4 aspetti dell’editoria che un autore dovrebbe conoscere

Ovvero: i numeri e le verità con cui fare i conti quando si pubblica

4 aspetti dell’editoria

C osa dobbiamo imparare del difficile e atipico mondo dell’editoria per vivere la scrittura con più consapevolezza.

Numeri e verità. In questo articolo li alterno, cominciando dai numeri, proseguendo con le verità, infine di nuovo numeri e verità a concludere. È stato un caso trovarli, erano citazioni prese da 3 libri letti di recente, un romanzo e due saggi.

Sono aspetti evidenti dell’editoria, anche se forse soltanto il primo è proprio dell’editoria moderna, ma noi siamo autori moderni e quindi ci riguardano tutti.

Dico “aspetti evidenti” perché, appena letti, ho mentalmente assentito, come se fossero ovvi, come se chiunque, con un minimo di esperienza di lettura e scrittura e una conoscenza base del mercato editoriale di oggi, sapesse da tempo cosa aspettarsi.

Gli autori che ci confidano questi 4 aspetti dell’editoria provengono da paesi, culture, esperienze e periodi diversi fra loro: Murakami Haruki (Giappone, 1949), Scarlett Thomas (Inghilterra, 1972) e Giampaolo Pansa (Italia, 1935).

Siamo troppi a scrivere

Il numero dei romanzieri non ha limiti, ma lo spazio nelle librerie sì.

Il mestiere dello scrittore, Murakami Haruki

Questo saggio di Murakami Haruki è stato uno dei vari libri sulla scrittura che ho letto nel corso degli anni. Non li ho trovati tutti utili – anche se quello più interessante è stato On Writing di Stephen King – ma in tutti ho trovato qualcosa di utile.

La frase dello scrittore giapponese colpisce per la sua veritiera semplicità. È una verità geometrica e la geometria, poiché figlia della matematica, non è un’opinione.

Il numero dei romanzieri – li chiamo anche io così perché quando qualcuno dice di essere uno scrittore, nel 99% dei casi è uno scrittore di romanzi, di narrativa, dunque un romanziere – il numero dei romanzieri cresce sempre di più e questo si nota ogni giorno.

Mi contattano autori nuovi via email, commentano nel blog, mi scrivono su Instagram, il social che pensavo meno indicato per la scrittura creativa. Là fuori c’è tanta gente che scrive. Troppa? Non sta a noi dirlo, per fortuna c’è ancora libertà di essere e sentirsi scrittori e di provare a diventarlo.

Ma dobbiamo considerare, come dice Murakami, che lo spazio nelle librerie è sempre quello, non viene certo ampliato per far posto a nuovi libri di nuovi autori. Il motivo, anzi i motivi sono ovvi:

  1. le case editrici (imprenditori) e le librerie (altri imprenditori) danno giustamente più spazio a libri che venderanno di sicuro e molto;
  2. per aumentare lo spazio le librerie dovrebbero affittare locali più grandi, spendendo qualche migliaio di euro in più al mese (tanto le librerie se la passano bene).

La soluzione potrebbe essere l’ebook, che non ha bisogno di spazi fisici, bensì virtuali, ma si perderebbero migliaia di lettori a pubblicare alcuni autori soltanto in ebook (me compreso).

Lo spazio nelle librerie è sempre quello, ma noi romanzieri (o noi che proviamo a esserlo) siamo in numero sempre maggiore.

Che fare, allora?

Rinunciare non si può, rimboccarsi le maniche sì. E magari fare un po’ di esame di coscienza: siamo la voce che manca nell’editoria di oggi? Siamo la differenza?

Verità e finzione, finzione e verità

Uno dei paradossi della scrittura è che quando scrivi saggistica, tutti cercano di provare che hai sbagliato, mentre quando pubblichi narrativa tutti cercano di trovarci un fondo di verità.

Il nostro tragico universo, Scarlett Thomas

Si scrive un saggio per diffondere una verità, una scoperta, per svelare un mito. Quando si pubblica una qualche verità, specialmente se storica o politica, c’è sempre qualcuno pronto a confutarla.

Il motivo, anche in questo caso, è più che ovvio: la verità ha sempre fatto male, ben pochi sono abbastanza forti da affrontarla, da accettarla, da permettere che si divulghi.

Si scrive un romanzo per raccontare una storia, che può essere una storia d’intrattenimento o impegnata, può contenere delle tematiche care all’autore o può soltanto essere un romanzo da consumare per trascorrere piacevolmente del tempo libero.

È spontaneo, leggendo alcuni romanzi, chiedersi se sia una storia vera, se l’autore abbia scritto una sorta di autobiografia romanzata, se abbia preso spunto da fatti accaduti.

Nel caso dei saggi l’autore deve essere in grado di difendere ciò che ha scritto, perché la verità è l’unico obiettivo che deve avere un saggio. Nel caso dei romanzi, be’, l’autore, secondo me, non ha alcun obbligo a confessare che la storia narrata abbia un fondo di verità o meno, poiché non l’ha pubblicata come saggio, ma come, appunto, romanzo.

Prolificità

«Per diventare un autore conosciuto bisogna scrivere e stampare un libro ogni anno o quasi. La costruzione di un autore è un processo lento e ha una premessa obbligatoria: stare in libreria con titoli sempre nuovi.»

Erich Linder in Quel fascista di Pansa, Giampaolo Pansa

Questo è certamente un aspetto interessante, ma è anche terribile allo stesso tempo. Comporta una prolificità di idee, ma soprattutto una prolificità di storie compiute da poter pubblicare.

Niente di nuovo sotto il sole, mi sentirei di dire: quando vedo alcuni autori – non solo il Pansa, ma anche altri autori nostrani (come Andrea Camilleri e Maurizio De Giovanni, per esempio) e scrittori esteri (esempi a caso come Stephen King, Patricia Cornwell, Clive Cussler, Wilbur Smith, Ken Follett) che pubblicano di continuo, ho quegli autori sempre davanti agli occhi, sempre nella mente.

Leggendo i loro nomi nelle varie pubblicità, non fatichi certo a capire chi siano, anche se non li hai mai letti. Sono ormai nomi conosciuti.

Un autore prolifico è come un blog che pubblichi di continuo o, meglio, con una certa frequenza: i lettori non devono chiedersi se e quando uscirà qualcosa di nuovo del loro autore preferito, perché sanno in partenza che a breve uscirà.

Ma attenzione, Linder ha detto una cosa precisa: “scrivere e stampare un libro ogni anno o quasi”. Stampare non significa limitarsi a scriverlo, ma anche pubblicarlo. È inutile avere 5 o 6 romanzi pronti, ma non riuscire a pubblicarli.

Come pubblicare un libro nuovo ogni anno o quasi?

Se sapessi la risposta, pubblicherei un libro nuovo ogni anno o quasi. Penso che, prima di tutto, bisogna riuscire a sfondare il muro dell’editoria e farsi notare, pubblicare un primo, buon romanzo. Poi la strada sarà tutta in salita (sì, in salita, perché la vetta del successo sta lassù, non quaggiù).

“Parlate di me”

«Il libro non è un prodotto qualsiasi, come un’automobile o un computer. Se la critica specializzata dice che un’automobile non funziona o un computer non dà quello che promette, il giudizio duro si riflette sempre sulle vendite. Con i libri succede l’opposto…»

Quel fascista di Pansa, Giampaolo Pansa

Il libro in questione è Il sangue dei vinti, che ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie anche alle polemiche e alle dure critiche ricevute. Il saggio fa parte dei tanti libri che scottano, libri che alcuni vorrebbero che nessuno leggesse, che nessun editore pubblicasse.

Quando sento qualcuno che polemizza contro un libro, me lo vado a comprare. E così ho fatto con Il sangue dei vinti, di cui ho trovato la prima edizione. Avevo già diversi libri del Pansa, comprati tutti perché duramente criticati. Ho iniziato a leggere l’autore dal suo ultimo libro e il suo modo di affrontare le questioni, il suo stile, il suo tono mi sono piaciuti.

È vero, con i libri succede l’opposto. Se devo comprare un cellulare e leggo che la batteria dura un giorno, non lo compro di certo. Se devo comprare un saggio e leggo che la controparte in causa arriva perfino alle minacce e all’aggressione, allora compro quel libro.

Non credo sia soltanto una questione di bastiancontrarismo (sì, è un neologismo, pensavo d’averlo appena inventato io, ma sul Treccani c’è). Il fatto è che certe polemiche, specialmente quando si tratta di libri a sfondo storico-politico, incuriosiscono, forse perché le verità svelate sono sempre raccapriccianti, indignano, ci fanno sentire presi in giro.

Questa verità sull’editoria, questo suo forse atipico aspetto, non so quanto potrà esserci utile se scriviamo romanzi, ma ci sono romanzi – come Lolita di Nabokov, ma anche Fratelli di sangue di Ernst Haffner, romanzo che fu bruciato nei roghi nazisti dei libri del 10 maggio 1933 (che fine ha fatto Ernst Haffner?) – ci sono romanzi che fanno parlare, che creano scalpore (Lolita) o rivelano scomode verità (Fratelli di sangue).

Come vivere con questi 4 aspetti dell’editoria?

  1. Sono consapevole che siamo troppi, che gli editori sono invasi da manoscritti che forse neanche riescono a notare. Non me ne faccio un problema, perché il mio romanzo è in stesura e è prematuro preoccuparsi adesso.
  2. Se un lettore vorrà trovare un fondo di verità in una mia storia, è libero di farlo. Come io sarò libero di confermare, confutare o tacere al riguardo.
  3. Penso di essere prolifico di idee (ne ho parecchie in cantiere), ma sono incostante nella scrittura. Preferisco rimandare al primo romanzo pubblicato, se ci sarà una pubblicazione.
  4. Come molti lettori sanno, amo leggere e scrivere storie d’intrattenimento (anche se a breve comprerò e leggerò Fratelli di sangue di Ernst Haffner), quindi dubito fortemente che un giorno qualcuno potrà sollevare critiche durissime contro un mio libro. Anni fa, però, m’è venuta in mente l’idea per un saggio sociale che ne scatenerebbe di sicuro, ma resta per ora (e forse per sempre) soltanto un’idea.

Così io sto vivendo questi 4 aspetti dell’editoria. E voi, adesso che li conoscete, come li vivrete?

22 Commenti

  1. Fabio Guerrini
    28 marzo 2019 alle 10:08 Rispondi

    Bell post che arriva per me in un momento particolare. Questa settimana infatti ho dato in pasto il mio romanzo agli editori. Auguro loro buon appetito!

    Riguardo i quattro punti messi in evidenza, mi permetto di condividere il mio punto di vista.

    1. Siamo in troppi in ogni attività umana e io ne ho svolte parecchie. Il tema del “troppi” è sottovalutato e se ne dovrebbe parlare di più. Da biologo so che la natura ha il rimedio al proliferare delle specie parassite, si chiama selezione naturale. In natura funziona, sopravvive il più adatto e la logica mi fa credere che la stessa legge valga nell’editoria. Gli scrittori di successo scrivono libri non sempre belli, ma certamente adatti.

    2. Scrivo romanzi, i saggi li trovo noiosi e spesso pretenziosi. In un romanzo non è necessario che le storie siano vere, in questo concordo pienamente con te Daniele. Basta che siano credibili e un pizzico di coerenza non guasta.

    3. Questo a mio parere è il cane che si morde la coda. Scrivere è passione, ma anche fatica e sudore. Per essere prolifici bisogna investire tanto tempo nella scrittura e senza un minimo ritorno dell’investimento è facile esaurire le risorse. Non le idee, almeno per me, ma le risorse economiche per garantirsi una sussistenza. Essere prolifici a inizio carriera è un lusso per poche persone agiate, ma credo debba essere un obbiettivo a cui tendere se si riesce a sfondare il muro di gomma.

    4. Pansa è persona di fine intelligenza che ha basato il suo successo su un personaggio creato ad hoc per suscitare reazioni. La sua comunicazione contraddittoria e spesso provocatoria genera divisioni che incrementano l’interesse nelle sue opere. È uno stratagemma che funziona da sempre, scrivete un personaggio alla “Pansa”, alla “Feltri” o alla “Sgarbi” e piacerà ai vostri lettori. A parer mio però, non sempre la critica negativa fa bene a un libro, soprattutto se questo è un romanzo. Ci sono talmente tanti libri da leggere (lo abbiamo detto all’inizio) e il nostro tempo su questo sasso che rotola nell’universo è così breve che non ho tempo e voglia di sprecarlo leggendo un brutto romanzo.

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2019 alle 13:23 Rispondi

      Grazie. Penso anche io che la legge del più adatto valga anche in editoria.
      Riguardo alla prolificità fra 2 settimane esce un articolo ad hoc ;)
      Essere provocatori, nei limiti della decenza e della verità, ripaga sempre. Non so se per lui sia uno stratagemma.

      • Fabio Guerrini
        28 marzo 2019 alle 13:46 Rispondi

        Grazie a te per questi post! Leggerò volentieri anche il prossimo e quelli seguenti

        Pansa lo seguo da un bel po’ come giornalista e questa è la mia impressione anche se non pretendo di avere ragione penso sia un “animale” complesso da sezionare, molto più difficile di un Feltri o uno Sgarbi.

  2. Lidia
    28 marzo 2019 alle 10:23 Rispondi

    Condivido e non condivido.
    1. l’attitudine alla scrittura è qualcosa che non si può strozzare… certo è che un editore, un qualsiasi editore (sia blasonato, sia piccola e misconosciuta casa editrice indipendente) dovrebbe avere l’onesta intellettuale di non pubblicare di riffa o di raffa
    2. io ho pubblicato una mia prima opera editoriale due anni fa, consapevole che non avrei ottenuto grande clamore e successo a.per il poco tempo che avrei potuto dedicare alla sua promozione b. per la poca notorietà della casa c. per lo stile di scrittura, non proprio convenzionale d. per l’assenza di una trama, si è un po’ in balia delle onde. Ma dopotutto non cercavo di fare un prodotto commerciale, volevo solo scrivere per il piacere di scrivere…
    3. Inutile scrivere, sciorinare, sfornare n° libri… per emularsi? Per ripetersi? Cacofonie? Ridondanze… no, per carità. Pochi libri ma ben confezionati, nella forma e nel contenuto. Io la penso così… o sei Calvino, o lascia perdere. Sono per i pochi ma buoni, nei libri, negli scritti e nella vita in genere.
    … forse volevo dire anche altro, ma mi fermo qui. Au revoir.

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2019 alle 13:27 Rispondi

      Ciao Lidia, benvenuta nel blog. Alla fine sei riuscita a seguire il blog e non solo su Linkedin ;)
      Alle volte l’onestà intellettuale dell’editore viene battuta dal potere del denaro.
      Hai comunque fatto bene a pubblicare il tuo libro.
      Di sicuro per me, se ci saranno, si tratterà di pochi libri, spero buoni e ben confezionati.
      Però dipende anche da cosa scrivi, da come scrivi e dal tempo che puoi dedicare alla scrittura.

  3. Barbara
    28 marzo 2019 alle 11:47 Rispondi

    Devo essere sincera: dal sottotitolo “Numeri e verità dell’editoria” mi aspettavo qualche cifra, una statistica, un report aggiornato sullo stato dell’editoria. Siamo (o siete) troppi a scrivere, si ma quanti? Se dobbiamo dare i numeri (non in senso figurato), diamoli! :)
    Il report Istat dello scorso dicembre dice che nel 2017 sono stati pubblicati in Italia 70.159 titoli, di cui 20.109 testi letterari moderni (escludiamo i classici per escludere gli scrittori oramai defunti). Tanti, pochi? Bisognerebbe sapere quanti sono i titoli pubblicati in Amazon dai self-publisher per fare qualche considerazione del numero di scrittori “che ci provano”. Ma Amazon non diffonde volentieri i suoi dati.
    Però c’è un altro numero significativo: lo scorso settembre arriva il concorso DeA Planeta che mette in palio 150 mila euro, lo riscrivo: 150.000 EURO, quale anticipo dei diritti di pubblicazione dell’opera, traduzioni comprese. Scadenza a fine febbraio. Sono state presentate “solo” 1.244 candidature, e 75 sono state escluse perché non inedite o non per pubblico adulto. Quindi 1.169 in gara. Perché mi sembrano pochi? Se siete in troppi a scrivere, con romanzi e romanzi nel cassetto in attesa dalla grande occasione, dove siete? :)
    Utilizzo il “siete” perché anch’io, come te, ancora “sto scrivendo” e non sono ancora alla ricerca di pubblicazione.
    Penso che l’unico aspetto di cui tenere conto sia uno: l’editoria è un mercato, e come tale sottostà alle leggi del mercato. In questo momento, l’offerta (il numero di libri circolanti) è superiore alla domanda (il numero di lettori o di ore lettura/uomo). Da qui nasce la crisi editoriale.

    • von Moltke
      28 marzo 2019 alle 22:52 Rispondi

      Beh, io non ho partecipato perché non ho mai sentito aprlare di questo concorso. E poi quel premio mi sembra semplicemente incredibile…Se pensi che all’Italo Calvino danno 1.500! Ossia cento volte meno, non so se mi spiego. La cosa puzza parecchio.

      • Daniele Imperi
        29 marzo 2019 alle 08:02 Rispondi

        Stesso discorso che ho fatto io. Come si fa a dare tutti quei soldi a un autore sconosciuto. Ok per l’anticipo, ma qui si prevedono vendite stratosferiche in Italia e all’estero.

  4. Daniele Imperi
    28 marzo 2019 alle 13:30 Rispondi

    Intendevo numeri in senso generale :)
    20.109 testi fra autori italiani e autori tradotti, immagino, ma è sempre tantissimo.
    Ho saputo del concorso DeA Planeta, non ho partecipato perché non avevo nulla di pronto, ma soprattutto perché dare 150.000 euro a uno sconosciuto mi puzza troppo. Cosa c’è sotto? Dai, siamo seri, neanche a un autore famoso li danno, vengono a darli a me o a te?

    • Barbara
      28 marzo 2019 alle 15:54 Rispondi

      Poco dopo che ti ho commentato, sono usciti i cinque finalisti del DeA Planeta, eccoli:
      La marocchina di Silvia Bottani
      La congregazione di David Mancini (pseudonimo)
      Io sono luce di Rosa Matteucci
      L’esercizio di CP (pseudonimo)
      Nel silenzio delle nostre parole di Diego Tommasini (pseudonimo)
      Quindi 3 pseudonimi su 5, e già qui…
      Degli altri due, una è una scrittrice affermata, Rosa Matteucci, Premio Viareggio 2003, e l’altra è Silvia Bottani è artista, curatrice e giornalista, ben inserita mi sembra nel panorama culturale milanese. Adesso i complottisti si stanno scatenando… :D

      • Daniele Imperi
        28 marzo 2019 alle 16:12 Rispondi

        3 pseudonimi su 5 in effetti non sono certo pochi. Inoltre autrici già affermate che partecipano a questo concorso fa un po’ pensare.

  5. Ferruccio Gianola
    28 marzo 2019 alle 13:39 Rispondi

    La prima cosa che deve fare uno scrittore, per me, è scrivere. Poi ci sono tutta una serie di congiunture e di aspetti a monte. Sembra un sciocchezza ma io dico sempre che il lavoro dello scrittore è come quello del calciatore. Tutti o quasi giocano a calcio ma in proporzione ben pochi sfondano. Pochissimi arrivano in serie A e ancora più pochi arrivano in nazionale.
    I quattro punti che evidenzi sono presenti in quasi tutte le cose molto diffuse e non solo nell’editoria.
    Se non sei qualcuno di partenza devi inventarti strade nuove

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2019 alle 14:01 Rispondi

      Sì, il discorso sul calcio regge anche per me. Secondo me, anzi, c’è così tanta offerta, così tanti che voglio scrivere, perché sono tutti convinti di sfondare.

  6. Grazia Gironella
    28 marzo 2019 alle 18:06 Rispondi

    1 – Nessun problema per l’abbondanza di scritti in circolazione. Non considero mai problemi quelli che non posso risolvere. ;) 2 – Scrivo storie. Chiunque è libero di trovarci quello che può e che vuole. 3 – Non trabocco di idee, ma ho scritto tanto in questi anni, e ne sono contenta. Adesso sta per uscire il mio prossimo romanzo, ma ce n’è un’altro già pronto per la revisione tosta, e due storie interrotte a metà, ma non abbandonate. Mi fa piacere che non ci sia un libro solo su cui concentrarmi. Aiuta a non pretendere risultati eclatanti, che non sono mai facili a venire. 4 – Parlare di me in quel senso mi sembra fuori dalla mia portata. Non sono il tipo. :)

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2019 alle 07:59 Rispondi

      Direi che vivi la scrittura e l’editoria nel migliore dei modi :D

  7. von Moltke
    28 marzo 2019 alle 22:39 Rispondi

    Sempre molta carne al fuoco.
    Beh, che si sia in troppi è straverissimo. Anche solo guardandomi attorno, non vedo che aspiranti romanzieri. Nel mio paese, dove siamo meno di 3.000, ogni volta che conto i romanzieri (pubblicati da case sconosciute o autopubblicati) sono 5, 6, 7… e ogni volta aumentano! Alcuni, poi, illeggibili e senza nemmeno le basi della sintassi italiana. Figuriamoci a livello mondiale… Io so di essere una voce differente, il problema è che forse è così differente da finir per essere di nicchia, una nicchia magari così esigua da non farmi giudicare mai valido per la spesa di una pubblicazione.
    Fondi di verità? Ti dirò, attingo a piene mani a tutto quel che ho vissuto, visto, letto, sentito dire. Sono un cannibale onnivoro. Mi aiuta a descrivere personaggi e citazioni in modo per me credibile. Pare piaccia ai miei quattro lettori. Come se non bastasse, alcuni romanzi si ispirano alla Storia, quindi per forza devo rifarmi a fonti piuttosto concrete.
    Prolificità. Credo di averne, almeno per ora. Nel mio primo anno di attività ho portato a termine due romanzi e iniziato un terzo, oltre ad un racconto lungo. L’anno scorso terminato il terzo, ho quasi subito iniziato il quarto. Ora, prima ancora di finire quest’ultimo, ho già elaborato idee per un paio d’altri, e non conto quelli ideati e messi da parte ancora prima. Che poi nessuno sia mai stato pubblicato, magari è un vantaggio: quando accadrà, e venderò quanto Wilbur Smith, potrò vivere di rendita…
    Parlare e far parlare di me? Non sono proprio la persona adatta. Ho il terrore del rapporto col pubblico. Vorrei pubblicare sotto pseudonimo. Ma sono sicuro che, per le mie concezioni del mondo, dell’uomo e della società attuale, in caso di pubblicazione susciterei qualche polemica. Ammesso che qualcuno si accorga che sono arrivato in libreria.

    • Daniele Imperi
      29 marzo 2019 alle 08:01 Rispondi

      La nicchia non è male, dipende poi se un editore vorrà investirci.
      Le polemiche portano vendite, quindi vanno bene ;)

  8. pirkaf76
    29 marzo 2019 alle 17:33 Rispondi

    Vado un po’ OT, ma volevo ringraziarti per avermi fatto scoprire Fratelli Di Sangue che ora voglio assolutamente leggere.

    • Daniele Imperi
      31 marzo 2019 alle 09:53 Rispondi

      A breve me lo compro e leggo anche io ;)

  9. Marco
    24 maggio 2019 alle 14:00 Rispondi

    Basta vedere il libro intervista su Salvini. Pubblicato da altaforte(che non conoscevo come editore) quelli di sinistra gli hanno fatta tanta pubblicità gratis che penso abbia venduto almeno il doppio come minimo! L’idea penso sia quella: se il tuo libro è pomemico (e molto) sul pensiero mainstream vai sicuro che appena lo pubblichi basta che spargi la voce e la macchina del fango si mette in moto, macchina del fango che invece farà marketing!

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2019 alle 14:34 Rispondi

      Neanche io infatti conoscevo quella casa editrice né il libro su Salvini. Fra i libri sulla politica è al 3° posto infatti, su Amazon, anche se dicono che è stato un flop in libreria (ma su dati delle librerie, appunto, non su ebook e vendite online).

      • Marco
        25 maggio 2019 alle 16:32 Rispondi

        Traduzione : per l’ autore è una manna dal cielo perché ci guadagna poco ma sicuro!

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