Perché classificare un libro nel suo genere letterario

Il valore dei generi narrativi per scrittori, lettori, editori e librai

Perché classificare un libro nel suo genere letterario

L a classificazione dei romanzi secondo precisi generi letterari facilita il lavoro di tutti i professionisti in gioco: chi scrive, chi legge, chi produce e chi vende.

È curioso vedere come si cambi idea nella scrittura creativa. Nel novembre 2013 dicevo no ai generi letterari e neanche due anni più tardi, nell’agosto 2015, parlavo dellʼindiscussa esistenza dei generi letterari. Essere coerenti, prima di tutto.

In realtà non mi meraviglio, ho cambiato spesso idea su questioni editoriali: l’esperienza insegna, ci fa vedere il mondo in modo diverso. Se prima vedevo i generi letterari come una gabbia, adesso li vedo come una necessità.

Classificare un romanzo nel proprio genere narrativo è un’operazione che non piace a tutti. In questo articolo voglio spiegare perché invece è giusto farlo. Ma cominciamo dall’inizio.

Viene prima la storia o prima il genere letterario?

Forse è come la questione irrisolta dell’uovo e della gallina: la nascita del primo implica allo stesso tempo l’esistenza dell’altra. Così non c’è storia senza il suo genere letterario e non può nascere storia che non sia già ascritta a un genere letterario. Anche se forse, in questo caso, sono nate prima le storie e poi i generi.

Quando si deve scrivere, però, per molti autori la situazione è diversa: pensano prima alla storia e poi, semmai, scelgono il genere più consono in cui classificarla. Forse molti sono convinti che sia meglio agire in questo senso, ma il mio pensiero è differente.

Non ho mai pensato o scritto una storia senza avere già in mente il genere letterario in cui inserirla: storia e genere nascono sempre insieme nella mia testa.

Perché è importante stabilire prima il genere letterario

Ogni genere narrativo ha i suoi canoni e richiede una diversa documentazione e diverse letture di quel genere per poterlo padroneggiare bene. Se non hai mai letto un romanzo fantasy, non puoi iniziare a scrivere romanzi fantasy.

I generi letterari rivestono un importante compito per l’autore: permettono di scrivere storie in modo più efficace. Sono i veicoli con cui l’autore decide di raccontare la sua storia.

Un pubblico di lettori di riferimento

Pensiamo per un attimo ai lettori: sono loro i destinatari delle nostre storie. Che storie vogliono leggere? Se devo dire la verità, ho serie difficoltà a capire se un romanzo possa interessarmi o meno se non ne riconosco subito il genere letterario.

Per me la lettura varia al variare del mio umore. Ci sono volte in cui ho bisogno di letture leggere e mi butto allora su un romanzo western o poliziesco.

I generi narrativi hanno un certo carattere “estremista”: dalla copertina li riconosci subito.

Copertine di generi letterari

Ed ecco svelato un altro grande compito che hanno i generi in narrativa: segnalano ai potenziali lettori se la nostra storia si adatta ai loro interessi di lettura.

Una più efficace commercializzazione del libro

Non possiamo certo lasciare da parte le case editrici: sono loro a finanziare i nostri romanzi. Chi si autopubblica non sfugge a questa regola, perché su Amazon, se non sbaglio, deve indicare il genere di appartenenza del suo libro.

Come può commercializzare un romanzo l’editore? Grazie al marketing editoriale, direte voi. Certo, ma il marketing sarà più efficace se la natura del libro è ben circoscritta. Un romanzo di fantascienza, per esempio, sarà promosso in modo differente da un romanzo d’amore o storico.

Perché? Perché attrae differenti lettori. La casa editrice sa quindi subito su cosa puntare per promuovere al meglio un romanzo.

Semplificare il lavoro ai librai

Quando andiamo al supermercato, troviamo tanti generi alimentari ben disposti su appositi scaffali. A che servono? A far orientare i clienti in base ai loro gusti e alle loro necessità.

Quando andiamo in libreria, troviamo tanti generi letterari ben disposti su appositi scaffali. A che servono? A far orientare i lettori in base ai loro gusti e alle loro necessità.

I librai sono agevolati nella disposizione dei numerosissimi libri che hanno. Pensate se non esistessero i generi: come sarebbero suddivisi i libri? Per il cognome degli autori. Una vera confusione, per me.

E il non genere “mainstream”?

Quelle sono altre storie e si dovranno raccontare un’altra volta.

Per voi qual è il valore dei generi narrativi?

31 Commenti

  1. Grazia Gironella
    2 maggio 2019 alle 08:07 Rispondi

    Dal punto di vista pratico ti do ragione, Daniele, ma non credo sia così semplice nella realtà. Se tu sei abituato a scegliere le tue letture in base al genere, è normale che anche scrivendo tu lo tenga presente. Io leggo quasi di tutto, senza badare al genere, e quando scrivo inseguo la storia: anche se ho elaborato una traccia da seguire, in quali toni si svilupperà lo scopro solo scrivendo. Questo crea quasi sempre situazioni miste – non sempre, per fortuna. Sono consapevole che il tuo ragionamento fila, però, e farò bene a tenerne conto, se non a sottomettermi. ;)

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 13:01 Rispondi

      Anche io leggo quasi tutto (eccetto storie d’amore e narrativa italiana moderna). Il tono è un discorso, il genere un altro, però. Non puoi iniziare a scrivere senza avere in mente il genere, perché il genere comporta una certa ambientazione.

      • Grazia Gironella
        2 maggio 2019 alle 14:22 Rispondi

        Quello che voglio dire è che puoi avere un certo genere in mente, ma poi mentre scrivi escono… tendenze nascoste. Capita.

        • Daniele Imperi
          2 maggio 2019 alle 14:25 Rispondi

          Ok, in questo caso sono d’accordo. Almeno in parte :D
          La mescolanza di generi letterari mi piace, ma non sempre. Per esempio storie di fantascienza con la magia in mezzo non mi attirano. O western e fantascienza insieme, come non ricordo quale film.

  2. Corrado S. Magro
    2 maggio 2019 alle 09:13 Rispondi

    Concordo con Grazia e aggiungo che il genere è giusto che sia “definibile”. Questo non implica che resti ingabbiato. Insomma il poliziotto municipale che insegue dalla mattina alla sera i ladri di biciclette, sorridete magari vedendelo come un bravo maratoneta tutto sudato, ha pure diritto ad asciugarsi la fronte, bere un caffé o una birra (in esrvizio?) e ritrovarsi la sera a tavola con la famigliola o con gli amici sebbene spesso costretto ad abbandonare cibo e posate per correre dietro al nuovo furfantello che frega una bici sotto i suoi occhi. Insomma ritengo il dosaggio una caratteristica che avvicina l’evento alla realtà senza farne un’ossessione.

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 13:03 Rispondi

      Mica ho capito il tuo esempio del poliziotto municipale :D
      Nessuna ossessione, comunque, per i generi letterari, per me.

      • Corrado S. Magro
        2 maggio 2019 alle 13:21 Rispondi

        Voleva essere un poco d’ironia su un qualsiasi genere, in questo caso il poliziesco di quartiere. Se non ha colto nel segno, mi tocca spostare quest’ultimo sulla traiettoria giusta.😞

  3. Tiade
    2 maggio 2019 alle 12:08 Rispondi

    Direi prima il genere. Quando mi è stato proposto di scrivere dei racconti di eros per me si è presentata una vera sfida. Non era il mio genere, mai pensato nemmeno lontanamente di affrontare un tema simile. Come trovarsi ad un esame con un tema a sorpresa. Diciamo che ho avuto qualche difficoltà con l’editor, forse abituata ad altri tipi di scrittura, ma nella mia testa era chiara la differenza tra erotismo e pornografia e non mi sono spostata di una virgola. Se non avessi avuto ben presente il genere prima ancora di iniziare a scrivere avrei scritto un libro non mio.

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 13:04 Rispondi

      Hai colto nel segno. Io non accetterei di scrivere storie al di fuori dei miei generi, che poi sono quasi tutti, a parte eros e simili.

  4. Nuccio
    2 maggio 2019 alle 12:43 Rispondi

    Il valore che attribuisco ai generi letterari è nullo. Non mi interessa che altri attribuiscano il carattere di “genere”. Devo “toccare con mano”😂 per sapere se mi piace o meno. Dannate leggi del Marketing!😠

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 13:05 Rispondi

      Non credo che sbagli: in questo modo non escludi la lettura di romanzi di fantascienza, polizieschi, fantasy e via dicendo, ma ti basi solo sulla storia in sé.

  5. von Moltke
    2 maggio 2019 alle 14:36 Rispondi

    Più invecchio, più ti do ragione. Esiste poi anche la cosiddetta “narrativa non di genere”, invenzione tutta moderna per cercare di far credere che qualunque autore che racconti una storia qualsiasi dove non succede quasi niente sia un Dostoevskij solo perché non sta dentro a nessun genere, ma molte volte è solo un trucco per creare dei ‘fenomeni’ di una noia mortale. I geni, come dice King, nascono tali, e non hanno paura di scrivere cose associabili ad un genere, aggiungo io. Tolstoj, con “Guerra e Pace”, ha scritto un romanzo storico. Non è certo per questo che vale meno di un Baricco (il quale spesso neppure capisci di cosa stia parlando di preciso) e che non è asceso al livello di Omero o Dante (fine parentesi antimodernista).
    Io amo leggere in base ai generi, perché, esattamente come per la saggistica, ho sempre dei periodi in cui mi interessa leggere qualcosa su certi argomenti, e vado a scegliermi libri in base a quello. Ultimamente, per dire, sono in un periodo ‘medievale’. Però va anche detto che, a volte, leggo con piacere romanzi, e autori, che è difficile inquadrare in che genere scrivano. Qual’è il genere di Buzzati, uno dei miei più amati? E che romanzo è “Il giorno della civetta” di Sciascia, che ho appena letto, e che ho trovato fulminante? Sono dei grandi romanzi di grandi scrittori, che solo tangenzialmente toccano generi ben definiti.
    Da scrittore, è ancora più vero, però. Non riesco assolutamente a scrivere qualcosa che non rientri in un genere, anche se poi le contaminazioni ci stanno (motivo per cui mi diverto pure), ma sempre all’interno del canovaccio di genere originario. Quindi, sì, anche per me “I generi letterari sono morti, lunga vita ai generi letterari!”

    • von Moltke
      2 maggio 2019 alle 14:45 Rispondi

      P.S. a quando un bell’articolo sulle agenzie letterarie? Sono la mia croce e delizia, e scommetto anche quella di tanti altri “colleghi” esordienti…

      • Daniele Imperi
        2 maggio 2019 alle 14:51 Rispondi

        È in programma, ma non sono ancora sicuro di farlo. Intendi un elenco approfondito con i servizi offerti, ecc.?

        • von Moltke
          2 maggio 2019 alle 14:58 Rispondi

          Un po’ quel che ti pare, trovo sempre completi e interessanti (oltre che godibilmente ironici) i tuoi articoli sul tema “come arrivare alla pubblicazione”. Quindi, un po’ la tua esperienza, quel che ne pensi, quel che dovrebbero fare e invece fanno, etc.

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 14:50 Rispondi

      Sulla “narrativa non di genere” ho in programma un articolo.
      Ho avuto tempo fa il periodo medievale e adesso lo leggo con meno frequenza, infatti.
      Ora sto abbastanza sul periodo della Seconda guerra mondiale.
      D’accordo col pensiero finale: scrivere un genere misto, “ma sempre all’interno del canovaccio di genere originario”. Altrimenti rischi di rovinare tutto.

      • von Moltke
        2 maggio 2019 alle 15:03 Rispondi

        Attendo già con ansia anche questo nuovo articolo.
        La Seconda Guerra Mondiale, così come la Prima, sono sempre là in agguato per accalappiarmi. Anche in mezzo ad altre manie, riescono ad infiltrarsi clandestinamente quando meno e l’aspetto. Ho dovuto interrompere per un paio di settimane le mie peregrinazioni fra XI e XIV secolo per una biografia di Rommel (Young) che conoscevo da trent’anni.

        • Daniele Imperi
          2 maggio 2019 alle 15:09 Rispondi

          Sulla Prima ancora non leggo nulla, ma ho 2 libri di storia. Sulla Seconda e periodo precedente ne ho parecchi.

  6. Ferruccio Gianola
    2 maggio 2019 alle 16:00 Rispondi

    Per me la faccenda è un po’ complicata, davanti a tutto metto quelle che sono le mie passione, poi cerco di muovermi di conseguenza. Mi sarebbe piaciuto scrivere western, ma mi rendo conto di non avere il background necessario, perciò per scrivere un romanzo sui nativi americani mi sono inventato un personaggio – nei nostri tempi – che ha vissuto per un po’ di tempo in un riserva. Che genere potrebbe essere?
    :-D

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2019 alle 16:03 Rispondi

      Un western moderno :D
      In fondo anche la Trilogia della Frontiera è un western moderno, non è ambientato al tempo dei cowboy, nell’800.

      • Ferruccio Gianola
        2 maggio 2019 alle 16:13 Rispondi

        sì, lo so, ma McCarthy sa come sono i cowboy degli anni trenta, io uso i Lakota come corollario di una storia ambientata a Milano. Dove uno dei protagonisti è un “matto” che legge gli oroscopi in una radio provata

        • Daniele Imperi
          2 maggio 2019 alle 16:20 Rispondi

          Se è ambientata a Milano, allora è non western.
          Ferru, che stai scrivendo? :D
          Magari è mainstream?

  7. Massimo Prevete
    3 maggio 2019 alle 21:04 Rispondi

    Il problema maggiore (da lettore) lo riscontro quando voglio cercare non tanto un genere, bensì un’ambientazione. Il che non è classificabile, a meno di non dirigersi verso i romanzi storici. Nel genere Distopico, soprattutto, persiste questo problema di fondo: è un “genere” a sua volta, oppure un’accozzaglia di concetti che può variare dal Sentimentale all’Horror? La classificazione è un bene, a mio modo di vedere le cose, ma presenta i suoi crucci (talvolta, come in questo caso, nemmeno di poco conto).

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2019 alle 07:11 Rispondi

      Il distopico è fantascienza distopica, quindi un sottogenere della fantascienza.
      Parli di ambientazione come periodo storico o in senso geografico?

      • Massimo Prevete
        4 maggio 2019 alle 14:24 Rispondi

        Mah, io sul “sottogenere della fantascienza” non ci andrei troppo pesante. Molti dei Distopici new-gen lo sono, bisogna ammetterlo, ma la Distopia (nella sua accezione più pura) può tranquillamente estraniarsi dal suddetto genere. Con ambientazione intendo entrambe le cose, sia il periodo storico che nel senso geografico.

        • Daniele Imperi
          4 maggio 2019 alle 15:02 Rispondi

          Sì, la maggior parte degli ultimi romanzi distopici sono di fantascienza. Però calcola che la storia alternativa è considerata un sottogenere della fantascienza, quindi un distopico che rappresenti un periodo storico alternativo lo è.
          Puoi fare un esempio di distopico che non ritieni di fantascienza?
          Sull’ambientazione geografica è difficile trovare romanzi, non esiste purtroppo una catalogazione in questo senso. Sarebbe un lavoro immane. Si potrebbe fare su Salgari e Verne, che con la fantasia se ne sono andati in giro per l’intero pianeta.

          • Massimo Prevete
            4 maggio 2019 alle 15:21 Rispondi

            Il primo che mi viene in mente è Il Signore delle Mosche. Di Fantascienza non ce n’è nemmeno l’ombra, eppure è IL Distopico per eccellenza. Concordo, poi, con la parte relativa alla catalogazione geografica.

            • Daniele Imperi
              4 maggio 2019 alle 15:27 Rispondi

              Letto, ma non m’è piaciuto per niente. Non ha nulla di fantascienza, in realtà però non se ne capisce l’ambientazione storica, né geografica.

              • Massimo Prevete
                4 maggio 2019 alle 15:33 Rispondi

                I gusti sono gusti, questo lo sanno anche i sassi. Ognuno ha le sue predilezioni. Resta il fatto che è una pietra miliare del genere Distopico, e, per l’appunto, di Fantascienza non ha nulla.

  8. Dino Bacchiocchi
    6 maggio 2019 alle 18:31 Rispondi

    Ciao a tutti meno che a Von Moltke.
    Prendila per buona, parlando di altro genere artistico oltre la scrittura , desidero sapere a che genere fotografico daresti asilo alla tua foto? Io sono un motociclista e ciclista, casco e caschetto mi identificano e questi indicano l’appartenenza a una specialità sportiva, ma un elmetto con effige?
    Ti comunico comunque che seguendo Daniele leggo di altri e di te, con cui spesso concordo.
    Un saluto a tutti e anche a Von Moltke.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2019 alle 09:38 Rispondi

      L’avatar è legato allo pseudonimo che usa, un generale tedesco. Ma l’avatar non deve per forza identificare cosa facciamo.

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