Rinunciare a scrivere

Rinunciare a scrivere

Uno degli ultimi commenti che ho ricevuto nel blog, all’articolo sulle grandi case editrici a cui inviare manoscritti, mi ha fatto chiedere: dobbiamo rinunciare a scrivere, se otteniamo rifiuti o scopriamo che certa editoria funziona per conoscenze?

Io non rinuncerò a scrivere, perché scrivere mi piace, è qualcosa che sento dentro e, nonostante non sia più un ragazzo, continuerò a scrivere e a spedire manoscritti.

Non è la prima volta che sento di gente che decide di smettere di scrivere e qualcuno nei commenti del blog, anni fa, aveva sollevato la questione delle conoscenze. C’è anche chi ha sostenuto che chi pubblica è raccomandato: io ho pubblicato due libri, ma non sono raccomandato.

Perché viene rifiutato un manoscritto?

Sappiamo tutti che, nella maggioranza dei casi, il rifiuto di un manoscritto è sancito dal silenzio editoriale – lo scrivono nei loro siti le case editrici: “Se non ottieni una nostra risposta entro 2, 3, 6 mesi, il tuo manoscritto non è stato di nostro interesse. Si prega di non chiamare”.

Ma non sapremo mai il motivo. Scrittura sciatta? Priva di personalità? Errori grammaticali? Storia che non funziona né è possibile salvare?

Spesso si inviano manoscritti che una casa editrice non può pubblicare perché non adatti alle sue collane. Succede anche questo: autori che non si prendono la briga di verificare il catalogo di una casa editrice, ma spediscono manoscritti a tappeto.

Ci sono anche autori che chiedono a me se possono inviarmi un manoscritto, non distinguendo il blog di una persona dal sito di un editore.

Io credo che in molti autori manchi l’autocritica. Da una parte c’è chi soffre della cosiddetta “sindrome dell’impostore” – bruttissima espressione per indicare chi (me compreso, ne ho qualche sintomo) pensa di non avere meriti né talento e allora evita di inviare il proprio manoscritto – e dall’altra chi è convinto di essere il nuovo Manzoni e invece dovrebbe tornare in prima elementare.

Quando una casa editrice riceve centinaia di manoscritti al mese, non ha il tempo materiale per leggerli tutti. Deve fare una cernita. Come? Non conosco la risposta, purtroppo.

L’editoria funziona per conoscenze?

Io non credo affatto a questa storia. Che ci sia qualche casa editrice che opera in questo modo penso sia vero, ma che tutte le case editrici pubblichino per conoscenze non è assolutamente vero.

Sarebbe controproducente raccomandare un autore. Anzi, raccomandare la lettura dei suoi manoscritti, perché potrebbe rivelarsi una perdita di tempo.

Davvero pensate che una grande casa editrice si rovini la reputazione pubblicando autori raccomandati che non valgono nulla? Suvvia.

Perché non rinunciare a scrivere

Perché non ha senso. È pieno di case editrici in Italia. Forse ce ne sono troppe. Comunque, sono tantissime. Studiate i loro cataloghi, non spedite niente se prima non avete toccato con mano almeno un paio dei loro libri.

Non spendete soldi per un editing, perché non serve a nulla: se il manoscritto sarà accettato, ci sarà comunque una revisione. Una correzione di bozze invece è necessaria: ho corretto racconti per concorsi letterari e romanzi che sarebbero stati inviati a qualche editore. E, dopo averli letti, dico: per fortuna gli autori ci hanno pensato!

Ma non rinunciate a scrivere. Se una storia vale, se è ben scritta, prima o poi troverà la sua strada per la pubblicazione. Occupate i tempi di attesa per scrivere altro: questo è l’unico modo per non perdere tempo nella speranza di ricevere una risposta.

Ma non rinunciate a scrivere.

17 Commenti

  1. franco battaglia
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 7:43 Rispondi

    Magari non spedisco manoscritti e neanche partecipo più a concorsi, ma rinunciare a scrivere, mai.
    Sarebbe come rinunciare a respirare.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:41 Rispondi

      Pienamente d’accordo. Con i concorsi ho rallentato moltissimo, raramente ho inviato qualcosa.
      Perché non spedisci manoscritti?

    • Serena Bianca De Matteis
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 14:11 Rispondi

      Stavo per scrivere esattamente questo. Perché uno dovrebbe rinunciare a respirare? La pubblicazione è importante, ma non come respirare.

      • Daniele Imperi
        giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 14:16 Rispondi

        Toh, la rediviva :D
        La pubblicazione è importante per me, ma se ottenessi solo silenzi (leggi: rifiuti), continuerei a scrivere. Male che vada, uscirà tutto postumo.

      • Grazia Gironella
        giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 18:12 Rispondi

        Ciao Serena! Non potevo incrociarti e non salutarti. Un abbraccio. :)

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 10:17 Rispondi

    Alcune esperienze (documentabili) mi permettono di evitare risposte valide in assoluto. Il personaggio pubblico, presente a livello nazionale e/o internazionale nei canali multimediali è naturale che venga preferito a me scribacchino sconosciuto di provincia, tranne che (per caso) qualcuno ritenga il mio lavoro interessante e si decida a investire in esso (vedi Rowling). E allora? Anche io come Franco, ho smesso da tempo di inviare scritti agli editori ma non ho smesso di scrivere e i racconti (non gli ebook) accessibili gratis sul mio sito, confermano l’interesse di migliaia di lettori anche se sconosciuti.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:43 Rispondi

      I personaggi pubblici, come scrissi tempo fa, assicurano vendite rispetto a noi sconosciuti.
      Il caso della Rowling è più unico che raro.

  3. Fabio Amadei
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 10:32 Rispondi

    Ciao Daniele, ci sono editor che propongono una scheda di valutazione dei manoscritti. A quanto mi risulta è un servizio a sé stante. Secondo te è preferibile questa offerta rispetto alla correzione di bozze? O sarebbe preferibile fare entrambe le cose?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:44 Rispondi

      Ciao Fabio, dipende dai costi. Forse è più conveniente la scheda, ma non conosco i prezzi di questo servizio.

  4. paola sposito
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:04 Rispondi

    Ciao Daniele. No, mai rinunciare a scrivere anche quando si è stati rifiutati o non si è avuta risposta ad un manoscritto inviato. Sarebbe come rinunciare ad una parte importante di ognuno di noi; come dover abbandonare un affetto oppure dover accettare una perdita. In ogni caso se proprio si vuol vedere la propria opera edita si può auto pubblicarla. Mi fai pensare al caso del libro ‘L’arte della gioia’ di Goliarda Sapienza che negli anni Novanta fu rifiutato da tutte le principali case editrici italiane per essere pubblicato postumo dal marito a proprie spese. In ogni caso l’apprezzamento del lettore è la cosa più importante per chi scrive e che spinge a continuare a scrivere.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:47 Rispondi

      Ciao Paola, sono d’accordo.
      Adesso quel romanzo è pubblicato da Einaudi, forse in virtù del successo avuto all’inizio.

  5. Orsa
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 13:49 Rispondi

    “Ci sarà comunque una revisione”: ci dovrebbe, usiamo il condizionale. Perché spesso le case editrici neanche il correttore di bozze hanno, figuriamoci l’editor. E qui mi collego al discorso reputazione: considerato il numero di strafalcioni e di errori tipografici/di stampa spesso presenti anche su libri pubblicati da grosse case editrici, a cosa si punta? Reputazione o altissimi numeri? Ovvio che non faccio di tutta l’erba un fascio, paradossalmente lavorano meglio le piccole case editrici che le più blasonate. No, mai smettere.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 14:15 Rispondi

      Giusto, usiamo il condizionale, visti certi libri che ho letto o abbandonato.
      Finora i libri con meno errori tipografici/di stampa sono quelli della Mondadori, almeno in base alla mia esperienza.

  6. Grazia Gironella
    giovedì, 6 Febbraio 2025 alle 18:11 Rispondi

    Non ho mai pensato davvero di rinunciare a scrivere – ho sempre scritto, da che ho memoria, almeno per me stessa. Scrivere con la pubblicazione in mente, però, richiede sacrifici (non solo propri) e un’enorme mole di lavoro, tanto che diventa difficile, nel tempo, trovare accettabili anche risultati scarsi, o del tutto sproporzionati all’impegno profuso. In fin dei conti si scrive per entrare in contatto con i lettori, o si scriverebbe solo il proprio diario. Per questo rinunciare a proporsi o autopubblicare è una scelta possibile. Si può scrivere per tutta la vita, e produrre anche storie di qualità, senza combinare nulla. Il lieto fine, che amo molto nelle mie storie, nella realtà non è obbligatorio, purtroppo.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 7 Febbraio 2025 alle 8:54 Rispondi

      Secondo me, a meno che non sfondi nell’editoria, i risultati saranno sempre inferiori all’impegno. E sono d’accordo che si scrive per farsi leggere.

  7. Luciano Cupioli
    venerdì, 7 Febbraio 2025 alle 10:59 Rispondi

    Il silenzio, o rifiuto, può minare le proprie certezze, ma al limite portare a cambiare il modo di scrivere piuttosto che smettere. Intendo dire che le evoluzioni del nostro stile possono essere influenzate anche dai dubbi che sovvengono da un mancato, o supposto tale, apprezzamento. Chi ama davvero scrivere non smetterà di farlo perché non lo pubblicano, in molti casi anzi scriverà persino di più per provare a far smuovere le decisioni delle indecifrabili case editrici. Coloro che invece si arrendono, forse trovano una passione nuova.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 7 Febbraio 2025 alle 11:46 Rispondi

      Vero, troppi rifiuti dovrebbero far capire che qualcosa non va, o nella scrittura o nelle storie.

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