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Blogging nel 2015: la strategia vincente

Blogging nel 2015Ieri abbiamo parlato dei contenuti da creare nel 2015, con un post ricco di interventi (ben 7!) che hanno spaziato fra copywriting, SEO e social media per scoprire su cosa dobbiamo concentrarci nella creazione di contenuti. I vari professionisti ci hanno dato la loro idea sulla migliore strategia di content marketing per quest’anno e su come ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca.

Nel secondo e ultimo articolo di questa mini serie voglio invece concentrarmi soltanto sul blogging. Che cosa possiamo scrivere ancora? Avremo idee anche per questo 2015?

Sarà ancora utile avere un blog nel 2015?

Sì. Non potrei rispondere diversamente da appassionato di blogging. Per me sarà sempre utile averne uno. Ma per voi? È un discorso che vale per chiunque?

Intanto dobbiamo fare un piccolo distinguo: se parliamo di un’azienda, allora il blog è per me uno strumento potente per la sua comunicazione online, da integrare con i vari social media e le newsletter. Quindi un blog aziendale, per quanto mi riguarda, serve eccome. Così come serve ai liberi professionisti, specialmente se lavorano nei vari settori del web (copywriting, SEO, web marketing, social media).

Per uno scrittore il blog diventa un canale obbligato, oggi, perché funge sia da ponte con i suoi lettori sia da vetrina per le sue pubblicazioni.

Per tutti gli altri, per chi apre un blog per parlare di una sua passione o per chi lo apre come pura valvola di sfogo, c’è ben poco da dire: apritelo e basta, se vi fa stare bene, se vi dà modo di trovare contatti.

In un mondo di persone che usano internet come spettatori o per pubblicare solo scemenze sui social media, chi ha un blog fa la differenza. Chi ha un blog sta costruendo il web.

Calendario editoriale: un elemento di vitale importanza

Sapete perché Penna blu è l’unico blog che non ho ancora chiuso e che, finora, è durato più degli altri 20 che ho aperto? Perché a partire da questo blog ho creato un calendario editoriale.

In realtà è ancora aperto anche per altri motivi, ma avere un calendario mi ha permesso prima di tutto di responsabilizzarmi: non ho più pubblicato quando ne avevo voglia, ma rispettando delle date precise. E far sapere a tutti che Penna blu usciva in quelle date è stato uno stimolo a scrivere, anche quando pensavo di non avere idee.

Il calendario editoriale non vi salva la vita, non vi toglie dai guai se non avete idee. Non è un calendario magico. Ma in un certo senso sì. A me spesso ha dato delle idee. Vediamo come.

Il segreto dell’archivio

Io ho due calendari editoriali: quello del passato e quello del futuro. Sull’ultimo segno i post che devo scrivere, anche se da tempo è elastico, nel senso che se non mi sta bene un’idea, la sposto o la cancello e se arriva un guest post, ha la priorità sugli altri articoli.

Il calendario editoriale del passato è l’archivio dei post pubblicati. E quell’archivio è per me una grande risorsa di idee. La settimana di Natale ho riletto i titoli dei post usciti nei primi 8 mesi del 2014 e sono nate oltre 20 idee per futuri articoli. E, male che vada, posso sempre consultare il forziere delle idee: là ne ho elencate ben 154.

Blogging nel 2015: cosa scrivere, ora?

È davvero già stato scritto tutto? Qualche volta me lo chiedo, eppure continuo a scrivere e continuo a leggere altri blog. Allora, mi dico, forse non tutto è stato scritto, forse basta cambiare punto di vista, guardarsi meglio dentro, guardare meglio anche fuori, uscire dagli schemi. Osare di più.

Perché credo che uno degli ostacoli più grandi nel blogging siamo noi stessi, sia qualcosa che ci frena a scrivere quello che vorremmo scrivere più di qualsiasi altra cosa, ma che per motivi di timidezza o paura ancora non scriviamo.

Memento audere semper, cantava D’Annunzio. Con l’accento sul semper.

Contenuti visuali vs. contenuti testuali

Oggi si parla molto di contenuti visuali – se non li chiamo visual, capite lo stesso, vero? – come se fossero una manna dal cielo. Ora voglio dire cosa penso di questi contenuti. A me in genere non piacciono, su me non fanno presa, ma io non faccio testo, ok.

Io non guardo video, mi annoiano, a meno che non sia un film. Non leggo slide, le trovo anormali, preferisco un buon articolo. Non amo più neanche le infografiche, non mi resta nulla di quella colonna alta due chilometri. Non sopporto i post pieni di immagini, perché appesantiscono la pagina e non mi danno nulla in più.

Ma tutti ormai dicono di puntare sui contenuti visuali. Ok, ma abbiamo fatto i conti su cosa significhi realmente contenuto visuale? Quanto costa a un’azienda creare un buon video? E farsi disegnare un’infografica? E farsi creare un gruppo di 50 slide? Quante aziende possono spendere tutti quei soldi? Gente, un articolo costa meno (non 3 euro come vogliono pagare gli spilorci, ma comunque neanche centinaia come potrebbe costare un ottimo contenuto visuale).

Il problema, forse, è che oggi la gente legge poco e in rete, specialmente sui social, occorre una comunicazione più immediata e diretta. Ok, sui social posso capirlo. Ma quando apro un blog, voglio leggermi un bel post che mi cambi in meglio.

Questo è il mio pensiero, sia chiaro, e lascia il tempo che trova. Dite pure nei commenti cosa pensate di questi contenuti visuali e se li preferite ai testuali.

Aggiungo un’altra cosa: si posiziona meglio un post approfondito su un argomento X o un’immagine? O un video?

Storytelling, o la narratività nel blogging

Forse a qualcuno ancora sfugge, ma la narrazione è la forma più naturale e umana di comunicazione. L’uomo racconta e lo fa sempre, ogni giorno. Noi raccontiamo fin da bambini. Narrare ci viene quindi spontaneo, ci appare logico, semplice.

Allora c’è da chiedersi perché nel blogging questa forma comunicativa non sia utilizzata più spesso e meglio. Adesso viene chiamato storytelling e gli si attribuisce valori e funzioni che vanno ben oltre il semplice racconto.

Se usiamo un articolo per parlare di un nostro problema o di un nostro successo, anche quello è storytelling. Il blogger si racconta, è l’eroe della sua storia, compie un viaggio e ne descrive le sensazioni.

Perfezionare il guest blogging

Avevo già parlato del problema dei guest post, entrati sotto il mirino di Google per colpa di chi li usava per scrivere testi inutili al solo scopo di prendere un link. Scegliere quali guest post pubblicare è importante, perché è il vostro blog e non potete fare una brutta figura coi lettori.

Nel 2015 vorrei che la pratica di guest blogging sia perfezionata. Non migliorata, intendo proprio perfezionata. Portata a un livello qualitativo mai visto. E inizierò a farlo proprio io, che ho proposto quest’idea.

Se devo scrivere un guest post per un blog, allora sarà monumentale – aggettivo che mi piace usare spesso, indicando post molto approfonditi. Altrimenti non ha senso. Un post semplice e di poca sostanza si può leggere ovunque. Il guest blogger non deve scrivere un post. Deve stupire con il suo guest post. Stupire i lettori e il blogger che lo ospita.

Post partecipativi

Perché un blog è anche una chiacchierata fra amici. Lo abbiamo visto ieri, quando eravamo in 8 a parlare. A me piace invitare altri blogger a dire la loro in brevi interventi nell’articolo. Così come è bello scrivere post a più mani, come ho fatto in passato e vorrei rifare.

Perché è utile creare articoli partecipativi? Sono contenuti veramente originali, proprio perché nascono da più voci. Sono espressione pura di collaborazione fra blogger. Possono far nascere discussioni più interessanti e articolate.

Eliminare la zavorra

Sì, nel blog c’è anche la zavorra, proprio come su una nave. Articoli che non hanno seguito non vanno replicati. Tempo fa ho parlato di alcuni tipi di post che ho smesso di pubblicare: ebbene, quella era zavorra. Erano post che non ricevevano commenti né condivisioni e a lungo andare – troppo tardi! – mi sono deciso a non pubblicarli più.

Non possiamo sapere in anticipo se un post piacerà o meno. Ma possiamo capire dai commenti e dalle letture se quel post – e quindi quella tipologia di post – è gradito dai lettori oppure no.

Tu sei la migliore strategia per il tuo blog

Il blog è dentro di noi. Secondo me la strategia più funzionale per creare post in un blog risiede proprio dentro di noi. Se riuscissimo a vivere il blog come una vera estensione della nostra persona nella blogosfera, allora non avremmo mai problemi per creare contenuti.

Il blog siamo noi. Noi siamo ciò che scriviamo. A prescindere dall’argomento del blog, è dentro noi stessi che dobbiamo guardare per creare contenuti veramente unici, non affidarci completamente nelle mani di strumenti automatizzati.

Blogging nel 2015: cosa scriverete, ora?

Avete già pianificato una strategia per questo nuovo anno? Che volete offrire ai vostri lettori?

29 Commenti

  1. Banshee Miller
    8 gennaio 2015 alle 08:52 Rispondi

    Ieri mi consigliavi di provare a parlare di una mia visione personale sulla scrittura, di come risolvo io i problemi comuni, delle mie tematiche. Ma a chi potrebbe interessare? Non sarebbe un blog leggermente narcisistico? Qui sopra scrivi di osare di più, di scrivere veramente quello che vogliamo, ma di nuovo, a chi interessa? Forse questo va bene per il blog del tipo “sfogo personale”, ma è poco più che un diario. Tu hai delle competenze. Sono le competenze che nutrono il tuo blog. Senza sufficienti competenze, non credo si possa essere all’altezza. Crearsele? Forse. Ma se il discorso “scrivi di ciò che sai” funziona alla grande in narrativa, anzi, è l’obbligo per farne di buona, nel blogging funziona meno, perché se io so cuocere il pane alla grande, non potrò aprire un blog per farmi conoscere come scrittore, al massimo come panettiere.
    Troppo pessimista?

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:04 Rispondi

      Se la metti così, allora ogni blogger dovrebbe porsi quella domanda: a chi interessa il mio blog? Sta a te fare in modo di scrivere cose che possano interessare, ma finché non ci provi, non potrai mai averne la certezza.
      Un blog non deve solo elargire consigli, ma anche spingere alla riflessione.

  2. LiveALive
    8 gennaio 2015 alle 09:40 Rispondi

    I contenuti grafici mi piacciono, mi sembrano far scorrere il post meglio. Neppure io però li uso; ma forse in futuro lo farò. In fondo, è un po’ come il bambino che apre il libro e poi dice deluso: ma non ci sono le figure! XD poi si cresce, ma il libro illustrato da Gustave Dorè continua a far piacere a tutti, credo.

    Ieri aspettando il treno ho fatto un giro in libreria. Ho trovato un libro che definiva la nostra l’era dello storytelling. …effettivamente ho notato che molti saggi stanno prendendo una impostazione narrativa. E anche i giornalisti esperti stanno consigliando di passare dalla struttura classica a quella narrativa.

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:06 Rispondi

      Ti rircordi il titolo di quel libro?
      Riguardo ai contenuti grafici, secondo me devono avere uno scopo preciso, altrimenti non servono a nulla.

      • LiveALive
        8 gennaio 2015 alle 14:10 Rispondi

        Proprio no, ma domani torno nella libreria e controllo…

  3. Francesco Magnani
    8 gennaio 2015 alle 10:04 Rispondi

    Sinceramente, ancora nessuna strategia, fino ad ora sono sempre riuscito a pubblicare il mio post settimanale. Sto però pensando di pianificare un po’ il tutto, continuerò a scrivere traendo ispirazione dai vecchi post e sperimentando.

    Oltre alle varie tipologie di articoli sto pensando di mettere a disposizione del lettore delle risorse scaricabili gratuitamente.

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:07 Rispondi

      Le risorse gratuite danno valore al blog, ottima pensata.

  4. sabrina
    8 gennaio 2015 alle 10:46 Rispondi

    “In un mondo di persone che usano internet come spettatori o per pubblicare solo scemenze sui social media, chi ha un blog fa la differenza. Chi ha un blog sta costruendo il web.”
    Bellissimo e profondo, vorrei diventasse un motto!

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:09 Rispondi

      Grazie Sabrina :)

      • Ryo
        13 gennaio 2015 alle 10:51 Rispondi

        Mi associo alla lode per “Chi ha un blog sta costruendo il web” :-)

  5. tinas48
    8 gennaio 2015 alle 11:29 Rispondi

    Bella l’idea del calendario editoriale del passato. Auguri di buon anno!

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:10 Rispondi

      Grazie Tina e auguri anche a te.
      Proverai anche tu col calendario del passato?

  6. Marina
    8 gennaio 2015 alle 12:54 Rispondi

    Come scritto già in un precedente intervento, io ho delle idee che vorrei, anzi no, che vorrò mettere per iscritto, ma sto ancora affinando due capacità che non mi riconosco del tutto: quella di osare (di cui anche tu parli) e quella, importantissima, di calendarizzare l’attività. Approfitto per anticiparti che penso di scrivere un post che parli delle tre parole per l’anno nuovo (suggerito in un tuo articolo di inizio anno) e una di esse è appunto il coraggio: di spingermi oltre i miei abituali confini, di dare maggiore forza a ciò che scrivo. Per il resto, mi viene ancora molto difficile dare una cadenza agli articoli che vorrei condividere sul blog: il tempo, il tempo mi è nemico ed è per questo che devo imparare anche ad avere più costanza (toh, un’altra delle tre parole!).
    Posso chiedere a te o a qualche altro tuo lettore di darmi una spiegazione – come si dice dalle mie parti “alla femminina” – di due concetti che non riesco bene ad afferrare nonostante le spiegazioni lette, le definizioni e quant’altro cercato in rete?
    Cos’è esattamente lo storytelling? E cos’è esattamente il SEO?
    Grazie :)

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:25 Rispondi

      Osare è sempre importante, specialmente nel blogging, perché ti fa scoprire se la novità funziona o no.

      SEO è l’abbreviazione di Search Engine Optimization,quindi ottimizzazione delle pagine web per i motori di ricerca. Google e gli altri motori non leggono quello che leggiamo noi, ma il codice HTML della pagina (prova a digitare ora Ctrl+U e vedrai il codice della pagina). E soprattutto non leggono come leggiamo noi, quindi si tratta di rispettare alcune regole per far capire al motore di ricerca di che cosa parliamo nella pagina. Ho comunque in programma un post sulla SEO per blogger principiani.

      Il discorso sullo storytelling è più complesso, invece, perché se ne parla sempre nel contesto aziendale Puoi leggere questi due miei post, uno sugli usi degli storytelling e uno sugli elementi dello storytelling.

      In breve per le aziende significa creare una storia che emozioni il pubblico, in cui sia presente uno dei prodotti dell’azienda, ma facendo in modo che non diventi uno spot pubblicitario. Nei due post potrai vedere due video ben fatti.

      Nel blogging io intendo lo storytelling come un raccontare le proprie esperienze, le proprie paure, raccontare proprio se stessi nell’ambito dei temi che trattiamo nel blog.

      • Marina
        8 gennaio 2015 alle 19:34 Rispondi

        Grazie Daniele per le delucidazioni molto esaurienti , soprattutto sullo storytelling: ho visionato i link che mi hai suggerito e poi ho trovato molto illuminante Robin Good a riguardo.
        Adesso aspetto l’approfondimento sul SEO che hai messo in conto per i blogger di primo pelo :)

  7. animadicarta
    8 gennaio 2015 alle 13:50 Rispondi

    Credo che quella che hai chiamato la “narratività nel blogging” possa fare davvero la differenza in una rete stracolma di blog e quando si ha l’impressione (ma non è così) che tutto sia stato già detto. Lo storytelling potrebbe dare un valore aggiunto a un argomento e rendere più piacevole la lettura.
    Anche l’idea dei post a più voci è interessante, anzi stavo pensando in questo periodo a come scrivere un post “a quattro mani”, chiedendomi però come lo si possa gestire in pratica. Mi piacerebbe che tu approfondissi l’argomento. Mi sembra di ricordare che ne avevi parlato tempo fa, ma non sono riuscita a ritrovare il post, o forse mi ricordo male.

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 14:30 Rispondi

      Hai ragione sullo storytelling e vorrei ritornare a fondo su questo argomento. Vediamo cosa riesco a inventarmi :)
      Ecco qui il post: http://pennablu.it/scrivere-post-piu-mani/
      Lì troverai 3 esempi, uno dei quali poi è l’intervista collettiva che ho pubblicato ieri. Su come gestirlo, dipende da come vuoi strutturare il post a più mani.

  8. Giuseppe Vitale
    8 gennaio 2015 alle 18:23 Rispondi

    “Il blog siamo noi. Noi siamo ciò che scriviamo”. Dici bene caro Daniele. Il blog è per i blogger il loro stesso mestiere. Per gli artisti in particolare è il loro stesso palcoscenico. Si tratta, in fondo, del mezzo stesso attraverso cui fare auto-distribuzione. Come faceva, ad esempio, Beppe Grillo prima del suo impegno politico. Quest’ultimo, si può dire, è stato una vocazione nata post dopo post, in questo caso. Oggi chi pensa a Beppe non può che pensare al suo blog. C’è stato un rapporto di simbiosi. Per molti attori, cabarettisti, comici è stato un modello. Un blog può essere la stessa casa dell’artista dove può ospitare i suoi fan, i suoi spettatori, dar loro voce, assumerli quali “prosumer”, come accade sempre più nelle realtà social. A patto che si metta da parte il proprio ego e si accettino le narrazioni condivise. Tale strategia, infatti, non è detto che debbano adottarla solo Youtube e Facebook. Ricordo, in tal proposito, nel mio piccolo un esperimento che feci con Ning per conto di un candidato alle elezioni in cui online la campagna elettorale la fecero gli iscritti stessi alla micro-community. Per il futuro sogno un blog aperto, in cui a qualsiasi ora del giorno e della notte chi vuole può aprire un suo spazio intorno agli argomenti del blog, interagire, produrre contenuti più o meno estesi, condividerli, intervenire in qualche forma nella stessa produzione artistica a cui sta lavorando l’artista.

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2015 alle 08:06 Rispondi

      Non mi convince l’idea del blog aperto, perché è un rischio, sia per la qualità degli articoli sia per lo spam. Se davvero può entrare chiunque e pubblicare, ti ritroverai presto il blog pieno di tutto.

      • Giuseppe Vitale
        9 gennaio 2015 alle 16:39 Rispondi

        Certo, il pericolo del blog aperto è doppio: rispetto alla qualità e rispetto a tutta la roba che potrebbe finirci dentro. E’ chiaro che non deve entrarci chiunque e pubblicare quel che gli pare. Occorrono dei filtri da una parte e una policy dall’altra. Così come già avviene nelle community.

  9. Salvatore
    8 gennaio 2015 alle 21:46 Rispondi

    La strategia c’è, sia con nuovi contenuti, sia concentrando la narrazione su di me e sul mio modo di esprimermi. Ti dirò di più, anche se il blog non desse frutti, e con frutti intendo commenti, scriverei lo stesso, perché mi piace farlo. Adesso capisco meglio quello che dicevi solo un anno fa, parlando di come ti venga più facile scrivere un post che un racconto. In un certo senso, se si supera la titubanza iniziale, scrivere post è un po’ come esprimere la propria opinione su un argomento. Una cosa che più o meno fanno tutti, in tutto il mondo. Una sorta di confessionale virtuale aperto a tutti.

    • Daniele Imperi
      9 gennaio 2015 alle 08:08 Rispondi

      Sì, intendevo proprio quello: in un racconto stai inventando tutto di sana pianta, anche se hai la trama e hai creato la tua scaletta, quando scrivi stai di fatto inventando tutto, ogni singola parola. In un post no, perché esprimi le tue opinioni. In un post tecnico è lo stesso, perché stai mettendo per iscritto qualcosa che fa parte comunque di te, che conosci benissimo, che hai fatto centinaia di volte, quindi è veloce e semplice anche il post tecnico.

  10. silvia comerio
    15 gennaio 2015 alle 20:34 Rispondi

    Condivido tutto, in particolare le considerazioni sugli aspetti visuali. Anch’io nei blog cerco approfondimento, riflessone e…tante parole! Un bel layout, video e infografiche possono renderli più accoglienti,certo….ma non sono loro a farmi tornare. Penso che aprire un blog sia – al di là degli obiettivi che ci si pone – un bellissimo percorso di crescita personale e una sfida entusiasmante :)

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2015 alle 08:15 Rispondi

      Ciao Silvia e benvenuta nel blog.
      Mi fa piacere che non sia l’unico a pensarla così riguardo ai contenuti visuali :)
      Anche a me può piacere un’immagine – come ho scritto, solo raramente vedo filmati online – ma le parole emozionano di più e sono quelle a far tornare anche me. Forse tornerò su questo tema.

  11. Paola
    17 gennaio 2015 alle 11:16 Rispondi

    I contenuti visuali a mio avviso possono essere utili per veicolare un messaggio spot d’effetto, per approfondimenti preferisco invece un bell’articolo scritto in modo semplice e diretto, anche breve, ma chiaro. Anche le infografiche non sono male, ne ho create anch’io per puro entusiasmo personale, però ritengo che debbano comunque accompagnare un articolo che approfondisca quanto sintetizzato nell’infografica. Purtroppo temo che contenuti visuali e infografiche siano la conseguenza di un pubblico che non ha più voglia di leggere e approfondire perché oggi tutti vivono di apparenza dove a vincere è la mediocrità.

    • Daniele Imperi
      17 gennaio 2015 alle 13:03 Rispondi

      Il problema anche secondo me sta nella eccessiva sintesi del contenuto testuale. Può aiutare un post, ma non sostituirlo.
      Hai ragione sul fatto che i lettori sono più pigri. Penso che sui social sia preferibile una strategia di contenuti visuali, perché i social vogliono una certa immediatezza del messaggio, ma nei blog deve prevalere il testo.

  12. Claudia
    18 gennaio 2015 alle 13:35 Rispondi

    Dal mio blog ho resettato tutto per ricomciare, ma credo sia una battaglia persa in partenza.
    Un blogger ha una mente che sforna idee alla velocità della luce. Io mi focalizzo su una cosa per volta, la porto avanti e la finisco (quasi sempre).Solo dopo ne comincio un’altra. È un mondo dinamico, molto dinamico… troppo, se non riesci a stargli dietro è la fine.
    Per come la vedo io se non sei del mestiere meglio lasciar perdere, mettere in campo idee prive di una propria anima non fa altro che aggiungere spazzatura a quella che già circola in rete. ;)

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2015 alle 15:43 Rispondi

      Sì, è vero che come blogger deve avere idee in continuazione, ma è anche vero che prima di tutto deve piacerti parlare di certi temi. Martedì parlo in un certo senso proprio di questo.
      Qual era il tuo blog?

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