Editoria e intelligenza artificiale: una realtà (purtroppo) sempre più concreta

Editoria e intelligenza artificiale: una realtà (purtroppo) sempre più concreta

Tra gli editori che utilizzano strumenti di IA, il 67,1% cita tra gli utilizzi la realizzazione di materiali per ufficio stampa e comunicazione, il 67,1% la redazione di paratesti e metadati, il 50,7% la realizzazione di copertine e illustrazioni, il 49,3% l’editing, la revisione bozze, le traduzioni, il 31,5% attività amministrative o operative, il 21,9% l’accessibilità, il 19,2% attività commerciali come previsioni di vendita e analisi di dati.

Ecco come gli editori italiani stanno usando l’Intelligenza Artificiale (e quali sono le preoccupazioni)”, Il Libraio, 6 dicembre 2025

È quasi trascorso un anno da quando avevo parlato della presenza dell’intelligenza artificiale nell’editoria, puntando sul triste futuro della creatività umana: già da prima del 2025 si parlava di copertine di libri e della revisione dei manoscritti realizzate con l’IA.

Qualcuno sostiene perfino che l’intelligenza artificiale aiuti la creatività, che sia un assistente di scrittura. Altri che si possa usare l’IA per correggere le bozze.

La situazione ovviamente è peggiorata: spesso le copertine create con un’IA si riconoscono all’istante. Lo noti dallo stile, dalla tonalità dei colori, dalla mancanza di uno studio dietro l’illustrazione. E dalla mancanza del nome dell’illustratore.

Oggi è triste in generale il futuro di tanti professionisti dell’editoria.

L’intelligenza artificiale nella revisione dei manoscritti

La capacità di revisione da parte di un sistema di intelligenza artificiale è molto notevole e, se usata in maniera intelligente, può anche essere una palestra per il miglioramento delle competenze di scrittura e la creazione di contenuti.

Gino Roncaglia: ’Non credo molto al mito del tocco creativo umano. Ci sono settori in cui la paura dall’AI è giustificata’”, Alessia Gallo, Master Editoria, 10 Luglio 2025

Parliamo del cosiddetto editing, che altro non è che la revisione di un manoscritto. Per essere editor, cioè redattori, bisogna seguire dei corsi professionali. Bisogna, cioè, studiare.

Non solo, ma bisogna anche essere preparati sull’argomento o sul genere letterario del manoscritto. Il redattore che ha revisionato la mia introduzione al poema inedito di Marinetti è esperto sia di Futurismo sia del personaggio. Come avrebbe potuto revisionare il mio saggio introduttivo un’intelligenza artificiale?

Prendiamo un romanzo storico, magari su un periodo del Medioevo. L’autore si sarà (spero) documentato e avrà (spero) chiesto consulenze a degli storici. Prendiamo un romanzo poliziesco: è facile prendere cantonate su chi e come deve svolgere le indagini, su come si svolge un processo e su quali cavilli il protagonista può contare.

Se parliamo di revisionare un articoletto per un blog senza pretese, allora fatelo pure revisionare da un’IA. Ma per favore non gettate in pasto a un programma e a un cumulo di bite un romanzo o un saggio.

L’intelligenza artificiale nelle traduzioni

Io credo che in pochi anni i sistemi di traduzione automatica lavoreranno meglio dei traduttori umani perché avranno una conoscenza molto più vasta della lingua e potranno riconoscere sfumature del linguaggio, anche sottili, che neanche il miglior traduttore umano potrà riconoscere.

Gino Roncaglia: ’Non credo molto al mito del tocco creativo umano. Ci sono settori in cui la paura dall’AI è giustificata’”, Alessia Gallo, Master Editoria, 10 Luglio 2025

Nel mio romanzo storico ci sono dei dialoghi in francese e io, come ho detto tempo fa, non conosco la lingua francese. Che fare, allora? Non mi andava di lasciare quei dialoghi in italiano con un commento a lato per ricordarmi di farli tradurre in seguito, così li ho tradotti con il traduttore di Google e con un’IA.

Non manterrò quelle traduzioni. Ho già trovato una traduttrice madrelingua a cui sottoporrò quei dialoghi, spiegandole anche il contesto storico e la natura dei personaggi.

Non so se in futuro i programmi di intelligenza artificiale “avranno una conoscenza molto più vasta della lingua e potranno riconoscere sfumature del linguaggio”, ma penso che non possiamo eliminare la figura dei traduttori e non solo per motivi etici – di cui, a quanto pare, non si tiene conto – ma per tanti altri motivi.

Nel mio romanzo di fantascienza c’è una storia ambientata nell’antica Cina – voi direte: e che c’entra con la fantascienza? C’entra, invece! – ma io non sono cinese, non sono ancora mai stato in Cina né conosco la storia antica della Cina. Di nuovo, per l’occasione ho già trovato una traduttrice madrelingua a cui farò revisionare quella storia.

L’intelligenza artificiale per creare copertine

Le copertine dei libri – che oggi, non si sa bene per quale motivo, chiamano cover – hanno subito nel tempo un’evoluzione: da anonime, cioè senza illustrazioni, a vere e proprie opere d’arte fino a scadere, oggi, nella banalità e poca originalità dell’IA.

In alcuni casi c’è stata una “collaborazione” fra un illustratore e un programma generativo di immagini – cosa che a me sembra sminuire l’artista.

Sono perfino pubblicizzati i metodi e i programmi per creare le copertine dei propri libri. Chi si intende di grafica sa che una copertina contiene almeno 3 elementi distinti e separati:

  1. l’illustrazione (disegno o fotografia)
  2. il testo (nome dell’autore, titolo del libro e eventuale sottotitolo)
  3. il logo della casa editrice

Questo è possibile con un programma di grafica come Photoshop, ma i programmi generativi di immagini sfornano immagini uniche, con logo e testo incorporati nell’illustrazione. Esistono poi altre problematiche, come spiega Beatrice Spada in “Creare copertine di libri con l’IA”.

Romanzo su MarteL’immagine di copertina che ho creato (che ho fatto creare) con Ideogram gratuitamente è a 72 dpi (e non a 300 che è la risoluzione richiesta per la stampa) e misura 832×1248 pixel. In un A4 a 300 dpi è contenuta almeno 7 volte.

Facendo analizzare la copertina ad alcuni rilevatori di immagini IA, questi hanno rilevato la percentuale di IA nell’immagine:

  • ZeroGPT: 98%
  • Sightengine: 99%
  • Decopy: 91%
  • Undetectable: 98%
  • TruthScan: 98%

L’intelligenza artificiale non può sostituire i professionisti

Tutti pazzi per l’IA. Certo, si risparmiano tempo e denaro e dal momento che il tempo è denaro, il risparmio è ancora maggiore.

Tuttavia, ciò che può fare un professionista dell’editoria – correzione di bozze, revisione, grafica – non può farlo con la stessa precisione e definizione un programma.

7 Commenti

  1. Barbara Businaro
    giovedì, 5 Febbraio 2026 alle 9:26 Rispondi

    Sì, è così, come ho scritto anche nel mio post di ieri sul blog.
    L’Intelligenza Artificiale non può sostituire i professionisti, quelli bravi, né gli scrittori, quelli autentici. Un testo scritto o revisionato dall’IA è riconoscibile, è piatto, è insipido, come una minestra senza sale o spezie. La puoi mangiare, ma che gusto c’è? Si riconoscono i post sui social media scritti con l’IA, fanno tanta tristezza, significa non tenere nemmeno più all’utente/cliente.
    Passare un manoscritto all’IA è pericoloso due volte: la prima per il tasso di errore delle sue risposte, ancora piuttosto alto, tra il 15% e il 52% a seconda del modello LLM utilizzato; la seconda per il rischio di infrangere copyright appartenenti ad altri, dato che l’addestramento delle IA è stato fatto anche su libri piratati reperiti in rete (OpenAI, proprietario di ChatGPT, ha perso una prima causa in Germania e altre ne sono state aperte – ma l’utente finale ha dovuto difendersi mostrando le risposte dell’IA, per
    non doverne rispondere in prima persona… quanti si stanno salvando le chat di revisione con l’IA?!)
    Le traduzioni generate dall’IA poi sono terribili, te lo confermo (da 5 anni studio Inglese con una madrelingua): anche usando strumenti professionali a pagamento, vanno sempre e comunque verificate, perché dentro si nascondono delle assurdità. Magari non le vediamo quando noi traduciamo dall’Italiano a qualche altra lingua, ma prova a rovesciare la traduzione dalla lingua all’Italiano e te ne accorgi subito, quanti spropositi vengono scritti!
    Le immagini generate dall’IA e poi usate come copertine dei libri mi fanno ribrezzo. Ogni volta che qualcuno me la sottopone per un giudizio, sono davvero cattiva: ogni volta che generate un’immagine con l’IA un albero e un illustratore muoiono… Alzano le spalle, convinti che questa rivoluzione non li toccherà, ma gli analisti finanziari si attendono lo scoppio della bolla speculativa dell’IA entro l’estate 2027, e potrebbe essere pure peggio del fallimento di Lehman Brother nel 2008.
    L’IA non migliora la scrittura di quelli che sanno già scrivere, l’IA fa scrivere chi non c’è mai riuscito.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 5 Febbraio 2026 alle 13:10 Rispondi

      Insipido è il termine esatto: si nota subito il piattume dei testi creati con l’IA e sarà ancora più evidente per la narrativa, dove devono emergere l’autore e la sua personalità.
      Altro problema che sollevi: quando leggo, specie su Linkedin, tutta questa passione per l’IA, penso che non ci sia proprio rispetto per i lettori, che dovrebbero leggere quello che scrivi o non quello che genera un programma.
      Per le traduzioni infatti mi rivolgerò alla traduttrice che ho trovato. Potranno essere valide quanto vogliono quelle delle IA, ma non saranno mai al livello di una professionista.
      M’è arrivata la newsletter di Mursia su un romanzo appena uscito e si nota subito che è stata generata da un’IA.

      • Marzio
        venerdì, 13 Febbraio 2026 alle 22:06 Rispondi

        In principio fu lo spirito, poi divenne carne,ed ora la carne si è fatta Ai.Della serie siamo allo sfascio. Popoli e genti mummificate sacrificati in nome del progresso-regresso.Elia de Rombis predisse l apocalisse quantica nel suo manoscritto sorprendentemente profetico intitolato mondi paralleli. A 200 anni da prima pubblicazione la verità emerge limbida.Fine della specie umana come tale conosciuta.Essa diverrà serva e genuflessa al nuovo ordine sistemico mondiale.ai .Il tempo profetizzato è ora, da ora in avanti.Prepatatevi col sorriso.che tanto, siamo già tutti finiti. Passati dimenticati matusti evaporati stantii. L evoluzione ha scelto il nuovo corpo su cui trasferirsi corpo robotico mente quantica. La nostra specie verrà ricordata fra meno di mezzo secolo come noi ora ricordiamo i dinosauri Fossili preistorici. Triste realtà predetta dal maestro de Rombis anno 1826

  2. Antonio Zoppetti
    venerdì, 6 Febbraio 2026 alle 11:48 Rispondi

    Che la scrittura automatica generata dall’IA produca pattumiere culturali (l’applicazione in altri ambiti, per es. in medicina è altra faccenda) è indubbio, anche se è altrettanto indubbio che migliorerà. Tuttavia, anche molti ambiti giornalistici o editoriali gestiti da professionisti – che non sempre sono buoni professionisti – sfornano porcherie. Mi chiedo se la qualità sia ancora un valore o un obiettivo in questo mercato molto in crisi. Personalmente credo che – oltre a traduzioni e copertine – presto potrebbero comparire anche libri generati dall’IA (forse già ci sono, pur nascosti sotto il nome di un autore che è solo un revisore e fa la parafrasi), anche se non penso tanto a romanzi (forse qualche cosa di serializzabile in stile Armony) ma a prodotti come libri di ricette o guide turistiche di varie località, e cioè quei prodotti da sempre affidati a una manovalanza (per es. la manualistica) che è sostituibile dall’automazione perché tanto la qualità non è importante. Ma anche molti patetici articoletti di giornalisti che riportano fatti di costume e che sembrano dei temini di liceali pieni di stereotipi e banalità rischiano di essere spazzati via da un analogo piattume automatico: per sostenere che non ci sono più le mezze stagioni va benissimo anche l’IA. E il rischio è che – come per le immagini o le traduzioni – si affermi un editoria che punta al ribasso, tanto in una nuova realtà dove si legge sempre meno e gli analfabeti funzionali o di ritorno sono in forte crescita simili prodotti a basso costo e a bassa qualità sono tutto sommato vendibili, perché le masse sono sempre meno in grado di distinguere la qualità. È possibile che presto scoppi una bolla speculativa che ridimensionerà l’attuale mito di simili strumenti – come evidenziato nel commento di Barbara – intanto quello che spesso si sottace è che il modo di procedere dell’IA si basa su uno “spreco” di operazioni che genera consumi anche superiori a quelli della civiltà industriale, e non so quanto questa direzione sia ecosostenibile e perseguibile.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 6 Febbraio 2026 alle 11:57 Rispondi

      Ti garantisco che libri generati dall’IA già ci sono, purtroppo. Forse, per ora, soltanto all’estero. E anche romanzi.
      Molto pattume giornalistico che si pubblica da anni non avrà di sicuro differenze col pattume creato dalle IA.
      Quello che dici sulle masse è tristemente vero.

  3. Luciano Cupioli
    domenica, 8 Febbraio 2026 alle 10:28 Rispondi

    Un conoscente ha letto il mio primo romanzo: – Mi è piaciuto, hai usato l’IA? – ha chiesto. – No che non l’ho fatto, ti pare? – ho risposto un po’ infastidito. – Peccato, avresti fatto molto prima – ha concluso. Non ha minimamente pensato che la qualità potesse essere inferiore, che se tutti utilizzassimo l’IA per ogni cosa, l’IU declinerebbe in maniera rapida e irrecuperabile. Il solo pensiero di leggere un romanzo non scritto da una persona vera mi infastidisce, e non perché lo intuisco subito, ma perché lo trovo innaturale. Un’opera, e un romanzo lo è, può essere solo opera dell’uomo, il resto è clonazione piatta e confusa. Può aiutare a scrivere un romanzo limitatamente alle ricerche, non sostituirsi all’autore.

  4. Daniele Imperi
    domenica, 8 Febbraio 2026 alle 13:26 Rispondi

    Il problema è fare prima. Certa gente proprio non si rende conto che la scrittura è una forma d’arte e quindi appartiene all’uomo, non a un programma.
    Fare ricerche con un’IA è sbagliato, perché mescola informazioni di vario tipo, quindi fornendo informazioni non corrette, e poi è limitata.

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