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Perché leggere?

Leggere

Leggere è solo un passatempo? O sottintende qualcosa di più profondo? È la classica evasione, un volersi rifugiarsi in altre epoche, altri mondi, altre società? Perché leggete?

L’articolo è stato in parte ispirato da un commento su uno degli esercizi di scrittura che pubblico nel blog, svolti sulla base delle parole nuove trovate leggendo. Come si comporta il lettore medio quando trova una parola nuova? La cerca sul dizionario? La salta? Ne deduce il significato dal contesto?

Leggere per imparare

Leggo per imparare: parole nuove, nuovi modi di esprimersi, nuovi concetti, nuove idee, nuovi stili di scrittura, per conoscere nuove storie, nuovi autori. Leggendo si impara, sicuramente. Mettete a confronto uno che non hai mai letto alcun libro e fatelo parlare con uno che ne ha letto mille. La differenza sarà abissale.

Imparare a leggere

Non so cosa faccia il lettore medio quando trova una parola nuova. C’è stato un tempo, circa 20 anni fa, in cui segnavo su fogli di carta le parole nuove trovate leggendo, per scoprirne poi il significato. È purtroppo rimasto un elenco lungo di parole mai più cercate nel dizionario.

Adesso, con la “scusa” del blog e della rubrica sulle 10 parole nuove, segno quei termini su un file, 10 per volta, segno dove li ho trovati e quando devo scrivere il post ne cerco i significati sul vocabolario. Imparo leggendo. Arricchisco il mio vocabolario.

Il lettore medio, se davvero salta una parola che non conosce – il cui significato non sempre è comprensibile dal contesto – se davvero non va a cercarla nel dizionario – adesso che ce n’è più di uno online – è un lettore che non sa leggere. È un lettore che vuole restare ignorante.

Davvero il lettore medio, secondo voi, giudica un testo con termini che lui non conosce confusionario? Giudica lo scrittore borioso e pedante? Non credo. Io, almeno, giudico quel testo elevato, giudico quel testo completo. Ricco.

Sono felice quando trovo termini che non ho mai sentito, sia perché posso continuare a portare avanti la mia rubrica – che ha materiale almeno fino a ottobre 2014 – sia perché imparo parole nuove da usare nei testi, sia perché, bisogna ammetterlo, misuro la mia ignoranza nei confronti della mia lingua.

Leggere per scrivere

È come leggere per imparare. Chi ama scrivere non può esimersi dal leggere. La lettura è propedeutica della scrittura. Se volete essere scrittori, blogger, copywriter, dovete leggere.

Leggo per scrivere, dunque, perché leggendo conosco stili di scrittura che possono influenzare il mio, conosco storie che possono aprire la mia mente, conosco idee che possono generare altre idee nella mia testa.

Leggere per essere altrove

Sicuramente leggo anche per essere in altri luoghi, al di fuori della realtà presente che detesto. Evasione, quindi, anche se questo termine non a tutti piace. Però esiste e è vero: leggendo si evade dalla propria situazione reale per entrare in un’altra.

Perché leggete?

Quali sono i motivi che vi spingono a leggere? E come vi comportate quando trovate una parola nuova in un libro?

34 Commenti

  1. franco zoccheddu
    5 aprile 2013 alle 07:20 Rispondi

    Mi scuso se insisto con le mie noiose metafore scientifiche, ma tu Daniele hai la capacità di ispirarmene veramente tante. Le parole ci sono già tutte nel vocabolario, più o meno, così come i fenomeni e le leggi che li regolano ci sono già tutti nell’universo. I lettori non fanno altro che riscoprirle (= leggerle loro per la prima volta con attenzione, notandole), così come i buoni scienziati osservano con curiosità fenomeni che si sono sempre verificati ma in passato difficili da osservare o culturalmente non ancora percepibili dalle menti ancorate al passato. Insomma, voglio dire che si tratta di una scoperta, ma di qualcosa che c’è già, il che non toglie nulla al valore della novità, così come ogni neonato riscopre il mondo e per ognuno la riscoperta è come fosse la prima volta dell’universo. Ecco perchè dobbiamo dare un gran valore alle parole nuove: sono la nostra personale scoperta del mondo.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 09:17 Rispondi

      Vero, è già tutto nel dizionario. Ma leggerle in un contesto è meglio, più divertente, più utile anche.

      • franco zoccheddu
        5 aprile 2013 alle 10:50 Rispondi

        Verissimo! Oserei insistere sulla tua precisazione, aggiungendo che SOLO un contesto, una situazione, riescono a dar vita alle parole. Tra le parole e la narrazione c’è la stessa relazione che esiste tra vocabolario e romanzo: nessuno per divertimento legge un vocabolario! (oddio, almeno credo…). Il romanzo è vita, il vocabolario è mero organismo. C’è un interessante esperimento che dimostra questa nostra idea, Daniele: me l’ha proposto mio figlio Daniele e sono rimasto a bocca aperta, pur avendolo sempre intuito.
        Tre hurrà per Pennablu!

        • Daniele Imperi
          5 aprile 2013 alle 11:51 Rispondi

          Quale esperimento?

          • franco zoccheddu
            5 aprile 2013 alle 16:36

            Sceodno una rcircea dlel’Uvitrisenà di Cmbairgde non ipromta l’odirne dlele lrteete in una proala, l’uicna csoa che cntoa è che la pimra e l’utlmia ltetrea saino al psoto gusito. Ttute le atlre lrteete dlela poalra psonoso esrsee itinvtere snzea carere prleobmi alla letutra.

            Qstueo acdcae pcherè la mtene non lgege ongi lteetra senigolnarmte ma la proala cmoe un ientro qudini il clrveelo è cnouqmue in gdrao di asblsemare le lterete e iernttaprere la ploara crottrea.

            Scusa, non è farina del mio sacco, ma è copiato da un altro sito in cui si discuteva della teoria sulla lettura/comprensione/interpretazione da parte del cervello di un testo anche se con lettere invertite. Sei riuscito comunque a capire il contenuto?

  2. Davide Q.
    5 aprile 2013 alle 08:39 Rispondi

    Be’, leggo per piacere. Non saprei dire da dove viene questo piacere: soffrendo di Alessitimia (diagnosi di una psicologa, eh, ché poi mi si chiede se me la son diagnosticata da solo), fatico a sentire le mie emozioni.
    Davanti ad una parola che conosco, cerco di scoprire cosa significa.

  3. Simo Naa
    5 aprile 2013 alle 09:34 Rispondi

    Ciao Daniele! Io leggo da quand’ero piccola. Devo dire che devo ringraziare mia cugina, perché imitavo lei che divorava libri. Non ho più smesso, anche se alterno periodi in cui non riesco a toccare un libro a periodi in cui cammino con i libri in mano. Leggo perché non riesco a smettere, per evasione (come hai già detto), per vedere se riesco a capire gli stili di scrittura, per imparare a parlare e arricchire il mio vocabolario. Il mio errore più grande è dare per scontato a volte di conoscere alcuni vocaboli. Li hai già sentiti tante volte, hai capito più o meno il significato dal contesto … e non li cerchi più. Quando invece trovo termini mai visti allora mi incuriosisco subito e li cerco. Ogni volta penso “ma come sono ignorante”, come facevo a non conoscerlo, a non averlo mai visto? Sono convinta che i libri siano come le ciliegine :-) Uno tira l’altro.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 10:16 Rispondi

      Ciao Simona,
      anche io spesso commetto l’errore di dare per scontato il significato di alcune parole… sempre meglio verificare sul dizionario :)

  4. Cristiana Tumedei
    5 aprile 2013 alle 10:13 Rispondi

    Vuoi sapere perché leggo, Imperi? Perché è una delle poche attività in cui riesco ad essere davvero me stessa. Quando ho un libro in mano sono libera di entrare in quella storia, lasciandomi guidare dall’autore. Posso immaginarmi insieme ai personaggi dei quali mi diverte scoprire la personalità e dedurla, nel caso in cui lo scrittore decida di non svelarci troppo.

    Da sempre leggo perché mi permette di vivere emozioni profonde, fatte di contrasti e incompresioni. Hai ragione quando parli di evasione, secondo me almeno. Insomma, leggere una storia ti permette di staccarti dal mondo reale, quel tanto che basta per riprendere fiato.

    E da quando ho capito che la scrittura da passione poteva trasfromarsi in un mestiere, allora i libri hanno assunto un ruolo ancora più alto. Sono diventati archivi di conoscenza, dai quali attingere per apprendere nuovi stili, espressioni, parole, colori.
    Insomma, leggo perché provo un enorme piacere nel farlo e perché questa attività mi consente di arricchirmi. Vuoi sapere un segreto, Imperi? La maggior parte delle cose che so le ho imparate dalle mie letture. So che sembrerà un’affermazione scontata, ma così non è. A me fa riflettere perché nonostante i pezzi di carta, i titoli, ammonticchiati negli anni la mia conoscenza, il mio bagaglio di sapere deriva principalmente dai libri. Anzi, ti dirò di più: grazie ad essi non ho solo acquisito nozioni, ma sviluppato la capacità di elaborare un pensiero critico, di avere una mia visione del mondo, di costruirmi delle opinioni.

    Ora, però, sto andando oltre. Meglio che concluda. Solo una domanda: com’è possibile non amare la lettura? Delle tante che mi pongo, questa è una di quelle che restano senza risposta…

    Te l’avevo detto che 140 caratteri non sarebbero bastati! :D

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 10:18 Rispondi

      Hai scritto un post, alla fine :D
      Sì, anche per me è distacco dalla realtà e possibilità di imparare nozioni, stili, ma anche imparare a elaborare idee e concetti.

  5. Giordana
    5 aprile 2013 alle 11:44 Rispondi

    Post davvero carino, che mi fa scorrere tra le motivazioni di lettura come si faceva da bambini tra le figurine degli albi. Ce l’ho, ce l’ho, mi manca, ce l’ho, ce l’ho, celo (a un certo punto la velocità di scartamento generava questi obrobri…).

    Effettivamente qui le ho tutte. Leggo per evadere, leggo per migliorarmi, leggo per arricchire la mia fantasia e per avere nuove idee. Davanti una parola nuova, di solito, la cerco nel vocabolario anche se è deducibile dal contesto, perché mi aiuta a ricordarla meglio e perché la mia gemella cattiva vuole verificare che l’autore l’abbia usata a proposito.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 12:18 Rispondi

      Grazie Giordana.
      La tua è una considerazione giusta: le parole vanno usate a proposito :)

  6. KINGO
    5 aprile 2013 alle 14:06 Rispondi

    Probabilmente leggo perche’ altrimenti non avrei mai niente da dire.

    Simpatica la metafora di Franco Zoccheddu, ma scientificamente parlando, Gauss afferma che tutto cio’ che sta al di fuori della sfera non interessa il campo sulla sua superficie…

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 14:11 Rispondi

      Kingo, in questo post ti ho messo in mezzo :D
      Anche il tuo motivo è interessante.

      • KINGO
        5 aprile 2013 alle 14:15 Rispondi

        Mi era parso che il discorso sul dizionario l’avessimo gia’ fatto…
        Io comunque ho un amico che, effettivamente, legge il vocabolario per puro piacere.

        • Giordana
          5 aprile 2013 alle 15:22 Rispondi

          Pensavo di essere l’unica pazza. Ogni tanto lo apro e leggo qualche parola a caso per divertimento…

          • Daniele Imperi
            5 aprile 2013 alle 15:26

            Beh, ogni tanto anche io lo faccio :D

  7. Antonella
    5 aprile 2013 alle 16:10 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Leggo perché mi fa dimenticare tutto quello che mi circonda, entro proprio all’interno del racconto, del romanzo immedesimandomi nel personaggio!
    E poi per imparare sempre di più… per me è gioia di vivere, senza la lettura sarebbe una vita triste!
    Complimenti per il blog è bellissimo!

    Antonella.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 17:08 Rispondi

      Ciao Antonella,
      immedesimarsi nei personaggi piace anche a me. Grazie dei complimenti :)

  8. franco zoccheddu
    5 aprile 2013 alle 16:29 Rispondi

    Ciao Kingo, tu citi il teorema di Gauss (ne parlavamo stamane con i ragazzi di quinta) sul flusso del campo elettrico e quindi hai ragione: dipende solo dalle cariche interne alla superficie chiusa considerata.
    Tornando alla metafora, mi hai fatto pensare a una cosa: se facciamo il rapporto (superficie sfera=contatto con l’ignoto) / (volume sfera=conoscenze possedute), visto che la superficie è proporzionale al quadrato del raggio e invece il volume lo è al cubo, il rapporto diminuisce all’aumentare del raggio.
    TRADUCO: la metafora della conoscenza mette comunque il progresso in vantaggio rispetto al passato perchè l’aumento delle conoscenze è più veloce di quello delle nuove domande.
    Colgo nella precisione di certe tue considerazioni e nella curiosità di Daniele uno spirito per niente alieno alla mentalità scientifica.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 17:09 Rispondi

      La mia mentalità è ultrascientifica, Franco :D

      Sì, ho capitolo il contenuto e conoscevo già quel test.

  9. KINGO
    5 aprile 2013 alle 17:40 Rispondi

    Riguardo al giochetto di Franco:

    L’Itaortpmne non è che la pmria e l’iumtla lrteerta snaio nlleo ssseto ptsoo, non è sfnceetfiiue. Achne aucnle lreette catrneli dnveoo mrteeanne la psznooiie.

    Invece, se vai a vedere il post sull’intervista a mezzotints, avevo lasciato un commento che si basava sun un principio di lettura simile.

  10. KINGO
    5 aprile 2013 alle 17:44 Rispondi

    Aggiungo che il meccanismo che la nostra mente impiega per giochetti come questo è il responsabile della nostra difficoltà nell’individuare i refusi.

  11. franco zoccheddu
    5 aprile 2013 alle 18:44 Rispondi

    Forse per questo la mat non piace facilmente: già pochi “scambi” e non se ne capisce più nulla, a differenza della lett(erat)ura. Viva la mat, ma altri tre urrà per la lettura. Ancora un po’ e generiamo uno spin-off su lingua-linguaggio-lettura-letteratura.

  12. Andrea
    6 aprile 2013 alle 12:33 Rispondi

    “Davvero il lettore medio, secondo voi, giudica un testo con termini che lui non conosce confusionario? Giudica lo scrittore borioso e pedante? Non credo.”
    Purtroppo credi male, Daniele. Giusto ieri un mio amico mi ha rimproverato perché, secondo lui, scrivo “in modo quasi aulico, a volte mi tocca rileggere 2-3 volte una frase”. Ancora, “non c’è bisogno di scrivere così, basta che ci si capisca. Non serve a nulla scrivere bene.”
    Sono solito mandare facilmente al diavolo le persone idiote, tuttavia con lui non riesco: l’istinto mi dice che in futuro potrebbe servirmi.

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2013 alle 08:44 Rispondi

      Non sono d’accordo. Se il lettore non capisce, significa che non è all’altezza di quel testo. Deve dunque continuare a leggere e mettersi a pari.

  13. Kinsy
    6 aprile 2013 alle 22:07 Rispondi

    Io leggo prima per piacere ed evasione, poi per imparare: per imparare a esprimermi meglio, non solo quando scrivo.
    Venendo alla tua domanda se un lettore medio secondo noi non cerca sul dizionario le parole che non conosce, francamente credo che tu ti contraddica: all’inizio dici che prima di diventare scrittore ti segnavi le parole per cercarle, ma alla fine non lo facevi, poi, a metà post, affermi che secondo te il lettore medio cerca il significato delle parole che non conosce.

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2013 alle 08:44 Rispondi

      Io parlavo di come agivo 20 e più anni fa :)

      • Kinsy
        10 aprile 2013 alle 05:46 Rispondi

        Si, ma forse oggi sei ben qualcosa di più di un lettore medio…

        • Daniele Imperi
          10 aprile 2013 alle 08:45 Rispondi

          Kinsy, sinceramente non ti seguo :)
          20 anni io non ero un lettore medio, perché leggevo solo da poco tempo e una manciata di libri l’anno. Ora sono un buon lettore e mi segno quelle parole. Dov’è questa contraddizione?

  14. Come migliora la scrittura leggendo?
    9 aprile 2013 alle 06:00 Rispondi

    […] accennato, in un precedente post, dell'importanza della lettura sia nella cultura generale della persona sia in ambito scrittura. Ho anche parlato della […]

  15. Romina Tamerici
    8 maggio 2013 alle 00:23 Rispondi

    Mi è piaciuta molto la riflessione sull’imparare a leggere.
    Anch’io scrivevo su foglietti di carta le parole che non sapevo e ho sempre avuto il pallino di arricchire il lessico (già alle medie volevo imparare tantissime parole). Ancora oggi è così, solo che le parole le cerco subito in rete. Confesso però che leggo il significato di tante, ma non le ricordo tutte.
    La tua rubrica sulle dieci parole è straordinaria!

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