
Che la punteggiatura sia importante sono tutti d’accordo; ma quanti pochi comprendono la portata della sua importanza! Lo scrittore che trascura la punteggiatura, o la usa male, rischia di essere frainteso – questo, secondo l’idea popolare, è la somma dei mali, derivanti dalla noncuranza o dall’ignoranza. Non sembra si sappia che, anche quando il senso è perfettamente chiaro, una frase possa essere privata di metà della sua forza – della sua energia – della sua qualità – da punteggiature improprie.
(Edgar Allan Poe, “Marginalia” «Graham’s American Monthly Magazine», Febbraio 1848)
Indice dei segni d’interpunzione
Parole che, dopo oltre 170 anni, sono ancora valide, segno che la punteggiatura non ha cambiato la sua funzione nella scrittura.
Ma davvero sono tutti d’accordo che la punteggiatura sia importante? Da quanto leggo in giro, soprattutto sui social – terreno fertile per gli analfabeti – ma anche nelle email che ricevo e, purtroppo, in alcuni libri, sembra invece che la punteggiatura sia qualcosa di trascurabile.
La portata della sua importanza, come diceva Poe – che tornava continuamente sui suoi testi per renderli sempre più “perfetti” – è in effetti enorme, perché dalla punteggiatura, dai vari segni d’interpunzione, dipende il senso della frase e quindi la sua comprensione.
Segni di interpunzione abituali
Ci sono diversi segni di interpunzione che usiamo tutti i giorni – noi che scriviamo, almeno – che ho quindi voluto inserire a parte.
Punto
Chiude la frase in modo netto. Dopo il punto la parola deve sempre iniziare in maiuscolo. È una convenzione e va rispettata. Quella maiuscola dà risalto a quella parola, che dà l’avvio a un’altra frase.
Eppure ci sono blogger che non usano il punto, ma forse sono futuristi senza saperlo.
Un altro uso del punto è in alcune abbreviazioni, come:
- Sig.ra o Sig.
- F.lli
- Prof.
- Dott.
- Ing.
Ma anche negli acronimi, come U.S.A., D.N.A., E.I., ecc. (altra abbreviazione che vuole il punto).
Virgola
Per molti è un segno d’interpunzione soggettivo, il cui uso varia secondo l’umore o l’estro dello scrivente.
Ma a che servono le virgole?
A separare parole, ovviamente. Sì, ma quando?
- Negli incisi: gli incisi sono frasi brevi, inserite a mo’ di spiegazione, come se fossero tra parentesi. E sono racchiusi da 2 virgole.
- Negli elenchi lineari: quando vogliamo elencare alcune qualità o una serie di prodotti, di attività svolte, ecc. (come ho appena fatto).
- Nei periodi per separare le frasi: periodi che, senza virgole (ecco un inciso), sarebbero incomprensibili.
- Per separare la frase principale dalle secondarie, specialmente se introdotte da avverbi o da congiunzioni. Quindi: “Oggi non vado a lavorare, perché sto male”.
- Dopo un’invocazione, per esempio: “Daniele, la smetti di scrivere articoli sulla grammatica?”. La risposta è no, per chi volesse saperlo.
Quando non va messa la virgola?
- La virgola non va messa fra soggetto e verbo: “La nave, arrivò in porto alle 10”.
- E non va nemmeno messa dopo il complemento indiretto, quando posto a inizio frase: “Nel 1969, l’uomo sbarcò sulla Luna”.
Eppure nel secondo caso la vedo spesso e molti sostengono che sia giusta. Per me continua a essere sbagliata, perché non ci vedo alcun motivo logico per usarla.
Proviamo a modificare la frase: “L’uomo sbarcò sulla Luna nel 1969”. Nessuno si sogna di mettere una virgola prima del complemento di tempo.
Punto e virgola
Disdegnato da molti, a me piace e ne faccio uso. Il punto e virgola è a metà fra il punto e la virgola. Non chiude la frase, ma una parte del periodo.
È utile quando dobbiamo scrivere dei periodi lunghi.
Ma il punto e virgola si può trovare anche negli elenchi puntati:
- punto;
- virgola;
- punto e virgola;
- ecc.
Due punti
In narrativa introducono il discorso diretto:
Daniele disse: “Quando la piantate di commentare scrivendo in maiuscolo?”
Ma si possono usare per introdurre una spiegazione o un elenco:
“Io leggo molti generi letterari: fantascienza, poliziesco, western, thriller, horror, storico, ecc.”.
Punto esclamativo
Uno dei segni d’interpunzione più abusati. C’è chi ne abbonda, perfino, usandone due, tre o più insieme, come se più punti esclamativi potessero davvero dare più forza alla frase o aumentare i decibel dell’urlo.
Io lo uso raramente, anche in narrativa. Il punto esclamativo si usa nelle cosiddette frasi esclamative, cioè quelle pronunciate con enfasi, ad alta voce o con un tono d’urgenza o che esprime un forte sentimento.
Nei fumetti, invece, pare si usino solo punti esclamativi, anche se non ho mai capito perché.
Punto interrogativo
Ovviamente si usa alla fine di una domanda. E se ne usa uno soltanto.
Il dizionario Treccani mostra anche l’uso della combinazione di punto esclamativo e punto interrogativo, che a me dà sempre l’aria di sciatteria nella scrittura, di amatorialità.
Puntini di sospensione
Sono 3, non uno di più, non uno di meno. Anzi, i puntini di sospensione sono proprio un simbolo composto da 3 punti consecutivi.
- Indicano, appunto, sospensione nel discorso, quindi un pensiero o un concetto lasciato in sospeso: “Lei, però, si trovava nella stanza in cui è avvenuto l’omicidio…”.
- Oppure un certo tentennamento: “Ecco, io… cioè… mi chiedevo se… vuoi uscire con me?”.
- O anche aspettativa, come in certe interrogazioni: “Cosa faresti vedere a una ragazza a Roma? Il Pa… il Pa…” “Il Partenone!” (tratto da una storia vera).
- In un testo citato, per far capire l’omissione di una parte: […] .
È meglio usarne con moltissima parsimonia, altrimenti si dà l’idea di una totale insicurezza dei pensieri espressi, di una reiterata titubanza.
In alcuni fumetti – vedi Tex – c’è un abuso di puntini di sospensione, praticamente quasi in ogni dialogo: vai a capire perché.
Trattino e lineetta
Non sono la stessa cosa.
- Il trattino è un segmento corto e si usa per unire due parole (storico-politico), due locuzioni (autostrada Roma-Teramo, nord-ovest) o per indicare una parola troncata a fine riga e che continua in quella seguente.
- La lineetta è un simbolo più lungo del trattino e ha altre funzioni, per esempio per indicare gli incisi (Daniele – che scrive troppi articoli sulla grammatica – prima o poi finirà male) o introdurre un dialogo in narrativa, al posto delle virgolette (– Ciao, come stai?).
Virgolette
Sono di 3 tipi:
- virgolette alte: “ ”
- virgolette caporali: « »
- apici: ‘ ’
Quando usare un tipo e quando un altro?
Comunemente per racchiudere un dialogo si usano le virgolette caporali, anche se qualche volta si vedono le virgolette alte. Entrambe si usano anche per i titoli di giornali e riviste («National Geographic»).
E gli apici?
Per distinguere i dialoghi, o i nomi di riviste, da parole o frasi messe in evidenza. Se per i dialoghi o per le riviste abbiamo usato le virgolette alte, allora per evidenziare un termine straniero è meglio usare gli apici:
“Nella lingua tedesca”, disse, “c’è una parola quasi intraducibile, ‘Weltanschauung’, per esprimere questo concetto.”
In questi casi, comunque, io preferisco evidenziare i termini stranieri in corsivo.
Apostrofo
È fin troppo chiara la funzione dell’apostrofo, eppure l’apostrofo nell’articolo indeterminativo continua a mietere vittime: sono ancora in molti a sbagliarlo.
L’apostrofo è rappresentato dal simbolo ’ e ha 2 funzioni
- sostituisce una vocale caduta (elisione): “un’invocazione”.
- sostituisce una sillaba in alcuni verbi e parole (troncamento): “Va’ al diavolo!”, “Be’, dai, non è così male”.
Nelle forme dell’imperativo di alcuni verbi (dare, dire, fare, andare), specialmente, l’apostrofo viene spesso omesso per ignoranza. Così come, sempre per la beata ignoranza, si mette uno spazio o prima o dopo (secondo l’estro), quando invece l’apostrofo non vuole spazi.
Segni di interpunzione meno frequenti
I seguenti segni di interpunzione sono poco usati nella scrittura, o comunque non così di frequente come i precedenti.
Asterisco
In genere si pone per segnalare una nota, se ovviamente nel testo ne sono presenti poche:
Edgar Allan Poe pubblicò un solo romanzo* in vita sua.
* Le avventure di Arthur Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym, 1838).
Specialmente nei classici dell’800 si vede l’asterisco usato per non rivelare dettagli, come per esempio:
- Era il 18**
- Il Conte di D*
Un altro uso dell’asterisco è separare due scene in una storia, quando c’è un grande stacco fra una e l’altra. In quel caso, da come si vede, specie nei classici, si usano 3 asterischi (***) centrati.
L’asterisco non va usato per sostituire le vocali finali, per il presunto sessismo linguistico. Una parola scritta “amic*” è ortograficamente sbagliata, oltre che impronunciabile.
Parentesi tonde, quadre, graffe
A me piacciono le parentesi e le uso nel blogging (quelle tonde, come in questo caso), più raramente in narrativa.
Un tempo pensavo che in racconti e romanzi non si potessero utilizzare, perché non ve n’era motivo, ma alcuni autori che ho letto le hanno usate e non m’è parso affatto strano trovarle.
Come leggiamo nel sottotitolo, le parentesi sono di 3 tipi:
- Parentesi tonde: ( e ).
- Parentesi quadre: [ e ].
- Parentesi graffe: { e }.
Quando usare le parentesi tonde?
- Per racchiudere gli incisi: I primi astronauti (Neil Armstrong e Buzz Aldrin) toccarono il suolo lunare il 20 luglio 1969.
- Per indicare il titolo originale di un’opera: La strada (The Road) di Cormac McCarthy ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007.
- Per inserire una spiegazione: Se vuoi aprire un blog devi scegliere una piattaforma (WordPress o Blogger), definire un progetto (piano editoriale) e impostare una frequenza di pubblicazione (calendario editoriale).
In alcuni casi – l’ho visto varie volte in narrativa – si usano per inserire periodi che in un certo senso ampliano il discorso:
Scesi in strada a notte fonda. Non ne potevo più della mia prigionia, ero schifato dalla mia mancanza di coraggio. Fuori, come sapevo, era pieno di zombi. Cadaveri deambulanti, totalmente scollegati dalla realtà, il cui unico neurone – zombi anch’esso – si focalizzava unicamente sul cibo, ovvero sulla carne umana, quella ancora viva. (Le ultime trasmissioni radio parlavano di un’ insaziabile fame, quasi di una ripresa delle attività cerebrali, ma era solo un primitivo istinto, una sorta di richiamo che li attirava come mosche verso il miele. E il miele eravamo noi, i vivi.)
Quando usare le parentesi quadre?
Ho visto spesso usarle nelle citazioni per indicare l’omissione di un testo:
Lo spazio va messo dopo la punteggiatura. […] Lo spazio sta a indicare uno stacco tra una parola e l’altra, tra una frase e l’altra, tra un periodo e l’altro.
Ma anche se c’è necessità di inserire delle parentesi all’interno di parentesi:
(Non tutte le opere di Poe sono state tradotte in italiano [fra cui tutte le sue recensioni, che gli valsero l’appellativo di critico feroce], anche se abbiamo tutti i racconti, le poesie, il romanzo, alcuni saggi).
L’uso delle parentesi graffe, invece, è limitato alla matematica e ai linguaggi di programmazione.
Sbarretta
È indicata dal segno / (che nella tastiera si trova sul tasto del numero 7).
A che serve la sbarretta?
In genere si usa nei seguenti casi:
- per alternare 2 parole: e/o
- nelle date: Dante è morto il 14/09/1321
- per citare le leggi: Legge 1497/1939
Ma anche per inserire i versi di una poesia, specie nelle note a fondo pagina:
Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera
Quali segni d’interpunzione usate di più?
Ma soprattutto quali errori fate di frequente sulla punteggiatura?
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Orsa
Esemplare la tua chiusura con Quasimodo. L’Ermetismo ha fatto della privazione della punteggiatura un suo cavallo di battaglia, ma quella era poesia… oggi chi non la usa (o la usa male) è da appaiare a “quello della pietra e della fionda”, tanto per citare nuovamente Quasimodo.
Grazie, questo articolo lo salvo tra i preferiti perché la punteggiatura è uno dei tanti mei punti deboli, soprattutto nei periodi lunghi.
PS: mai mettere in discussione le intenzioni di un romano innamorato: se dice che porterà la sua ragazza “sull’Olimpo”, io gli credo! 😂
Daniele Imperi
In poesia è un’altra cosa, infatti, come i testi “paroliberi” di Marinetti.
Il mio compagno di classe non era innamorato, ma solo ignorantello
Elisa
Bellissimo questo articolo.
Grazie
Daniele Imperi
Grazie Elisa.
Corrado S. Magro
La punteggiatura? Un trauma! La parola mi ricorda la macchina da cucire che, ragazzino, mi bucò un polpastrello. Per tanto tempo, dubitando sull’uso corretto di questo o tal segno, ho osservato gli scritti di Autori affermati. Perdonate ma ho trovato di tutto e, escludendo l’erroneo, mi vien da dire che riferito p.e. alle caporali o alle virgolette con il segno di chiusura dentro o fuori o assente, eccetera, mi vien da dire che “c’è modo e modo di mettere in moto la moto”. Virgolettte qui errate? Per alcuni sì, per altri NO!
Ricordo poi che nell’ora di stilistica il prof., in riferimento alla corrispondenza epistolare, ci raccomandava l’uso più che scarno delle virgole. Corretto? Errato? E sul fa verbale con l’accento è errato, solo l’imperativo fa’ giustifica l’apostrofo (vedi Crusca e non frumento).😹
Daniele Imperi
Anche io ho trovato di tutto fra gli autori affermati.
Sulle virgolette caporali e non ho letto pareri discordanti sul punto dentro o fuori (si trova in entrambe le soluzioni nei libri).
Non capisco l’uso scarno delle virgole nelle lettere…
Sul fa verbale nessun accento, ci ho pure scritto un articolo.
Corrado S. Magro
Riteneva che la virgola fosse quasi da bannare dalla corrispondenza epistolare.
Daniele Imperi
Sarebbe da mandargli una lettera senza virgole: chissà che capirebbe.
Corrado S. Magro
Impropabile che riesca a leggerle. Dovrebbe contarne circa 120 come la briscola.
Franco Battaglia
Io ho rapporti davvero perversi con la punteggiatura, e il top lo raggiungo con i tre puntini di sospensione: li inserisco praticamente sempre al termine di ogni mio commento o risposta a commenti… ma più che titubanza, li interpreto come una panoramica aperta, un poterne riparlare, un invito alla replica, allo scenario multiplo.
Poi mi venivano in mente, leggendoti, le particolarità, i giochi, le espressioni di narcisismo autoreferenziale, come nel caso di Alessandro Baricco, che ne La sposa giovane, ad un certo punto, chiude tutte assieme quattro parentesi, sfidando il lettore a capire quando le ha aperte, una di seguito all’altra, nelle pagine precedenti, senza che nessuno si accorgesse della mancata chiusura..
Daniele Imperi
Le parentesi possono essere chiuse tutte assieme, se necessario, ma prima vanno aperte.
La panoramica aperta e l’invito a continuare possono essere resi anche senza abuso di 3 puntini.
Stefano
Grazie Daniele! … Ops ho usato il punto esclamativo 😂. Articolo utilissimo.
Negli elenchi si può usare il punto al posto del punto e virgola?
Daniele Imperi
In quel caso è un’esclamazione, quindi va bene il punto esclamativo
Non credo ci siano regole per la punteggiatura degli elenchi. Ho visto usare i punti, il punto e virgola e niente (come faccio io).
Grazia Gironella
La punteggiatura, oltre a essere importante per la comprensione del testo e… per la respirazione di chi legge ad alta voce, ci dà la possibilità di personalizzare il nostro stile, senza per questo stravolgere la lingua. C’è chi lo fa, magari anche bene, ma di solito non apprezzo molto. In particolare, però, mi disturba la carenza di punti in favore delle virgole.
Daniele Imperi
Lo stile va bene, senza stravolgere appunto la lingua e le regole. Non so se apprezzare o meno, dipende da come si usa la punteggiatura.
La carenza di punti a favore delle virgole assolutamente no
Rebecca Eriksson
Da adolescente mi hanno sempre richiamato per le frasi troppo lunghe, per cui abbreviandole ho quasi abbandonato l’uso di punto e virgola.
Al di là della grammatica, trovo che la punteggiatura sia anche molto soggettiva, trovandola impiegata in modo libero nelle espressioni dell’autore, che spesso riflettono le pause di un modo di parlare dialettale.
Daniele Imperi
Non vedo il problema di frasi lunghe e periodi lunghi: per articoli del blog sono funzionali, ma per la narrativa scrivi come vuoi.
Non sono d’accordo però che la punteggiature sia soggettiva.