Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

5 tipi di articoli da non pubblicare nel blog

Post inutili

Quando ho aperto questo blog, non ho sempre pubblicato buoni articoli. Tempo fa, rivedendo i post dei primi tre mesi di vita di Penna blu, non ne ho salvato quasi nessuno. Ma l’ho detto: in pratica ho sviluppato il piano editoriale soltanto più tardi.

Da diverso tempo, invece, la mia mania della qualità nei contenuti mi fa stare attento, molto attento a non commettere più certi errori del passato. Pubblicando articoli di nessuna utilità – come quelli che ho elencato qui – non stiamo offrendo nulla al lettore né quei contenuti possono essere utili a noi.

La doppia utilità dei post

Quando scrivo un articolo, per me non significa soltanto dare qualcosa di buono al pubblico che mi segue, che ne guadagnerà riflettendo, imparando, dubitando anche, ma quel post deve garantirmi un ritorno in termini di visite, posizionamento del blog per le mie principali parole chiave, contatti lavorativi, ma soprattutto la possibilità di scrivere altri articoli.

Quante volte ho detto di aver scritto articoli grazie ai commenti letti? Uno degli ultimi commenti ricevuti, su un post vecchio, mi ha dato l’idea addirittura per una serie di post, che ormai usciranno nel 2015. Senza quel commento io non ci avrei mai pensato.

Ma questo è possibile soltanto scrivendo dei buoni contenuti, degli ottimi articoli, anzi (per una volta concedetemi un po’ supponenza). Articoli che spingono le persone a lasciare una loro opinione, meglio se opposta alla nostra, perché in quel modo stimoleranno la nostra creatività e il nostro ancestrale istinto a controbattere.

E adesso passiamo ai cinque tipi di post che io inserisco fra i contenuti da non creare.

1 – News su aggiornamenti di software, su eventi, ecc.

Quando ho parlato dei contenuti di qualità, ho fatto un esempio chiaro sui classici articoli news che troppo spesso si leggono nei blog:

  • esce un aggiornamento dell’algoritmo di Google e leggi decine di post che lo segnalano
  • esce un aggiornamento di WordPress e leggi decine di post che lo segnalano

Qualsiasi cosa accada in rete produce un’epidemia di creatività, ma che alla fine non ha nulla di creativo né tanto meno di utile. Letto uno, letti tutti.

Una notizia dovrebbe spingere a scrivere un articolo approfondito, non limitarsi alla mera segnalazione condita di una striminzita opinione. Una notizia dovrebbe stimolare la creatività, non spegnerla.

2 – Award e catene di Sant’Antonio varie

Lo dico chiaramente, a rischio di farmi nuove antipatie e di provocare defezioni dal blog: io non sopporto i premi che vengono dati ai blog e ai blogger. Per me il premio maggiore è conquistare lettori. Ricevere commenti e creare dialogo, un dialogo continuo. Non mi interessa altro.

Quei premi sono alla fine delle vere catene di Sant’Antonio e non hanno senso, secondo me. C’è un continuo rimbalzare di blog in blog, ma l’utilità qual è?

Credo di averne vinto uno, qualche tempo fa, ma non ricordo quale. Ricordo però di non aver partecipato alla catena.

3 – Meme senza valore

Perché un meme ben fatto è un buon contenuto, secondo me. Qualche mese fa partecipai a quello sulle curiosità sulla mia scrittura, qualche volta ne ho proposto uno anche io. Ma fatti a quel modo hanno senso, perché danno qualcosa di interessante al lettore.

Per un paio di anni ho pubblicato un meme sui libri letti durante l’anno, all’inizio mi era sembrato interessante, perché analizzavi le tue letture da vari punti di vista: autori italiani e non, scrittori e scrittrici, riletture, generi letterari, ebook, ecc. Ma poi ho smesso, a me davvero non sembra un buon meme, quello.

4 – Segnalazioni di libri, recensioni, concorsi vari

Quante ne ho fatte! Parlo delle segnalazioni dei libri e dei concorsi letterari. Per fortuna è tutta spazzatura che appartiene al passato. Alla fine mi sono chiesto: ma perché devo segnalare un libro, quando chiunque può trovarselo da solo su Amazon o su mille altri blog letterari? E perché segnalare un concorso letterario, quando esistono siti appositi che li pubblicano?

Come sapete – e chi non lo sa lo saprà ora – gestivo un blog di recensioni di libri, tutte mie. Abbandonato. Le recensioni non portano dialogo, ma soprattutto alla fine mi avevano stancato, era diventata una vera sofferenza scriverle, una fatica bestiale.

Qui, ogni tanto, torno a parlare di libri in modo approfondito, ma preferisco farlo tematizzando la recensione in funzione dell’argomento principale del blog: la scrittura. Come avete potuto leggere la scorsa settimana nel post Scrivere come Rabelais, oggi.

5 – Traduzioni di articoli

Mi è capitato di trovare blog che pubblicano pure traduzioni, anche se libere, di post inglesi letti altrove. Qual è il senso? Sinceramente preferisco leggere l’articolo in originale. Da un punto di vista etico è anche una scorrettezza, perché quel contenuto è di chi l’ha scritto, non di chi lo traduce.

Quando ho pubblicato il post sui consigli di scrittura da Stephen King, ho chiesto all’autrice, Maggie Zhang, il permesso di tradurre i sottotitoli del suo articolo, non altro. A me interessava creare un contenuto di qualità, quindi mi è piaciuta l’idea del post, ma fare una traduzione non aveva davvero utilità: ho preferito contestualizzare quei titoli alla mia esperienza personale.

Quali articoli preferite non pubblicare nel vostro blog?

Questi sono i miei, quelli che non voglio scrivere e pubblicare e quelli che non mi piace leggere – e che non leggo, ovviamente. Qual è la vostra lista di articoli che non scrivereste mai e che non vi piace leggere nei blog?

E ditemi anche quali articoli non avete gradito qui.

Risorse: questo post nasce ispirato a quello di Ferruccio Gianola Cinque tipi di articoli da non pubblicare sul blog. Il fatto che siano anche i miei cinque è una coincidenza.

47 Commenti

  1. Lisa Agosti
    22 dicembre 2014 alle 08:49 Rispondi

    Sono d’accordo sull’idea generale di evitare post inutili e fuori tema rispetto al tema del blog.
    Nello specifico, invece, credo che i cinque punti si oppongano a spontaneità e divertimento, che sono la linfa dei piccoli blog che hanno come unico scopo di condividere una passione personale.
    Commento ogni punto a sé, tranne il primo perché non ho un’opinione a riguardo.

    2) Sono stata nominata più volte per il Liebster Award, mi ha fatto piacere e ho scritto la mia risposta, poi non l’ho pubblicata perché parlo già anche troppo di me ultimamente. Lo posterò al momento giusto, o forse mai. La differenza da una catena di S. Antonio è che se non lo posterò, non mi cadrà una tegola in testa entro trentasei ore (spero).

    3) Il meme sul “romanzo che mi ha fatto amare i libri” è divertente, da leggere e anche da scrivere (non l’ho ancora postato) ma non più né meno elevato di altri a livello di contenuto. I meme servono soprattutto a conoscersi e confrontarsi. La mia curiosità patologica li adora.

    4) Se leggo un libro bello, brutto, utile, orrendo… posso aver voglia di dirlo agli altri blogger, sapere cosa ne pensano loro, consigliarlo o meno a chi mi legge. Leggo sempre le recensioni di chi ha gusti simili ai miei (e anche quelle di Daniele, così so che libri non comprare, perché abbiamo gusti opposti).

    5) Le traduzioni servono… a chi non sa la lingua. Se qualcuno mi traduce un articolo in tedesco, specificando che è tradotto e inserendo il link alla pagina originale, ben venga. Non avrei altro modo di sapere cosa dice. Eccezione fatta per i post tradotti automaticamente con Google Translate. Quanto li odio!

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 13:58 Rispondi

      Perché si oppongono a spontaneità e divertimento? A me non diverte né scrivere né leggere quei post :)
      2: se è per quello, neanche le vere catene di S. Antonio ti fanno capitare qualcosa.
      3: non li ho bocciati del tutto, infatti.
      4: forse dipende da come fai la recensione. A me non portava nessuna discussione interessante. Ne ho fatta qualcuna qui, ma scritta in modo diverso.
      5: questione di gusti. Se la metti su quel piano, allora dovremmo trovare blog che ci traducono post da tutte le lingue.Chissà quanti articoli interessanti ci perdiamo in cinese, arabico, armeno, ecc. :)

  2. Chiara
    22 dicembre 2014 alle 09:37 Rispondi

    Okay, posso tirare un sospiro di sollievo.

    Fra queste cinque tipologie di post, l’unica che mi è capitato di trattare è il Liebster Award.
    L’ho tenuto come jolly per un giorno in cui non stavo bene e non avevo la possibilità di dedicarmi a ricerche approfondite. è stato divertente ed ha consentito ai lettori di conoscermi un po’ meglio, però l’esperienza è nata e si è conclusa lì.

    La traduzione degli articoli può avere un senso solo per alcune tipologie di blog. Mio marito, ad esempio, è affiliato di amazon per la vendita di cuffie da gioco e accessori per pc. A volte scrive l’articolo, altre volte lo traduce: dopo tutto, le caratteristiche tecniche di un mouse sono quelle (come i 22 punti di King) e da lì non si scappa! Per il mio blog, però, non potrei mai fare una cosa del genere. Il valore dei miei post, secondo me, è proprio nel taglio personale. Sarebbe un atteggiamento incompatibile con il mio essere scrittrice.

    Mi sono state chieste diverse recensioni/segnalazioni, ma non ne ho mai fatte perché voglio mantenere la libertà di decidere cosa leggere e cosa scrivere, senza alcun vincolo.
    In un paio di casi, mi è capitato di parlare di romanzi che mi sono (o non mi sono) piaciuti ed avevo pensato anche di creare una sorta di rubrica, non proprio di recensioni ma quasi: prendendo spunto dalla lettura di un libro, intendevo evidenziare ciò che avevo appreso da esso, per migliorare la mia scrittura. Ho rinunciato perché l’esperimento, con il post “Cento giorni di felicità”, non è andato benissimo. Come dici tu, le recensioni raramente portano ad un
    confronto o un dialogo. 10 commenti sono pochissimi, per il mio standard… solo i primissimi articoli ne hanno avuti meno! Magari in futuro mi capiterà di affrontare post simili, ma sicuramente non si tratterà di una scadenza fissa.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:01 Rispondi

      Ah, ma tutti col Liebster Award, voi? :D
      Sì, ma se traduci un post di un altro e lo usi per guadagnare con le affiliazioni, non mi pare molto corretto nei confronti dell’autore del post. O intendi qualcos’altro?
      Infatti è anche una questione di taglio personale: io nel tuo blog voglio leggere quello che scrivi o il guest blogger di turno, non roba presa qui e là e tradotta, senza magari chiedere il permesso.
      Recensioni: altro punto in comune. Anche io voglio essere libero di leggere e scrivere quello che voglio.

      • Chiara (Appunti a Margine)
        23 dicembre 2014 alle 11:29 Rispondi

        Lui va a vedere i post per conoscere il prodotto, prende spunto dalla descrizione e poi aggiunge delle cose. Man mano che diventa più pratico, scrive sempre più articoli di suo pugno.
        p.s. sono stata io a nominare Lisa con il Liebster Award!

        • Lisa Agosti
          23 dicembre 2014 alle 12:14 Rispondi

          Tutta colpa tua, Claire :D
          Sono stata nominata da quattro o cinque persone in una settimana, sembrava di stare al Grande Fratello!

  3. Ferruccio
    22 dicembre 2014 alle 10:25 Rispondi

    Grazie Daniele. Ti quoto in pieno, che altro posso dire.
    Spero solo di imparare a fare sempre meglio

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:02 Rispondi

      A forza di sbagliare e di fare per bene, si migliora :)

  4. Giuseppe Vitale
    22 dicembre 2014 alle 11:51 Rispondi

    Ottima lista, la condivido. Avrei una domanda: fermo restando che è meglio non pubblicare news, non si potrebbe magari scriverle in maniera più approfondita rispetto ai siti di sole notizie, magari con un taglio diverso, proprio e mantenendole ben collegate agli argomenti di cui parliamo nel blog?

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:06 Rispondi

      Grazie. Se le scrivi in quel modo, allora hanno un senso, per me. Per esempio: tempo fa ci fu un cambiamento chiamato “Search, plus Your World”. In pratica nei risultati delle ricerche apparivano anche ciò che veniva pubblicato dai nostri contatti su Google Plus. Ebbene, io non ho riportato la notizia, ma ho scritto un articolo su come sarebbe cambiato il web copywriting con Search Plus Your World.

  5. LiveALive
    22 dicembre 2014 alle 12:18 Rispondi

    Quando segnalavi certe novità a me piaceva XD ma io, che lo facevi, l’ho scoperto solo controllando i vecchi articoli per curiosità (e perché non mi capacitavo come facevi a fare 35 articoli al mese)

    Cosa non pubblicherei sul mio blog? Tutto ciò che è fatto solo per fomentare; quindi niente articoli polemici. Articoli inutili ma divertenti? Non li disprezzo, perché siamo qui a che per questo, non siamo sempre pezzi di marmo… Però io non li metterei: ho una mentalità troppo scientifica, e starei sempre attento alle informazioni che passo.
    …ma io un blog non ce l’ho XD

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:07 Rispondi

      Ne ho fatti anche 42 in un mese :D
      Raramente qui sono apparsi post polemici, o meglio post che avrebbero potuto scatenare polemiche. Ma in genere non li amo.
      Neanche io metterei post divertenti.

  6. MikiMoz
    22 dicembre 2014 alle 12:58 Rispondi

    I meme e le catene sono sostanzialmente la stessa cosa, se ci pensi.
    Io, quando vengo taggato, prendo spunto per personalizzare il tutto, come successo ultimamente con le mie opere incompiute.
    Anche una catena banale, o un award, possono contribuire a allargare la rete.

    Articoli che non pubblico più son quelli che contengono riferimenti a situazioni sociopoliticoeconomiche precise e circoscritte: salvo rari casi, dove magari ti occorre la battutina o il sottolineare un passaggio, sono articoli che -almeno da me- lasciano il tempo che trovano.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:09 Rispondi

      In un certo senso sì. Ma la vera catena ha sempre lo stesso contenuto, mentre quello del meme cambia.
      Articoli con riferimenti sociopoliticoeconomici neanche io li pubblico, primo perché esulano dai temi del blog, poi perché scoppierebbe la terza guerra mondiale :D

  7. Alessandro Cassano
    22 dicembre 2014 alle 13:00 Rispondi

    con le recensioni credo di aver chiuso, in quanto le reazioni degli autori mi hanno logorato. Non parlo delle reazioni furiose dei diretti interessati, bensì di quelle spocchiose degli scrittoruncoli che grazie alla prima pubblicazione della loro vita si sentono migliori, più autorevoli dello stroncato di turno e si prodigano in commenti che danno l’idea di un’occhiata dall’alto verso il basso.

    Per il resto condivido la tua porta chiusa innanzi ai meme e a cavolate simili.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Tu hai una bella esperienza in questo :D
      Quelle spocchiose mi sa che mi sono sfuggite.

  8. Banshee Miller
    22 dicembre 2014 alle 13:17 Rispondi

    Be’, le recensioni però sono comode, per l’utente intendo. Se uno si fida del blogger può fare un acquisto quasi al sicuro da sorprese. A me è capitato molte volte con tanti blog diversi. Secondo me ci sono due marci tipologie di lettori (di blog): gli affezionati, che seguono uno o più blog perché conoscono il blogger, perché gli piace il blog ecc., e i vagabondi, che girano per la rete cercando articoli e post sull’argomento che gli interessa fregandosene della provenienza. Ovviamente siamo tutti un po’ entrambi, ma per i secondi le recensioni, traduzioni e perfino le news, se ben presentate, possono essere interessanti.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:12 Rispondi

      Dipende, secondo me. Mi sono fidato di un’amica e ho comprato Guida galattica per autostoppisti: abbandonato dopo 20 pagine. Mi sono fidato di un’altra amica e ho comprato L’insostenibile leggerezza dell’essere: idem come sopra.
      D’accordo su quanto dici sui tipi di lettori, è così. Ma sono informazioni che trovano ovunque.

  9. animadicarta
    22 dicembre 2014 alle 13:53 Rispondi

    Pur essendo d’accordo a grandi linee penso ci possano essere delle eccezioni.
    1) Pubblicare una news ha un senso se hai accesso alla fonte diretta di una notizia e sei il primo a diffonderla. Lo stesso vale per i concorsi, solo però se sono gratuiti!
    2) Le catene non piacciono neanche a me e tendenzialmente le trovo noiose, ma un’eccezione ogni tanto si può fare.
    3) Difficile dire cosa sia un meme senza valore. Tutti alla fine sono un raccontarsi, con i rischi del caso.
    4) Sulle recensioni la penso come te, ma anche qui penso che parlare ogni tanto di un libro che ci è piaciuto particolarmente o di uno proprio brutto possa essere utile a chi ci legge.
    5) Una traduzione senza alcuna aggiunta o considerazione personale in effetti non so se abbia un valore. Però come ha detto Lisa, se l’articolo è in tedesco o in un’altra lingua astrusa, anche questo può essere un servizio.
    In definitiva, non so se sia giusto dire “questo non si pubblica” in modo assoluto.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:16 Rispondi

      1: D’accordissimo. Ma questo avviene in casi rari.
      3: Certo. Però pubblicare la lista dei libri che ho letto a me non pare un contenuto utile e interessante, né da scrivere né da leggere.
      4: sì, ma per come la vedo io dipende da come ne parli. Vorrei parlare di un libro che m’è piaciuto tanto e ho anche abbozzato il post, ma voglio curarlo bene, prima di pubblicarlo.
      5: dipende dalla lingua, allora. Non puoi dirmi che nel 2014 non conosci un po’ di inglese. Quindi articoli in inglese te li puoi leggere in originale.

  10. Grazia Gironella
    22 dicembre 2014 alle 14:17 Rispondi

    I premi e le simil-catene di Sant’Antonio non mi trovano molto entusiasta, anche se naturalmente fa piacere essere nominati. Per i meme dipende. Ci sono argomenti che è bello vedere trattati da persone diverse, perché il quadro si arricchisce e si arriva a qualcosa di nuovo; alcuni argomenti, invece, li trovo abbastanza noiosi quando si propagano a macchia d’olio, per cui ci si trova a leggere dappertutto testi simili. In effetti di solito passo il giro, sia come blogger che come utente.
    Non voglio fare recensioni, perché la sincerità può causare screzi che non voglio, e per di più non ritengo che il mio parere su un libro abbia davvero importanza. (La mia nuova pagina sulle letture è poco più di un elenco di titoli con due righe di accompagnamento, giusto per far sapere ai lettori cosa sto leggendo.)
    In generale, mi piacerebbe che chi arriva sul blog trovasse qualcosa che non trova altrove. E’ quasi impossibile, lo so, ma lo sforzo è quello. Non parlo solo di contenuti validi, ma anche di atmosfere, di umorismo, di uscite dal binario, senza voler essere originali a tutti i costi. Non si può piacere a tutti, ma forse riuscire a non annoiare si può. Ho molto chiaro in mente cosa vorrei creare; meno chiaro come arrivarci. Aguzzo l’ingegno. ;)

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:22 Rispondi

      Hai detto bene: scrivendo una recensione rischi anche di accendere una miccia. Non tutti accettano una critica. Il problema è che rischi una discussione accesa anche se parli di un autore famoso. Io per aver scritto una bella recensione di un romanzo di fantascienza mi sono ritrovato a fare un battibecco lungo, perché un lettore non approvava.
      Hai la stessa mia filosofia: qui il lettore deve leggere ciò che non scrivono gli altri.

    • Grazia Gironella
      22 dicembre 2014 alle 16:55 Rispondi

      Dimenticavo: tempo fa ho postato delle traduzioni di post di blogger americani o inglesi che mi sembravano utili, inserendo il loro link. Lo consideravo un servizio a chi l’inglese magari lo mastica un po’, ma se deve leggersi un articolo intero non lo legge. Ho smesso non perché mi sembrasse di copiare, ma perché ho avuto l’impressione che il blog dovesse essere la mia voce, non quella di altri, per quanto validi.

  11. Ghostbox
    22 dicembre 2014 alle 14:38 Rispondi

    Meglio rimanere in silenzio e sembrare sciocchi piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio.
    Sul blog scrivo solo a proposito di ciò che faccio. Ogni post un progetto, questa è la legge che lo governa e lo fa andare avanti. Potrei magari scrivere “10 modi per fare questo o fare quello” ma non mi reputo un professore, piuttosto un artigiano che coltiva la propria arte con passione, progetto dopo progetto. A me piace sporcarmi le mani!
    Ciao Daniele, ottimo post :D
    Simone

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 14:43 Rispondi

      Grazie.
      Non bisogna però essere professori per scrivere delle guide, ma solo esperti in qualcosa :)

      • Ghostbox
        22 dicembre 2014 alle 14:54 Rispondi

        Professore non in senso accademico, ma nel senso che hai un’attitudine all’insegnamento. Semplicemente io non ce l’ho. Si possono scrivere tanti libri su come scrivere un libro senza averne mai scritto uno, tanti manuali su come progettare un edificio senza averne mai realizzato uno e così via. Chi sa fa, chi non sa insegna? No, è un’inclinazione che o si ha oppure no.
        Simone

        • Daniele Imperi
          22 dicembre 2014 alle 15:11 Rispondi

          Tu pensi che io abbia questa attitudine all’insegnamento?
          Sullo scrivere libri su temi di cui non si ha esperienza diretta dissento, però.

          • Ghostbox
            22 dicembre 2014 alle 15:32

            Tu saresti davvero un insegnante perfetto, perché ci metti molta passione, e si legge! Scrivere di argomenti pressoché sconosciuti a volte diventa una necessità…magari non libri veri e propri ma articoli come se ne vedono tanti sul web. L’arte “segreta” del copia-incolla d’autore.
            Simone

  12. helgaldo
    22 dicembre 2014 alle 16:33 Rispondi

    Posso parlare solo riguardo a questa catena di sant’Antonio, come la definisci forse con un po’ di severità tu, perché mi ha coinvolto in questo gioco una volta come “vittima” inaspettata ma divertita, e di conseguenza mi ha fatto venir voglia di bussare alla porta di qualche altro blogger che apprezzavo, per chiedere cose diverse rispetto a ciò che pubblica normalmente e che ne completassero il ritratto, che non sempre emerge nella scrittura ordinaria del blog. Ovviamente è un gioco semiserio, che non ha nulla a che vedere con una segnalazione vera e propria, come per esempio ho fatto del tuo stesso blog. Ma il meccanismo di domande e risposte di questo pseudo premio non è pensato male. Aiuta a conoscere meglio la persona che si cela in un blogger.
    Quello che invece mi appassiona poco, in generale, è ospitare interventi di altri nel proprio spazi, se non veramente autorevoli. Purtroppo, parlo sempre in generale, l’ospite non è quasi mai all’altezza del padrone di casa. Forse perché il padrone di casa è più severo con se stesso, e cura meglio i propri argomenti di quelli ospitati, che vengono passati con meno rigore, o devono essere accettati così come sono, per non perderne l’amicizia e la possibilità di incrociarsi altre volte. In questi casi ne risente il blog, perché se inizio a pensare che il blogger ospitante non sa valutare la qualità dell’intervento, incomincio ad avere dubbi anche sulla qualità del blog.

    • Daniele Imperi
      22 dicembre 2014 alle 16:39 Rispondi

      Io condivido quello che scrivi su quelle catene, però preferisco che sia il blogger di sua spontaneità a creare un contenuto del genere e non ritrovare lo stesso titolo in dieci blog.
      Riguardo ai guest post, io ho iniziato a essere severo, proprio per il motivo che citi. Certo, potrebbe esserci il rischio di perdere un contatto in caso di rifiuto, ma a quel punto mi chiedo: quanto valeva quel contatto? Se rifiuto, lo faccio con educazione e spiegandone il perché.

  13. Salvatore
    22 dicembre 2014 alle 19:23 Rispondi

    Il secondo punto, award, non lo sopporto. Anch’io ne ho stroncato uno. ;)

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 08:06 Rispondi

      Quale hai stroncato? :)

  14. Massimiliano
    23 dicembre 2014 alle 00:15 Rispondi

    Eccellente post!, quanti altri Blogger si guardano allo specchio rileggendo il loro passato da blogger e bocciare o promuovere i propri post. In rete ci sono innumerevoli professorini e nessuno di questi accenna alla “mia culpa” su errori commessi.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 08:07 Rispondi

      Ciao Massimiliano, grazie e benvenuto nel blog.
      Ammettere i propri errori è dimostrare una propria vittoria ;)

  15. Alessio Valsecchi
    23 dicembre 2014 alle 08:36 Rispondi

    Ciao Daniele, concordo con te su quasi tutto, ti dico la mia su punti 1 e 4, là dove ho una visione differente per alcuni aspetti.

    News su eventi: trattate in un certo modo, ovvero “curate”, possono essere fonte di ottimo networking, aumentare la nostra autorità su un certo tema e fornirci la scusa di un approfondimento a riguardo, quindi io non le scarto mai a priori.

    Sulle recensioni la penso come la maggior arte di voi: poco lette e grande fonte di stress/polemiche a causa del comportamento degli stessi autori in reazione alla recensione di turno che li riguarda. È per questo che nelle poche che pubblico mi limito a evidenziare determinate caratteristiche dell’opera che possano aiutare a “identificare” il tipo di lettore che avrà più probabilità di potersela gustare.

    Non sottovaluterei invece la forza delle “segnalazioni”: anche queste possono generare dell’ottimo networking. Sono inoltre un’utile “moneta” da spendere per ripagare collaboratori e siti amici per quanto fatto per noi in precedenza o per rafforzare ulteriormente il nostro rapporto. La “visibilità”, tanto bistrattata da molti blogger, è sempre utile e non andrebbe sottovalutata: e questo tanto più vero quanti più lettori ha il tuo blog.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 08:41 Rispondi

      Ciao Alessio.
      Sulle news infatti ho scritto “Una notizia dovrebbe spingere a scrivere un articolo approfondito”, che riflette quanto dici. Ma la pura segnalazione di 4 righe non serve a niente.

      Sulle segnalazioni di libri non sono proprio d’accordo: messe così sembrano appunto moneta di scambio. Io preferisco che la cosa avvenga invece spontaneamente.

  16. Alessio Valsecchi
    23 dicembre 2014 alle 09:29 Rispondi

    Daniele, “curare” una news va al di là delle semplici 4 righe. I post di 4 righe proprio neppure dovrebbero più esistere, così come il copia-incolla selvaggo di comunicati stampa. :D

    Tornado sulle segnalazioni, sì credo possano essere moneta di scambio. Di “spontaneo” sul web (e offline) accadono tante cose ma c’è bisogno di molto di più per emergere: il senso dell’avere un blog di successo è ANCHE quello di avere possibilità di fare scambi e imbastire collaborazioni per migliorare ulteriormente la nostra posizione.

  17. Giuse Oliva
    26 dicembre 2014 alle 00:38 Rispondi

    Scrivo solo cose che mi piacciono e che non trovo noiose, altrimenti non riuscirei a scrivere temi su cose che potrebbero avere successo, ma non avrebbe senso:

    -catene di sant’antonio

    -possibili recensioni (mi hanno contattata e tra l’altro li ho sgamati a fare copia e incolla della mail inviata a un altro blog. Stavo riflettendo se dargli spazio, ma come faccio a promuovere un libro senza leggerlo?

    -altre cose non mi vengono in mente, sto affrontando un peiodo grigio, dove ho difficoltaˋ a trovare degli argomenti interessanti, sia da scrivere che da leggere. Percio` per ora lascero` perdere.

    • Daniele Imperi
      26 dicembre 2014 alle 10:09 Rispondi

      Uno dei problemi della segnalazione di libri è quello, infatti: se non l’ho letto, come faccio a promuoverlo? Ma non devo neanche leggerlo per forza, quindi la recensione su richiesta ha ancora meno senso.

  18. Quanto avete letto nel 2014?
    30 dicembre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] mie letture, anche se la struttura restava la stessa. Ma, come ho scritto quando ho parlato dei vari tipi di post da non pubblicare nel blog, sono stanco di scrivere post di quel […]

  19. Miry
    3 aprile 2015 alle 07:53 Rispondi

    Ciao Daniele,

    ti ringrazio, questo tuo articolo mi ha fatto riflettere parecchio..
    infatti nonostante io abbia aperto un blog soltanto da poche settimane mi sono imbattuta subito in questo problema.. più che altro non avendo ancora chiara la direzione che volevo prendere ho scritto dei post a largo raggio.. ma mi sono accorta subito che alcuni di loro nonostante la qualità potessero essere un po fuori luogo..
    Alcuni erano più uno sfogo che altro..
    Risultato.. cancellati prima che qualcuno li leggesse e individuata la categoria di cui volevo parlare e di cui credo di saperne un bel po..
    questo cambiamento di rotta adesso mi da più soddisfazioni e nonostante nel settore SEO e Blogging si sia scritto di tutto credo di aver scritto cose insolite e interessanti..

    Vedremo in futuro.. se avrò fatto la scelta giusta :)

    • Daniele Imperi
      3 aprile 2015 alle 08:42 Rispondi

      Ciao Miry, benvenuta nel blog.
      La direzione da dare al blog è importante, perché ne determina la nicchia, il settore a cui appartenere. Dipende poi dagli obiettivi del tuo blog: a cosa ti serve? Se ti serve per lavoro, allora devi parlare dei temi che riguardano il tuo lavoro.

  20. La Folle
    28 giugno 2015 alle 19:03 Rispondi

    Ciao! Sono nuova da queste parti e sto letteralmente divorando i tuoi post sul blogging, perchè mi rendo conto di aver sbagliato davvero tante cose.
    Posso chiederti cosa sarebbe un meme nel blogging? A me vengono in mente solo i disegnetti in bianco e nero di Facebook!

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2015 alle 08:06 Rispondi

      Ciao Anna, benvenuta nel blog. I meme non sono proprio quei (brutti) disegnetti su Facebook :)
      Un meme pubblicato qui è questo: http://pennablu.it/cosa-hai-letto-nel-2010/
      Un altro è stato questo: http://pennablu.it/luna-park-scrittura/
      In breve, scrivi un post e inviti altri blogger a scriverne uno simile su quel tema.

      • La Folle
        30 giugno 2015 alle 08:34 Rispondi

        Ah, allora è una specie di tag. Ho capito, grazie :)

        • Daniele Imperi
          30 giugno 2015 alle 08:46 Rispondi

          No, non è un tag :)
          Che cosa intendi per tag? Nel blogging il tag è una parola che indica un argomento. Qui ho creato il tag “Fantastico” per raccogliere i post che ne trattavano, ma che fanno parte di precise categorie come Scrittura, Narrativa, Editoria.

  21. La Folle
    30 giugno 2015 alle 08:55 Rispondi

    Sì so cos’è un tag, non so perché tra i blog che frequento chiamano così questi post, perché io ho imparato da loro. È identico al meme che pubblichi tu e normalmente si “taggano” altri blogger che dovrebbero fare un post rispondendo agli stessi argomenti. Forse lo chiamano tag perché il titolo spesso diventa un hashtag su Twitter, non saprei. Io tempo fa ho proposto questo ma senza invitare blogger specifici http://www.profumodifollia.it/2015/02/tag-guardacomeviaggio.html?m=0

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