Riflessioni sul mio romanzo

Pregi, difetti e commerciabilità della mia storia

Riflessioni sul mio romanzo

Un’analisi semiobiettiva dei punti forti e deboli del romanzo che sto scrivendo e della sua commerciabilità.

Lo scorso anno ho deciso di dedicarmi con più impegno al romanzo, quello che chiamo sempre P.U. e è formato da 6 storie collegate, ho ripreso così a lavorarci con metodo e costanza. Ho anche chiesto la consulenza a una traduttrice cinese, perché una parte della storia ha personaggi cinesi e le ho fatto correggere nomi, cognomi e luoghi che avevo trovato.

Strano che questa storia non mi abbia ancora stancato, dopo tutti gli anni trascorsi e le varie interruzioni. A me continua a piacere e voglio finirla. Così ho voluto riflettere su questo romanzo per analizzarne pregi e difetti e anche una sua ipotetica commerciabilità.

A che punto è il mio romanzo?

Partiamo dall’inizio: da una storia sofferta per vari motivi. L’autore, il sottoscritto, non aveva le idee ben chiare. Infatti, il 22 dicembre 2013, annunciavo in un articolo sulle storie che volevo scrivere:

P.U., titolo provvisorio: ho creato la struttura. Il lungo racconto, o forse il romanzo, conterrà alcune storie conosciute in Cacciatori di nuvole. Altre storie collegate una all’altra, dunque, metodo che mi sta intrigando molto. In questi giorni spero di riuscire a iniziarlo.

Era nell’elenco dei racconti/romanzi da autopubblicare, addirittura. In quei giorni, più o meno all’inizio del 2014, l’ho iniziato sul serio, ma poi le cose sono andate diversamente.

Da lungo racconto è stato promosso a romanzo. La struttura è rimasta la stessa, divisa in 6 parti più una finale, per un totale di 39 capitoli. Avevo fatto leggere la prima parte a un’amica e le era piaciuta.

Nel corso degli anni, e dopo varie interruzioni, avevo comunque quasi completato 3 delle 6 parti, quindi ero quasi a metà, quando ho deciso, giustamente, di eliminare una delle 6 storie, perché non c’entrava nulla con le altre.

La nuova storia da inserire è saltata subito agli occhi, per fortuna, ma ho dovuto modificare l’ordine delle 6 storie, rivedere la trama, fare altri aggiustamenti all’ordine, per capire, infine, che quanto avevo scritto, quei 17-18 capitoli, era tutto da riscrivere.

Adesso sono riuscito a completare la prima parte, quindi i primi 6 capitoli.

I 4 punti forti del mio romanzo (almeno credo)

Cominciamo con la notizia buona, anche se si dovrebbe iniziare con quella cattiva per poi rifarsi la bocca. Trovare i pregi del proprio romanzo aiuta, non solo per una questione di autostima, ma soprattutto per verificarne la qualità, l’originalità, il valore.

  1. Non esiste un romanzo con la struttura che ho creato: sebbene questo sia anche il punto debole del romanzo. Però non ce n’è davvero un altro con questa struttura!
  2. Non esiste un romanzo di fantascienza come il mio: anche perché, di fatto, non è stato ancora scritto.
  3. Si parla di universi alternativi: e perché dovrebbe essere un pregio, questo?, si chiederanno i miei pochi lettori. Perché le realtà alternative incuriosiscono e intrigano da sempre. Dimostrate il contrario.
  4. Non sarà una trilogia né tanto meno una saga: l’ultima parola del romanzo è fine. Significa che la storia finisce e non ci sarà mai un seguito.

I 4 punti deboli del mio romanzo

E adesso arriviamo alla cattiva notizia: i difetti del mio romanzo. Forse ho esagerato a definirli punti deboli e difetti, ma magari mi direte voi nei commenti se vi sembrano tali o meno.

  1. È ispirato al romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell: ci sono 6 storie, in differenti momenti storici, collegate fra loro. Ma la struttura non è quella del sestetto musicale, bensì me l’ha suggerita, involontariamente, il Petrarca. Rispetto al romanzo di Mitchell, i collegamenti fra una storia e l’altra sono molto forti, tanto che, eliminando una qualsiasi delle storie, il romanzo non ha più senso.
  2. È un romanzo multigenere: ma non era di fantascienza? Sì, ma comunque resta multigenere: due storie sono ambientate in futuri molto lontani, una in un futuro vicino, ma postapocalittico, una più o meno ai giorni nostri e un’altra nel XVII secolo. Ogni storia ha inoltre una propria collocazione geografica.
  3. Non ha ancora il titolo, ma solo il sottotitolo: oltre 6 anni in mezzo a questo romanzo e ancora non trovo un titolo adatto? Purtroppo è così.
  4. La struttura è complessa e di non facile lettura: e allora perché diavolo l’hai scelta? Perché a me così è venuta in mente. Non ricordo più come sono arrivato a questa struttura e al Petrarca, so solo che ci sono arrivato e m’è piaciuta.

La commerciabilità del mio romanzo

Sono più convincenti i punti forti o i punti deboli? Lo stabilirà l’editore che si vedrà arrivare una mia email con oggetto “Proposta editoriale”.

  • La questione del titolo mancante è risolvibile: quando spedirò il romanzo, ci sarà un titolo, quindi i punti deboli scendono a 3.
  • Che sia un romanzo multigenere forse potrebbe diventare un punto forte, per via dell’originalità. Anzi, sono chiamati anche iper-romanzi. Volete mettere? Tutti sono buoni a spedire un romanzo a una casa editrice. Io spedirò invece un iper-romanzo. E abbiamo fatto scendere a 2 i punti deboli.
  • Struttura complessa: mi riservo di darne un giudizio quando avrò finito il romanzo e l’avrò letto un “capitolo” dopo l’altro. Sono convinto, alla fine, che così complessa non sia.
  • Ispirazione: cercando in rete si trovano decine di romanzi formati da storie interconnesse. Oltre a Mitchell ci sono autori come Calvino, Edith Wharton, Tim O’Brien, Sherwood Anderson, Alice Munro, John Dos Passos e altri. Sono in buona compagnia, direi.

Secondo voi quanto potrebbe essere commerciabile un romanzo del genere? Vi sembrano pregi i punti forti che ho individuato e difetti quelli deboli?

18 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 11 Giugno 2020 alle 7:24 Rispondi

    Hai fatto la domanda da 1 milione di euro (anzi: sono entrambe da 1 milione di euro).
    In teoria nessun romanzo è commerciabile, lo diventa con fortuna e perizia. Vai avanti (ma non hai bisogno che te lo dica).

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Giugno 2020 alle 12:59 Rispondi

      Può essere che sia così, o forse lo diventa con una buona promozione.
      Io vado avanti sì :)

  2. Emilia Chiodini
    giovedì, 11 Giugno 2020 alle 9:44 Rispondi

    Per condividere che i quattro punti forti del tuo romanzo siano tali, così come quelli deboli, bisognerebbe ovviamente leggerlo. Perché non fai accenno all’impianto strutturale, alla tua scelta stilistica e a come sono costruiti i dialoghi?
    Azzardo una riflessione personale: il consenso a un libro è spesso un elemento in buona parte imponderabile, imprevedibile e oscuro, anche per gli stessi grandi editori.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Giugno 2020 alle 13:01 Rispondi

      Allora, per quanto riguarda lo stile, ognuna delle 6 storie è scritta con uno stile diverso dalle altre.
      Dialoghi: in alcune storie non sono costruiti come di consueto, ma si capisce comunque che sono dialoghi.
      La struttura completa per ora non mi va di mostrarla.

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 11 Giugno 2020 alle 11:55 Rispondi

    Sto leggendo un romanzo in tedesco (ambientato a Londra) che un lettore, senza che l’autore ne fosse a conoscenza, ha proposto a Midlist per il premio Skoutz che lo ha inserito nei papabili. Tra parentesi non conosco il peso di Skoutz sebbene sembri significativo. Ebbene, la storia distopica , “Das imperium der Puppen”, salta con agilità apprezzabile da un presente a un passato in mondi del tutto estranei, che si amalgamano nei comportamenti (vizi e virtù, se vuoi) che erano, sono e restano validi anche domani. All’inizio ero un po’ scettico, entrato nel contesto lo trovo interessante. Non dubito quindi della tua storia. Penso piuttosto che tu sia un perfezionista. Principio valido fin quando non fa inceppare il motore e che nel tempo modifica inevitabilmente la visione d’insieme che stava all’origine.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Giugno 2020 alle 13:02 Rispondi

      In effetti ce ne sono di storie con salti temporali.
      Perfezionista lo sono senz’altro, ma il motore ancora non s’è inceppato :D

  4. Orsa
    giovedì, 11 Giugno 2020 alle 15:58 Rispondi

    Sei storie ambientate in epoche e mondi diversi, scritte con uno stile differente, ma unite da collegamenti molto forti. Mi fai venire in mente la teoria dei “sei gradi di separazione”.
    Anche perché sostieni che non esista niente del [multi]genere. Un esperimento insomma, proprio come quello di Milgram, lo psicologo americano che alla fine degli anni ’60 dimostrò con la suddetta teoria che il “mondo è piccolo”. Che poi è roba anticipata già prima di lui dallo scrittore ungherese Karinthy alla fine degli anni ’20 nel suo racconto “Catene”. Infatti PU me lo immagino come un qualcosa di grandioso, dal titolo epico tipo, che ne so, “Il settimo anello”… quello che si spezza sulla parola FINE. Perdonami le divagazioni, è stata una giornataccia…
    Io e la fantascienza non siamo grandi amici ma PU lo acquisterei di sicuro, almeno da come lo stai vendendo. Mi piace anzi, mi incuriosisce tantissimo il legame, la connessione o link, per dirla con il linguaggio moderno, che hai ordito (e ardito) tra questi 6 mondi.
    Secondo me si, ci sono tutti i presupposti per un elevato indice di commerciabilità. E in ogni caso te lo auguro veramente di cuore.
    PS: ma in 6 storie racconti una piccola battaglia? Dai almeno c’è qualcuno in divisa? ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Giugno 2020 alle 16:03 Rispondi

      Non esiste un romanzo con la stessa struttura, o almeno altamente improbabile che esista.
      Ma romanzi fatti di storie collegate ce ne sono.
      Titolo: manca ancora, quindi per ora è inesistente, altro che grandioso.
      Grazie per l’acquisto futuro, allora :D
      Battaglie: eh, sì, ci stanno per forza. Divise? Pure quelle.

  5. Pades
    venerdì, 12 Giugno 2020 alle 12:48 Rispondi

    Secondo me i presupposti per piacere ai lettori ci sono tutti! :-) Vedendolo in libreria, un libro con una struttura così originale mi attirerebbe subito. I punti forti sono forti veramente, soprattutto i pluri-universi (P.U.?) alternativi e le storie fortemente legate fra loro, e i punti deboli come dici tu sono superabili, e non sono veri punti deboli. In più, il fatto che l’entusiasmo per PU non ti abbia ancora abbandonato dopo tutti questi anni è una garanzia, vuol dire che la storia merita. Insomma io spero di leggerla al più presto!
    Riguardo il titolo non vorrei essere nei tuoi panni… sceglierlo per una storia così complessa non sarà facile, anche perché le storie complesse vorrebbero titoli semplici, magari di una sola parola. Bella infatti la citazione di Orsa sul racconto di Karinthy, dove alla fine capisci che “catene” si riferisce a una filastrocca ungherese che i bambini cantano in girotondo spezzando e ricomponendo il cerchio ogni tanto, e con una sola parola l’autore fa cogliere l’essenza di tutto il racconto, quasi un’illuminazione.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 12 Giugno 2020 alle 12:55 Rispondi

      Grazie :)

      Non avevo mica pensato che P.U. potesse essere pluri-universi, ma la U l’hai azzeccata :D
      Se merita o meno non saprei, ma il fatto che non m’abbia annoiato qualche significato deve averlo.
      Il titolo infatti è un bel problema. Una sola parola? Non so, una sola parola non mi convince molto.

  6. Maria Teresa Steri
    venerdì, 12 Giugno 2020 alle 13:35 Rispondi

    A me non sembrano punti deboli quelli che hai definito così, anzi li trovo al contrario punti di forza. A parte la mancanza del titolo a cui si rimedia, il resto definisce un romanzo originale e complesso che troverà senz’altro il suo pubblico. Magari non sarà commerciale nel senso di popolare, perché dovrà appunto trovare i lettori giusti. Il che si traduce poi in pratica nel trovare l’editore giusto. Potresti provare con il premio annuale Urania, se il tuo romanzo non è troppo lungo.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 12 Giugno 2020 alle 13:49 Rispondi

      Popolare no, in effetti, il problema è quindi trovare l’editore giusto, ma prima bisogna finirlo e trovare il titolo :D
      Urania ha vari premi, ho appena visto. Il classico che citi forse non va bene, di sicuro supererà le 300 cartelle.

  7. blade
    venerdì, 12 Giugno 2020 alle 19:53 Rispondi

    proto-universi?

    • Daniele Imperi
      sabato, 13 Giugno 2020 alle 8:06 Rispondi

      No, non è quello. Ma è difficile da indovinare.

  8. Kukuviza
    sabato, 13 Giugno 2020 alle 18:51 Rispondi

    Sugli universi alternativi credo che dipenda dal tipo di lettore. A chi piace il macrogenere fantascienza, penso che piacerebbe. Chi ama le storie più reali, forse sarebbe meno attirato.
    Questa struttura a storie mi ha fatto venire in mente “Neanche gli dei” di Asimov, in cui c’erano 3 storie connesse ma avevano una strana connessione, nel senso che erano comunque molto forti anche da sole. Forse l’ultima era quella che mi era piaciuta meno e che mi sembrava penalizzasse il tutto.

    • Daniele Imperi
      domenica, 14 Giugno 2020 alle 8:53 Rispondi

      Sugli universi alternativi hai ragione.
      “Neanche gli dei” di Asimov non l’ho letto, ma m’incuriosisce. Lo rimedio e lo leggerò presto.

  9. Grazia Gironella
    sabato, 13 Giugno 2020 alle 21:11 Rispondi

    Penso che potrei apprezzare il tuo romanzo sia per i suoi pregi che per i suoi presunti difetti, quindi spero di poterlo “assaggiare” presto. Quanto al titolo mancante, considera che non ho ancora il titolo per il romanzo con cui voglio partecipare ad Amazon Storyteller… capisco bene il problema. Io però ho una scadenza, tu no. Forse sono avvantaggiata. ;)

  10. Daniele Imperi
    domenica, 14 Giugno 2020 alle 8:55 Rispondi

    Sull’assaggio non mi pronuncio, perché sono ancora in alto mare :D
    Sul titolo mi fa piacere sapere che non è solo un problema mio. Sì, forse sei avvantaggiata perché costretta a trovarne uno prima della scadenza, però questa cosa non mette ansia?

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