Scrivere storie per il lettore o per se stessi?

Viene prima la storia o prima il lettore?

Scrivere storie per il lettore o per se stessi?

L’annosa questione sull’importanza di scoprire il proprio pubblico di lettori prima di scrivere una storia. È davvero così fondamentale?

Si legge spesso che per scrivere – che sia narrativa o articoli del blog – bisogna considerare il lettore. Pensare al pubblico di lettori prima di scrivere, ai loro bisogni, a cosa cercano, a cosa vogliono.

A dire la verità, su «Penna blu» non ho mai pensato ai lettori prima di scrivere un articolo – né l’ho mai fatto in altri blog avuti. E non ho mai pensato ai lettori prima di scrivere un racconto. Io ho avuto semplicemente delle idee, che qualcuno può chiamare ispirazione, ma io chiamo soltanto idee o, meglio, argomenti su cui scrivere.

Nel suo articolo “Perché un autore indipendente deve andare oltre nella sua narrazione” Marco Freccero ha parlato anche di questo, scrivendo una cosa su cui sono d’accordo in pieno: “Prima la storia, poi il lettore”. Ha accennato anche ai temi cari a uno scrittore – a lui compreso.

Sono necessarie delle tematiche per scrivere narrativa?

No. Io non sto scrivendo il mio romanzo di fantascienza pensando a un tema, anche se ovviamente la storia è incentrata su un argomento – quale storia non lo è?

Uno scrittore che ammiro molto, Upton Sinclair1, ha fondato la sua narrativa (e anche la sua saggistica) sui problemi socio-economici del XX secolo. La giungla, che ho letto, è uno di questi romanzi, ma scrisse anche una “endecalogia” (sì, proprio 11 romanzi, fra il 1940 e il 1953) su quel tema.

Se scrivi narrativa di genere non è necessario trattare una tematica, anche se puoi usare un genere letterario per parlare di un tema che ti è caro. Finora sinceramente non ho pensato a temi a me cari da trattare in storie di genere.

Ho creato un inventario delle storie – come ho accennato in articolo – storie che ancora mi interessa scrivere e in nessuna di queste è presente un tema. Per me sono soltanto delle storie che mi piacerebbe scrivere.

Si possono scrivere storie pensando ai lettori?

Io scrivo storie per lettori che amano leggere la narrativa di genere. Questo è il massimo che posso fare per i lettori.

I guru del web marketing si sono spinti a creare le personas (come al solito si sfrutta l’inglese, che a sua volta ha sfruttato il nostro latino), cioè identikit di potenziali clienti con informazioni demografiche e psicografiche. Ne ho parlato nell’articolo dedicato al lettore ideale.

Follia, per me. E sì che lavoro in un campo in cui i miei colleghi/concorrenti magari le usano tutti. Ma davvero non riesco a lavorare in questo modo.

Per fortuna in narrativa non esiste questo concetto, direte voi. Sbagliato! Qualcuno parla delle reader personas: cioè identificare un lettore ideale delle nostre storie.

Non volete creare le reader personas per il vostro romanzo? Ecco a cosa andrete incontro:

  • Marketing editoriale senza una precisa strategia
  • Promozione editoriale rivolta a un pubblico sbagliato
  • Annunci pubblicitari senza un pubblico di riferimento
  • Mancanza di vendite del libro

Io credo che si stia esagerando. Si promuove un libro in base al libro stesso, appunto. Se scrivete un saggio sul Risorgimento, vi rivolgete a chi interessa quel pezzo di storia italiana. Se scrivete un giallo, vi rivolgete al pubblico amante del poliziesco. E così via.

Stephen King – che prendo sempre come esempio – ha una sua personale reader persona: sua moglie Tabitha. Io, come ho già accennato, ho me stesso come lettore ideale, come reader persona.

Lo scrittore è un venditore di storie

Non dimentichiamolo mai. Vedetelo come un venditore nel senso stretto della parola: lo scrittore ha un negozio di storie, vende racconti e romanzi. O anche saggi e biografie.

Il lettore è un cliente che entra nel suo negozio, osserva la merce in vendita e, se di suo gusto, la compra, se la porta a casa e se la legge. Fine del discorso.

Non è lo scrittore a dover individuare il suo lettore ideale, a seguire la follia delle reader personas. È il lettore che deve individuare il proprio scrittore ideale, che deve farsi un elenco di writer personas.

Siamo noi lettori a entrare in libreria, o ce ne siamo dimenticati? Siamo noi lettori a scegliere un libro da leggere. E uno scrittore da seguire.

Lo scrittore ha scritto la storia che aveva dentro, la storia che ha amato scrivere. E l’ha messa a disposizione dei lettori.

Scrivete storie per il lettore o per voi stessi?

Per voi viene prima la storia o prima il lettore? Sarete così folli da creare le vostre reader personas?

1 Upton Sinclair (1878-1968) ha pubblicato 86 opere di narrativa, 19 di saggistica, 6 drammi e 3 libri autobiografici.

20 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 8:10 Rispondi

    Io dico sempre: “Prima la storia, poi il lettore”. Se la storia è ben congegnata e realizzata, avrà i suoi lettori. Pochi o tanti dipende (anche) da fattori che non possiamo controllare completamente.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Settembre 2020 alle 14:15 Rispondi

      Certo. Infatti anche creando quelle “personas” non sei mica sicuro che avrai successo.

  2. Michela Milani
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 9:06 Rispondi

    Sai che è confortante sapere che una figura di riferimento nel mondo del blogging, e più in generale, della scrittura, la pensa come me? Rispondo sempre da blogger perché mi occupo principalmente di questo. Ho notato che sono in molti a focalizzarsi sul concetto di reader personas, e, a ruota, sugli argomenti di tendenza e sulle parole chiave. Sono iscritta a diversi gruppi Facebook incentrati sul blogging e pare che tutti facciano un lavoro enorme di ricerca prima di scrivere un post. Io faccio ricerche per documentarmi su quanto scrivo, non certo per scovare gli argomenti più in voga e le statistiche delle parole chiave. Mi spiego meglio. Io scrivo di viaggi low cost, quindi di conseguenza, la mia nicchia naturale diciamo, è rappresentata dai lettori che non devono per forza spendere un patrimonio per fare un viaggio. Per me è un concetto chiaro e semplice, senza enormi giri di parole. Scrivendo di una destinazione, per esempio Viaggio a Roma, le parole chiave saranno tutte quelle correlate naturalmente alla città e alle sue attrazioni. Non serve fare salti mortali per inserire 200 volte “viaggio a Roma”. Eppure, quando provo a esprimere il mio pensiero, spesso mi massacrano. Fino a qualche tempo fa, avevo la testa talmente piena delle nozioni di questi guru che non riuscivo a scrivere naturalmente, come ho sempre fatto per me stessa. Da quando ho abbandonato questa pratica, ho notato che il mio stile è diventato più scorrevole e il blog sta anche, pian piano, crescendo. Resto dell’ opinione che, se uno ha in mente un’idea, debba percorrere la sua strada senza fissarsi con le mode del momento. La scrittura è un’arte. Certo, serve anche la tecnica, ma senza il libero fluire delle idee o, per me, dell’ispirazione, resta molto poco dell’essenza dello scrittore. Comunque trovo molto bello il concetto di venditore di storie. Mi fa pensare ai cantastorie del passato.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Settembre 2020 alle 14:17 Rispondi

      Il rischio infatti è di scrivere in modo non naturale. Oggi sono nati tanti strumenti online per fare ricerche sulle parole chiave, sulle tendenze, ecc. che alla fine a usarli tutti impiegheresti giorni.
      Per la narrativa trovo che sia anche peggio fare ricerche in questo senso.

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 9:19 Rispondi

    Potremmo prendere a esempio i “giullari”. Anche tra di loro c’era chi si adoperava a recitare qualcosa che piacesse al pubblico o al signore e altri più arditi che si spingevano oltre. Chi scrive vive una sua esperienza (vissuta o immaginata) che se esposta secondo certi canoni troverà lettori interessati.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Settembre 2020 alle 14:19 Rispondi

      Esattamente: chi scrive narrativa risponde a una sua esigenza, non a quella dei lettori (che hanno la sola esigenza di leggere ciò che piace a loro). Una volta che ha scritto e pubblicato, saranno i lettori a leggere ciò che ha scritto.

  4. Orsa
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 11:16 Rispondi

    Reader personas? Cos’è questo abominio? :D
    L’idea di essere “profilata” per fare di me un target, mi urterebbe un monte, anche perché ho visto che fanno dei veri e propri dossier con una scheda personale arricchita da foto, gusti, provenienza, istruzione ecc… e nel mio fascicolo figurerei come “idealtipo” guerrafondaio e poco raccomandabile ;)
    Io ti leggo perché mi piaci, non perché l’hai deciso tu in concerto con il tuo ridicolo team di esperti di marketing. Lo scrittore deve immedesimarsi nei suoi personaggi, e non nei gusti di un eventuale lettore da portare (o trattenere) alla sua corte.
    Un romanzo che nasce in questo modo è completamente viziato dalla nascita, e se mi accorgo che ti spacci per artista, quando invece sei un artigiano che crea in serie, ci metto due secondi a riportare il “pezzo” in un mercatino dell’usato :P
    Concordo con te, è follia. Noi lettori c’intratteniamo volentieri come ospiti alla corte del re-scrittore, ma lo scettro del potere è nostro.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Settembre 2020 alle 14:23 Rispondi

      Foto? Peggio della CIA :D
      Altro concetto esatto: scrivendo in quel modo si rischia di creare qualcosa di viziato, di innaturale fin dalla nascita.
      Mai sentito di uno scrittore che per creare un romanzo si mette a fare ricerche sul lettore tipo.

  5. Emilia Chiodini
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 11:17 Rispondi

    Mi sembra lapalissiano che venga prima la storia, ma quando scrivo non gioco da solo, eleggo un mio compagno di giochi per condividere con lui il piacere della scrittura, anche se a volte lui bara e mi tradisce.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Settembre 2020 alle 14:24 Rispondi

      E il compagno di giochi è reale?

  6. Elisa
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 20:29 Rispondi

    Mi trovo con chi dice “prima la storia e poi il lettore”. E’ un po’ come quando facciamo un regalo: se piace (veramente!) a noi, piacerà anche a chi lo riceve.
    Scrivere un qualcosa pensando prima a chi leggerà, oltre a mettere ansia, credo porti ad una sorta di “storia fasulla”.
    Idee!!! Concordo quando parli di idee. Se a noi l’idea piace, piacerà anche ad altri…
    Del resto siamo in tanti, no?

    • Daniele Imperi
      venerdì, 25 Settembre 2020 alle 8:07 Rispondi

      Specialmente in narrativa come fai a pensare prima al lettore? Al massimo puoi scrivere di un genere letterario, che troverà sempre degli appassionati, o di un tema sociale, idem.
      Siamo in tanti, appunto, vuoi che non piaccia a nessuno quello che scriviamo?

  7. Grazia Gironella
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 21:21 Rispondi

    Niente reader personas per me. Ho sempre scritto quello che volevo, ma ti dirò le mie conclusioni: scrivendo generi diversi, fidelizzare i lettori è davvero difficile. Del resto è normale: già è difficile crearsi un pubblico all’interno di un genere, figurarsi saltabeccando dall’uno all’altro. Diverso è quando si scrive in un range più o meno uniforme, come credo faccia la maggior parte degli scrittori. Per quanto riguarda me, anche se mi piace scrivere generi diversi (e proprio in virtù di questo) cercherò di scegliere a quali lettori rivolgermi.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 25 Settembre 2020 alle 8:09 Rispondi

      Sui generi diversi sono d’accordo: però chi scrive deve essere libero di seguire le sue idee e le sue inclinazioni. La maggior parte degli scrittori scrive di un genere preciso o se ne allontana poco, è vero. Ma ho sempre detto che a me non piace restare prigioniero di un genere.

  8. Annalisa
    giovedì, 24 Settembre 2020 alle 21:56 Rispondi

    Anch’io dopo molte considerazioni sono giunta alla tua conclusione. Le mie storie sono troppo lontane dai generi più gettonati; in passato mi sono chiesta più volte se dovessi adeguarmi, ma alla fine mi sono risposta da sola: preferisco scrivere di quel che piace a me. Però in questo caso bisogna accettarne le conseguenze, ovvero i pochi lettori.
    Non sono molto d’accordo con chi paragona la scrittura a un regalo, che è diretto a una persona conosciuta e quindi conviene tararlo sui suoi gusti, altrimenti continueremo ad avere le case zeppe di doni sgraditi :D
    Per le storie è diverso, le getti tra la folla e speri che qualcuno le raccolga (a volte non le raccoglierà nessuno, capita…). Il tutto comunque rispettando il lettore, perché scrivere è una forma di comunicazione: non deve essere come i monologhi assillanti di gente che non si preoccupa dell’interlocutore.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 25 Settembre 2020 alle 8:11 Rispondi

      Adeguarsi porta a scrivere ciò che non abbiamo dentro. Sui regali, per quanto puoi conoscere una persona, non è difficile regalare qualcosa che non piace :)
      Neanche per me la scrittura è come un regalo. La vedo appunto come un’arte che crea un prodotto: se ti piace, o incuriosisce, lo compri.

  9. Barbara
    martedì, 29 Settembre 2020 alle 16:12 Rispondi

    Quindi è nato prima l’uovo o la gallina? :D :D :D
    Se non pensassi ai tuoi lettori prima di scrivere un articolo sul blog, qui dentro ci troveremmo anche articoli su come coltivare il cavolo nero toscano, quali matite e inchiostri sono migliori per un fumetto d’autore su carta, e magari consigli per la manutenzione delle biciclette d’epoca.
    Chiaramente un blog ha un tema e, dato quel tema, ha una certa tipologia di lettori. Nel tuo caso, persone che leggono ma soprattutto scrivono e sperano un giorno di pubblicare. Inconsciamente pensi a loro, e se l’argomento che hai in mente interessi questo pubblico quanto te stesso.
    Con le storie la faccenda è più complessa, ma nemmeno poi tanto. Verrà anche prima la storia, ma stai scrivendo una storia che prima di tutto deve piacere a te, e di conseguenza dovrebbe piacere ad un pubblico con i tuoi stessi gusti. Che sia un pubblico grande o piccolo è un’altra questione.
    Che poi certi mestieranti del marketing e della Seo “sine grano salis” si siano convinti che basta studiare un paio di variabili, aumentare la densità di parole e numeri per avere più accessi (e non pubblico), quella è una distorsione per eccesso. Tra l’altro, i motori di ricerca adesso analizzano anche la qualità dello scritto, per cui un testo “studiato” per fregarli viene invece penalizzato. Solo che scrivere articoli con passione e curiosità per l’argomento richiede molto più tempo… ;)

    • Daniele Imperi
      martedì, 29 Settembre 2020 alle 16:19 Rispondi

      In quel caso si pensa indirettamente ai lettori. Se amassi scrivere di manutenzione delle biciclette d’epoca, mi riferirei ovviamente agli amanti di quelle bici. Ma prima di tutto sto pensando al mio argomento preferito: le biciclette d’epoca.
      Per le storie, infatti, è come dici: la storia piace a me, prima di tutto (altrimenti non la scriverei) e quindi è rivolta a chi ha i miei gusti.
      La passione negli articoli non te la danno le nozioni di SEO e marketing: o ce l’hai o no :)

  10. von Moltke
    giovedì, 1 Ottobre 2020 alle 12:37 Rispondi

    Secondo me può scrivere pensando direttamente e primariamente al lettore chi ha già un pubblico consolidato e miri al soldo, come operazione commerciale, vedi i vari Wilbur Smith che ormai sfornano un libro a stagione anche se hanno ottant’anni e a costo di farselo scrivere da altri.
    Io scrivo per me stesso, perché è un piacere tutto mio che ricavo dalla scrittura, a volte un’esigenza, una spinta interiore che mi porta a inventare storie e dar vita a personaggi. Amo scrivere, per questo scrivo. Poi voglio essere letto: scrivere per sé stessi non è scrivere per il cassetto, quindi ho i miei lettori beta che mi chiedono aggiornamenti, e da cui sollecito critiche e persino stroncature, in attesa di trovare un editore, ma anche lì è un piacere mio sapere che qualcuno mi legge, gli piace ciò che scrivo, mi commenta e addirittura attende che gli spedisca il nuovo capitolo come in un feuilleton del XIX secolo.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 1 Ottobre 2020 alle 12:50 Rispondi

      Vero, chi ha già un suo pubblico conosce bene i suoi gusti, magari considerando quali romanzi hanno venduto di più. Senza che questo possa però obbligare lo scrittore a non scrivere ciò che veramente vuole scrivere.
      Con i lettori beta c’è quel piacere, sperando che poi anche il pubblico “esterno” apprezzi :)

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