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Lo scrittore timido

Salto

C’era una volta uno scrittore timido. Da ragazzino aveva cominciato a scrivere storie di nascosto dai genitori. Le immaginava a scuola, con lo sguardo perso nel vuoto, nei mondi immaginari che creava nella sua mente di fantasia. A casa, poi, passava interi pomeriggi a scriverle su fogli sgualciti e riciclati, che non faceva mai leggere a nessuno. Se qualcuno entrava nella sua stanza, era velocissimo a nasconderli e far finta di fare i compiti.

«Stavi disegnando, vero?», gli urlava sempre sua madre, quando vedeva i suoi movimenti rapidi, tipici di chi è colto di sorpresa.

Ma il ragazzino non stava disegnando, stava scrivendo una storia. Era altrove, in realtà lontane eppure a lui vicine, in cui amava soggiornare nei suoi sogni a occhi aperti, dove finalmente poteva vivere la sua vita e non quella altrui.

E tornato solo ricominciava. Ricopiava in bella le storie in fogli che inseriva in raccoglitori e le rileggeva più volte, sognando di pubblicare libri su libri. Ma quelle storie rimasero non lette, se non dai suoi occhi. E col tempo si accumularono.

Lo scrittore timido se ne stava in disparte, nessuno sapeva della sua passione per la scrittura. Era un segreto che custodiva gelosamente, perché, forse, la parola “scrittore” era troppo grossa per lui, un’enormità che lo spaventava.

Scrittore era un Alessandro Manzoni, un Luigi Pirandello, grandi nomi che si studiavano a scuola. Il suo nome, piccolo e insignificante e per nulla musicale, non poteva essere affiancato a quei nomi. E le storie non vennero mai alla luce.

Passa il tempo, le scuole finiscono, ne iniziano altre e lo scrittore timido smette di scrivere. Altri pensieri nella mente di un ragazzo divenuto uomo, con altre preoccupazioni e responsabilità. Ma la passione della scrittura è come la fiamma che riposa silente sotto la cenere. Non è destinata a spegnersi e prima o poi, al soffio del vento, si riattiva, ritorna in sé a bruciare il tempo.

E dopo tanti anni ecco che la fiamma fa ritorno e lo scrittore timido ricomincia a scrivere. Idee nascono nella sua testa, un miscuglio disomogeneo di esperienze, letture, visioni che turbinano e spingono per uscire, per trovare uno sfogo in forma di parole.

E il ragazzo divenuto uomo le asseconda, riprende la penna in mano, no, adesso non ha più una penna, ma un computer e una tastiera e la scrittura si fa più veloce e decisa. Adesso le sue storie prendono una forma diversa, sembrano già stampate, anche se solo su uno schermo.

Ma restano ancora non lette.

Finché un giorno approda in una terra di altri scrittori, gente che come lui scrive storie e che, a differenza di lui, le mostra agli altri. Gente che non ha paura di dire “io scrivo”, gente che sogna come lui di pubblicare libri, ma che, a differenza di lui, almeno ci prova.

Gente che ha fatto il grande passo. Che è saltata dall’altra parte, incurante del baratro, dell’incognito, del buio assoluto.

E lui, lo scrittore timido, li guarda a distanza, al sicuro dietro la linea gialla poco prima del baratro. Li saluta da lontano, li vede parlare fra loro, ma nessuno di loro guarda verso di lui, perché è solo un’ombra, non ha consistenza, sostanza. È solo un sogno a occhi aperti, che al mattino scompare senza lasciare traccia.

Lo scrittore timido torna a casa e rilegge le sue storie impolverate. Rivive i sogni di libri pubblicati e adesso, come per magia, quei sogni hanno perso dettagli, sono sempre più sfumati, incomprensibili. Per quanto si sforzi non riesce a rivivere appieno quell’esperienza onirica. Si chiede perché, ma nessuno ha una risposta, perché nessuno sa che scrive storie.

Torna così alla terra degli scrittori, li rivede parlare fra loro, ridere, scambiarsi consigli, opinioni. Hanno tutti una storia in mano, ma non è la loro, quella che hanno scritto, è la storia di qualcun altro. Lo scrittore timido si immagina anche lui con una storia non sua in mano e, soprattutto, con la sua storia nelle mani di qualcun altro.

Guarda la linea gialla, si avvicina. Il vuoto è a pochi passi e, oltre, la terra degli scrittori. Ripensa alle sue storie non lette, ai suoi sogni diluiti.

Vede qualcuno accorgersi di lui, bisbigliare, indicarlo agli altri. Adesso sono tutti attenti alle sue mosse, gli occhi voltati verso di lui, nell’attesa della decisione.

Lo scrittore timido sa che deve fare qualcosa. Sa che deve scegliere. E sa che, una volta che avrà deciso, non potrà tornare indietro.

È allora che capisce. È già tornato indietro molte volte nella sua vita, indietro a scrivere storie non lette che si sarebbero ammucchiate le une sulle altre senza far nascere lettori. Ma che cos’è una storia se non ha un lettore? È una realtà muta imprigionata nell’incoscienza.

Non se ne accorge neanche.

Le gambe si muovono da sole e si vede volare sul vuoto sconosciuto. La paura lo afferra per un attimo, solo uno, fin quando i piedi toccano il suolo dall’altra parte.

Guarda indietro, dove fino a poco prima stava uno scrittore timido, e non vede nessuno.

Ma gli altri, ora, vedono uno scrittore.

25 Commenti

  1. Chiara
    29 luglio 2013 alle 16:36 Rispondi

    Ho letto con un po’ d’emozione, sai?! Mi sono riconosciuta in questa descrizione accurata dello “scrittore timido”. Ricordo ancora quando, da bambina, inventavo favole utilizzando la macchina da scrivere… ma, in effetti, raramente permettevo ad altri di leggerle. Stesso discorso per le poesie. Ho anche accantonato questa passione per alcuni anni, salvo poi scoprire che, gira e rigira, scrivere è la cosa che più mi piace fare e per cui mi sento più portata. Alle volte basterebbe un pizzico di fiducia in più nelle proprie capacità… ma questo sarebbe un capitolo a parte! :-)

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2013 alle 16:43 Rispondi

      Grazie, Chiara :)

      Diciamo che la storia è un po’ la mia storia. Sulla fiducia in se stessi hai ragione, è difficile da trovare.

  2. Lo scrittore timido | AWD CopywritingBlog
    29 luglio 2013 alle 18:55 Rispondi

    […] Lo scrittore timido […]

  3. MikiMoz
    29 luglio 2013 alle 19:49 Rispondi

    Bellissimo post.
    Viva la scrittura.
    Le cose, prima o poi, vanno sempre al loro posto…!^^

    Moz-

  4. Ghibli
    29 luglio 2013 alle 21:02 Rispondi

    Penso che quella che hai raccontato sia un po’ la storia di tutti gli scrittori. Mi sono riconosciuta perfettamente in quello che hai scritto. Mi sembra di aver perso tanto tempo in cose inutili e solo ora ho ritrovato la mia vera strada. Certo, non è facile sottoporsi al giudizio altrui, almeno all’inizio, poi col tempo si acquista un po’ di fiducia in sé stessi, grazie al cielo.
    Complimenti per il blog, uno dei pochi che seguo sempre, e grazie per gli utili consigli che ci dai.
    Ciao

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2013 alle 21:17 Rispondi

      Ciao Ghibli, grazie ;)

      Vero, è un po’ la strada di tutti gli scrittori.

  5. Pamela
    30 luglio 2013 alle 09:55 Rispondi

    Bellissima storia, grazie. Non sono una scrittrice, ma mi ritrovo nel tuo personaggio per altri motivi. Ho compiuto quel salto a 30 anni, cioè da poco, e lo rivivo oggi con le tue parole. Trovarmi dall’altro lato è stato strano ma finalmente ho fatto ciò che volevo per la prima volta.
    Complimenti per quello che scrivi e la passione che ci metti e che mi arriva… Ti seguo sempre volentieri, sei il mio segnalibro quotidiano! :D

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2013 alle 10:26 Rispondi

      Ciao, Pamela, benvenuta nel blog, almeno come commentatrice :)

      Grazie, essere un segnalibro quotidiano è piacevole :D

  6. Giuliana
    30 luglio 2013 alle 10:51 Rispondi

    Che bella storia, tenera ed emozionante… <3
    La mia strada, per alcuni versi, è andata un po' al contrario.
    Quando ero più piccola scrivevo con grande sicurezza e fiducia nelle mie capacità e non lo facevo di nascosto, ma alla luce del sole. Ne parlavo con i genitori, mostravo i miei lavori agli insegnanti, partecipavo ai concorsi letterari locali, inviavo piccoli articoli ai quotidiani, progettavo di pubblicare un libro. Poi, come nella tua storia, c'è stato l'abbandono della scrittura per alcuni anni. Infine, l'inevitabile ritorno di fiamma.
    Vedo che adesso, però, scrivo con meno sicurezza di allora. Scrivo con la consapevolezza di essere meno brava di tanti, con la paura che ciò che scrivo non piaccia, con l'ansia che ciò che propongo venga rifiutato, con il timore di commettere degli errori. Vivo la scrittura in modo più razionale e questo mi impedisce di lasciarmi andare davvero, mi rende più insicura.
    Perché alla fin fine, Daniele, ciò che ci blocca e ci impedisce di realizzare i nostri obiettivi è solo la paura, la stramaledetta inutile stupida paura :(
    Ti auguro di riuscire a superare la linea gialla che ti separa dal tuo sogno, e mi auguro di riuscire a fare lo stesso.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2013 alle 11:01 Rispondi

      Grazie :)

      La paura è un freno, è vero. Se non la vinci, resti indietro.

  7. Tenar
    30 luglio 2013 alle 11:03 Rispondi

    Bellissimo post, letto a un passo dalla commozione.

  8. PaGiuse
    30 luglio 2013 alle 11:53 Rispondi

    Ciao Daniele,
    ho letto il post, ma non so cosa e come commentare, perché dentro s’è mosso qualcosa che ho difficoltà ad esprimere.
    Mi limiterò a cinguettare questo post un po’ in giro.
    Buona giornata.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2013 alle 12:36 Rispondi

      Grazie, Giuseppe, allora spero riuscirai a esprimere quello che s’è mosso :)

  9. Andrea
    30 luglio 2013 alle 17:54 Rispondi

    Geniale. Un ottimo incipit per uno splendido romanzo, Daniele. Adesso continualo e poi pubblicalo.

    • Daniele Imperi
      30 luglio 2013 alle 18:10 Rispondi

      Grazie, Andrea, ma non è l’incipit per un romanzo, sarebbe pure noioso da leggere :D

  10. Web writer: gli errori da cui imparare | Maria Grazia Piemontese
    1 agosto 2013 alle 15:46 Rispondi

    […] network, devo per forza? Sì, devi. Se anche tu soffri la sindrome dello scrittore timido, devi curarti in fretta. Scrivere per il web e non condividere le proprie scritture sui social è […]

  11. KINGO
    1 agosto 2013 alle 16:18 Rispondi

    Il salto non dev’essere nel buio.
    Su cento bruchi che attraversano la strada, solo quattro o cinque arrivano dall’altra parte. Agli altri, conveniva restare dov’erano.

  12. Cristiana Tumedei
    2 agosto 2013 alle 23:42 Rispondi

    Evito di ripeterti le considerazioni tecniche sul post che già abbiamo fatto in privato. Quello che vorrei fare, se me lo consenti, è dirti come la penso riguardo alla figura dello scrittore odierno.

    Anzi, questa sera mi sento di distruggere tutte le convinzioni che condividiamo rispetto alla scrittura. Spesso ci diciamo che scrivere richiede impegno, approfondimento, preparazione. Tu ed io, Imperi, siamo due tizi davvero strani: ci freniamo ancor prima di agire. Ma cosa ci blocca?

    Vogliamo scrivere il romanzo perfetto, trovare la storia giusta da narrare, pianificare i dettagli per offrire ai lettori – che speriamo ci saranno – un testo di qualità. Caspita Imperi, sta proprio qui l’errore!

    Qualche sera fa rileggevo uno dei miei autori preferiti, Henry Miller, e c’è un passo che farebbe davvero al caso nostro. Mi prendo la libertà di riportarlo qui.

    “Dovevo imparare, e feci presto, che bisogna rinunciare a tutto e non far altro che scrivere, che bisogna scrivere e scrivere e scrivere, anche se tutti al mondo ti sconsigliano, anche se nessuno ti crede. (…) Io, principiante, tentavo un’impresa a cui un uomo di genio si sarebbe accinto solo alla fine. Volevo dire l’ultima parola fin dal principio. (…) Fu una sconfitta schiacciante ma mi mise ferro alla schiena e zolfo nel sangue. Almeno sapevo cosa significa fallire. Sapevo cosa significa tentare una cosa grossa”.

    Ergo, piantiamola di ricercare il meglio! Scriviamo e basta: prendiamo in mano la storia e facciamo quello che, in fondo, sappiamo fare. Raccontiamola! Alla fine, magari, ne usciremo sconfitti ma certamente rafforzati.

    Insomma, è inutile star qui a pianificare ogni dettaglio in attesa che arrivi il coraggio. Fino a quando non scriveremo la prima parola del nostro primo romanzo non sapremo mai cosa ne sarà di quella storia.

    Quindi, al diavolo la timidezza e fandonie simili! Siamo esseri umani, avvertiamo l’esigenza di esprimerci e sentiamo di doverlo fare attraverso la scrittura. Produrremo un’opera che resterà negli annali o uno scempio della letteratura? Chi lo sa e, in fondo, che importa? Quantomeno avremo detto la nostra, che già mi pare un passo avanti notevole.

    • Daniele Imperi
      3 agosto 2013 alle 06:59 Rispondi

      Penso che hai ragione, lo sai? E riguardo alla sconfitta, beh, neanche Stephen King o Lansdale possono sapere se quello che scriveranno sarà per forza un successo, a maggior ragione noi.

      A te manca il coraggio? Non credo. A me ora frena la mancanza di creatività che ho in questo periodo buio. Ma il coraggio non ci manca, quello no. A noi la timidezza fa un baffo.

      E se anche ci sarà una sconfitta, almeno sapremo cosa non scrivere.

  13. Stefano Scordamaglia
    4 dicembre 2013 alle 18:55 Rispondi

    Grazie del consiglio, ho ancora i brividi .

  14. Le qualità negative dello scrittore
    23 gennaio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] timidezza che lo frena, che lo rende titubante, che lo fa indietreggiare. Ma se vuoi pubblicare, devi solo avanzare. […]

  15. Miyu
    25 febbraio 2014 alle 20:16 Rispondi

    Rientro proprio in questa categoria… mi vergogno a far leggere le mie storie in casa e alle persone che conosco. Preferisco pubblicarle altrove, sotto falso nome, per farmi leggere da persone che non conosco: in tal modo, evito l’imbarazzo di un eventuale incontro faccia a faccia, ottengo critiche più obiettive e me le trovo davanti agli occhi, nero su bianco, rendendomi più facilmente conto dei miei errori.
    Non riesco proprio ad uscire da questo tunnel, ma sento di avere qualcosa da dire e per questo cerco di superare i miei limiti, ma in un modo che non risulti, per me, eccessivamente traumatico.
    Grazie per i tuoi consigli. Mi sento in un certo senso compresa e spronata a migliorare. :)

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2014 alle 07:33 Rispondi

      Allora Miyu, qui abbiamo un caso disperato :D
      Dunque, se pubblichi altrove, dove immagino non ci siano parenti e conoscenti, non ha senso pubblicare sotto pseudonimo. Tanto nessuno ti vede la faccia e anche se mettessi una foto c’è sempre una distanza che vi separa.

      Considera questo: se continui a pubblicare senza mostrare il tuo nome, il giorno che vorrai pubblicare con un editore nessuno saprà chi sei. E magari rinunci alla pubblicazione per lo stesso problema.

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