
Uso spesso metafore quando scrivo e nei romanzi che leggo le apprezzo. Non ho mai pensato, però, al perché del loro utilizzo, al motivo del mio gradimento nelle mie letture. Ho scritto questo post perché è stato richiesto da Franco Zoccheddu, nell’iniziativa “Dimmi cosa scrivere nel blog”.
La richiesta è stata specifica: scrivere la mia opinione sull’uso delle metafore nella narrativa, sia dal punto di vista della scrittura sia da quello da lettura, e questo mi ha permesso di scoprire un lato che mi caratterizza quando scrivo e leggo.
Metafora: una definizione
La metafora è una delle figure retoriche della lingua. Etimologicamente proviene dal greco e significa trasferimento. Si tratta dunque di un termine o di una frase usati in funzione di una relazione analogica con il concetto che dobbiamo esprimere. Trasferiamo, quindi, il significato del nostro concetto in un altro che con questo presenta delle similitudini.
Qual è l’utilità delle metafore nella narrativa? Quello di arricchire la propria scrittura, ma anche quello di creare nel lettore un’immagine vivida di una scena, di una situazione, di un’emozione.
Le metafore da lettore
Ammiro molto gli scrittori che fanno uso di metafore, primo fra tutti Cormac McCarthy, che credo sia davvero un genio nel crearle. La sua padronanza della lingua gli permette di scovare analogie là dove il lettore mai penserebbe di trovarne.
Leggere le sue metafore è un piacere per gli occhi e per la mente e per me questo è uno degli aspetti fondamentali della lettura: non leggo solo per il piacere di conoscere, di entrare in mondi differenti da quello in cui vivo e in cui sono estraneo, ma leggo anche per il gusto puro e semplice, forse anche infantile, di godere della bellezza delle parole e del loro mescolarsi in una danza armonica e poetica.
Perché, come già ho avuto modo di scrivere in un post domenicale, do ragione a Baudelaire, che sostiene che bisogna essere poeti anche nella prosa. E cosa sono le metafore se non frammenti di poesia nella narrativa?
Scrittura e narrazione attraverso le metafore
Uso le metafore spesso, come ho detto. Mi viene naturale. Anche negli incipit talvolta ne inserisco una o due per rendere più efficace la scena, come in questo esempio tratto da Grumi:
Quando si svegliò sotto il cielo smorto la sua zolla fluttuava senza controllo sul mare di melma, come un tocco di feci umane galleggiante alla deriva nei liquami di una fogna.
In questo caso la similitudine è semplice, le due scene hanno molto in comune:
- zolla che fluttuava
tocco di feci umane galleggiante
- sul mare di melma
nei liquami di una fogna
Le pecore s’aprirono a ventaglio scorrendogli ai lati e Visani proseguì come un moderno Mosè.
Il brano è tratto dal racconto Il cimitero delle tombe vuote. Questa metafora richiama alla mente le acque del mare che si aprono per far passare Mosé col suo seguito. E qui le similitudini non sono evidenti, perché le pecore col mare non hanno nulla a che vedere.
Credo che metafore di questo secondo tipo siano più efficaci di quella usata in Grumi. C’è un enorme distacco fra i due concetti:
- Visani, un ispettore
Mosè
- pecore
mare
Cosa rende dunque simili le due scene? L’azione dei personaggi:
- le pecore si aprono a ventaglio come si aprirono a ventaglio le acque del mare;
- Visani che vi passa attraverso come fece Mosè.
Credo che uno scrittore non debba sottovalutare l’uso delle metafore, poiché costituiscono elementi propri del suo stile di scrittura. Una metafora non è mai uguale a un’altra né scrittori differenti possono crearne di uguali, di simili, se non con l’intento di copiarsi.
La metafora è una forma di poesia in prosa, dunque parte dal cuore dello scrittore, da ciò che sente dentro, è un processo linguistico che scaturisce direttamente dalle sue emozioni. Siamo le metafore che creiamo, potremmo dire. Le metafore ci offrono un ritratto interiore dello scrittore.
Non c’è narrativa senza metafora, azzardo a dire, perché scrivere narrativa significa innanzitutto trasporre la storia che nasce in noi e descriverla al lettore a modo nostro, secondo ciò che siamo. Usando una metafora stiamo offrendo al lettore parte di noi, esposti e interiormente nudi affinché il lettore possa cogliere appieno ciò che vogliamo esprimere.
Le vostre metafore
Come considerate l’uso della metafora nella scrittura creativa? Siete soliti creare metafore nelle vostre storie? E come reagite quando ne incontrate durante le vostre letture?
PaGiuse
Buongiorno Daniele!
), spiazzando il lettore e sorprendendolo in maniera positiva.
La metafora è uno strumento molto potente, perché rende l’idea di ciò che si sta raccontando, mettendo in relazione parole e concetti che a volte possono essere distanti tra loro (come sempre, ritorna il concetto di relazioni
Personalmente quando le incontro e sono particolarmente potenti, dico sempre: <>.
Questo post inoltre, mi porta alla mente il film (l’ultimo purtroppo) di un mio conterraneo: il Postino, interpretato dal grande Massimo Troisi.
Il personaggio creato e interpretato da Massimo (Mario, figlio di pescatore) che inizialmente non conosce il significato della parola metafora, stravolge tutta la sua esistenza nel momento in cui ne apprende il significato, proprio come un bambino quando “apprende” il sapore della cioccolata: trascorrerà il resto della sua esistenza a rincorrere le metafore, vivendo la propria vita in funzione di esse.
Come dicevo prima, la metafora è uno strumento molto potente, perché come scrivi tu “è una forma di poesia in prosa”, che se usata in modo giusto, scuote gli animi!
Buona giornata!
Daniele Imperi
Ciao Giuseppe,
rende l’idea e, secondo me, la rafforza anche. Non è solo colore nella scrittura, ma crea un collegamento diretto fra lo scrittore e il lettore, perché il lettore, grazie alla metafora, crea nella sua mente un’immagine del concetto espresso dall’autore.
KINGO
Come al solito, devo fare il professore rompiglioni. (Comincio a stufarmi, in realtà)
Comunque, tecnicamente quelle che hai usato non sono metafore, perché hai inserito la parola “come”. In questi casi si parla di similitudini, non di metafore.
La metafora è molto più forte della similitudine. Ad esempio, avresti dovuto dire:
“Quando si svegliò sotto il cielo smorto, la sua zolla era un tocco di feci umane galleggiante alla deriva nei liquami di una fogna.”
Cioé, tu dici direttamente che la zolla è un tocco di feci umane galleggiante alla deriva.
Nel secondo caso, addirittura, avresti dovuto dire
“Visani fu un moderno Mosè”
Ovviamente ci stava male, per cui l’uso della semplice similitudine era ben più appropriato.
Comunque, wikipedia spiega l’argomento con poche parole abbastanza chiare (non cito quasi mai wikipedia, ma questa volta ci sta).
http://it.wikipedia.org/wiki/Metafora
Daniele Imperi
Sì, vero, nei miei esempi sono più similitudini.
Lucia Donati
Metafore e similitudini si costruiscono diversamente, mi spiace dirtelo. Un buon libro di grammatica del liceo può essere sufficiente per risolvere i dubbi in merito: in genere c’è anche la definizione precisa (ma per quello è sufficiente un dizionario). A tutti capita di dovere “lottare” con le figure retoriche… non credere. Vi sono delle figure come la gradazione, il bisticcio, il chiasmo, che bisogna conoscere per saperle utilizzare senza errori.
MikiMoz
Le metafore piacciono anche a me, specie quando sono divertenti e geniali!
Moz-
Daniele Imperi
Vero, dovrei cominciare a raccogliere le migliori.
Roberto Gerosa
Io sono un fervido sostenitore di metafore e similitudini. Meglio ancora le allegorie!
Daniele Imperi
Anche le allegorie sono belle, ma credo difficili da rappresentare, almeno per me.
Giordana
Non ho nulla contro le metafore. Se ben fatte le apprezzo. Il problema sta nel fatto che oltre la metà delle metafore che incontro risultano pesanti e fuori luogo… insomma, bisogna anche saperle usare.
Tra le due citate, comunque, io preferisco quella di Grumi.
Daniele Imperi
Concordo che bisogna saperle usare. E, soprattutto, non confonderle con le similitudini
franco zoccheddu
Grazie per avermi citato come ispiratore! Propongo una metafora:
«E’ cominciato tutto in quello studio a Mosca, mes amis. Dimitri Domnikov aveva regalato la maschera da sub a un bambino. All’improvviso non era solo acqua: in quel mare c’era un intero universo da esplorare.»
E’ il termine di un brano del mio blog. La scienza è la migliore metafora dell’Universo.
Daniele Imperi
Più che come ispiratore, me l’avevi proprio chiesto