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Le qualità negative dello scrittore

Le qualità negative dello scrittore
3 qualità per riuscire a #scrivere e #pubblicare

Se a prima vista appare come un ossimoro – una qualità non può essere negativa – in realtà uno scrittore per emergere ha bisogno di una spinta differente per vincere tutte le sue paure e i suoi dubbi. Anzi, diciamo pure che qualsiasi imprenditore o libero professionista ha bisogno di avere quelle che ho chiamato qualità negative.

Paure e dubbi da abbattere

La scrittura è attacco. Un continuo attacco contro le nostre difese. A noi piace scrivere, scriviamo, proviamo a pubblicare nel blog, nei forum, inviando racconti alle selezioni. Ma tutto questo è solo un insieme di tentativi.

Sono tante le paure dello scrittore:

  • la paura di non esser letto
  • la paura di non essere apprezzato
  • la paura di non essere pubblicato
  • la paura di non finire la storia
  • la paura di non avere idee su cosa scrivere
  • la paura di come iniziare una storia

Non vale la pena continuare, perché a queste paure si aggiungono i dubbi sulle sue capacità.

Ma quanto ho detto è vero e sbagliato al tempo stesso, perché solo scrivendo si vincono paure e dubbi. Dunque, come fare?

È per questo motivo che sono convinto, mio malgrado, che uno scrittore debba avere delle qualità negative per riuscire nella sua impresa.

Le qualità negative dello scrittore

Sono tre, anche se potete suggerirne altre. Tre sono quelle che mi sono venute in mente, quelle che credo vadano applicate ogni giorno, ogni volta che vogliamo finire una storia e darla in pasto ai nostri lettori.

Autostima

Crederci. A dispetto degli altri, a dispetto dei voti presi a scuola – nei temi di italiano la media dei miei voti era 4 – a dispetto di chi pensa che scrivere sia un’attività senza senso, che inventare storie sia fanciullesco. Sì, c’è qualcuno che sorride se provate a dirgli che a voi piace scrivere storie, lo sapete bene.

Perché essere scrittore è ancora oggi visto come un sogno romantico, mentre è un’impresa editoriale anche se scegliete l’editoria tradizionale.

L’autovalutazione non deve portare né a eccessi – sfociando nel maniacale – né tanto meno a effetti disastrosi – finendo nella pura depressione. Entrambi sono nocivi per lo scrittore.

L’autostima si fonda su una responsabilizzazione dei propri compiti, su un’attenta e studiata organizzazione del lavoro, su un’onesta consapevolezza del proprio bagaglio letterario e narrativo.

Presunzione

Argomentazione o congettura per cui da fatti noti o anche in parte immaginati si ricavano opinioni e induzioni più o meno sicure intorno a fatti ignorati. Vocabolario Treccani

Presumere, assumere per vere potenzialità proprie. Ricordo qualche mese fa una discussione su Twitter, su cui non ero d’accordo. In quel caso si parlava che scrivere in un blog fosse presunzione.

Ebbene, scrivere lo è. È presumere di aver qualcosa da dire, qualcosa di interessante, qualcosa che piaccia a qualche lettore. Presunzione nel vedere la propria opera pubblicata, nell’avere un seguito.

Ma soprattutto di poter scrivere e inventare storie. Presumere di essere scrittori.

Facendo attenzione alla definizione del vocabolario, voglio puntare l’attenzione sui termini “fatti noti”. Questo presume – gioco di parole non voluto – che alle spalle di chi scrive ci sia una coscienza del noto: lo scrittore conosce in partenza se stesso, prima di presumerne il futuro.

Ecco che, se l’autostima muove da concetti puramente emotivi, la presunzione ha bisogno invece di un principio di concretezza.

Protagonismo

Chi scrive si mette in mostra. Non c’è modo di girare intorno alla questione. Se scriviamo, è perché vogliamo essere letti, l’ho già detto, altrimenti tanto vale scrivere su un diario di carta come ai tempi antichi.

Lo scrittore è protagonista delle sue vicende editoriali. Self-publishing o editoria tradizionale non cambia: avrà le luci della scena puntate contro. Autostima e presunzione lo aiuteranno a non restarne abbagliato.

Quella timidezza che lo frena, che lo rende titubante, che lo fa indietreggiare. Ma se vuoi pubblicare, devi solo avanzare. Andare avanti nonostante tutto.

Protagonismo che non deve diventare una mania. Non ho mai creduto agli scrittori VIP, a chi fa della sua fama l’unica calamita per attirare lettori. No, l’unica calamita deve restare sempre la scrittura.

Non tutto il male viene per nuocere

  1. Autostima: è la nostra carica emotiva.
  2. Presunzione: è il nostro motore cognitivo.
  3. Protagonismo: è la nostra veste sociale.

Qualità negative per risultati positivi

Scrivere è un lavoro che sfianca mente e corpo. Le qualità che ho individuato danno un senso a quel lavoro, permettono allo scrittore che non sia vano. Che porti frutti.

A voi la parola. Siete d’accordo? Quali altre qualità comunemente considerate negative vorreste attribuire allo scrittore?

37 Commenti

  1. ferruccio
    23 gennaio 2014 alle 10:12 Rispondi

    Be’ perdonami ma io trovo che una qualità negativa che aiuta molto gli scrittori al giorno d’oggi è la falsità. La metà di quelli che leggo scrivono in maniera falsa per accontentare chi li legge

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 11:54 Rispondi

      Non sono d’accordo. Nel senso che la falsità non porta a nulla. In che senso dici che “scrivono in maniera falsa per accontentare chi li legge”?

      • ferruccio
        23 gennaio 2014 alle 12:48 Rispondi

        Intendo che gli scrittori, ora, scrivono a comando, in base a quello che chiede il mercato. In più si crea anche una schiera di editor e gente dell’ambiente che lavorano allo stesso modo. Tu invii un romanzo o un racconto da visionare e ti viene stravolto, il più delle volte senza prendere in considerazione quello che c’è di vero

        • Daniele Imperi
          23 gennaio 2014 alle 12:53 Rispondi

          Mmm… stravolto in che senso? Perché per me l’editing è un insieme di consigli, punto. Se una casa editrice pensa di pubblicare qualcosa di mio riscritto da un editor, si sbaglia di grosso.

          • ferruccio
            23 gennaio 2014 alle 13:43

            Lo dico per esperienza personale: una volta un mio racconto era stato preso e trasportato tutto in un’altra ambientazione come se fosse stata la cosa più naturale. Se io ambiento un racconto a Roma non puoi trasferirlo a Parigi. Diventa falso… ma il discorso naturalmente è molto più complesso

  2. Ivano Landi
    23 gennaio 2014 alle 10:14 Rispondi

    Post molto condivisibile. Ritengo di averle tutte e tre ben sviluppate queste qualità negative e non mi viene neanche da aggiungerne altre. Dopotutto tre è il numero perfetto.

  3. Grazia
    23 gennaio 2014 alle 14:14 Rispondi

    Sostituirei l’autostima – che non riesco a considerare negativa – con l’ostinazione. Siceramente penso che senza quella sia difficile tenere botta per un tempo sufficiente a ottenere qualche risultato apprezzabile. Naturalmente parlo di chi scrive per essere pubblicato, cioè letto; chi scrive soltanto per amore del sacro fuoco dell’arte è esonerato da ogni dovere. ;)

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 14:28 Rispondi

      Autostima non è propriamente negativa, è vero, ma neanche ostinazione, se vogliamo, però va bene come qualità negativa :)

  4. Daniele Imperi
    23 gennaio 2014 alle 14:28 Rispondi

    ferruccio

    Lo dico per esperienza personale: una volta un mio racconto era stato preso e trasportato tutto in un’altra ambientazione come se fosse stata la cosa più naturale. Se io ambiento un racconto a Roma non puoi trasferirlo a Parigi. Diventa falso… ma il discorso naturalmente è molto più complesso

    E tu non hai detto nulla? Oddio, se mi capitano editor del genere, io ce li mando :D

  5. MikiMoz
    23 gennaio 2014 alle 14:47 Rispondi

    Sì, sono tendenzialmente d’accordo e il post mi è piaciuto anche molto.
    Sono tre qualità che ho, non so se per la scrittura, ma comunque questi “difetti” fanno parte di me :)

    Moz-

  6. Michele Scarparo
    23 gennaio 2014 alle 14:49 Rispondi

    Io aggiungerei l’opportunismo. Credo che ferruccio intenda questo nel suo commento; ma, per quanto negativa, l’artista secondo me è una persona capace di “fiutare l’aria” prima degli altri.
    Allora l’opportunismo diventa non più un seguire bovino della massa, andando dietro a quanto già tracciato dagli altri, ma un cavalcare l’onda come un surfer: mentre si forma la cresta.
    Prima dell’onda non vai, dopo l’onda neppure. Semplice, ma difficile.

    • ferruccio
      23 gennaio 2014 alle 16:45 Rispondi

      Sì, Michele… mi stavo addentrando nelle scrittura “vera” che voleva Hemingway. Opportunismo, falsità in ogni io li aggiungo al tri di Daniele :-)

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 17:15 Rispondi

      L’opportunismo non mi piace e ti spiego perché: nelle mie 3 qualità negative ho voluto far leva su come si debbano usare per qualcosa di buono. E l’opportunismo non lo è mai.

  7. Salvatore
    23 gennaio 2014 alle 15:14 Rispondi

    Forse sarà ridondante rispetto ai concetti già espressi, ma credo che serva anche una certa dose di “cocciutaggine”. Non bisogna tirarsi indietro al primo ostacolo e avanzare anche quando la tempesta delle opinioni altrui ti spinge indietro. Per il resto concordo.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 17:16 Rispondi

      Ostinazione, quindi, di cui parlava Grazia. Ci vuole eccome.

  8. SAM.B
    23 gennaio 2014 alle 15:29 Rispondi

    Devo lavorare di più su autostima e protagonismo. Per il momento sono timida :-|
    Un articolo molto interessante, come sempre.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 17:17 Rispondi

      Benvenuta Sam :)

      La timidezza non va bene, sai? Considera che nel blog non ti vede nessuno: pubblica e via ;)

  9. Le tre qualità negative dello scrittore? Le ho TUTTE! | ericavagliengo
    23 gennaio 2014 alle 17:06 Rispondi

    […] cita così, motivandole,in modo chiaro e accattivante, Daniele Imperi, sul web @Ludus, nonchè […]

  10. Monia
    23 gennaio 2014 alle 17:36 Rispondi

    Tra le paure elencate mi ha colpito soprattutto una: “la paura di non essere apprezzato”.

    Mi ha colpito e mi ha fatto pensare al fatto che una qualità negativa dovrebbe sconfiggere questa paura nel modo più immediato possibilie: forse si smette di temere di non essere ap-prezzati quando ci si inizia a considerare non solo di valore ma di valore inestimabile.

    Anche per questo sostituirei l’autostima con una superbia buona.
    Una superbia sana come sa esserlo l’ambizione prima di diventare sfrenata. Avere un’alta considerazione di sé, del resto, vuol dire non spezzarsi al primo segno di disprezzo nei propri riguardi da parte degli altri.

    Lo “scrittore superbo” potrebbe così essere quello che, anche se costretto a sopportare sulle proprie spalle critiche pesanti come macigni, (e senza neanche il conforto di essere protagonista di un’opera di Dante), non si spezza sotto il peso dei giudizi negativi ma coglie l’occasione per piegarsi e guardare i propri piedi. Così da vedere le orme che ha già lasciato e compiere con attenzione i prossimi passi.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 17:47 Rispondi

      La paura di non essere apprezzato è lecita, anzi, magari ci scrivo un post. Grazie in anticipo per l’idea, nel caso :)

      La superbia, in quel caso, ci vuole. E la parte finale del commento è bellissima, la userò come citazione nel post.

      Ovviamente sono d’accordo ;)

  11. Luciano Dal Pont
    23 gennaio 2014 alle 18:09 Rispondi

    Che dire? Delle paure dello scrittore si parla molto, sia su questo blog che su altri siti di scrittura creativa. Argomento interessante, certo, però io sinceramente… boh, forse sarò un marziano, ma nessuna di queste paure mi ha mai sfiorato nemmeno di striscio. Questo può essere lagato a una mia attitudine caratteriale e al fatto che invece possiedo in larga misura (anche troppo) le tre qualità negative :-) e in più aggiungerei una sraordinaria dose di narcisismo… si, lo so, sono un mito!!!

  12. Tenar
    23 gennaio 2014 alle 18:13 Rispondi

    Io ho tutte le paure elencate (forse tranne quella di iniziare la storia) e solo tanta ostinazione a continuare a scrivere… Per fortuna ho anche un marito che mi obbliga a spedire a concorsi e editori ciò che scrivo…

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 18:19 Rispondi

      Eh, ma se stavi senza marito, come facevi? :)

      • Tenar
        23 gennaio 2014 alle 20:55 Rispondi

        Non pubblicavo. Come lui mi fa sempre notare.

        • Daniele Imperi
          24 gennaio 2014 alle 07:29 Rispondi

          Mmm… ne sei davvero sicura?

          Se è vero, allora devi vincere quel blocco.

  13. L’opportunismo dell’artista | Scrivere per caso
    23 gennaio 2014 alle 18:25 Rispondi

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  14. Nel pensier mi fingo | Scrivere per caso
    24 gennaio 2014 alle 21:59 Rispondi

    […] stasera vi propongo una riflessione sullo scrivere. Il punto di partenza è un commento nel post di Daniele Imperi di ieri ed una segnalazione, sempre di Daniele (via twitter), di oggi sulla separazione tra voce narrante e […]

  15. Laura Tentolini
    25 gennaio 2014 alle 13:53 Rispondi

    Scrivo articoli tecnici e saggistica, ho sempre un contenuto e so cosa vogliono i miei lettori.
    Scrivere narrativa per me è come la ricreazione fra un lavoro e l’altro, uno spazio tutto mio dove posso rilassarmi e uscire dalle righe di una scrittura per obiettivi.
    Certo, con la narrativa ho ancora molto da imparare: sperimento, correggo, riscrivo, cerco il confronto, spedisco a concorsi ed editori, ma non ho paure.

    • Daniele Imperi
      25 gennaio 2014 alle 14:20 Rispondi

      Scrivere narrativa è rilassante, hai ragione. Anche se a me stanca più dell’altra, alla fine.

  16. Il mercato della letteratura
    27 gennaio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] Intendo che gli scrittori, ora, scrivono a comando, in base a quello che chiede il mercato. In più si crea anche una schiera di editor e gente dell’ambiente che lavorano allo stesso modo. Ferruccio Gianola su Le qualità negative dello scrittore […]

  17. Vivy
    27 gennaio 2014 alle 15:29 Rispondi

    Ciao! Interessantissimo articolo… non avevo mai pensato al mio “alterego” negativo riguardo lo scrivere :) Il bello però è che alla fine tutto può trasformarsi in positivo e mi ha colpito questa “analisi”. Riguardo ad una mia qualità negativa direi che ho la “Sindrome del cavernicolo: a volte mi devo chiudere in me stessa per far uscire il mio “io” e ciò che vorrei comunicare. Penso che vogliamo essere ascoltati, xè il suono materializza una parte di ciò che siamo, e di essere letti, xè lo scritto esprime una parte dell’anima. Comunque la paura è una brutta bestia! da combattere a suon di “battute” :D

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2014 alle 15:44 Rispondi

      Ciao Vivy, benvenuta nel blog.

      Chiudersi in se stessi per scriverte è normale: non riuscirei mai a scrivere con gente attorno.

  18. Vivy
    28 gennaio 2014 alle 16:52 Rispondi

    Si infatti, un pò mi sento asociale ma non potrei fare altrimenti :)
    Grazie per il benvenuto! :D

  19. La paura di non essere apprezzato
    6 febbraio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] Tra le paure elencate mi ha colpito soprattutto una: “la paura di non essere apprezzato”. Monia Papa su Le qualità negative dello scrittore […]

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