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Ormai l’atteggiamento comune, quasi imperante, sembra essere questo. Forse siamo rimasti in pochi a scrivere senza usare l’intelligenza artificiale.
A difesa di questa innovazione vengono addotti due motivi:
- Permette di scrivere molto più velocemente
- Bisogna adattarsi alle nuove tecnologie
In realtà l’intelligenza artificiale non permette di scrivere molto più velocemente: permette di ottenere dei testi generati in pochi secondi, cosa ben diversa.
Sul fatto che bisogna adattarsi alle nuove tecnologie ho qualche riserva: dipende dalle tecnologie. Se devo andare a Milano prendo un treno, o un aereo, non attacco i cavalli a un carro, ovviamente. Né mi faccio la strada a piedi.
Oggi esiste la bitcoin, ma a me non interessa e pago come di consueto. Oggi esistono gli audiolibri, ma a me non interessa “leggere” in quel modo. Quindi, “adattarsi alle nuove tecnologie” è un motivo che non regge.
Due parole sull’evoluzione della tecnologia
- L’automobile è stata un’evoluzione del carro e delle carrozze: hanno tolto i cavalli, hanno sostituito il legno con metallo, plastica e gomma e hanno inserito un motore.
- Il libro elettronico, o ebook, è stata un’evoluzione del libro cartaceo: hanno eliminato le pagine di carta e le hanno sostituite con un supporto elettronico.
- Computer e tastiera sono stati un’evoluzione delle macchine da scrivere, a loro volta un’evoluzione di carta e penna: hanno eliminato la penna e l’hanno sostituita con tasti, rullo e martelletti e poi hanno sostituito tutto questo con supporti elettronici e programmi di (video)scrittura.
Ma le cosiddette piattaforme di intelligenza artificiale non possono essere considerate un’evoluzione della scrittura, perché non è più l’uomo a scrivere. Né possono essere considerate uno strumento per scrivere, perché sono una sorta di bacchetta magica che ti fa apparire il testo, o l’immagine, che vuoi sulla base di alcune indicazioni fornite.
Chiamate l’intelligenza artificiale “bacchetta magica”, ma non chiamatela strumento di scrittura.
L’intelligenza artificiale nella ricerca
L’avete mai usata? Io ho fatto delle prove con ChatGPT, che molti sostengono essere di grande aiuto per la ricerca. Le ho chiesto quali pistole fossero usate dai soldati italiani durante la guerra italo-turca del 1911.
ChatGPT ha risposto che i soldati italiani avevano in dotazione la pistola semiautomatica “Volpi Modello 1908”, “progettata e prodotta dalla stessa ditta che produceva l’arma”.
Ma pensate un po’: la pistola era prodotta dalla ditta che la produceva… chi l’avrebbe mai detto?
Comunque, pur non essendo un intenditore di armi da fuoco, non avevo mai sentito quella marca. Cercando su Google, ho scoperto che esiste una pistola di marca Volpi… ma è una pistola irroratrice per trattamenti antiparassitari.
Non è la prima volta che sui risultati di Google (AI Overview) trovo informazioni ottenute mescolando pezzi presi qui e là e assemblati senza alcuna logica.
Chiamatemi “dinosauro”, ma io continuo a documentarmi sui libri.
L’intelligenza artificiale come base della scrittura
Qualche mese fa, un tizio su LinkedIn scrisse un breve articolo sostenendo che oggi non c’è più spazio per chi voglia semplicemente scrivere, perché bisogna conoscere ChatGPT, Claude e Google NotebookLM (questi ultimi due non so proprio cosa siano).
Io commentai chiedendo a cosa servisse ChatGPT per scrivere e la sua risposta (credo un po’ alterata) è stata “Ma come a cosa serve l’intelligenza artificiale generativa per scrivere? Claude, Google Notebook LM, ChatGPT usati in modo professionale non servono per scrivere? Ma stiamo scherzando? Ma stiamo proprio alle basi”.
Le basi per scrivere sono ben altro, innanzitutto. Quella risposta, poi, si contraddice da sé, proprio per l’aggettivo “generativa”.
Non possiamo affidare a una macchina il controllo dei nostri pensieri e delle nostre parole.
L’uso dell’intelligenza artificiale come competenza nei CV
Poco tempo fa lo stesso tizio ha tenuto a scrivere in un altro breve articolo di aver cestinato l’ennesimo curriculum perché non conteneva neanche “una singola menzione all’intelligenza artificiale”.
E il motivo è semplice: quel dipendente, o collaboratore, impiegherà il doppio del tempo per fare lo stesso lavoro di chi usa l’IA.
L’obiettivo, oggi, è la velocità.
Per scrivere NON occorre l’intelligenza artificiale
Occorre conoscere bene la propria lingua, le regole della grammatica, occorre anche avere del talento, ossia esser portati per l’arte della scrittura. Occorre tanto esercizio.
Oggi l’intelligenza artificiale – sia per la scrittura sia per l’illustrazione – diffonde l’errata concezione che tutti possano fare arte e questo non è assolutamente vero.
E dal momento che è un programma a generare testi e immagini, va da sé, appunto, che non tutti possono fare arte.
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Patrizia Belleri
Avete mai sentito parlare di “vegetative electron microscopy”?
È un termine scientifico che non esiste. Lo ha inventato l’Intelligenza Artificiale in conseguenza dell’errore di scansione di un documento del 1959, ed è stato acriticamente riportato in pubblicazioni specializzate, senza che gli autori si siano dati la pena di verificare.
Chi ha la curiosità di sapere come sia stato possibile, può leggere questo articolo: https://www.punto-informatico.it/vegetative-electron-microscopy/?utm_source=newsletter&utm_medium=email
Daniele Imperi
Ho appena visto. Quel tipo di errore, su testi disposti su 2 colonne, lo fa anche Google Libri: mi è capitato di cercare una frase e Google ha unito una parola presente in una colonna e due o tre presenti in quella a fianco.
Il problema è il disinteresse verso la verifica delle fonti e delle informazioni.
Grazia Gironella
Che sia necessario usare l’intelligenza artificiale per scrivere mi sembra un’assurdità. Che possa essere un valido strumento, questo sì. Finora non l’ho usato nel brainstorming per le mie storie, ma lo farò certamente, se capita l’occasione, proprio come faccio con qualunque altro strumento.
Daniele Imperi
Io l’ho testata per cercare idee per articoli e non ha mai trovato idee valide e originali.
Per le storie preferisco fare da me.
Luciano Cupioli
C’è scrivere e scrivere: vedo l’intelligenza artificiale (odio gli acronimi che devi anche sapere in che lingua leggere) utile per quelle attività di scrittura in cui il risultato non ha niente a che fare con l’arte, ma serve solo essere veloci e pratici. Tenuto conto dei possibili errori che essa commette con ricorrenza, uno scritto da lei generato non può nemmeno essere visto come un prodotto finito, in quanto l’uomo deve comunque verificarne l’esattezza dei contenuti e intervenire dove occorre. Io non la uso nemmeno per fare la lista della spesa. Peraltro la mia attitudine a utilizzare programmi che aiutano a migliorare il lavoro, non è affatto quello di “fare prima”, ma di “fare meglio”, e per fare meglio ci vogliono capacità e tempo. Per molte attività oggi è importante la velocità, caratteristica che contrasta con l’arte. In conclusione, l’intelligenza artificiale scrive velocemente cose che non hanno niente a che fare con l’arte, ma dubito possa redigere al meglio anche un manuale tecnico.
Daniele Imperi
In molti casi infatti l’uomo deve intervenire sui testi generati dalle intelligenze artificiali.
La velocità è nemica dell’arte, si dice.
Con gli errori che commette e le lacune che ha, che manuale tecnico verrebbe fuori?
Pades
Condivido ogni parola di questo articolo. Sto cominciando a usare l’intelligenza artificiale sul lavoro e confermo a Luciano che abbiamo avuto seri problemi anche con le schede tecniche. Il problema è esattamente quello citato nel link di Patrizia sul “vegetative microscopy” (grazie del link, utilissimo): io definisco l’intelligenza artificiale un elfo-aiutante molto tonto in grado di leggere tantissimo e di ricordare tutto, ma che di quello che legge non capisce un tubo, utile al massimo per fare brainstorming, come dice giustamente Grazia (e per quello per ora la uso, in ambito scrittura). Il fatto di essere a conoscenza, nel bene o nel male, di quasi tutto ciò che è stato scritto può essere utile per far scattare scintille di idee, anche le più disparate. Anni fa esisteva una tecnica, quella del pensiero laterale, per aiutare nel brainstorming, ma si basava molto sulle nostre conoscenze, ora con l’IA quelle conoscenze sono smisurate.
Un’ultima considerazione sul tizio che scriveva su Linkedin: purtroppo per lui sta avvicinando l’IA con l’atteggiamento sbagliato: mi ricorda quando, all’inizio degli anni ’90, chiunque leggesse qualche “rivista di computer” e sapesse tenere un cacciavite in mano si sentiva autorizzato ad aprire botteghe in cui assemblava e vendeva improbabili computer, personaggi che si sono poi rapidamente estinti quando il gioco si è fatto serio, poiché scambiavano l’entusiasmo da sprovveduti per vera conoscenza.
C’è ancora tanta strada da fare.
Daniele Imperi
Hai sollevato una questione che pochi comprendono: i programmi che si ostinano a chiamare intelligenza artificiale non hanno nulla di intelligente, proprio perché non capiscono. Li chiamino programmi generativi (di testo, di immagini, di codice PHP, ecc.).
L’IA, però, non conosce quasi tutto ciò che è stato scritto. C’è anche un problema di diritti d’autore.
Orsa
“Le basi” è la frase tipica di chi ha finito gli argomenti, ma non l’ego.
Quel tizio usa “generativa”, ma non sembra coglierne il significato. AI mescola, assembla, ripropone… emozione artificiale garantita! Affidare la scrittura all’IA è come sostituire un sommelier con un distributore automatico: otterremo sempre qualcosa da bere, ma non ci aspettiamo che ci racconti la storia dietro ogni sorso.
Che tristezza, una volta si citava Dante, ora ChatGPT, Claude e Google NotebookLM (che poi cosa diavolo è?).
Ma comunque tu sei proprio un Danielosaurus REX 😂
Daniele Imperi
Infatti quel tizio è stato contestato da parecchi, specie sul fatto dei CV.
Claude è una delle tante IA e Google NotebookLM è un “notebook” basato su Gemini, quindi altra IA.
Contento di essere un Danielosaurus REX
Corrado S. Magro
Nell’epoca delle panzane invadenti, i soliti che abbiano intravisto l’archivio computerizzato o IA ( mancano due A e H finale) come la soluzione di tutti i problemi non mancano. Sono i poveri di mente e di palato che si accontentano del piatto proposto. Queso atteggiamento aiuta chi specula sull’innovazione. Qua e là comunque in certi rami si manifesta qualche resistenza, ancora troppo debole considerando che un archivio serio e ben strutturato in grado di aiutarci a preparare materiale “affidabile” in riferimento all’applicazione può avere dei vantaggi. E cosa ne pensano i missionari dell’ecologia sull’energia necessaria che questi centri di IA divorano?
Daniele Imperi
Oggi in molti stanno speculando sull’intelligenza artificiale. Un archivio basato sull’intelligenza artificiale sarebbe utile, ma deve essere appunto affidabile.
L’ultima è una domanda interessante. ma bisognerebbe anche chiedersi come viene prodotta l’energia per ricaricare le auto elettriche.
Andrea
Mai sedotto. Mai usata (per scrivere). Se dovessi bloccarmi su una storia la provo, sono curioso.
Ciao!
Daniele Imperi
Per scrivere mai usata neanche io. Ma non la userei se dovessi bloccarmi su una storia: preferisco che quella storia sia mia al 100%.
Se la usi, fammi sapere come è andata.
Barbara Businaro
Primo: smetti di seguire certa gentaglia su Linkedin, che ci guadagni solo in salute!
E’ pieno di venditori, che hanno finito col piazzare le criptovalute e adesso si sono dati alla vendita di servizi di intelligenza artificiale (che al momento è un settore ancora in perdita). Ergo, si moltiplicano post e blog che ne parlano come fosse la nuova rivoluzione industriale. Salvo che alla fine, se funzionasse proprio come dicono, si ritroverebbero anche loro senza un lavoro, sostituiti dall’IA…
Secondo: il termine Intelligenza Artificiale è errato, profondamente errato. Non c’è nulla di intelligente perché non c’è un pensiero autonomo. I servizi di IA generativa attuali sono solo raffinati (ma neanche tanto) calcoli probabilistici. L’IA non pensa alla risposta corretta alla tua domanda, ma calcola quale risposta ha la maggior percentuale di essere quella giusta. E su cosa basa il calcolo di quella percentuale? Per la Legge dei Grandi Numeri, cerca in rete (o nelle altre misteriose fonti usate per l’addestramento dell’AI) tutte le volte che parole contenute nella tua domanda hanno avuto quella tale risposta e/o parole contenute nella risposta. Ti immagini come viene sfalsato il calcolo se comprendiamo tutti i siti di complottisti e quelli di umorismo? (perché l’IA mica sa capire una battuta…)
Inoltre, proprio perché l’addestramento viene fatto su contenuti altrui, senza nemmeno chiedere il consenso (vedesi lo scandalo delle immagini generate dall’IA in stile Ghibli, in violazione del diritto d’autore del noto studio sulle sue produzioni cinematografiche), l’IA non è una bacchetta magica, è solo una grande copiona illegale.
E sai cosa diceva la mia maestra delle medie? Chi copia non studia, e chi non studia non sa copiare.
Nel frattempo io sto bloccando tutte le IA possibili all’accesso dei miei contenuti, compresi i social media (META in questi giorni sta mandando un’informativa per usare tutte le interazioni dei social – post, commenti, like, immagini – per addestrare la propria IA). Se li vogliono, mi pagano. Sto anche bloccando tutte le sponsorizzate di servizi di IA, non mi interessano. Vorrei invece che l’IA venisse impiegata nella ricerca scientifica, per trovare una cura alle malattie. Non per la cavolate.
L’IA come competenza mi fa ancora più sorridere… con il digital divide che abbiamo in Italia e con il dilagare dell’analfabetismo funzionale, si aspettano davvero che il futuro sia saper usare l’IA, che è più analfabeta funzionale di noi?! Ma mi faccia il piacere!
Comunque anche le risorse umane saranno sostituite da IA… cosa vuoi che ci voglia a leggere un curriculum?!
La brutta parte di tutta questa storia? Non è la scrittura, ahimè, ma la guerra. Gli obiettivi strategici da colpire durante un attacco sono ad oggi calcolati da un’AI, che però ha un margine di errore (ovvero di colpire obiettivi solo civili) del 10%. Il che è vergognosamente enorme, quando si tratta di vite umane.
Penso che la prossima rivoluzione sarà tornata alla clava.
Daniele Imperi
Non lo seguo, ma è apparso due volte nella pagina iniziale perché qualche mio contatto ha commentato o condiviso

Ogni volta che nasce una nuova tecnologia spuntano esperti e venditori…
Lo dico da tempo che il termine Intelligenza Artificiale è errato, e l’ho ribadito in un commento più sopra, proprio per quanto dici anche tu.
La violazione del diritto d’autore c’è anche sui testi: non puoi riversare il contenuto di interi libri in un programma per addestrarlo senza chiedere il consenso a editori e autori. Di questo parlerò in un prossimo articolo.
La maestra delle medie aveva ragione
Come blocchi le IA all’accesso dei tuoi contenuti?
Barbara Businaro
Sul blog, l’ho fatto a livello di sito web, sia dalla parte del modulo di ottimizzazione per i motori di ricerca, sia a livello di provider di hosting, bloccando gli IP dei crawler delle IA e/o di provenienza di certe nazioni che si sa usano bot “clandestini” per l’addestramento dell’IA (il che mostra ancora una volta il potere di controllo dei contenuti se hai un sito web fuori dai social media).
Daniele Imperi
Io intanto ho bloccato nel robots.txt i bot delle IA.
Nicola Schiavelli
Sono completamente d’accordo sul contenuto dell’articolo e sui numerosi interventi succedutisi. Dirò la mia, in breve: l’Arte è una prerogativa delle donne e degli uomini (non di tutte/i per carità).
Ci vogliono talento, innanzitutto, ma anche dedizione, impegno, tecnica, ecc. E… anima, intuizione, creatività sfrenata, desiderio di infrangere le barriere, saper andare oltre… . Insomma, tutte prerogative che una “macchina” (mi si passi la semplificazione, ma pur sempre macchina resta) non può e non potrà mai avere!
Daniele Imperi
È vero, l’arte appartiene al genere umano, non alle macchine. E non a tutti, chiaro. Hai centrato un altro problema: per fare arte occorrono non solo il talento, secondo me innato, e lo studio, ma anche la continuità, l’esperienza, l’impegno, la conoscenza delle tecniche. Tutto questo richiede anni. Con questi programmi viene azzerato tutto.
Luca
Alcuni articoli interessanti.
1. Dietrofront di Klarna sull’Ai. Voleva sostituire i dipendenti con la tecnologia, ora assume persone reali.
Chi teme che l’intelligenza artificiale possa sostituire definitivamente gli essere umani nelle aziende, sta forse sottovalutando l’umano. Un errore nel quale sembra essere caduta anche Klarna, colosso Fintech che progettava di rinunciare ai propri dipendenti grazie all’efficienza dell’Ai. L’azienda, una delle prime a collaborare con OpenAi, è stata costretta a rivedere i suoi piani e ha annunciato nuove assunzioni di operatori umani per rimediare alle perdite dovute a una strategia Ai che ha dato “risultati di qualità inferiori”.
2. Abbiamo rincogl**nito anche l’intelligenza artificiale.
Le allucinazioni nell’Ai, ovvero le risposte false ma convincenti, sono in aumento, e l’uomo è il principale responsabile. Il problema si aggraverà quando l’Ai inizierà a imparare direttamente dai social, dove verità e falsità si mescolano senza soluzione di continuità.
Daniele Imperi
Ciao Luca, benvenuto nel blog. Avevo letto il titolo del secondo articolo. Hanno ragione, le risposte delle varie IA sono imbarazzanti per quanto sono imprecise, errate, inventate. Non capisco tutta questa passione di rivolgersi a questa tecnologia, specialmente per le ricerche.