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Scrivere non è solo questione di volontà

Scrivere nel 2013

Esistono tanti motivi per non riuscire a scrivere e tu, come scrittore, ne avrai parecchi. Molti sostengono che scrivere – come fare qualsiasi cosa – sia una pura questione di volontà. In realtà la situazione è più complessa di quel che sembra. La volontà ha bisogno comunque di stimoli e il soggetto ha bisogno soprattutto di conoscere e riconoscere i propri errori.

Il capitolo di oggi del programma Scrivere nel 2013 si basa su 3 livelli:

  1. conoscenza: saper riconoscere la propria condizione di scrittore, quella sbagliata ovviamente;
  2. azione: agire per migliorarla e riparare agli errori commessi;
  3. risorse: strumenti che lo scrittore deve impugnare per scrivere.

#1 – Conoscenza

Sul tempio di Apollo a Delfi è inciso:

ΓΝΩΘΙ ΣΑΥΤΟΝ

Conosci te stesso.

In questo caso significa che devi conoscere due tue caratteristiche come scrittore:

  1. apatia;
  2. pigrizia.

L’attesa è paralisi

AJ ha scritto:

L’ovvio problema dell’attesa. Paralisi. Il nulla che giunge col non fare.

Questo è un grande problema per chi scrive: quello dell’attesa. Tu, scrittore, aspetti che accada qualcosa, senza però innescare meccanismi che possano cambiare il tuo status. Scrivi ma senza una meta. Scrivi nell’attesa che un giorno pubblicherai, ma il tuo scrivere è paralisi, perché non stai pubblicando nulla.

E quel nulla è ciò che ottieni come scrittore: scrivi e non agisci e speri che succeda qualcosa, vivi ogni giorno nella tua speranza di scrittore affermato, ma è solo il nulla a tenerti compagnia.

Leggi ogni giorno, però. Libri. Pubblicati da altri.

E i tuoi quando saranno letti?

Se continui così, mai.

Tempus fugit

Conosci questa locuzione latina? Significa semplicemente “il tempo fugge”. È da ricollegare all’attesa che genera paralisi. Come scrittore sei convinto di avere a disposizione tutto il tempo del mondo, ma nessuno ha a disposizione tutto il tempo del mondo.

Se non scrivi oggi il tuo romanzo, non potrai mandarlo domani a un editore, che non potrà risponderti dopodomani né iniziare l’editing fra 3 giorni, né finirlo fra 4, né impaginare il manoscritto fra 5, né mandarlo in stampa fra 6 né pubblicarlo fra 7.

E considerando che questa settimana è come quella biblica sulla creazione del mondo – ogni giorno corrisponde a diversi mesi – quando uscirà il tuo romanzo?

  • 12 mesi per scriverlo e revisionarlo
  • 6 mesi per la risposta dell’editore
  • 3 mesi di editing
  • 1 mese per l’impaginazione
  • 1 mese per la stampa
  • totale: 23 mesi, quasi due anni a partire da ora.

Sono ovviamente numeri scritti quasi a caso, a essere ottimisti cioè. Ma pur essendo ottimisti, considera che ogni giorno di ritardo sull’inizio del tuo romanzo ti fa slittare la sua probabile e ipotetica uscita a due anni dopo.

E gli anni passano.

Tempus fugit.

#2 – Azione

Virgilio ha scritto:

Audentes Fortuna iuvat.

La fortuna aiuta gli audaci. Audace è chi agisce e tu hai bisogno di agire. Capire quali sono le tue mete, scoprire perché non riesci a raggiungerle e fare in modo di raggiungerle.

Tre punti chiavi da tenere a mente e su cui lavorare:

  1. traguardi;
  2. errori;
  3. risoluzioni.

Stabilisci i tuoi traguardi

Vuoi vedere un tuo romanzo pubblicato? Questo è un tuo traguardo. Vuoi vederlo finito, soltanto da rileggere? Altro traguardo. Tutta la scrittura è fatta di traguardi – di questo parleremo più dettagliatamente in un altro capitolo del programma.

Una delle azioni da compiere è individuare i traguardi che vuoi raggiungere.

I miei traguardi

  1. Voglio finire il mio romanzo pseudo-fantasy. Voglio vederlo pubblicato. Voglio che venga letto.
  2. Voglio pubblicare dei racconti su Amazon e su altre piattaforme online. Voglio che siano revisionati da un editor prima della pubblicazione.

Analizza le scuse per non raggiungerli

Se non hai ancora raggiunto una delle tue mete, significa soltanto una cosa: hai accampato delle scuse per non lavorare. Scuse che tengono, scuse banali, scuse infantili anche, ma scuse.

Fai un elenco di tutte queste scuse: sono ostacoli al completamento dei tuoi fini.

Le mie scuse

  1. Per finire il romanzo, devo scriverlo e so che supererà le 400 pagine. Per scrivere queste pagine devo prima finire la trama, studiare la documentazione, terminare le schede dei personaggi. Tutto questo richiede tempo. Tanto. La scusa per non continuare a lavorare è sia il tempo sia il timore che non interesserà a nessun editore.
  2. Per autopubblicare quei racconti – per ora 2 come esperimento – devo finire di scriverli – uno è fermo all’idea – e contattare un editor per parlargli del mio progetto. La scusa per non andare avanti con questo esperimento è che non so se l’editor accetterà il lavoro, se poi lo riterrà valido. Altra scusa è trovare le varie piattaforme su cui pubblicare e questo richiede tempo.

Le mie scuse principali sono tutte collegate al tempo: ce ne vuole tanto.

Escogita come azzerare le scuse

Le scuse, come abbiamo visto, sono ostacoli al raggiungimento dei tuoi traguardi. E sono ostacoli potenti, tanto che il rischio è che avranno sempre la meglio su di te.

Gli ostacoli non vanno aggirati. Né scavalcati. Né ignorati.

Gli ostacoli vanno abbattuti.

Le scuse vanno azzerate.

Le mie risoluzioni

  1. Romanzo: la scusa è il tempo, principalmente. Ma sappiamo che più tempo lascio passare prima di iniziare a lavorare sul serio al romanzo e più la sua pubblicazione slitta di (almeno) due anni. E i miei anni vanno avanti. Pensiero macabro: non so quanto ancora camperò e, secondo me, questa è una considerazione da fare – che faccio io, ché sono macabro e per nulla superstizioso, ma non fatela pure voi. Come abbattere questo ostacolo: con le sue stesse armi, il tempo. Azzero il tempo, azzero la scusa, creando un programma di lavoro che mi porti a finire il mio romanzo in modo sistematico e ordinato. Di questo, come accennato, parlerò più avanti.
  2. Racconti: anche qui c’è la scusa del tempo, oltre a una serie di passaggi differenti dalla pubblicazione del romanzo. Devo scrivere a un editor, attendere la sua risposta, se positiva lavorare al racconto e poi all’editing. Quindi cercare le piattaforme, acquistare gli ISBN e lavorare a tutto ciò che comporta il self-publishing. La risoluzione, anche in questo caso, è creare un programma di lavoro. Per i 2 racconti si tratta di un elenco di cose da fare che mi porterà a cancellarne i vari punti man mano che procedo. È così che potrò in breve tempo – minore di quello che mi occorre non lavorando – riuscire a pubblicarli.

Le tue azioni

Il primo esercizio di oggi consiste nell’agire. Metti per iscritto i tuoi traguardi, analizza ed elenca le scuse che ti impediscono di portarli a termine e trova le risoluzioni per azzerarle. Scrivi un post su queste tue azioni e lascia pure il link nei commenti.

#3 – Risorse

Lao Tzu ha detto:

Un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa.

Uno scrittore vincente è colui che riesce a trovare sempre la strada verso il suo successo e successo significa portare a termine i suoi lavori, i suoi sogni. Uno scrittore perdente è colui che trova sempre scuse per non finire il suo romanzo, per non scrivere un’opera.

Lo scrittore vincente è chi sa riconoscere le risorse che possiede per scrivere. È chi usa quelle risorse e va avanti.

Tu che scrittore sei? Vincente o perdente?

Nella scrittura non c’è democrazia

O comandi tu – e allora scrivi – o comandano le scuse – e allora perdi tempo. Devi scegliere chi comanda nella tua vita di scrittore. Ma se perdi tempo non sei uno scrittore, sei solo uno che scribacchia ogni tanto con la speranza di arrivare là dove non arriverà mai, perché scribacchiando non si va da nessuna parte, è scrivendo che si raggiungono le mete.

  1. Abbraccia il sistema: se finora sono state le scuse ad avere la meglio sulla tua scrittura, è venuto il momento di prendere il sopravvento. Trova il sistema per sopraffare le scuse. Una scusa è segno di debolezza. Una scusa uccide i tuoi sogni. Una scusa ti rende inferiore agli altri. È questo che vuoi?
  2. Rivoluziona il tuo essere: ciò che sei stato finora non ha funzionato, è quindi ora di rivoluzionare il proprio modo di scrivere e di vedere la scrittura, soprattutto. Sarà dura, ma nessuna rivoluzione è mai stata indolore.
  3. Promulga le tue leggi: se non vuoi che siano le scuse a comandare sulla tua vita di scrittore, allora devi impugnare lo scettro e dettare legge. Leggi a cui dovrai obbedire, perché anche chi comanda deve rispettare la legge. Quelle leggi porteranno la tua scrittura a livelli che adesso non riesci a immaginare.

Le armi a disposizione per scrivere

Per vincere servono armi. La vittoria è una continua battaglia che vede lo scrittore sempre in prima linea. Ma non è solo. Con lui ha le armi giuste per combattere.

  • Forza di volontà: non volontà, ma forza di volontà. Il potere di andare oltre la noia, oltre la depressione dell’opera incompiuta, oltre la malinconia della pubblicazione non avuta. La forza di volontà ti permette di concentrarti sul tuo romanzo e farne la tua ragione di vita.
  • Abitudine: come respiri e mangi, così devi scrivere. La scrittura deve diventare un’azione meccanica da compiere ogni giorno. C’è chi fuma per abitudine e rovina la salute sua e degli altri e c’è chi scrive per abitudine e migliora la salute sua e degli altri.
  • Decisione: è la qualità che ti permette di cambiare. È la qualità che ti fa compiere una scelta: quella giusta, quella di scrivere e di completare il tuo romanzo.
  • Consapevolezza: ne ho accennato prima, sul tempo che fugge e non ritorna, e anche più avanti, col pensiero macabro sulla non-eternità della propria esistenza. Sei consapevole che non hai tutto il tempo che vuoi?

Scrittore vincente?

E tu che scrittore sei?

Puoi scriverlo nei commenti o puoi scrivere un post nel tuo blog in cui analizzi il tuo passato sbagliato di scrittore e come puoi migliorare il tuo futuro con le armi a disposizione per scrivere.

Buon lavoro.

30 Commenti

  1. KINGO
    14 febbraio 2013 alle 11:12 Rispondi

    Sembra un trattato di filosofia del lavoro!
    Queste considerazioni sono applicabili a qualsiasi cosa, non solo alla scrittura.
    Io personalmente mi trovo in una via di mezzo fra le due situazioni che hai ipotizzato: ho scritto un romanzo pseudo-fantasy di 400 pagine, ma voglio autopubblicarmi.
    I miei tempi per ora sono perfetti:
    Ho impiegato 12 mesi esatti per la stesura (è appena terminata), sto procedendo alla valutazione delle piattaforme online per la distribuzione, ho trovato una persona che ha esperienza nell’impaginazione e mi darà una mano, e inoltre sto cercando di effettuare una buona correzione che mi aiuti ad adattare il testo ai gusti del pubblico senza servirmi di un editor, facendo un’analisi dettagliata degli stili narrativi dei romanzi di genere simile al mio.

    Insomma, sono a buon punto. Eppure le scuse e le paure restano tantissime, se dovessi elencarle tutte non saprei da dove iniziare!

    Inoltre c’è una cosa a cui in questo post, a mio avviso, non viene data la giusta importanza: le distrazioni. Ad esempio io sono un appassionato di politica, e negli ultimi due mesi ho preso inevitabilmente ad utilizzare il tempo libero per scrivere riguardo alla campagna elettorale, rallentando di fatto la “corsa alla pubblicazione” del mio romanzo. Non so se in fondo anche questa è una scusa, devo rifletterci a fondo…

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2013 alle 13:12 Rispondi

      Grazie Kingo, sì, penso che si possa adattare ad altri campi il post.
      Auguri per il tuo progetto.
      Le distrazioni sono terribili, hai ragione.

  2. temistocle
    14 febbraio 2013 alle 12:03 Rispondi

    con me puoi camminare come su un campo appena arato: vai sul morbido! ho tutti i difetti di cui parli e trovo tutte le scuse che hai citate! quindi la cosa migliore alla fine e non mettermici per nulla, tanto so che non arriverò a niente! insoma: mi hai demolito, ma con stile!

  3. Giuliana
    14 febbraio 2013 alle 14:13 Rispondi

    Mi piace molto questo articolo, realistico e grintoso al punto giusto :D

    Io alcuni dei difetti elencati senza dubbio li ho, inutile negare. Sono (purtroppo) figlia dell’incostanza e della pigrizia, e spesso questi due vizi cercano di prendere il sopravvento sulla mia scrittura. Per fortuna sono anche molto caparbia e organizzata, e queste due virtù combattono strenuamente contro i miei difetti, per cercare di riportare la situazione a loro favore. A volte ci riescono, altre no. E’ una lotta continua: pigrizia, caparbia; ambizione, paura; autostima, insicurezza; incostanza, determinazione; pessimismo, passione. Mi capita di chiedermi se io abbia una doppia personalità, ma forse – come tanti, come tutti? – sono solo figlia delle umane contraddizioni.

    Ragionando con lucidità, ammetto che quello che mi blocca e rallenta al momento (e non poco) è il lavoro di documentazione. Massiccio, imponente. Spaventoso. Vorrei aggirarlo con leggerezza tuffandomi subito nel piacere puro della scrittura, ma non si può. E questo mi pesa come un macigno :(

    C’è da dire che però la scrittura, nel bene e nel male, ha il grande pregio di riuscire a portarti dentro te stesso, mettendo dolorosamente a nudo la tua anima. E’ una sensazione intensa, e una delle più vere che si possa provare. Scrivere è spogliarsi dell’involucro per lasciare scorrere sul foglio il proprio cuore. E non è poco, e non sempre è facile…

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2013 alle 14:16 Rispondi

      Grazie, Giuliana :)
      la documentazione è necessaria, ma capisco che sia dura, perché in fondo è come studiare.

  4. Lapo Ferrarese
    14 febbraio 2013 alle 18:46 Rispondi

    La penso esattamente come te. Soprattutto sul “tempo che fugge e non ritorna, e anche più avanti, col pensiero macabro sulla non-eternità della propria esistenza. Sei consapevole che non hai tutto il tempo che vuoi?”. Ogni giorno passato a non scrivere, mi pare a volte un giorno “sprecato” :-) Anche solo 10 righe a giorno, ma l’importante è andare avanti e perseguire i propri scopi… Ciao.

  5. Maria Grazia
    14 febbraio 2013 alle 19:25 Rispondi

    mamma mia, Daniele, questo post l’hai scritto per me! mi sono sentita proprio presa per la collottola, messa al muro, rinchiusa nello sgabuzzino..e costretta a darti pienamente ragione. Grazie per i rimproveri, mi metto subito a fare i compiti.

  6. franco zoccheddu
    15 febbraio 2013 alle 20:57 Rispondi

    Io sono uno scrittore molto paziente, dal momento che il mio romanzo sta per compiere i dieci anni di gestazione. Ho smesso di preoccuparmene ultimamente, e sebbene concordi con quasi tutta la tua visione del problema “scrivere”. Il mio libro nascerà, questo è certo: troverà il modo perchè è qualcosa di incontenibile e incontrollabile come i sogni.

  7. Sara Durantini
    16 febbraio 2013 alle 16:33 Rispondi

    Scrivere non è solo una questione di volontà. Ben detto. E’ anche impegno, costanza, pianificazione, meraviglia, scoperta. Soprattutto pianificazione e progetto. E’ qualcosa in continuo divenire. Unire passioni che pretendono la solitudine con la vita è difficile. Lo scrivevo in un commento ad un tuo post qualche settimana fa, le responsabilità fanno capire che strada abbiamo scelto e io ho scelto di avere una famiglia e un lavoro (se possibile anche più di uno). Ho scelto anche di non rinunciare a quello che sono e io mi sento di essere soprattutto ciò che faccio a partire dalle letture e da ciò che scrivo. Mi impegno, studio, riesco a raggiungere degli obiettivi ma non è sufficiente, perché in cantiere i progetti sono tanti e le ambizioni non mancano e visto che non siamo in un Paese meritocratico mi sa che forse non riuscirò a realizzare tutto ciò che mi sono prefissata. Però almeno ce la metterò tutta e lo farò per me stessa. E per mio figlio. Tutto ciò che faccio, anche ciò che scrivo, servirà a lui, a dargli delle possibilità. Quelle che io non ho potuto avere.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2013 alle 16:47 Rispondi

      Brava, anche il tuo modo di essere è buono e speriamo che porti i suoi frutti :)

  8. Sara Durantini
    16 febbraio 2013 alle 19:41 Rispondi

    Speriamo! :)

  9. Francesca
    17 febbraio 2013 alle 15:03 Rispondi

    Questo post me lo devo stampare in faccia. (Speriamo che ci stia tutto).

  10. Cristiana Tumedei
    20 febbraio 2013 alle 15:39 Rispondi

    Ero convinta di aver commentato questo post. Inizio decisamente a mostrare i primi segni di cedimento! :)
    Beh, ancora una volta una riflessione interessante, che ti vede coinvolto sempre di più in prima persona.
    Ho cercato anch’io di fare qualche riflessione, un po’ contorta magari, ma ci ho provato. Temo che il vacillare sia un movimento che mi tranquillizza, in un certo senso.

  11. Kinsy
    23 febbraio 2013 alle 13:12 Rispondi

    Come al solito i tuoi post de “Scrivere nel 2013” sono come dei spillini che penetrano il mio cuore: più colpiscono il segno e più fanno male.
    Concordo con quanto detto da Giuliana, Franco Zocchddu e Sara Durantini.
    Questo, comunque, è il risultato: http://www.atelierdiscrittura.blogspot.it/2013/02/snobismo-e-ipocrisia.html

  12. Lucia Donati
    23 febbraio 2013 alle 17:57 Rispondi

    Vedo in te buone possibilità di successo. Secondo me sei sulla strada giusta. E ti auguro di vivere più di cent’anni!

  13. Lucia Donati
    23 febbraio 2013 alle 18:00 Rispondi

    Rileggerò questo post più volte: lo trovo illuminante, almeno per me.

  14. Il meglio di Penna Blu – Febbraio 2013
    1 marzo 2013 alle 05:05 Rispondi

    […] Continua a leggere Scrivere non è solo questione di volontà. […]

  15. Romina Tamerici
    2 marzo 2013 alle 01:05 Rispondi

    Sono ancora viva… un po’ in ritardo, ma viva…
    http://tamerici-romina.blogspot.it/2013/03/volere-scrivere.html

    Questo tuo post mi è piaciuto davvero tanto!

  16. Davide Quetti
    1 maggio 2013 alle 16:59 Rispondi

    E ho pure finito gli esercizi!

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