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Italiani, popolo di non lettori

Asini

È ormai risaputo che in Italia si legga poco o niente. E che si scriva tanto, invece. Cosa scrivono, gli italiani, se non leggono? La domanda nasce da sé e se ne resta senza risposta.

Ho letto ieri un articolo apparso online su Il Sole 24 Ore: “Un italiano su due non legge neppure un libro all’anno”. Secondo la statistica mostrata dall’articolo, nel 2012 il 46% degli italiani ha letto almeno un libro. Quasi la metà degli italiani.

Lettura e tecnologia in Italia

Nell’articolo si parla di una costante diminuzione del numero di italiani che leggono, a partire dagli anni ’60:

Nel 1965 (circa 50 anni fa) un italiano su sei leggeva almeno un libro all’anno, percentuale più che raddoppiata (dal 16 al 38%) a fine anni ’80; per superare la soglia del 40% si è dovuto aspettare il 1996. – Un italiano su due non legge neppure un libro all’anno, articolo di Giuditta Mosca – Il Sole 24 Ore.

Non vi fa pensare a nulla questo aumento? A metà anni ’90 non c’è stata la diffusione di internet? In quegli anni c’è stata anche la diffusione dei telefoni cellulari. È la tecnologia, dunque, che ha fatto smettere di leggere gli italiani?

A me è successo l’esatto contrario. A fine anni ’80 leggevo di media uno o due libri l’anno, forse qualcosa di più. A fine anni ’90 la media era salita a circa 20 libri l’anno. Nel 2011 il numero è arrivato a 38 e nel 2012 a 61. La tecnologia non ha effetti negativi su di me. Forse perché la uso poco.

Sono sempre più convinto che gli italiani preferiscano gironzolare su internet che leggere, giocherellare col cellulare che leggere, starsene dietro la play station che leggere. Più che convinto.

Manca l’educazione alla lettura

In Italia manca la cultura del libro. Se leggi tanto vieni scambiato magari per un asociale, ma frequentare social network, ossia persone virtuali in fondo, non significa essere sociali e socievoli.

È anche un dato di fatto che gli italiani non leggono neanche gli articoli dei blog. Si fermano al titolo. Ne ho le prove. Basta vedere un titolo che suggerisce qualcosa di interessante e la gente clicca su Mi piace. Velocissima. In fondo si fa prima così che a leggere tutto il post. Non importa, poi, se nel post vengano mostrate idee opposte a chi ha gradito quel titolo. Questo è un dettaglio di poco conto.

Educare alla lettura non è facile, specialmente nell’era della rete, dei videogiochi sempre più sofisticati, dei cellulari sempre più potenti e completi. Il bambino e il ragazzo preferiscono inviare sms pieni di “k” piuttosto che aprire un libro.

Manca l’educazione alla lettura e manca a casa e a scuola.

Manca la promozione della lettura

Quante pubblicità di libri avete mai visto in TV? A me capita una o due all’anno, non di più. E di videogiochi? Di DVD? Quante iniziative ci sono a favore dei libri e della lettura? Cosa si fa nelle scuole? Si legge ancora qualcosa?

Chi parla di libri, online, sono sempre i soliti quattro gatti. Siamo in pochi. Non abbiamo peso, non certo nella massa ineducata e diseducata alla lettura. Far cambiare idea agli asini è dura, forse persino impossibile. L’abbandono del libro – o il mancato avvicinamento al libro – è un processo irreversibile.

Si deve sperare nelle nuove leve. In quelli che nasceranno. In quelli ancora troppo piccoli per distinguere un libro da un cellulare.

46 Commenti

  1. Elena Bibolotti
    21 marzo 2013 alle 13:49 Rispondi

    c’è da dire che se il popolo FB legge solo il titolo di un articolo (anch’io ne ho le prove) quello di twitter no (i blog hanno lo strumento di misurazione di permanenza sul sito). Ciò che impressiona però è la millantata conoscenza di autori come P. Roth o Marias. Io però, che sono cattivissima, ho preso la buona abitudine di interrogarli chiedendo loro quale personaggio hanno sentito più affine o cosa li ha colpiti di più. Il risultato? Risposte evasive e un defollow pochi giorni dopo. La letteratura piace come piace un bell’abito, quasi servisse come esibizione, e basta. La qualità della letteratura è molto più alta e in troppi non sanno quanto aiuti a vivere (troppo spesso, oggi, anche a sopravvivere).

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 14:00 Rispondi

      Su twitter non saprei, magari retwittano senza prima sprecarsi a leggere il post. Sugli autori: beh, magari hanno solo sentito che c’è qualcuno chiamato Roth che ha scritto qualcosa :)

  2. Lucia Donati
    21 marzo 2013 alle 14:32 Rispondi

    Forse molti non leggono perché hanno difficoltà a capire quello che leggono (vedi anche un mio post recente sull’argomento). Come dici tu, mancano l’educazione alla lettura e una giusta promozione. Manca anche l’entusiasmo individuale a leggere. Ieri ho seguito in tv la lettura della Commedia dantesca da parte di Benigni: coinvolgente ed entusiasmate. Quello è un modo giusto per stimolare il desiderio delle persone per lo studio e per la lettura. Le persone dovrebbero essere capaci di autoentusiasmarsi ed essere, così, indipendenti dai suggerimenti esterni, essendo capaci, anche, di scegliersi le proprie letture.

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 16:16 Rispondi

      Dubito che non si legga perché non si capisce il testo – o almeno può capitare con qualche libro, ma basta passare a un altro. Se poi uno non capisce mai ciò che legge, allora i problemi sono seri…
      Di sicuro l’iniziativa di Benigni è lodevole, ma di domando: quanti di quelli che lo ascoltano sonon poi interessati a leggere la Divina Commedia e quanti, invece, lo ascoltano solo perché suoi ammiratori?

  3. Cristiana Tumedei
    21 marzo 2013 alle 14:58 Rispondi

    Questa è certamente una questione delicata. Sono assolutamente d’accordo con te sulla necessità di promuovere maggiormente la lettura. Per quanto concerne l’educazione ad essa, credimi non è facile. Infatti noto che scuole ed asili stanno facendo molto in questo senso. Diversa è la situazione all’interno delle famiglie: se i genitori non amano la lettura è impensabile che possano stimolare i figli in questo senso.
    Io leggo libri a mia figlia da quando aveva tre mesi e noto che la sua passione è cresciuta anche grazie all’abitudine. Sfogliare un libro credo sia per lei un gesto abituale, un’attività che la gratifica allo stesso modo di altre (il disegno, la pittura, la manipolazione dei materiali).
    Detto questo, però, sono felice di scoprire che nella mia città ci sono gruppi di lettori volontari che organizzano letture pubbliche, sia per bambini che per adulti.

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 16:17 Rispondi

      Con tua figlia stai agendo nel migliore dei modi :)
      In famiglia hai ragione: se si hanno genitori che non apprezzano la lettura, sarà difficile che i figli possano amarla grazie a loro.

  4. Angelo
    21 marzo 2013 alle 15:24 Rispondi

    Ciao Daniele.

    E’ vero, ci sono lettori forti e non lettori.
    La scuola non aiuta certo ad affezionarsi alla lettura, ma anche l’editoria non è che si impegni più di tanto. Le case editrici sono aziende, lo sappiamo, e ragionano sul fatturato. Così propongono sempre più libri “vendibili” indipendentemente dalla qualità, sfruttano l’idea del momento fino all’osso, cercano il personaggio, si affidano al divo di turno e hanno finito per trasformare la letteratura nel mercato delle vacche (senza offesa per la vacche).

    Al di là di questo però, mi rendo conto di una cosa: abbiamo giornate pienissime e qualcosa deve per forza venire sacrificato. Io, per esempio, fra lavoro e famiglia (con una bimba piccola) ho finito col rinunciare alla palestar, alla musica, al cinema (ormai faccio fatica anche a vedere un film in tv) etc. e, dovendo scegliere come usare il poco tempo libero, ho salvato la lettura e la scrittura.
    Altri hanno le proprie priorità e le proprie rinuncie. Quindi non me la sento di condannare più di tanto i non- lettori… tranne quelli che poi vogliono scrivere!

    PS se cerchi pubblicità ai libri in TV basta che ti sintonizzi su Fazio nel fine settimana…

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 16:18 Rispondi

      Ciao Angelo,
      il tempo credo sia solo una scusa. Come tu stesso hai detto, hai rinunciato a palestra e cinema per leggere e scrivere. Basta voler leggere e vedrai che il tempo si trova. Magari in autobus per andare a lavoro?

  5. Neri Fondi
    21 marzo 2013 alle 16:53 Rispondi

    Ciao Daniele,

    Il tuo articolo mi ha fatto riflettere sotto molti aspetti. Io sono un tipo che legge molto, almeno credo, e mi attesto da circa dieci anni intorno a una media di 24/25 libri all’anno. Forse non sarà tantissimo, ma considerando che riesco a leggere solo di notte (perdendo preziose ore di sonno), mi va anche bene.

    Quando parli di italiani che non leggono, come darti torto? Abbiamo in mano le prove che i lettori sono pochi. E allora cosa scrivono?
    A questa domanda non ho risposta, purtroppo, ma vedendo la scarsissima qualità del 90/95% del materiale autopubblicato, tenderei a dire che scrivono schifezze.
    Quantomeno si riesce a notare la differenza tra uno scrittore che sappia cosa significhi scrivere e uno che la parola non sa nemmeno come usarla.

    Per quanto riguarda la tecnologia, riprenderei il discorso che fai tu parlando di te stesso. Tu dici che non ha influenza su di te, nel “privarti” della lettura, e così è per molti altri.
    Il problema non è nella tecnologia, ma in coloro che la usano. La tecnologia, come noi blogger sappiamo, è un MEZZO (scusa il maiuscolo, ma non so mettere il grassetto nei commenti) che ci viene dato per approfondire le nostre passioni, per svilupparle e condividerle.
    Certo, poi è ovvio che porti anche delle “distrazioni”, ed io non ne sono immune. Ogni tanto (ormai sempre meno, però) mi piace giocare con i videogame, e sempre ogni tanto mi metto a curiosare sui social network. Ma la differenza tra quelli come me e la “massa di non lettori” (generalizziamo!) sta nell’intento.
    Se gioco, gioco sì per svago, ma anche per apprendere qualcosa. È pieno di videogames con cenni storici (per esempio) molto molto interessanti, ma la maggior parte dei giocatori non li nota. Io scelgo i titoli anche in base a questo (Praticamente negli ultimi cinque anni ho giocato solo ad Assassin’s Creed).
    Idem per i social network. Nelle mie homepage ci sono solo persone che pubblicano contenuti interessanti. Spesso divertenti, a volte di levatura non troppo alta, ma sempre interessanti.
    Questo è importante.

    Per l’educazione e la promozione, sono d’accordo su tutta la linea. Discorso ineccepibile, ma che mi porta a voler concludere questo mio intervento con una provocazione:

    I lettori sono pochi, e su questo non ci piove. Ma tra questi pochi lettori, quanti sono lettori VERI? Per intenderci, lettori che non si imbarchino solamente in avventure letterarie in compagnia di Antonella Clerici o di Fabio Volo?
    Forse pochi, anzi, quasi sicuramente.

    E pensa se tutti gli altri smettessero di leggere. Forse si pubblicherebbero meno schifezze e si porrebbe più attenzione sulla qualità della carta stampata… o degli schermi elettronicoinchiostrati!

    Ma questa è una riflessione da lettore molto egoista e poco interessato, in questo preciso istante, al bene supremo dell’umanità.

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 18:23 Rispondi

      Vero: bisogna vedere che libro è quello che viene letto… la qualità anche ha il suo peso.

      • Neri Fondi
        21 marzo 2013 alle 18:33 Rispondi

        Assolutamente

  6. Tenar
    21 marzo 2013 alle 17:19 Rispondi

    Io temo proprio che non si legga anche perché non si è più in grado di capire… I miei alunni di terza media non capiscono i classici per ragazzi dell’800, il lessico di Zanna Bianca o de I tre Moschettieri è troppo complicato per loro. Non è un caso, secondo me, che molti “casi editoriali” degli ultimi anni sono libri originariamente studiati per bambini o adolescenti, caratterizzati da lessico e sintassi semplice.

    • Neri Fondi
      21 marzo 2013 alle 18:35 Rispondi

      Tra un po’ ci ritroveremo a dividerci in due fazioni umane (molto fantascientifico): quelli che capiscono la lingua, e quelli che la subiscono.
      Inquietante

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 18:25 Rispondi

      Ci credo che non capiscono quei testi. Zanna bianca, poi, è semplice… bah, la colpa non è loro, ma alla diseducazione galoppante che c’è.

  7. KINGO
    21 marzo 2013 alle 18:17 Rispondi

    Bello questo post, mi piace.

    Scusa se non aggiungo altro, ma ho letto soltanto il titolo! XD!!

  8. franco zoccheddu
    21 marzo 2013 alle 20:54 Rispondi

    Il numero di bytes per “conservare” in una memoria di massa un romanzo: più o meno 500K. Il numero di bytes per “conservare” una bella immagine a colori e precisa: almeno dieci volte di più.
    Perchè?
    A parte discorsi informatici, la questione è che i bytes del romanzo acquistano il loro vero peso nella lettura, operazione molto complessa e faticosa per la mente, ma molto soddisfacente per questo. La foto è un piacere momentaneo, valore aggiounto poco, fanno quasi tutto i bytes.
    Ecco in definitiva perchè si legge sempre meno: i motivi sono quelli di sempre, leggere coinvolge in profondità la mente, è la mente che da quasi tutto il valore a quelle lettere. Nessuna memoria RAM o di massa riesce ancora a sostituire il potere rappresentativo, relazionale della mente, quello che da il vero valore alla lettura.
    Paradossalmente INTEL, Microsoft, Tim Berners Lee (senza saperlo allora) ci hanno donato il potere di rinunciare alla nostra mente.
    Peccato…

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 21:08 Rispondi

      Sorprendente analisi :D
      Però hai ragione: per immagazzinare un’immagine ci vuole poco, per fare lo stesso con la lettura si impiega di più. Questa è l’era della fretta, anche se sinceramente non capisco cosa sia cambiato rispetto al 1800.

  9. Andrea
    21 marzo 2013 alle 22:33 Rispondi

    Dico ciò che so:
    i ragazzi non leggono perché non ne hanno mai avuto il piacere. “Leggi libri? Dio mio che palle, ma non giochi a CoD?”. Questo mi disse una volta un mio amico. Gli risposi: “No, leggere mi diverte di più” e così si concluse la discussione. Qualche mese dopo quello stesso tizio prese 4 in un tema d’italiano, e proferì testuali parole: “Devo cominciare a leggere, altrimenti qua mi bocciano”.
    I ragazzi sanno che per non rimanere nell’ignoranza bisogna leggere, lo sanno bene, ma indugiano, hanno paura. E allora vai di supposizioni che alle mie orecchie suonano come sconcertanti: la lettura è noiosa, la lettura non serve a nulla, la lettura rende stupidi e strani (posso postare lo screen di uno che lo afferma)… La loro personalità e le loro credenze si formano sulla base di queste stupidate e cominciano a temere il libro, attaccando chi legge.

    Daniele ha ragione quando parla di educazione alla lettura. Io ho sedici anni e leggo molto, e ciò me l’ha insegnato mia madre, sebbene lei stessa non abbia mai letto in vita sua.

    Una cosa: in quei sondaggi contano anche chi legge ciò che spacciano per libri? 50 sfumature di idiozie scritto da una che non ha mai letto, Twilight sulla falsa riga di chissà cosa (sono a metà Dracula e solo ora mi rendo conto di quante differenze ci siano fra i due vampiri), ecc.
    Non fate caso alle mie frasi scritte orribilmente, in questo periodo ho un po’ di confusione in testa…

    • Daniele Imperi
      22 marzo 2013 alle 08:35 Rispondi

      Andrea, ti do ragione in tutto. Anche sul fatto che la gente si meravigli quando sente che leggi.
      Sui vampiri: una volta letto Dracula, gli altri romanzi sui vampiri puoi anche evitarli :)

  10. Alessandro Madeddu
    21 marzo 2013 alle 23:13 Rispondi

    Io sono da lungo tempo dell’opinione che impegnarsi per impedire alla gente di sguazzare nella propria ignoranza sia un’inutile spreco di energia. Meglio rassegnarsi subito :)

    • Daniele Imperi
      22 marzo 2013 alle 08:36 Rispondi

      Concordo. Infatti ho scritto che bisogna puntare sui più piccoli, quelli che ancora si salvano.

      • Alessandro Madeddu
        22 marzo 2013 alle 14:51 Rispondi

        D’altra parte anche essere ignoranti è un diritto. Causa problemi a tutti? a volte. Ma se è per questo in Italia mi pare che i problemi li crei la cultura, a quei pochi che ne hanno un po’… :(

  11. KINGO
    22 marzo 2013 alle 09:31 Rispondi

    Da quel che vedo in giro, mi sembra che la tecnologia stia aiutando molte persone ad avvicinarsi alla lettura, quindi e’ assurdo demonizzarla.
    Il problema e’ che leggere e’ estremamente faticoso per chi non c’e’ abituato. Non e’ che la gente non capisca quel che legge, il fatto e’ che l’azione stessa di leggere piu’ di due pagine consecutive rappresenta un notevole sforzo per una mente poco abituata. Il cervello e’ un po’ come i muscoli del corpo: chi l’ha allenato da giovane riesce ad utilizzarlo al meglio per il resto della vita, e trova semplicissimo fare cose che per gli altri rappresentano quasi una missione impossibile.
    Io ho letto tutta la saga di Ramses a 8 anni, Il Signore degli Anelli a 12 anni e I Demoni di Dostoevskij a 13 anni. E’ avidente che, ora che ho 22 anni, qualsiasi libro mi mettete in mano riesco a leggerlo in pochi giorni. Invece ho un amico che, nei primi 20 anni della sua vita, l’unico libro che ha letto e’ Il Grande Gigante Gentile di Roald Dahl. Mi sembra piu’ che normale che adesso non sia in grado di leggere neanche Harry Potter…

    • Daniele Imperi
      22 marzo 2013 alle 09:46 Rispondi

      Non volevo demonizzare la tecnologia, ma l’uso smodato e negativo che se ne fa. Vedo la massa sempre pronta ad accaparrarsi l’ultimo ritrovato tecnologico e passare indifferente di fronte a una libreria.

      • KINGO
        22 marzo 2013 alle 10:42 Rispondi

        Capisco quel che vuoi dire, ma uno scrittore deve guardare sempre in positivo. Anche quella massa di individui che certe volte ti disgusta potrebbe, un giorno, far parte del tuo pubblico. E forse, proprio grazie alla tecnologia…
        In fondo, una parte dei visitatori di pennablu potrebbero essere degli smanettoni semi analfabeti che hanno trovato il tuo blog navigando sul loro smartphone… e che magari ora hanno voglia di leggere Cloud Atlas, dopo anni che non aprivano un libro…

        • Daniele Imperi
          22 marzo 2013 alle 10:57 Rispondi

          In quel caso si tratterebbe di persone recuperabili – e recuperate! :)
          Ben venga chi, grazie alla tecnologia, si avvicina alla lettura.

  12. avstron
    22 marzo 2013 alle 22:39 Rispondi

    quindi quello che stai dicendo è che noi scrittori siamo fregati? :D

  13. franco zoccheddu
    23 marzo 2013 alle 13:54 Rispondi

    Uno scrittore è, per definizione, un privilegiato: ha il dono, non comune, di saper scrivere. Non “saper creare frasi”: saper scrivere, cosa di cui Daniele ci ha parlato tanto e quindi ormai sappiamo tutti cosa significa. Tranquillizzati, quindi avstron: uno scrittore (in quanto tale) non sarà mai fregato da nessuno.

    • avstron
      23 marzo 2013 alle 16:12 Rispondi

      Nessuno mi frega, ma se nessuno legge sono io ad essere fregata.
      Sarebbe tanto meglio saper parlare, a questo punto.
      Se poi non sai neanche parlare ecco che sei fregato.

      • franco zoccheddu
        24 marzo 2013 alle 15:49 Rispondi

        Potresti spiegarti? Il discorso è un po’ oscuro… Solo se vuoi, naturalmente.

        • avstron
          24 marzo 2013 alle 19:07 Rispondi

          Ma niente di che :D Quello che dico è che siccome gli italiani non leggono è inutile scrivere. Saper parlare sarebbe una capacità interessante in uno stato dove nessuno legge (in realtà gli italiani manco ascoltano, ma vabbè). Se non sai parlare (ad esempio io scrivo molto meglio di quanto non parli, non sono una grande oratrice) sei fregato :D

          • Daniele Imperi
            25 marzo 2013 alle 10:51

            Ciao e benvenuta nel blog.

            In parte hai ragione: se nessuno legge, dunque perché scrivere? Varrebbe la pena ragionarci su e scriverci un post. Vedrò.

  14. Kinsy
    23 marzo 2013 alle 21:48 Rispondi

    In effetti in Italia manca proprio la cultura del libro. Per esperienza personale posso paragonare l’Italia alla Francia. In quest’ultima è normale parlare di libri, lo si fa ovunque, su qualsiasi giornale o rivista, in televisione e a scuola. In Italia sembra sia una cosa quasi da nascondere. E si che basterebbe così poco, una goccia ogni tanto, come ad esempio, perché i giornalisti non chiedono mai alle persone che intervistano “cosa sta leggendo in questo momento”, oppure qual’è il libro che hanno amato di più? Queste domande capitano solo quando intervistano scrittori, come se la gente comune o chi riveste una carica importante non dovesse mai leggere!

    • Daniele Imperi
      25 marzo 2013 alle 10:53 Rispondi

      Se i giornalisti facessero una domanda del genere, dovrebbero essere molto fortunati a intervistare chi legge, altrimenti sai che figura l’intervistato… :)

      • KINGO
        25 marzo 2013 alle 11:14 Rispondi

        Pero’, poi, il prossimo che sa di essere intervistato si farebbe trovare pronto con una lettura da raccontare e il circolo virtuoso potrebbe partire…

        • Kinsy
          26 marzo 2013 alle 20:44 Rispondi

          E’ proprio quello che pensavo. E’ come quando tutti parlano di una cosa che a te non interessa, ma poi a forza di sentirne parlare, per non essere tagliato fuori dal discorso, o solo per avere argomentazioni valide per parlarne male, ti avvicini anche tu, gli dai un’occhiata e chissà, magari poi anche arrivi ad apprezzarla.

  15. Romina Tamerici
    2 aprile 2013 alle 00:20 Rispondi

    Il problema secondo me è che leggere viene troppo spesso presentato come un obbligo ai bambini e questo fa sì che non si impari ad amare la lettura. Cessato l’obbligo, troppi smettono di leggere. Bisognerebbe ricondurre la lettura a ciò che è: un grande piacere, un divertimento, uno svago intelligente e interessante.

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2013 alle 08:33 Rispondi

      Cominciano a nascere delle iniziative a favore della lettura nel blog :)

  16. Elisabetta
    18 aprile 2013 alle 23:08 Rispondi

    Come sempre con la tua penna sai tracciare spunti notevoli, ricchi di humor (mi ricordi Beppe Severgnini). E’ vero che manca la promozione alla lettura, specie nella base della piramide: nei ragazzi. Troppa tv, play, cellulare e via dicendo (lo dice una che ha dovuto mettere il limite d’uso ai propri figli). Poi quando i miei ragazzi si sono messi a leggere Harry Potter, dopo avergliene parlato a lungo, e li ho visti appassionati (finalmente!) ho avuto la conferma che alla lettura bisogna invogliare, esortare, delicatamente ma con convinzione. Poi quando s’accende il “meccanismo”, questo va avanti da solo.

    • Daniele Imperi
      19 aprile 2013 alle 08:48 Rispondi

      Grazie Elisabetta :)
      Hai ragione, serve far scattare un meccanismo, che deve partire dalle famiglie, dalla scuola, dalle istituzioni. E da noi stessi.

  17. Come scegliere i post da scrivere
    27 maggio 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Italiani, popolo di non lettori […]

  18. Rosa
    16 giugno 2013 alle 17:13 Rispondi

    Il fatto stesso che siano tanti gli interventi, ottimisti o meno , a mio parere è già buon segno, a favore della lettura! Devo dire però che se pure condivido l’importanza dello stimolo da ricevere da parte della famiglia per “imparare a leggere”, nel senso di amare la lettura, ciò a mio parere non basta. Una volta messo il muso fuori dalle mura domestiche, il ragazzo/a dovrebbe continuare a vedere librerie e biblioteche ad ogni angolo, libri in mano a chi fa la fila alla posta o in banca, giornali in mano a chi siede per ore nella metropolitana o sulle panchine del parco… Era il 1995 e Londra mi sembrò un altro pianeta… ero certa che l’Italia sarebbe diventata tale, ma non vedo ancora alcun cambiamento.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2013 alle 20:21 Rispondi

      Una volta usciti di casa, i figli devono pedalare coi propri piedi. Se quindi hanno amato i libri da bambini a casa grazie ai genitori, allora quando usciranno non avranno più bisogno di stimoli.

  19. Scrittura polemica
    8 agosto 2013 alle 05:02 Rispondi

    […] Italiani, popolo di non lettori […]

  20. Salvatore
    16 settembre 2013 alle 17:08 Rispondi

    Credo che buona parte di questi stessi discorsi li facesse già Leopardi nella sua epoca, quando si lamentava dei coetanei che si davano appuntamento sotto le statue senza neanche sapere esattamente chi fossero quei personaggi. Senza stime alla mano, haimè, io sono di parere contrario. Contraio a cosa, vi chiederete voi? Be’, secondo me, gli italiani leggono molto più adesso che nel dopoguerra ad esempio. Sarà per l’aumento dell’alfabetizzazione, sarà perchè all’epoca solo il 10% degli italiani conosceva la propria lingua, il resto parlava solo il proprio dialetto, sarà perchè si è educati dalla scuola almeno a provarci, il risultato mi pare ovvio. Altro discorso è che si dovrebbe legere di più o che in altri Stati le vendite dell’editoria (e quindi le stime sui possibili lettori) sono maggiori.. Non saprei. Tuttavia non continuaerei a definire gli italiani dei non lettori. I passi avanti a mio avviso sono stati fatti.
    Sempre contrario mi vede il commento sulla tecnologia. Io sono sempre stato un grande lettore. Da piccolo, quando non sapevo ancora leggere, costringevo le persone che mi stavano in torno (genitori, fratelli, zii..) a leggere per me. Poi ho imparato e gli altri non mi sono serviti più a nulla.. Ad ogni modo, anche se non saprei citare stime neanche in questo campo (in fondo solo una mente veramente malata conta i libri che legge in un anno), ho notato che da quando mi hanno donato l’Ipad leggo sensibilmente di più. Sarà perché è retro illuminato e posso leggere di notte senza discurbare altre persone con la luce e stancando notevolmente meno gli occhi, sarà perché comprare i libri “elettronici” costa meno, il cambiamento mi sembra rilevante! Inoltre se qualcuno di voi, in qualche altro post, ha ipotizzato di volersi autopubblicare attraverso un ebook un motivo ci sarà, no? Vero che scrivere e ricevere sms non sarà il massimo della letteratura post moderna.. ma almeno un sms (compresi i vari strumenti di messaggistica istantanea) devono pur essere scritti e quindi letti, una bella differenza rispetto alle lunghe telefonate degli anni ottanta (le lettere non si scrivevano più neanche all’epoca). Quindi di chi è la colpa se l’editoria non vende molto in Italia? Dell’editoria! Che pubblica cose oscene, il più delle volte, e quindi fa scappare potenziali lettori.. Della scuola, che continua a insistere sui grandi, boriosi, noiosissimi classici, anziché proporre materiale nuovo.. (tempo per approcciarsi ai classici ci sarà quando si è vecchi bacucchi, non serve menarla per forza nelle scuole). Questo è a mio avviso il motivo verò della “fuga dei lettori”: la noia verso i classici studiati PER FORZA a scuola! Mi spiego meglio citando un solo titolo, più volte ripreso proprio in questo blog: “I promessi sposi”.. Dopo una lettura del genere, senza nulla togliere al grande romanzo italiano (che Dio lo abbia in gloria e che il diavolo lo abbia sulla forca!) vi aspettereste davvero di trovare una valanga di giovani lettori pronti ad invadere le librerie? Negli altri Paesi semmai si legge di più proprio perché nelle proprie scuole non sanno nemmeno cosa siano “I Promessi sposi”.. Al loro posto leggono Robinson Crusoe e diventano tutti impallinati di viaggi.. Ogni popolo a le sue..! Mi sono dilungato un po’ troppo? Be’ in questo caso mi dilungo ancora un pochino.. Riprendendo il filo del discorso, se poi vogliamo proprio infilarci il solito calcio.. Be’ facciamolo! Se eliminassero il calcio dall’Italia vedremmo una folla di uomini smarriti che vagano senza meta e senza idee per la città, la domenica pomeriggio. Con i volti allucinati e sguardi spenti. E di conseguenza un mucchio di donne infelici, perchè almeno con la scusa del calcio mezza giornata con l’amante ce l’avevano.. Questi sono a mio avviso i veri colpevoli. Parola alla difesa.
    Un saluto a tutti gli assidui lettori di questo blog che ho scoperto da poco, ma che mi piace un sacco trollare..!

    P.S. ma si, ma si, un saluto anche all’autore!

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