Quanto vive un libro?

La vita di un libro dalla pubblicazione all’oblio

La vita di un libro

I l marketing editoriale non può promuovere e pubblicizzare un libro per sempre. Le sue azioni sono confinate nei primi mesi di uscita. Come far sopravvivere un libro nel corso degli anni?

Tempo fa avevo definito il libro un prodotto anomalo: un cliente (il lettore) ne acquista una sola copia, per il proprio uso personale (in alcuni casi due, se ne vuole regalare una). Se poi il lettore è sbadato come me, capita che ne compri due copie perché non ricorda di averne già una…

Un libro è anche un prodotto commerciale che richiede molto tempo per essere creato e immesso nel mercato e pochissimo per essere utilizzato dal cliente. Uno scrittore può impiegare 3 anni per scrivere un romanzo che viene consumato dal lettore in poche ore di lettura.

Ma quanto può vivere un libro, un romanzo diciamo, dal momento in cui viene pubblicato e reso quindi disponibile ai lettori? Per quanto tempo resterà quel libro nelle librerie e per quanto se ne parlerà?

La criticità dei primi mesi

Penso che i primi mesi, forse 3 o 4, da quando il libro è pubblicato siano i più critici (in senso positivo o negativo). Il mio libro sul blogging, uscito a fine agosto 2015, a fine dicembre dello stesso anno aveva venduto metà della tiratura. L’anno successivo, ovviamente, le vendite sono calate, per calare ulteriormente l’anno dopo.

Appena esce, c’è la curiosità iniziale che spinge i lettori ad acquistare il libro, in concomitanza, anche, con la promozione fatta dalla casa editrice e dall’autore stesso.

Io non ho più fatto nulla per promuovere il mio libro, a parte crearne una scheda e lasciarne la pubblicità su «Penna blu». Ho pensato – e non a torto, suppongo – che non sia fruttuoso continuare a promuovere un libro dopo uno, due o più anni dalla sua uscita. Si promuove qualcosa di nuovo, non qualcosa che fa già parte della storia.

Le azioni di marketing editoriale e la loro efficacia

In televisione e nelle riviste e anche nei siti siamo abituati a veder pubblicizzati gli stessi prodotti per anni. Ma un conto è pubblicizzare un detersivo, un tipo di biscotto, una merendina, un assorbente, un dentifricio: sono prodotti di uso quotidiano, di breve durata, spesso “usa e getta”.

Un altro conto è pubblicizzare lo stesso romanzo periodicamente per anni. Ha senso? No, secondo me. Porterebbe vantaggi (vendite)? No, secondo me. Non si può parlare per sempre dello stesso libro.

E non è forse per questi motivi che non vediamo pubblicizzati gli stessi romanzi per anni?

Le azioni di marketing editoriale hanno efficacia nel breve periodo. Nel lungo periodo un libro deve riuscire a sopravvivere da sé.

I nuovi libri dell’autore aiutano i vecchi

Quando Joe R. Lansdale venne a Roma, nell’ottobre 2010, a presentare il suo ultimo romanzo Devil Red, disse che guadagnava bene perché i suoi romanzi vendevano continuamente. Anche quelli vecchi.

Ma credo che questo accada anche con altri autori. Quando ho letto un paio di romanzi di Camilleri, anni fa, pian piano ho iniziato a comprarne e leggerne altri. La stessa cosa è successa con Stephen King e Philip K. Dick e altri.

I nuovi libri aiutano a vendere i precedenti. Così come il primo libro, se ha successo, aiuta le vendite dei successivi.

Se l’autore piace, nel momento in cui il lettore lo conosce – e non si conosce un autore necessariamente dal suo primo libro – sarà spinto a comprare altri suoi libri.

Se un autore ha un solo libro e tale resta per anni, allora c’è ben poco da fare. Quel libro, a meno che non diventi un classico – e questo avviene dopo la dipartita dell’autore – finirà presto nel dimenticatoio.

Una nuova spinta – e quindi nuove azioni di marketing editoriale – è data dalle ristampe e dalle nuove edizioni del libro, che non si verificano certo per tutti i libri. Un romanzo rilegato dopo qualche anno sarà pubblicato in brossura e allora ecco che la macchina del marketing si rimette in moto.

L’inerzia editoriale

Un libro è una goccia di carta nell’oceano editoriale. Ma capita che, prima o poi, un navigante-lettore si imbatta in quella goccia e, mosso dalla curiosità o soddisfatto del successo della sua ricerca, lo peschi per leggerlo.

Sono vendite non prevedibili. Vendite che possono verificarsi, se il libro è ancora disponibile in qualche libreria, anche dopo tanti anni dalla sua uscita. È quella che chiamo inerzia editoriale.

Quanto vive un libro e come ridar vita a un vecchio libro?

Non ho risposte, ma solo interrogativi. Ho pensato a questo, qualche settimana fa: che non possiamo pubblicizzare un nostro libro per sempre, che a un certo punto il meccanismo della promozione si interrompe, perché non c’è più combustibile che lo alimenti.

A un certo punto dobbiamo abbandonare quel libro. O sperare che l’editore lo ristampi – ma questo accade solo se c’è tanta richiesta, se la tiratura è stata consumata in breve tempo, suppongo – o ne faccia, d’accordo con l’autore, una seconda edizione, per gli stessi motivi o perché autore e editore hanno pensato di presentare il libro in una forma più completa.

Pensate per un attimo a Le notti di Salem di King (sempre un nome a caso) o al suo L’ombra dello scorpione: sono stati ripubblicati con pezzi aggiunti dall’autore. Ma questo accade quando un autore ha un enorme successo, non è il caso di dirlo.

E per noi poveri mortali? Noi come potremmo ridare vita a un nostro vecchio libro? Avete una risposta?

13 Commenti

  1. Marco
    6 dicembre 2018 alle 07:34 Rispondi

    Non ne ho idea su come dare vita a un vecchio libro! Sto pensando a un blog tour per i miei vecchi racconti, ma sono più i dubbi che le certezze; e poi arriva questo post! ;)
    Quindi: boh!

    • Daniele Imperi
      6 dicembre 2018 alle 13:50 Rispondi

      Ti ho rotto le classiche uova nel paniere? :D
      Magari, essendo racconti, potresti ridargli vita revisionandoli e aggiungendone altri. O magari scriverci dei seguiti. Insomma, una revisione che ne giustifichi una nuova edizione.

  2. Maria Teresa Steri
    6 dicembre 2018 alle 09:22 Rispondi

    Purtroppo è vero che i primi mesi sono cruciali per un libro, sia per un effetto psicologico, sia perché le uscite sono talmente tante sul mercato che si rischia subito di sparire dall’attenzione. Questo vale in modo particolare per i grandi nomi, insomma per gli autori importanti. Per noi sconosciuti le cose secondo me sono un po’ diverse, nel senso che c’è sempre tempo e modo di farsi conoscere e ampliare la cerchia dei lettori. Purtroppo questo non è facile, per mille motivi, né i primi mesi né a distanza di tempo. Di sicuro, come hai detto, le nuove uscite aiutano tanto. Per quanto mi riguarda, grazie all’ingresso in Amazon Prime, i miei romanzi stanno acquistando una nuova vita. Ma senza questa opportunità è dura.
    Se il tuo libro è ancora nel catalogo dell’editore, perché non provi a farlo conoscere con un blog tour? Io penso che anche a distanza di tempo, siano temi sempre molto attuali e d’interesse.

    • Daniele Imperi
      6 dicembre 2018 alle 13:54 Rispondi

      Sì, anche il fatto che siano pubblicati tantissimi libri non giova. Non sono così sicuro che per gli sconosciuti sia così diverso.
      Ingresso in Amazon Prime? Cioè?
      I temi del mio libro sono ancora attuali, e lo saranno finché ci saranno i blog, a meno che il blogging non venga stravolto totalmente. Riguardo a un blog tour non credo che possa funzionare per un libro pubblicato 3 anni fa e non saprei nemmeno a quali blog proporlo. Né come organizzarlo. Alla fine non so quanto mi convenga per il tempo da dedicarci.

      • Maria Teresa Steri
        6 dicembre 2018 alle 16:18 Rispondi

        Amazon Prime è un tipo di abbonamento di Amazon che offre una serie di vantaggi agli iscritti, tra cui anche libri da leggere gratuitamente. Un paio di miei romanzi sono stati selezionati per questa offerta ed è stata una cosa decisamente positiva.
        Penso che nessun libro vada in prescrizione, di certo anche il tuo saggio è ancora attuale per chi vuole aprire un blog. Però certo un blog tour implica un notevole impegno, varrebbe la pena solo nel caso tu trovassi dei siti “a tema” molto frequentati a cui proporre articoli o estratti.

        • Daniele Imperi
          6 dicembre 2018 alle 16:24 Rispondi

          Di Amazon Prime sapevo che era per le spedizioni in 24h, non sapevo dei vari vantaggi.

  3. Massimo Prevete
    6 dicembre 2018 alle 12:28 Rispondi

    Poco da dire, il marketing è spesso il 90% del ‘valore’ del libro. Non quello intrinseco, ma se un libro (o qualsiasi altro prodotto, in verità) non vende, viene certificato come un ‘non-prodotto’. Dura e triste realtà, anche se credo che un buon lavoro (supportato dalla giusta attenzione per i particolari, compreso l’aspetto manageriale) non rimanga a lungo nell’oblio.

    I cicli di libri sicuramente vendono meglio, e ‘durano’ di più. Dalla classica trilogia che trovi un po’ ovunque, alle pentalogie che sempre più sbucano come funghi negli ultimi anni (ultimo decennio, occhio e croce).

    Per la distribuzione, comunque, e quindi per la longevità del tuo prodotto, autopubblicazione > case editrici medio o piccole. Almeno in Italia, imho.

    • Daniele Imperi
      6 dicembre 2018 alle 13:56 Rispondi

      Sui cicli dei libri ho dei dubbi. Un editore disse che il primo volume della trilogia vendeva molto più del secondo, e il 2° molto più del 3°.
      Intendi che è meglio l’autopubblicazione delle case editrici medio o piccole? Mi sa di sì.

  4. Ferruccio Gianola
    6 dicembre 2018 alle 14:21 Rispondi

    Ma non dipende anche dalla tipologia di libro?
    Un libro come il tuo andrebbe “aggiornato” anche su tu lo hai reso “immutabile”, però il blogging è cambiato rispetto a qualche anni fa e magari potrebbe esser una scusa per parlarne in gir.
    Se invece, sei fortunato, e crei un classico, corri il rischio di essere a cavallo fin che campi senza il bisogno di farti vedere.

    • Daniele Imperi
      6 dicembre 2018 alle 14:29 Rispondi

      Forse dipende anche dalla tipologia del libro.
      Prima di aggiornare il mio libro aspetto che finiscano le copie cartacee in vendita e poi vedrò il da farsi.

  5. Grazia Gironella
    6 dicembre 2018 alle 14:43 Rispondi

    Il libro solitario ha effettivamente il destino di cui parli nel post. Nel mio caso ho voluto ripubblicare in autonomia il mio romanzo, perché ritenevo che non avesse compiuto il suo percorso naturale; mi sembra che i fatti mi abbiano dato ragione. Ora ho in programma di uscire con altro, un po’ perché ho diverse storie quasi pronte, un po’ perché mi sono resa conto che il lettore ti legge, dice “niente male! cos’ha scritto questo qui?”. Se la risposta è “niente”, il circolo virtuoso si interrompe subito. Continuare a scrivere, offrire altro, mi sembra una gran bella cosa, anche per i libri già usciti. :)

    • Daniele Imperi
      6 dicembre 2018 alle 14:56 Rispondi

      Sì, bisognerebbe sempre avere in cantiere delle storie, per non perdere l’allenamento e per pubblicare di continuo. Poi bisogna anche finire tutto quello che si comincia… :)

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