Generi narrativi: si può ancora scrivere su tutto?

Generi narrativi: si può ancora scrivere su tutto?

Due anni fa ho parlato dei generi letterari che devono essere aggiornati di continuo, praticamente la metà di quelli esistenti, risultando che soltanto l’apocalittico, il drammatico, il fantasy, l’orrore, il rosa e il western non necessitano di aggiornamenti.

Tuttavia mi sono chiesto se abbia ancora senso scrivere e pubblicare romanzi e racconti di ogni genere narrativo, se ormai alcuni, se non tutti, non siano saturi, se abbiano cioè esaurito le storie da raccontare.

Certo, il mercato editoriale continua a sfornare libri ogni anno e le collane contemplano ogni genere letterario. Ma ciò non significa che siano tutte storie di qualità, originali – ossia idee nuove, non già trattate in passato.

Cominciamo con i generi letterari che ricadono nel fantastico.

La fantascienza

Forse proprio perché è un genere narrativo che richiede agli autori di tenersi sempre aggiornati, la fantascienza è sempre nuova. Ha cioè la possibilità di esplorare “nuovi mondi”, non solo in senso materiale.

Ci sono romanzi su Marte, per esempio, ma il Ciclo di Barsoom di Edgar Rice Burroughs (iniziato nel 1912) è ben differente da Lontano dal pianeta silenzioso di C.S. Lewis del 1938, da Cronache marziane di Ray Bradbury del 1950 e ancor più differente da L’uomo di Marte di Andy Weir del 2011.

Oggi le prime due opere non sarebbero accettate dagli editori.

Questo per sottolineare come una stessa ambientazione, Marte, ha permesso di scrivere un gran numero di storie – Marte ha iniziato a essere “colonizzato” dagli scrittori già dalla fine del 1800. Anzi, l’Iter extaticum coeleste, viaggio immaginario nello spazio, di Athanasius Kircher è del 1660.

Il fantasy

Le ambientazioni fantastiche non hanno limiti, anzi il genere conta diversi sottogeneri, basti pensare al fantasy eroico e a quello epico, ma esiste perfino un fantawestern (che davvero non riuscirei a leggere).

Quanto mito esiste soltanto in Italia? Eppure, a quanto pare, si gettano tutti in mondi di stampo anglosassone (espressione mia, sia chiaro).

Possiamo fare due esempi che tutti conoscono: Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien e la saga di Harry Potter di J.K. Rowling, opere ben diverse una dall’altra.

Insomma, nel fantasy è soltanto la fantasia a dettare legge.

I romanzi dell’orrore

Avrò letto circa 60 libri fra romanzi e raccolte di racconti dell’orrore, dalle storie classiche dell’800 a quelle di autori moderni. Il genere si basa sul macabro, sul raccapricciante, parla del Male, che può essere espresso in ogni forma.

Non leggo spesso storie di questo genere narrativo – e diciamo anche che non spaventano di certo leggendole – tuttavia ogni tanto acquisto i bei volumi di AB Editore che riesuma – verbo azzeccato in questo contesto – storie gotiche, fantastiche e dell’orrore dei tempi andati.

Ma oggi? Possiamo scrivere storie dell’orrore originali? Fantasmi, spiriti maligni, vampiri, lupi mannari (ho una predilezione per questi esseri fin da quando ero bambino e mi mostrarono i graffi di un presunto licantropo su una porta), zombi, streghe: personaggi affascinanti, che forse oggi richiedono una rivisitazione per attrarre i lettori.

Il cinema c’è riuscito con gli zombi e un esempio su tutti è la saga iniziata con 28 giorni dopo.

L’apocalittico

Come finirà la vita sulla Terra?

Il genere apocalittico risponde a questa terribile domanda.

È un genere che mi appassiona moltissimo, forse da quando lessi La strada di Cormac McCarthy. Altro bel romanzo è L’ultima spiaggia di Nevil Shute, idem Morte dell’erba di John Christopher, ma anche Dissipatio H.G. del nostro Guido Morselli.

La vita sul nostro pianeta può finire in tanti modi e ogni modo può generare tantissime storie. Il romanzo di McCarthy è permeato dalla brutalità dei sopravvissuti, ma all’orizzonte c’è speranza, quello di Shute mostra un’umanità quasi spensierata, che ha accettato la fine ma preferisce non parlarne.

Il genere apocalittico finirà con l’uomo. Come tutti gli altri generi letterari, del resto.

Il romanzo storico

La storia è immensa. Se partiamo dall’Evo antico, stiamo parlando fino a oggi di oltre 5.500 anni. E non sono certo stati coperti tutti. Abbiamo soltanto l’imbarazzo della scelta. A quelle migliaia di anni se ne aggiungono le centinaia di migliaia della preistoria.

Il materiale per scrivere romanzi storici non manca di certo.

Il poliziesco

Quest’anno ho letto Piccoli atti di misericordia di Dennis Lehane, un poliziesco ambientato a Boston negli anni 70. Ecco che un romanzo poliziesco del 2023 trova qualcosa di nuovo da dire su un fatto accaduto mezzo secolo prima. Lehane è sempre stato una garanzia.

Includo in questo genere anche il giallo, lo spionaggio, il thriller, il noir: generi, insomma, che hanno a che fare con la malavita e il crimine.

C’è tanto da dire su questo tema. Nei miei progetti pressoché irrealizzabili c’è un romanzo sugli anni di piombo. Se da una parte mi piace molto leggere il poliziesco, nei miei programmi – nelle famose liste – c’è soltanto quel romanzo.

Ho scoperto invece che Asimov, famoso per la fantascienza, amava molto scrivere i gialli.

L’avventura

Esiste ancora il genere avventura?

Quando penso ai romanzi di avventura, sono le storie ottocentesche e del primo 900 che mi vengono in mente. Avevano un fascino particolare.

Oggi il genere è rappresentato da ambientazioni e situazioni moderne, con la tecnologia che gioca un ruolo dominante. E a me tutto questo, questo tipo di avventura, non interessa.

Penso che ci sia ancora posto, magari poco, per una sana avventura in qualche foresta amazzonica, fra i ruderi aztechi, nella giungla africana o negli abissi oceanici (e lì la tecnologia serve eccome).

Le storie d’amore

Come avrà capito chi mi legge spesso, non sopporto questo tipo di narrativa. Né i film d’amore. Non ne leggo e non ne scrivo. Sono convinto che le storie siano tutte uguali: all’inizio la coppia funziona, poi c’è un problema, infine si sistema tutto e vissero felici e contenti. (Chi ama il genere mi contraddirà).

A parte questo, secondo «Writers Write» il genere narrativo che vende di più è il rosa (che chiamano romance). Lo era anche nel 2018, quando ne parlai nell’articolo sulla narrativa di genere che vende di più. A seguire la narrativa per adolescenti (young adult, che non capisco perché venga trattata come genere a parte), l’orrore, quindi fantascienza e fantasy.

Perché tutta questa passione per le storie d’amore? Me lo chiedo e non so darmi una risposta. Ne deduco che sia un genere che non conosce il tramonto.

Il drammatico

È un altro genere letterario che non sopporto – ho letto romanzi drammatici, ma molto di rado. Per me leggere narrativa è pura evasione e non mi va di infilarmi in una storia triste e deprimente. In passato ho perfino avuto idee per un paio di romanzi drammatici, ma penso davvero che restino nel limbo delle idee.

Tuttavia, credo che il drammatico sia un genere che per argomenti e temi dia moltissime possibilità agli scrittori.

Il western

L’ho chiamato un genere letterario fossile, sia perché concentrato in un ristretto periodo storico sia perché forse – e sottolineo forse – ha perso gran parte dell’attrattiva. A me, però, continua a piacere un mondo.

C’è stato un tempo in cui i romanzi western proliferavano. In epoca moderna sono nati, appunto, dei western moderni: Meridiano di sangue di Cormac McCarthy è considerato tale. E poi ci sono i romanzi western di Larry McMurtry, che prima o poi dovrò leggere.

Possiamo ancora scrivere su tutto?

Asimov, nella sua bella autobiografia (meno bella per i moltissimi errori grammaticali), non si era posto il problema che un altro autore avesse già scritto di un certo argomento: io posso fare di meglio, disse più o meno.

Le chiavi per scrivere ancora di ogni genere letterario sono due:

  1. scrivere storie migliori di quelle già scritte;
  2. rivisitare il genere con la propria immaginazione.

Non mi resta che augurarvi (e augurare anche a me) buon lavoro.

8 Commenti

  1. Corrado S. Magro
    giovedì, 22 Gennaio 2026 alle 11:37 Rispondi

    Stimo che l’impatto del genere in quanto tale non sia determinante. Avere successo grazie alla penna non è stato mai facile e ai nostri giorni ancoa più difficile. Troppe le imponderabili per chi scrive.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Gennaio 2026 alle 12:03 Rispondi

      L’impatto del genere letterario diventa determinante soltanto se non ami un certo genere.
      In Italia avere successo con la scrittura, ma anche soltanto avere possibilità di pubblicazione, oggi è sempre più difficile. Quando leggo di autori americani e delle tante possibilità e occasioni che hanno avuto per vedersi pubblicati, penso che qui manchi proprio una certa cultura al riguardo.

  2. Nicola Schiavulli
    venerdì, 23 Gennaio 2026 alle 17:34 Rispondi

    Ciao Daniele, aggiungerei che una caratteristica (per me insopportabile, poiché banale e retorica) che pervade da un po’ la narrativa odierna, a prescindere dal genere, è quella della c.d. “rinascita”. Spirituale, culturale, relazionale, generazionale. Non se ne può più. Probabilmente, si continua ad inflazionare il mercato con tale caratteristica poiché è esso stesso a richiederla. Non riuscirei a trovare altra plausibile e convincente ragione.
    Saluti e auguroni di buon anno…è sempre di stimolo seguirti.

    • Daniele Imperi
      sabato, 24 Gennaio 2026 alle 10:24 Rispondi

      Ciao Nicola, non credo mi siano mai capitati in lettura romanzi del genere. Ricordi qualche esempio?

  3. Franco Battaglia
    domenica, 25 Gennaio 2026 alle 13:09 Rispondi

    “Il genere apocalittico finirà con l’uomo. Come tutti gli altri generi letterari, del resto.”
    Ti sei auto risposto. Esattamente oltetutto.

    • Daniele Imperi
      domenica, 25 Gennaio 2026 alle 13:12 Rispondi

      Certamente, ma c’è un genere letterario che, prima della fine di tutto, esaurirà le storie da raccontare?

  4. Mary
    lunedì, 27 Aprile 2026 alle 13:35 Rispondi

    Ho letto alcuni libri romance, e posso dire che ti sei fatto/a un’idea sbagliata su questo genere. Ci sono storie che non parlano solo di dinamiche di coppie o cose simili, ma ce ne sono tantissime che parlano in primis dell’animo umano, delle emozioni che provano i personaggi, e questo lo trasforma in una sorta di romanzo psicologico.
    Nel caso vorresti leggere un libro romance ben fatto (anche se è un libro per giovani, e non conoscendo la tua età non posso dirti se potrà piacerti o no), ti consiglio la trilogia Powerless di Lauren Roberts, bestseller del New York Times.
    Per quanto riguarda il resto dell’articolo, l’ho apprezzato molto poiché questa è una domanda che mi sono posta – e mi pongo – molto spesso anche io.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 27 Aprile 2026 alle 14:27 Rispondi

      “Fatto”, visto che ho scritto io l’articolo.
      Il romanzo psicologico è una cosa – e non è propriamente un genere narrativo – e il romanzo d’amore un’altra. Poi, ovviamente, una storia d’amore può anche essere a tema psicologico.

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