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Farsi pubblicare

Farsi pubblicare

Non è facile piazzare un romanzo a una casa editrice. Non lo dico per esperienza personale – non ho mai spedito alcun romanzo a un editore, anche perché non ne ho ancora scritto uno – ma lo dico sulla base di quanto si legge in giro e delle testimonianze di vari scrittori che ci hanno provato.

Ma non è difficile capire quale sia la situazione attuale, con tutta la mole di romanzi pubblicati ogni anno. Se escono 1000 romanzi, significa che agli editori ne sono arrivati 100.000, o forse di più.

Già ai primi del ’900 Jack London parlava di quanto fosse arduo farsi largo in mezzo a tutti gli autori che sgomitavano per farsi pubblicare. Da allora è passato più di un secolo e le cose, ovviamente, sono peggiorate per un autore che voglia sfondare nel mondo editoriale.

Il bisogno di conferme

Oggi noto un gran bisogno di ottenere conferma della validità del proprio lavoro di scrittura. È un bisogno che si sentiva già ai tempi di London. Alcuni scrittori alle prime armi gli scrivevano mandandogli i propri manoscritti per averne un giudizio.

Jack London rispondeva in modo diretto e senza mezzi termini. Se un racconto era pietoso, lo diceva senza problemi. Jack London, in un suo scritto, ha detto però una cosa che ogni scrittore alle prime armi dovrebbe stamparsi nella mente.

Uno scrittore non è un’agenzia letteraria. È uno scrittore. Se si mette a fare l’agente letterario, smette di scrivere, di fare cioè quello che ama fare e che deve fare.

L’errore più grande che possa fare un autore oggi, con la speranza di farsi pubblicare, è spedire i suoi manoscritti a uno scrittore. A uno che dovrebbe essere un suo concorrente. Uno scrittore è uno che legge molto, ma legge per documentarsi e per suo piacere personale, non può leggere in veste di agente letterario.

E allora come si soddisfa quel bisogno di conferme?

Oggi esiste qualcosa che ai tempi di London non esisteva: internet.

Entrare nel catalogo delle case editrici

Tempo fa ho scritto che, prima di spedire un manoscritto a un editore, bisogna acquistare almeno un paio di libri del suo catalogo, per vedere quanto siano curati. Mai spedire un manoscritto alla cieca, sparando nel mucchio e sperando, anzi illudendosi, che qualcuno prima o poi lo pubblichi.

Il catalogo di una casa editrice va osservato e studiato per capire ciò che pubblica. Non possiamo proporre a un editore qualcosa che non pubblica, che non trova posto, spazio nel suo catalogo editoriale.

Non è solo una questione di genere letterario. È chiaro che nessun autore è così sprovveduto da spedire un romanzo horror a una casa editrice che non pubblica narrativa di genere. Anche nell’ambito dello stesso genere ci sono delle preferenze, magari dei temi che ricorrono.

Uno dei primi passi da compiere, quando si decide di spedire un manoscritto, è quindi domandarsi se quel romanzo possa far parte di quel catalogo.

Ciò che si vende è ciò che si legge

A proposito delle riviste letterarie Jack London ha detto una verità che sfugge ai nuovi autori. Una rivista letteraria pubblica racconti che i suoi lettori vogliono leggere, altrimenti non venderebbe copie e finirebbe per chiudere.

Questo discorso si estende anche al su citato catalogo editoriale. Una casa editrice pubblica romanzi che i suoi lettori vogliono leggere, altrimenti non venderebbe che qualche copia e non potrebbe più sostenersi.

L’editore vende quello che vogliono leggere i lettori. Sono i lettori a tenere in vita le case editrici e sono i lettori, quindi, a “decidere” ciò che dev’essere pubblicato. Con le tutte le riserve del caso, ovvio.

Una nuova domanda da porsi, prima di affidare alle poste o a un server il nostro manoscritto, è: il mio romanzo avrà dei lettori? Anzi: i lettori di questa casa editrice compreranno il mio romanzo?

Il concetto di collana editoriale

Quando ho frequentato il laboratorio editoriale “Di lavoro leggo”, organizzato da NN Editore, c’è stata una parte interessante – quella che ho apprezzato di più – sulla figura del lettore editoriale. Chi, in poche parole, propone a una casa editrice un romanzo da pubblicare.

In quel caso il lettore editoriale compila una scheda di lettura e fra le informazioni che inserisce deve anche, e soprattutto, indicare di quale collana potrà far parte quel romanzo.

Già, il nostro romanzo deve far parte di una collana. E nessun editore al mondo credo sia disposto a crearne una appositamente per noi. Durante il laboratorio dovevamo preparare una scheda di lettura assieme a una lettrice editoriale. Io, ingenuamente, ho chiesto se l’editore potesse crearne una per quel romanzo. Lei ha spalancato gli occhi come se avessi detto un’eresia.

Quando ho proposto il mio saggio sulle leggi del blogging a Anteprima edizioni, l’editore mi ha risposto che si inseriva bene in una nuova collana che avevano fatto partire da poco.

Da qui arriviamo alla terza domanda da porci, una volta scelta la nostra potenziale casa editrice: il nostro romanzo si può inserire in una delle collane pubblicate dall’editore?

Due parole sulla sciatteria nella scrittura

Nonostante abbia specificato nella pagina sulle domande frequenti – che nella pagina Scrivimi invito a leggere – che non leggo manoscritti altrui, più o meno una volta alla settimana ricevo richieste del genere.

Neanche io sono un agente letterario e non sono comunque qualificato per dare giudizi. Faccio da lettore beta, ma per un ristretto numero di persone. Il tempo nella giornata è sempre lo stesso per tutti.

Ma avevo accennato alla sciatteria nella scrittura. Ebbene, quelle email che ricevo sono scritte tutte in modo sgrammaticato: spazi prima della virgola, punteggiatura mancante o sbagliata, e peggio ancora.

La mia domanda – e la vostra, immagino – sorge spontanea: intendete scrivere in quel modo a un editore per proporre il vostro manoscritto? Se la risposta è sì, pensate davvero che sprechi tempo per leggerlo?

Quelle email saranno cestinate, con una serie di imprecazioni borbottate come sottofondo musicale.

Io farei così. A chi scrive in quel modo non mi sentirei di dare una risposta.

Farsi pubblicare è difficile?

Sì, lo è. Nessuno ha mai detto che sia facile. In nessun periodo storico, suppongo, è mai stato facile.

Penso che sia ancor più difficile quando l’autore alle prime armi non si pone quelle 4 domande cui ho accennato:

  1. Il mio romanzo può far parte del catalogo della casa editrice?
  2. I lettori di quella casa editrice leggeranno il mio romanzo?
  3. Il mio romanzo si inserisce in una precisa collana editoriale?
  4. La mia scrittura è sciatta?

Soltanto dopo aver risposto a quelle 4 domande – e aver ottenuto, nell’ordine, come risposte: sì, sì, sì, no – allora possiamo spedire il nostro benedetto, sudato, sofferto manoscritto.

Ne convenite?

44 Commenti

  1. Roberto
    18 gennaio 2018 alle 07:53 Rispondi

    Covengo su tutto,
    gli scrittori, o almeno quelli che ci provano, devono essere consapevoli di dover affrontare un lavoro certosino, senza sconti o scorciatoie. Massima cura su tutto, e anche allora potrebbe non andare in porto alcuna aspirazione… Di certo, la fratta non paga. E, per qel che mi riguarda, lavorare affiancato da un editor, per la re-scrittura del romanzo ,è un valore aggiunto al 100%.
    Adesso, dopo due anni, il mio lavoro “sarebbe” pronto. Sto scrivendo delle lettere per alcune case editrici che, come hai detto te Daniele, fanno al caso del mio manoscritto; e provo anche con qualche agenzia letteraria, sebbene queste ultime chiedano una valutazione a pagamento, senza garantire la rappresentanza…
    E ho trovato anche due lettori beta su un forum molto interessante “Writer’s dream”
    Comunque, al tuo elenco rispondo 4 sì.
    Grazie per i tuoi preziosi articoli.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 11:33 Rispondi

      Come 4 sì? Sì alla scrittura sciatta? :D

      • Roberto
        18 gennaio 2018 alle 11:38 Rispondi

        Ahahaha… sai, scrivere di fretta, alle otto di mattina, prima di portare mio figlio a scuola… 3 sì e un NO!!!! Al bando la sciatteria! Sudore, gobba e c*** piatto sulla sedia :-)

  2. Paola
    18 gennaio 2018 alle 08:46 Rispondi

    Pienamente d’accordo con quanto dici. Ho avuto modo di presentare un lavoro ad una casa editrice, la Erickson che prevede per l’autore un notevole iter di autovalutazione del proprio operato: https://www.erickson.it/Pagine/Pubblica-con-noi-index.aspx . Date un’occhiata, merita! Sicuramente le stesse autovalutazioni le adotterò per presentare lavori ad altre case editrici.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 14:29 Rispondi

      Ciao Paola, benvenuta nel blog e grazie per la segnalazione.

  3. Andrea
    18 gennaio 2018 alle 11:20 Rispondi

    Non dovevi dire che fai da lettore beta, ora verrai sommerso dai contendenti che vogliono entrare in quella cerchia ristretta.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 11:33 Rispondi

      La cerchia è ristretta, non ci si può più ficcare dentro nessuno per quanto è stretta :D

  4. Corrado S. Magro
    18 gennaio 2018 alle 12:16 Rispondi

    Stimo che la domanda alla quale dare una risposta prioritaria sia la numero due. Perché? Farsi posto in un mercato saturo, per certi versi, non è facile e la narrativa per sopravvivere deve contare su un elevato numero di lettori: massa appunto non elitaria che segue “l’esprit du temps”. In questo spirito domina l’impatto culturale sociale e multimediale che condiziona orientamento e scelta. Sono alcuni dei molteplici parametri che influenzano il lettore e di conseguenza l’editore. “Facit”: scrivere (bene) tenendo conto di tali e di altri aspetti o scrivere bene per soddisfare la propria pulsione, lasciando sempre fluttuare all’orizzonte il sogno del successo magari “post mortem”.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 14:32 Rispondi

      Auguriamoci di essere pubblicati “ante mortem” :D

  5. Barbara
    18 gennaio 2018 alle 13:00 Rispondi

    Adoro le tue vignette stile Jacovitti (si può dire così, o fumettisticamente è blasfemia? :D ) Avevo degli albi Zorrykid, poi è passato mio padre e li ha buttati… arghhhh!
    Concordo con quanto scrivi. A me non arrivano mail, piuttosto mi contattano via social per chiedermi di mandarmi in lettura i loro testi. Al che gli rispondo che io sono al loro stesso livello e che un buon editor non fa anche lo scrittore. Sono due attività in antitesi, o in conflitto d’interessi. :)

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 14:34 Rispondi

      È corretto :)
      Ma come si fa a buttare fumetti e libri? Io ho tutto Zorry Kid.
      Concordo su editor e scrittore: due cose diverse.

      • Flavia
        9 aprile 2018 alle 08:04 Rispondi

        Esatto, Daniele,
        Come si fa a buttare via giornali e libri?Non credo riuscirò mai a capirlo. Se proprio quel libro non mi é piaciuto o non lo voglio tenere nella mia biblioteca perché non mi rispecchia o non mi ha suscitato emozioni di alcun genere lo dono alla biblioteca, lo vendo al mercatino…forse li qualcuno che potrà tradirlo ci sarà, ma buttare via questi oggetti per me é un dolore.

  6. Miché Miché
    18 gennaio 2018 alle 13:16 Rispondi

    📚 Verissimo, gli scrittori non sono agenzie letterarie, fossi però un aspirante scrittore non mi farei scrupoli, sarei parecchio sfacciato, al limite dello stalking. A un bel gruppone di scrittori affermati, sceneggiatori, attori, agenti letterari, etc. invierei il mio ”manoscritto” a cadenza mensile. ”Vi prendo per sfinimento, vi faccio sanguinare il naso, c***o!”. xD
    Inoltre, finanze permettendo, frequenterei i quartieri letterari, e artistici in generale, perché sono questi il contesto sociale giusto per un aspirante artista.
    A Berlino, e credo anche a Parigi, ne esistono un paio di questi.
    Se bazzico il bar del mio paesello campa cavallo. xD
    Hai mai guardato Midnight in Paris di Woody Allen? Ecco, frequentare il giro giusto di persone è un acceleratore(Motivo per cui un aspirante scrittore, pittore, etc. dovrebbe evitare di sprecare il proprio tempo con altri aspiranti….). u.u
    Altra cosa che farei, ma solo se fossi un giornalista\un saggista, attaccherei violentemente una personalità di spicco o una religione o una fede politica, qualunque cosa pur di essere odiato. 😈
    Ovviamente necessarie: spalle grosse e cultura considerevole, altrimenti ti rottamano con uno sputo in faccia. xD

    Vabbuò, basta delirare, ciao. 🤣

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2018 alle 14:35 Rispondi

      Non sopporto Woody Allen, mi mette depressione solo a vederlo :P
      Di tutte le cose che hai elencato ce ne fosse una adatta a me :D

      • Miché Miché
        18 gennaio 2018 alle 15:12 Rispondi

        In parte ti do ragione, l’ultimo suo film che ho visto(Basta che funzioni), mi ha depresso talmente tanto che poco ci mancava e mi buttavo giù dalla finestra insieme a Boris, il protagonista. xD
        Però alcuni suoi film mi sono piaciuti abbastanza, tipo ”La maledizione dello scorpione di giada(divertente)”, ”Scoop(un bel giallo)” e, per l’appunto, ”Midnight in Paris”.
        Quest’ultimo a te potrebbe piacere, dato che come me e tanti altri anche tu sei affetto della sindrome dell’epoca d’oro(nostalgia di epoche mai vissute).
        Ti anticipo soltanto che il protagonista, affermato sceneggiatore di Hollywood e aspirante romanziere, scoccata la mezzanotte, si ritrova catapultato indietro nel tempo, nella spumeggiante Parigi degli anni 20(e per qualche minuto anche nella Belle Époque), e lì incontra vari personaggi storici: Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Stein, etc, etc. :P

        Non sarebbero adatte a te nemmeno se sapessi che ti restano, che so, 12 mesi da oggi prima che un orso banchetti con le tue carni? :P
        A mio parere molti di voi sono stati fin troppo pazienti; se Godot non va dallo scrittore, lo scrittore va da Godot e mette in scena un horror splatter. xP

        • Daniele Imperi
          18 gennaio 2018 alle 15:33 Rispondi

          Non male essere catapultati indietro nel tempo :D
          Io non ho nulla di pronto, quindi per ora ho ancora pazienza.

  7. hesham almolla
    18 gennaio 2018 alle 19:40 Rispondi

    Me ne frego della casa editrice e del suo catalogo, non posso mica scrivere a commissione?
    Bisogna ricordare quell’iralndese che quasi morì di fame prima di essere scoperto un genio della letteratura.

    • Nani
      19 gennaio 2018 alle 05:17 Rispondi

      Il senso era diverso: se la casa editrice tratta di fantasy e rosa e tu hai uno storico sui romani, col cavolo che ti degnano di uno sguardo, anche se hai scritto il capolavoro del secolo.

      • Daniele Imperi
        19 gennaio 2018 alle 08:09 Rispondi

        Sì. E anche nel fantasy, anzi nel romanzo di genere “in generale”, potresti trovare altre limitazioni.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2018 alle 08:08 Rispondi

      Non significa scrivere su commissione, ma scrivere qualcosa che possa essere pubblicato. Un libro è un prodotto commerciale, se una casa editrice vende quel tipo di prodotti, te lo pubblica, altrimenti no.

  8. Grazia Gironella
    18 gennaio 2018 alle 22:48 Rispondi

    I passaggi che citi sono proprio necessari. Seguirli non garantisce nulla, ovviamente, ma è il minimo che si possa fare per non perdere tempo e farlo perdere agli altri.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2018 alle 08:10 Rispondi

      Non garantisce nulla infatti, hai solo una probabilità in più di essere preso in considerazione.

  9. Gaetano Asciutto
    19 gennaio 2018 alle 11:11 Rispondi

    Ora che ti sei identificato come lettore beta, ti invierò tutto quello che ho scritto negli ultimi venti anni. Anzi, trenta. Prima però dovrò ricordare dove ho buttato tutta questa roba.
    Scherzo naturalmente.
    Ma tu, Davide, che tipo di romanzo stai scrivendo?
    Quanto alle domande, ritengo che la principale, da porsi prima ancora di iniziare, debba essere: riuscirò a esser sincero fino alla fine o, prima o poi, sentirò la necessità di pigliar scorciatoie come, ed è peggio, di barare?

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2018 alle 11:25 Rispondi

      Davide chi? :|
      Essere sincero in che senso?

  10. Amanda Melling
    19 gennaio 2018 alle 11:50 Rispondi

    Non sono d’accordo sul fatto che un agente non possa essere anche scrittore. Ad esempio la mia agente (Alessandra Selmi) è anche una bravissima autrice. E nemmeno sul fatto che altri scrittori non ti possano aiutare nel tuo percorso. A me è successo più di una volta. L’esempuo più banale è quando Moccia ha pubblicato alcune mie cose che erano un po’ nel limbo. Non crrdo che esistano regole fisse, oltretutto studiare a fondo una casa editrice prima di spedire potrebbe farti perdere molto tempo, e già prima di vedere risultati a volte ci vogliono anni, almeno spedire a raffica come se non ci fosse un domani ti può dare qualche possibilità in più.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2018 alle 11:56 Rispondi

      Studiare a fondo non serve, ma come minimo conoscere cosa pubblica sì. Non si può spedire un manoscritto a casaccio.

      • Gaetano Asciutto
        19 gennaio 2018 alle 16:11 Rispondi

        Daniele, è il maledetto telefono che scrive quel che vuole.

  11. Gaetano Asciutto
    19 gennaio 2018 alle 16:48 Rispondi

    Quanto alla sincerità, tu citavi London. Fu un navigatore solitario, partecipò alla corsa all’oro in Alaska ed era convintamente socialista. Scrisse Martin Eden, Il richiamo della Foresta, e il Tallone di Ferro. Sapeva, per averlo provato sulla sua pelle, di cosa scriveva. Le emozioni descritte nei suoi romanzi erano autentiche.
    Pertanto, quando si dà vita a un’opera letteraria si dovrebbe mettere in gioco il proprio vissuto e tentare di trasmettere qualcosa a chi legge. A mio parere ciò vale per la maggior parte dei grandi scrittori, dove le esperienze di vita, i sentimenti, le emozioni, le sofferenze, sono intrecciate intimamente con le loro opere.
    Chiaro poi, su queste basi, che sia necessario anche saper costruire una narrazione.
    Ecco, credo che molti, quando scrivono, evitino di mettere a nudo se stessi, come normalmente fanno nella vita quotidiana, qualunque sia il genere, anche la fantascienza.
    Ad esempio, perché Dick è un grande autore di SF? Secondo me perché rivelando le proprie paure e perplessità per il futuro ha saputo rivelare quelle di tutti.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2018 alle 16:54 Rispondi

      La penso allo stesso modo. Questo si può fare anche nella letteratura di genere.

    • nani
      25 gennaio 2018 alle 02:13 Rispondi

      E poi, dall’altra parte, abbiamo Jane Austen, morta zitella a non so quanti anni in non troppo avanzata eta’, figlia di un prete, seppellita in provincia, la cui piu’ grande esperienza del gran mondo e’ stata a Bath, cittadina termale molto alla moda in quei tempi, ma mai quanto Londra; esperienze amorose, forse una. Jane Austen racconta di storie d’amore fantastiche, diventa una delle piu’ grandi scrittrici inglesi di tutti i tempi, emoziona ancora al giorno d’oggi, tracciando una varieta’ di tipi umani e di sentimenti che e’ difficile provare in una sola vita. COme fa? Il segreto, secondo me, non e’ tanto vivere personalmente le vicende, ma essere abili osservatori. POi, certo, andare in capo al mondo e provare il freddo estremo aiuta a raccontare meglio le scalate al monte Everest, su questo non ci piove.

      • Daniele Imperi
        25 gennaio 2018 alle 08:14 Rispondi

        Concordo, o vivi le esperienze o devi essere un ottimo osservatore. E poi c’è anche il genio, che non è di tutti :)

  12. Chiara
    19 gennaio 2018 alle 17:19 Rispondi

    Sono d’accordo con le tue quattro domande, che ritengo assolutamente sacrosante.

    Invece, discordo un po’ per quanto riguarda il fatto che uno scrittore non possa esprimere un giudizio sul libro di un altro scrittore. Questo perché di recente ho affiancato all’attività di scrittura quella di editor e consulente editoriale. Mi occupo di redigere schede di valutazione, e vedo che molti colleghi si sono trovati molto soddisfatti del mio lavoro.

    Non ho mai considerato gli altri scrittori miei concorrenti, anzi: credo che dalla sinergia possano nascere molteplici vantaggi. Un libro non è una lavatrice, che ne compri una e ti basta per 15 anni. Chi compra il mio, può benissimo acquistare anche il tuo. :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2018 alle 08:43 Rispondi

      In effetti neanche io li considero concorrenti gli altri scrittori, ma magari uno scrittore famoso potrebbe fare questo discorso.
      Riguardo la scheda di lettura, io non ho qualifiche per redigerne una. Al massimo posso dare un giudizio personale sulla storia, cioè se mi attira o meno, e sulla qualità “grammaticale” del testo. Ma niente più.

  13. luisa
    20 gennaio 2018 alle 00:39 Rispondi

    Come dice Michè Michè anch’io ho pensato di inviare il ”manoscritto” a cadenza mensile
    La mia vita a volte tranquilla a volte caotica non mi permette di fare un lavoro “certosino”, quindi sicuramente sono carente sulla quarta domanda, in realtà dovrei affidarmi a un editing, però i costi sono elevati, quindi punto soprattutto sul “cuore della storia”
    Secondo me comunque oggi più che mai conta se si ha una certa visibilità per essere presi in considerazione..

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2018 alle 08:41 Rispondi

      L’editing, se devi farti pubblicare da un editore, non serve, perché poi la casa editrice ti affiderà un suo editor.
      Sulla visibilità non so se davvero conti, magari dipende dagli editori.

  14. Sharon Vescio
    1 febbraio 2018 alle 22:17 Rispondi

    Ciao Daniele, innanzitutto bel articolo!
    Mette in risalto degli aspetti, che purtroppo, molti autori non prendono in considerazione.
    La ricerca della giusta casa editrice è fondamentale, per evitare di far perdere tempo ad una commissione di valutazione e al diretto interessato.
    Questa è una cosa che personalmente mi ha portato via un mese intero, prima di inviare il mio romanzo per una valutazione e sono soddisfatta delle mie scelte, poi ovvio non è detto che esse abbiano dei riscontri positivi, però almeno so di aver selezionato bene.
    Pubblicare un romanzo non è il punto di arrivo, ma al contrario, rimane il punto di partenza e con i tempi di oggi, come giustamente hai osservato tu, non è facile farsi spazio nel mondo dell’editoria.
    Sono comunque convinta che la buona informazione stia alla base di ogni argomento, anche se come detto prima, non molti ne prendono atto.
    A presto.
    Sharon

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2018 alle 08:14 Rispondi

      Grazie :)
      La selezione prende tempo, certo, ma lo risparmi dopo.
      Penso anche io che la pubblicazione del primo romanzo sia comunque un punto di partenza, anche perché da quel momento inizia appunto una nuova esperienza.

  15. Sharon Vescio
    2 febbraio 2018 alle 11:11 Rispondi

    Esatto, un’esperienza a mio avviso istruttiva.
    Recentemente ne ho avuto una non proprio idilliaca ecco, però mi ha insegnato a non commettere lo stesso errore la prossima volta.
    O almeno ci proverò!
    In ogni caso il mondo editoriale è complicato e bisogna anche imparare a muoversi in punta di piedi!

  16. franca mercadante
    19 febbraio 2018 alle 19:21 Rispondi

    Passeggiando in Internet mi sono imbattuta in questo sito. Interessante scoprire le altrui esperienze. Inoltre consolante scoprire quanto le aspirazioni letterarie siano così comuni.
    Leggo e rileggo ciò che scrivo e sono talmente critica da esserne continuamente scontenta.
    Poi penso ma come cavolo ha fatto Moccia a sfondare nel mondo ‘letterario’ con libri che non leggerei neanche se fossi in attesa di entrare nella sala del dentista ?
    Questo per me resta un mistero. Forse nella speranza di scrivere il libro del secolo chiediamo troppo a noi stessi.
    Ma a chi rivolgersi per un parere veramente valido e disinteressato? Questo è un problema ! Consigli ?

    • Daniele Imperi
      20 febbraio 2018 alle 08:14 Rispondi

      Ciao Franca, benvenuta nel blog. Per avere pareri professionali ci sono le agenzie letterarie, ma costano. Oppure puoi provare nei forum letterari.

  17. Flavia
    17 aprile 2018 alle 21:35 Rispondi

    Oggi, rovistando nel mio archivio di articoli interessanti che conservo, ne ho trovato uno di “donna moderna” dal titolo “gli errori da evitare per pubblicare il tuo romanzo”. La giornalista suggerisce molte delle soluzioni scritte da voi: non spedire a caso, non sprecare tempo(nel senso di documentarsi precedentemente su come e quando inviare il manoscritto), non trascurare la lettera di accompagnamento, non fare l’originale a tutti i costi, non essere impaziente

  18. Thara
    4 maggio 2018 alle 07:58 Rispondi

    Buongiorno innanzitutto. Sinceramente non so se quello che scrivo valga la pena di essere letto, io scrivo come sfogo, di getto e, nonostante cerchi di non essere sciatta, a volte nemmeno rileggo prima di pubblicare. Credo di aver sostituito le decine di quaderni, blocchi e post-it su cui ho appuntato per una vita i miei pensieri, con un blog. Non ho la pretesa di piacere anche se, probabilmente, inconsciamente tutti vorremmo essere apprezzati immagino.
    Ho appena scoperto questo blog ma ti ringrazio perché ho già trovato moltissime cose estremamente interessanti.

    • Daniele Imperi
      5 maggio 2018 alle 07:57 Rispondi

      Ciao Thara, benvenuta nel blog. Se parli del blog, allora capita che non si rilegga prima di pubblicare, anche se è sempre bene farlo. Ma se devi scrivere per pubblicare un libro, allora è diverso.

      • Thara
        6 maggio 2018 alle 07:56 Rispondi

        Certo per un libro sarebbe diverso, e sarebbe cosa buona anche per il blog.. ma per me scrivere sul blog é come pensare a voce alta..
        Grazie per il benvenuto, qui ho così tanto da imparare…

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