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Consigli di scrittura da Stephen King

Consigli di scrittura da Stephen King

Questo post prende spunto dall’articolo di Maggie Zhang apparso sul sito Business Insider il 15 luglio scorso, 22 Lessons From Stephen King On How To Be A Great Writer. Ho tradotto i 22 titoli del post, con il permesso di Maggie, e li ho voluti contestualizzare alla mia scrittura personale.

Sarei stato promosso dal professor King? Chissà?

22 lezioni da Stephen King su come essere un grande scrittore

Questi consigli di scrittura sono stati estrapolati da Maggie dal libro On Writing, che ho letto tempo fa in originale, trovandolo uno dei migliori libri sulla scrittura.

#1 – Smetti di vedere la televisione. Leggi invece il più possibile

Sante parole. Io guardo poco la TV, ma da ragazzo tutti i giorni e me ne sono pentito. Avrei letto centinaia di libri in più a quest’ora. Oggi guardo la televisione soltanto dopo cena e solo se c’è un film che mi interessa (non guardo nessun altro genere di programmi).

Se sono molto stanco, o ho mal di testa, preferisco guardare un film che leggere, anche perché in quei casi non riesco proprio a concentrarmi nella lettura. Voto: 7.

#2 – Preparati a più fallimenti e critiche di quanto pensi di poter affrontare

Sono preparato, anche perché ho un’intera vita di fallimenti in ogni campo, quindi la cosa non mi preoccupa per niente. In campo editoriale anche ne ho avuti e del primo ne ho parlato tempo fa.

Poi ci sono state 3 proposte che ho mandato, a livello di idee per altrettanti libri, che non hanno avuto esito positivo. Ma non mi sono scoraggiato per niente. Voto: 10.

#3 – Non perdere tempo a cercare di piacere alla gente

Non me ne frega proprio niente di piacere alla gente, senza offesa per nessuno. Ehi, professore, stai parlando a un asociale, misantropo e solitario di natura. Non sono mai piaciuto alla gente e la gente non è mai piaciuta a me.

Quindi nessun problema, prof, davvero. Fin da bambino sono stato un incompreso cronico. C’ero io coi miei gusti e i miei sogni e c’era l’enorme mucchio degli altri. Due entità distinte e separate. Voto: 10.

#4 – Scrivi soprattutto per te stesso

Lo dico sempre. E l’ho ribadito quando ho parlato di come deve essere uno scrittore vincente. È inutile nel campo della narrativa scoprire i gusti dei lettori e ascoltare il proprio pubblico, tanto più che agli inizi non hai nessun pubblico.

Io scrivo per me e basta. È l’unico modo per scrivere, l’unico che conosco, l’unico possibile. Certo, se dovessi scrivere il primo romanzo di una trilogia fantasy su un licantropo che si innamora di una vampira e quel romanzo non venderà che 2 copie, non sarò tanto scemo da scrivere e pubblicare il resto della trilogia, vi pare? Voto: 10.

#5 – Affronta le cose che sono più difficili da scrivere

Questa è tosta, professore, ma forse ho capito che vuoi dire. In una storia ci sono parti non certo semplici da scrivere, parti in cui le parole sembrano non bastare, sembrano ridurre al minimo ciò che vogliamo dire.

Qui non sono preparato, per niente. Spesso tendo a risolvere in modo troppo semplicistico, quando invece bisognerebbe tracciare delle linee guida e poi tornare su quel pezzo finché non funziona. Voto: 4.

#6 – Quando scrivi, stacca dal resto del mondo

È un problema. Ecco perché vorrei vivere in una casa in campagna, in mezzo al bosco, coi vicini a almeno 500 metri di distanza. Potrei chiudermi a scrivere e staccare da internet e da tutto il resto.

Adesso mi è impossibile. Vivo in una zona di Roma ipertrafficata, con la confusione dalle 6,30 fino addirittura alle 2 di notte, qualche volta. Cosa vuoi staccare, prof? Voto: 4.

#7 – Non essere presuntuoso

King parla di non vestire la propria scrittura col vocabolario. Difende una scrittura semplice, e qui gli do ragione. Anche nel blogging molti dicono che non bisogna usare paroloni per abbellire il testo.

Vero: per abbellire no, ma se servono vanno usati. Le parole sono quelle, in fondo. La ricercatezza del linguaggio, per me, deve essere contestualizzata. Voto: 8.

#8 – Evita avverbi e paragrafi lunghi

Ok, parliamo di avverbi. King condanna quelli nel dialogo e ha ragione. “Disse sommessamente”, “rispose pacatamente”, “urlò bestialmente”, ecc. Oscenità, no?

Paragrafi: talvolta tendo a scriverli lunghi, ma cerco di mantenere il giusto ritmo per la lettura. Tuttavia, a me piacciono e troppi paragrafi brevi in un testo mi danno l’idea di una scrittura frammentata. Voto: 8.

#9 – Non farti coinvolgere troppo dalla grammatica

Mmm… King, che combini? Io dico che dipende. La grammatica è fondamentale, lo sappiamo tutti, ma, per fare un esempio, Le avventure di Huckleberry Finn è narrato tutto in modo sgrammaticato, perché è Huck a parlare e non è alfabetizzato come Twain.

Nei dialoghi fra persone non acculturate gli errori grammaticali sono obbligatori. Così come nel linguaggio dei bambini. Voto: 10.

#10 – Padroneggia l’arte della descrizione

Ricordo i primi romanzi fantasy che ho letto: descrizioni ampie dei luoghi e del tempo atmosferico. A quel tempo le apprezzavo. Adesso non più. In alcuni casi evito le descrizioni totalmente e questo non significa padroneggiarle.

Nell’ebook che sto scrivendo dovrò rivedere molte parti, che necessitano di descrizione. Il rischio, come dice King, è di perdere di vista la storia per correre dietro alla bellezza descrittiva per incantare il lettore. Voto: 7.

#11 – Non dare troppe informazioni sull’ambiente

Non eccedere nella documentazione. Concordo in pieno. Troppe informazioni annoiano il lettore e soprattutto credo trasformino una storia in una piccola enciclopedia.

Mi ricollego al punto precedente: a me piace dare poche informazioni e chiudere i capitoli in modo da incuriosire il lettore e costringerlo a proseguire la lettura. Voto: 9.

#12 – Racconta storie su ciò che la gente fa realmente

Credibilità. Sempre e prima di tutto. Ogni personaggio deve comportarsi come si comporterebbe nella vita reale se esistesse. Lo scrittore deve riuscire a impersonare il personaggio, anche se di sesso opposto. Si può chiedere a un amico o un’amica, no?

Ecco perché, secondo me, nessun film horror funziona: perché non sono credibili le azioni dei personaggi. Una ragazza terrorizzata dagli eventi è normale che se ne vada in giro al buio in una casa abbandonata? Ma quando mai? Voto: 8.

#13 – Rischia; non giocare sul sicuro

Quando ho letto La ragazza della porta accanto, ho pensato: “Jack Ketchum ce le ha quadrate per aver avuto il coraggio di scrivere una storia del genere. Quando ho letto Figlio di Dio, ho pensato la stessa cosa di Cormac McCarthy.

Hanno scritto due storie scioccanti, dove la vera protagonista è la depravazione ai massimi livelli. Tu puoi leggere e stare male – e se non sei di ferro, starai male – oppure lasciar perdere e tenere al caldo il tuo stomaco. Ma Ketchum e McCarthy se ne sono fregati di te e di me e di tutti gli altri lettori: hanno scritto la loro storia e hanno rischiato. E hanno vinto, alla grande anche. Voto: 10.

PS: tempo fa ho proposto a una gara letteraria il mio racconto Lacrimae. Un lettore mi ha detto di esser stato disturbato da certi particolari perché si parlava di maltrattamenti ai bambini. È una storia inventata, però, e non significa che io approvi certi maltrattamenti, anzi, metterei a morte chi fa del male ai bambini. Ma a me era venuta in mente quella storia su un serial killer e ho voluto scriverla. Punto.

#14 – Mettiti in testa che non hai bisogno di droghe per essere un valido scrittore

Né di alcol. Nella mia vita ho dato un paio di mezze tirate di sigaretta a 14 anni, credo, poi uno sganassone di mia madre ha fatto di me un non fumatore a vita. Mi sono ubriacato una sola volta in vita mia due anni fa, bevendo un litro e mezzo di birra artigianale in Norvegia a stomaco vuoto. Sono contrario a qualsiasi tipo di droga e non faccio distinzioni fra leggere e pesanti.

King ha ragione e nel suo libro parla dei problemi che ha avuto con la droga. La massima “scrivi ubriaco, revisiona sobrio” che attribuiscono a Hemingway non l’ho mai condivisa. Quando mi ero ubriacato vedevo girare tutto attorno a me alla velocità della luce e stavo malissimo. Cosa volevi che scrivessi, Erny? Voto: 10.

#15 – Non cercare di rubare la voce di qualcun altro

Questo è un errore in cui cadono in molti, me compreso. Agli inizi tentati di imitare lo stile di Terry Brooks, poi quello di Tolkien, poi quello di altri. La tentazione è molto forte, specialmente quando leggi un autore con uno stile che ti prende moltissimo.

Sto lavorando al mio stile. Ci lavorerò per sempre. Voto: 6.

#16 – Comprendi che la scrittura è una forma di telepatia

La fa facile il prof. Riuscire a entrare nella testa del lettore e metterci quello che vogliamo dire. Una parola. A dire è una cosa, a farlo un’altra.

Non so, sono molto scettico sul fatto che io riesca a fare una cosa del genere. Ecco perché si parla di scrittura empatica: perché deve emozionare i lettori e fargli vivere la storia che scriviamo. Voto: 5.

#17 – Prendi sul serio la tua scrittura

E mai con leggerezza. Ha ragione. Che intende con questo? Che ci devi credere, che devi scrivere con la consapevolezza di voler pubblicare, che devi scrivere perché lo senti davvero, perché è qualcosa che ti appartiene e allora devi dedicartici con passione ma anche e soprattutto con professionalità.

Come ho scritto giorni fa, a me interessa più scrivere narrativa che scrivere nei blog. E un giorno vorrei abbandonare tutto, web compreso, per starmene per conto mio a scrivere storie. Voto: 7.

#18 – Scrivi ogni singolo giorno

Nulla dies sine linea, frase che Plinio il Vecchio attribuì al pittore Apelle. Il continuo esercizio rafforza la scrittura e ci permette di concludere la nostra opera. Su questo non mi lamento, scrivo ogni giorno, anche 4-5000 parole fra narrativa e testi per il web. Voto: 10.

#19 – Finisci la prima stesura in tre mesi

Ehm… quando ho iniziato il mio ebook? A novembre? Quindi ci sto lavorando da 6 mesi e sono a un terzo. Qui, caro professore, mi rimandi a settembre e scommetto vorrai veder finita la prima stesura.

3 mesi per finire un libro, anche se lungo. Non sono d’accordo, dipende dal libro e da tanti fattori. Però ha ragione: la prima stesura anche secondo me va scritta velocemente. Voto: 3.

#20 – Quando hai finito di scrivere, fai un lungo passo indietro

King intende di allontanarsi dalla propria opera per vederla poi nel suo insieme. Rileggerla dopo 6 settimane per trovare così tutto ciò che non va. In effetti è quello che voglio fare quando finirò la mia storia.

Avevo pensato a un mese di gestazione, ma forse un mese e mezzo è anche meglio. Voto: 10.

#21 – Abbi il coraggio di tagliare

All’inizio io mi affezionavo molto a ciò che scrivevo, ma col tempo, per fortuna, questa mania è passata del tutto. Adesso modifico, taglio senza pietà. La scrittura, in fondo, è fatta di pezzi utili e inutili. Questi ultimi vanno eliminati. Voto: 9.

#22 – Cerca una relazione stabile, stai in salute e vivi una buona vita

Questa è bella, davvero. Io sono scapolo, o single come si dice ora. Dunque non ho speranze di scrivere bene? La salute c’è, credo. La buona vita per niente. E la scrittura risente di tutto questo – non per il fatto che non abbia una donna, meglio così, per ora.

In breve: la tua vita deve andare per il meglio. Sì, prof, siamo d’accordo. Riparliamone però fra qualche anno. Spero. Voto: 2.

Promosso o bocciato dal professor King?

  1. Scrittura e TV: 7
  2. Fallimenti e critiche: 10
  3. Piacere alla gente: 10
  4. Scrivere per se stessi: 10
  5. Cose difficili da scrivere: 4
  6. Staccare dal mondo: 4
  7. Non essere presuntuoso: 8
  8. Avverbi e paragrafi lunghi: 8
  9. Grammatica: 10
  10. Descrizioni: 7
  11. Informazioni ambiente: 9
  12. Raccontare azioni persone: 8
  13. Rischiare: 10
  14. No droghe: 10
  15. Stile altrui: 6
  16. Scrittura e telepatia: 5
  17. Prendere seriamente la scrittura: 7
  18. Scrivere sempre: 10
  19. Prima stesura in 3 mesi: 3
  20. Attesa revisione: 10
  21. Tagliare: 9
  22. Bella vita: 2

In 17 materie ho preso la sufficienza, in 8 delle quali perfino il massimo dei voti, grazie, prof! In 5 materie sono una frana. Però non è andata proprio male, no? A parole, ovvio. I fatti dicono poi altro.

E la vostra situazione com’è? Promossi o bocciati in scrittura creativa?

62 Commenti

  1. Salvatore
    30 luglio 2014 alle 07:28 Rispondi

    Bello. Anch’io ho letto “on writing” – e chi non l’ha fatto?
    I punti che mi sono piaciuti di più, forse perché sento più affini o ne sono più sensibile, sono: il 2, il 3, 6, 13 (con il mio libro sto rischiando parecchio…), 15 (difficile vero? Forse dipende anche dalla sicurezza in sé stessi) e il 19. Non mi do voti naturalmente, che senso avrebbe? Si può davvero essere obbiettivi verso se stessi?
    Anche a me piace dare poche descrizioni, soprattutto dei personaggi. Preferisco che il lettore li immagini a modo suo, prendendo spunto da come agiscono e da come parlano.
    Tu vorresti vivere in una casa di campagna? Isolato? Io vorrei vive sull’Himalaya, c****! Odio i bambini! Soprattutto i figli dei miei vicini. Corrono, urlano, lanciano o trascinano oggetti… Mi piacerebbe imbavagliarli e appenderli per i piedi, facendoli dondolare mentre scrivo – con una mano li spingo e con l’altra scrivo; ma sono convinto che riuscirebbero a fare casino anche così. Vuoi isolarti? Sì c****, sì!

    P.S. Palahniuk ha scritto una storia su un gruppo di scrittori che si isolano in un villaggio, immerso in una foresta, serviti e riveriti, passando il tempo a preoccuparsi solo di scrivere… Ditemi dov’è!

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2014 alle 07:54 Rispondi

      Grazie :)

      I voti che mi sono dato sono stati un gioco, ovvio che con te stesso non puoi essere obiettivo :D

      A me i bambini non disturbano, se sono educati – quelli che descrivi non lo sono, io e mie sorelle eravamo vivaci, ma educati – e pensa che vorrei averne almeno 4 (ma dubito di trovare una donna disposta a farne tanti :D ).

      Non mi piace, però, l’idea di essere servito e riverito. Mi piace farmi tutto da me.

      • Salvatore
        30 luglio 2014 alle 09:37 Rispondi

        Nel senso che non dovevano preoccuparsi del pranzo, perché glielo facevano trovare direttamente davanti alla porta del bungalow. Non si dovevano preoccupare di rifare il letto, perché passava la donna delle pulizie. Non dovevano preoccuparsi della cena, perché la sera si trovavano nella sala comune a mangiare tutti assieme (un po’ come nei villagi turistici, almeno è l’idea che ha dato a me) e a discutere delle rispettive storie… Be’, io ci metterei la firma. Poi magari dopo un mese mi suiciderei dalla noia.

  2. Fabio Amadei
    30 luglio 2014 alle 07:42 Rispondi

    Ho sorriso quando ho letto il titolo del blog: Stephen King. Pochi giorni fa ho chiesto a mio cognato, che ha una libreria, di procurarmi il libro di King “On writing” , ma sembra non sia reperibile tra i distributori.
    Mi ha colpito il secondo consiglio: preparati a più fallimenti. Beh, da venditore, sono molto ferrato in questo. Non tutte le visite si trasformano in vendita e di conseguenza ogni giorno si ricomincia quasi da zero. In questo periodo mi sento molto abulico, ho scritto pochissimo e mi sento arrugginito. Mi ha preso una specie di paura che mi preoccupa e che non riesco a scrollarmi di dosso.
    Scusami se sono andato fuori tema; sentivo il bisogno di sfogarmi un po’. Ho appena finito di leggere un altro libro di Guareschi. Ti lascia dentro del buono e ti fa sorridere. Come bere acqua fresca di sorgente.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2014 alle 07:55 Rispondi

      Non lo trovi neanche online?

      La paura è una bestia, ma va lasciata da parte. Di Guareschi ho parecchie opere e vorrei leggerne a breve, era davvero un grande.

      • Fabio Amadei
        30 luglio 2014 alle 09:02 Rispondi

        Su amazon e ibs non è disponibile. Sembra strano, ma non lo hanno.

        • Salvatore
          30 luglio 2014 alle 09:40 Rispondi

          Confermo che la versione tradotta in italiano non si trova in nessun modo. E’ un pezzo da collezione, per chi ce l’ha, perché non l’hanno mai ristampato e non sembra siano intenzionati a farlo. No, nemmeno in ebook. In inglese invece si trova. Devi farti un giro per le bancarelle di libri usati.

    • Michè Michè
      30 luglio 2014 alle 17:17 Rispondi

      Fabio, su eBay è in vendita usato, però ha un prezzo spropositato(40€). Approfittatori! D:

      P.S. Potresti togliermi una curiosità? Da venditore, ci sono tre libri che reputi fondamentali? E tra questi, ce n’è uno che consulti sempre nonostante l’esperienza? Grazie!

  3. Marco
    30 luglio 2014 alle 07:42 Rispondi

    “On Writing” di Stephen King è fondamentale. Se non lo hai ancora fatto, procuratelo. Da avere a portata di mano: torna sempre utile, ci scovi a distanza di tempo idee e consigli che in principio avevi ignorato, e invece…

  4. Chiara
    30 luglio 2014 alle 08:31 Rispondi

    Un bel post, ed un’ottima idea per autovalutarsi. Ti chiedo il permesso di farne un meme, ed utilizzarlo per il mio post di domani.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2014 alle 11:10 Rispondi

      Grazie :)
      Certo che puoi farci un meme. Cita magari anche Maggie, ché l’idea è stata sua, in fondo.

      • Chiara
        30 luglio 2014 alle 16:24 Rispondi

        Sicuramente. La cito con piacere. Allora grazie! :)

  5. Chiara
    30 luglio 2014 alle 08:32 Rispondi

    P.s. se ti rispondessi ora, scriverei pagine e pagine

  6. LiveALive
    30 luglio 2014 alle 10:25 Rispondi

    Per qualche motivo, Stephen King nell’atto pratico non rispetta le sue stesse regole XD Forse dimostra che tutto va piegato al caso specifico (chiaro!), ma in America c’è sia chi ne apprezza lo stile, sia chi dice che scrive male. Pure, a me le idee di King sembrano sempre incredibilmente potenti e suggestive, ma ci sono anche quelli che invece dicono che King raramente ha buone idee, e in effetti devo riconoscere che dopo un po’ finisce per ripetere sempre le stesse storie.
    Insomma, tipo controverso, questo King. Di sicuro non raggiunge gli dèi McCarthy, DeLillo, Auster, Roth; eppure credo abbia anche più fans…

    On Writing di King è un buon testo per iniziare perché è divertente e autorevole senza essere un discorso dalla cattedra (così il lettore è propenso ad accettare i consigli) e dà solo la base fondamentale da cui partire (scrittura semplice, pochi avverbi, resa scenica). Poi però ci sono testi ben più completi, come Self Editing For Fiction Writers, che mi è piaciuto molto, oppure i due classici di Frey.

    (so che la cosa non piace, ma ormai tali testi si trovano solo online, piratati. Ormai all’università si va avanti con bordate e arrembaggi: nessuno si compra più i libri, sono i prof a inviarci le versioni piratate).

    Ora ti dico che avrei voglia di rispondere a tutti i 22 punti, ma verrebbe una cosa kilometrica, quindi segnalo solo le cose interessanti…
    – sono stato due anni senza accendere la tv, ma ultimamente la guardo troppo perché non ho voglia di fare niente XD
    – ci rimango sempre male per le critiche, ma molto meno che in passato: se so ciò che faccio, non me ne frega proprio niente.
    – non descrivo mai i miei personaggi
    – scrivo soprattutto sperimentazioni: per forza che le scrivo solo per me! Essendo cose estreme, è chiaro che si avvicinino al gusto di pochissimi, come la capsaicina pura.
    – non uso MAI gli avverbi, come Garcia Marquez. Locuzioni avverbiali solo in alcuni casi e comunque non per descrivere azioni. Nell’ultimo periodo però, guarda un po’, sto rivalutando l'”improvvisamente”: già Cechov lo odiava, ma io credo prepari il lettore.
    – sono mesi che non scrivo una riga: non riesco assolutamente a sviluppare nulla di interessante.
    – a volte, tra diario e testi, riesco a scrivere 15000 parole al giorno: una follia. Altre, è tanto se ne scrivo 500. Dipende da testo a testo: ci sto mettendo mesi per scrivere un racconto di 5000parole, ma ci ho messo un mese per un romanzo di 60000. E ho l’impressione che siano entrambi schifezze XD
    – bella vita? Ma è proprio per quella che non scrivo! Avessi una vita da schifo almeno scriverei per tirarmi su!
    – sono completamente astemio, mai fumato né provato droghe. E non ho neppure la ragazza XD

    A proposito di droghe, ammetto che ho sempre avuto tanta voglia di vedere gli effetti sulla scrittura dell’alterazione della coscienza. Non necessariamente droga: anche un trattamento elettromagnetico al cervello ha effetti curiosi,così come la scrittura automatica, in stato di trance. Ho provato anche cose da “rituale spiritico” per far muovere la penna da sola, ma niente.
    Ci sono un sacco di testi scritti sotto l’effetto di droghe, sai? Sulla Strada è scritto usando la benzedrina, Salinger addirittura scriveva sotto l’effetto di cocaina, poeti maledetti come Rimbaud e Verlaine mi sa che si facevano di tutto, anche farina. Esistono pure libri molto evocativi che vengono presentati come testi scritti da down o autistici, ma le associazioni non ci credono e le trovano commercialate.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2014 alle 11:12 Rispondi

      Non ho letto tante storie di King per dire che le sue siano sempre le stesse idee.

      Sulle droghe, sinceramente non ci tengo ad avvelenarmi il corpo più di quanto non sia già avvelenato con lo smog per provare :)

  7. Gianni Morgan Usai
    30 luglio 2014 alle 11:35 Rispondi

    Se il Vino è “serio”.. non vedo il problema.. Scrivere con in corpo un Cannonau od un Amarone non imbottigliato è come avere una mandria di mustang nella testa… Non a caso Roberto Roversi scrisse : I diecimila cavalli… ( però non so cosa lui bevesse nella sua Libreria Palmaverde..)

  8. Edmond Dantes
    30 luglio 2014 alle 12:07 Rispondi

    Grazie Daniele per l’autoanalisi che porta inevitabilmente a farne una anche in chi legge. Ho letto e apprezzato On Writing molti anni fa e nel frattempo ne ho letti anche altri sulla scrittura, i quali spesso esponevano concetti diametralmente opposti. Uno di questi, se mi permetti Daniele, lo hai esposto anche tu. Mi riferisco al punto 4 (scrivere solo per se stessi) con il 17 (scrivi seriamente come se dovessi pubblicare). E’ una chiara contraddizione. Personalmente credo che NESSUNO scriva per se stesso, e chi lo afferma lo faccia in modo autogiustificativo, del tipo “se non piace posso dire di averlo scritto per me”. Se uno vuole scrivere per se stesso tiene un diario, oppure riempie pagine e pagine di fogli per poi riporle in un cassetto. Se pubblichi un romanzo o se curi un blog, lo fai perché il sacrosanto vezzo dell’essere compiaciuto dai lettori fa parte di ognuno di noi scribacchini. Anche io come te sto scrivendo un ebook di narrativa che autopubblicherò su Amazon, e ci sto mettendo molto, troppo, forse proprio perché un po’ il parere degli altri su ciò che scrivo per me conta. Io VOGLIO che il mio libro venga letto e VORREI che piacesse e anche guadagnarci qualcosina. Sono consapevole che nessun testo possa piacere a tutti e le critiche negative non mi spaventano, ma tutto torna al fatto che a mio modesto parere la regola nr 4 dovrebbe essere cancellata.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2014 alle 13:51 Rispondi

      Non vedo contraddizione fra il 4 e il 17 :)

      Nel secondo dico di prendere seriamente la scrittura. Scrivere per pubblicare non significa scrivere per piacere agli altri, ma scrivere seriamente e con professionalità.

      Scrivere per se stessi significa, almeno per come lo intendo io, scrivere ciò che ci piacerebbe leggere.

      Ovvio che farà piacere essere letti, altrimenti è inutile pubblicare. Ma dal momento che non puoi sapere se piacerai o meno, tanto vale non starci a rimuginare e scrivi quello che ti piace scrivere.

    • LiveALive
      30 luglio 2014 alle 15:00 Rispondi

      Se non sbaglio c’è un articolo qui sul “per chi scriviamo”.
      Mi pare chiaro che si scrive anzitutto per proprio piacere: non piacesse, non scriveremmo.
      Mi pare chiaro pure che si scrive anche per gli altri: altrimenti perché tentare di creare scene chiare e colpi di scena?
      È un po’ e un po’, poco da fare. Si potrebbe dire che il piacere che si ricava dalla creazione viene dall’idea di creare qualcosa di bello, ma bello inteso come “che permette buona fruizione”, ed chiaro che sono gli altri a fruirlo, non noi. Sembra una sciocchezza romantica, ma si potrebbe dire che l’autore-autore scrive per l’autore-lettore. Scrive ciò che crede bello leggere. Per questo non scrive né totalmente per sé né totalmente per gli altri: chi brucerebbe anni di lavoro invece di farlo leggere agli altri? Di contro, chi accetterebbe di scrivere per anni qualcosa che odia solo perché piace agli altri?

  9. Grazia Gironella
    30 luglio 2014 alle 14:24 Rispondi

    Bello questo tuo franco dialogo con il mister! “On writing” è un testo di riferimento anche per me. In particolare mi piace l’approccio pragmatico, ma per niente semplicistico o gretto.
    Non ho fatto la pagellina, ma so già che scivolo sul 19…

  10. franco zoccheddu
    30 luglio 2014 alle 15:35 Rispondi

    Non mi chiamo dialogo, mi chiamo zoccheddu!
    [ “Semel in anno licet insanire” (latinorum) ]

    • Grazia Gironella
      30 luglio 2014 alle 16:54 Rispondi

      Chiedo venia, mister zoccheddu.

      • franco zoccheddu
        31 luglio 2014 alle 23:12 Rispondi

        Scusa, davvero ogni tanto sento l’irrefrenabile bisogno di dire e scrivere qualche stupidaggine. La serenità della tua risposta da (o “dà” ?) significato al tuo bellissimo nome. Semplicemente: ignorami!

        • Grazia Gironella
          1 agosto 2014 alle 08:37 Rispondi

          Perché mai? La vita va condita con qualche stupidaggine, sennò sai che noia, prendersi sempre sul serio… ;)

  11. animadicarta
    31 luglio 2014 alle 09:04 Rispondi

    Bella l’idea di questo tuo confronto con i consigli di King. Anche io ho apprezzato On Writing, anche se non sono tanto d’accordo con alcuni dei suoi suggerimenti.
    Il primo, per esempio. Io guardo molte serie tv e film (il resto non lo prendo neppure in considerazione), e penso che ci sia moltissimo da imparare sulla struttura della trame, sui personaggi, ecc. Tra l’altro King ha scritto e produce una serie tv (“Under the dome”), quindi mi sembra anche un po’ in contraddizione con se stesso…
    Poi ci sono consigli che magari vanno bene per lui, ma non sono generalizzabili, come il 19 e il 22. Perché un single dovrebbe scrivere peggio di un padre di famiglia? Un po’ ridicolo, no?

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 12:37 Rispondi

      Grazie :)

      Anche io vedo film, infatti, in TV e al cinema e si impara molto.
      Dipende dall’uso che ne fai, poi.

      Il 22 è il peggiore, per me: non ho speranze di pubblicare :D

    • Severance
      1 agosto 2014 alle 22:19 Rispondi

      Sull’ultima cosa.
      Non ha detto “sposati” ha detto “abituati a una relazione stabile”. King è americano. Qui non è concepibile il concetto di “relazione estemporanea”. Abituarsi a una singola relazione stabile (sempre tu ne possa avere una) significa evitare di perdersi dietro giochi seduttivi, malesseri extrareferenti e coltivare la profondità dei raporti umani. Cose che ti perdi se entri nella Club Culture (un rimorchio fisso ogni sabato, PUA e cose di questo tipo che nelle realtà anglosassoni vanno tanto).

      • Daniele Imperi
        2 agosto 2014 alle 07:58 Rispondi

        Non ho capito che vuoi dire… anche qui abbiamo relazioni stabili.

  12. Lisa Agosti
    31 luglio 2014 alle 09:29 Rispondi

    Scrivere per se stessi e non cercare di piacere alla gente sono consigli che valgono per la fase di scrittura, ma non per la fase di pubblicità delle proprie opere. Da circa sei mesi seguo i nuovi libri in uscita in Italia e America del Nord con particolare attenzione a quelli che vendono i diritti per trasformarli in film. Per ognuno di questi gioiellini cerco online la biografia dell’autore. Incredibilmente, tutti gli autori hanno già da anni agganci nel mondo della televisione o almeno della radio. Ecco allora che mi cade il mito dello scrittore rinchiuso in solaio con la barba incolta e le bottiglie vuote sparse sul pavimento!

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 12:38 Rispondi

      Io ho la barba incolta e le bottiglie vuote, ma sul tavolo della cucina! :D

      Piuttosto che avere agganci in TV preferisco non pubblicare.

  13. Severance
    1 agosto 2014 alle 22:28 Rispondi

    Tutto ok, ma secondo me troppo ispirato dal “senno di poi”. Un giorno si vedrà osannata la carta igienica di King, dimenticando roba tipo The Cell, Insomnia, Buick 8, La bambina che amava Tom Gordon, Cuori in Atlantide e altri testi che avrebbe potuto scrivere un qualunque autore nostrano e nemmeno tanto bravo.
    Che poi mi dica “scrivi per te stesso” quando il Miglio Verde fu la più colossale e “schifosa” operazione di marketing che io ricordi… E senza l’intervento di Kathy Bates e Jack Nicholson ora si parlerebbe molto più di Barker che non di lui… e senza ricordare che King scrive ormai da un decennio per la televisione che tanto rinnega (Kingdom Hospital e Under the Dome per dirne due)…
    Insomma, King predica bene e razzola male, secondo me ;).

    • Daniele Imperi
      2 agosto 2014 alle 07:59 Rispondi

      E qualche nostrano autore neanche tanto bravo non ha scritto opere come le sue?

    • LiveALive
      2 agosto 2014 alle 11:35 Rispondi

      Tra cento anni di americani ricorderemo McCarthy, Roth, DeLillo, forse Auster, ma King non so, forse avrà una menzione per la sua popolarità.
      In Italia dopo Calvino non abbiamo avuto più nessuno neanche lontanamente alla sua altezza (altezza di Calvino, non King). Abbiamo Benni, Carofiglio, ma non mi vengono in mente altri davvero alti, e anzi su Carofiglio si può anche discutere. Ci sarebbero anche Genna e Avoledo che stimo, per me sono anche meglio di King, ma non so se Daniele è d’accordo.

      • LiveALive
        2 agosto 2014 alle 11:36 Rispondi

        Oh, ho fatto un commento tutto al maschile! Per par condicio: Mazzucco, Modigliani e Mazzantini mi piacciono molto.

  14. Daniele Imperi
    4 agosto 2014 alle 07:45 Rispondi

    LiveALive

    Ci sarebbero anche Genna e Avoledo che stimo, per me sono anche meglio di King, ma non so se Daniele è d’accordo.

    Mai sentiti nominare :)

    • LiveALive
      4 agosto 2014 alle 09:10 Rispondi

      Mi ero dimenticato il più grande scrittore italiano, Aldo Busi!
      Su Baricco si può discutere: o lo si ama o lo si odia. Tu, Daniele?

      • Daniele Imperi
        4 agosto 2014 alle 10:16 Rispondi

        Busi per me è un personaggio viscido, ho letto alcuni titoli di suoi libri e non li leggerei mai. Baricco mai letto e non mi attira.

  15. Emma
    4 agosto 2014 alle 14:24 Rispondi

    Dopo aver letto il tuo post, quello di Gas su nuvole prensili e quello di Chiara su appunti a margine, ho deciso di acquistare il libro di King :) chissà che non riesca a scrivere un post anche io dopo averlo letto?

  16. Marcello Colozzo
    6 agosto 2014 alle 16:12 Rispondi

    Secondo me non esistono regole per scrivere.

    Ecco come la penso (inserirò qualche link che il gestore del blog può tranquillamente rimuovere. Non voglio pubblicità (per i libri non serve a nulla)):

    Schematicamente, un racconto è composto dalla coppia ordinata (Titolo, Trama), ed entrambi possono essere elaborati in infiniti modi distinti.

    Nei miei racconti elaboro PRIMA la trama e DOPO il titolo.
    Nel corso della presentazione del mio penultimo libro (“Creazioni F e altri racconti” racconti-online.it/presentazione-di-creazioni-f-e-altri-racconti/ ) qualcuno mi chiese…

    «Come ti vengono le idee?»

    Questa domanda la trovo decisamente assurda per la semplice ragione che non esiste una regola per “farsi venire le idee”. Se davvero esistesse un insieme di regole, si potrebbe implementare un algoritmo che elabora racconti. L’algoritmo girerebbe, poi, su un calcolatore che diventerebbe una M.U.S.R. (Macchina Universale Scrittrice di Racconti).
    La creatività non conosce regole e tutte le idee del mondo passano attraverso la SOFFERENZA. In parole povere, la trama è un’ESPERIENZA NEGATIVA: il racconto fa parte del vissuto (SOFFERTO) di uno scrittore. E sfido chiunque a dimostrare il contrario. Un esempio canonico è offerto da Leopardi. Ma ce ne sono infiniti. Il primo che mi viene in mente è Jack London quando scrisse il romanzo autobiografico “Martin Eden”.

    Ma ritorniamo alla coppia ordinata (Titolo, Trama). Decisamente, il Titolo è la parte più difficile. Il suo compito consiste nell’eseguire una sintesi della Trama. Ma non solo. Deve catturare l’attenzione del lettore. Quindi deve essere assolutamente non banale.

    Nel racconto che sto scrivendo si parla di viaggi nel tempo. Si tratta di un argomento inflazionato, quindi è necessario essere originali. Facile a dirsi. E poi bisogna essere credibili. Questo è forse l’unico vincolo. Da qui segue che esistono infiniti modi distinti per elaborare la Trama che pur tratterà il medesimo argomento (nel mio caso i Viaggi nel Tempo).

    Concludo rapidamente:
    Le descrizioni dei personaggi sono fondamentali. La bravura di uno scrittore si vede proprio in questo. È difficile inserire un profilo psicologico in un determinato contesto. Per me Richard Llewellyn (autore di “Solo un cuore”) e James Jones (auotore di “Da qui all’eternità”) sono degli autentici geni.

    Un’ultima cosa: lo stile è personale, bisogna vomitare ciò che si ha dentro. Ultimamente ho scritto dei brani molto brevi, simili a poesie. Sono scritte in un linguaggio “transreale” che somiglia un pò a quello dei sogni, dove le regole non esistono per davvero.

  17. Marcello Colozzo
    7 agosto 2014 alle 11:17 Rispondi

    Nessun commento al mio commento? (chiedo scusa per la ridondanza).

    Purtroppo la verità punge, e in questa società di lobotomizzati (sia pur virtualmente) si è alla disperata ricerca delle “regolette” per diventare X o Y. Spiacente deludervi, la creatività non conosce regole. È un bene innato e non acquisito. Chi vi dice il contrario, vi sta prendendo in giro… È come voler diventare cantanti quando, invece, si è stonati come una campana…

    • Daniele Imperi
      7 agosto 2014 alle 11:31 Rispondi

      Ciao Marcello,
      credo mi sia sfuggito. Sul primo che hai lasciato in linea generale concordo.

      Anche secondo me non esistono regole per essere creativi: o lo sei oppure no. Ma queste di King non sono regole vere e proprie, quanto consigli su come gestire al meglio la scrittura.

    • LiveALive
      8 agosto 2014 alle 09:50 Rispondi

      Io invece credo che una regola esista IN RELAZIONE a un obiettivo. Come scrive Umberto Eco, un testo una regola la segue sempre; chi dice di non aver applicato regole è solo perché le ha applicate senza saperlo, un po’ come il campione di calcio che riesce a mandare il pallone dove vuole lui senza fare calcoli sulla gravità.
      Comunque, ciò che intendo dire, alla base, è questo: se voglio dare un’idea di bianchezza devo ripetere bianco, se voglio dare un’idea di nerezza devo ripetere nero. Una stramberia, ma il principio è quello.
      Che scopo mi pongo? Vediamo, io voglio stordire il lettore con un linguaggio aulico da testo epico. Bene, per raggiungere questo scopo dovrò scrivere usando determinati stilemi. Altro scopo: voglio far inorridire il lettore con la mia volgarità e trascuratezza linguistica. Per essere raggiunto, questo scopo richiederà stilemi ben diversi dal primo. Relativamente a questi scopi quindi esistono delle “regole”, cioè stilemi che sono utili per raggiungere lo scopo, contrapposti ad altri stilemi che invece sono inutili.
      In fondo, puoi immaginare l’Iliade scritta come l’avrebbe scritta Bukowsky? Di contro, puoi immaginare un hard-boiled scritto col linguaggio di Dante? È possibile, ma il loro risultato sarebbe stato diverso, e cioè sarebbe stato diverso il loro scopo.

      La trama è già qualcosa di più complesso. Di sicuro anche qui si possono individuare determinati obiettivi come un ritmo lento oppure uno veloce, un climax marcato che sale all’improvviso, un climax costante o addirittura un climax assente… Trovare l’evento che nello specifico riesce a far emozionare però è molto più difficile. Si può studiare l’animo umano, ma non credo si arriverà a trovare un modo per distinguere un evento emozionante da uno non emozionante in assoluto, anche perché abbiamo tutti esperienze diverse: la gente si annoia a fare la coda in macchina mentre io mi rilasso.

      Una macchina in grado di scrivere storie perfette? I computer hanno il limite della creatività: possono rispondere a un codice, reagiscono a uno stimolo prestabilito, ma per loro è moto difficile creare qualcosa che non c’è. Credo che richiederebbe una tecnologia al livello di quella che li renderebbe in grado di auto-programmarsi. D’altro canto, ci sono ipotesi interessanti sui computer quantistici e sulla possibilità di renderli auto-coscienti. Anche fosse impossibile, dovremmo comunque raggiungere, prima o poi, il livello per creare un cervello biologico, e quello le storie potrebbe inventarle.
      Già al giorno d’oggi, però, credo sia possibile creare un “editor digitale”, un programma che prende la tua storia e la riscrive con lo stile giusto. Anzitutto è necessario creare un codice che permetta di individuare le componenti del discorso, i tempi verbali, ecc… Quindi bisognerebbe creare una serie di “schede” con i vari stili. Per esempio, oggi si dice: non usare l’imperfetto, non usare il gerundio, usa solo la forma attiva, non usare la forma negativa, usa pochi aggettivi e solo sensuali, non usare avverbi, usa parole semplici, preferisci la paratassi… Bene: il computer individua la forma passiva e la trasforma attiva, individua la frase negativa e la sistema, trasforma l’imperfetto in remoto, individua gli aggettivi e ne sceglie uno dalla cartella “concreti” in luogo di quello individuato facente parte della cartella “astratti”, e così via. Ma se vuoi scrivere in uno stile diverso? Basta cambiare “scheda” e impostare altre regole di correzione: il computer potrebbe aggiungere aggettivi di una determinata classe, potrebbe cambiare il gergo da volgare ad aulico, e cose così.

      P.S.: non capisco questo cambiamento dal “SECONDO ME non esistono regole” al “spiacente deludervi, la creatività non conosce regole”.
      Pure, ricordo che in suo testo Mozzi rideva molto degli scrittori che “vomitano sulla pagina”. Lo stile personale è importante e io faccio molte ricerche in questo campo, ma se tu mi scrivi “bisogna vomitare ciò che si ha dentro” a me viene spontaneo dire “perché dovrei maneggiare il tuo vomito? Che schifo!”.
      È vero, l’aspirante scrittore è alla costante ricerca di regole. Non si accontenta di sentirsi dire “la figura è già dentro il marmo, tu devi solo tirarla fuori”, ma vuole che gli si spieghi in modo preciso come tenere lo scalpello e dove battere i colpi, regole che lui applicherà in modo meccanico notando subito i suoi progressi. Il problema è che a un certo punto bisognerebbe rendersi conto che, cambiato lo scopo, cambiano anche tutte le regole. Il David del Bernini segue regole completamente diverse da quelle che dominano il David di Michelangelo. Troppo spesso il dilettante non riesce a uscire dai suoi binari, si sente perduto…
      E così nascono individui bizzarri che credono che le regole siano in realtà delle leggi, e chi le infrange non può che ottenere un cattivo risultato, e anche se il risultato è buono poteva comunque essere migliore applicando matematicamente le regole.
      Ok, ma noi siamo d’accordo con te, e venire qui a dire “questa società di lobotomizzati (sia pur virtualmente)” (nota che anche noi siamo “la società”) non mi sembra certo una cosa gentile.

  18. Marcello Colozzo
    8 agosto 2014 alle 11:23 Rispondi

    LiveALive
    Io invece credo che una regola esista IN RELAZIONE a un obiettivo. Come scrive Umberto Eco, un testo una regola la segue sempre;

    Allora, Umberto Eco sarà pure un genio, ma intanto iniziamo a ragionare con la nostra testa e non con quella degli altri. Cosa rara, di questi tempi.

    chi dice di non aver applicato regole è solo perché le ha applicate senza saperlo, un po’ come il campione di calcio che riesce a mandare il pallone dove vuole lui senza fare calcoli sulla gravità.

    Metafora non azzeccata. Una partita di calcio è computabile, nel senso che esiste un algoritmo la cui esecuzione permette di computare la traiettoria del pallone. Diversamente, la creatività non lo è. Ciò è stato mostrato dal fisico matematico Roger Penrose in due suoi best seller: Ombre sulla mente e La mente nuova dell’imperatore.

    Comunque, ciò che intendo dire, alla base, è questo: se voglio dare un’idea di bianchezza devo ripetere bianco, se voglio dare un’idea di nerezza devo ripetere nero. Una stramberia, ma il principio è quello.
    Che scopo mi pongo? Vediamo, io voglio stordire il lettore con un linguaggio aulico da testo epico. Bene, per raggiungere questo scopo dovrò scrivere usando determinati stilemi. Altro scopo: voglio far inorridire il lettore con la mia volgarità e trascuratezza linguistica. Per essere raggiunto, questo scopo richiederà stilemi ben diversi dal primo. Relativamente a questi scopi quindi esistono delle “regole”, cioè stilemi che sono utili per raggiungere lo scopo, contrapposti ad altri stilemi che invece sono inutili.

    Puoi usare tutte le regole e gli stilemi che vuoi, ma se non hai idee originali non ne indovini una e non lascerai di stucco il lettore, o magari si, se questo è un lobotomizzato e segue la moda del momento.

    La trama è già qualcosa di più complesso. Di sicuro anche qui si possono individuare determinati obiettivi come un ritmo lento oppure uno veloce, un climax marcato che sale all’improvviso, un climax costante o addirittura un climax assente… Trovare l’evento che nello specifico riesce a far emozionare però è molto più difficile. Si può studiare l’animo umano, ma non credo si arriverà a trovare un modo per distinguere un evento emozionante da uno non emozionante in assoluto, anche perché abbiamo tutti esperienze diverse: la gente si annoia a fare la coda in macchina mentre io mi rilasso.

    Lontanissimo anni luce. Non so se avanti o indietro, ma preferisco stare lontano da questo modo di scrivere, per me orrendo. Io i miei racconti li vivo (ne ho scritti e pubblicati 13, gli ultimi due con una casa editrice, anche se poi ho venduto pochissime copie, ma questo per me non ha importanza).

    Una macchina in grado di scrivere storie perfette? I computer hanno il limite della creatività: possono rispondere a un codice, reagiscono a uno stimolo prestabilito, ma per loro è moto difficile creare qualcosa che non c’è.

    Ti contraddici. Prima dici che le regole esistono, subito dopo sostieni che un calcolatore (preferisco chiamarlo così) è incapace di creare qualcosa che non c’è. Un calcolatore è incapace di emulare la creatività, PROPRIO PERCHE’ QUESTA NON HA REGOLE. Se ci fossero delle regole, si potrebbe scrivere un algoritmo, ovvero uno schema di calcolo che esegue quelle regole, dopodichè implementare il relativo software che, girando su un hardware ovvero un calcolatore, “sputa” fuori racconti. Come accennato prima, questa è un’argomentazione portata avanti dal fisico matematico R. Penrose sulla computabilità della coscienza umana e quindi, della creatività.

    Credo che richiederebbe una tecnologia al livello di quella che li renderebbe in grado di auto-programmarsi. D’altro canto, ci sono ipotesi interessanti sui computer quantistici e sulla possibilità di renderli auto-coscienti.

    Come ho detto sopra, non è un limite tecnologico, ma una questione di principio. Secondo Penrose, ciò è una conseguenza del Teorema di Gödel. Fino a prova contraria, nessuno è riuscito a dimostrare la tesi dell’Intelligenza Artificiale Forte, nemmeno con il calcolo quantistico.

    P.S.: non capisco questo cambiamento dal “SECONDO ME non esistono regole” al “spiacente deludervi, la creatività non conosce regole”.

    Quel “secondo me” significa in base alla mia esperienza, da cui desumo che la creatività non conosce regole.

    Pure, ricordo che in suo testo Mozzi rideva molto degli scrittori che “vomitano sulla pagina”. Lo stile personale è importante e io faccio molte ricerche in questo campo, ma se tu mi scrivi “bisogna vomitare ciò che si ha dentro” a me viene spontaneo dire “perché dovrei maneggiare il tuo vomito? Che schifo!”.

    Nominare sempre qualcuno è proprio necessario? X ha detto questo. Y ha scritto quest’altro. Si da tutto per scontato, ragionare con la propria testa è diventata l’eccezione… In ogni caso, ribadisco: bisogna vomitare ciò che si ha dentro. Nè più e nè meno. Il resto è solo superficialità. E ne siamo pieni.

    È vero, l’aspirante scrittore è alla costante ricerca di regole. Non si accontenta di sentirsi dire “la figura è già dentro il marmo, tu devi solo tirarla fuori”, ma vuole che gli si spieghi in modo preciso come tenere lo scalpello e dove battere i colpi, regole che lui applicherà in modo meccanico notando subito i suoi progressi.

    MA SE LA FIGURA NON ESISTE, COME È POSSIBILE TIRARLA FUORI??? Puoi utilizzare tutti gli scalpelli e le regole che vuoi, fuori non uscirà nulla, PERCHÈ NON C’E’ NULLA!! Quindi, se l’aspirante scrittore è privo di creatività (e questa è INNATA) non scriverà mai nulla di originale, ma solo cose banali e superficiali.

    Il problema è che a un certo punto bisognerebbe rendersi conto che, cambiato lo scopo, cambiano anche tutte le regole. Il David del Bernini segue regole completamente diverse da quelle che dominano il David di Michelangelo. Troppo spesso il dilettante non riesce a uscire dai suoi binari, si sente perduto…

    Michelangelo era un genio e NON aveva bisogno di regole. Il dilettante non è un genio ed è alla ricerca di regole, proprio perchè non ha creatività.

  19. LiveALive
    8 agosto 2014 alle 23:06 Rispondi

    Per Eco, mi piacciono tanto le citazioni, già! Ragionare con la propria testa, ok, ma fino a un certo punto. Alcune cose dovrò accettarle per forza, perché se mi dicono che la terza singolare di avere è ha e non a, non è che mi metto a filosofeggiarci sopra. Certo, per la narrativa devo basarmi sulla mia sensibilità e sulla mia testa, ma se questa mi porta alle stesse conclusioni di Eco, mi viene spontaneo citarlo. Conta ciò che c’è scritto, non chi lo dice, no? Beh, non proprio, diciamocelo: mettere “-shakespeare” sotto una citazione qualsiasi fa sempre effetto…

    Sinceramente non capisco questa idea del “genio” che non ha bisogno di regole. Chiariamoci: ciò che importa in un’opera è l’effetto. Se l’effetto (generalmente un’emozione) mi piace, considero l’opera buona; se non mi piace, non la considero tale. Ora, l’effetto trasmesso dall’opera è (per la sua parte controllabile) generato dalle caratteristiche di tale opera, cioè dai suoi stilemi. Questi stilemi, per quanto interconnessi, sono riproducibili, e quindi possono essere ridotti a una “regola”. Per esempio, se Dante riesce a trasmettere un certo senso di velocità usando l’hysteron proteron io posso usare a mia volta, in circostanze simili alle sue, l’hysteron proteron. Ciò non toglie che anche ciò che mi comunica la tecnica sia qualcosa di personale, ma in fondo, non si può scrivere per tutti…

    Io ho detto che delle regole esistono di necessità in quanto qualsiasi cosa io scriva delle regole interne le segue, conosciute o non conosciute, così come c’è una regola nella disposizione degli alberi nel bosco. Se poi esistono delle regole specifiche per la creatività non lo so. Ma qui bisogna anche vedere cosa intendi per creatività. La creatività è sicuramente necessaria per creare delle storie. Per applicare una forma alla storia, però, non è COSì necessaria. Può esserci come non esserci. Se poi prendiamo degli schemi-base di trama, come quello del monomito, si potrebbe davvero creare un computer che crea storie da solo. Le potrebbe creare però limitatamente al modello del monomito, non potrebbe inventare altri modelli, almeno non oggi. Forse potrebbe rielaborarne la struttura, ma dovrebbe comunque partire da una base nata dalla mente umana. Stessa cosa per la forma: potrebbe applicare insiemi di stilemi prestabiliti, o combinarne a caso di nuovi, ma non potrebbe formulare un nuovo stile efficiente come un essere umano, e dovrebbe comunque partire dagli stilemi-base che la mente umana ha individuato.

    La frase sulla figura già esistente dentro la pietra è di Michelangelo: prenditela con lui. E poi, te l’ho detto che amo le citazioni…

    ___
    Ora, la questione interessante, cioè che uno scrittore cerca regole perché non ha creatività. Anzitutto: quali regole? Le regole della grammatica? Perché io sono il primo che dice che le regole della grammatica sono superabili, ma in pochi sono concordi. Le regole sulla trama? Sulla sua struttura? Sulla scrittura? Queste funzionano già in modo diverso.
    Come ho già detto più volte, io sono convinto che l’effetto sia la sola cosa importante. Questo effetto dovrà essere realizzato per necessità da contenuto e forma, e applicare una forma e un contenuto prestabiliti è una cosa che può essere terribilmente limitante. Una delle regole che vanno tanto oggi è quella dello “show don’t tell”. Secondo Robinson tale “regola” è stata uccisa da Cent’Anni di Solitudine. Se Marquéz non avesse superato quella regola non avrebbe mai potuto creare quel suo nuovo modo di scrivere, è chiaro. Credere però che Marquéz non seguisse regole è sbagliato: seguiva le regole che gli permettevano di creare l’effetto voluto. Non seguire regole, anche autoimposte, vuol dire scrivere senza prendere decisioni. Se scrivi a istinto stai comunque seguendo delle regole inconsce, magari dettate dalle abitudini di lettura, dalla sensibilità, e cose così; anche se tu credi di non averle seguite, io sono sicuro di riuscire a trovare una regola. Pensaci… Se tu correggendo il tuo testo cambi una parola o togli un avverbio lo fai perché ti sembra di apportare una miglioria, e di comunicare meglio l’effetto, no? Anche questo è seguire una regola. Marquéz per esempio si era imposto la regola di non usare avverbi: se abbia fatto bene o male non lo so, ma almeno aveva un criterio con cui prendere le decisioni. E comunque, non la seguiva in modo cieco.
    Pure, mi chiedo se davvero un genio non abbia bisogno di regole. Leonardo da Vinci dei trattati di pittura li ha scritti, e lì esponeva anche alcuni principi tecnici. Aristotele nella Retorica esponeva delle regole. Genette nelle Figure analizza Proust e determina le sue regole, cioè i principi che permettono alla Recherche di essere così efficace. Henry James nelle sue prefazioni espone delle regole. La O’Connor è piuttosto chiara nel dire che il narratore deve sparire. Nelle sue lettere anche Flaubert espone principi precisi. E James Joyce, non seguiva forse delle regole, visto che secondo la O’Connor fu proprio lui il primo a cancellare il narratore? King, in On Writing, dice che la strada per l’inferno è lastricata di avverbi: impone di non usarli, e cioè stabilisce una regola. Forse King pecca di creatività? (tra l’altro, scusa ancora la citazione, ma King è lo stesso che dice che la creatività può aumentare con l’allenamento; cosa che tra l’altro mi pare dire anche Bonifacci, e Gardner…).

    Io non credo che la regola limita la creatività. Credo che la creatività porti alla creazione di nuove regole, che permettono di creare nuovi effetti. La regola limita la creatività quando diventa legge.
    Possiamo dire che lo scrittore inesperto pensa: “voglio realizzare questo ma non so come farlo… scrivo così perché mi pare funzionare”
    lo scrittore che sta imparando invece pensa: “ora scrivo applicando questa regola perché così mi è stato detto, e in effetti mi pare che suoni tutto meglio”
    Ora, se uno continua a pensare “devo applicare questa regola e basta, perché solo questa regola è efficace” non potrà mai creare qualcosa di originale.
    ecco perché lo scrittore esperto pensa: “l’esperienza mi ha insegnato che questo stilema porta a questo effetto. Per l’effetto che voglio io devo invece usare una tecnica nuova”

    Se poi tu parli di regola come un principio imposto a priori da altri assolutamente infrangibile, allora sono il primo a dire che è necessario superarlo, perché la regola ha senso solo in relazione all’effetto che vuole suscitare, e se cambia l’effetto cambia anche il modo di realizzarlo.
    Ti dirò la verità, secondo me le nostre posizioni sono incredibilmente vicine, solo che usiamo i termini con accezione diversa. E magari tu sei scazzato e hai voglia di andarmi contro (perché anche io sono così con quelli che si mettono a parlare dalla cattedra).
    ___

    P.S.: Io quel secondo me lo interpreto in altra maniera. Se mi dici “secondo me non esistono regole” io capisco che sei disposto anche ad avere un altro parere. Se mi dici “spiacente deludervi, ma non esistono regole” invece ti chiudi e poni la tua idea come assoluto ineluttabile. Ma vabbeh, lasciamo perdere questa cosa che è una sciocchezza, in fondo via internet non si può sentire davvero il tono.

    P.P.S.: a proposito di regole ed effetti, anche se sostanzialmente sono d’accordo con te, è comunque affascinante l’idea che esistano determinate tecniche per stimolare il cervello in dato modo. A tal proposito, usa la funzione di ricerca del sito per trovare la mia “introduzione alla neuroestetica”.

  20. Marcello Colozzo
    9 agosto 2014 alle 11:20 Rispondi

    Per ora rispondo velocemente:

    Il Genio non ha bisogna di Regole. La ragione è semplice: chi si attiene alle Regole non produce nulla di nuovo. Solo le solite cose trite e ritrite.

    Per tutto il resto, sintetizzo con una metafora. Saper scrivere è come saper cantare. È una dote INNATA e non ha bisogno di regole. Viceversa, chi nasce stonato come una campana, morirà stonato.

  21. Marcello Colozzo
    9 agosto 2014 alle 11:23 Rispondi

    le tue regole (eliminare avverbi, e sono d’accordo) sono REGOLE DI BASSO LIVELLO, cioè agiscono a livello grammaticale o di unità semantica al fine di eliminare imperfezioni linguistiche. E su questo sono d’accordo. Ma NON esistono regole ad alto livello, cioè riferite alla trama del racconto. ps. Sto utilizzando una metafora informatica, distinguendo “basso livello” (linguaggio macchina) da “alto livello” (linguaggio di programmazione). Ma non va presa alla lettera, perchè i linguaggi di programmazione hanno regole MOLTO rigide.

  22. LiveALive
    9 agosto 2014 alle 13:55 Rispondi

    Dimmi se sbaglio, ma ciò che dici io la interpreto come una “soglia critica”. Per esempio, Montaigne:

    “ci sono molti più poeti che critici e interpreti di poesia. È più facile fare la poesia che riconoscerla. Sino a un certo basso livello la si può giudicare secondo i precetti e il mestiere. Ma la buona, la grandissima, la divina poesia è al di sopra delle regole e della ragione.”

    Che è un po’ come dire: che topolino sia peggiore di Anna Karenina è evidente, ma se sia meglio Guerra e Pace o il Don Chisciotte non può essere detto.

    Detto ciò, tu dividi il racconto in due livelli, quello della forma e quello del contenuto. E dici quindi che possono esistere regole nella forma ma non nella trama. Se parliamo proprio di regole immutabili e sempre vere, beh, quelle non ci sono da nessuna parte. Poi le regole sulla trama non mi hanno mai convinto, ma sai, comunque se ne parla: schemi base come quelli del monomito, l’andamento del climax, il conflitto tra le parti… Il corso di Bonifacci è un buon esempio: secondo lui qualsiasi storia, anche la più originale, in realtà si rifà a questi meccanismi. Ma poi basta anche prendere la Poetica di Aristotele.
    Mah, comunque ripeto che non mi hanno mai convinto del tutto, ma in fondo, come ho già detto, io sono un lettore atipico e del contenuto mi è sempre importato molto poco: preferisco leggere lo stile di Proust, piuttosto che la grande storia di Tolstoj (ma mi piacciono tutti e due, eh).

    Comunque, ripeto la mia idea: non è che il genio originale non segue le regole, ma ne crea di nuove. Infatti anche quando non ci pensa è comunque possibile individuare nell’opera stilemi riproducibili. Un buon esempio è la Divina Commedia: raramente ho visto opera con più regole interne di quella. Non solo regole linguistiche e metriche, ma anche nella sua struttura, il dover star dentro 33 canti esatti, il dover rimanerne entro un range di versi, il dover far cadere la battuta di virgilio esattamente al settantesimo per farlo coincidere col suo anno di nascita, il dover far rimare Cristo solo con sé stesso… Praticamente bisognava programmare ogni singola sillaba.

  23. Marcello Colozzo
    9 agosto 2014 alle 22:19 Rispondi

    LiveALive
    Dimmi se sbaglio, ma ciò che dici io la interpreto come una “soglia critica”. Per esempio, Montaigne:
    “ci sono molti più poeti che critici e interpreti di poesia. È più facile fare la poesia che riconoscerla. Sino a un certo basso livello la si può giudicare secondo i precetti e il mestiere. Ma la buona, la grandissima, la divina poesia è al di sopra delle regole e della ragione.”

    È proprio quello che intendo… Potrebbe esserci addirittura un’interpretazione filosofica. Secondo il neoplatonismo, le idee hanno una loro esistenza indipendente da “chi” le pensa. In altre parole, è la nostra mente che “scopre” le idee. Di tanto in tanto, arrivano queste “illuminazioni”. È un attimo senza tempo e bisogna avere carta e penna a portata di mano. A volte è la sofferenza che ci permette questi slanci.

  24. HenryKing17
    22 agosto 2014 alle 18:33 Rispondi

    Pensa, sono andato in biblioteca oggi e me lo sono trovato lì, nell’interminabile scaffale a lui dedicato. Parlo di “On writing”, ovviamente. Stamattina mi sono già ciucciato la sua vita. Piangevo dal ridere, all’inizio, poi un po’ meno. Grazie del consiglio, Daniele, me lo sto proprio godendo.

  25. La pagella dello scrittore | Salvatore Anfuso
    10 settembre 2014 alle 07:37 Rispondi

    […] a zonzo per il web ho ribeccato questo meme. Era apparso in origine su Pennablu, questa volta invece lo ritrovato sul blog di Sam. Quando era uscito la prima volta l’avevo […]

  26. 5 tipi di articoli da non pubblicare nel blog
    22 dicembre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] ho pubblicato il post sui consigli di scrittura da Stephen King, ho chiesto all’autrice, Maggie Zhang, il permesso di tradurre i sottotitoli del suo […]

  27. Cornetta Maria
    23 dicembre 2014 alle 17:19 Rispondi

    Uno scrittore “di razza” si distingue soprattutto per lo stile inconfondibile e per l’originalità e lì’efficacia empatica dei contenuti. La creatività è selvaggia per definizione. La conoscenza approfondita della lingua è solo il mezzo , non il fine.Tutto il resto è noia…

    • Marcello Colozzo
      24 dicembre 2014 alle 10:52 Rispondi

      Perfettamente d’accordo. Ecco perchè non serve a niente seguire i consigli di King o altri.

  28. Cornetta Maria
    25 dicembre 2014 alle 15:49 Rispondi

    AUGURI A DANIELE IMPERI E A TUTTI GLI UTENTI!!!

    • Daniele Imperi
      25 dicembre 2014 alle 17:02 Rispondi

      Grazie, auguri anche a te :)

  29. Sara
    15 maggio 2015 alle 01:04 Rispondi

    Dopo aver letto questo, credo di avere ancora molte cose da imparare :D hahaha come tutti del resto. D’altronde non si smette mai di apprendere e questa ne è la prova. Posso dire di essermi sentita un poco rassicurata quando ho letto che King difende la scrittura semplice: spesso e volentieri sono stata criticata da persone molto più studiate di me proprio perché ho un modo semplice di scrivere. Inutile dire che leggendo ciò che scrivevano loro, mi sono sentita un po’ inferiore ma ho notato una cosa: puoi avere un lessico da paura, un dizionario vastissimo e una capacità nel narrare da far invidia a Piero Angela ma non significa che la trama che crei sia oro colato e la perfezione fatta a libro.
    Se una trama è noiosa e non ha sbocchi, non ti salverà di certo il tuo stile di scrittura, certo, puo’ aiutare ma non è tutto.

    • Daniele Imperi
      15 maggio 2015 alle 07:59 Rispondi

      Credo che anche Stephen King stia ancora imparando :)
      Per una buona storia ci vogliono sia la buona scrittura sia una buona trama, hai ragione.

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