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Gli ostacoli nella storia

Gli ostacoli nella storia

Quando ho letto il mio primo romanzo fantasy, La spada di Shannara di Terry Brooks, sono rimasto affascinato dai vari incidenti di percorso dei protagonisti. Infatti, quando ho iniziato a progettare il mio primo fantasy, mi sono divertito a inserirne un bel poʼ, per giustificare qualche decina di capitoli.

Ora, dopo tantissime letture, molti di quegli ostacoli mi sono sembrati un poʼ troppo innaturali, non solo in quel romanzo, ma anche in tanti altri letti, soprattutto nel genere fantasy. Ecco perché ho voluto parlarne nel blog, per cercare una risposta sul vero significato degli ostacoli allʼinterno di una storia.

Lʼincidente scatenante di Syd Field

Secondo il modello a 3 atti di Sydney Alvin Field, illustrato nel suo libro Screenplay (1979), lʼincidente scatenante, chiamato anche catalizzatore, è il momento in cui inizia il conflitto e avviene più o meno a metà del primo atto della storia.

È a questo punto che il protagonista trova il primo ostacolo, il primo problema da affrontare e è qui che la sua vita inizia a cambiare. Possiamo quindi definire lʼincidente scatenante anche come il punto iniziale dellʼarco di trasformazione del personaggio.

Una storia è una corsa a ostacoli

Vince chi li supera tutti per primo, proprio come nellʼatletica.

Il succo di una vera storia è molto semplice: qualcuno deve fare/ottenere qualcosa e qualcun altro e/o qualcosʼaltro glielo impedisce. Tutto qui, né più né meno.

Provate a pensare ai gialli: un investigatore deve risolvere un caso (qualcuno deve fare/ottenere qualcosa) e il colpevole (qualcun altro) e/o le scarse tracce (qualcosʼaltro) gli rende il lavoro difficoltoso (glielo impedisce).

Non cʼè storia se non ci sono ostacoli da superare, problemi da risolvere, successi da ottenere, vite da salvare, ecc.

Gli ostacoli creano empatia

Ma perché introdurre ostacoli in una storia? Perché, come abbiamo visto, non cʼè storia senza ostacoli? Ma rischiamo di entrare in un circolo vizioso. No, la risposta è unʼaltra e lʼho suggerita nel sottotitolo.

Un ostacolo genera empatia nel lettore. Lo vediamo nella vita reale, quando raccontiamo a familiari e amici un problema incontrato, un incidente avuto, qualcosa, cioè, che non ha fatto andare per il verso giusto la linea diritta della nostra vita.

Quello che facciamo in realtà, quando raccontiamo qualcosa, è esporre un problema, descrivere un ostacolo che si è intromesso nella nostra esistenza. I nostri ascoltatori si immedesimano in noi, ne possiamo percepire la vicinanza, non solo fisica.

Abbiamo sentito spesso dire “ti sono vicino”. In quella semplice frase è condensata lʼessenza dellʼempatia. Abbiamo raccontato qualcosa, una perdita subita, il lavoro perso, lʼennesima sfiga che ci assale, e lʼaltra persona ha fatto suo il nostro ostacolo alla felicità.

Per raggiungere il Polo Nord possiamo scegliere due strade:

  1. prendere un elicottero e arrivarci comodamente
  2. incamminarci e affrontare il freddo e la natura

Quale delle due storie è più coinvolgente? Quale delle due crea più empatia dellʼaltra?

Gli ostacoli creano empatia, ma creano anche la storia. La Storia, quella con la maiuscola perché intesa come elenco cronologico degli eventi accaduti sulla Terra dalle origini a oggi, è fatta di ostacoli e problemi.

Evitare ostacoli forzati

Un mostro che appare in un capitolo per bloccare la strada ai due ragazzi impavidi non è un ostacolo, ma un trucco per allungare il brodo.

In molti romanzi fantasy ho trovato ostacoli del genere, mostri o personaggi o portenti della natura che ostacolavano lʼavanzata del protagonista, ma suonavano quasi sempre come forzati, come se, essendo un fantasy, i personaggi dovessero per forza incontrare mostri e altro durante il cammino.

Come creare ostacoli in narrativa

La mia idea è molto semplice: gli ostacoli non sono soltanto suggeriti dalla storia, ma anche dal genere narrativo. Prendiamo uno dei tanti romanzi di Emilio Salgari, per esempio Al Polo Nord in velocipede: da cosa potranno nascere gli ostacoli?

Il genera letterario, avventura, ci suggerisce di per sé degli ostacoli, altrimenti non ci sarebbe avventura. La storia e lʼambientazione ce ne suggeriscono altri: se non troviamo problemi e ostacoli ai Poli, non vedo dove potremmo trovarne. Se ci aggiungiamo un viaggio in velocipede, ossia in bicicletta, ecco che la situazione si complica ancor di più.

Ma come creare ostacoli in una storia? O, meglio, come devono essere questi ostacoli?

Lʼostacolo nasce da una domanda. La risposta a quella domanda deve essere logica, né fantasiosa né tanto meno creativa. Se cʼè un drago, deve esserci per un motivo, non possiamo inserirlo nella storia solo perché a noi piacciono i draghi e è bello trovarne in un fantasy.

Lʼostacolo deve essere credibile, quindi, direttamente collegato allʼevento. Ecco perché tornano utili le mappe mentali e la scaletta: perché ci permettono di ragionare sulla storia e sulle nostre scelte. Ci permettono di evitare errori, di capire se la nostra storia funziona o meno.

La funzione degli ostacoli in narrativa

Abbiamo detto che non cʼè storia senza ostacoli e problemi. Questo è vero, ma qual è la loro vera funzione? Un ostacolo crea la storia, definisce il personaggio. Ricordate il detto “Un amico si vede nel momento del bisogno”? È un poʼ come dire che il coraggio di una persona si vede durante il pericolo.

Lʼostacolo genera una reazione: da quella reazione si dipana la storia, inizia il cambiamento del personaggio – ma se ne comprende anche la natura, la personalità, il carattere – inizia anche la concatenazione degli eventi che portano alla conclusione della storia.

Ecco perché gli ostacoli vanno scelti con cura: perché sono la storia. Sono ciò che permette ai lettori di continuare a leggerla.

A voi la parola adesso: come create ostacoli e problemi per rendere difficile la vita ai vostri protagonisti?

26 Commenti

  1. Grilloz
    8 luglio 2015 alle 07:47 Rispondi

    Un ostacolo non funzionale alla storia è un po’ come una pistola di Čechov che non spara. Da lettore però a volte neanche ci faccio caso che un ostacolo è messo lì solo per allungare il brodo, soprattutto se la storia è ben scritta, scorrevole e avvincente. Però uno scrittore dovrebbe sempre porsi la domanda: serve davvero? Questo evento/ostacolo ha conseguenze sulla storia? Ha conseguenze sul protagonista? se la risposta è no l’autore onesto e coscienzioso dovrebbe tagliare quella parte, anche se bellissima, potra sempre tornale utile in un’altra storia.
    Restando in tema di ostacoli, a volte il desiderio di strafare porta il protagonista in situazioni talmente intricate che è possibile uscirne, e qui, patapuf, un bel deux ex machina. Ora, se su un ostacolo inutile posso sorvolare, su un deux ex machina no.

    • LiveALive
      8 luglio 2015 alle 09:13 Rispondi

      Ne ho discusso qualche mese fa con Marco Candida su questo… Anche se non è cosa così oggettiva determinare cosa non ha conseguenza, anche riuscendo a farlo, non è detto che sia il criterio giusto. Anzitutto ha senso solo se il testo si basa sul principio di causa-effetto, e non è assolutamente detto, perché se vuoi scrivere un testo davvero naturalistico allora devi inserire anche la variabile casuale della realtà; e stessa cosa nel caso si voglia una narrazione simbolista, anche se per motivi opposti. Posto che il testo si basa sul principi di causa-effetto, comunque ci sono criteri che possono determinare l’inserimento anche di un evento senza effetto. Bisognerebbe stare attenti ai reale effetti emotivi dell’evento, al ritmo di tali eventi, a come atmosfere e toni si accostano nei vari eventi, eccetera: tutti criteri altrettanto validi.
      Ma non c’è solo l’evento senza effetto: c’è a che l’evento senza causa, cioè il deus ex machina. Va detto che per i greci gli déi erano tutt’altro che simbolici, quindi per loro il fatto che un dio intervenisse in modo arbitrario nella narrazione era tutt’altro che irrealistico e privo di causa, anzi era cosa comune (anche se nella realtà era meno evidente)l Per noi, comunque, è così. D’altro canto, se definiamo il deus ex machina così, come effetto senza causa, non necessariamente per risolvere la vicenda, ne possiamo vedere a bizzeffe ovunque (e non sto parlando di narrazioni estremamente realistiche, o simboliche, dove può esserci senza problemi, o anche il comico-parodico, dove, di nuovo, diventa un artificio normale… Come nelle Follie dell’Imperatore XD): per esempio, praticamente tutte le vicende di supereroi, con il gadget fantastico che il protagonista tira fuori all’ultimo momento; ma spesso anche tutti i colpi di scena e gli interventi provvidenziali dei coprotagonista, che vengono giustificati solo a posteriori magari anche in modo goffo. Ma naturalmente bisogna vedere. Cormac McCarthy ha raccontato che era diventato così povero da non potersi comprare neanche un dentifricio, e proprio allora gli è arrivato per posta un campione omaggio di dentifricio: in una trama è un deus ex machina, ma bisogna vedere secondo quale criterio è giustificabile o meno: ha carica simbolica, suggerisce qualcosa sulla fortuna (o addirittura necessità, come nella biografia di Goethe?) del personaggio, ha un effetto emotivo e ritmico, eccetera.

      • Grilloz
        8 luglio 2015 alle 12:05 Rispondi

        Come dicevo, sempre parlando da lettore, sull’evento senza conseguenze ci passo sopra, anche se in qualche caso si sente che un determinato evento è messo lì solo per allungare la storia.
        In ogni caso il mio “serve davvero” va inteso in senso più ampio. Intendilo come serve davvero all’equilibrio della storia? Serve che racconti cosa il protagonista ha mangiato a pranzo? La risposta non è scontata, magari serve a descrivere il personaggio, fa venire fuori i suoi gusti, le sue abitudini, magari descrivendo un pasto sobrio ne faccio uscire la povertà e facendogli mangiare caviale dico che è benestante senza dirlo. Però se devo raccontare che ha mangiato solo perchè è successo, allora forse è meglio evitare. Il lettore rischia di essere sviato, confuso, annoiato. Comunque alla fine tutto dipende dalla sensibilità dello scrittore e da come lui riesca a rendere quella scena magari superflua.
        Se dovessi rivolgermi a uno scrittore esordiente o a un aspirante scrittore gli direi senza indugio di tagliare ogni parte superflua, non solo episodi, anche frasi, aggettivi, semplici parole. E’ comunque un buon esercizio, aiuta a capire cosa conta per raccontare quello che si ha in mente. Ovvio che uno scrittore esperto, più padrone del mezzo espressivo, sarà in grado di decidere quando il superfluo arricchisce e quando invece appesantisce.

        Per il deux ex machina, o l’evento senza causa sono un po’ più intransigente. Soprattutto perchè spesso si tratta di vere e proprie forzature La vittima è statatrovata in una stanza chiusa a chiave dall’interno e con le finestre sigillate, e il detective scopre che l’assassino si è teletrasportato dal futuro direttamente nella stanza, tanto per fare un esempio sciocco.
        L’evento casuale ci può stare, ma provo sempre un certo fastidio quando l’evento casuale è quello che risolve la situazione (discorso completamente diverso quando invece l’evento casuale scatena la storia). L’evento casuale, secondo me, può fornire l’appiglio, non essere la chiave, preferisco sempre quando interviene in qualche modo un atto di volontà.
        In ogni caso, se proprio si decide di metterci un deux ex machina, bisogna essere “credibili”, anche perchè a questo punto il letttore ha acceso l’attenzione ed è lì pronto a coglierti in fallo. Ovviamente il “credibbili” va raportato alla storia che si sta raccontando, in un romanzo fantasy ha una valenza diversa che in un romanzo storico.

        • Daniele Imperi
          8 luglio 2015 alle 13:52 Rispondi

          La penso allo stesso modo sull’evento casuale che risolve tutto, bisogna sforzarsi e far lavorare la mente per trovare soluzioni logiche e che stiano in piedi.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 13:48 Rispondi

      Certo, l’ostacolo deve essere funzionale, ma secondo me non per forza fondamentale. Insomma, anche nella realtà non ti va tutto dritto, anche nelle piccole cose può esserci una minima difficoltà.
      Il deus ex machina è pericoloso perché poco credibile.

  2. Gloutchov
    8 luglio 2015 alle 08:51 Rispondi

    Mmh… Bisogna stare un po’ attenti a non esagerare, e a non sbagliare il tipo di ostacolo. Prendiamo “L’uomo di Marte”, romanzo che ha fatto il botto un po’ in tutto il mondo, e che sta per uscire al cinema come “The Martian”. Bello è bello. Divertente è divertente. Ma leggerlo è come guardare una puntata di McGyver. A ogni capitolo accade qualcosa di sbagliato, il tizio ci riflette sù dopo un attimo di panico, trova una soluzione, e il gioco è fatto, e si concede pure di guardare un filmetto anni 70 in digitale, sul computer, prima di andare a dormire… Per poi scoprire, la mattina successiva, che c’è un nuovo pericolosissimo ostacolo da superare. Diventa noioso… e se il libro ha funzionato, a mio parere, è perché l’autore riesce a infarcirlo di ironia, così il lettore, quando rischia di annoiarsi, trova una battutina, ride, e continua a leggere.

    Tu chiedi:
    Per raggiungere il Polo Nord possiamo scegliere due strade:

    1) prendere un elicottero e arrivarci comodamente
    2) incamminarci e affrontare il freddo e la natura

    Quale delle due storie è più coinvolgente? Quale delle due crea più empatia dellʼaltra?

    La prima, a mio parere. Perché dalla seconda non potrai mai tirar fuori un colpo di scena, una sorpresa. Chi va a piedi al Polo Nord sa che dovrà affrontare una marea di ostacoli. Il racconto diventa una lista di problemi e soluzioni… Che noia!
    Se invece è in programma un volo in elicottero, comodo e confortevole, allora sì che possiamo far saltare il lettore dalla sedia. L’elicottero può avere un guasto e cadere. Il personaggio principale può trovarsi davvero nei guai, e questo sì che crea una bella storia da leggere.

    L’ostacolo ci vuole, ovvio, altrimenti non c’è nulla da raccontare, però è meglio che accada senza preavviso, altrimenti il lettore sa già cosa aspettarsi, e non amerà il romanzo, o per lo meno, non lo ricorderà come un testo che l’ha sorpreso. A mio parere personale, non è la storia che deve creare empatia, bensì i personaggi. Per cui, rigirando la tua domanda?

    Quale personaggio crea più empatia:
    1) Il sopravvissuto a un incidente aereo e disperso nel bel mezzo del Polo Nord?
    2) L’esploratore che attraversa il polo nord a piedi?

    Il primo non è preparato all’ambiente ostile, non pensava neppure di doverlo affrontare. Il secondo invece è preparato, per cui non si farà cogliere di sorpresa da un orso polare, da una tempesta, dal freddo…

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Non sono d’accordo sull’empatia del viaggio in elicottero. Gli ostacoli, oltre che scontati (l’elicottero cade), non coinvolgono secondo me. Anche in quel caso il lettore può aspettarsi che un elicottero cada.
      D’accordo che sia il personaggio a creare empatia, ma, restando nel caso del Polo Nord, anche chi ci arriva in elicottero deve essere equipaggiato a dovere.
      Non so, secondo me l’ostacolo maggiore deve riuscire a creare suspense e a non far anticipare al lettore la soluzione.

  3. LiveALive
    8 luglio 2015 alle 08:57 Rispondi

    È vero che in sostanza, al livello più alto, esiste solo una trama: “X vuole qualcosa è Y cerca di impedirglielo” (e non è detto che Y sia una persona), e il resto sono solo specificazioni più profonde. Però è anche vero che è una definizione in parte arbitraria: ci sono testi in cui accade “qualcosa”, ma che non segue il causa-effetto, né ci sono ostacoli, a volte neanche cose da ottenere, e allora diventa difficile definire quel che accade. A tal proposito, consiglio la lettura di Gente di Dublino: lì, per esempio, se gli eventi non vanno da nessuna parte, c’è un buon motivo, e cioè rappresentare la realtà così com’è ad un livello ancor più profondo di quello raggiunto da Tolstoj – e ci riesce. Il Ritratto dell’Artista da Giovane è già diverso, e anche in Ulysses, in realtà, è possibile trovare un incidente scatenante (il tradimento di Molly), per quanto “scateni” solo una passeggiata (ma, all’interno dei singoli episodi, è comunque più facile trovare una qualche strutturazione narrativa).
    ***
    Sull’empatia secondo me ci vuole un post a parte, perché è molto facile qui confondere cause ed effetti. Anzitutto bisognerebbe dire che l’empatia è solo uno dei mezzi che il testo usa per creare emozioni: per esempio, in teoria, modernismo e postmodernismo non dovrebbero usarla o comunque paiono usarla molto meno della letteratura ottocentesca. Cosa che comunque è vera solo in parte: in molti racconti, anche di Cechov, anche di Edgar Allan Poe, a generare emozione è più l’atmosfera, l’evento in sé, che il rapporto col personaggio.
    …posto comunque che vogliamo l’empatia, dobbiamo chiederci cosa la genera, ma anche qua, in realtà, non vedo risposte chiare. Un tempo si credeva che i principali responsabili dell’empatia fossero i neuroni specchio, e che quindi si ottenesse tramite simulazione, e che quindi in letteratura si ottenesse descrivendo in modo preciso e sensoriale ciò che il protagonista sentiva. Oggi sappiamo che non è così, e che il ruolo dei neuroni specchio nell’empatia non è determinante come credevamo. Io potrei dire che per me l’empatia non è generata dagli ostacoli, ma dall’ampiezza dell’accesso alla mente del personaggio, e quindi, secondo la mia esperienza, posso dire che non esiste libro più empatico dell’Ulisse. Scommetto però che c’è tanta gente che non è d’accordo, e che sviluppano effettivamente empatia più facilmente vedendo il personaggio soffrire, sviluppando pietà e “commozione” (etimologicamente intesa). Non so, per me non è così comunque.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:01 Rispondi

      L’empatia dovrebbe essere generata dal personaggio. Ho detto che è l’ostacolo a crearla, ma intendevo in modo indiretto. Una malattia, un problema da risolvere, ecc. sono ostacoli che mettono in difficoltà il personaggio, quindi indirettamente creano empatia nel lettore.

  4. Salvatore
    8 luglio 2015 alle 09:12 Rispondi

    Questa cosa degli ostacoli la trovo davvero bizzarra. Nella vita facciamo di tutto per scansarli e vivere con serenità e poi, nei libri, che ti combiniamo? Li riempiamo di ostacoli per vedere come il personaggio ne esce. C’è qualcosa di sadico in questo…

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:02 Rispondi

      Deve esserci per forza qualcosa di sadico, altrimenti che libri leggeremmo? :D

  5. Erin Wings (Irene Sartori)
    8 luglio 2015 alle 10:13 Rispondi

    Di solito arrivano da soli, oppure li creo mentre scrivo. Comunque, ultimamente, trovo difficile continuare a scrivere senza aver prima fatto una scaletta degli eventi e lì, di solito, ci includo anche gli ostacoli. Spesso nascono dall’idea e dai personaggi stessi… ma non è semplice crearli senza che sembrino forzati.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:03 Rispondi

      Non devono arrivare da soli, ma insieme alla storia, quindi fai bene a considerarli nella scaletta. Dovrebbe tirarli fuori la storia.

  6. Chiara
    8 luglio 2015 alle 10:17 Rispondi

    Questo post anticipa quello che pubblicherò domani, riguardante alcune riflessioni personali su obiettivi e motivazioni dei personaggi. Non so se menzionerò anche gli ostacoli, ma è possibile.

    Io cerco di creare ostacoli verosimili, perché il tipo di storia che sto raccontando me lo impone. I miei esempi sono tratti dalla realtà, da ciò che le persone vivono quotidianamente, pur senza scivolare nella noia perché l’equilibrio fra ordinario e straordinario è assolutamente fondamentale. :)

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:05 Rispondi

      Obiettivi e motivazioni dei personaggi sono legati agli ostacoli: se hai un obiettivo, per esempio conquistare un pianeta, rapinare una banca, sposare la figlia del capo, di sicuro troverai qualcje ostacolo lungo la strada.
      Anche in un romanzo fantasy l’ostacolo deve essere verosimile: credibile quindi in quel contesto :)

  7. ombretta
    8 luglio 2015 alle 11:28 Rispondi

    Grazie per questo bell’articolo Imperi! Personalmente uso gli ostacoli nella storia per caratterizzare il personaggio e spero di creare quell’empatia di cui parli. L’importante, come in tutte le cose, è non esagerare altrimenti il lettore si stanca.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:06 Rispondi

      L’ostacolo anche secondo me caratterizza il personaggio, perché il lettore lo conoscerà meglio per come risolverà i suoi problemi.

  8. Poli72
    8 luglio 2015 alle 14:25 Rispondi

    Sto scrivendo un romanzo storico rigorosamente d’avventura .C’e’ un’incidente scatenante che sconvolge la vita di un cavaliere del 1200 .Il protagonista si trovera’ alle prese con un mistero da risolvere in ragion del quale dovra’ compiere un lungo e pericoloso viaggio ad oriente.Gli ostacoli che dovra’ superare saranno tali che lo strumento migliore per affrontarli sara’ l’arguzia e non la spada.Ostacoli e problemi legati alle condizioni tecnologioco-scientifiche di quell’epoca ed alla mentalita’ di allora.La scaletta e’ gia fatta ,i nessi logico strutturali della trama connessi e verificati,i personaggi abbastanza ben delineati nelle loro caratteristiche.A mio avviso non ci sono forzature o soluzioni aggiustate .Tuttavia l’autore e’ come il padre del proprio figlio letterario .Lo vede sempre bellissimo e perfetto.Comunque ci provo con convinzione e si vedra’.Come dici Tu a proposito di Polo Nord,nel 1200 non esisteva un servizio aereo che in 12 ore ti portava da Roma a Pechino servito e riverito .Dovevi fartela in groppa ad un cavallo ,attraversando lande popolate da predoni,barbari e animali feroci.Marco Polo ci riusci’ e ne fece lo straordinario resoconto che divento’ il Milione.Quello e’ il fenotipo al quale mi sono ispirato.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 14:33 Rispondi

      Sugli ostacoli la vedo allo stesso modo. Quelli che possiamo incontrare oggi non sono nulla in confronti a quelli del passato. Oggi l’unica cosa pericolosa che vedo è fare una vacanza nei paesi in mano ai terroristi.

  9. animadicarta
    8 luglio 2015 alle 17:01 Rispondi

    Sarebbe interessante analizzare perché ostacoli come mostri che sbucano all’improvviso non risultano credibili. Sarà anche che sanno un po’ troppo di “già visto”?
    La mia (nuova) regola comunque è introdurre un ostacolo in ogni scena, anche se a volte sarebbe più opportuno chiamarlo conflitto. Ovvero: niente deve essere facile per il protagonista :)

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 17:18 Rispondi

      Forse perché sono troppo comodi. Però vorrei rileggere in futuro Il signore degli Anelli e La spada di Shannara e segnarmi tutti gli ostacoli dei due romanzi. Poi ci scrivo un post :D
      Forse hai ragione tu a dire che sanno di già visto.
      Un ostacolo in ogni scena? Povero protagonista e povero lettore, anche :)

      • animadicarta
        8 luglio 2015 alle 17:48 Rispondi

        Ma piccole cose! Avevo in mente un post sulle tipologie dei conflitti che si possono creare nelle scene, prima o poi lo scriverò.

  10. Simona
    8 luglio 2015 alle 18:29 Rispondi

    Come tutti gli elementi di una buona trama, gli ostacoli vanno dosati. Se andasse tutto liscio, sarebbe una gran noia, ma se andasse tutto storto sarebbe la storia di uno sfigato. Lo ammetto solo in un fumetto con Paperino :)
    Bisogna anche inventare ostacoli creativi (comunque sempre credibili e ben studiati) per evitare quel “già visto”. Mi vengono in mente le scene dei film in cui il protagonista sale in auto per fuggire e, puntualmente, l’auto non parte oppure si avvia non appena l’inseguitore è a un passo dall’acciuffare l’eroe.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2015 alle 18:33 Rispondi

      Giusto, per Paperino gli ostacoli più sono e meglio è :D
      Oddio, l’auto che non parte, ho visto questo ostacolo proprio qualche giorno fa, c’è in tutti i film americani. Hai ragione, bisogna stare attenti all’ostacolo-cliché.

  11. Grazia Gironella
    8 luglio 2015 alle 22:51 Rispondi

    Essenzialmente mi domando cosa avrebbe sul protagonista un effetto devastante. Se non lo trovo, modifico la situazione del protagonista perché sia davvero nei guai. Sono molto d’accordo con quanto dici sugli ostacoli avulsi dalla storia. Nel mio primo romanzo li avevo inventati e sparsi a caso, come se fossero una spezia. Non sapevo che lì serviva sostanza, e non aromi! :)

    • Daniele Imperi
      9 luglio 2015 alle 07:56 Rispondi

      Quella dell’effetto devastante sul protagonista mi sembra un’ottima idea. Altrimenti la storia sarà insipida. Prova a pensare a tanti di quei film in cui una persona comune si trova immischiata in qualche caso di droga o peggio: quello è un effetto devastante, perché le persone comuni non sono preparate per affrontare quelle situazioni.

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