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Come scrivere una proposta editoriale

Come scrivere una proposta editoriale

Quante guide leggiamo online su come proporre un libro a una casa editrice? Certe volte mi domando se siano metodi testati o semplici applicazioni di regole di copywriting e marketing. Forse sì.

La mia idea invece è che si dovrebbe parlare in termini di esperienza e quindi ho deciso di scrivere questo post parlando di come io ho scritto delle proposte editoriali. Il fatto che non tutte abbiano avuto risposta non significa nulla. Anche se seguissimo le guide trovate online, nessuno potrebbe mai assicurarci una risposta.

Quella dipende dal fattore ignoto: la persona che riceverà la nostra email, che agirà secondo il proprio buonsenso, le linee editoriali della casa editrice, la sua educazione, le paturnie del momento.

La mia (breve) esperienza nelle proposte editoriali

Ho iniziato soltanto nel 2012, quando avevo scritto il mio primo libro sul blogging, revisionato e ampliato non so più quante volte in vari anni. Il primo passo è stato selezionare le case editrici a cui inviarlo, quindi editori che pubblicavano libri di informatica.

Qualcuno invia i propri manoscritti a più editori contemporaneamente, ma io ho preferito attendere un paio di mesi e poi passare a un secondo editore. Per fortuna sono poche le case editrici che pubblicano informatica…

Quali passi ho seguito poi?

  1. Leggere la pagina dedicata allʼinvio dei manoscritti: che non sempre è presente. Se cʼè, allora basta seguire le linee guida, spesso molto scarne, si richiedeva a volte il testo completo altre soltanto la sinossi più i primi capitoli, altre ancora non era nemmeno specificato il formato del file.
  2. Inviare allʼemail giusta: di solito nella pagina sui manoscritti cʼè anche un indirizzo email a cui spedire il testo. Ho scartato a priori le case editrici che volevano il manoscritto stampato. Se manca quella pagina, nella pagina Contatti dovrebbe esserci una serie di email coi vari reparti della casa editrice, fra cui anche un “manoscritti@nomecasaeditrice.it”. Altrimenti diventate provetti Holmes per capire a chi inviare i testi.

Che cosa inserire nella proposta editoriale?

Bella domanda. Sì, perché la questione nasce se manca la pagina per i manoscritti, se non ci sono informazioni su quella dei contatti, se fra i contatti non cʼè lʼemail per i manoscritti ma soltanto un indirizzo email generico.

Prima o poi vorrei scrivere un post su come dovrebbe essere realizzato il sito di un editore, ma forse questo blog non è il posto adatto. Torniamo allʼargomento, ora.

Che cosa scrivere e inserire nella nostra proposta editoriale?

Intanto dico che, se non ci sono indicazioni su cosa e come inviare il manoscritto, io preferisco non allegare nulla. Magari sbaglio, ma è meglio sbagliare che disturbare.

9 punti fondamentali da considerare in una proposta editoriale

  1. Salutare, prima di tutto: trovo molto fastidioso quando qualcuno mi contatta senza salutarmi. Cʼè gente che neanche si spreca a introdurre il discorso, ma va subito al punto, come se un mio consiglio fosse dovuto. Per non parlare delle richieste di preventivo ricevute in passato, roba come “sito per la mia azienda” e io dovevo sviscerare da quelle 5 parole che diavolo volesse il cliente.
  2. Poche righe sono sufficienti: la mia ultima proposta editoriale – andata a buon fine – era lunga 68 parole per 442 caratteri. Un editore non può mettersi a leggere un papiro né la biografia monumentale dellʼautore di turno. Non lo farei nemmeno io al suo posto.
  3. Presentarsi brevemente: ho evitato di dire come mi chiamavo, poiché dal mittente era chiaro e anche in firma cʼera il mio nome, ma mi sono comunque presentato dicendo di cosa mi occupavo – nel mio caso era fondamentale perché inerente allʼargomento del libro.
  4. Cenni sul libro proposto: non dobbiamo scrivere la sinossi nella nostra proposta, ma comunque dobbiamo far capire di cosa tratta il nostro libro. In questo caso torna utile la logline (la ricordate?). Io non lʼavevo ancora scritta, ma ho potuto far capire allʼeditore di cosa parlasse il mio libro. 2 o 3 righe sono state sufficienti per descriverlo.
  5. Chiedere è educazione: ho sempre fatto così. Ripeto, magari sbaglierò, ma per il mio carattere agisco in questo modo. Ho chiesto se potevo inviare il mio manoscritto e, se fosse stato possibile, in quali modalità inviarlo. Un editore, anche se vive di libri pubblicati, non è obbligato a ricevere manoscritti. Magari ha il catalogo pieno per i prossimi due anni. Magari non è interessato a quel libro.
  6. Ringraziare è educazione: lo so, sembra scontato ma non lo è. Quanti mi ringraziano quando mi chiedono qualche consiglio via email? Pochissimi, quasi nessuno lo fa. Facciamo quindi buona impressione, anche perché ringraziare è appunto una forma di educazione e rispetto. Come editore io cestinerei email senza presentazioni e ringraziamenti finali.
  7. Salutare è educazione: i classici “cordiali saluti” che scrivo sempre alla fine di unʼemail inviata a persone che non conosco.
  8. Firmarsi è dʼobbligo: anche se dal mittente si capisce, io comunque il mio nome e cognome lo riporto lo stesso. Completa i ringraziamenti e lʼemail.
  9. Non dimenticare la firma completa: che cosa è? E qui andiamo di marketing editoriale. Avete creato tutti una firma personalizzata da inserire automaticamente a fine email, vero? Non voglio indagare… Comunque, per farla breve, io ho inserito nella mia firma nome e url del blog e una sua breve descrizione, i principali social media in cui sono presente, il numero di cellulare e il contatto Skype. E anche il logo del blog, perché fa scena.

Fine del discorso. Questo è il metodo che uso io. È sempre andato a buon fine? Al mio primo libro sul blogging qualcuno ha risposto, dicendomi di non essere interessato, molti non hanno risposto (guarda caso i grossi nomi), uno ha accettato e poi ha detto no (ne avete letto quando ho parlato di come aspettavo risposte dagli editori).

A un altro editore, 40K, ho descritto la mia proposta – chiedeva appunto una descrizione e, se fosse stata accetta, avrebbe dato il via allʼautore – e un paio di volte su 3 ha risposto, anche se negativamente.

Insomma, come potete capire non esiste mai la sicurezza di una risposta quando proponiamo un libro. Che non si riceva se il manoscritto viene rifiutato può essere da un lato comprensibile, anche se due righe richiedono pochi secondi, ma a una semplice proposta credo che rispondere sia buona educazione.

Voi che esperienza avete con le proposte editoriali? Che cosa avete scritto? Quali consigli potete aggiungere?

40 Commenti

  1. Serena
    14 ottobre 2015 alle 07:43 Rispondi

    Bonjour. Esperienza zero, e non credo che ne farò. Non ho la benché minima voglia di fare la trafila di spedire la mia roba in giro. I post su come scrivere la query bla bla di solito li salto a piè pari, il tuo l’ho letto perché seguo te e tutto sommato ho fatto bene.
    Come sempre, educazione e buon senso sono la regola. Merce decisamente scarsa di questi tempi ?

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 13:45 Rispondi

      Non è detto che tu debba per forza fare la trafila. Magari il tuo romanzo viene letto e accettato subito.

      • Serena
        14 ottobre 2015 alle 21:14 Rispondi

        Certo, perché sono la nuova Rowling e aspettano tutti me. MA DAI! :P

        • Daniele Imperi
          15 ottobre 2015 alle 08:35 Rispondi

          Se tutti la pensassero così, non ci sarebbero più autori e gli editori fallirebbero.
          Ma se la pensi così, allora non devi tentare neanche il self-publishing, perché quello che hai scritto vale anche se ti autopubblichi ;)

  2. Michele Scarparo
    14 ottobre 2015 alle 07:52 Rispondi

    Noi ogni venerdì, in una rubrica che si chiama “Acchiappami (se ci riesci)”, discutiamo la proposta editoriale di un autore. Commentiamo le lettere che arrivano e diamo i suggerimenti che a nostro avviso sembrano necessari.
    Marco Amato, venerdì scorso, ha scritto un guest post in cui riassumeva i contenuti che, a suo modo di vedere, un editore si aspetta di trovare in una lettera del genere.
    Naturalmente sono tutti i benvenuti per partecipare: anche se non si desidera spedirla, poi, rimane pur sempre un ottimo esercizio di scrittura – e di pensiero! – che può tornare utile anche per chi pubblica in self.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 13:46 Rispondi

      Interessante la rubrica :)
      Poi mi leggo il post di Marco.

  3. Nuccio
    14 ottobre 2015 alle 08:51 Rispondi

    Se ho tempo più tardi ti narro le mie esperienze in merito. A più tardi.

    • Nuccio
      14 ottobre 2015 alle 17:14 Rispondi

      Dunque, dicevo. Ho iniziato la mia trafila qualche anno prima del 2000. Contattai alcune case editrici. Più che altro per sapere se erano interessate alla mia raccolta di poesie riunite in una silloge. Iniziai dalla mia città. Trovai molta gentilezza, ma mi dicevano che non erano interessati, perché, come sai benissimoi, la poesia “non rende”. Alcune volte c’era anche entusiasmo nel comitato d’esame, però c’era sempre quel maledetto “ma” a rompere gli equilibri. Mi rivolsi a editori del centro e del nord. I falchi piombarono a ripetizione come su di un pollo indifeso.Solo che io ero indifeso, sì, ma respingevo le proposte…tutte a pagamento. Una volta andai anche a parlare con una Ditta romagnola. Mi chiesero appena 10 milioni di lire. Per fortuna (o per calcolo) non ci avevo rimesso una Lira di viaggio. E continuai a vivere. Solo frequentando una compagnia di amici poeti ho potuto pubblicare a pagamento, ma con una somma esigua. Preparai tutto elettronicamente,anche la copertina che avevo dipinto io e che passò il vaglio dell’art-director dell’azienda del profondo Sud. La distribuzione fu molto carente. Mi accertai che solo tre librerie rinomate della mia città avevano ricevuto qualche copia, ed una sola in provincia. Dopo sei mesi che l’articolo era in vendita , la casa editrice mi propose di acquistare lo stock che aveva in magazzino per fare “spazio”. Risposi che, per agevolarli, ero disposto a ritirare un numero di copie senza pagare il costo che mi proponevano. Mi risposero piccati che loro intedevano liberarsi del di più, perché sarebbe rimasto a loro un congruo numero di copie. Non risposi più e da allora ho vissuto felice e contento.

      • Daniele Imperi
        14 ottobre 2015 alle 17:21 Rispondi

        Mai pubblicare a pagamento, quella non è editoria :)

  4. Chiara
    14 ottobre 2015 alle 09:18 Rispondi

    Non mi è mai capitato di inviare un manoscritto. Comunque, fra i precetti che hai riportato, saluti e ringraziamenti per me sono d’obbligo. Alla firma non ho ancora pensato, e ti ringrazio per avermi dato l’idea. Il punto 2 invece rappresenterà un grosso problema… :D

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 13:48 Rispondi

      Vorresti fare la prolissa anche in una proposta editoriale? :D
      Se un editore si vede arrivare la pappardella di 1000 parole, secondo me la cestina senza leggere.

      • Chiara
        14 ottobre 2015 alle 13:51 Rispondi

        Eh appunto! Ci dovrò lavorare molto! :p

  5. monia
    14 ottobre 2015 alle 09:27 Rispondi

    per me la parte più dura è descrivere il romanzo in un paio di righe. Sulla base di quello loro decidono se sei interessante oppure no. Come si condensa un romanzo in due righe?? :)

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 13:49 Rispondi

      In effetti non è facile fare una breve descrizione del romanzo. Leggi il post sulla logline ;)

      • Monia
        14 ottobre 2015 alle 18:47 Rispondi

        In pratica è il risvolto di copertina? Ti ho lasciato il mio, vediamo se è efficace :)

        • Daniele Imperi
          15 ottobre 2015 alle 08:26 Rispondi

          No, la logline non è il risvolto di copertina. È una frase, massimo due, che condensa il romanzo.

  6. Tenar
    14 ottobre 2015 alle 14:30 Rispondi

    Sai che sto preparando un post sullo stesso argomento? E non posso pubblicarlo oggi: diciamo le stesse cose! Questo, ovviamente, vuol dire che sono d’accordo al 100% con te.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 14:50 Rispondi

      Ma lo pubblichi lo stesso? Sarà sicuramente differente.

      • Tenar
        14 ottobre 2015 alle 16:24 Rispondi

        Lo pubblicherò, quando il vento mi dirà di farlo (ognuno ha i suoi consiglieri editoriali, suppongo) con un link a questo. Oggi o nei prossimi giorni mi sembra ridondante.

  7. massimiliano riccardi
    14 ottobre 2015 alle 17:00 Rispondi

    Un post così, quando ho incominciato a inviare proposte, sarebbe stato utile. Ho improvvisato. Sempre illuminante il tuo blog, Daniele.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 17:12 Rispondi

      Grazie.
      Come sono andate le proposte?

      • massimiliano riccardi
        14 ottobre 2015 alle 22:48 Rispondi

        Daniele, se la buona sorte mi sorregge, a breve uscirà un mio romanzo. Nulla di indispensabile per la cultura mondiale, intrattenimento, semplicemente. Ne approfitto per farti i complimenti, sei un vero professionista, blog veramente utile e fonte di riflessione per me scribacchino da quattro soldi.

        • Daniele Imperi
          15 ottobre 2015 alle 08:38 Rispondi

          La letteratura di intrattenimento vale quanto qualsiasi altra letteratura. Io leggo quasi esclusivamente quel tipo di libri.

  8. gianni boscolo
    14 ottobre 2015 alle 18:12 Rispondi

    sempre suggerimenti utili, anche quelli che paiono scontati. alla prossima. grazie

  9. Sabrina
    14 ottobre 2015 alle 19:32 Rispondi

    Sono d’accordo assolutamente su tutto. Però mi hai fatto perdere dieci anni di vita ricordandomi che non ho idea di quale sia la mia firma automatica che appare a fine mail. Ma appare anche sulla mia mail e non solo su quella ricevuta dal destinatario vero? Scusa, non c’entra assolutamente niente, è che sono terrorizzata dall’idea di aver mandato mail di lavoro con una possibile ‘Sabrinina’ di quando avevo dodici anni.
    Quello di cui non sono convinta è il mandare una mail chiedendo di inviare il manoscritto. Nonostante credo che sia molto più educato e fine, mi sembra un po’ una perdita di tempo se non invio direttamente il manoscritto ma aspetto una risposta che magari arriva dopo due o tre mesi.
    Secondo me questo passaggio si può saltare, se ovviamente la casa editrice prevede l’invio.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2015 alle 08:30 Rispondi

      La firma automatica compare a fine email ogni volta che spedisci da quell’indirizzo. Prova a spedirti un’email e verifichi.
      Potresti usare un altro indirizzo per quelle di lavoro.
      Chiedere di inviare il manoscritto serve di solito nel caso manchi una pagina che spiega all’autore come inviarlo.

  10. Gas
    14 ottobre 2015 alle 20:41 Rispondi

    Far notare che il testo rientra in una specifica linea editoriale è un buon sistema e fa capire che conosci l’editore.
    In soldoni, gli devi dire al tizio nel modo più indiretto che puoi che quel libro gli serve e lo farai monetizzare.
    Non ho esperienza come indie di proposte editoriali, ma mi sono venduto in altri ambiti e più o meno funziona allo stesso modo. “Buongiorno, sono il tizio X che ha fatto Y con l’editore W, le propongo Z che fa proprio al caso suo. Posso inviarle una demo? E in che formato? Grazie, arrivederci”.

    In narrativa le referenze pregresse contano più del libro stesso, per la miseria T_T.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2015 alle 08:32 Rispondi

      Sì, penso tu abbia ragione. Far inquadrare il libro all’editore. Riguardo alle esperienze pregresse non sono del tutto convinto, anche se pare logico che dovrebbe funzionare. In fondo, se hai già pubblicato romanzi, dovresti fare un’impressione diversa rispetto a chi non ha alcuna esperienza.

  11. CogitoErgoLeggo
    14 ottobre 2015 alle 23:14 Rispondi

    Finora non mi sono mai trovata a scrivere una proposta editoriale e spero di arrivare al giorno in cui mi troverò a doverlo fare, visto che significherebbe che ho terminato il mio primo romanzo.
    Trovo comunque che tutti i punti siano molto più che sensati, soprattutto quelli relativi al salutare e al ringraziare. Quando mi arrivano delle mail in cui mi viene chiesto di svolgere un lavoro (o di fare un favore a qualcuno) mi indispone non trovare nemmeno un “buongiorno” all’inizio e un “grazie” alla fine, fosse anche solo per l’attenzione che ho dedicato alla mail.
    Riguardo alla firma, ammetto di non aver mai pensato che potesse essere apprezzata, forse perché quando ricevo delle mail tendo a non leggerla nemmeno.
    Vero anche che non dedico mai più di qualche minuto alla lettura di una mail (forse è per questo che ignoro la firma) e, a questo proposito, approvo in toto il punto 2, poche righe sono sufficienti.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2015 alle 08:33 Rispondi

      La firma è importante, perché ci puoi inserire, in modo condensato, chi sei e cosa fai.

  12. Andrea Cabassi
    16 ottobre 2015 alle 10:53 Rispondi

    Ho linkato al Nick la pagina con il resoconto dei miei invii di Pelicula ai vari editori.
    Ne approfitto per ricordare la regola numero uno sui siti delle case editrici italiane: “La serietà di una casa editrice è inversamente proporzionale allo sforzo impiegato per scoprire le modalità d’invio dei manoscritti” :-)

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2015 alle 12:29 Rispondi

      E per questo sei finito in approvazione :D
      Concordo sulla regola numero 1.

  13. Grazia Gironella
    18 ottobre 2015 alle 18:21 Rispondi

    Seguo anch’io il tuo sistema, ma non ho preparato una firma personalizzata! Grazie dell’idea, provvederò. E non è la prima volta che apprezzo i tuoi consigli… ;)

    • Daniele Imperi
      19 ottobre 2015 alle 08:08 Rispondi

      E ricordati di accennare al tuo libro nella firma :)

  14. ludovico artemi
    19 ottobre 2015 alle 17:05 Rispondi

    Potrei scrivere un libro su come scrivo le mie proposte editoriali. Ma quello che più mi diverte sono le risposte. In fin dei conti riesco quasi sempre ad ottenerle (come faccio è un mio piccolo segreto) anche se ovviamente la maggior parte sono ovviamente negative (non sarei ancora qui, infatti)
    La più bella però recitava pressappoco così: “Il suo testo non mi sembra ancora maturo per essere pubblicato con noi. Non ho il tempo di approfondirne i motivi però se vuole si può fissare un incontro via skype in cui entro nel dettaglio”
    Cosa mancava ? mancava il fatto che l’incontro via skype figurava come una richiesta di consulenza individuale (il tipo in questione ha anche una scuola di scrittura creativa). In pratica se pagavo mi diceva anche perchè il mio libro non l’avrebbe pubblicato.
    Come avevo formulato la mia richiesta ? In pratica sullo schema che hai detto tu. In sintesi, sai cosa penso ? Non importa come e cosa scrivi nella proposta. L’importante è chi c’è dall’altra parte. Ovvero se c’è una mediocrità oppure una persona normale. Le mediocrità, ahimè, nel settore editoriale sono molte più delle persone normali.

    • Daniele Imperi
      19 ottobre 2015 alle 17:17 Rispondi

      Ciao Ludovico, benvenuto nel blog.
      Magari dall’altra parte puoi incontrare una mediocrità, ma non è certo la regola. Come non è detto che, se una proposta non venga accettata, significa che l’editore non capisca nulla. A parte i furbi che vogliono scroccare consulenze, un rifiuto può avere mille motivazioni.

      • ludovico artemi
        19 ottobre 2015 alle 20:12 Rispondi

        Grazie per il benvenuto :-) Ti seguo da tempo ed apprezzo molto questo blog.
        Sì, sono d’accordo. Non tutti sono mediocri è ovvio, però negli ultimi tempi sono abbastanza sfiduciato. L’impressione è che quando invii non ti legge nessuno tranne quelli che appunto vogliono soldi. Mi sono accorto solo ora che ho scritto nel mio primo intervento la parola “ovviamente” per due volte … piccolo errore e magari è questo il motivo per cui non mi rispondono … ma i commenti del blog non si possono modificare, i libri invece sì.
        Diciamo comunque che vale quello che hai detto,ovvero la forma delle proposte ma è fondamentale anche a chi le invii. Ed è lì, secondo me, il vero problema.

        • Daniele Imperi
          20 ottobre 2015 alle 08:40 Rispondi

          Il problema è anche a chi lo invii, certo, ci sono editori che hanno una persona predisposta, altri invece che hanno un’email generica e a quel punto conta anche la fortuna. Io ho contattato il direttore editoriale, non sapendo a chi scrivere, e mi è andata bene.

  15. Giada
    24 ottobre 2015 alle 10:04 Rispondi

    Anche io invio gli allegati solo se nella pagina contatti dell’editore è specificato come è cosa fare, altrimenti email di circostanza (“buongiorno, accettate proposte editoriali al momento? Se si in quali modalità?” Per farla breve).
    La mia esperienza personale è stata positiva: la casa editrice che mi ha pubblicato mi ha risposto nel giro di due-tre settimane dicendo che a breve mi avrebbero mandato la proposta di contratto (ovviamente NO EAP!), per il resto le qualche generatore di risposta automatica che dice di aver ricevuto la mail o mutismo assoluto….
    Cortesia in ogni cosa, come dici tu Daniele, perché anche il cliente che viene a ordinarmi al bar un cappuccino senza buongiorno e perfavore mi fa venire voglia di sputargli nella tazza! (Da signorina ben educata!) un editore che riceve un mare di proposte editoriali può fare affogare la tua in qualsiasi momento

    • Daniele Imperi
      26 ottobre 2015 alle 08:27 Rispondi

      2-3 settimane per la risposta è buono. Il silenzio per me è inconcepibile, anche se nel sito scrivono cose tipo “se non rispondiamo entro 3 mesi, vuol dire che non abbiamo gradito”.

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