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Quale storia scrivere

quale-storia-scrivereLa scrittura per me comporta una serie di difficoltà, di cui però vorrei parlare in un post a parte, in cui descrivere quelle che sono per me le difficoltà che incontro scrivendo. Oggi però voglio parlare di una questione che mi gira per la testa da qualche mese e su cui devo riuscire a far luce.

In certi casi il problema è anche: cosa scrivere? E qui non si tratta di non avere idee, ma di averne troppe. Da un mio commento al post Gli scrittori hanno le gambe lunghe di Monia Papa.

Io ho una cartella chiamata Scripta, “cose scritte” in latino, piena di cartelle e sottocartelle di file, anche immagini, che dovrebbero dare vita a qualcosa di definito e definitivo. Ha quasi raggiunto un giga per circa 2500 file. Ogni tanto metto un po’ di ordine, sposto qualche idea in una specie di cantina, tanto per non buttarla.

Quando io parlo di idee intendo qualcosa di cui mi piacerebbe scrivere, ma non è detto che abbia già una sorta di trama in testa. È per questo che alcune idee restano tali per parecchio tempo.

Ho creato una cartella per il self-publishing, in cui, oltre al P.U. che sto scrivendo, ci sono anche Rottami – che cambierà titolo, forse, e su cui avevo anche iniziato ad abbozzare qualcosa – e altri due o tre romanzi.

Fra le storie che vorrei invece presentare a un editore ci sono parecchie idee, prima fra tutte quel K. di cui più volte ho parlato. Eccole qui:

  1. I.C.: genere storico-fantastico, un’idea che continua a piacermi ma che necessita di una buona documentazione storica, oltre che di delineare bene l’intera storia.
  2. D.B.R.: noir, ma umoristico. Nato come inizio di una serie a fumetti, l’ho ripreso per trasformare il soggetto che avevo scritto in una trama in dieci capitoli. Storia ambientata nella Chicago degli anni ’20.
  3. P.G.: drammatico-fantastico per ragazzi. Da lavorarci più in là, perché esiste solo come idea.
  4. M.: fantastico per ragazzi. Questa è un’idea molto vecchia, di almeno 20 anni, e su cui ho scarabocchiato diverse volte. Diciamo che sto a buon punto per definirne i confini.
  5. S. e R.: avventura per ragazzi, ambientato in un’Italia ottocentesca o al massimo di primo Novecento, con località inventate, molto probabilmente. Sulla scia di Tom Sawyer e Huck Finn.
  6. C.: una delle ultime idee arrivate in cantiere. Fantastico per ragazzi, qualcosa alla Harry Potter. Ma vive solo come vaga idea.
  7. B.: titolo provvisorio. Idea nata ad agosto mentre leggevo il De Bello Gallico di Cesare. Quindi è un romanzo storico ambientato ai tempi dell’Impero Romano.
  8. I.N.E.: una storia di spionaggio che da tempo vorrei scrivere, ma come per le due precedenti è solo un’idea più che vaga.
  9. Tre casi dell’ispettore Visani: titolo provvisorio, si tratta di una breve antologia di racconti horror, uniti da una cornice narrativa, incentrati sull’ispettore che avevo presentato nel racconto Il cimitero delle tombe vuote.

Quale storia scrivere?

A me piacciono tutte e 9, ma come avrete visto alcune sono solo idee senza nulla di fatto. A queste poi devo aggiungere anche un breve saggio, di cui mi pare di aver accennato, che ho iniziato a scrivere ad agosto.

Il rischio è mettersi a lavorare un po’ su tutte, preso dalla curiosità e dall’ispirazione del momento, ma è un metodo che non può portare a risultati, perché alla fine passano gli anni e tu stai lì ancora a scribacchiare un po’ su una storia un po’ su un’altra, senza mai finire nulla.

Senza contare che nel frattempo arrivano altre idee. Qualche anno fa mi ero messo a progettare una breve raccolta di racconti horror, sette in tutto e tutti su case più o meno stregate. Che fine ha fatto quel progetto? Accantonato per via di altre idee nate.

Come scegliete la storia da scrivere?

Che cosa vi fa scegliere di buttarvi su un romanzo, su un’antologia anche, piuttosto che su un’altra storia? Che metodo usate per dare la preferenza a una storia piuttosto che a un’altra?

E gli scrittori famosi come scelgono la storia da scrivere? Credo che anche autori come Stephen King o Joe Lansdale siano pieni di idee: questi due signori come decidono su quale romanzo lavorare?

Avete una risposta?

40 Commenti

  1. Fabio Amadei
    30 settembre 2014 alle 07:33 Rispondi

    Secondo me una storia va iniziata e finita. Tutti gli sforzi andrebbero concentrati su un progetto. È normale che nel frattempo nascano altre idee e altre storie, ma focalizzarsi su uno alla volta spesso e volentieri è una sfida. Ma è una sfida che porta a grandi soddisfazioni. Ogni lavoro porta inevitabilmente suggestioni e atmosfere particolari, proprie del racconto che portiamo avanti e non dovrebbe essere “contaminato” da altre suggestioni e atmosfere che appartengono ad altre idee che abbiamo in testa. Non so se si chiama coraggio. Ma dovremmo mettere da parte tutto il resto e puntare dritto ad un lavoro e portarlo a compimento.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:26 Rispondi

      Hai ragione, altrimenti il rischio è di rallentare tutto e deconcentrarsi.

  2. LiveALive
    30 settembre 2014 alle 07:52 Rispondi

    Non posso aiutarti perché non ho una fantasia di questo tipo. Non riesco a farmi venire idee decenti. Certo, se mi metto là a riflettere delle trame bizzarre escono, tipo questa: divo Daniele, il più grande autore di tutti i tempi, quello che da 10 a 0 a Shakespeare, Dante e Tolstoj, viene riportato in vita. Scrive cose terribili, ma per non apparire ignoranti dicono tutti che sono cose meravigliose. Alla fine il Divo Daniele si rende conto che non è più il suo tempo, e decide di diventare giardiniere: diventa il più grande giardiniere di tutti i tempi, e per miliardi di anni studieranno la sua tecnica.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:27 Rispondi

      Quella è appunto un’idea bizzarra :D

      • LiveALive
        30 settembre 2014 alle 18:55 Rispondi

        Mi sa che ci scrivo un racconto. Il protagonista si chiamerà Daniele ImperO.

  3. Michele Scarparo
    30 settembre 2014 alle 08:57 Rispondi

    Più che sulle idee come intendi tu, io lavoro su un messaggio che vorrei comunicare. Qualcosa di universale tipo: “cosa significhi sacrificarsi per qualcuno”, ad esempio. Poi, attorno a quello che voglio mostrare, cerco l’ambientazione giusta per il lettore tipo che mi immagino interessato a quel tipo di messaggio: dopotutto farne un western, steampunk, fantasy o erotico è solo questione di come si “veste” il messaggio, ma non è il messaggio. L’ambientazione ed il genere sono importanti, ma non sono le fondamenta della storia, imho.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:29 Rispondi

      A me, invece, il messaggio non interessa. Il lettore può trovarci quello che vuole.
      Scrivo quello che mi passa per la testa.

      L’ambientazione e il genere, però, influiscono sulla storia. Magari ne parlerò in un post.

      • Michele Scarparo
        30 settembre 2014 alle 15:48 Rispondi

        Mettendo insieme 10 scrittori, probabilmente si troverebbero 20 modi diversi (ed incompatibili) di costruire le storie ;)

  4. Chiara
    30 settembre 2014 alle 09:40 Rispondi

    Io non ho cartelle contenenti mille idee, perché so che se una storia mi pungola sopravvive nella mia mente per un tempo immemorabile, finché non giunge a maturazione e non può essere trasformata in una storia.
    Io ho il problema della sovrabbondanza con i personaggi: tendo ad inserirne tantissimi e poi sono costretta ad “ucciderli”. Proprio in questi giorni sto analizzando una per una le figure del mio romanzo cercando di comprendere quali mi servano davvero.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:31 Rispondi

      Se io non mi appunto due righe e un titolo, finisce che dimentico tutto, come è già successo. Alcuni file resteranno vuoti, perché ho scritto il titolo e non ho accennato di cosa volessi parlare.

      Io, essendo misantropo, il problema della folla di personaggi non ce l’ho :D

      • Chiara
        1 ottobre 2014 alle 10:35 Rispondi

        Invece io ho una memoria assurda. Pensa che faccio l’assistente di direzione e non uso l’agenda ;)

  5. Grazia Gironella
    30 settembre 2014 alle 10:34 Rispondi

    Il problema per me non si pone, perché la mia testa non partorisce idee a raffica. Di ogni idea, o elemento interessante, prendo nota sul mio quadernetto di Capo Nord. Quando è il momento (cioè quando sto aspettando di iniziare la revisione dell’ultimo lavoro, oppure durante la revisione) vado a riguardarle e ne scelgo una che mi ispiri. Per un po’ la metto alla prova continuando a fantasticarci sopra, e vedo cosa succede. Se nascono idee collegate e la cosa promette bene, la sviluppo, sennò passo a un’altra. E’ un processo in parte spontaneo e in parte volontario, insomma. Sinceramente non riuscirei a portare a termine niente se fossi nella situazione di tante idee che mi ispirano alla pari.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:33 Rispondi

      Che cos’è il quadernetto di Capo Nord?

      Il metodo che usi mi pare buono. Dovrò infatti analizzare bene quale sia la storia che mi ispira più delle altre.

      • Grazia Gironella
        30 settembre 2014 alle 15:34 Rispondi

        Solo un quadernetto acquistato al negozio di Capo Nord, niente di più. Per me che scrivo solo su carta di recupero, o quasi, un gran lusso. ;)

  6. MikiMoz
    30 settembre 2014 alle 10:57 Rispondi

    La B. della storia ambientata durante Roma Imperiale sta per Brutus? :D
    Secondo me basta lasciarsi andare a ciò che si sente sul momento.
    Anche io ho diecimila idee per mille cose, mille storie. A volte la preferenza è data dall’urgenza (es. devo scrivere la trama di un gioco per dato giorno) altre volte -il più delle volte- lo faccio a seconda di come mi sento. Se mi sento da sparatoria faccio qualcosa di poliziesco, se mi sento da intimità, scrivo slice of life.
    E’ bello aver postato sul mio blog, di recente, piccole storie scritte anni addietro. Le ho postate in momenti in cui avrei scritto tutt’altro, come genere. Una sensazione strana :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:39 Rispondi

      No, la B. sta per una località :)

      Sarebbe meglio infatti lasciarsi prendere da ciò ti senti di scrivere in quel momento. Ma se poi passa?

      Io invece ho sempre scritto roba che gironzola per il Fantastico :)

  7. GiD
    30 settembre 2014 alle 11:25 Rispondi

    Non posso aiutarti, ma almeno posso farti sentire meno solo. Anche se in scala minore, ho il tuo stesso problema.

    Al momento ho in coda di scrittura:
    – Un romanzo mainstream contemporaneo. Ci sono i personaggi, c’è lo stile, c’è il tono generale della storia… ma manca la storia. O meglio, la storia c’è ma non è abbastanza forte da reggere il romanzo.
    Ho anche scritto il primo capitolo, e ne sono soddisfatto, ma il progetto è fermo lì per ora.
    – Un romanzo contemporaneo ironico/umoristico (non so definirlo meglio). Anche qui, ci sono i personaggi e c’è uno stile ben definito, ma della storia ho ancora un’idea troppo vaga. Anche qui, ho buttato giù il primo capitolo e mi piace abbastanza, anche se c’è da limare.
    – Un romanzo per ragazzi (che tradotto dall’editorialese sarebbe “bambini”) dai toni cupi, una sorta di horror per giovanissimi. L’idea c’è, soprattutto per l’ambientazione, ma ci sono molti dettagli da definire.
    – Un romanzo fantasy per ragazzi , di quelli con magie a palate. E’ il progetto a cui mi sto dedicando al momento. Storia e personaggi mi sembrano convincenti. Devo ancora regolarmi bene sullo stile. Diciamo che ho trovato cosa raccontare, ma non so bene come raccontarlo.
    – Un romanzo Urban Fantasy per Young Adults. Una cosa alla Buffy, per intenderci. E’ un’idea vecchiotta che non ho mai del tutto abbandonato. Ogni tanto aggiungo qualche dettaglio ma non mi sono mai deciso a lavorarci sul serio.

    Tornando alla domanda: come scegliere a quale idea dedicarsi?
    Io alla fine ho deciso di dare la precedenza al progetto che ritengo meno impegnativo (perché più breve e più definito) e con maggiori possibilità di poter essere pubblicato, un domani.
    Il ragionamento è stato un po’ questo: comincio con un romanzo breve, semplice, così da acquistare sicurezza nella scrittura e sentirmi pronto, dopo, ad affrontare un progetto più complesso e al quale tengo di più.

    Che dici, ha senso?

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:41 Rispondi

      Quelli per ragazzi sono interessanti.

      Quando finirò P.U. ho deciso di dedicarmi anche io a un’opera meno impegnativa, anche per riprendere fiato.

      Ha senso eccome.

  8. animadicarta
    30 settembre 2014 alle 11:26 Rispondi

    Anche io ho troppe idee, però pochissime vengono davvero sviluppate, la stragrande maggioranza resta nel file di appunti in attesa del suo turno o forse un giorno sarà cancellata per sempre.
    La scelta avviene così: una di queste idee prende il sopravvento da sola e comincio a rimuginarci in modo spontaneo. In pratica, se qualcosa mi continua a tornare in mente, vuol dire che mi interessa approfondire. Le altre idee muoiono da sole per mancanza di nutrimento.
    Nell’ambito della stessa storia, invece, cerco sempre di combinare le idee, è raro che ne escluda qualcuna. SK diceva qualcosa del genere in On Writing a proposito degli elementi da combinare insieme.
    Comunque, l’idea del noir anni ’20 è quella che mi piace di più. Dai, scegli quella!!!! :)

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:44 Rispondi

      Capire quella che ti prende è già un bel traguardo.

      Non ricordo cosa disse SK degli elementi…

      Sul noir anni ’20: potrei scegliere davvero quella, c’è già la storia, devo solo capire con che stile scriverla e studiare un po’ di documentazione :)

      • animadicarta
        30 settembre 2014 alle 17:17 Rispondi

        Quello che ricordo è che parlava di combinare insieme delle idee che apparentemente non hanno niente a che fare una con l’altra, nell’ambito di una stessa storia. Ne parlava come un processo che avviene in modo spontaneo, non che ci sia qualcosa di particolare da fare. Se vuoi i dettagli, devo andare a ripescare il pezzo…

        • Daniele Imperi
          30 settembre 2014 alle 17:26 Rispondi

          No, ti ringrazio, non credo che sia un metodo con cui mi troverei bene a lavorare.

  9. Mila
    30 settembre 2014 alle 12:25 Rispondi

    Da scrittrice di romanzi d’amore il mio consiglio è quello di essere monogamo e amare una storia per volta, solo così potrai averle tutte. Perdona la metafora, ma capisco il senso di dispersione che si prova quando si è concentrati su più idee contemporaneamente. Alla fine annaspi e non riesci a ultimare nessuno dei progetti, per cui è meglio imparare la santa arte della pazienza e dedicarsi a una storia per volta, difenderla dagli attacchi di blocco dello scrittore, dalla mancanza di idee. Concentrandosi le idee arrivano (leggere e rileggere diceva uno bravo di nome Hemingway), il blocco se ne va lo fai sentire inutile e la concentrazione torna. Intanto continua a prendere appunti e fissa le idee sulle altre storie, ma lascia tutto a decantare. Questo è, almeno, il mio metodo da qualche mese. Dopo aver finito il mio primo romanzo non ho scritto per tantissimo tempo e questo mi ha penalizzato enormemente, perchè ho macinato solo idee senza concludere nulla. Per il secondo ho iniziato a lavorare su tre trame diverse e questo non me ne faceva apprezzare nessuna delle tre. Così ho deciso di cambiare. Lavoro su una, mi do dei tempi da rispettare e intanto appunto il resto. In questo modo resto concentrata e la storia, che prima mi appariva debole si sta rafforzando molto. Infine, ma perdere la mano. Come se ne finisce una bisogna iniziarne un’altra.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 14:46 Rispondi

      Sì, una per volta è la scelta migliore. E anche secondo me non bisogna staccare la spina una volta finito di scrivere un romanzo. Stacchi la spina di quel romanzo, certo, ma attacchi quella di un altro.

  10. Ivano Landi
    30 settembre 2014 alle 16:17 Rispondi

    Io ho due cartelle dalla denominazione abbastanza fantasiosa (nel senso che non descrive alla lettera il loro contenuto). Nella prima, denominata “Appunti”, ci sono dentro, oltre ad abbozzi di storie, anche tutti i miei scarti di produzione, ossia quelle parti di testo che non hanno trovato posto nella versione definitiva del romanzo ma che potrebbero essere riutilizzabili in futuro. La seconda, denominata “References”, contiene invece tutte il materiale di documentazione che riguarda la storia o le storie che sto scrivendo.
    Propendo, per finire, per la bigamia. Mi piace portare avanti due lavori insieme.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 17:24 Rispondi

      Io i file della documentazione li metto nella cartella del romanzo. O, meglio, un romanzo si merita di stare in una cartella quando ci sono vari file che lo riguardano :)

      I pezzi che taglio, se mi piacciono, li conservo anche io per il futuro.

  11. franco zoccheddu
    30 settembre 2014 alle 18:04 Rispondi

    Non so come decidono gli altri, so come decido io: la Scienza e le Persone, è questo il perno intorno al quale gireranno le mie storie, scritte o non scritte, pubblicate o non pubblicate .

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 19:07 Rispondi

      Ok, quello però potrebbe essere il tema generale o, proprio come dici, il perno. Ma se hai più idee per una storia?

  12. Mara Dall'Asen
    30 settembre 2014 alle 18:55 Rispondi

    Assolutamente uno alla volta, già è complicato così! Però quello successivo di solito si inserisce nella testa mentre sto finendo il precedente. Infatti il terzo romanzo è già lì che aspetta di essere liberato.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 19:07 Rispondi

      Sì, già è complicato di per sé. Buon per te che ti si infilano in testa uno per volta :)

  13. Tenar
    30 settembre 2014 alle 20:07 Rispondi

    Ci sono idee che, semplicemente, sono più forti di altre e si impongono all’attenzione.

  14. Francesca
    30 settembre 2014 alle 23:31 Rispondi

    Per fortuna sono mono-maniacale. Mi fisso con un’idea e continuo finchè non l’ho sviscerata e messa in pratica, dovessero volerci anni. Ho qualche vecchia idea nel cassetto, ma temo che rimarrà lì per sempre – non è decollata quando doveva, temo che non ci riuscirà mai.

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 07:44 Rispondi

      Per le vecchie idee probabile che anche nel mio caso siano destinate a non decollare mai.

  15. Seme Nero
    1 ottobre 2014 alle 07:01 Rispondi

    Mi trovo in una situazione simile, ma dato che nel mio caso si tratta in gran parte di racconti per concorsi

  16. Seme Nero
    1 ottobre 2014 alle 07:25 Rispondi

    (Ops. Errore di digitazione)
    Dicevo: visto che al momento lavoro quasi solo per concorsi la soluzione diventa semplice, mi baso sulle scadenze. Se anche tu ne hai usa quelle (ma non credo sia il caso). Oppure ti consiglio un metodo simile al quaderno di Capo Nord. Fai una lista partendo dalla storia che dovrebbe essere più breve a quella più lunga, oppure basati sulla mole di lavoro che prevede. Da oggi in poi prosegui con questi step:
    – appunta ogni nuova idea e mettila in fondo alla lista;
    – mettiti al lavoro sulla prima idea della lista finché non è completa. Se proprio non riesci a scriverla mettila in fondo alla lista.
    In questo modo dovresti almeno riuscire a sfoltire i lavori più brevi e a darti un ritmo. E non dimenticare la parola d’ordine, ma tu già la sai: disciplina.
    Se il metodo non ti piace spero almeno di averti dato qualche idea!

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 07:46 Rispondi

      No, non è il mio caso. Anche se molti dicono di fissare comunque delle scadenze, io so che sono finte e prevale il lato realistico di me.

      Il metodo di cui parli sembra interessante e lo provo di sicuro, grazie :)

  17. Le difficoltà della scrittura
    2 ottobre 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] Quale storia scrivere fra le tante che abbiamo nel cassetto dei sogni da scrittore? Ne ho parlato martedì scorso e il prossimo martedì torno sull’argomento con una possibile soluzione. Questa difficoltà è strettamente legata all’ultima delle domande su menzionate. […]

  18. Kinsy
    5 ottobre 2014 alle 17:50 Rispondi

    Di idee ne ho tante, ma spesso vengono scartate. Poi, come per magia, una sola prende piede, gira e rigira in testa e prende forma, nasce la testa e il corpo. Solo allora inizio a scrivere.

  19. Come vincere la sindrome da troppe idee
    7 ottobre 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] ho parlato della mia continua indecisione sulle storie da scrivere, ho voluto provare a fare una ricerca nel web per vedere se qualcuno ne avesse già parlato. E che […]

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