascono insieme.

Questo per me è fondamentale, perché l’autore si sta già rivolgendo a un preciso pubblico di lettori, scartando tutti gli altri. In realtà non sta scartando nessuno, perché credo sia raro che un lettore legga soltanto un unico genere letterario.

Mi è capitato però di scoprire online persone che leggono soltanto Urban Fantasy, per esempio. È un loro diritto, certo, ma scegliere perfino un sottogenere narrativo significa escludere dalle proprie letture un mondo di libri. Ma questi lettori restano comunque una nicchia da sfruttare.

Identificando – o scegliendo, se preferite – il genere letterario, avete identificato allo stesso tempo un pubblico di lettori. Per la narrativa “non di genere” vale lo stesso discorso: l’autore identifica un tema, un argomento su cui si basa la sua storia.

Creare il prototipo di lettore

Oggi si parla tanto, forse troppo, di “personas” (termine latino, ma reso in inglese perché più professional), di buyer personas, perfino di proto-personas (cioè proto-personaggi). Modelli fittizi di utenti e lettori basati su alcuni dati raccolti.

Molti esperti di marketing elencano infatti una serie di dati utili per capire i nostri lettori (o clienti) ideali. Quali dati? Per esempio quelli demografici. Ma servono davvero?

Il prototipo di lettore secondo i dati demografici

  • Età: okay, in un certo senso hanno ragione. Un conto è scrivere per i bambini, un altro per gli adolescenti, un altro ancora per gli adulti.
  • Sesso: in alcuni casi sì. Ci sono libri scritti appositamente per le mamme, per esempio. Così come La moglie. Istruzioni per l’uso e Il marito. Istruzioni per l’uso (le guide umoristiche di Jason Hazeley e Joel Morris) hanno un loro pubblico specifico.
  • Reddito: non credo sia utile a chi scrive.
  • Occupazione: se lavoratori, casalinghe, pensionati, disoccupati. A meno che non ci siano libri di saggistica per queste categorie, non mi sembrano dati utili a chi scrive narrativa. Voi che dite?
  • Istruzione: forse sì. Dipende da ciò che scriviamo. E da come lo scriviamo. Dubito che Umberto Eco sia comprensibile a lettori con qualsiasi livello di istruzione.
  • Situazione familiare: sono sposati, hanno figli, vivono coi genitori? Sul serio ci occorre sapere certe cose?
  • Residenza: se in una zona urbana o rurale, per esempio. I miei dubbi persistono.

Il prototipo di lettore secondo i dati psicografici

Non sono forse più utili, almeno nel nostro caso, i dati psicografici? Cioè i dati che ci mostrano le abitudini e i gusti di lettura dei nostri lettori ideali.

  • Quali sono i loro libri preferiti? Ecco un dato fondamentale! So che alcuni lettori del mio blog non amano leggere la fantascienza, quindi quelle persone non saranno i miei lettori ideali. Ma non possiamo scrivere per tutti.
  • Quali i loro autori preferiti? Ognuno di noi ha degli scrittori cui fa riferimento per stile, linguaggio, temi, ecc.
  • Quali generi leggono più spesso? Se qualcuno legge spesso fantascienza, lo inserisco subito nella cartella “Lettori ideali”. Battute a parte, è un dato che ci fa capire quanto sia frequente il genere letterario del nostro romanzo fra i lettori italiani.
  • Sono lettori abituali di quei generi? Importante anche questo dato. Un conto è leggere un romanzo di fantascienza ogni 10 anni, un altro è leggere spesso quel genere.
  • Quanti libri leggono al mese? Sì, bisogna davvero fare una distinzione fra lettori saltuari e lettori forti. Un lettore forte è un lettore vorace, forse più propenso di un lettore debole a leggere romanzi di neoautori.
  • Che generi di film guardano? Di solito i gusti letterari e cinematografici si eguagliano, almeno nel mio caso è così.
  • Dove acquistano i libri di solito? Perché dobbiamo saperlo? Se un lettore non legge ebook, ma acquista soltanto nelle più grandi librerie, non leggerà mai un romanzo autopubblicato su Amazon. E difficilmente potrà leggere un romanzo pubblicato da una minuscola casa editrice, perché semplicemente non lo troverà.
  • Come scelgono il libro da acquistare? C’è chi si basa molto sulle recensioni lette su Amazon o su Goodreads oppure sul passaparola. Altri hanno una schiera di autori preferiti (ce l’ho anch’io), altri amano gironzolare per le bancarelle in cerca delle occasioni (presente!) o cercano su Ebay (idem!).

Scrivere la storia che vogliamo leggere

Nel suo libro On Writing Stephen King parla del lettore ideale. Ogni scrittore dovrebbe avere un lettore ideale per cui scrivere. King ha sua moglie Tabitha, è per lei che scrive, è lei che incarna il suo lettore ideale.

Non avendo una “Tabitha” al mio fianco, il mio lettore ideale sono io. È per me che scrivo. Scrivo le storie che mi piacerebbe leggere. Scrivo e progetto le storie che mancano in libreria (scusate la modestia).

Io incarno il lettore tipo che potrebbe leggere le mie storie:

  • Età fra i 20 e i 60 anni (ehm)
  • Istruzione media
  • Amante della narrativa di genere
  • Lettore abituale di questo tipo di narrativa
  • Ho parecchi autori preferiti, vivi e defunti (Stephen King, Tana French, Dennis Lehane, E.L. Doctorow, M.K. Rawlings, Emilio Salgari, Guido Morselli, Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Marion Zimmer Bradley, Cormac McCarthy, P.K. Dick, John Steinbeck, Thomas Wolfe e svariati altri)
  • Lettore forte
  • I miei gusti letterari e cinematografici più o meno coincidono (vedrei mille volte i film di Totò e Stanlio e Ollio, ma non amo la narrativa umoristica)
  • Acquisto libri (esclusivamente cartacei) quasi sempre su Amazon, IBS e Ebay
  • Scelgo i miei libri in base all’autore, o scoprendoli pubblicizzati o recensiti online

A chi si rivolgerà il mio romanzo… multigenere?

Forse la settimana prossima parlerò della narrativa multigenere e della narrativa trasversale o ibrida. Il romanzo in stesura infinita – in realtà, per vari motivi, sta soffrendo di periodi di stasi – appartiene alla narrativa multigenere.

L’ho sempre classificato come un romanzo di fantascienza – perché di fatto lo è – ma di fatto è anche multigenere. Una nicchia nella nicchia, insomma.

A quale lettore si rivolgerà il mio famigerato P.U.? Ai posteri l’ardua sentenza.

Chi è il lettore ideale del vostro romanzo?

L’avete capito? Ci pensate quando iniziate a scrivere o avete un’idea per una storia?

25 Commenti

  1. Nuccio
    27 giugno 2019 alle 06:17 Rispondi

    Se ti interessa il marketing…, ma il marketing non può assoggettare la fantasia. Nessuno scrive per sè, ma non può mettersi a tavolino per ragionare freddamente. Ciao

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 12:10 Rispondi

      Nessuno scrive per sé nel senso stretto dell’espressione. Intendo, come hai fatto notare, che non puoi scrivere decidendo a tavolino il pubblico.

  2. Marco
    27 giugno 2019 alle 06:18 Rispondi

    Io non penso mai al lettore ideale; e questo spiega molte cose ;)
    Se ho un’idea inizio a lavorarci. Perché mi pare folle mettermi a pianificare un libro: “Allora, adesso scriverò una storia dedicata a questo pubblico compreso tra i 18 e i 50 anni che…”. Non ci riuscirei mai e poi mai. Tutte le mie energie sono per la storia, e basta.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 12:12 Rispondi

      Per me è il modo migliore: hai un’idea e ci lavori. Penso che il pubblico si identifichi da sé una volta scritta la storia.

  3. Andrea
    27 giugno 2019 alle 07:13 Rispondi

    Argomento importante. Me ne sono accorto anch’io in passato. Quando ho scritto degli ebook, degli articoli o poche righe sui social pensando di parlare con un certo tipo di persona, questi avevano molto più successo degli altri; di quando invece mi riferivo un po’ a tutti in modo generico.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 12:12 Rispondi

      Scrivere in modo generico non porta infatti a risultati. Ma non credo sia possibile scrivere così un libro o un racconto.

  4. Grazia Gironella
    27 giugno 2019 alle 08:07 Rispondi

    Non penso attivamente al mio lettore-tipo prima di scrivere, ma di sicuro un’idea sotterranea c’è; forse sarebbe strano il contrario. Mentre scrivo l’idea diventa più chiara e mi aiuta a non mettere insieme elementi poco coerenti. Quando creo un’inserzione su FB, però, sono obbligata a scegliere età, sesso e interessi delle persone cui viene mostrata, perciò devo sapere chi è il mio pubblico.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 12:15 Rispondi

      Sì, il pubblico è presente in modo nascosto, quando inizi a scrivere. Non puoi decidere man mano che scrivi, per esempio, di rivolgerti ai bambini con la tua storia. Questo ti viene in mente prima.
      Addirittura il sesso per la pubblicità di un libro? Se è dedicato a uomini o a donne, ci sta, altrimenti no.

      • Grazia Gironella
        27 giugno 2019 alle 12:56 Rispondi

        Mi sono espressa male: per l’inserzione ti vengono offerte queste opzioni di scelta, ma non devi per forza restringere il pubblico. Puoi scegliere uomini & donne, per esempio, e come fascia d’età scegliere dai 15 ai 90. ;) Dover scegliere, comunque, fa riflettere sull’argomento con più chiarezza, anche se prima l’idea del pubblico era nebulosa.

        • Daniele Imperi
          27 giugno 2019 alle 14:50 Rispondi

          Allora va bene, se puoi anche saltare qualche opzione. Sì, senz’altro quelle scelte ti aiutano.

  5. Corrado S. Magro
    27 giugno 2019 alle 12:29 Rispondi

    Chi scrive comunica, che lo voglia o no. Lo stimolo per farlo sgorga da situazioni che ci coinvolgono, che covano nel nostro vissuto, che desideriamo che si realizzino, eccetera. Chiunque scrive si rivolge a “quel” pubblico da cui vorrebbe essere letto. E qui mi chiedo: Sono in grado di esprimermi in modo da essere capito da “quel” pubblico scelto magari inconsciamente e di soddisfarlo? È chiaro che le mie riflessioni semplicistiche non tengono conto della girandola di attrezzature disponibili ai grandi editori. Attrezzature che possono determinare il successo o insuccesso dello scritto sia che si guarnisca di “petalosi” o meglio ancora di tanti “picciomerda”, quets’ultimo inflazionato in una storiella ritenuta anni fa da premio Strega.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 14:49 Rispondi

      Difficile capire se si è grado di farsi capire da quel pubblico. Credo che si sappia una volta che hai pubblicato, dai risultati ottenuti.

  6. Priscilla
    27 giugno 2019 alle 13:29 Rispondi

    Beh, io non scrivo romanzi, anche se nei periodi scolastici scrivevo brevi racconti che poi somministravo ai miei poveri compagni di classe…
    Scrivo post per il mio e per altri blog e in questo caso credo proprio che abbia senso avere un lettore di riferimento, anche se quando ho iniziato non l’ho fatto meditando a tavolino.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2019 alle 14:51 Rispondi

      Per i blog sicuramente è più semplice e anche importante avere un pubblico di riferimento. Qual è il mio? Devo ancora capirlo :D

  7. von Moltke
    27 giugno 2019 alle 22:03 Rispondi

    Il mio lettore ideale l’ho trovato. Inizialmente, come te, ero io, ma sin da subito avevo un pubblico: un amico per la pelle, che mi ha indotto alla dissennata decisione di iniziare a scrivere con anni di insistenze. È stato il mio primo lettore. Poi, un’amica virtuale, conosciuta causalmente su FB, che si è rivelata la mia lettrice più preziosa, anche perché severa e sincera come pochissimi. E mia sorella, che arriva a preferirmi a scrittori di fama.
    Tutti lettori “forti”, che amano la scrittura di genere, fra cui fantascienza e fantasy, di cultura non bassa, di età varia, di occupazioni ancora più varie.
    Sono solo tre, quattro se aggiungiamo la moglie del mio amico, ecco, un non troppo vasto uditorio. Ma da qualcosa bisognerà pur iniziare.

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2019 alle 07:07 Rispondi

      Hai trovato 4 lettori ideali, ma questo non significa che il tuo pubblico sia limitato a loro 4. Sono come i lettori beta, alla fine. Immagino che ti diano commenti e critiche.

  8. Rebecca Eriksson
    28 giugno 2019 alle 06:56 Rispondi

    A lezione di Lettere alle medie mi trovavo davanti a poche righe di poesia con un’analisi di pagine e pagine. Mi chiedevo sempre se il poeta fosse partito da quegli intenti letti in analisi per poi condensare tutto in quelle poche frasi.
    Francamente l’ho trovato sempre poco verosimile.
    Così è anche per il fattore pubblico: certo, si può avere un’idea generale se sarà per adulti o bambini (specie per la scelta delle parole da usare), ma non è necessario ingabbiare in troppi targhet.
    Io scrivo principalmente per me stessa, ma non sono una persona unica, ci sono molti altri come me, con i miei gusti ed interessi.
    Se c’è una cosa che mi ha insegnato il mondo del lavoro è che se il prodotto che propongo al cliente non piace a me, non piacerà nemmeno a lui.
    Quindi il primo lettore devo essere io.

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2019 alle 07:09 Rispondi

      Stessa cosa per me :)
      Non ho mai sopportato a scuola la critica letteraria. Anziché leggere le opere degli autori, ci facevano lettere la critica a quelle opere. Mi sfugge il senso.
      Prendere se stessi come lettori ideali significa proprio quello che dici: figurarsi un pubblico di lettori con i nostri stessi gusti letterari.

  9. Ferruccio Gianola
    28 giugno 2019 alle 15:36 Rispondi

    “Scrivere la storia che vogliamo leggere” parto da questo presupposto adesso e le cose sono nettamente migliorate.
    I primi tempi che facevo leggere le mie cose “volevo essere compreso” è ho sparato nel mucchio. Mi sono trovato a dar peso a giudizi che valutati adesso sono a dir poco inaccettabili. Per conto mio solo “scrivendo ciò che desideriamo leggere” possiamo sperare di trovare un pubblico

    • Daniele Imperi
      28 giugno 2019 alle 15:51 Rispondi

      Non ho mai pensato di scrivere qualcosa per essere compreso, anche perché, egoisticamente, non m’interessa esserlo, visto che non sono mai stato compreso. Mi interessa che si apprezzino le storie che scrivo, tutto qui.

      • Ferruccio Gianola
        28 giugno 2019 alle 15:54 Rispondi

        Vero… ma a volte ho avuto la sensazione di non essere apprezzato perché non ero compreso :-D

  10. Barbara
    1 luglio 2019 alle 12:07 Rispondi

    Non solo conoscere il lettore ideale aiuta a scrivere meglio, ma serve anche a identificare la casa editrice ideale! :D
    Credo che, autobiografie a parte, scriviamo le storie che ci piace leggere ma che siamo anche in grado di scrivere. Ad esempio, leggo fantascienza quando capita (per lo più la guardo, con i film) ma non mi sento in grado di scriverne (un minimo di “scienza” dovrei conoscerla, fisica, chimica, meccanica, quelle cosine lì…). Leggo volentieri anche gialli, thriller e noir, ma anche lì non credo di avere sufficienti competenze (armi, veleni, combattimento, strategia militare oppure metodi di indagine, modalità operative del corpo di polizia e del sistema giudiziario a seconda dell’ambientazione, codici penali, quelle altre cosine lì…) . Vado “sul sicuro” con i romance: conosco bene il lettore ideale (tutte le amiche, no?) e mi diverte scriverli (a volte “riciclo” anche le vicende di qualche amica… basta non dirglielo! :D )
    Credo che il vero problema si ponga dopo l’esordio, come disse l’editor allo stesso King: sarai per sempre un autore di romanzi horror… ;)

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2019 alle 13:21 Rispondi

      Certo, soprattutto le storie che siamo in grado di scrivere. Neanche io per ora me la sento di affrontare gialli e thriller, per gli stessi motivi.
      Mi ricordo di quello che disse quell’editor, ma sinceramente poco me ne frega :D
      L’importante è che qualcuno mi pubblichi, poi il resto si vedrà.

  11. Calogero
    13 luglio 2019 alle 12:14 Rispondi

    Come te, pure io mi autoidentifico nel mio lettore ideale… e pertanto finisco sempre per scrivere ciò che vorrei leggere, ciò che piace a me. Funziona? Ti farò sapere.

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2019 alle 07:14 Rispondi

      Se funziona o meno non lo so neanche io. Ma non posso fare altrimenti, quindi si vedrà :)

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