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Tecnica mista nella scrittura

Cane in tecnica mistaLa scrittura è anche sperimentazione. Non sono io a dirlo, ma Gianni Rodari. Nel suo fantastico libro La grammatica della fantasia l’autore fornisce una serie infinita di idee per scrivere. È grazie a questo libro che ho avuto modo di preparare il mio racconto di Natale.

Dovevo produrre una storia di 300 parole, ma non avevo idee, eccetto il fatto che l’ambientazione doveva essere natalizia. Non volevo la solita storia su Babbo Natale, bonaria e politicamente corretta. Volevo qualcosa di diverso.

Ecco che il binomio della fantasia, anche se nel mio caso la differenza fra i due elementi non è così enorme, enunciato da Rodari mi torna utile e il foglio bianco diviene d’un tratto pieno di parole. La storia come improvvisamente già pronta nella testa.

Perché non unire la tradizione del Natale italiano con il folclore islandese? Perché non strutturare il racconto come il romanzo cupo di Cormac McCarthy Il buio fuori? Che cosa potrà mai nascere da questa miscela?

La struttura del racconto prevede due punti di vista: il protagonista della storia, che appare nella seconda scena, e i personaggi di contorno – ma anche loro protagonisti – che arrivano invece per primi.

Come nel romanzo su citato, i personaggi di contorno si muovono in una sorta di paesaggio fantastico e il testo in corsivo accentua la loro estraniazione dal resto del mondo. Segue, con una pausa creata da uno spazio vuoto, la vita del protagonista.

I primi sono personaggi energici e ogni loro episodio equivale a un giorno. L’altro è invece un vecchio e ciò che leggiamo di lui avviene nella medesima giornata. La sua vita procede lentamente. È come inseguito, in un certo senso, dai tredici misteriosi personaggi.

In più, ogni episodio della piccola compagnia è dedicato a uno dei membri e visto con il suo punto di vista, che riflette, in linea generale, il suo carattere reale.

Tutto questo è scattato nella mia testa non appena ho deciso di applicare il binomio della fantasia. Non più limitato dalle 300 parole, perché sarebbe stata riduttiva come storia e non mi avrebbe dato la possibilità di sfruttare appieno questa tecnica, ho scritto in circa due settimane il racconto. E così è nato Figli dell’inverno.

Una sorta di quadro eseguito in tecnica mista, se il paragone regge. Una mescolanza di idee e concetti che possono creare qualcosa di interessante. Non ho detto valido, non sono io che posso dirlo, ma interessante, perché sviluppa la fantasia, dà sfogo alla creatività, rende la scrittura quello per cui è nata: un continuo evolversi e un eterno esercizio.

4 Commenti

  1. Sofia Stella
    26 dicembre 2011 alle 17:44 Rispondi

    Bellissimo questo post sull’utilizzo della tecnica del binomio fantastico di Rodari per la scrittura di un racconto di Natale diverso dal solito. Rodari è uno dei miei autori preferiti e per me la Grammatica della Fantasia è un libro fondamentale nella formazione di uno scrittore.
    Molto interessante anche il lavoro che stai svolgendo sul blog.
    Lo metterò tra i blog che seguo nel mio blogroll.

    • Daniele Imperi
      26 dicembre 2011 alle 18:14 Rispondi

      Ciao Sofia,
      grazie :)
      Anche per i “più” sulla pagina su Google+ ;)

  2. Romina
    26 dicembre 2011 alle 20:44 Rispondi

    Lo sai che quando parli di Rodari non puoi che catturare tutta la mia attenzione! E poi il binomio fantastico è tra le mie tecniche preferite!!! Noh ho ancora finito di leggere il racconto, perché il tempo ultimamente è quello che è… comunque prima o poi leggo e commento! Bella anche l’idea della tecnica mista!

  3. Lucia Donati
    6 gennaio 2013 alle 11:11 Rispondi

    Le idee per scrivere credo siano veramente infinite: più si cerca di definire “come fare” e più la cosa sfugge. Però mi ha affascinato l’idea che possano assomigliare ad un affresco realizzato con tecniche miste. Le tecniche usate in pittura si avvalgono, anche, della sperimentazione, lo so indirettamente grazie a mio padre, ma lo so. Bel paragone.

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