10 parole nuove da usare #27

10 parole nuove

Per questo nuovo numero sugli esercizi di scrittura con le nuove parole trovate leggendo sono presenti ben 5 libri, una raccolta di racconti, un romanzo apocalittico, uno di fantascienza, uno fantastico e un classico dell’avventura.

Sono parole molto eterogenee, ancora con nomi di animali e piante, ma anche altri termini di oggetti, sport, attività, medicina. Che ne verrà fuori a riunirle in un racconto?

  1. Badminton: trovata a pagina 136 del libro Il cimitero senza lapidi e altre storie nere di Neil Gaiman. È un gioco simile al tennis.
  2. Strigope: trovata a pagina 168 del libro Il cimitero senza lapidi e altre storie nere di Neil Gaiman. Si tratta di un pappagallo notturno.
  3. Citello: trovata a pagina 13 del libro La peste scarlatta di Jack London. Roditore simile alla marmotta.
  4. Acromicria: trovata a pagina 106 del libro Tre millimetri al giorno di Richard Matheson. Piccola dimensione di mani e piedi anomala.
  5. Bostrici: trovata a pagina 31 del libro Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati. È un tipo di infiorescenza.
  6. Nasturzio: trovata a pagina 84 del libro Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati. È una pianta erbacea.
  7. Mazzapicchio: trovata a pagina 92 del libro Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati. È un tipo di martello, usato per esempio per cerchiare le botti.
  8. Kalam: trovata a pagina 17 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Nome alaskiano delle lontre marine.
  9. Baribal: trovata a pagina 23 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Altro nome dell’orso nero nordamericano.
  10. Proviera: trovata a pagina 67 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Proviere è il marinaio che sta a prora. Forse anche come aggettivo per indicare ciò che sta a prora.

Esercizi con le 10 parole

Nel suo campo di terra battuta giocava a badminton con l’automa trovato ai Ruderi. Era messo bene, a parte un braccio mancante, ma il ragazzo era riuscito a riattivarlo e adesso se ne serviva per divertirsi nel tempo libero.

L’urlo di uno strigope, nel silenzio del mattino, lo distrasse e l’automa segnò un punto a suo favore. Oltre il campo, al di là del recinto, c’erano i boschi in cui erano tornati animali di varie specie. Il giorno prima il ragazzo aveva trovato un cucciolo di citello finito in una trappola, ma non se l’era sentita di abbatterlo e l’aveva liberato. Il roditore era poi fuggito via.

L’automa batté e il volano compì una traiettoria curva cadendo infine a terra. Il ragazzo scosse la testa. Non riusciva a tenere la racchetta ben salda, i movimenti erano impacciati, insicuri. L’acromicria che aveva dalla nascita, a causa di ciò che aveva annientato le città, lo rendeva un mostro vivente. Come tutti gli altri.

Si osservò la pelle delle mani e delle braccia. Bostrici di colore violaceo spuntavano sull’epidermide, segno della mutazione in atto. Che cosa sarebbe divenuto?, si chiese, mentre l’automa batteva ancora e segnava un altro punto.

Gettò la racchetta oltre il campo, sul tappeto di nasturzio che cresceva in mezzo a pietre e rottami. Tirò fuori dalla cintura il mazzapicchio che usava come arma durante la caccia. Lo impugnò e guardò la piccola mano deforme come se fosse qualcosa di estraneo al suo corpo.

Con quell’arma riusciva a prendere i kalam sul fiume che scorreva oltre il bosco, a ridosso delle ultime costruzioni dei Ruderi. I kalam non erano svelti e al ragazzo bastava appostarsi nei pressi della loro tana e colpire quando le bestiole uscivano.

Si chiese cosa avrebbe fatto se un giorno avesse incontrato un baribal. Ce n’erano da quelle parti, grossi orsi neri scesi giù dalle montagne, sempre più aggressivi e scaltri. Quel giorno sarebbe morto, si disse.

Oppure avrebbe dovuto portare con sé a caccia l’automa. Trasformarlo in qualcosa che non esisteva ancora. Un robot da combattimento. Da difesa, anche. Oppure avrebbe potuto lui stesso essere quell’automa, tutt’uno con la macchina. Perché no?, si chiese ancora, mentre mille idee nascevano nella sua testa.

Immaginò se stesso parte integrante dell’automa, all’interno della macchina, proviere di un robot umanizzato o di un uomo robotizzato, a lui andavano bene entrambe le definizioni.

Doveva tornare ai Ruderi. Doveva costruire un nuovo braccio all’automa. Progettare un modello migliore, modificare l’automa per accogliere il suo corpo all’interno.

Non era più tempo di giocare.

Ma di trasformare.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post21 febbraio 2013 - Commenti11 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Cristiana Tumedei 21 febbraio 2013 at 10:24

    Trovo sempre molto interessanti questi post sulle parole nuove. E poi è sorprendente vedere come ne escano fuori esercizi credibili e mai forzati.
    Sai, ricordo che quando studiavo lingue passavo un sacco di tempo sui dizionari. Mi piaceva fare delle vere e proprie ricerche sulle parole per trovare quella con la sfumatura di significato più vicina all’idea che avevo in mente. Ed utilizzare quei termini, inserendoli in componimenti scritti, è sempre stato utile per fissarli nella memoria.
    Ottenere il controllo di una lingua credo sia possibile solo facendo esercizio costante. Quindi, trovo molto utile quello che fai in questi post.

  • Gardentourist 21 febbraio 2013 at 11:50

    All’improvviso nel rileggerlo mi sono ritrovata giù al fiume, appena oltre i Ruderi, ad osservare il cercatore chino sul setaccio intento a giocare con le parole appena trovate… :-) well done!

  • KINGO 21 febbraio 2013 at 16:28

    Mah, io preferisco sempre non rischiare di fare confusione. Per questo quando scrivo uso sempre quelle poche parole che conosco bene, anche se mi rendo conto che in questo modo non amplio mai il mio vocabolario.

    Comunque…

    A badminton si gioca al chiuso, la versione sui campi di terra battuta è lo squash.

    Non conosco lo strigope, ma i pappagalli notturni sono assolutamente silenziosi, puoi entrare in una stanza e non ti accorgi di loro finché non li vedi. Lo so perché ne possedevo uno, e posso dire con certezza che l’ultima cosa che farebbero è urlare.

    Il mazzapicchio è una mazza “a T” che da un lato è un martello e dall’altro è un piccone. Il peso è assolutamente sbilanciato dal lato del martello, quindi, anche se non è insensata l’idea di servirsene per cacciare, prima di usare quello mi assicurerei di non possedere un oggetto più maneggevole.

    I kalam, come tutte le lontre, vivono solo nell’acqua salata e non si trovano nei fiumi!!!

    Il provriere in effetti è il marinaio di prua. Non capisco l’espressione “provriere di un robot umanizzato”, ma in questo caso probabilmente è colpa mia, le metafore di questo tipo mi sono sempre risultate un po’ ostiche da digerire…

    • Daniele Imperi 21 febbraio 2013 at 18:12

      Grazie delle precisazioni, nel dizionario tutti questi dettagli non c’erano. Sarebbero emersi, magari, in caso di editing.
      Riguardo alle parole in sé, il vocabolario va arricchito, perché dovrebbe esserci confusione?

  • KINGO 22 febbraio 2013 at 10:42

    Forse mi sono spiegato male perché avevo paura di offendere il tuo lavoro. Chi scrive per gli altri deve ovviamente arricchire il proprio vocabolario, e io sbaglio a non farlo. Però lo scrittore deve anche tenere presente che i lettori non sempre saranno disposti a farlo a loro volta!
    La maggior parte delle persone, quando sentono qualcuno esprimersi in termini che non conoscono, finiscono inevitabilmente per criticarlo. Prima di fare autocritica, la persona comune preferisce criticare gli altri.
    Se mentre legge trova una parola che non conosce, il lettore medio cerca di estrapolarne il significato dal contesto e, se non ci riesce, giudica lo scritto molto confusionario. A prendere il vocabolario non ci pensa nemmeno!
    A nessuno piace sentirsi un ignorante; chi usa termini ricercati spesso viene considerato un professorino borioso e pedante.
    Ovviamente dipende sempre dal pubblico a cui ci si rivolge. Ad esempio, nella frase precedente ho inserito un punto e virgola. Ma quante persone al giorno d’oggi sanno quand’è che va messo il punto e quando il punto e virgola? Quasi nessuno, ormai il punto e virgola è in disuso. Quindi, nel momento in cui scrivo in questo blog, frequentato da persone di cultura medio alta, il punto e virgola posso utilizzarlo, ma se scrivo in un giornaletto sportivo forse è meglio se ne faccio a meno.
    Lo stesso discorso vale per le parole poco conosciute, bisogna sempre fare attenzione a non apparire come dei sapientoni che mettono in mostra la loro cultura.
    La confusione è negli occhi di chi legge, non di chi scrive: lo scrittore conosce i termini che usa e gli argomenti che tratta, per cui ha sempre l’impressione di essere chiaro e conciso, dimenticando di mettersi nei panni dei lettori, che quasi mai hanno il suo substrato culturale.
    Diceva Einstein: “Per essere veramente padrone di un argomento devi essere in grado di spiegarlo a tua nonna”

  • Daniele Imperi 22 febbraio 2013 at 10:59

    Ho capito che intendi. Credo che sia il caso di scrivere un post che avevo messo in forse, “Perché leggere”. Quello che hai scritto è in parte condivisibile e ci rifletterò nel post.

  • Romina Tamerici 12 marzo 2013 at 11:31

    Questa volta mi trovo a leggere il tuo racconto dopo aver scritto il mio (tanto per far capire quanto sono in ritardo con la lettura dei post). Mi è piaciuto molto, soprattutto l’idea dell’automa. Come al solito, complimenti! Questa volta le parole erano proprio difficili da utilizzare insieme!

  • Perché leggere? 5 aprile 2013 at 06:03

    [...] è stato in parte ispirato da un commento su uno degli esercizi di scrittura che pubblico nel blog, svolti sulla base delle parole nuove [...]

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