Per una narrativa più credibile

Per una narrativa più credibile

Credo che la narrativa sia più credibile quando coesiste con eventi, individui, perfino nomi di prodotti del mondo reale.
Stephen King, Holly

Sono sempre stato restio a nominare prodotti di qualsiasi tipo in una mia storia, e il motivo è semplice, quanto forse banale: non voglio fare pubblicità gratuita a una marca.

E magari questa è anche una delle ragioni che, inconsapevolmente, mi spinge a scrivere fantascienza, fantasy, o storie ambientate nel passato.

Quella frase di Stephen King è presa dal suo ultimo romanzo – la tetralogia iniziata con Mr. Mercedes – e uno degli eventi con cui la storia coesiste è la pandemia. Forse anche per questo non ho apprezzato molto la storia.

In tutti i romanzi di King ho sempre trovato marche di prodotti o servizi o attività commerciali: cibi e bevande, locali, supermercati, cinema, dispositivi tecnologici, auto, detersivi, ecc. E ogni volta mi sono chiesto perché King facesse pubblicità gratuita, ma soprattutto perché si sentisse così naturale a nominare prodotti di qualsiasi tipo.

Ma non finisce qui, perché King nei romanzi nomina anche personaggi dello spettacolo o figure politiche del momento – da un po’ di anni trova sempre una scusa per inserire le sue critiche a Trump, per esempio. E anche questo mi ha dato da pensare: se un politico mi è indigesto (come Trump è indigesto a King), per quale motivo dovrei dargli spazio nel mio romanzo?

Le risposte alle mie domande mi sono state date nella nota finale al romanzo Holly.

Per una narrativa più credibile

A pensarci bene devo dare ragione a King. I suoi romanzi, che possano piacere o meno, sono credibili. Realistici. La rappresentazione della realtà, del mondo odierno, è ben realizzata.

I personaggi si muovono sulla scena fittizia, ma allo stesso tempo in un ambiente reale, perché i lettori vi ritrovano ciò che usano o vedono o sentono ogni giorno. Ritrovano, insomma, il loro mondo quotidiano.

Il problema sono io, che quando scrivo – e leggo – voglio fuggire dal mio mondo quotidiano. Ma questo è un altro discorso.

È invece curioso che, se dovessi scrivere una storia di genere western, non mi farei problemi a nominare una Colt, un Winchester, una carabina Sharps o una Deringer.

Eppure quelle sono marche, ma non si può scrivere un romanzo western limitandosi a parlare in modo generico di pistole e fucili, perché non sarebbe credibile. Infatti in un racconto apparso qui nel blog, anche se ambientato negli anni ’70 del Novecento, ho nominato alcune marche di armi.

C’è da chiedersi perché mi faccia problemi a nominare prodotti alimentari, servizi telefonici, catene di ristoranti e locali e via dicendo, ma trovi naturale nominare aziende che fabbricano armi. Misteri.

Eppure, nominando quelle marche di armi, so di aver voluto dare credibilità alla mia storia.

Narrativa credibile e narrativa di genere

Quanto è credibile la cosiddetta narrativa di genere? In un poliziesco – che sia un giallo, un thriller, un noir – troviamo spesso nomi di prodotti: armi, automobili, aerei, motociclette, ma anche banche, locali.

Sono storie di solito ambientate nei giorni “nostri”, ossia contemporanee alla pubblicazione. Rappresentano quindi il quotidiano dei lettori. Lo stesso discorso si estende ai romanzi d’amore.

Ma come infondere credibilità a un romanzo di fantascienza o fantasy?

Questo tipo di storie non coesiste con eventi, individui o nomi di prodotti del mondo reale, perché non è ambientato in un mondo reale. In queste storie i lettori non ritrovano il proprio quotidiano, bensì una realtà completamente inventata, immaginaria.

Sono belle e interessanti proprio per questo. Ma sono anche credibili?

Credibilità nel fantastico

Spesso non ho trovato credibili le storie dell’orrore: i personaggi accettano troppo facilmente il soprannaturale. Sappiamo invece che non è così. Forse se ambientassimo un romanzo dell’orrore nel passato – dall’Ottocento in giù – quando non esistevano né l’informazione né la tecnologia di oggi, sarebbe plausibile accettare un evento soprannaturale. Ma oggi assolutamente no.

Come rendere credibili le storie fantascientifiche e fantastiche?

Nella fantascienza conta molto la documentazione, fondamentale per qualsiasi storia, certo, ma non possiamo scrivere scemenze soltanto perché si tratta di storie ambientate in futuri lontanissimi. Pensare “Tanto nessuno potrà smentirci” non ci giustifica.

Per ognuno dei racconti della mia raccolta di fantascienza mi sto documentando. Ho dovuto farlo anche per uno ambientato da qui a pochi anni nel futuro e più andrò lontano nel tempo e più dovrò studiare.

Nelle storie fantastiche su cosa dovremmo documentarci per renderle credibili? In questo genere la creazione del mondo immaginario gioca il ruolo principale: creare da zero un mondo che non esiste, con le sue terre e i suoi mari, le nazioni o comunque vogliamo chiamarle, le società, la tecnologia, ecc.

Il Signore degli Anelli è un romanzo credibile, perché Tolkien nella creazione di Arda, cioè di un pianeta Terra fittizio, ha messo un impegno fuori del comune. Ho letto altri romanzi fantasy credibili, e lo erano perché il mondo era curato nel dettaglio.

Ecco cosa rende le storie di fantascienza e fantasy credibili: i dettagli.

Cosa rende credibile la narrativa?

Pur dando ragione a King, non inserirò nelle mie storie né politici né gente dello spettacolo. Quelli del passato forse sì, se sarà necessario. Farò uno sforzo per eventi e nomi di prodotti.

Voi che ne pensate? Siete d’accordo con King? Avete mai nominato eventi, individui e nomi di prodotti del mondo reale nelle vostre storie?

8 Commenti

  1. Orsa
    giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 11:05 Rispondi

    Ma quali misteri, la risposta è che noi “guerra sola igiene del mondo” ci sciogliamo alla poesia di nomi come Smith&Wesson.
    Mi farebbe tanta, tantissima impressione imbattermi in nomi di politici (soprattutto i nostri) in un romanzo. Tollero i nomi di personaggi reali soltanto nei romanzi storici ambientati nel passato, massimo inizio Novecento, non oltre. La credibilità in un romanzo non si ottiene infilandoci marchi di detersivi o alimenti, oltre che la storia trovo banale anche questa di motivazione King. Penso la sua ossessione per Trump sia da psicanalizzare…

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 12:12 Rispondi

      Per fortuna non mi è ancora capitato di trovare politici moderni in un romanzo, anche perché molto raramente leggo narrativa italiana moderna (diciamo pure per niente). E comunque nei classici italiani che ho letto non ho trovato nomi di politici.
      Quella per Trump anche per me è un’ossessione da parte di King. Spesso sembra che sia lui a criticare Trump e non un suo personaggio.

  2. Fabio Amadei
    giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 13:03 Rispondi

    Ciao Daniele,
    ti racconto un aneddoto.
    Giovedì scorso ero in libreria per la presentazione di un nuovo giallo.
    Nel romanzo l’autrice spiegava di aver citato con nome e cognome il macellaio del paese dove è ambientata la storia. Il negoziante non sapeva della citazione ed è stato piacevolmente sorpreso. A dirglielo sono state due sue clienti che avevano letto il libro. Quando invece l’autrice ha nominato un certo ristorante ha scelto un nome di fantasia. La giallista ha confessato candidamente che il macellaio le stava molto simpatico mentre il secondo non le piaceva per niente.
    Ultimamente evito di leggere scrittori o ascoltare musicisti che si schierano politicamente (da una parte o dall’altra). Se voglio farmi un’idea politica su un certo avvenimento o un argomento ben preciso leggo un saggio o cerco testi in biblioteca.
    La narrativa è più credibile, secondo King, quando coesiste con eventi, individui, perfino nomi di prodotti del mondo reale? Non credo. Secondo me quando le citazioni sono troppe si ha l’effetto contrario.
    Se l’autore parteggia per una certa marca di prodotti, e lo si capisce, (di solito i computer nei romanzi di King sono Apple e i cellulari iPhone).
    Se poi in un racconto sfoghi il tuo rancore per un personaggio politico che non ti piace è ancora peggio.
    Quando una storia risulta credibile?
    Sarebbe interessante fare un articolo sull’argomento.
    E comunque, non si era sempre detto dell’importanza del non detto? Hemingway ha fatto scuola con la teoria dell’iceberg.
    Deve essere il lettore a cogliere tra le righe il bello e l’importanza della storia, o no?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 13:42 Rispondi

      Ciao Fabio,
      la scrittrice avrebbe dovuto chiedere il permesso al macellaio, perché non è un personaggio pubblico.
      Scrittori o musicisti che si schierano politicamente finiscono per fare più politica che narrativa o musica. Meglio leggere un saggio per farsi delle idee.
      Non vedo un eccesso di citazioni di prodotti sui libri di King, però Apple e iPhone ci sono, è vero.
      Per me ci sono tanti modi per rendere credibile una storia, uno su tutti è descrivere scene e azioni plausibili e non impossibili.
      Sul non detto non saprei. Io, per esempio, non so leggere tra le righe.

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 13:42 Rispondi

    Tutto vero e tutto relativamente vero. Gli ingredienti del miscuglio restano validi ma indefinibili per tipo, dosaggio, sapore eccetera. Indispensabili al romanzo “commerciale” e validi per il consumo di massa che conferma il succeso. E allora? Sarà l’autore a scegliere consapevolmente o no a chi rivolgersi. Il realismo, il verosimile, la coerenza e tutti gli aspetti collaterali possono essere determinanti o insignificanti. Chi scrive per sopravvivere deve offrire quello che lettori e lettrici trovano di loro gusto tenendosi seminasconsto dietro le qjuinte. Chi ha la fortuna di farlo senza esserne costretto può permettersi molto, quasi tutto, purché “qualitativamente” valido.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Febbraio 2024 alle 14:14 Rispondi

      “Relativamente vero”, hai ragione. Non è detto che certi dettagli siano necessari al realismo.

  4. Luciano Cupioli
    mercoledì, 28 Febbraio 2024 alle 11:13 Rispondi

    Quando si scrive ci vuole coerenza. Una cosa è dire che tizio sta bevendo una coca-cola, marca di bevanda che si identifica con la stessa, un’altra che ordina una cedrata Tassoni o un caffe Illy, dove la marca è un evidente inutile forzatura. Può essere invece utile dire che il protagonista ama la musica dei Pink Floyd, band conosciuta da tutti e che faceva una musica elettronica all’avanguardia, piuttosto che dire genericamente che gli piace il rock. Ci vuole equilibrio, e sono quindi d’accordo che non si può eccedere con gli esempi, altrimenti si rischia l’effetto contrario, ovvero di risultare meno credibili.

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 28 Febbraio 2024 alle 11:53 Rispondi

      Sulla forzatura, negli esempi che citi, sono d’accordo. E anche sui gruppi musicali. Devo dire che nei romanzi di King non ho visto forzature.

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