Il metodo (inutile) della pagina 69

Il metodo (inutile) della pagina 69

Sono anni che gira questo questo metodo, consigliato per capire se un libro sia interessante o meno da leggere. Un metodo da attuare in libreria, perché nei siti che vendono libri non è certo possibile.

Sto leggendo Tempo di vivere, tempo di morire di Erich Maria Remarque, un bellissimo romanzo che a pagina 69 mostra un dialogo fra soldati. Se avessi adottato questo metodo, non l’avrei letto.

Come è nato il metodo della pagina 69

Il sociologo e critico letterario canadese Marshall McLuhan consigliava a chi volesse acquistare un libro di leggere subito la pagina 69, per capire se valesse la pena leggerlo.

McLuhan, poi, seguiva un secondo metodo: se la pagina 69 superava la prova, leggeva soltanto le pagine di destra. Con questo metodo, sosteneva, non si era perso molto, perché la maggior parte dei libri presentava molte ridondanze.

Lo scrittore e critico inglese Ford Madox Ford, invece, consigliava di leggere la pagina 99: ”Apri il libro a pagina novantanove e ti sarà rivelata la qualità del tutto”.

Metodi arbitrari, secondo me. Che ne pensate?

Perché è inutile leggere la prima pagina del libro

Fino a qualche tempo fa ho usato un altro metodo, quello che poi è il più intuitivo e anche veloce: leggevo la prima pagina.

Concordo con chi sostiene che sia inutile leggere la prima pagina di un libro, perché di sicuro, per fare una buona impressione agli editori, è la pagina riscritta e migliorata molto, forse più delle altre.

Sono in parte d’accordo: quando inizi a leggere un libro, specialmente un romanzo, è l’incipit che deve catturarti, quindi su quella prima pagina bisogna lavorare moltissimo.

La morte aveva, in Russia, un odore diverso che in Africa. Sotto il massiccio fuoco inglese i cadaveri in Africa, fra una linea e l’altra, erano rimasti a lungo insepolti. Ma il sole aveva lavorato rapidamente. Di notte l’odore era arrivato col vento, dolce, soffocante e greve: il gas aveva gonfiato i morti e questi si erano alzati come spettri alla luce delle stelle straniere, quasi combattessero ancora una volta in silenzio, senza speranza, ciascuno per sé; ma già il giorno seguente avevano incominciato ad aggrinzirsi, ad aderire alla terra, infinitamente stanchi, come per insinuarsi sotto il suolo; e più tardi, quando era possibile andare a prenderli, taluni erano già leggeri e risecchiti, e di quelli che si trovavano dopo settimane non rimaneva quasi altro che lo scheletro ciondolante nelle divise ormai troppo comode. Era una morte asciutta nella sabbia, al sole e al vento. In Russia, invece, la morte era fetida e imbrattata.

Questo è l’incipit del romanzo di Remarque, elegantemente crudo, un incipit potente che promette bene, a differenza delle pagine 69 e 99, piene di dialoghi.

La pagina 69 e il rischio dell’anticipazione

Volete leggere un romanzo poliziesco o drammatico o anche un classico di cui non conoscete la trama e andate subito a leggervi la pagina 69, scoprendo che la moglie del protagonista o il fratello della protagonista ha scelto di morire proprio su quella pagina.

Bello, vero?

O magari su quella pagina l’ispettore ha scoperto l’assassino, ma non può ancora provarne la colpevolezza. O l’eroe, finalmente in possesso del talismano per vincere il Male, ne viene derubato da un oscuro personaggio.

Il rischio di trovare anticipati passi importanti della storia forse non è alto, ma esiste. Un po’ come leggere le prefazioni di classici antichi e moderni, dove quel rischio è invece sicuro al 100%.

La pagina 69 e il rischio della pagina incompleta

Ho preso un libro a caso dai vari mucchi sparsi sugli scaffali, Il mio Carso di Scipio Slataper, in cui la pagina 69 è incompleta: è la fine di un capitolo.

La pagina 69, o anche 99, non potrà mai essere bianca, perché è una pagina dispari. Quindi, da quel lato, McLuhan e Ford hanno scritto una cosa sensata.

Tuttavia il rischio di trovare due o tre righe e nulla più in una di quelle pagine non è certo basso, se si tratta della conclusione di un capitolo. E mi pare decisamente poco per poter comprendere la qualità di un libro.

La pagina 69 e il “rischio” del dialogo

Come accennato all’inizio, a pagina 69, come anche a pagina 99, potrebbero esserci dei dialoghi. Per quanto ben scritti, per quanto possano essere dialoghi credibili, sono pur sempre dialoghi, che non ci permettono di capire se vale la pena leggere quel romanzo o meno.

Per capirlo abbiamo bisogno di leggere una scena d’azione o descrittiva, così da scoprire lo stile dell’autore, il suo modo di raccontare, la sua proprietà di linguaggio, l’eleganza della sua prosa.

Quando potrebbe funzionare una pagina 69 di dialoghi?

Ma in un romanzo di Cormac McCarthy, naturalmente!

Se leggete la pagina 69 del romanzo Stella Maris, vi troverete un dialogo. Ma lo troverete anche in tutte le altre pagine. Stella Maris è un romanzo di dialoghi.

Il mio metodo per capire se vale la pena leggere un libro

Iniziare a leggerlo. Tutto qui.

Se dopo 20, 30 o anche 50 pagine ho faticato a leggere e non riesco ad andare avanti – come mi è capitato con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera (una ventina di pagine), Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams (idem) o Moby Dick di Herman Melville (50 pagine) – abbandono il libro.

Il tempo è prezioso e là fuori – e qui dentro, soprattutto, nei mucchi di centinaia di libri che devo ancora leggere – è pieno di belle storie e bei saggi e belle biografie che ci aspettano.

Lasciate perdere la pagina 69, lasciate anche la 99 e tutte quelle dispari. Iniziate a leggere il libro: è l’unico metodo che funziona.

28 Commenti

  1. Franco Battaglia
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 7:46 Rispondi

    ‘sta cosa della pagina 69 o 99 (o anche 37 o 53) è una delle corbellerie più grosse lette a riguardo dei presunti segreti sulla ricerca della qualità di un libro. Di certo potrai stufarti a pag 69, ma anche prima, se quello che stai leggendo non soddisfa i tuoi parametri.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:01 Rispondi

      Qualcuno sostiene che a pagina 69 non sei ancora arrivato alla fine del libro, ma comunque la storia è già iniziata. Ma dipende poi dalla lunghezza del libro: un conto pagina 69 di un romanzo di 120 pagine e un altro pagina 69 di un romanzo di 1000.

  2. MikiMoz Capuano
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 8:57 Rispondi

    Beh, di fatto è assurdo perché potrebbe essere anche una pagina con poco testo (capitano dei capitoli veramente brevi, o intermezzi) oppure una pagina qualunque non solo di dialogo o spoiler, ma proprio “qualunque” non indicativa dell’opera.
    Fai bene a leggere e basta, io comunque credo ancora nella forza delle prime parole, il primo capoverso… C’è qualcosa di “magico” che stabilisce un feeling, un contatto con il lettore: senti già se quest’opera ti appartiene.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:03 Rispondi

      Hai messo il cognome e sei finito in moderazione :D
      Sì, può anche capitarti una pagina non indicativa, che quindi non ti fa capire nulla, neanche dello stile.
      Concordo con le prime parole. Non è detto, poi, che la prima pagina sia quella riscritta più volte rispetto alle altre: non avrebbe senso.

      • MikiMoz Capuano
        giovedì, 22 Maggio 2025 alle 15:15 Rispondi

        Oddio, mi ha fatto reinserire tutti i dati, e ormai sono abituato a firmarmi così sempre, editoria compresa XD
        Comunque, diciamo che per me un libro crea un “feeling” con diversi aspetti, attraverso diversi aspetti: anche la copertina, per assurdo (e per quanto può sembrare una cosa superficiale, ma non lo è: si tratta di estetica).

        Moz-

        • Daniele Imperi
          giovedì, 22 Maggio 2025 alle 15:26 Rispondi

          Non è tanto assurdo considerare la copertina: è estetica, quindi deve valorizzare il libro. Può anche essere semplice, ma una semplicità professionale e curata.

  3. Sharon
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 9:08 Rispondi

    Confermo, leggere una pagina a caso è insensato

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:06 Rispondi

      Dicono che McLuhan leggesse 30 libri al giorno con quel sistema: il che vuol dire che leggeva 30 pagine 69, scartando i libri che non gradiva da quella pagina.

  4. Grazia Gironella
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 9:46 Rispondi

    Completamente d’accordo, anche sul fatto di non sprecare tempo ostinandoci su libri che non ci agganciano. A volte basterebbe tenere duro per trovare la perla nascosta, ma il mondo è davvero pieno di buone storie, e non possiamo leggerle tutte, quindi…

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:07 Rispondi

      Ho provato a tenere duro con alcuni libri, qualche volta sono arrivato in fondo e altre no. Meglio non sprecare tempo.

  5. Corrado S. Magro
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 10:50 Rispondi

    S******** all’ennesima potenza! L’ho adottata una o due volte per curiosità, conclusione? Vedesi inizio commento. Vale anche per la prima pagina, scorrevole, avvincente, se non ha seguito che vada a farsi benedire.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:08 Rispondi

      Il sistema ti ha censurato :D È automatico.
      Ho provato anche io e non ne vedo proprio la logica e l’utilità.

  6. Orsa
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 12:06 Rispondi

    Ma perché il numero 69, quale teoria dietro? A questo punto tocca provare con la pagina 11 ;)
    Ah con Remarque la freccia scoccherebbe su qualsiasi pagina aperta a caso! :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:12 Rispondi

      Sembra che non abbia dato spiegazioni su quel numero di pagina.
      Ho provato la 11 :D
      Concordo su Remarque!

  7. Fabio Amadei
    giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:33 Rispondi

    Non conoscevo il metodo della pagina 69. Secondo me la “colpa” è tutta del whisky scozzese Vat 69. Grazie alla pagina specifica il buon vecchio Mcluhan dava il benvenuto nella libreria di famiglia al nuovo romanzo scelto dal Vat.
    A me è bastato l’incipit della Metamorfosi perché ne rimanessi stregato.
    “Gregorio Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.”

    • Daniele Imperi
      giovedì, 22 Maggio 2025 alle 13:58 Rispondi

      Può essere che sia colpa del whisky…
      L’incipit di Kafka è diretto, schietto, ti spiattella il senso del titolo in 2 righe. E il bello deve ancora arrivare.

  8. Luciano Cupioli
    venerdì, 23 Maggio 2025 alle 9:25 Rispondi

    L’analisi parziale e casuale di qualsiasi opera artistica non potrà mai anticipare con ragionevolezza la qualità assoluta della stessa. Potrebbe forse funzionare con l’ascolto di un brano musicale dal minuto 1’11” al minuto 1’33”, o la visione del minuto 45 di un film? Magari si, ma ho i miei dubbi, di certo non funzionerebbe la visione di un cm quadrato di un dipinto (mezza unghia della Gioconda) o dell’architrave di una finestra sul retro della Sagrada Familia. Proporre una soluzione come questa, senza alcun supporto statistico che lo confermi (almeno fammi vedere le pagine 69 di trenta romanzi importanti per vedere se funziona almeno nel 90% dei casi), genera solo l’istinto curioso di volerci provare una volta o due per poi abbandonarla e dimenticarla per sempre. Per quanto mi riguarda, inizio a farmi un’idea del libro che sto leggendo, dopo almeno tre o quattro capitoli.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:14 Rispondi

      Su un brano musicale sì, perché intuisci subito come sarà il resto. A me basta anche mezzo minuto. Su un’opera letteraria una pagina non ti fa capire niente. Su un film invece no, per me: basta vedere i “trailer”, dove mettono i pezzi migliori, per poi restare delusi.

      • Luciano Cupioli
        venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:33 Rispondi

        Considerazioni statistiche: mezzo minuto di un brano musicale, in media corrisponde a circa un settimo dell’intero pezzo (15% ca.); la pagina di un libro solo un trecentesimo, o anche meno. Mezzo minuto di un brano corrisponderebbe quindi a 45 pagine (al contrario, una pagina equivale a un secondo di musica), più o meno il numero che tu indichi per comprendere se valga la pena di continuare a leggere un libro.

        • Daniele Imperi
          venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:37 Rispondi

          In genere le canzoni hanno una durata media di 3-4 minuti. Ma i libri possono essere di 150, 500, 700, 1200 pagine: che te ne fai della pagina 69?
          Una pagina su un libro di 1000 rappresenta lo 0,1%: 14 secondi di un brano di 4 minuti.

  9. P. Nestore Falchieri
    venerdì, 23 Maggio 2025 alle 10:56 Rispondi

    Buon giorno,
    la regola ha nullo senso nelle raccolte di racconti o di poesie.
    Io preferisco leggere un libro fino alla fine anche quando non mi piace molto. (Soltanto uno non sono proprio riuscito a terminare: mi addormentavo dopo esattamente 28 pagine.)
    A esempio, suggerisco a tutti d’arrivare dopo pagina 90 del “Pendolo di Foucault” prima d’arrendersi.
    Da ogni libro cerco di trattenere qualcosa: un’immagine, una similitudine, un’idea, una parola. Ma non posso sapere se non troverò niente di buono; né posso essere certo di trovare qualcosa di buono nel prossimo libro.
    In aggiunta, io non scelgo un libro dalla prima pagina: molti libri partono piano per poi diventare interessanti, all’inizio contestualizzano e poi entrano nell’azione…
    Si può dire che un giallo e sciocco senza sapere come indagherà il poliziotto? Si può dire che un film è banale dopo 10 minuti di visione? Che una canzone è stupida dopo la sola introduzione strumentale? Raramente, molto raramente, sí, ma, a mio parere, bisogna concedere all’opera un po’ piú tempo.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:18 Rispondi

      Hai ragione, nelle raccolte di racconti non potrebbe mai funzionare: magari ti piace il racconto di quella pagina, ma ti annoieranno tutti gli altri. Quale libro non sei riuscito a finire?
      Devo ancora leggere “Il pendolo di Foucault”, ma proverò a resistere fino alla 90.
      A tutte le opere devi concedere più tempo. Però ci sono film che mi hanno annoiato dopo 5 minuti e, anche se poi li ho visti fino alla fine, è rimasta quella prima impressione.

    • Luciano Cupioli
      venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:18 Rispondi

      Innamoratomi de “Il Nome della Rosa”, ho acquistato “Il Pendolo di Foucault” e me lo sono letto tutto. Complicato. Se avessi sbirciato subito pag. 69, forse avrei potuto evitarlo:):):)

      • Daniele Imperi
        venerdì, 23 Maggio 2025 alle 11:33 Rispondi

        Provo a vedere com’è la pagina 69 del “Pendolo di Foucault”. Ho altri 2 romanzi di Eco da leggere, “Il cimitero di Praga” e “L’isola del giorno prima”, ma comunque li leggerò a prescindere da quella pagina.

  10. Luciano Cupioli
    venerdì, 23 Maggio 2025 alle 17:40 Rispondi

    Curiosando, ho trovato che tale idea ha già fatto danni. C’è un articolo del 2016 che riporta “Il metodo della “pagina 69″ applicato ai finalisti del Premio Strega”: ma scherziamo? Che poi dovrebbe trattarsi della effettiva pagina 69 del romanzo e non del libro (il romanzo cominica sempre alcune pagine dopo… CI sono poi riedizioni di romanzi ristampati con caratteri più piccoli, dove la pagina 69 è diversa da quella della prima edizione.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 23 Maggio 2025 alle 20:02 Rispondi

      Mi leggerò quell’articolo ma spero sia uno scherzo.
      Avevo pensato alle varie edizioni di un libro: anche cambiando formato la pagina 69 sarà diversa dalla prima edizione.

  11. Paolo Branca
    sabato, 24 Maggio 2025 alle 18:48 Rispondi

    Completamente d’accordo con te sull’inutilità di questi metodi ‘numerici’. La qualità di un libro si evince solo leggendo una certa quantità di pagine (forse la prima cinquantina può bastare).
    A differenza di te, io non abbandono mai un libro a metà, non ci riesco, nella pia illusione che poi da un momento all’altro ci sia la svolta che cambia il mio giudizio. E’ successo anche per un capolavoro intoccabile come Moby Dick, so che sono, siamo controcorrente ma l’ho veramente mal digerito.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 26 Maggio 2025 alle 8:09 Rispondi

      Anche io ho mal digerito Moby Dick, avendolo abbandonato. Per me se un libro dopo alcune decine di pagina non ingrana, non mi fa vedere l’ora di continuarlo, non cambierà, significa che quel libro non fa per me.

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