Come aumentare la produttività nella scrittura

Trovare un metodo per scrivere e ottenere risultati

Come aumentare la produttività nella scrittura

Quanto siamo produttivi quando scriviamo? Quanto durano le nostre sessioni di scrittura? Quanto, soprattutto, è produttiva la nostra scrittura?

Scrivere è faticoso. Spesso si perde la concentrazione, la voglia perfino. Passa il tempo e il nostro libro non va avanti. Se guardo indietro, agli anni passati, mi accorgo di quanto ne sia trascorso, mentre il mio romanzo e i miei progetti letterari sono ancora fermi, a un punto morto.

Ciò che manca è un metodo di lavoro nella scrittura, quel metodo che fa entrare chi scrive di diritto nel mestiere dello scrittore. Scrivere per ottenere dei risultati concreti.

Aumentare la produttività della nostra scrittura ci farà ottenere quei risultati. Di sicuro, seppure non potrà certo garantirci una pubblicazione, ci farà finire il nostro libro.

Allontanarsi dai social media

Eliminare i succhia-tempo

Sembra che il genere umano non possa più stare neanche un’ora senza dare uno sguardo alle notifiche sullo smartphone. Perfino al cinema, dove paghi per sederti e guardare un film, c’è qualcuno che attiva lo schermo per controllare le notifiche.

La chiamano fomo (fear of missing out) e è una malattia mediale. La paura di restar tagliati fuori. Fuori da cosa non s’è ben capito. Fuori di testa, di sicuro.

Non si può scrivere e essere onnipresenti sui social media allo stesso tempo. Secondo me bisogna fare una scelta: o la scrittura creativa o la pseudosocializzazione di Facebook, Twitter, Whatsapp e compagnia.

I social succhiano tempo, succhiano la vita, se la prendono assieme a tutti i nostri sogni letterari. Sono una gabbia in cui l’individuo si rinchiude da sé, felice di esser posseduto da un luogo virtuale, un luogo che non esiste se non sotto forma di intangibili bite.

Se davvero un autore vuole scrivere un romanzo, finirlo, vederlo pubblicato, allora deve tenersi lontano dai social media. O comunque limitarne l’uso, perché finora ne ha abusato.

Scrivere in zone senza wi-fi può essere una soluzione, se si spegne lo smartphone.

Scrivere seguendo un programma

Stabilire una data di scadenza

Certe volte mi chiedo quanto ancora mi resti da vivere. Credo sia una domanda lecita per chi passa dall’altra parte, oltre l’età della spensieratezza e sempre più dentro quella della saggezza.

Quando sei più vicino al secolo che alla tua data di nascita, ti fai quella e tante altre domande. Te le fai continuamente, specie quando vedi che il romanzo che sogni esposto nelle librerie è ancora dentro un computer, con appena un capitolo terminato e altri dieci appena abbozzati.

E allora ecco che una data di scadenza (leggi: devo finire il mio stramaledetto romanzo entro e non oltre il gg/mm/aaaa) ci viene in aiuto. Definire un programma di lavori, per esempio per capitoli (finire il primo capitolo entro questo mese) e rispettarlo.

Stabilire una sessione di scrittura

O come decidere un obiettivo giornaliero

C’è chi dice che bisogna scrivere 2000 parole al giorno. Io le supero, ma purtroppo molte se ne vanno per i lavori dei miei clienti. Qualcun altro dice che ne bastano 500 oppure 1000. Pare che non ci sia un accordo e non potrebbe ovviamente esserci.

Non ho mai organizzato una sessione di scrittura né stabilito un obiettivo giornaliero per numero di parole, ma inizierò a farlo.

I vantaggi delle sessioni quotidiane di scrittura sono più che ovvi: vedremo il nostro romanzo progredire giorno per giorno e la sua fine avvicinarsi sempre più. Ciò che più conta, secondo me, è che vedremo una progressione costante, continua.

Fare della scrittura un’abitudine

Disciplina e determinazione nel mestiere di scrittore

Abituarsi a scrivere, ogni giorno. Anche quando non ne abbiamo voglia. E la voglia cede, scema qualche volta. I motivi possono essere tanti e spesso neanche li conosciamo.

La scrittura creativa deve diventare la nostra quotidiana abitudine, e può diventarlo soltanto se lo scrittore si autodisciplina e si autodetermina.

I grandi scrittori, quelli che si sono fatti da sé, che ci hanno creduto fin dal primo momento, hanno iniziato a scrivere come professionisti, anche se ancora non lo erano.

È questo il significato primo di mestiere di scrittore. Scrivere come se fosse il nostro lavoro, quello che ci dà il pane quotidiano e anche un po’ di companatico. Scrivere come se fosse l’unica cosa che possiamo fare al mondo.

Eliminare il perfezionismo

A correggere e revisionare c’è tempo

Una volta avevo il vizio di scrivere e correggere continuamente gli errori di battitura. Nonostante abbia da anni imparato a scrivere senza guardare la tastiera (okay, ogni tanto ci butto uno sguardo), mi capita di digitare male alcune parole, e vedere la mia pagina piena di segni rossi sotto le parole non mi piaceva.

Adesso lascio stare, perché preferisco non perdere il flusso di pensieri e interrompere il filo del discorso, ma continuare a battere sui tasti finché non ho finito di scrivere il mio articolo o il mio brano di narrativa.

Un altro errore commesso era revisionare il mio testo prima ancora di finirlo. In un racconto o in un romanzo non ha senso, perché la revisione si fa alla fine. Il rischio è fare un lavoro doppio.

Anche per gli articoli del blog è meglio non mettersi a rileggere e modificare ciò che non ci piace, perché si perde solo tempo.

Lasciamo la revisione al termine del lavoro. La revisione e le correzioni degli errori sono il collaudo: non si collauda un aereo durante la costruzione.

Trovare la giusta motivazione

Chiedersi: perché voglio scrivere?

Già, perché?

Se provo a chiedermelo, la risposta che vien fuori è: voglio vedere i miei romanzi nelle librerie, voglio vedere la gente comprarli. Voglio leggere online che qualcuno li ha letti.

Un’altra risposta che mi do è: ne ho iniziati 3, ne ho altri 3 o 4 con appunti e bozze di strutture e personaggi, ho idee per altri segnate su vari file. Devo buttare via tutto? No, mi rispondo, secondo me vale la pena scriverli e finirli e poi spedirli a un editore.

La mia motivazione, giusta o sbagliata che sia, è questa. La motivazione è personale, ognuno scrive per i propri insindacabili motivi.

Qual è la vostra motivazione? Perché volete scrivere?

Tenere un diario di scrittura

Segnare i progressi giornalieri

Un tempo lo tenevo sempre. Quando scrivevo racconti a mano, segnavo sul foglio le date, così da rendermi conto in quanti giorni effettivi avevo scritto quel racconto. Ma da quando scrivo al computer, non l’ho più fatto e quindi non so più di preciso quanto tempo ho impiegato a scrivere un racconto.

Tenendo un diario di scrittura, segniamo la data di ogni sessione, più l’inizio e la fine della sessione di scrittura.

Avremo la produttività della nostra scrittura sempre sotto gli occhi, e questo ci potrà spingere a migliorarla, a scrivere di più la prossima volta.

Quant’è produttiva la vostra scrittura?

Usate qualcuno dei metodi esposti mentre scrivete il vostro libro? Come aumentate la produttività della vostra scrittura?

34 Commenti

  1. Marco
    30 maggio 2019 alle 06:35 Rispondi

    Io invece quando vedo le parole sottolineate di rosso devo intervenire all’istante, e correggere. È più forte di me.
    Sulle reti sociali concordo. Sto pensando di chiuderle tutte, nei prossimi mesi (a parte il blog, ovviamente!).

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:27 Rispondi

      Sono tentato anche io, ma resisto :D
      Perdo solo tempo, alla fine. Anche il mio futuro sarà senza alcun canale sociale.

  2. Nuccio
    30 maggio 2019 alle 06:36 Rispondi

    Uso il metodo ad espansione. Da una larva di idea, da uno “spunto” annotato, abbozzo un racconto. Da lì vado ad espandere i concetti. Devo dire che si presentano uno appresso agli altri autofecondandosi. E, così, di partenogenesi in partenogenesi, si arriva al romanzo. Solo un consiglio: cominciate da giovanissimi! Avrete più tempo.😁

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:28 Rispondi

      Concordo: meglio iniziare da molto giovani, magari scrivendo brevi racconti.

  3. Andrea
    30 maggio 2019 alle 06:44 Rispondi

    Buongiorno Daniele.
    Per me i social sono un dono (e una dannazione).
    Faccio il contrario di quanto hai scritto; li uso come stimolo per scrivere nuove storie e pubblicarle.
    Creo dei gruppi chiusi o dei diari così posso anche confrontarmi in tempo reale con i lettori. Se non rispetti le scadenze fai danni.

    Scrivo di getto, ma soffermandomi più volte ricercando la parola giusta. (Farlo in un secondo momento non avrebbe senso). Cerco di stare attento da subito all’ortografia, abbassando il rischio di errori. (faccio tutto da solo).
    Certo! Un bel impegno, ma non credo proprio che un editore possa un giorno considerare un mio manoscritto senza prima avermi notato.

    Ciao e grazie.

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:30 Rispondi

      Ciao Andrea, e come ti arrivano questi stimoli dai social?
      Cercare la parola giusta va bene, lo faccio anch’io. Non faccio errori ortografia. Non intendevo quelli nel post. Ma errori di battitura.
      Perché un editore non dovrebbe considerare un tuo manoscritto?

      • Andrea
        30 maggio 2019 alle 15:09 Rispondi

        Ciao Daniele.
        °Beh, giusto ora, sono obbligato a mettermi d’impegno e scrivere la giornata di un diario, nel blog di un personaggio pubblico da me inventato. Alcune fan, se domani non ricevono notizie… diciamo che rimangono piuttosto deluse.
        Idem per il gruppo chiuso.
        Questo ti assicuro che per me è un ottimo stimolante; una specie di compito in classe di mate.il giorno dopo. Poi dal gruppo o dal blog, produco il libro
        °°Sì-sì. Io intendevo di battitura… e anche di ortografia. (Son veneto; le dopie non sono il mio forte).
        °°°49 anni quest’anno, e un’azienda creata sputando sangue, (evidentemente ho usato un eufemismo), dopo avere fatto di tutto (anche il manager).
        Mi dispiace, ma così a ”freddo”, (come dicono i markers), non ci credo.

        Grazie, come sempre.

        • Daniele Imperi
          30 maggio 2019 alle 15:26 Rispondi

          L’età non conta, l’editore pubblica in base al testo, non all’età dell’autore. Io ho qualche anno in più… che dovrei fare, allora? :)

          • Andrea
            31 maggio 2019 alle 08:46 Rispondi

            Ultimo… e non ti disturbo più.
            Il discorso dell’età e dell’attività (di cui mi scuso… maledetta vanità!) era tanto per dire ”hei! sono scafato, so come gira il mondo!”, più che riferito agli anni.

            Però, se ti va, dai un’occhiatina al video ”il metro della vita” di Nanni Moretti. A me è rimasto impresso.

            Ciao!

  4. Grazia Gironella
    30 maggio 2019 alle 07:53 Rispondi

    Bel post. In pratica scrivo, o correggo ciò che ho scritto, in tutto il tempo libero che ho, fatte salve le incombenze quotidiane, lo sport e gli spazi dedicati alla lettura, più gli impegni extra, che naturalmente ci sono. Questo significa che in alcuni giorni della settimana (pochi) scrivo magari otto ore, senza nemmeno accorgermene. I miei occhi sì, se ne accorgono… ;) In altri giorni sono due o tre d’ore. Scrivere un po’ ogni giorno è sicuramente importante, perché diventa facile, liscio. Rimangono gli altri “problemi”: trovare idee e svilupparle bene, e promuovere quello che ho autopubblicato, con risultati limitati. Perché scrivo? Per essere letta, sì, ma ancora prima – o a pari merito – perché è un’esperienza unica. Non c’è nient’altro cui potrei dedicare così tanto tempo senza sbuffare. Hai presente l’esperienza del flusso? Ecco, quella. Ai risultati in ambito editoriale cerco di pensare poco. E’ meglio così. :)

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:31 Rispondi

      Grazie. Una sessione di scrittura di 8 ore è un massacro, ma credo dia buoni frutti :)
      Esperienza del flusso? Che cos’è?

      • Grazia Gironella
        30 maggio 2019 alle 13:43 Rispondi

        È un termine usato in psicologia per definire un’esperienza di immersione totale nell’attività che si sta svolgendo (nello sport si definisce trance sportiva). Ha delle caratteristiche precise: obiettivi chiari, concentrazione totale sul compito presente, distorsione del senso del tempo, bilanciamento tra sfida e capacità, senso di controllo, piacere intrinseco… Non voglio dilungarmi, ma è un argomento molto interessante e… piacevole. ;)

        • Daniele Imperi
          30 maggio 2019 alle 13:45 Rispondi

          Quello che ci vorrebbe per scrivere un libro nel più breve tempo possibile :)

  5. Fabio Amadei
    30 maggio 2019 alle 08:42 Rispondi

    Allenarsi a scrivere tutti i giorni può fare davvero la differenza. Per lo sportivo è il pane quotidiano e un impegno irrinunciabile: se non pratica gli esercizi perde il ritmo e la possibilità di migliorarsi. I risultati arrivavo solo col duro lavoro e l’impegno costante. Forse solo i talenti assoluti sono l’eccezione che conferma la regola, ma anche loro sono consapevoli che una certa regolarità devono mantenerla se vogliono perfezionarsi tenendo vivo il dono che il buon Dio gli ha dato.
    Nella vendita accade la stessa cosa. Gli esperti ribadiscono l’importanza di portare a casa ogni giorno un ordine o perlomeno una promessa di contratto. Dicono che vendere è come radersi e uno deve radersi ogni mattina.
    Credo che non sia importante fissare un tot di righe ma di impegnarsi a scrivere in maniera sistematica, anche più volte, nell’arco della giornata.

    • Nuccio
      30 maggio 2019 alle 10:44 Rispondi

      Senz’altro è così. Per lo scrittore, scrivere ogni giorno è come per il pittore dipingere. Allenare mente e mano è essenziale. Per quanto riguarda il radersi, dipende. Io non posso farlo se non ogni due giorni per non irritare la pelle!😁

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:45 Rispondi

      Esattamente come lo sport, hai detto bene.
      Io comunque non mi sono mai raso ogni mattina, eccetto sotto le armi :D

  6. Barbara
    30 maggio 2019 alle 10:13 Rispondi

    Allontanarsi dai social media: in realtà dipende dall’uso che ne fai, dei social media. Non ho whatsapp e non partecipo a certe discussioni su Facebook dove il dialogo non è sano, e sequalche contatto inizia con riversare solo foto di gattini, buongiorno e buonasera, lo silenzio. I social li uso praticamente per rimanere in contatto con le persone che servono, lettori – quelli veri – compresi.
    Però tu Daniele ti sei già allontanato dai social media da un bel po’, se bastasse questa condizione per scrivere, almeno un romanzo dovresti averlo già finito! :D
    Scrivere seguendo un programma: il problema è che, per quanto si pianifichi, sappiamo benissimo che la scrittura non paga le bollette, e quindi il programma del lavoro ufficiale prende il sopravvento, sempre…
    Stabilire una sessione di scrittura: ci ho provato con l’ultimo NaNoWriMo, è possibile scrivere tot parole al giorno, tutti i giorni, ma solo per un periodo ristretto se hai un lavoro full-time. Perché è alquanto stressante (e per fortuna che dopo il NaNoWriMo c’erano le vacanze di natale!)
    Fare della scrittura un’abitudine: questo si, non c’è giorno che io non pensi al calendario editoriale del blog, a qualche racconto nel quadernetto delle idee o, e questa è più difficile, a riprendere in mano il romanzo. La scrittura per me è un’abitudine, il blog mi aiuta a tenerla viva ed essere perseverante.
    Eliminare il perfezionismo: scrivo su notepad, così il correttore non è attivo. :D
    Trovare la giusta motivazione: qualche volta è la motivazione che trova me… i personaggi bussano alla mia mente e non mi lasciano dormire.
    Sulla produttività della scrittura, posso dire che questo è l’anno dei cambiamenti, proprio di stile di vita. Spero daranno i loro frutti.

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:48 Rispondi

      Non mi sono allontanato del tutto. Devo decidermi a cancellarmi da Twitter, però, che è diventato una vera fogna di veleno e spazzatura. Restano Instagram e Linkedin, che ancora reggo.
      Il mio romanzo ha avuto parecchi problemi nel corso degli anni :)
      Il tempo libero, poi, va diviso con tante altre attività.

  7. Massimo Prevete
    30 maggio 2019 alle 10:15 Rispondi

    Sono d’accordo su alcuni punti. Specialmente per quanto concerne il “fare della scrittura un’abitudine”. Perché, come in tanti ripetono fino alla morte (a ragione) non esiste modo di affrontare la stesura di un testo buttando giù qualche parola ogni tot giorni e poi lasciando il lavoro nel cassetto per mesi. Cambia tutto. Lo stile con cui hai iniziato l’opera, il tuo modus operandi, l’ispirazione e così via dicendo. La CONTINUITA’ è di gran lunga l’elemento più importante per uno scrittore (o pseudo tale).

    Per il discorso dei Social… onestamente, andrebbe approfondito. Capisco cosa intendessi sottolineare con il suddetto paragrafo, intendiamoci. Ma “essere social” è una caratteristica ormai essenziale per lo scrittore che vuole farsi conoscere, e il tempo VA speso per essere presente sui vari Facebook e affini. Anche se, sotto sotto, non vorresti nemmeno farlo ^^

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2019 alle 12:49 Rispondi

      Non sono più tanto convinto che i social aiutino lo scrittore. Molti autori odierni non li trovi sui social, eppure scrivono e pubblicano.

      • Nuccio
        30 maggio 2019 alle 16:14 Rispondi

        Condivido.

      • Kukuviza
        30 maggio 2019 alle 22:19 Rispondi

        Ma sono autori già conosciuti? Perché anche io ho l’impressione che i social siano una specie di tappa obbligata un po’ per tutti, non solo emergenti.
        Capisco e concordo che la gestione dei canali social sia una rottura di balle (a meno che a uno non piaccia) e che sia soprattutto distraente, ma pare sia una notevole “arma” o “carta” a proprio favore.
        Ma se pensi, al di là dei social, gli scrittori (o anche gli attori) poi devono fare un sacco di incontri di presentazione del libro (del film) e in molti dicono che lo fanno perché devono e non perché ne sono contenti. I lavori creativi di tutti i tipi richiedono un sacco di tempo in cose che non c’entrano con la creazione in sé. Non so quanto sia facile modificare queste “regole”, se di regole si può parlare.
        Dovresti incaricare qualcuno che si occupi per te dei social. Affidali alle tue sorelle!

        • Daniele Imperi
          31 maggio 2019 alle 07:41 Rispondi

          Paolo Cognetti, Premio Strega. Ha un blog, in cui scrive poco, e una pagina su Facebook in cui scrive ancora meno.
          Gianrico Carofiglio, è su Twitter, dove fa politica.
          Michela Murgia, su Facebook fa più politica che altro. Su Twitter forse più altro che politica.

          Se questo significa essere sui social come scrittori, ne faccio volentieri a meno.

          Mie sorelle non sono social media manager e conoscono il web meno di meno, quindi non potrebbero aiutarmi. E poi lavorano anche loro.

  8. Rebecca Eriksson
    30 maggio 2019 alle 19:12 Rispondi

    Ero veramente piccola quando ho iniziato a fantasticare come sfogo dai pensieri della giornata. A 12 anni ho inizato a scrivere le mie fantasie, trovando nella cosa uno sfogo maggiore.
    Nei periodi di forte stress mi rendo conto che non riesco a fantasticare (e di conseguenza scrivere): così lo scrivere è per me anche un indicatore di stanchezza, che mi dice quando devo riposarmi e allentare nella vita ordinaria.
    A parte i social network a cui sono iscritta ma utilizzo pochissimo, negli anni ho cercato di impormi gli altri punti. Ho ancora grosse difficoltà con la costanza nell’obiettivo giornaliero, ma spero di risolverlo al più presto, perchè è quello che mi darebbe la spinta maggiore.

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2019 alle 07:12 Rispondi

      L’obiettivo giornaliero è per forza il punto più difficile, perché devi fare i conti con tanti altri impegni. Chi scrive romanzi per lavoro non ha di questi problemi :)

  9. Ferruccio Gianola
    31 maggio 2019 alle 12:00 Rispondi

    Per conto mio è obbligatorio farla diventare un’abitudine. Poi certe cose le uso proprio per obbligarmi a non interrompere i progetti. Mi sforzo di scrivere tutti i giorni e anche la pubblicazione di un romanzo on line non è altro che un obbligo che faccio con me stesso, prima di tutto. Sono sempre in tempo a correggerlo se è necessario ma prima lo devo scrivere. Ai social non bisogna dare più dell’importanza che hanno.

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2019 alle 12:08 Rispondi

      Ho visto che quando scrivo narrativa con continuità, tutto sembra diventare più facile. Ho la mano più sicura e le idee più chiare.
      Quando invece ho tralasciato racconti e romanzo, riprendere è stato difficile.

      • Ferruccio Gianola
        31 maggio 2019 alle 12:43 Rispondi

        Non saprei, in alcuni casi mi è successo di non essere in grado di riprenderli. In altri casi, una giusta pausa, ha fatto miracoli

      • von Moltke
        3 giugno 2019 alle 21:31 Rispondi

        Ho verificato anch’io su me stesso la verità del consiglio dato da Stephen King, secondo il quale bisogna scrivere tutti i giorni per mantenere il contatto psicologico coi personaggi. Anche solo la pausa di un giorno senza scrivere una riga può darmi dei fastidi a riprendere. Come se non bastasse, scrivendo ogni giorno tutta la trama precedente mi rimane in testa, ma se interrompo per settimane o mesi, poi mi trovo in grande imbarazzo a ricordare tutto quello che è successo prima e a riallacciare i fili. Ecco, King qui dà degli ottimi consigli allo scrittore di genere. Il grande genio può scrivere solo sotto ispirazione, e emtterci vent’anni a finire un romanzo, ma noi comuni mortali dobbiamo seguire un percorso differente.

  10. von Moltke
    1 giugno 2019 alle 21:20 Rispondi

    Non ho particolare bisogno di indurmi a scrivere. Sin da quando ho iniziato a scrivere romanzi, ossia due anni e mezzo fa, non ho pace se non riesco a stare al computer e scrivere dei miei personaggi, immergendomi nelle mie storie, tutti i giorni. Il problema è trovare tutto il tempo che voglio. Perché c’è una famiglia con due bambini piccoli, un lavoro, e mille varie rotture di palle (scusa il francesismo) che mi tirano per la giacchetta dall’alba a ben dopo il tramonto. Riesco a ritagliarmi due ore per la scrittura giornaliera, una dopo pranzo, l’altra dopo cena (e dopo aver messo i bambini a letto), dopo le 22:00. Non è tantissimo, ma riesco a fare un due/tre pagine in Word al giorno che mi consentono di mantenere il contatto psicologico con storie e personaggi. E poi devo anche leggere (libri), mica solo scrivere: senza la lettura non mi sarebbe possibile scrivere, intanto per la documentazione, e poi per l’ispirazione generale che ne traggo.
    I sedicenti social network sono un punto dolente. Nonostante sia presente solo su FB, l’ho riconosciuto come una sanguisuga temporale pericolosissima. Discussioni inutili, notifiche e anche solo lo scorrere la bacheca mi hanno rubato spesso l’intera ora di scrittura serale. Per fortuna spesso mi bloccano per un mese, e passo periodi di serenità interiore quasi buddista. Da qualche tempo, poi, sto riuscendo a vietarmene totalmente l’uso se non in quei momenti (ad esempio fuori casa) in cui comunque non potrei fare altro.
    Quanto riesco a scrivere? Non ho mai controllato, ma ora mi ci hai fatto incuriosire. I miei primi romanzi li ho scritti in Verdana corpo 12, perché mi sembrava abbastanza leggibile e poi detesto il TImes New Roman. Per l’ultimo sono passato al Calibri/12, e ho calcolato 4.171 battute per pagina. Quindi scrivo oltre dodicimila battute se va bene, ma più spesso solo ottomila e duecento. A parole sono una media di cinquecento per pagina, quindi fra le mille e le millecinquecento al giorno. Poco, secondo la tua media, ma davvero non riesco a fare di meglio.
    Correggo subito tutti gli errori che riesco a vedere subito, e poi alla fine rileggo tutto per la revisione generale.
    Perché scrivo? Perché anch’io, come te, sogno di vedermi pubblicato e letto. Non vedo come uno scrittore possa aspirare ad altro. E no, non uso altri mezzi per “aumentare la produzione” perché mi basta scrivere per soddisfare il piacere di farlo, o l’intima necessità, dato che comunque mi piace da morire e non riesco a concepire una giornata in cui non ho scritto nulla (a meno che non abbia terminato tutto).

    • Daniele Imperi
      3 giugno 2019 alle 07:17 Rispondi

      2 ore al giorno non sarà tanto, ma tra famiglia e lavoro è difficile trovarne di più. Se sono continue, ogni giorno intendo, è bene.
      Ti bloccano su FB per un mese?
      Io uso come carattere Courier New, corpo 12, anche se non mi piace. Ma ho letto che alcuni editori chiedono di impaginare così, forse perché calcolano meglio le cartelle.

      • von Moltke
        3 giugno 2019 alle 13:28 Rispondi

        Sì, ogni giorno, tranne quando sono troppo stanco o semplicemente non mi restano neppure quelle, ma accade di rado. Sono entrato in una dimensione che, quando non scrivo, sento di aver buttato una giornata.
        Sì, su FB bloccano per un mese, e una volta mi hanno persino disattivato il profilo. È una dittatura del politicamente corretto scivolata nella semplice paranoia e malattia mentale, tanto che vengono colpiti contenuti a caso. Pensa che l’ultima volta sono stato bloccato per una foto di Goering al processo di Norimberga. Nessun commento, solo la foto. Andava contro “gli standard della community”. Quali? Nessuno neppure mi ha mai risposto. L’idiozia al potere. Praticamente lasciano in pace solo chi pubblica selfi e gattini. Ma mi fanno solo un favore.
        La storia del carattere è molto interessante, io dopo aver letto questo bell’articolo (//www.ilpost.it/2015/10/22/font-libri-garamond/) ho deciso che il prossimo romanzo lo scriverò in Palatino o Baskerville. Il corpo 12 è effettivamente quello più usato per la stampa, ma per quanto riguarda gli editori non ho incontrato nessuno che me lo imponesse già a partire dall’invio del manoscritto. Anzi, no: per partecipare al concorso Neri Pozza ho dovito convertire tutto in Garamond. Anche questo è un bel carattere, e poi è rinascimentale, vuoi mettere?

  11. Michela Milani
    3 giugno 2019 alle 13:03 Rispondi

    Ciao Daniele, bel post, fornisce sicuramente molti spunti che potrò applicare alla scrittura del mio blog.
    Non entro troppo nel merito dell’argomento perché non mi occupo di scrivere romanzi. Mi permetto di aggiungere solo una cosa. Secondo me occorre individuare il momento in cui siamo più produttivi nella scrittura. Nel mio caso si tratta della sera. Nonostante la stanchezza, è proprio quello il momento in cui scrivere mi riesce più facile e mi concentro meglio. Secondo me è inutile mettersi davanti allo schermo quando si hanno troppe altre cose a cui pensare, o se si ha a disposizione solo mezz’ora prima di qualche incombenza. Almeno, questa è la mia opinione. Poi certo è chiaro che molto dipende anche dalla situazione personale. Ma una cosa penso sia certa. Quando la scrittura non rappresenta il nostro lavoro principale, bisogna, purtroppo, avere l’elasticità mentale di sapersi adattare anche a come vanno le giornate, perché non sempre si riesce a rispettare un programma, per motivi che spesso non dipendono da noi. In questi casi, ci vuole un bel respiro profondo e tanta pazienza, riprendendo la scrittura in un momento più tranquillo.

    • Daniele Imperi
      3 giugno 2019 alle 13:24 Rispondi

      Ciao Michela, grazie. Sì, trovare il momento più idoneo facilita sicuramente il lavoro. Concordo che non sempre puoi rispettare il tuo programma, se scrivere romanzi e libri non è il tuo lavoro principale.

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